25 luglio 2017

A Sasso Marconi la mostra Comics for Equality ComiX4 =

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Si può vedere a Sasso Marconi il 25 luglio 2017 la mostra Comics for Equality ComiX4 = della cooperativa Lai-momo e dell’associazione Africa e Mediterraneo: l’occasione è la Pastasciutta antifascista, un evento storico che celebra il 74esimo anniversario della caduta del Fascismo. Seguendo l’esempio di Alcide Cervi e dei suoi figli (che il 25 luglio 1943, per festeggiare la caduta del regime fascista in Italia, offrirono la pastasciutta ai propri concittadini nella piazza di Campegine), l’ANPI di Sasso Marconi ripropone la tradizione della pastasciutta gratis per tutti in un luogo fortemente simbolico come Colle Ameno, sede di un campo di concentramento di civili sotto il comando delle SS durante la II Guerra Mondiale. Esodo e cittadinanza sono i temi che accompagnano questo momento commemorativo, e la mostra, che ha visto la partecipazione di 41 fumettisti da 21 Paesi europei con 56 fumetti inediti, mette in risalto le mille forme della migrazione. Comics for Equality ComiX4 = è un progetto europeo di carattere transnazionale finanziato dall’Unione Europea, e si fonda sulla necessità di promuovere lo sviluppo di una società europea basata sul rispetto dei diritti fondamentali, la lotta al razzismo, alla xenofobia e altre forme di intolleranza. Il progetto ha promosso il premio ComiX4 = Comics for Equality Award, il primo premio europeo che premia i migliori fumetti inediti di artista con un background migrante, e la mostra, che sarà esposta a Colle Ameno di Sasso Marconi presso la Sala Bianca (al civico 11 del Borgo), raccoglie i migliori fumetti ricevuti nell’ambito del premio, che si dividono in tre categorie: Stereotipi, Storie di migrazione e Lotta contro il razzismo.

Per maggiori informazioni: www.comix4equality.eu

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05 luglio 2017

Nei panni dell’altro. Laboratorio di moda e arti grafiche

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Si diffondono le iniziative nel settore della moda etica per trovare concrete opportunità occupazionali ai migranti. Spesso questi progetti si pongono l’obiettivo di offrire strumenti professionali utili nel percorso d’integrazione e inserimento sociale, ma anche per creare professionisti che possano sfruttare le competenze acquisite e trovare un lavoro dignitoso in caso di rientro nel proprio paese di origine. Un gruppo di rifugiati, provenienti prevalentemente dall’Africa Occidentale, e ospiti del Centro di Accoglienza SPRAR Famiglia Amica e del CAS di Borgo Tresauro a Ragusa, sono stati coinvolti nel progetto di moda e arti grafiche Nei panni dell’altro realizzato dalla cooperativa Rel-Azioni e promosso dalla Fondazione San Giovanni Battista di Ragusa.

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Il laboratorio di pittura su stoffa e rielaborazione sartoriale è stato coordinato da Gampiero Carta, architetto e direttore creativo, in collaborazione con Loredana Roccasalva, designer siciliana molto attenta ai temi dell’etica e della solidarietà. I capi sono stati dipinti interamente a mano dai ragazzi, valorizzando il patrimonio culturale ed estetico di cui essi sono portatori, e utilizzando prevalentemente materiali di recupero, in un’ottica di consapevole sostenibilità ecologica. I modelli realizzati sono stati poi esposti a una mostra allestita presso la Chiesa del Collegio di Maria Santissima Addolorata durante il Festival delle Relazioni 2017 di Ragusa per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi dell’intercultura, del rispetto e della valorizzazione delle differenze culturali.

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La migrazione è, infatti, un fenomeno difficile da affrontare e richiede risposte concrete: la tessitura e la sartoria, ad esempio, sono un patrimonio di attività manuali che possono essere messe all’opera per creare, non solo l’accoglienza, ma anche opportunità economiche e una qualità di vita diversa per le persone migranti. Anche la cooperativa sociale Lai-momo di Bologna segue questo percorso, attraverso il partenariato con l’International Trade Centre (Itc) delle Nazioni Unite, impegnandosi in un programma di formazione nella moda etica e nel design per i giovani immigrati. Questi progetti possono diventare un esempio e una risposta significativa al fenomeno migratorio: creare le possibilità lavorative in Europa e nei paesi di origine di chi è costretto a fuggire, significa rimettere in circolo l’economia e offrire alle nuove generazioni l’occasione per costruirsi un futuro dignitoso.

