20 marzo 2019

Fra gli ultimi del mondo. La migrazione vista attraverso l’arte

Ancora terre straniere
forse ci accoglieranno; smarriremo
la memoria del sole […]

(Eugenio Montale, da Mediterraneo, 1924)

I minori stranieri non accompagnati (MSNA) costituiscono una parte sempre più importante dei movimenti migratori, e la loro presenza sul nostro territorio nazionale ha preso consistenza a partire dagli anni Novanta. Tale fenomeno non è nuovo, ma sta assumendo dimensioni e caratteristiche rilevanti: si tratta di bambini e adolescenti che, nel tentativo di ricongiungersi ai propri famigliari o conoscenti in altri Paesi europei, privati della possibilità di percorrere vie sicure e legali, sono fortemente esposti a gravissimi rischi di abusi e sfruttamento a fini sessuali e lavorativi.
Per questo motivo, al Parlamento Europeo di Bruxelles è stata ospitata dal 25 febbraio al 1 marzo 2019 la mostra Fra gli ultimi del mondo, dove sono stati esposti otto racconti grafici su questo tema. Le opere sono state realizzate da giovani artisti con meno di 25 anni, e sono le finaliste del concorso letterario Fra gli ultimi del mondo 2018, spin-off della Sezione Mediterraneo del Premio Montale Fuori di Casa; le otto tavole sono state raccolte in un graphic novel pubblicato dalla casa editrice Töpffer.

ffL’europarlamentare ligure Brando Benifei ha dichiarato di aver voluto «con forza che queste opere fossero esposte all’Europarlamento per accendere una luce su un dramma su cui è fondamentale agire a livello europeo (…) Parliamo di bambine e bambini esposti al reclutamento della criminalità e oggetti di traffici di ogni genere. Mantenere vive l’attenzione e la pressione sul problema, anche con iniziative di carattere artistico come questa, è assolutamente necessario». Nell’ambito di questa iniziativa, martedì 26 febbraio, si è tenuta, nella sede della mostra a Bruxelles, una conferenza sulle politiche europee che affrontano queste tematiche, alla quale hanno partecipato le eurodeputate Silvia Costa e Caterina Chinnici, Francesca Lazzaroni dell’UNICEF, l’artista ideatore e curatore della mostra Beppe Mecconi, e infine il presidente della giuria del concorso Paolo Stefanini.
L’arte, nelle sue forme differenti e plurali, ha un ruolo significativo dal punto di vista sociale e culturale, e diventa un mezzo per raccontare eventi storici fondamentali come le migrazioni. L’intento della mostra Fra gli ultimi del mondo è, infatti, quello di accompagnare lo spettatore a conoscere e a riflettere su problematiche attuali, come, appunto, la situazione dei minori stranieri non accompagnati facilmente esposti a traumi e violenze.

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25 gennaio 2019

Emilia Romagna. Imprese e imprenditori migranti

Cresce il numero di imprenditori immigrati in Italia: a rivelarlo è il quinto Rapporto Immigrazione e Imprenditoria curato dal Centro Studi IDOS, che ha analizzato l’andamento in tutto il Paese. Sono state inoltre realizzate delle schede per osservare le caratteristiche che il fenomeno assume in ciascuna Regione e Provincia Autonoma. La redazione di queste schede rientra nella campagna di informazione promossa nell’ambito di “Voci di confine”, progetto cofinanziato dall’Agenzia Italiana per la cooperazione allo sviluppo, con capofila Amref e con il Centro Studi e Ricerche IDOS partner insieme a una rete di ulteriori enti e associazioni, tra le quali Africa e Mediterraneo.
I dati presentati nella scheda informativa relativa all’Emilia Romagna rivelano un tessuto economico in continua espansione: è una delle regioni con la più alta presenza di imprese con titolari di origine straniera (8,8% del totale). I dati osservano la prevalenza di imprenditori originari della Cina (12,0%), del Marocco (12,0%) e dell’Albania (11,5%). I principali poli di concentrazione sono le Province di Bologna (20,4%), Reggio Emilia (16,6%) e Modena (15,5%). I settori principali del lavoro imprenditoriale sono l’edilizia, il commercio e la manifattura.

Riportiamo qui di seguito tutti i dati dell’Emilia Romagna:

Sono quasi 52mila le attività di stampo imprenditoriale gestite da lavoratori di origine immigrata in Emilia Romagna, un numero in continuo aumento, pari a 1/9 di tutte le imprese registrate all’inizio del 2018 nelle Camere di Commercio locali (11,3%), una delle incidenze più elevate tra le Regioni italiane. Lo stesso valore si attesta infatti al 9,6% a livello nazionale e al 10,3% nell’intero Nord Est, dove nell’insieme operano quasi 120mila imprese condotte da immigrati, un quinto (20,4%) di tutte quelle conteggiate nel Paese (587mila).
In tutto il Nord Est, l’Emilia Romagna ne raccoglie la quota più elevata (quasi i due quinti 43,1%), distinguendosi anche sul piano nazionale come una delle regioni con la più alta presenza di imprese e imprenditori di origine straniera (8,8% del totale), preceduta solo da Lombardia, Lazio e Toscana.
Come a dire che la tradizionale diffusione nel contesto economico-produttivo locale dell’auto-impiego e dell’auto-imprenditorialità ha funzionato (e continua a funzionare) come un fattore di stimolo anche per i percorsi di inserimento dei lavoratori immigrati, che – anche in tempi di crisi – guardano al lavoro autonomo come a una possibilità di riscatto, contribuendo così a bilanciare il problematico andamento generale. Nel corso degli ultimi cinque anni (2012-2017), le imprese emiliano-romagnole gestite da lavoratori nati all’estero sono aumentate di oltre un ottavo (+13,2%), e del 2,7% solo nell’ultimo anno, mentre tra le restanti aziende, condotte da lavoratori autoctoni, si è registrato un calo del 4,3%, e dell’1,1% nel 2017.
In circa 3 casi su 4 si tratta di imprese a carattere individuale. I dati di Infocamere attestano infatti la presenza di quasi 462mila immigrati titolari di ditte individuali in tutta la regione, donne per oltre un quinto (22,5%). Guardando al dettaglio dei Paesi di origine, i dati attestano la prevalenza di lavoratori originari dalla Cina (12,0%), dal Marocco (12,0%) e dall’Albania (11,5%), tre collettività che da sole raccolgono oltre un terzo di tutti i piccoli imprenditori registrati in Regione. Segue con una quota simile la Romania (10,3%) e, quindi, la Tunisia (6,9%) e il Pakistan (4,6%), considerando i quali si arriva a coprire quasi il 60% del totale.
La distribuzione sul territorio regionale evidenzia come principali poli di concentrazione le Province di Bologna (20,4%), Reggio Emilia (16,6%) e Modena (15,3%). A seguire Parma (9,9%) e Ravenna (9,3%), Rimini (8,4%) e Forlì-Cesena (7,4%), Piacenza (6,7%) e Ferrara (6,0%).
A livello regionale prevale, seppure di misura, l’inserimento nell’industria (49,2% vs il 32,8% calcolato a livello nazionale), mentre i servizi si attestano al 47,1% e l’agricoltura all’1,5%. Il dettaglio delle singole province e dei diversi comparti di attività rivela l’influenza dei tessuti economico-produttivi locali (anche) sull’imprenditorialità degli immigrati, attestando di riflesso anche la loro capacità di leggere ed adattarsi ai sistemi socio-economici di riferimento. Così l’industria arriva a raccogliere oltre i due terzi degli immigrati titolari di una ditta individuale a Reggio Emilia (68,1%) e oltre la metà a Piacenza (53,1%), Modena (51,4%) e Parma (50,5%); il terziario prevale a Bologna (57,0%), Ferrara (56,6%), Rimini (56,3%) e Ravenna (51,0%); l’agricoltura è relativamente più diffusa tra i piccoli imprenditori immigrati nel parmense (2,8% del totale).
In tutti i casi a trainare l’inserimento nel settore primario è l’edilizia (39,1% sul piano regionale e 53,1% a Reggio Emilia), seguita dalla manifattura (10,1% in Emilia Romagna e 17,5% a Modena), mentre nei servizi si evidenzia il protagonismo del commercio (25,5% a livello regionale e 36,1% a Rimini), seguito dalle attività di alloggio e ristorazione (7,1% in regione e 10,1 a Ferrara).

