12 ottobre 2021

Lampedusa ospita il modulo finale della School sul ruolo del settore privato nella giusta transizione

Il 5 ottobre si è chiusa la International School on Migration 2021 con l’ultimo modulo, svolto in presenza a Lampedusa. Quest’isola di frontiera, sfondo degli incontri/scontri che stanno ridefinendo il destino dei popoli del Mediterraneo, è capofila del progetto europeo Snapshots from the Borders, nell’ambito del quale è stata organizzata la School. Con essa condivide l’obiettivo di migliorare la comprensione dei fenomeni migratori e le complessità dell’integrazione, identificata oggi come uno dei pilastri delle politiche di sviluppo sostenibile. Lampedusa ha ospitato una tre giorni di attività educative focalizzate sull’approfondimento del ruolo del settore privato proprio nella transizione giusta. A precedere i seminari la giornata di commemorazione del naufragio del 3 ottobre 2013 nel quale persero la vita 368 persone in viaggio dall’Africa verso l’Europa. Alla commemorazione, che ha incluso anche un momento di riflessione alla Porta d’Europa e la deposizione di una corona di fiori nel luogo del naufragio, hanno partecipato Vito Fiorino, il pescatore che per primo ha dato l’allarme la notte del naufragio e ha salvato 48 persone, ora attivo nelle attività di sensibilizzazione, e Totò Martello, sindaco di Lampedusa e Linosa, che ha presentato il Percorso della Pace istituito tra i diversi luoghi dell’isola.

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A seguire,  il 4 e il 5 ottobre le sessioni educative hanno coinvolto docenti di economia e moda e rappresentanti del settore privato per approfondire le strategie di sviluppo sostenibile e giustizia sociale attuate da questa fetta del mondo produttivo. Il Prof. Piergiuseppe Morone ha moderato l’incontro del 4 che ha ospitato i saluti di Gian Luca Galletti – vice presidente di Emil Banca e già Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare –, una presentazione di Marco Frey – Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese presso la Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa e presidente della fondazione Global Compact Italia e dell’organizzazione Cittadinanzaattiva  – e un tavolo di discussione con Simone Cipriani – fondatore di Ethical Fashion Initiative –, Sofia Arena – compliance specialist di Fendi –, Byron e Dexter Pearts – co-fondatori di Goodee  – e Roberta Marsi – Head of Corporate PR and General Services presso DHL Express Italia. Le presentazioni hanno evidenziato il ruolo fondamentale del settore produttivo nel processo di decoupling con il quale le aziende abbandonano lo sfruttamento intensivo delle risorse e attuano metodi innovativi di produzione che combinano modello circolare ed economia verde. Gli ospiti hanno presentato il contributo delle proprie aziende alla creazione di capitale sociale e culturale non solo nel Nord del mondo ma anche, e soprattutto, nel Sud, nell’ottica di un piano d’azione diffuso e integrato che non lasci indietro nessuno. Queste aziende si impegnano ad attuare il cambio di passo necessario a combinare crescita economica, ambientalismo, e sostegno alle categorie fragili in quadro internazionale che, come sottolineato da Frey, presenta ancora notevoli criticità. Questi temi sono tornati nell’ultima sessione del 5 ottobre a cui ha partecipato Alessandra Vaccari – Professore Associato di Storia e Teoria della Moda presso l’Università IUAV di Venezia – e moderata da Sandra Federici, organizzatrice della School e direttrice di Africa e Mediterraneo. Come emerso anche durante la tavola rotonda, la moda è un settore chiave della transizione giusta e il banco di prova critico di strategie efficaci di responsabilità sociale e inclusività. In seguito, Andrea Marchesini Reggiani, Presidente della cooperativa Lai-momo, fondatore del laboratorio Cartiera e membro del Comitato di Esperti per il supporto al G20 Ambiente, ha proposto una riflessione riassuntiva sul percorso fatto, spiegando che è stata proprio l’esperienza di Cartiera, in cui l’integrazione lavorativa dei migranti si è unita all’applicazione dei principi dell’economia circolare grazie al recupero dei materiali dismessi dalle case di moda, a far nascere l’esigenza di dedicare la scuola agli aspetti sociali della transizione ecologica. Subito dopo, il Prof. Morone ha presentato un breve approfondimento sulla valutazione d’impatto ambientale e una sua applicazione concreta ad alcune specifiche attività di Cartiera. A conclusione, un saluto di Laura D’Aprile, Direttrice Generale per l’Economia circolare del Ministero italiano della Transizione ecologica, e di Totò Martello, Sindaco di Lampedusa..

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Lampedusa hosts the final module of the School on the role of private companies in the just transition

The last module of the International School on Migration 2021 took place in Lampedusa on 5 October. This frontier island, the backdrop of the encounters and clashes that are shaping the destiny of Mediterranean populations, is principal partner of the European project Snapshots from the Borders, within which the School was organized. The project shares the School’s goal of improving the knowledge of migration phenomena and the complexities of integration, which is today identified as one of the pillars of sustainable development policies. Lampedusa hosted three days of educational initiatives on the role of the private sector in the just transition. Preceding the seminars, there was the Day of Remembrance of the October 3rd shipwreck, when 368 persons lost their lives as they crossed the Mediterranean to reach Europe from Africa. The event, that included a moment of reflection at Porta d’Europa and the deposition of a wreath of flowers in the site of the shipwreck, saw the participation of Vito Fiorino, the fisherman who was the first person to alert the authorities on the night of the tragedy and who saved 48 migrants, now an activist, and Totò Martello, the Mayor of Lampedusa and Linosa, who introduced the Pathway to Peace that connects several sites on the island.

The seminars of 4 and 5 October involved economists, fashion scholars, and representatives of private companies to discuss the social justice and sustainable development strategies that are being implemented by this sector. Professor Piergiuseppe Morone moderated the first session that included remarks by Gian Luca Galletti – Vice President of Emil Banca and Italy’s former Minister of the Environment –, a presentation by Marco Frey – Full Professor of Economics and Company Management at Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna of Pisa and Chairman of Global Compact Italia and Cittadinanzaattiva – and a roundtable with Simone Cipriani – founder of the Ethical Fashion Initiative  –, Sofia Arena – compliance specialist at Fendi –, Byron and Dexter Pearts – co-founders of Goodee – and Roberta Marsi – Head of Corporate PR and General Services, DHL Express Italia. The session highlighted the essential role of the private sector in the decoupling process with which companies are shifting from an intensive exploitation of resources towards innovative models that combine the green and circular models. Our guests illustrated how their respective companies are contributing to producing social and cultural capital not only in the Northern hemisphere, but increasingly in the South, in the framework of integration that aims at leaving no one behind. These companies have committed to enact the change of pace needed to combine economic growth, environmentalism, and support of vulnerable communities in an international context that, as underlined by Fray, still presents several criticalities. These themes also animated the 5 October session that featured a talk by Alessandra Vaccari – Associate Professor of Fashion History and Theory at IUAV University, Venice – and was moderated by Sandra Federici, organizer of the School and director of Africa e Mediterraneo. Continuing the conversation began at the roundtable, this session confirmed the key role of the fashion industry in the just transition. Andrea Marchesini Reggiani – Chairman of the Lai-momo cooperative, founder of the Cartiera laboratory and member of the Committee of Experts for the Support the G20 Environment in Italy – took the floor to comment on the accomplishments of this edition of the School, explaining how the experience at Cartiera, where the work integration of migrants includes learning to apply circular economy principles to use deadstock from fashion houses, inspired the themes of this year’s edition of the School. Prof. Morone commented on impact evaluation and its application at Cartiera. Finally, Laura D’Aprile – Directorate General for the Circular Economy of the Italian Ministry for the Ecological Transition – and Totò Martello – Mayor of Lampedusa – offered some concluding remarks.