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Per maggiori informazioni: www.festivaldellerelazioni.it

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03 marzo 2017

“Ritornare”: la nuova call di Africa e Mediterraneo!

È uscita la call for papers per il prossimo numero della rivista Africa e Mediterraneo. Il dossier sarà incentrato sul tema, sempre più attuale, dei ritorni dei migranti nei loro Paesi di origine. Un fenomeno difficile da stimare, ma di grande rilevanza e dai molteplici risvolti: politici, economici, sociali.
Il tema si inserisce nel discorso più ampio relativo alla circolarità delle migrazioni e rappresenta un nuovo capitolo nel dibattito, da tempo aperto, sul rapporto tra migrazione e sviluppo. Molti studiosi considerano, infatti, le migrazioni di ritorno un’occasione di sviluppo economico e sociale, sia per il Paese di partenza, sia per quello di destinazione, sia per il migrante.
I governi europei sostengono i ritorni cosiddetti assistiti, destinati a coloro ai quali viene respinta la richiesta d’asilo. Spesso tali programmi si sono rivelati inefficaci o hanno avuto risultati insoddisfacenti. È da considerare, inoltre, che per chi ha abbandonato il proprio Paese a costo di grandi sacrifici, ritornare può voler dire accettare un fallimento, una sconfitta.
Eppure, diverse esperienze suggeriscono come ritornare a volte possa tradursi nel mettere a frutto competenze acquisite nel territorio ospitante, e contribuire attivamente allo sviluppo del proprio Paese di origine. Il reale potenziale dei “ritorni” sembra essere, dunque, ancora tutto da valorizzare.

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Le proposte potranno trattare, ma non solo, i seguenti temi, secondo vari approcci disciplinari:

  • incidenza (qualitativa e quantitativa) dei ritorni
  • motivazioni che portano a intraprendere il percorso indietro
  • sostenibilità del rientro: modalità di reinserimento economico e sociale nei Paesi d’origine
  • impegno attivo dei Paesi interessati ed effettiva riuscita delle politiche di rimpatrio assistito
  • reti commerciali ed economiche attivate grazie alla migrazione circolare
  • quali i Paesi più interessati e perché?

Scadenze per l’invio:

Invio delle proposte (400 parole al massimo): 5 aprile 2017
Invio del contributo (in caso di accettazione): 5 giugno 2017

Le proposte dovranno pervenire agli indirizzi:
s.federici@africaemediterraneo.it e m.scrivo@africaemediterraneo.it.

Gli articoli e le proposte potranno essere inviate in italiano, inglese e francese.

 

Qui di seguito è possibile leggere e scaricare la Call for Papers.

 

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14 febbraio 2017

Il Black History Month. Per una cultura delle differenze

«If a race has no history, it has no worthwhile
tradition, it becomes a negligible factor in the
thought of the world, and it stands in danger of
being exterminated.»

 «Se una razza non ha una storia, non ha delle
tradizioni utili, essa diventa un fattore
insignificante nel pensiero del mondo, e si trova
in pericolo di essere sterminata.»

(Carter G. Woodson)

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Una storia che ricordi le differenze sociali e culturali tra persone di diversa provenienza geografica è ancora oggi determinante: la differenza, infatti, genera spesso i luoghi della discriminazione e fomenta i processi dell’intolleranza e del razzismo. Per questo motivo negli USA il mese di febbraio è dedicato al contributo della cultura afro-americana alla crescita della civiltà statunitense. La tradizione del Black History Month fu iniziata da un figlio di una coppia di ex schiavi africani, Carter G. Woodson, che, dopo aver frequentato l’università di Chicago e aver completato gli studi storici con un dottorato ad Havard, si rese conto che la storia dei suoi antenati non era correttamente rappresentata o spesso era del tutto assente dai libri. Fu così che nel 1915 fondò The Association for the Study of Negro Life and History (ASNLH) e in seguito raccolse le storie di milioni di afro-americani nel Journal of Negro History, oggi conosciuto come Journal of African American History. Nella seconda settimana di febbraio del 1926, spalleggiato da un vasto numero di sostenitori, Woodson fondò la prima Annual Negro History Week con lo scopo di celebrare la storia dei neri d’America con i compleanni dei presidenti americani Abraham Lincoln e Frederick Douglass. Successivamente nel 1976 il presidente Gerald R. Ford decise di estendere la Annual Negro History Week all’intero mese di febbraio, dando vita a quello che oggi è conosciuto come Black History Month. L’insegnamento della storia e della tradizione africana, in particolare nelle scuole pubbliche della nazione, era indispensabile per garantire, secondo Woodson, i processi dell’integrazione fra culture diverse e la sopravvivenza fisica ed intellettuale della razza all’interno della società più ampia.