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11 dicembre 2018

Migranti. Africa e Mediterraneo con Lampedusa al Forum di Marrakech

Mayoral Forum on Human Mobility, Migration and Development

Mayoral Forum on Human Mobility, Migration and Development

“I territori di frontiera hanno esigenze particolari rispetto agli altri, vivono una condizione di continua emergenza anche quando i riflettori dei mass media sono spenti. Servono misure rivolte a chi ‘sbarca’, ma anche a chi ‘accoglie’.”

Il punto di vista dei territori di confine è stato portato da Totò Martello, Sindaco di Lampedusa e Linosa, alla Migration Week su migrazione e sviluppo, che si è conclusa ieri a Marrakech con la firma del “Global Compact for a Safe, Orderly and Regular Migration”.
Sandra Federici, direttrice di Africa e Mediterraneo, era presente nella delegazione del Comune di Lampedusa, portando alla Migration Week l’iniziativa “Voci di Confine”, realizzata insieme ad Amref-Italia (che ha contributo attivamente all’organizzazione della missione), Lampedusa e a tante altre organizzazioni italiane, nonché il progetto europeo “Snapshots from the Borders”, che vede proprio il Comune di Lampedusa come capofila di più di 30 partner di 14 paesi impegnati sul fronte della migrazione.

Invitato a partecipare ai lavori del 5° Forum dei Sindaci sulla Migrazione, Martello è stato l’unico sindaco italiano a intervenire, assieme a rappresentanti di città come Kampala, Montreal, Marrakech, Chicago, Freetown, Bristol. Si è discusso della necessità per i decisori locali di avere a disposizione dati, risorse specifiche e formazione, per proseguire nella lotta contro la paura e la xenofobia, la mancata integrazione lavorativa dei migranti, l’esclusione dei rifugiati che, è stato notato, a livello globale vivono per i 2/3 in zone urbane.

Sandra Federici, Jean Pierre Elong Mbassi (UCLG-Africa) e Salvatore Martello

Sandra Federici, Jean Pierre Elong Mbassi (UCLG-Africa) e Salvatore Martello

Grande l’emozione suscitata dal discorso del Sindaco Martello, cominciato con il ricordo del naufragio del 3 ottobre 2013, a sottolineare l’importanza della memoria per guardare al futuro, e conclusosi con una richiesta di sostegno alla battaglia di Lampedusa e del Comitato 3 ottobre a far sì che questo giorno diventi “Giornata Europea della Memoria e dell’Accoglienza”. Martello ha espresso anche la preoccupazione per la compressione dello SPRAR e il mancato riconoscimento da parte del governo degli esempi virtuosi di accoglienza offerti da tanti comuni “in prima linea”.
Nella sessione di chiusura, molti relatori hanno sottolineato il valore simbolico e concreto dell’esperienza di Lampedusa, come Jean Pierre Elong Mbassi, Segretario generale dell’UCLG, United Cities and Local Governments of Africa, che ha sottolineato con emozione che i Lampedusani si sono occupati del riconoscimento dei cadaveri per permettere l’invio di notizie ai famigliari rimasti nei villaggi e nelle città di origine, preservando così nel modo più alto i doveri di solidarietà e rispetto della dignità umana.

“È stata un’occasione preziosa per scambiarsi idee e buone pratiche – ha affermato Sandra Federici – non soltanto tra organizzazioni del Nord, ma soprattutto con le città del Sud, in particolare africane, nelle quali l’accoglienza e l’integrazione dei migranti, in un mondo in costante movimento, sono da tempo attività cruciali della gestione politica e amministrativa.”

Intervista della televisione canadese

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29 ottobre 2018

Immigrazione: tutti i dati. La presentazione del Dossier Statistico Immigrazione 2018 a Bologna

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Nonostante il tema dell’immigrazione sia terreno di caccia per la propaganda politica, appare forte il bisogno di un’informazione corretta e quanto più possibile completa: lo ha dimostrato la grande affluenza di pubblico alla presentazione del Dossier Statistico Immigrazione 2018 che si è tenuta il 25 ottobre in Palazzo d’Accursio a Bologna, in contemporanea con le presentazioni in tutte le Regioni e Province Autonome d’Italia. L’evento bolognese – organizzato dall’associazione Africa e Mediterraneo, focal point per la Regione Emilia-Romagna del Dossier statistico immigrazione IDOS/Confronti, con il patrocinio del Comune di Bologna – ha visto una grande partecipazione da parte di giornalisti, operatori del settore sociale, esponenti del sindacato e di fondazioni bancarie, politici locali, rappresentanti dell’associazionismo culturale e religioso, studenti.