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06 ottobre 2021

La notte e il giorno della memoria a Lampedusa: un impegno per il futuro

Abbiamo partecipato anche quest’anno a Lampedusa alle celebrazioni in ricordo della strage del 3 ottobre 2013 in cui, a sole due miglia della costa di Lampedusa, morirono 368 persone.

Non ci stancheremo mai di continuare a ricordare, da questa isola, a chiedere alla comunità internazionale a dare risposte concrete“, ha detto Tareke Brhane del Comitato 3 ottobre, mentre Totò Martello, Sindaco di Lampedusa, ha denunciato il mancato impegno della politica, in particolare europea, nell’affrontare il fenomeno dell’immigrazione con un approccio strutturale e non emergenziale, per arrivare ad avere un’immigrazione ordinata, regolare e sicura, come previsto dal Global Compact on Migration promosso dalle Nazioni Unite nel 2018. Solo così si potranno interrompere le tragedie del mare dovute alla migrazione irregolare. Lampedusa fa la sua parte, ha detto, ma non può più essere l’unica a far fronte alle conseguenze di questa cecità politica.

Lampedusa - 2021 - Mathias Marchioni

Estremamente toccante e partecipato il momento di raccoglimento nella notte tra il 2 e il 3, alle 3,15, orario del naufragio del 2013, al memoriale con i nomi dei 368 morti voluto da Vito Fiorino, il pescatore che assieme ai suoi compagni per primo ha dato l’allarme e salvato 48 persone sulla sua barca omologata per 9 persone.

La mattina del 3 c’è stato un primo incontro – in piazza Castello – con gli studenti. Poi, per la commemorazione non c’è stata nessuna marcia lungo le strade dell’isola, a causa delle misure sanitarie, ma le numerosissime persone presenti sono andate autonomamente alla Porta d’Europa.  Qui si è svolta una preghiera interreligiosa e l’inaugurazione del restauro del monumento di Mimmo Paladino che, installato nel giugno 2008, necessitava di un’azione di recupero. Poi con varie barche dei pescatori, i/le partecipanti si sono recati/e sul punto del naufragio a deporre una corona di fiori. Proprio in quel momento era in corso un’azione di recupero di un piccolo gommone da parte della Guardia Costiera, mentre al Molo Favaloro altri migranti stavano scendendo a terra per essere soccorsi e seguire le procedure mediche e legali consuete.

Lampedusa - 2021 - Mathias Marchioni

Oltre ad alcuni superstiti e parenti delle vittime, ad associazioni, autorità civili, religiose e militari e a studenti di 22 paesi, sull’isola erano presenti anche undici madri tunisine che cercano i loro figli scomparsi durante il viaggio verso l’Europa. Durante la cerimonia della notte hanno deposto la Couverture de la Mémoire fatta di 368 quadretti realizzati con l’uncinetto, a partire dalla Coperta di Yusuf, nata a Lampedusa all’indomani dell’annegamento del piccolo Yusuf, ennesima vittima del mare. Ogni “mattonella” che compone la coperta rappresenta la storia di una persona perduta lungo la rotta migratoria e ricorda una persona che ancora si ricerca e per cui si chiede verità e giustizia.

Lampedusa - 2021 - Mathias Marchioni

Nel pomeriggio è stato inaugurato il Percorso della Pace, creato sull’isola nell’ambito del progetto Snapshots from the Borders unendo in un cammino ideale i vari luoghi non solo per ricordare, ma per costruire vie positive di convivenza.

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Tutte le foto nel presente articolo sono a cura di Mathias Marchioni

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28 settembre 2021

Uno sviluppo sostenibile centrato sulle persone: il terzo modulo dell’ISoM approfondisce il ruolo delle autorità locali nella transizione verde

Il terzo modulo della International School on Migration 2021, tenutosi a distanza il 24 settembre, ha lasciato spazio alle autorità locali che hanno discusso delle strategie regionali e municipali per attuare la transizione verde. Come già evidenziato nel corso del primo modulo dalla dott.ssa Marta Foresti, questo processo richiede il coinvolgimento diretto e continuo delle città, molte delle quali stanno sviluppando azioni dal basso di resilienza sociale e lotta al cambiamento climatico. Si tratta di soluzioni efficaci che, per la prima volta, integrano ambientalismo e giustizia sociale. Le sfide tuttavia non mancano; il coinvolgimento locale è disomogeneo e le competenze messe in campo spesso inadeguate. C’è dunque bisogno di migliore coordinamento, finanziamenti adeguati e formazione.

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Luigi di Marco, analista di politiche presso AsviS, ha moderato la sessione mattutina dedicata al ruolo delle municipalità nel processo di inclusione e coesione sociale. La prima ospite è stata  Gemma Pinyol-Gimenéz, responsabile per le politiche sulla migrazione e la diversità di InStrategies, il think tank spagnolo che crea innovazione sociale inclusiva. Pinyol-Gimenéz ha parlato dell’importanza di adottare un approccio interculturale alla questione dell’integrazione dei migranti nelle contesti urbani. Tale approccio garantisce che siano rispettati i principi di uguaglianza, rispetto delle differenze e pari opportunità e allo stesso tempo attuati gli obiettivi mondiali di sviluppo sostenibile. La nostra ospite ha descritto l’interculturalità come un principio innovativo che mette in atto azioni intersezionali per farsi carico di esigenze reali come quella di costruire comunità più solide e solidali. A seguire è intervenuto Matthew Bach, coordinatore per la giusta transizione dell’ICLEI. Bach ha presentato le iniziative della sua associazione in materia di giustizia ambientale, iniziative che si allineano con quelle attuate da InStrategies con cui ICLEI condivide la missione di fare in modo che le politiche municipali integrino i principi della giustizia sociale, dell’inclusione e dell’uguaglianza. Bach ha posto l’attenzione su alcuni comuni europei virtuosi che attuano iniziative in grado di unire sostenibilità ambientale e sociale e fatte su misura per i territori. Ma resta ancora molto da fare per diffondere, a livello urbano, una cultura condivisa di ambientalismo socialmente solidale.