Quest’anno sono tante le iniziative in diversi paesi che durante il mese di febbraio offrono occasioni per conoscere la cultura afro-americana: ad esempio, in Italia il Black History Month Florence, fondato e diretto da Justin Randolph Thompson, curatore e docente di arte statunitense, da tempo residente a Firenze, offre un ricco e variegato programma di mostre d’arte, eventi enogastronomici, concerti, spettacoli proiezioni di film e letture di libri che vogliono riflettere sulla storia della diaspora africana e sul suo impatto sul panorama contemporaneo. Anche Africa e Mediterraneo contribuisce al progetto fiorentino con una mostra delle opere di George Zogo, l’artista camerunese recentemente scomparso. Attingendo ai 50 anni di eredità del Black History Month negli Stati Uniti e i 30 anni nel Regno Unito, anche l’Italia, dunque, mira a celebrare i contributi culturali della diaspora che ha influenzato la cultura italiana in differenti modi.

Per maggiori informazioni sul programma del Black History Month Florence: http://blackhistorymonthflorence.com/index.php/project/bhmf-2017/

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15 dicembre 2016

RAPPORTO IMMIGRAZIONE E IMPRENDITORIA 2016

rapportoIl “fare impresa” da parte di migranti residenti in Italia continua a espandersi, nonostante gli ostacoli sempre più numerosi e complessi che i lavoratori di origine straniera devono affrontare. Il Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2016 curato dal Centro Studi e Ricerche IDOS e realizzato in un’edizione bilingue, illustra questo fenomeno complesso attraverso un’analisi organica dell’iniziativa imprenditoriale immigrata, imperniata su vari aspetti, con un ampio supporto di dati statistici: il contesto internazionale; i principali settori di attività; il ruolo nella crisi economica; la distribuzione territoriale delle imprese; le difficoltà riscontrate nell’accesso alle informazioni necessarie e nel soddisfare i requisiti economici e amministrativi previsti dalle procedure, che spesso presuppongono strutturati percorsi di inserimento. I dati descrivono uno scenario sociale di crescente importanza, in cui si ritrovano e si trasformano le esigenze occupazionali e di promozione socio-economica dei lavoratori immigrati, le quali, se adeguatamente valorizzate e sostenute, possono innescare interessanti processi di sviluppo per l’intero sistema economico-produttivo nazionale ed internazionale. La consolidata collaborazione di IDOS con la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa e con MoneyGram, infatti, si inserisce in questo specifico percorso di supporto e di attenzione all’universo della piccola e media imprenditoria immigrata, segnalandone e valorizzandone le eccellenze in un’ottica comunitaria.

Per visualizzare in sintesi il Rapporto Immigrazione e Imprenditoria clicca qui: scheda-rapporto-imprenditoria-2016

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06 dicembre 2016

Ousmane Sow. Tra corpo e scultura.

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Il corpo umano è sempre stato al centro delle sculture di Ousmane Sow, lo scultore senegalese dello spirito e della materia, morto giovedì 1 dicembre all’età di 81 anni. Considerato uno dei maggiori artisti dell’Africa francofona novecentesca, Ousmane aveva lasciato il Senegal da giovane per studiare in Francia, diventando infermiere e poi fisioterapista. Grazie alla sua professione e a un’intima conoscenza del corpo umano, riusciva a plasmare e a scolpire  le sue opere in modo straordinario: dalle prime sculture che si ispirano ai corpi dei popoli africani (I Nuba, i Masai, i  Peul e gli Zulu), alle sculture in bronzo dedicate a soggetti storici, fino a rappresentare temi di grande attualità come la scultura realizzata a Ginevra nel 2008 in omaggio alla dignità degli immigrati sans-papier. Traendo ispirazione dalla fotografia, dal cinema, dalla storia e dall’etnologia, le sue creazioni si caratterizzano per un realismo anatomico e materico che si fonde con vibranti visioni poetiche, date ad esempio dal colore energico intorno allo sguardo oppure  sul volto intero. Di qui un’arte che è profonda e comunicativa: unendo il razionalismo tipico della cultura classica occidentale con la vivacità e la ricchezza africana, Ousmane Sow riesce a mostrarci un paesaggio contemporaneo che è sempre più multiculturale, interetnico ed ibrido.