Sandra Federici, direttrice di Africa e Mediterraneo, ha moderato gli interventi e presentato alcuni dati sul fenomeno migratorio a livello nazionale e internazionale. In particolare, ha sottolineato che, sulla stessa linea degli ultimi anni, l’Italia non è né il Paese con il numero più alto di immigrati né quello che ospita più rifugiati e richiedenti asilo. Infatti, con circa 5 milioni di residenti stranieri (5.144.000 a fine 2017, secondo l’ISTAT), il nostro paese viene dopo la Germania, che ne conta 9,2 milioni, e il Regno Unito, con 6,1 milioni, mentre supera di poco la Francia (4,6 milioni) e la Spagna (4,4). I rappresentanti istituzionali hanno dato il benvenuto ai partecipanti sottolineando l’importanza, nel contesto sociale e politico contemporaneo, di ricercare e riflettere su dati che rappresentano la realtà. L’assessore al Lavoro Marco Lombardo ha invitato le amministrazioni e istituzioni locali impegnate nella gestione del fenomeno migratorio a curare con egual impegno non solo l’accoglienza, ma anche la comunicazione. “Abbiamo il dovere di dare un messaggio: un sistema d’accoglienza è possibile e ci aiuta a superare momenti di paura che non hanno riscontro nei dati. Bologna è e rimarrà la città dei portici. E i portici abbracciano”, ha sottolineato l’assessore.

Maria Adele Mimmi, capo area Welfare del Comune di Bologna, ha ribadito l’impegno delle istituzioni locali a rafforzare il sistema d’accoglienza locale e a promuovere l’utilizzo di un nuovo linguaggio per parlare di migrazioni. Andrea Stuppini, redattore del Dossier, si è focalizzato sull’impatto economico e lavorativo dell’immigrazione in Emilia Romagna, dove oltre 255.000 lavoratori stranieri versano contributi superiori alle spese previdenziali loro dedicate. Inoltre, ha sottolineato come i cittadini stranieri abbiano risentito della crisi economica maggiormente, con un tasso di occupazione inferiore a quello degli italiani (dieci anni fa la situazione era inversa), e un guadagno medio inferiore del 23% rispetto alla media italiana.

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Valerio Vanelli, dell’Osservatorio sul fenomeno migratorio della Regione Emilia-Romagna, ha illustrato i dati regionali ed evidenziato come il fenomeno vada verso la stabilizzazione e il radicamento. In base al rapporto sui dati 2017, i cittadini stranieri residenti in Emilia-Romagna al 1° gennaio 2018 sono 538.677, pari al 12,1% della popolazione complessiva. Nonostante quasi 6.000 persone in meno rispetto al 2016 abbiano ottenuto la cittadinanza in Emilia-Romagna, un quarto dei bambini nella fascia d’età dei 5 anni nati in Emilia-Romagna hanno genitori stranieri.

Alcuni aggiornamenti sul pluralismo religioso in rapporto alle migrazioni sono stati quindi offerti da Alessia Passarelli, del Centro Studi Confronti, ad esempio la notazione che, a differenza del pensiero comune, la maggioranza degli immigrati, il 52,6%, è di fede cristiana, mentre i credenti musulmani sono il 32,7% del totale e la percentuale di immigrati atei o agnostici è del 4,7% e in costante aumento. Passarelli ha inoltre sottolineato come la mancanza di dialogo fra le istituzioni pubbliche e le comunità religiose presenti sul territorio potrebbe risultare in una chiusura di queste comunità e nella nascita al loro interno di percorsi poco controllabili. “Spesso fermarsi significa anche fare un passo indietro” e perdere l’occasione di fare del pluralismo religioso una ricchezza per la società.

Annalisa Faccini, rappresentante di ASP Città di Bologna, ha presentato i dati aggiornati del sito Bologna Cares! sul sistema d’accoglienza SPRAR a Bologna, sottolineando la progettualità innovativa e complessa che ha portato alla sua organizzazione a partire da settembre 2017. Ha evidenziato in particolare l’impatto positivo sugli ospiti, in particolare per quanto riguarda i servizi volti all’inserimento nell’ambito lavorativo, che hanno portato molti beneficiari ad attivare tirocini formativi.

Il Dossier, nato nel 1991 per raccogliere e riflettere sui dati relativi al fenomeno migratorio, si è avvalso del contributo di oltre un centinaio di ricercatori e studiosi, con competenze e retaggi culturali differenti, in una coralità di approcci che fanno la ricchezza interpretativa e contenutistica del volume. A curare il Dossier il Centro Studi e ricerche IDOS insieme al Centro Studi Confronti, con il sostegno dei fondi dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese e la collaborazione di UNAR.

Sarà presto online il nuovo sito del Dossier, www.dossierimmigrazione.it, completamente rinnovato grazie alla collaborazione di coop. Lai-momo, che conterrà dati e informazioni e la possibilità di acquistare il dossier online, in formato sia cartaceo sia elettronico.

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13 settembre 2018

La scuola multiculturale: alcuni dati

I Centri Studi IDOS e Confronti mettono a disposizione un’anticipazione sull’importante tema dell’educazione interculturale, che verrà trattato nel Dossier Statistico Immigrazione 2018, la cui presentazione è prevista per il prossimo 25 ottobre in tutte le Regioni e Province Autonome italiane, e di cui Africa e Mediterraneo è focal point regionale. Si riporta in questa sede il comunicato stampa.