La sessione pomeridiana è stata moderata da Anna Lisa Boni, Segretario Generale di EUROCITIES, la rete di 200 comuni europei che promuove la diplomazia cittadina e politiche di benessere diffuso e inclusivo. La sessione ha ulteriormente approfondito i temi emersi nella mattinata con gli interventi di Fátima Fernández – Segretario di UCLG Barcelona, la più vasta organizzazione di autorità governative locali e regionali – Norbert Ciperle – consigliere comunale a TraiskirchenCONTROLLARE NOME in Austria – e Cristian Vasile – responsabile per gli affari esteri presso la municipalità di Constanza in Romania. Gli ospiti hanno   descritto le strategie attuate dalle rispettive autorità cittadine per rispettare gli obiettivi dell’Agenda 2030. Il messaggio emerso da questo modulo è chiaro: i governi locali hanno il polso del territorio e la visione migliore per creare opportunità di crescita collettiva basate sui valori della cooperazione, della solidarietà, della difesa dei diritti umani e dell’armonia sociale che siano, allo stesso tempo, in linea con le esigenze ambientali del nostro momento storico. È dunque necessario migliorare la coordinazione e lo scambio con le istituzioni nazionali e internazionali affinché il percorso di sviluppo sostenibile avvenga nel nome dell’integrazione e della resilienza sociale.

La sessione finale del modulo è stata dedicata al terzo appuntamento del programma di formazione sulla Valutazione di Impatto Sociale curato da Ashoka Italia.

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People-centred sustainable development: the ISoM examines the role of local authorities in the green transition

The third module of the International School on Migration 2021, held remotely on September 24, gave the floor to local authorities to better understand how they put the green transition into action. As already evidenced by Dr. Marta Foresti in Module 1, cities are the at forefront of this process and are indeed developing bottom up solutions to improve social resilience and combat climate change. These solutions are an example of a successful intersection of justice and environmentalism. However, they face a number of challenges, showing different levels of commitment and skills that highlight a need for better coordination, funding and training.

The morning session was moderated by Luigi di Marco, policy analyst at AsviS Secretariat, and delved into the role of municipalities in fostering migrant inclusion and social cohesion. The first speaker was Gemma Pinyol-Gimenéz, Head of Migration Policies and Diversity at InStrategies, the Spanish think tank creating inclusive social innovation. She made a strong case for adopting an intercultural approach to migrant integration at the municipal level, which ensures equality, positive interaction, and respect for diversity, while fitting into the sustainable development goals agenda. For Pinyol-Gimenéz, interculturalism is innovative and addresses real, on-the-ground needs for intersectional actions that preserve differences while building community. The second presentation was given by Matthew Bach, who coordinates work for the just transition at ICLEI. Bach introduced ICLEI’s work on urban environmental justice, which aligns with that of InStrategies in that it also promotes justice, inclusion, diversity and equity at city level. He provided a number of examples of municipalities across Europe that have put in place site-specific initiatives to harmonize social and environmental sustainability. But more work needs to be done.

The afternoon session was moderated by Anna Lisa Boni, the Secretary General of EUROCITIES, which gathers 200 cities across Europe with the mission of maximizing well-being for all. It followed up on the theme of the morning with presentations by Fátima Fernández – UCLG World Secretariat Barcelona, Spain, the world’s largest organization of local and regional authorities – Norbert Ciperle – city councilor of Traiskirchen Municipality, Austria – and Cristian Vasile – Foreign Affairs Officer of Constanta Municipality, Romania. The speakers illustrated how their respective municipalities carry out the specifications of the 2030 Agenda. The message is clear that coordination and exchange should be improved so that local governments can bring a new perspective based on cooperation, human rights, solidarity, and peace to the sustainable development agenda.

Finally, the participants joined Ashoka for the third project work session on Social Impact Assessment.

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21 settembre 2021

Le sfide della crescita inclusiva all’International School on Migration

Il secondo modulo della International School on Migration 2021, tenutosi a distanza venerdì 17 settembre, ha affrontato il tema della trasformazione del lavoro e delle competenze in chiave inclusiva.

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Francesco Quatraro – professore ordinario di economia dall’Università di Torino – ha aperto i lavori con una lezione sulle sfide dell’inclusione sociale nella crescita verde. La transizione richiede infatti l’elaborazione di soluzioni puntuali basate contemporaneamente su fattori locali e globali che tengano conto di una vera e propria rivoluzione e anche contrazione temporanea del sistema lavoro. Le misure di welfare devono dunque essere al cuore della transizione ecologica per garantire ai soggetti più esposti al cambiamento i mezzi per avere una vita dignitosa. Tra questi, i migranti e rifugiati occupano un posto di primo piano, essendo doppiamente spiazzati – non solo dal punto di vista occupazionale, ma anche da quello socio-culturale. Alessia Lefebure, secondo ospite della sessione mattutina e preside di Agrocampus Ouest – l’Istituto Agrario Francese –, ha posto l’accento proprio sulla necessità di facilitare l’integrazione socio-economica di questi soggetti – prevista dall’SDG 4 (promuovere pari opportunità e istruzione equa per  tutti) – e sulle scarse misure ad oggi implementate nel Nord del mondo per rispettare gli obiettivi della Convenzione di Lisbona che stabilisce il diritto all’istruzione e alla formazione professionale per tutti. Nel quadro di una transizione trainata da innovazione tecnologica e competenze altamente specialistiche, Lefebure ha insistito sulla necessità di introdurre un modello che tuteli i diritti dei meno competenti, in cui quindi il lavoro qualificato non sia una barriera alla conquista del benessere diffuso. Ha concluso il suo intervento con un bel video [https://www.youtube.com/watch?v=2_uZ8AZfPTU ] che ben raccoglie il messaggio della transizione giusta.

La sessione pomeridiana ha invece approfondito il tema del giorno con un focus sull’economia circolare, le energie rinnovabili e il cambiamento climatico. Ne hanno parlato, con la moderazione di Toloue Miandar della Bologna Business School, Alessandra Bonoli, professoressa ordinaria di Ingegneria Meccanica all’Università di Bologna, Bezawit Eshetu, rappresentante per l’Etiopia presso l’African Circular Economy Network e Circular Economy Pioneer presso la Ellen MacArthur Foundation, Maria Alessandra Ancona, ricercatrice presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale all’Università di Bologna e Salvatore Pascale, ricercatore presso il Dipartimento di Fisica e Astronomia all’Università di Bologna. Il Green Deal Europeo e le iniziative africane hanno messo in  evidenza un quadro complesso di pratiche diffuse che stanno già intervenendo sulla configurazione del mondo del lavoro, pur con difficoltà legate, nel caso africano, alla mancanza di una leadership centralizzata e del know-how necessario ad implementarle e coordinarle a livello continentale.

Sabato 18 si è poi tenuta la seconda sessione del programma di formazione sulla Valutazione di Impatto Sociale a cura di Ashoka Italia.

 

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The challenges of inclusive growth at the International School on Migration

The second module of the International School on Migration 2021, held remotely on Friday 17 September, focused on the theme of an inclusive job transformation.