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14 ottobre 2016

Summer School on Forced Migration and Asylum: a Multidisciplinary Approach

Dall’11 al 16 Luglio abbiamo realizzato a Bologna presso il Centro Interculturale Zonarelli la Summer School on Forced Migration and Asylum in collaborazione con la società cooperativa Lai-momo, il sostegno di Fondazione del Monte e Gruppo BMW Italia e con il patrocinio di Comune di Bologna e Regione Emilia Romagna. È stata un’esperienza interessante e coinvolgente, che ha coinvolto 52 partecipanti, che lavorano nel campo della migrazione e della comunicazione, selezionati tra 126 domande pervenute da più di 20 paesi in tutto il mondo, in un percorso formativo sui temi della migrazione e accoglienza diretto da 20 esperti e professori internazionali. Durante le giornate di formazione sono state approfondite particolari tematiche legate alle migrazioni forzate e all’asilo attraverso un metodo multidisciplinare e trasversale. La finalità è stata di comprendere il processo migratorio in tutte le sue varie fasi, dalla partenza al viaggio, dall’accoglienza all’integrazione dei richiedenti asilo, e si è cercato di migliorare l’approccio e l’efficacia di chi lavora, o che sono disposti a lavorare, nel settore professionale di ricezione dei migranti, così come nella comunicazione sociale e nella ricerca accademica relativa a questo argomento. Si sono svolte, inoltre, delle visite di studio presso i centri di accoglienza, offrendo una formazione pratica e concreta su come l’accoglienza e l’integrazione operano nel campo. Si è creato, dunque, un networking proficuo e condiviso, che ha saputo gestire in modo arricchente le diverse relazioni di scambio ed interazione a livello locale ed internazionale. A conclusione del percorso, abbiamo realizzato un video promozionale che riassume quanto svolto durante i giorni.

Stiamo ora lavorando per la seconda edizione della Summer School per il 2017, continuate a seguirci!

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18 agosto 2016

Call for papers on “Fashion and Development in Africa” – Africa e Mediterraneo no. 85/2016

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Western interest in emerging African fashion production and creativity is on the rise. Over the last few years, the fashion world has welcomed a plethora of talented African fashion designers to the international stage, each with their own interpretation of contemporary African creativity. To gain worldwide recognition in the fashion “field” (P. Bourdieu, Le champ littéraire, «Actes de la recherche en sciences sociales», No. 89/1991), these new fashion designers make smart moves in a competitive and globalised environment where the access of new creators is facilitated by digital and social media: places where idea-hunters are constantly searching for innovation.

As the anthropologist Giovanna Parodi da Passano claims, a dress is, in Africa, “an area of moving creativity, that maintains a lot of historical continuity and open spaces to the News showing a extraordinary dynamism” (G. Parodi, African Power Dressing, Genova 2015). The sensorial pleasure and the creative use (including recycling practices) of decoration, clothing and textiles of the social and esthetical African worlds represent a mix of ideas, images and meanings that Western creators are growingly becoming more attracted to. The combination of trends and modernity with cultural or traditional clothing (relating to clothes worn during family ceremonies) and the so called ’African code’, produces a style that attracts the interest of many, referring to “clothes manufactured with African textiles and patterns or other garments that express the African cultural identity” (L. Cassina, Scelte creative: abbigliamento e agency nel Buganda contemporaneo, in African Power Dressing, cit.). Craftsmanship is another important aspect when dealing with African fashion, as handcraft is recognized worldwide for its authenticity and uniqueness.

Many international organizations and foundations work to connect the mainstream fashion sector with creators and artisans from Africa and other marginalised parts of the World, aiming to empower people and involve them in the fashion supply chain. The outcome of this is a unique and innovative connection between two very distant fields: development and fashion, as illustrated by the Ethical Fashion Initiative of the International Trade Centre (a joint agency of the World Trade Organisation and United Nations). The principles of ethical enterprise, ethical trade and socially-responsible business development lay at the core of such synergy, the necessity for which is more paramount than ever following the Rana Plaza disaster in 2013 and corruption in Africa, which Transparency International has repeatedly ranked as one of the most corrupt continents in the world.