“Straniero 1 studente su 10, ma in 3 casi su 5 è nato in Italia: nuove priorità per la scuola multiculturale”
Nell’imminenza della riapertura delle scuole, in Italia le classi saranno ancora spiccatamente multiculturali. Secondo i dati raccolti nel Dossier Statistico Immigrazione 2018, che il Centro Studi e Ricerche IDOS, in partenariato col Centro Studi Confronti, presenterà il prossimo 25 ottobre, sono 826.000 gli iscritti di cittadinanza straniera nell’a.s. 2016/2017, circa un decimo (9,4%) della popolazione scolastica complessiva.
Una incidenza in continua crescita, visto che gli alunni figli di italiani vanno sempre più diminuendo (-96.300 in un anno, -1,2%) per il costante calo delle nascite, mentre quelli nati da genitori stranieri vengono gradualmente aumentando (+11.200 e +1,4%), grazie alla maggiore giovinezza e fecondità della popolazione di origine immigrata. Basti osservare che tra gli italiani gli ultra65enni sono ormai 1 ogni 4 residenti (24,3%), tra gli stranieri invece, che per il 37,6% hanno meno di 30 anni, sono solo 1 ogni 25 (4,0%).
Tuttavia, anche tra gli stranieri le nascite sono in progressivo calo e, se fino ad oggi la presenza di figli di immigrati aveva compensato la decrescita della popolazione scolastica nazionale, attualmente gli alunni stranieri non bilanciano più la perdita in atto e il numero complessivo di iscritti è calato in un solo anno di 85.000 unità (-1,0%).
Più della metà degli alunni stranieri (56,6%) frequenta la scuola dell’infanzia (20,0%) e quella primaria (36,6%), dove sono quasi l’11% di tutti gli scolari, mentre meno di un quarto (23,2%) le scuole superiori, dove rappresentano solo il 7,1% di tutti gli studenti e, anche per le maggiori difficoltà di inserimento e rendimento scolastico, scelgono con più frequenza istituti professionali (orientandosi così a un immediato inserimento nel lavoro piuttosto che alla prosecuzione degli studi, a scapito della futura mobilità).
Sebbene tra loro siano rappresentate 190 nazionalità, si tratta, per oltre la metà dei casi, di giovani romeni (158.000), albanesi (112.000), marocchini (102.000) e cinesi (49.500). D’altra parte, le regioni in cui è più alta la loro incidenza nelle scuole sono nell’ordine: Emilia Romagna (15,8%), Lombardia (14,7%), Umbria (13,8%), Toscana (13,4%) e Piemonte (13,0%).
Ma il dato più importante è la quota sempre più ampia di alunni stranieri che sono nati in Italia, le cosiddette “seconde generazioni”, che spesso riconoscono l’italiano come propria lingua madre, vivono con e come i coetanei italiani e si sentono tali a tutti gli effetti, condividendo con loro ogni cosa eccetto la cittadinanza (e ciò che essa comporta, in termini di riconoscimento giuridico e di diritti). Se nell’a.s. 2007/2008 erano appena un terzo (34,7%) di tutti gli alunni stranieri, nell’a.s. 2016/2017 sono più di mezzo milione (503.000), i tre quinti (60,9%) del totale. Rispetto all’a.s. precedente, costoro sono aumentati di ben il 12,9% (+57.600).
Si tratta – osserva Luca Di Sciullo, presidente di IDOS – di identità non riconosciute dalla legge e spesso scisse tra due mondi culturali di riferimento, ora in conflitto con le famiglie immigrate d’origine, quando ne rifiutano il modello identitario per abbracciare quello italiano, ora con la società italiana, quando accade il contrario”. “Con l’aggravante – continua il presidente di IDOS – che nel primo caso essi rischiano un doppio conflitto: oltre che con la famiglia d’origine, perché si sentono italiani, anche con la società ospitante, se, al momento di inserirsi nel mondo del lavoro o nei contesti di partecipazione sociale, verranno comunque discriminati perché formalmente stranieri”.
Se fino a diversi anni fa – dice Di Sciullo – la priorità della scuola in Italia era di mandare a regime una didattica meno incentrata sulla sola storia, geografia e cultura italiana e più aperta alla conoscenza dei paesi e delle tradizioni del resto del mondo, in considerazione delle provenienze e dei portati culturali degli studenti stranieri, oggi che i tre quinti di essi sono nati e cresciuti in Italia senza esserne cittadini, la priorità è diventata la necessità di affrontare e gestire il loro conflitto d’identità, perché esso non finisca per esplodere, quando, usciti dalle aule, questi giovani si inseriranno nella società”.
Un compito – conclude – in cui la scuola non può essere lasciata da sola, ma che richiede la collaborazione di tutte le altre agenzie formative (famiglie, associazioni, gruppi sportivi ecc.) che una volta formavano la cosiddetta comunità educante”.

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 Per maggiori informazioni: www.dossierimmigrazione.it

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18 luglio 2018

Integrazione lavorativa di migranti e rifugiati: la Summer School di Africa e Mediterraneo a Bologna

Si è conclusa l’edizione 2018 della Summer School on Migration and Asylum, organizzata dall’associazione Africa e Mediterraneo, in collaborazione con Lai-momo cooperativa sociale. Per il terzo anno, la scuola ha confermato il co-finanziamento da parte della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e il sostegno di BMW Italia e ha nuovamente ricevuto i patrocini della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Bologna. Inoltre, quest’anno la Summer School è stata realizzata nell’ambito del progetto italiano “Voci di Confine”, co-finanziato dall’Agenzia Italiana Cooperazione allo Sviluppo.

Summer School

Le lezioni e i laboratori con esperti del settore e docenti provenienti da diversi stati europei si sono svolti a Bologna dal 9 al 14 luglio, per affrontare il tema concreto e attualissimo dell’integrazione dei migranti e dei rifugiati nel mercato del lavoro in Europa e le pratiche discriminatorie in ambito professionale.
La Summer School ha avuto l’obiettivo di offrire approfondimenti e migliorare l’efficacia di chi lavora, o chi intende lavorare, nell’ambito professionale dell’integrazione dei migranti, così come nella comunicazione e nella ricerca accademica relative a questo argomento.