Francesco Quatraro – Full Professor of Economics at Turin University – opened the morning session with a talk on the challenges of social inclusion and green growth. The transition requires developing precise solutions based, at the same time, on local and global factors that implement a real revolution while also causing a temporary contraction of the job market. Welfare policies should, therefore, be at the heart of the green transition as a measure to ensure that the persons risking the worst effects of this change have the means for a dignified living. These include migrants and refugees who are geographically and socio-culturally displaced. Alessia Lefebure, the second guest and Dean of Agrocampus Ouest – the French Institute for agricultural sciences –, drew attention to the importance of fostering the social and economic integration of these people – the topic of SDG 4 (ensure inclusive and equitable quality education for all) – and on the limited measures that have been taken in the Northern hemisphere to implement the objectives of the Lisbon Convention, which guarantees fair education and training to all students. In the framework of a transition driven by technological innovation and highly-skilled competences, Lefebure emphasized the need to introduce a paradigm that protects the right of under-skilled or unskilled laborers, where qualification is not a barrier to reach widespread wellbeing. The speaker concluded her presentation with a video [https://www.youtube.com/watch?v=2_uZ8AZfPTU ] that captures the ethical message of a just transition.

The afternoon session focused on the circular economy, renewable energy implementation, and climate change. Toloue Miandar of Bologna Business School moderated the panel that included Alessandra Bonoli – Full Professor of Raw Materials Engineering at Bologna University – Bezawit Eshetu – Ethiopia’s Country Representative at the African Circular Economy Network and Circular Economy Pioneer at the Ellen MacArthur Foundation – Maria Alessandra Ancona – Junior Assistant Professor of Energy Systems and Power Generation at Bologna University – and Salvatore Pascale, Junior Assistant Professor at the Department of Physics and Astronomy, Bologna University. The examples of the European Green Deal and African initiatives evidenced a complex framework of widespread practices that are already changing the  industry and its labour dynamics, although with difficulties due, in the African case, to the lack of centralized leadership and the know-how needed to implement and coordinate them at the continental level.

Saturday 18 Ashoka Italia hosted the second session of the training programme on Social Impact Assessment.

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14 settembre 2021

Prendersi cura dei fragili per curare il pianeta: il primo giorno della International School on Migration affronta il tema della giustizia sociale

Venerdì 10 settembre si è tenuto il modulo inaugurale della International School on Migration 2021 dedicata agli aspetti sociali della transizione ecologica. L’evento, aperto da Andrea Marchesini Reggiani – direttore del comitato organizzativo, esperto di sostenibilità e presidente della cooperativa Lai-momo – ha visto la partecipazione di Elly Schlein, Vice Presidente della Regione Emilia-Romagna, un punto di riferimento per chi si occupa di diritti umani e della migrazione.

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Quattro ospiti hanno partecipato a questa prima giornata, finalizzata a introdurre i temi della Scuola, con particolare attenzione ai rapporti Europa-Africa. La sessione mattutina dei lavori è stata moderata da Sören Bauer, direttore del think tank Revolve Circular, un’associazione austriaca che promuove l’economia circolare, con particolare attenzione all’Africa. Bauer ha presentato Grammenos Mastrojeni, Vicesegretario dell’Unione per il Mediterraneo, che ha parlato di migrazione e cambiamento climatico. Mastrojeni ha discusso soprattutto dei rapporti causali che collegano migrazioni umane e stress ambientale, spiegando che le crisi hanno impatti più violenti sulle zone socialmente fragili dove la sopravvivenza dipende in modo diretto dal mantenimento degli equilibri ambientali. Ha dunque enfatizzato la necessità di immaginare la transizione ecologica come un’operazione sistemica in cui la difesa dei diritti umani è una componente imprescindibile dei programma di sviluppo sostenibile. Il principio che “i muri non funzionano” – per citare Mastrojeni – è stato ripreso da Marta Foresti, direttrice del think tank ODI Human Mobility Initiative Europe e seconda ospite della mattinata. Foresti ha spiegato che bisogna integrare sviluppo e migrazione attraverso policy di gestione adeguate alla situazione eccezionale in cui flussi consistenti di persone si muovono sulla spinta di fenomeni ambientali catastrofici. In particolare, Foresti ha portato l’esempio di alcune iniziative transcontinentali e pratiche di comunità lanciate da attori non governativi e da sindaci di singole città che sviluppano sul campo misure di resilienza e adattamento urbano. Interdipendenza, cooperazione, solidarietà e diritto a un’esistenza dignitosa sono state anche le parole chiave della sessione pomeridiana, moderata da Giovanni Bettini, docente del centro per le “International Development and Climate Politics” dell’Università di Lancaster. Gli speaker sono stati François Gemenne, direttore dell’Osservatorio Hugo sul Cambiamento Climatico e la Migrazione presso l’Università di Liegi, e Nisreen Elsaim, Coordinatrice del Gruppo di giovani consiglieri attivisti per il cambiamento climatico delle Nazioni Unite. Gemenne ed Elsaim hanno posto l’accento sull’impatto negativo delle narrazioni mainstream sui legami tra cambiamento climatico e migrazione sulla percezione della portata sistemica e globale del fenomeno. Ancora una volta, i loro interventi hanno fatto emergere l’importanza di pensare la transizione come ambientale e sociale allo stesso tempo, un impegno da attuare nel presente per garantire a tutti un domani più giusto, prospero e inclusivo.
Ogni intervento è stato seguito da un lungo dibattito che ha coinvolto la platea di partecipanti provenienti da diversi paesi europei e africani che si sono poi incontrati in forma virtuale anche sabato 11 settembre per partecipare alla prima sessione del programma di formazione sulla Valutazione di Impatto Sociale condotto da Ashoka Italia.

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Taking care of the vulnerable to take care of the planet: the first day of the International School on Migration tackles social justice

The opening day of the International School on Migration 2021 took place last Friday, 10 September. The event, which looks into the social dimension of the environmental transition, was opened by Andrea Marchesini Reggiani – head of the organizing committee, sustainability expert, and president of Lai-momo cooperative – and Elly Schlein, Vice President of Emilia-Romagna region and an advocate of human rights.
Four speakers took the floor during the engaging first module on Europe-Africa relations that laid down the foundational notions of the four-module educational initiative. The morning session was moderated by Sören Bauer, head of Revolve Circular, the Austrian not-for-profit media think tank that creates knowledge on the circular economy with a focus on Africa. Bauer introduced Grammenos Mastrojeni, Deputy Secretary of the Union for the Mediterranean, who talked about migration in the context of our ongoing environmental disruption. Mastrojeni pointed to the causal and reciprocal relationship between increased human mobility –  what he says is wrongly labeled “climate migration” – and environmental stress, explaining that crisis hits harder in socially-fragile areas where survival is directly dependent on ecosystem balance. He thus stressed the need to address the green transition as a systemic operation rooted in the knowledge that human rights are at the heart of sustainable development. Mastrojeni’s uncompromising statement that “walls do not work” was taken up by Marta Foresti, director of ODI Human Mobility Initiative Europe. Foresti talked about the need to integrate development and migration in the framework of inadequate European management policies, focussing on the positive example of non-state actors and the mayors of individual cities developing resilient strategies to adapt to fast urban changes. Interdependence, cooperation,  solidarity, and the right to a dignified existence were also the keywords of the afternoon session moderated by Dr. Giovanni Bettini, who teaches at the International Development and Climate Politics center at Lancaster University. The speakers were François Gemenne, director of the Hugo Observatory on Climate Change and Migration at Liège University, and Nisreen Elsaim, Chair of the United Nations’ Youth Advisory Group on Climate Change. Gemenne and Elsaim highlighted the need to change the narrative on climate change and migration in favor of a clear claim that environmental justice is social justice and that achieving social justice in the presence is an insurance for a more inclusive, prosperous, and equitable tomorrow.
The presentations generated a lively debate involving participants from several African and European countries, who convened again on Saturday 11 September to attend Session 1 of our training programme on Social Impact Assessment led by Ashoka Italia.