African intellectual and business diaspora networks support the innovative practices of ethical fashion production and promote the new relationship between development and fashion. In addition, the global fashion market is highly fascinated by these experiences, because, as claims the famous head-hunter Floriane de Saint-Pierre: “innovation and sustainability shall and will become key, so talent with such skills will be needed”. Ethical production agencies also provide experiences for big brands, that are crucial in order to “interact with the audience in a seamless manner, with empathy and individuality” (Conversation with Simone Cipriani, in The Hand of Fashion, N. 2).

Issue 85 of the Africa e Mediterraneo journal aims to tackle the challenges experienced by emerging African fashion talents and the concepts of equity, dignity and sustainability in a system that has only recently opened its doors to such values. In line with the multidisciplinary tradition of the journal, the contributions draw on anthropology, linguistics, economy, cultural studies and many more subjects with the aim of offering a detailed analysis of the methods and experiences of “ethical fashion” implemented in Africa. This will shed light on its theoretical and practical position in the global market, which continues to become more competitive by the day. Lastly, the journal will account for the ways in which such new business strategies impact the diverse cultural practices of the African continent and on the development patterns that have been implemented for decades.

Deadline for submission:

The proposals (max. 400 words) must be submitted no later than October 10th 2016, and must be emailed to s.federici@africaemediterraneo.it and c.mara@africaemediterraneo.it

The editorial staff will examine the proposals. If the proposal is accepted, the complete article with the related abstract (abstract max. 100 words) and a short biography of the author should be submitted by November 20th 2016.

Africa e Mediterraneo is a peer reviewed journal.

The articles and the proposals can be submitted in the following languages: Italian, English and French.

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01 agosto 2016

Una sera in giardino a Lama di Reno

Incontro a Lama di Reno

Porte aperte mercoledì sera al Polo formativo e di accoglienza di Lama di Reno (Marzabotto), nel quale sono ospiti alcuni richiedenti asilo che seguiranno un percorso formativo nell’artigianato http://www.laimomo.it/a/index.php/it/altre-notizie/271-apre-il-polo-formativo-di-lama-di-reno. Dalle 18 alle 20, i cittadini di Marzabotto e tutte le persone interessate hanno potuto partecipare a un incontro-aperitivo nel giardino della struttura di accoglienza, inaugurata da pochi giorni con l’arrivo dei primi ospiti. Conoscersi era infatti lo scopo principale della serata e così è stato: gli abitanti di Lama di Reno hanno potuto incontrare personalmente i loro nuovi vicini di casa e viceversa, così come hanno potuto parlare con gli operatori che lavorano alle varie attività legate all’accoglienza e alla formazione e visitare il laboratorio.

L’incontro era organizzato con una decina di picc   oli gruppi di operatori e ospiti che, dislocati in vari punti del giardino e della sala laboratorio, erano a disposizione per dialogare con le singole persone, le famiglie e gli amministratori locali presenti. Ogni gruppo era dedicato a un argomento specifico: la procedura per la domanda di asilo, il supporto sanitario, l’insegnamento dell’Italiano, l’attività di cura del giardino, la cucina e i menù, l’attività di volontariato, l’inserimento nel mondo del lavoro e naturalmente il progetto di Lama di Reno di formazione alla produzione in pelle per la moda. Gli intervenuti hanno così potuto fare domande su diversi aspetti del progetto e in generale sull’attività di accoglienza.

Alla serata ha collaborato Radio Frequenza Appennino, che ha organizzato un DJ Set basato sull’esperienza di Folilà, la trasmissione prodotta insieme a richiedenti asilo del Distretto di Porretta Terme. Ognuno degli ospiti aveva scelto la propria canzone da trasmettere, e così si sono ascoltati brani di Yussou N’dour, Ali Farka Touré, Alpha Blondy, mentre un giovane del Burkina Faso inaspettatamente ha scelto Oh Sole mio, da lui scoperta durante una lezione di Italiano.
Infine, il musicista Kalifa Koné ha suonato dal vivo il suo strumento, la Kora, facendo risuonare le musiche del Mali tra le colline dell’Appennino.

Tra un bicchiere di prosecco, una pizzetta e una chiacchiera, con i bambini che giocavano a nascondino nel giardino, le due ore sono passate in fretta e le persone sono andate a casa con qualche informazione in più, mentre gli ospiti sono rimasti a mettere in ordine, con la consapevolezza di avere forse cominciato stringere qualche nuova conoscenza.

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26 luglio 2016

Apre il polo formativo di Lama di Reno!