Il primo giorno è stato dedicato all’integrazione lavorativa dei migranti nell’Unione Europea, con gli interventi di Alessio J. G. Brown (Professore onorario all’United Nations University – MERIT) e di Chiara Monti (Commissione Europa DG Employment), e il saluto di Marco Di Gregorio, Corporate Communications Manager di BMW Italia.
Per Brown, in contrasto con i pregiudizi populistici, gli effetti a lungo termine dell’integrazione dei migranti nel mercato del lavoro sono di sicuro vantaggio non solo per i migranti, ma anche per la forza lavoro e l’economia locali europee. La lezione ha analizzato fatti, dati scientifici e studi selezionati dalla ricerca economica sugli effetti dell’immigrazione sul mercato del lavoro, da cui derivano implicazioni politiche per un’integrazione di successo.
Chiara Monti ha invece fornito una panoramica del quadro legislativo e politico pertinente a livello dell’UE, analizzando le principali sfide affrontate dai richiedenti asilo e dai rifugiati quando si integrano nel mercato del lavoro, e i recenti sviluppi nelle politiche di integrazione innescati dagli ultimi arrivi di richiedenti asilo e rifugiati. Alla luce delle esigenze del mercato del lavoro, l’incapacità di liberare il potenziale dei rifugiati nell’UE è, secondo Monti, un notevole spreco di risorse: per le persone interessate e per l’economia e la società nel suo complesso. Tuttavia, i rifugiati incontrano ancora ostacoli significativi all’accesso all’occupazione e sono uno dei gruppi più vulnerabili di cittadini non UE nel mercato del lavoro.
Nel pomeriggio di lunedì si è svolta la Lectio Magistralis sugli sviluppi e le sfide del diritto di asilo a livello europeo e internazionale, aperta a tutta la cittadinanza e tenuta da Patrick Weil, storico e ricercatore francese specializzato sui temi dell’immigrazione, della cittadinanza e della legge costituzionale, attualmente professore presso la Yale University School of Law. La lezione, che ha avuto luogo presso la Cappella Farnese di Palazzo D’Accursio, è stata introdotta da Marco Lombardo, assessore alle Relazioni Europee e Internazionali e al Lavoro del Comune di Bologna, e ha sollevato un ricco dibattito fra gli intervenuti.

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Il secondo giorno di lezioni si è focalizzato sui casi di studio e sulle politiche d’accoglienza in Italia e in Svezia. Dopo un excursus storico sulle migrazioni nel Paese, Caroline Tovatt (Delegazione svedese studi sulla migrazione) ha elencato le principali caratteristiche del mercato del lavoro svedese: complesso e fortemente regolato, ma basato sul consenso e sulla concertazione tra le parti sociali, i sindacati, le associazioni e le organizzazioni rappresentanti gli imprenditori e i datori di lavoro. Nello scenario migratorio, la Svezia non fa eccezione e, come ha spiegato la docente, “anche nel Paese scandinavo l’organizzazione e l’integrazione di migranti e richiedenti asilo nel mercato del lavoro sono terreno di aspre contese politiche, poiché il grande afflusso ha imposto cambiamenti nelle istituzioni svedesi: dall’accoglienza all’integrazione lavorativa”. Scendendo nel dettaglio, la ricerca sul mercato del lavoro in Svezia ha evidenziato alcune criticità, tra cui: i tempi di attesa per la richiesta d’asilo; la mancanza di reti sociali e informali che agevolano la ricerca del lavoro; le alte soglie d’ingresso nel mercato del lavoro; le discriminazioni diffuse.

Nella stessa giornata si è analizzato il caso dell’Italia grazie alla lezione di Pierre Georges Van Wolleghem e Annavittoria Sarli della Fondazione ISMU. “L’Italia è stata da sempre una Paese di migrazioni. Basti pensare che dal 1876 al 1976 sono stati 24 milioni gli italiani emigrati verso tutto il mondo”, hanno ricordato gli studiosi. La loro analisi ha individuato 4 modelli principali di “lavoro migrante” in Italia: quello che include gli operai delle fabbriche, soprattutto in Lombardia e nel nord-est dell’Italia; il modello metropolitano, che riguarda città come Roma, Milano e Torino; il modello sud-Italia, caratterizzato da lavori legati in primo luogo all’agricoltura, spesso stagionali e irregolari; il modello nord-Italia, che vede come settori principali agricoltura e turismo. La seconda parte della lezione è stata dedicata al sistema d’accoglienza, in relazione al lavoro: “i servizi per l’impiego in Italia sono universali, non ci sono norme ad hoc per i migranti-lavoratori”, hanno dichiarato Sarli-Van Wolleghem. Con il risultato che, per esempio, “per i beneficiari di protezione internazionale, le possibilità di trovare lavoro sono direttamente proporzionali alla qualità del centro che li accoglie” e, di conseguenza, “l’assenza di politiche del lavoro orientate verso i migranti è una problematica importante del sistema italiano: le ONG svolgono un ruolo fondamentale in questo sistema”.

Il terzo giorno ha visto l’intervento di Alessia Lefebure della French School for Public Health, che ha affrontato la complessa questione del riconoscimento delle competenze e qualifiche.
La questione del riconoscimento delle competenze “non riguarda soltanto i richiedenti asilo, ma è ben più ampia e riguarda ognuno di noi; è un tema generale” ha affermato la docente, aggiungendo che “è necessario avere uno sguardo di insieme, andando oltre la propria esperienza particolare, adottando un approccio sistematico”. Gestire il fenomeno migratorio attraverso un approccio esclusivamente umanitario, infatti, non basta: la chiave per un’integrazione di successo sta nell’educazione, ed è necessario investire per creare un sistema di accesso al lavoro. “Non c’è comprensione del fenomeno migratorio, manca la consapevolezza della complessità di questa dinamica, a tutti i livelli: globale, nazionale e locale”, ha concluso Lefebure.

L’intervento di Monia Dardi (Adecco) ha posto l’accento sulle best practice per l’inclusione, trattando della responsabilità sociale d’impresa e delle partnership pubblico-privato. Il programma Diversity & Inclusion della Fondazione Adecco per le Pari opportunità è finalizzato proprio alla creazione di un ambiente lavorativo inclusivo che incoraggi l’espressione del potenziale individuale e lo utilizzi come livello strategico per raggiungere gli obiettivi organizzativi. L’approccio sistemico coinvolge più attori provenienti da settori pubblici e privati e azioni integrate multilivello.

Massimo D’Angelillo, presidente di Genesis srl, si è focalizzato sull’imprenditoria migrante in Italia e Germania, due Paesi in cui il numero di imprenditori stranieri è aumentato notevolmente nel corso degli ultimi due decenni. L’imprenditorialità degli immigrati ha dimostrato di essere un mezzo efficace per la creazione di posti di lavoro, l’integrazione socioeconomica e l’innovazione delle economie locali.

Rifugiati_imprenditori

La quarta giornata, il 12 luglio, è stata dedicata alla migrazione circolare e al nesso migrazione-sviluppo.
Molto in voga fino a poco tempo fa, l’espressione circular migration ha bisogno anzitutto di una definizione operativa. È questo il concetto al cuore dell’intervento di Bernd Parusel della Swedish Migration Agency, che ha posto l’accento sul fatto che una politica sulla migrazione circolare può servire a ridurre l’immigrazione irregolare, da un lato, e a cooperare con i Paesi di origine, dall’altro, in maniera che entrambe le parti ne beneficino. “Rigettare le domande di asilo a persone che non possono tornare non è realistico”, ha dichiarato Parusel, “introdurre programmi di migrazione circolare assistita per specifici Paesi d’origine e per migranti con specifiche caratteristiche può essere una soluzione”.