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01 settembre 2021

Territori di confine e migrazione: 8 residenze artistiche per esplorarne i legami

Sono territori di confine, toccati dai flussi migratori che confluiscono verso l’Europa. È da questo particolare aspetto che partono 16 artisti in residenza selezionati per lavorare in 8 comuni sui temi della migrazione e dell’integrazione in Bulgaria, Slovenia, Austria, a Cipro, in Ungheria, Romania, Grecia e Italia. Tra la primavera e l’autunno del 2021, si stanno svolgendo queste residenze artistiche negli otto territori coinvolti nel progetto Clarinet.

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Residenza artistica a Črnomelj, Slovenia

Il progetto Clarinet è infatti entrata nella sua fase finale: è arrivato il momento di mettere in pratica le buone pratiche scambiate e condivise dall’inizio del progetto, in particolare attraverso il Premio Clarinet rivolto agli Enti Locali Europei per Campagne Di Comunicazione su Migrazione e Integrazione e il Manuale di Storytelling positivo sulla migrazione per enti locali. Dopo aver concluso percorsi di formazione specifici sulla comunicazione della migrazione, gli enti locali partner, in collaborazione con organizzazioni della società civile locali, hanno identificato le problematiche prioritarie e sviluppato un piano di azione su questi temi. La prima tappa di questo piano consiste nella realizzazione di una residenza artistica in loco, a partire dalla quale si costruirà una campagna di comunicazione locale.

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L’artista Ifigenia Papageorgiou in residenza a Limassol, Cipro

Le residenze artistiche sono coordinate da BJCEM – Biennale des Jeunes Créateurs de l’Europe et de la Méditerranée che, grazie alla sua expertise nel settore, guida i partner attraverso le diverse tappe del processo, dalla scelta degli artisti alla realizzazione di eventi con la comunità. I progetti artistici sono tanto diversi quanto lo sono i territori europei coinvolti, e le discipline spaziano dalla scultura alla pittura, dalla fotografia al film-making, dal graffito al ricamo.

IphigeniaP_2Molti hanno scelto di occupare fisicamente lo spazio pubblico con opere d’arte che lasceranno una traccia permanente. Per esempio, sia la città di Burgas in Bulgaria che il comune di Črnomelj in Slovenia hanno sviluppato un concetto di panchina pubblica capace di accogliere chi passa e raccontandogli qualcosa sui migranti che vivono, hanno vissuto o attraversato il loro luogo di vita. Nel comune di Limassol a Cipro è stato realizzato un murales usando tecniche miste su un muro del paese. Al centro del progetto artistico c’è sempre un legame forte e concreto con la storia del territorio. Così a Burgas, le opere testimoniano della presenza di stranieri lungo i secoli nella città in quanto porto commerciale. Nella provincia di Baranya in Ungheria, la residenza si articola attorno alla presenza di un’importante comunità Rom, parte integrante della popolazione. A Traiskirchen in Austria, hanno collaborato un artista afghano, rifugiato nel paese, e un artista austriaco, lavorando insieme sulla storia personale del primo. In Romania, i due artisti si sono interfacciati con mediatori interculturali e migranti provenienti dalla Siria per sviluppare opere visive che li rappresentino appieno. A Lampedusa invece, lo scultore Guglielmo Vecchietti Massacci realizzerà una scultura dedicata a tutti i migranti che attraversano il Mediterraneo per trovare la libertà.

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Nemat e suo figlio Hikmat nel progetto “Blackbox inverted” con Victor Jaschke in residenza a Traiskirchen, Austria

Si possono trovare informazioni dettagliate su ogni residenza artistica sulla pagina dedicata del sito di Clarinet, aggiornata regolarmente.

Nei prossimi mesi, saranno realizzate campagne di comunicazione locali su migrazione e integrazione in ognuno di questi territori, basate sulle riflessioni aperte nell’ambito delle residenze artistiche e utilizzando le opere d’arte prodotte.

Intercultural mediator & tour

Victoria Ghilas e Constantin Rusu in residenza a Constanta, Romania

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31 agosto 2021

I partner della School

L’International School on Migration 2021 vanta una solida rete di partner che sostengono e diffondono il messaggio di sviluppo socialmente sostenibile di cui si fa portavoce. Ogni partner promuove il principio della creazione di lavoro condiviso e crescita orizzontale in ambito locale, nazionale e internazionale, portando avanti le tematiche sociali dell’Agenda 2030 nel mondo dell’imprenditoria e della formazione.

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Global Compact Italia è la fondazione delle Nazioni Unite che diffonde in Italia la cultura della cittadinanza d’impresa e della sostenibilità espresse nel Global Compact internazionale. GCI tutela l’ambiente e i diritti umani e dei lavoratori, supportando gli Obiettivi Globali di sviluppo sostenibile grazie al contributo di una rete di oltre 400 di sostenitori e volontari che nel 2020 hanno incluso, tra gli altri, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare e UN Women.

Associazione Coordinamento Agende 21 Locali Italiane promuove lo sviluppo equo e durevole tramite azioni di informazione, sostegno e lobbying che sensibilizzano gli stakeholder del territorio sull’importanza di conciliare crescita economica e tutela della natura e della cittadinanza.   

Kyoto Club è un’associazione romana no-profit che crea conoscenza e promuove interventi per il consolidamento di una cultura d’impresa e sociale ambientalista, valorizzando le buone pratiche di contrasto ai cambiamenti climatici.

Mercato Circolare è una start-up torinese innovativa a vocazione sociale che crea connessioni tra imprese e società civile, promuovendo l’economia circolare e lo sviluppo sostenibile tramite eventi formativi, divulgativi, workshop e sperimentazioni artistiche. 

Ashoka, nata nel 1980 in India e poi diffusasi in 89 paesi del mondo, è la rete che diffonde il messaggio di sostenibilità e innovazione della migliore imprenditoria sociale internazionale. Ashoka accompagna questi “agenti del cambiamento” visionari in un percorso di divulgazione finalizzato a generare sviluppo sociale positivo e diffuso, con una grande attenzione alla misurazione d’impatto. Ashoka Italia, partner ufficiale della Scuola, gestirà il lavoro di gruppo sulle metodologie di valutazione.

B&W: Black and White – The Migrant Trend è un’associazione di promozione sociale con sede a Roma che collabora con la rete nazionale di sartorie sociali, brand e stilisti di origine migrante, creando occasioni di formazione, divulgazione, integrazione e networking tra queste realtà e il mondo del Made in Italy.