 

Simone-Cipriani

Il 16 luglio è stato aperto a Marzabotto il Polo sperimentale di formazione e accoglienza promosso dalla cooperativa Lai-momo e da Ethical Fashion Initiative, il programma dell’agenzia delle Nazioni Unite “International Trade Centre”.

Il progetto è nato per offrire un’opportunità di formazione laboratoriale nel settore della moda a un gruppo di richiedenti asilo accolti presso diverse strutture dell’area metropolitana bolognese. L’idea è di avviare un’esperienza formativa e produttiva, integrando ai servizi di accoglienza percorsi di qualificazione professionale e occasioni di impiego, in Italia e, in caso di volontà di rientro, nei Paesi di origine, dove il programma delle Nazioni Unite ha in corso differenti produzioni.

Ethical Fashion Initiative, infatti, a partire dal 2009 porta grandi stilisti internazionali, come Vivienne Westwood e Stella McCartney, a produrre parte delle loro collezioni in Africa e ad Haiti. Il progetto garantisce standard di lavoro etici in tutta la filiera lavorativa, che impiega principalmente donne. Attraverso il proprio lavoro e i salari giusti ricevuti, le lavoratrici e i lavoratori hanno la possibilità di accedere al sistema sanitario nazionale e di garantire l’accesso all’istruzione ai propri figli.

La collaborazione tra Ethical Fashion Initiative e Lai-momo ha avuto inizio alla fine del 2015 con Generation Africa: nella cornice di Pitti Immagine Uomo hanno sfilato sulla passerella le creazioni di quattro stilisti africani e, tra gli indossatori professionisti, sfilavano 3 richiedenti asilo “bolognesi” selezionati in base all’altezza e all’aspetto fisico.

In questi giorni il primo gruppo di ospiti si è trasferito nella struttura: si tratta di persone provenienti da Pakistan, Senegal, Bangladesh, Guinea, Burkina Faso e di età compresa tra i 19 e i 30 anni. Alcuni di loro hanno esperienze pregresse come sarti nel Paese di origine o hanno imparato a tessere prodotti di abbigliamento durante il periodo trascorso il Libia.

Durante l’inaugurazione, il Sindaco Romano Franchi ha spiegato come il progetto, senza oneri per il Comune di Marzabotto, possa contribuire al percorso di riqualificazione della frazione e ha ricordato come le colline che circondano Lama di Reno hanno visto uomini e donne attivi contro l’occupazione nazista che aveva alla base un’ideologia razzista.

Macchina da cucire

Andrea Marchesini ha affermato: “Non è un progetto facile, perché ha una componente di innovazione molto forte. Ci sono state alcune critiche, e a criticare si fa presto. Noi, intanto, abbiamo investito e lavorato perché oggi si potesse aprire: vorremmo davvero che si creassero occasioni di incontro con la comunità locale e per questo proponiamo di realizzare attività di socializzazione con i cittadini e di volontariato per la manutenzione del territorio.”

All’evento ha partecipato, oltre al vicesindaco della Città Metropolitana di Bologna Massimo Gnudi, la deputata Marilena Fabbri, che ha sottolineato l’interesse dal punto di vista nazionale di questa sperimentazione. Il responsabile dei progetti di Cultura e Sviluppo della Commissione europea Giorgio Ficcarelli, arrivato quella mattina da Bruxelles, ha spiegato che “la Commissione dedica una grande attenzione allo sviluppo dei paesi emergenti, ed è fortemente interessata al monitoraggio di questo percorso.”

Infine, il direttore di Ethical Fashion Initiative, Simone Cipriani, in un “vulcanico” intervento ha illustrato l’iniziativa da lui fondata, il successo che ha riscosso presso grandi stilisti e, di conseguenza, le ricadute positive per le popolazioni locali. Ha poi richiamato lo spirito del progetto di formazione alla Lama, ricordando che l’Africa è un continente popolato da giovani, e i giovani, che guardano al futuro, non potranno essere fermati da nessun muro, mare o politica migratoria se non si creeranno le condizioni perché essi stessi possano costruire un futuro dignitoso.

Ora, con i primi richiedenti asilo, comincia l’inserimento nella comunità della Lama. La prossima settimana, mercoledì 27 luglio dalle 18 alle 20, si terrà una serata di incontro/aperitivo nel parco della struttura, per cominciare a conoscersi davvero.

Polo formativo di Lama di Reno-2

 

 

 

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