“In questa fase storica le migrazioni appaiono come terremoti. Ma i terremoti non sono prevedibili, le migrazioni sì, e dunque sono, o meglio sarebbero, governabili”. È cominciato così l’intervento di Michele Bruni, già docente di Economia del Lavoro all’Università di Modena e Reggio Emilia, un intervento che ha proposto un ribaltamento di prospettiva: “Non guardiamo alle ragioni di chi parte, guardiamo alle ragioni dei Paesi di arrivo, al perché un migrante arriva in un Paese e non in un altro”. Al centro dell’analisi del Prof. Bruni c’è l’analisi delle transizioni demografiche, tanto nei Paesi ricchi quanto in quelli in via di sviluppo. In sintesi: è vero che l’immigrazione non può essere evitata per ragioni economiche, ma la vera, rilevante, ragione economica risiede nel fatto che in Europa l’offerta di lavoratori non soddisfa la domanda. “Le politiche migratorie sono insufficienti perché basate su una teoria economica che indaga il movente del migrante che lascia il suo Paese e non considera i bisogni del Paese d’arrivo, la sua domanda di lavoro”, ha concluso Bruni, ricordando che per rendere sostenibile nel medio periodo il sistema pensionistico italiano l’Italia avrebbe bisogno sin da ora di 250.000 nuovi immigrati all’anno.

Nel pomeriggio, un incontro con operatori sociali, rifugiati e imprenditori ha permesso agli studenti della Summer School di vedere da vicino casi concreti di integrazione lavorativa, nello specifico della Città metropolitana di Bologna.

L’ultimo giorno di lezioni è stato dedicato al tema delle discriminazioni nel modo del lavoro, con gli interventi di Ojeaku Nwabuzo (European Network Against Racism) e di Beatrice Spallaccia, docente all’Università di Bologna.
Nwabuzo ha offerto una panoramica dei dati raccolti per gli ultimi due rapporti ombra dell’ENAR, “Razzismo e discriminazione nel contesto della migrazione in Europa 2015-2016” e “Razzismo e discriminazione nell’occupazione in Europa 2013-2017”. ENAR è in prima linea nella raccolta di dati sulla discriminazione delle minoranze etniche nel mercato del lavoro e nell’esplorazione degli ostacoli che impediscono la loro integrazione
Per Spallaccia, gestire la diversità sul posto di lavoro non è solo una questione di giustizia sociale, ma anche sinonimo di responsabilità sociale aziendale e di conformità normativa. Per questo motivo, un numero crescente di organizzazioni di diversi settori ha iniziato a implementare strategie ispirate ai principi del Diversity Management (DM), un processo di gestione di gruppi e organizzazioni con un approccio inclusivo per riconoscere e valutare le differenze tra gli individui.

La giornata conclusiva della Summer School, appuntamento finale di restituzione e di condivisione dei risultati, si è tenuta sabato 14 luglio presso il Polo formativo, produttivo e di accoglienza di Lama di Reno a Marzabotto (BO).
Contestualmente alla consegna degli attesti agli studenti della Scuola, sono intervenuti Andrea Marchesini Reggiani, presidente di coop. Lai-momo, Rudi Anschober, Ministro regionale per la migrazione e l’integrazione dell’Alta Austria, e Luca Ultori, Ikea Store Sustainability Specialist. Presso il giardino del Polo, è stato inoltre allestito un Refugee Housing Unit (RHU) Better Shelter, un modello innovativo di modulo abitativo, realizzato e promosso da Ikea Foundation in collaborazione con UNHCR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati).
Varia la provenienza dei partecipanti alla Summer School, dall’Italia alla Finlandia, dal Brasile alla Turchia, passando per Belgio, Spagna, Grecia, Olanda e Croazia: tutti e tutte estremamente motivati e formati in differenti aspetti connessi al complesso tema delle migrazioni. Un gruppo variegato che ha trovato nella Scuola un’occasione di approfondimento e confronto, nella condivisione di esperienze e competenze reciproche.

Partecipanti

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09 luglio 2018

Esiste ancora il diritto di asilo europeo e internazionale? La lectio magistralis di Patrick Weil a Bologna

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Mentre il tema dell’immigrazione continua a essere al centro delle agende politiche e del dibattito pubblico, il sistema europeo di asilo sembra essere sul punto di implodere.
È noto che quello che emerge è solo la punta di un iceberg di una complessità che coinvolge questioni geopolitiche, economiche, ambientali e storiche e che soluzioni immediate e semplici non esistono. Tuttavia, il fenomeno della mediatizzazione a cui stiamo assistendo nell’era dei social e del “rancore” ci porta a essere immersi in una deriva informativa fatta di affermazioni forti, spesso superficiali, di prese di posizioni nette in cui ogni fatto diventa una questione politica e di conseguenza viene trattato come un’emergenza da comprendere nel qui ed ora.
Nonostante tutto questo, c’è chi non rinuncia ad approfondire e a cercare di capire, chiamando in causa esperti che forniscano piste di riflessioni competenti e basate su una analisi approfondita del fenomeno migratorio, nei suoi aspetti sociali, economici, giuridici.
Per tale ragione all’interno della terza edizione della Summer School on Migration and Asylum di Bologna, organizzata da Africa e Mediterraneo, in collaborazione con Lai-momo cooperativa sociale nell’ambito del progetto italiano “Voci di Confine” co-finanziato dall’Agenzia Italiana Cooperazione allo Sviluppo, è stato invitato Patrick Weil, docente alla Yale Law School, a tenere una lectio magistralis sugli sviluppi e le sfide del diritto di asilo a livello europeo e internazionale.
Gli organizzatori e i partner accademici e istituzionali che li appoggiano hanno deciso di non riservare la lezione agli iscritti alla Scuola estiva, provenienti da diversi paesi del mondo, ma di aprire a tutta la cittadinanza quest’occasione unica di conoscenza e approfondimento. La lezione si svolgerà oggi lunedì 9 luglio alle ore 14.30 presso la Cappella Farnese di Palazzo D’Accursio e sarà introdotta da Marco Lombardo, assessore alle Relazioni Europee e Internazionali e al Lavoro del Comune di Bologna.