BJCEM – Biennale des Jeunes Créateurs de l’Europe et de la Méditerranée è una rete di 47 partner che diffonde il messaggio di solidarietà, rispetto per la differenza e integrazione socio-culturale attraverso l’arte. Ogni anno BJCEM organizza un festival multidisciplinare che propone laboratori, attività formative e performance per giovani artisti da tutte le sponde del Mediterraneo.

NATION 25 è un collettivo artistico italiano e piattaforma artistica che affronta le tematiche della migrazione  in modo critico e creativo, concentrandosi, nello specifico sulle esperienze degli oltre 50 milioni di rifugiati che oggi popolano il pianeta.

CEMORE è il centro di ricerca sulla mobilità fondato nel 2003 all’Università di Lancaster per mappare e analizzare gli aspetti socio-culturali dei fenomeni migratori planetari. Il modello di ‘qualità della vita’ sviluppato dal CEMORE mette al centro della discussione i temi della sostenibilità, dell’uguaglianza, della giustizia e della responsabilità sociale che, dal 2020, confluiscono in una ricerca approfondita sui cambiamenti climatici.

La Scuola di Alta Formazione sulla sostenibilità ed economia circolare di “Unitelma Sapienza” è un’istituzione leader europea che promuove la ricerca e la formazione sui modelli di produzione e consumo non-lineare nella cornice degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. 

Abantu è una cooperativa sociale che dal 2013 porta avanti azioni di sostenibilità sociale, promuovendo lo sviluppo umano e misure di inclusione e democrazia sociale attraverso iniziative di inserimento lavorativo dei migranti orientate a contrastare il disagio e all’emarginazione. Da anni, Abantu porta avanti il laboratorio di moda etica Cartiera che produce accessori in pelle e altri materiali destinati allo smaltimento impiegando lavoratori e lavoratrici in condizione di svantaggio.

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The School’s partners

The International School on Migration 2021 relies on a network of partners that share and support the idea of socially sustainable development. Each partner promotes the goal of creating shared value and fostering horizontal growth in the fields of business and education, at the local, national, and international level and in the framework of Agenda 2030.

Global Compact Italia is the United Nations foundation that endorses the culture of business citizenship and sustainability in Italy, according to the principles of the international Global Compact. GCI safeguards the environment and human and workers’ rights, supporting the Sustainable Development Goals with the help of more than 400 partners, supporters and volunteers, which in 2020 included the Italian Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation, the Italian Ministry of Environment, Land and Sea, and UN Women.

Associazione Coordinamento Agende 21 Locali Italiane encourages equitable and long-lasting development through educational and lobbying actions that raise awareness among Italian stakeholders on the need to combine economic growth with environmental and human safety.   

Kyoto Club is a Rome-based not-for-profit association that creates knowledge and promotes actions to strengthen a socially and environmentally-oriented business culture, promoting good practices that combat climate change.

Mercato Circolare is an innovative start-up from Turin with a social vocation that fosters connections between businesses and the civil society, endorsing the circular economy and sustainable development models with educational events, workshops, and art performances. 

Ashoka is a global network launched in 1980 in India and now active in 89 countries that advocates for sustainability and innovation. Ashoka supports visionary “agents of change,” who are on a mission to generate a widespread and positive social development in the business world, focusing specifically on social impact assessment. As the official partner of the school, Ashoka Italia will lead the participants in the analysis and evaluation of submitted projects.

B&W: Black and White – The Migrant Trend is a Rome-based social promotion association that collaborates with the Italian network of tailoring workshops, brands, and designers with a migrant background, creating training and fostering connections between these realities and those of Made in Italy.

BJCEM – Biennale des Jeunes Créateurs de l’Europe et de la Méditerranée is a network of 47 partners that promotes solidarity, respect for difference and social integration through art. BJCEM organizes an annual multidisciplinary festival featuring workshops, educational activities, and performances involving young artists from all the countries of the Mediterranean.

NATION 25 is an Italian art collective and art platform that critically examines the phenomenon of international migration, focusing specifically on the experiences of more than 50 million refugees around the world.

CEMORE is the research center on mobility founded in 2003 at Lancaster University. CEMORE maps and analyzes the sociocultural aspects of planetary migrations. Its ‘good life’ model promotes sustainability, equality, justice, and social responsibility. Since 2020, CEMORE has focused on the links between climate change and migration.

The Advanced Professional Training School for Sustainability and the Circular Economy at “Unitelma Sapienza” is a leading European institution that promotes research and training on non-linear production and consumption models in the framework of the UN Sustainable Development Goals. 

Abantu is an Italian social cooperative that, since 2013, has endorsed social sustainability, supporting human development and an inclusive and democratic society by creating employment opportunities for migrants. For several years, Abantu has managed the Cartiera ethical social enterprise, where disadvantaged workers create accessories with cast-off leather and fabrics.

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27 agosto 2021

Il futuro incerto dell’imprenditoria sociale in Afghanistan: ne discuteremo nell’International School a Lampedusa

Le drammatiche vicende afgane di cui riceviamo notizia in questi giorni ci riempiono di dolore. Un paese segnato da una lunga crisi e da una difficile rinascita si trova ora ad affrontare un’emergenza di cui nessuno sa anticipare la portata, ma che, sappiamo, lascerà poco spazio all’innovazione e alla sperimentazione che hanno ispirato numerose iniziative in tempi recenti. Molte di queste sono state promosse e/o gestite da donne. Alcune, importanti, hanno interessato il settore della moda [https://www.google.com/amp/s/www.nytimes.com/2021/08/25/style/afghanistan-women-craft.amp.html] e dato vita a iniziative di collaborazione internazionale nel segno dell’emancipazione e della sostenibilità sociale.

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© Ethical Fashion Initiative

In questo contesto, come altrove nel Sud del mondo, la moda ha coagulato le energie progressiste di singoli e comunità svantaggiate, veicolando un messaggio di pari opportunità e libertà di scelta. Il design e la produzione di capi hanno permesso a una ristretta, ma ugualmente significativa comunità di creative e artigiane di conquistare una propria indipendenza non solo economica, ma simbolica e comunicativa. Ovunque la moda è una vetrina, un canale per accedere e preservare visibilità ed esercitare il diritto a un’esistenza dignitosa. In Afghanistan, è stata uno strumento di riscatto di genere e di identificazione con un’idea di identità religiosa aperta e tollerante della differenza.

Rivisitando la tradizione dell’artigianato tessile afgano, della coltivazione e della lavorazione della seta, del ricamo, imprenditrici e collaboratrici hanno tracciato un percorso di avanzamento sociale che mette in comunicazione passato, presente e futuro. Simone Cipriani, fondatore di Ethical Fashion Initiative [https://ethicalfashioninitiative.org/], incubatore di progetti di moda nato in seno alle Nazioni Unite e attivo anche in Afghanistan da oltre un decennio, identifica proprio in questa acquisizione di consapevolezza il valore più importante che la recente svolta reazionaria rischia di sopprimere. In questo articolo appena pubblicato [https://antinomie.it/index.php/2021/08/22/elicitation/], Cipriani descrive il fermento creativo ed espressivo di queste imprese con donne protagoniste, la cui sostenibilità il progetto ha rafforzato negli anni, ma anche la situazione attuale di grande incertezza e lo sconforto degli operatori e operatrici.

Ci chiediamo con angoscia cosa rimarrà di questi progetti e quale futuro si apre ora per le donne vigili, indipendenti e consapevoli dell’Afghanistan. Ne discuteremo con Cipriani nel corso del quarto modulo della International School on Migration [https://www.migrationschool.eu/programme/] dedicato alla responsabilità sociale d’impresa che si terrà a Lampedusa il 4 ottobre prossimo venturo.

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The uncertain future of social entrepreneurship in Afghanistan : we will talk about it at the International School on Migration 2021 

The tragic news from Afghanistan fill us with sorrow. A country that went through a long crisis and a difficult rebirth is now facing an emergency of unknown proportions that will leave little room to the innovation and experimentation that characterized a number of initiatives in the recent past. Many of them were launched and/or managed by women. Some important ones were in the fashion industry [https://www.google.com/amp/s/www.nytimes.com/2021/08/25/style/afghanistan-women-craft.amp.html] and sparked international networking efforts inspired by the values of emancipation and social sustainability. 

In this context, like elsewhere in the South of the world, fashion attracted the progressive energies of disadvantaged individuals and communities, channeling a message of equality and freedom of choice. Designing and making garments allowed a small but significant groups of creatives and artisans to gain financial and symbolic autonomy. Everywhere fashion is a window and a channel to access and preserve visibility and exercise the right to a dignified existence. In Afghanistan, it was a means of social advancement for women who believe in an open-minded and tolerant idea of religious identity.

Revisiting the tradition of Afghan textile craftsmanship, of silk production and manufacturing, and of embroidery, female entrepreneurs and their collaborators charted a course of social advancement that put the past in communication with the present and the future. Simone Cipriani, head of Ethical Fashion Initiative [https://ethicalfashioninitiative.org/], an incubator and accelerator of social fashion enterprises in emerging economies promoted by the United Nations and active in Afghanistan for more than a decade, identifies this practice of awareness building as the most valuable outcome that risks being wiped away by the recent reactionary turn in the country. In this article [https://antinomie.it/index.php/2021/08/22/elicitation/], Cipriani describes the creative impulse behind these women-led businesses, whose sustainable outputs Ethical Fashion Initiative has supported through the years, and the great uncertainty and despair of the workers for the recent turn of events.

We wonder what will remain of these projects and what future lies ahead for Aghanistan’s vigilant, independent and conscious women. Cipriani will discuss in Lampedusa on 4 October, when he will join the fourth module of the International School on Migration [https://www.migrationschool.eu/programme/] focusing on corporate social responsibility. 

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26 agosto 2021

Le raccomandazioni europee sulla responsabilità sociale d’impresa per migranti e rifugiati

Negli ultimi vent’anni la responsabilità sociale d’impresa (RSI) – o corporate social responsibility (CSR) – è stata al centro di importanti trasformazioni dei processi di gestione del mondo del lavoro. Il Libro Verde della Comissione Europea la descrive come “l’integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali e ambientali delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei rapporti con le parti interessate”
[https://www.europarl.europa.eu/meetdocs/committees/deve/20020122/com(2001)366_it.pdf].

Questo si traduce in un insieme di comportamenti e buone pratiche di sostenibilità indirizzate ad ottimizzare le relazioni tra le parti e i loro effetti sul mondo circostante. Le imprese si impegnano ad attuare norme e condotte collegate al dialogo e allo sviluppo sociale e al rispetto dei diritti fondamentali con l’obiettivo, sancito ancora dal Consiglio Europeo di Lisbona già nel 2000, di rafforzare la coesione a livello continentale e la competitività dell’industria. 

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La sostenibilità passa dunque per politiche aziendali che riconoscono la complementarietà tra obiettivi economici e sociali, facendosi carico degli effetti delle proprie attività sul mondo. La RSI si presenta dunque come uno strumento fondamentale di tutela delle soggettività vulnerabili nel quadro di una transizione ecologica giusta e inclusiva. Le imprese possono intervenire positivamente sulle condizioni di vulnerabilità di questi soggetti, fornendo protezione sociale, occupazione durevole e un ambiente di lavoro dignitoso che produca indipendenza economica e integrazione del lavoratore nel tessuto della comunità di accoglienza. Ugualmente, possono integrare  norme di ospitalità e accoglienza nelle proprie pratiche di assunzione, partecipando così direttamente alla gestione dei fenomeni migratori.

Il sotto-gruppo per la RSI alla Commissione Europea ha prodotto una serie di raccomandazioni [https://ec.europa.eu/info/sites/default/files/recommendations-subgroup-corporate-social-responsibility_en.pdf] su questo punto, identificando l’assunzione di migranti e rifugiati come uno strumento strategico per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG). In particolare, il gruppo sollecita l’adozione e l’ampliamento di iniziative imprenditoriali e multi-imprenditoriali nazionali, regionali e locali che facilitino l’integrazione di queste soggettività nella forza lavoro. Tra le proposte elencate ci sono attività di valutazione delle competenze, con la possibilità di fornire strumenti di upskilling ai migranti, rafforzamento degli strumenti di gestione e sviluppo delle risorse umane associati al coinvolgimento dei migranti nella forza lavoro e formazione aziendale per i nuovi assunti. Il quarto modulo della International School on Migration 2021 si concentrerà proprio su questi aspetti, lasciando la parola ad alcune aziende che presenteranno i propri modelli di inclusione e sostenibilità sociale alla tavola rotonda del 4 ottobre.

 

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The European recommendations on corporate social responspibility for migrants and refugees

 

In the last twenty years Corporate Social Responsibility (CSR) has been at the core of important changes in business management. The Green Paper of the European Commission describes CSR as  “a concept whereby companies decide voluntarily to contribute to a better society and a cleaner environment.” [https://www.europarl.europa.eu/meetdocs/committees/deve/20020122/com(2001)366_it.pdf]

This translates in good practices of sustainability aimed at streamlining relationships among partners and  their effects on the outside world. Companies commit to implement norms in favour of social developmoent and respect of human rights with the goal, voiced by the European Council of Lisbon 2000, of enhancing social cohesion at continental level and competitiveness. 

Sustainability is therefore also linked to company policies that acknowledge the complementary nature of economic and social objectives, taking responsibility for the impact of their activities on the surrounding world. CSR is thus a crucial tool of protection of fragile subjects in the framework of a just and inclusive green transition. Companies can improve their status, offering social protection, a stable job and dignified working conditions that yield economic independence and the integration of labourers in the local community. They can also adopt codes of hospitality and reception in their hiring practices, taking an active role in the management of migration.