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Patrick Weil
, storico e ricercatore francese specializzato sui temi dell’immigrazione, della cittadinanza e della legge costituzionale, ha all’attivo un’importante carriera politica e diplomatica, che prende avvio nel 1994 quando diventa Direttore di Ricerca all’Istituto CNRS presso il Centro per la storia sociale del XX secolo dell’Università di Parigi. Dal 1996 al 2002 è stato membro dell’Alto Consiglio per l’integrazione ed è presidente dell’ONG Libraries Without Borders, un’importante organizzazione di sviluppo attraverso la cultura e la conoscenza a livello internazionale. Attualmente è professore presso la Yale University School of Law del Connecticut (USA). Il professore terrà la sua lezione in inglese e sarà distribuito un abstract in italiano.

L’edizione 2018 della Summer School on Migration and Asylum, che avrà luogo a Bologna dal 9 al 14 luglio, è stata progettata per affrontare il tema concreto e attualissimo dell’integrazione dei migranti e dei rifugiati nel mercato del lavoro in Europa e le pratiche discriminatorie in ambito professionale.
Le lezioni e i laboratori con esperti del settore e docenti provenienti da diversi stati europei vogliono offrire approfondimenti e migliorare l’efficacia di chi lavora, o chi intende lavorare, nell’ambito professionale dell’integrazione dei migranti, così come nella comunicazione e nella ricerca accademica relative a questo argomento. Con la terza edizione della Summer School Bologna si conferma come punto d’incontro di una rete sempre più ampia di operatori, esperti e professionisti che continuano lo sforzo di affrontare e comprendere il fenomeno migratorio nelle sue diverse fasi e di gestire in modo arricchente e positivo per tutti le diverse relazioni che esso genera.

Per maggiori informazioni: www.migrationschool.eu
L’evento è su facebook: https://bit.ly/2tZJhSp

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05 luglio 2018

“Rompiamo il silenzio sull’Africa”: l’appello di padre Alex Zanotelli

Si riporta l’appello di Padre Alex Zanotelli, missionario italiano della comunità dei Comboniani, profondo conoscitore dell’Africa e direttore della rivista Mosaico di Pace, che si è rivolto ai giornalisti italiani per diffondere la verità sulle situazioni vissute dalle popolazioni africane.

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«Rompiamo il silenzio sull’Africa. Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli africani stanno vivendo.

Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo, come missionario e giornalista, uso la penna per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani, come in quelli di tutto il modo del resto.

Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale.

So che i mass-media, purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che veramente sta accadendo in Africa.

Mi appello a voi giornalisti, e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa.

È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa) ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.

È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.

È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.

È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.

È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.

È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.

È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.

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È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa, soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi.

È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia , Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU.

È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile.

È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!).

Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi.

Questo crea la paranoia dell’”invasione”, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi.

Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’Africa Compact, contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti.

Ma i disperati della storia nessuno li fermerà.

Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al sistema economico-finanziario. L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano: «Aiutiamoli a casa loro», dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica.

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E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti. Davanti a tutto questo non possiamo rimane in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?).

Per questo vi prego di rompere questo silenzio-stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Sorveglianza della RAI e alla grandi testate nazionali? E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti?

Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un’altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa.

*Alex Zanotelli è missionario italiano della comunità dei Comboniani, profondo conoscitore dell’Africa e direttore della rivista Mosaico di Pace.

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21 giugno 2018

A scuola di legalità per favorire l’integrazione

Integrazione significa prendere consapevolezza dei propri doveri nel Paese ospitante, ma anche dei propri diritti per non divenire vittima di racket, tratta o sfruttamento lavorativo. Per questo, nell’ambito del progetto “Welcoming Bologna”, è stato portato avanti un innovativo percorso denominato Scuola di legalità, in collaborazione con il Distretto socio-sanitario di Pianura Ovest dell’area metropolitana bolognese e con la fattiva partecipazione del Comando Provinciale dei Carabinieri, in cui i richiedenti asilo accolti nei CAS in gestione a coop. Lai-momo e dislocati nel distretto hanno potuto approcciare in maniera diversa le forze di polizia rendendosi conto che esse non rappresentano per gli stranieri soltanto un elemento di controllo ma anche una tutela dai pericoli e un aiuto nell’espletamento delle pratiche amministrative e lavorative.

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Gli ospiti richiedenti asilo sono stati divisi in due gruppi per omogeneità linguistica, un gruppo costituito principalmente da pakistani e bengalesi (con mediazioni in lingua urdu e bengalese) e un gruppo costituito da ospiti originari di diversi Paesi africani, a maggioranza francofoni e anglofoni. Gli incontri con i rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri e dell’Ispettorato del Lavoro, svoltisi nel mese di maggio, sono stati due per ciascun gruppo e hanno riguardato l’uno il contrasto al lavoro sommerso e irregolare, con un focus sui diritti e i doveri dei lavoratori, l’altro i reati relazionali e la violenza nelle relazioni di genere. Due tematiche, scelte in accordo con le forze dell’ordine, di grande importanza perché toccano da vicino la vita dei richiedenti asilo, possibili vittime di sfruttamento e mancate tutele lavorative, ma anche non sempre a conoscenza della cultura italiana nei rapporti interpersonali, del rispetto della parità dei generi e delle tutele per i minori.Gli incontri, che si sono svolti nella sala riunioni dell’Ospedale San Salvatore a San Giovanni in Persiceto, messa a disposizione dal Distretto Pianura Ovest, hanno ottenuto un riscontro positivo sia da parte dei relatori sia dei corsisti, che al termine hanno ricevuto un attestato di partecipazione.
Venire a conoscenza dei propri diritti e di quanto prevede l’ordinamento legislativo italiano permette ai richiedenti asilo di non finire vittime di sfruttamento e di non farsi trascinare in situazioni che potrebbero danneggiarne il percorso di inclusione.