The sub-group on CSR at the European Commission published a number of recommendations  [https://ec.europa.eu/info/sites/default/files/recommendations-subgroup-corporate-social-responsibility_en.pdf] on this, identifying the employment of migrants and refugees as a strategic tool to reach some sustainable development goals. In particular, the sub-groups supports the adoption and/or expansion of business or multi-stakeholder initiatives at regional, local, or national levels that facilitate integration of these subjects in the labour force. The topics include skills assessment to identify the upskilling needs of migrants and refugees; capacity building for employers and workers on employing and working with migrants and refugees, and joint mentoring for migrants and refugees within companies. The fourth module of the International School on Migration 2021 will focus on this aspect with a round table on 4 October, where companies will present their models of social inclusion and sustainability.

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24 agosto 2021

Raccontare può salvare la vita

di Roberta Sireno

Le narrazioni delle minoranze sono spesso distorte e semplificate, rischiano di diventare una storia unica e definitiva, che priva le persone della loro individualità. A ricordarlo è la scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie in una conferenza per il TED Talk 2009 dal titolo The danger of a single story (‘I pericoli di una storia unica’), ora raccolta in un volume pubblicato da Einaudi.

Ci sono tante storie che formano un racconto inclusivo delle realtà complesse: come questa, che è la prima autobiografia pubblicata in Italia di un migrante somalo sopravvissuto ai viaggi della morte.

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È il racconto del suo tahriib: una parola araba che designa una forma di emigrazione sregolata praticata da migliaia di ragazzi e ragazze somali, i quali partono alla volta dell’Europa attraversando l’Etiopia, il Sudan e la Libia, e infine il Mar Mediterraneo. Raccontare può salvare la vita, e Geeldoon lo testimonia nel libro Baciammo la terra. L’odissea di un migrante dal Somaliland al Mar Mediterraneo uscito nel 2020 per Gaspari Editore.

«Volevamo realizzare il nostro sogno di andare in Europa», racconta Geeldoon durante l’intervista sulla quale è basato il libro, e che è stata condotta nel gennaio 2014 nel corso di un programma di ricerca sull’impatto della guerra sugli uomini somali condotto dal Rift Valley Institute (RVI). Tradotta in inglese mantenendo la veridicità e l’anonimato della storia, la traduzione italiana è stata voluta dallo scrittore, ricercatore e poeta italiano Raphael d’Abdon, che vive dal 2008 a Pretoria in Sudafrica. Al centro di questa testimonianza c’è «una malattia chiamata buufis»: si tratta di un termine somalo che indica un desiderio smanioso di partire alla ricerca di nuove possibilità.

Il punto di partenza e di ritorno della storia è il Corno d’Africa, una regione attraversata da continue evoluzioni e instabilità sociali (per un approfondimento, si veda dossier 92-93 della rivista Africa e Mediterraneo): nato nella zona oggi denominata Somaliland (Nord della Somalia), Geeldoon si trasferì nel 1989 con la famiglia in Mogadiscio per fuggire dalla guerra civile.

Schermata 2021-08-24 alle 10.26.16Dopo un breve periodo in Kenya, ritornarono in Somalia dove Geeldoon riuscì a finire le scuole superiori, e nel 2006 il suo desiderio era iscriversi all’università.

Purtroppo in quegli anni le università somale erano pochissime, così Geeldoon progettò di studiare all’estero. Dopo diversi tentativi falliti di emigrare per motivi di studio, l’autore racconta che «le due decisioni di studiare ed emigrare erano diventate incompatibili», così si dedicò alla ricerca del lavoro, e in quel periodo venne a conoscenza del tahriib o cosiddetto viaggio della morte: raggiungere l’Europa per cercare nuove opportunità di vita passando dalla Libia. È a questo punto che iniziò la sua tragica odissea attraverso il confine sudanese, l’incontro con i trafficanti libici e l’attraversata a piedi del Sahara insieme a un gruppo di giovani migranti, che durò diverse settimane senza cibo e senza acqua.

«Continuammo a camminare per altri due giorni. A questo punto, quando uno cadeva a terra, non ci fermavamo più per soccorrerlo. Li lasciavamo dov’erano, senza mostrare alcuna pietà. […] La verità è che non provavamo più alcuna pietà, anche perché otto di noi erano già morti. Morirono uno dopo l’altro e nessuno se ne era occupato. La solidarietà se ne era andata da un pezzo.» (p.51)

Dopo un mese di cammino, in cui ormai «avevamo gli occhi incavati e sembravamo degli scheletri», Geeldoon e i suoi restanti compagni di viaggio arrivarono a Tripoli, furono catturati e finirono nelle prigioni libiche dove vengono compiute alcune tra le più disumanizzanti violazioni dei diritti umani: torture, violenze e stupri sono all’ordine del giorno, e la liberazione può avvenire solo in cambio di quote di denaro corrisposte dalle famiglie dei prigionieri.

viaggioDopo un lungo periodo di prigionia, Geeldoon riuscì a uscire grazie all’aiuto della sua famiglia e iniziò a lavorare a Tripoli, sperando di ricavare il guadagno necessario per partire alla volta dell’Europa. Si unì a un gruppo di trecento persone che partì su una barca per raggiungere le coste europee, ma il motore si ruppe in mezzo al mare.

«Fummo avvicinati da un’imbarcazione battente bandiera italiana che ci lanciò cibo, acqua e altre bevande. Mangiammo e bevemmo, convinti che saremmo stati portati in Sicilia, quando all’improvviso apparve una barca ancora più grande che ci agganciò e ci riportò a Tripoli. Fummo riportati nella stessa prigione […] e fummo di nuovo sottoposti ad abusi e torture.» (p.80)

Geeldoon riuscì a scappare. Il suo tahriib era durato sei mesi ed era arrivato a un tale esaurimento nervoso che decise di abbandonare il suo piano di emigrazione in Europa. Era la fine del 2011 quando decise di tornare con un suo amico nel Somaliland attraverso un volo aereo.

«Quando arrivammo a casa baciammo la terra.» (p.81)

Il racconto autobiografico si chiude con una celebrazione delle proprie origini, e quindi della terra in cui si è nati. Dopo essere sopravvissuto nel tentativo di raggiungere l’Occidente, Geeldoon ha fondato in Somaliland un’associazione locale per incoraggiare i giovani ad abbandonare il tahriib e a costruirsi un futuro a casa propria.

Questo racconto fa riflettere su come sia necessario un nuovo approccio nei confronti della mobilità internazionale: le regole che determinano oggi la mobilità di persone che provengono da alcuni Paesi si basano, infatti, su profonde disparità e diseguaglianze che obbligano molti a dover affrontare viaggi durante i quali mettono a repentaglio le loro vite per poter arrivare in Europa. Lo sostiene la stessa scrittrice Oiza Q.D. Obasuyi nel suo recente libro Corpi estranei (People Editore, 2020), dove mette a confronto i giovani italiani che migrano all’estero per cercare migliori opportunità e le persone – in questo caso i cosiddetti migranti economici – che affrontano un viaggio rischioso, nelle mani di trafficanti e spesso in condizioni disumane per raggiungere l’Europa.

La differenza sta nella la possibilità di poter ottenere i documenti che consentono di intraprendere un viaggio sicuro e legale.

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