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Lo ha sottolineato lo stesso Comando Provinciale dell’Arma sostenendo anche che, se i benefici si potranno vedere solo nel lungo periodo, il contributo all’integrazione è già evidente a tutti. Gli effetti sono stati positivi da entrambe le parti: per le forze dell’ordine perché hanno avuto modo di conoscere meglio gli ambienti d’origine di riferimento degli ospiti e i potenziali rischi a cui sono esposti gli immigrati, per i richiedenti asilo perché hanno potuto modificare posizioni preconcette nei confronti delle forze di pubblica sicurezza in Italia.
Le reazioni dei richiedenti asilo sono risultate diversificate per gruppi: più entusiaste quelle di pachistani e bengalesi, più reticenti quelle dei ragazzi africani. Gli asiatici si sono detti interessati alle tematiche trattate, in particolare quelle concernenti le tutele sul lavoro, forse perché appartengono a comunità già meglio inserite nel tessuto produttivo e desiderose di apprendere le leggi del Paese ospitante. Un ragazzo pachistano ha proposto di attivare iniziative di questo tipo fin dall’inizio del percorso di accoglienza, in modo che possano essere più consapevoli delle leggi del paese che li accoglie e delle conseguenze. Altri, soprattutto tra gli ospiti originari dei diversi paesi africani, hanno superato il timore iniziale legato alla divisa e iniziato a percepire le forze dell’ordine con uno sguardo differente, a tutela di tutti, così come più volte è stato detto durante gli incontri. Infatti, nei loro contesti d’origine non sempre la divisa è simbolo della tutela della legalità.
La Scuola di Legalità di “Welcoming Bologna” rappresenta un progetto pilota che, secondo il Comando dell’Arma, dovrebbe diventare un percorso strutturale: “Il nostro intervento istituzionale in tale contesto può essere fondamentale per sottolineare il rapporto tra il cittadino e le forze di polizia che esiste nel nostro Paese e per chiarire i meccanismi di diritti e doveri del singolo”. Uno sforzo particolare, sottolineano i Carabinieri, dovrebbe essere fatto nel campo del diritto di famiglia, delle tutele di genere e del diritto del lavoro, senza creare false aspettative ma fornendo gli elementi fondamentali delle differenze rispetto ai Paesi d’origine. Inoltre, particolare attenzione viene posta al contrasto all’insorgere di circuiti di criminalità organizzata di origine etnica pronti a sfruttare i connazionali di recente immigrazione, sessualmente o sul lavoro.
Quali ricadute positive sul territorio può avere un’iniziativa come questa? La risposta del Comando Provinciale dei Carabinieri è di disarmante semplicità: “Non notare effetti sul territorio è da considerare la prima ricaduta positiva”.

Per maggiori informazioni: www.welcomingbologna.eu/it/

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13 giugno 2018

“Racconti di passaggio. Appunti, storie e immagini”. Il laboratorio di libera espressione artistica di Riola

Incontrarsi, raccontare e creare per ripensare la vita di comunità attraverso l’arte. Con questi propositi Juliane Wedell, operatrice dell’accoglienza e esperta di arte sociale, ha condotto il laboratorio “Racconti di passaggio. Appunti, storie e immagini”. Il laboratorio è stato inaugurato il 9 marzo 2018: il programma prevedeva un incontro a settimana, nella sede della Parrocchia di Santa Maria Assunta di Riola, frazione di Grizzana Morandi (Bo).

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Partendo dalla positiva esperienza del laboratorio artistico Closlieu, conclusosi l’anno passato a Riola, anche quest’anno, Lai-momo soc. coop., in collaborazione con Africa e Mediterraneo, ha dato vita alla seconda edizione del laboratorio, che in questo caso era rivolto non solo ai richiedenti asilo ma anche ai cittadini del territorio. La Parrocchia di Santa Maria Assunta di Riola si è proposta di offrire gli spazi per la realizzazione degli incontri, con la speranza che il laboratorio possa diventare uno spazio permanente di interazione tra i cittadini e gli ospiti richiedenti asilo accolti nei centri situati nei Comuni dell’Unione dei Comuni dell’ Appennino Bolognese.
L’attività che si è svolta a Riola nasce soprattutto con l’obiettivo di creare legami e incentivare il dialogo e l’ascolto tra i partecipanti, in un percorso di conoscenza reciproca e di condivisione libero da giudizi e da preoccupazioni interiori, almeno per qualche ora.

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I partecipanti, immergendosi nella dimensione positiva del laboratorio, guidati dall’animatrice, hanno provato a raccontarsi e ad ascoltare, per poi reinterpretare le proprie emozioni attraverso la libera espressione artistica. Il laboratorio è stato seguito da un gruppo di circa dieci partecipanti, ospiti provenienti dal Pakistan e da altri Paesi africani, non solo del CAS (Centro di Accoglienza Straordinario) di Riola, ma anche provenienti da altre strutture di accoglienza dislocate nei Comuni del Distretto Unione Comuni Appennino Bolognese (nello specifico: Vergato, Castel d’Aiano, Granaglione, Lizzano) e da alcuni cittadini dei Comuni limitrofi. La sfida iniziale di aprire il laboratorio anche ai cittadini di Riola è stata accolta positivamente, nonostante le difficoltà legate al coinvolgimento dei cittadini del territorio: dagli impegni di ognuno dei partecipanti, alla difficoltà di pensare a un laboratorio artistico come ad una tra le priorità.

Le attività si sono svolte principalmente all’aperto, proprio nella piazza della Parrocchia di Riola, attirando così la curiosità dei passanti. Al centro della piazza Juliane ha posto un tavolo lungo e stretto intorno al quale i partecipanti sono stati chiamati a condividere le proprie esperienze. Al centro del tavolo i colori, i fogli, i pennarelli e i libri illustrati dai quali trarre ispirazione. Tra questi, il capolavoro dell’illustratore australiano Shaun Tan, lungo racconto senza parole di una storia di migrazione, di un’umanità senza tempo. Dopo le riflessioni ognuno si è concentrato sul disegno: in totale libertà si poteva pensare al soggetto da rappresentare, ascoltando i propri tempi, utilizzando un colore per volta e dipingendo liberi da ogni pensiero, ma con impegno e coscienza di sé.
L’ultimo incontro è stato incentrato sulla scoperta di alcuni dei luoghi più affascinanti offerti dal territorio ospitante, così i partecipanti hanno visitato le cascate di Labante. A conclusione dell’escursione c’è stato un momento di incontro e dialogo con alcuni abitanti del luogo che hanno condiviso con i partecipanti la loro passione per la montagna per poi dedicarsi insieme alla reinterpretazione artistica.Per quest’anno il percorso si è concluso, speriamo di poter continuare questa esperienza così arricchente per tutte le parti in gioco e poter consolidare il laboratorio nel tempo.

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