24 giugno 2014

L’evento conclusivo del progetto “Azioni Integrate per l’Empowerment Comunitario Post Sisma”

A conclusione del progetto “Azioni Integrate per l’Empowerment Comunitario Post Sisma”, sostenuto dal Fondo Europeo per l’Integrazione dei Cittadini di Paesi Terzi, giovedì 26 giugno si svolgerà l’evento “IERI. OGGI. DOMANI? Prevenzione sociale e gestione delle calamità naturali nelle società complesse”, dalle 14:30 alle 18:00, presso la Sala Consigliare del Comune di Mirandola, in via Giolitti 22. Il progetto è stato realizzato nel periodo da settembre 2013 a giugno 2014, da una partnership composta da Enti Pubblici e soggetti del Terzo Settore appartenenti ai territori colpiti dal terremoto del 2012 nelle province di Bologna, Modena e Ferrara.

Con il coordinamento della Cooperativa Sociale Camelot Officine Cooperative sono stati realizzati percorsi di mediazione socio-culturale e ricerca-azione, i quali hanno portato alla pubblicazione che verrà presentata in occasione dell’evento e alla cui realizzazione ha contribuito il coinvolgimento – tramite specifici focus group – di molti importanti interlocutori che hanno avuto un ruolo nella gestione dell’emergenza post-sisma (addetti ai Servizi pubblici e privati, associazioni, volontari, Forze dell’Ordine, Protezione Civile, Vigili del Fuoco, etc.), anche in relazione alle dinamiche complesse di carattere interculturale che si sono sviluppate.

Partendo dal lavoro svolto, finalizzato a costruire un quadro informativo e metodologico sulla gestione post-sisma, l’evento intende produrre spunti e riflessioni insieme ad Antonio Genovese – Docente di Pedagogia Interculturale – e Alessandro Tolomelli – Ricercatore in pedagogia Generale e Sociale – entrambi dell’Università di Bologna. La giornata prevede lo svolgimento di un laboratorio partecipato in modalità Future Lab – che vedrà protagonisti tutti i presenti all’iniziativa – al fine di condividere strategie di prevenzione sociale rispetto a situazioni emergenziali generate da calamità naturali, in contesti territoriali caratterizzati da elementi di complessità sul piano socio-culturale. Si passerà così dal tema della gestione post-sisma a quello della prevenzione che le Istituzioni, i Servizi e la società civile possono attuare rispetto al verificarsi di effetti catastrofici sul piano sociale e delle relazioni interculturali. In tal senso, l’evento vuole rappresentare un utile strumento di condivisione, elaborazione e diffusione di buone prassi.

L’invito si rivolge alla cittadinanza tutta, con particolare riguardo ai soggetti – pubblici e privati – che hanno avuto un ruolo nella gestione dell’emergenza terremoto nel 2012. Al fine di garantire un’adeguata organizzazione della giornata, si chiede cortesemente di confermare la presenza, contattando la dott.ssa Irina Damian all’e-mail: irinadamian@coopcamelot.org.

Scarica la locandina dell’evento.

Scarica la scheda di approfondimento del Future Lab.

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20 giugno 2014

Celebriamo la Giornata Mondiale del Rifugiato

Giornata Mondiale del Rifugiato 2014: per la prima volta i rifugiati, i richiedenti asilo e gli sfollati interni superano i 50 milioni.

Foto di European Commission DG ECHO

Oggi è la Giornata Mondiale del Rifugiato, riconosciuta a livello universale dal 2001 per sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo alle tematiche dell’accoglienza e dell’asilo. Costituisce un sostegno agli sforzi che l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), le Ong e le altre organizzazioni impegnate nel settore compiono congiuntamente.

Secondo un rapporto pubblicato oggi dall’UNHCR, per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale il numero di rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni – ovvero coloro che sono costretti ad abbandonare le loro case, ma che rimangono comunque all’interno del proprio paese – ha superato i 50 milioni di persone al mondo.

A fronte di questo fatto, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati António Guterres ha dichiarato: “La comunità internazionale deve superare le proprie divergenze e trovare soluzioni ai conflitti che colpiscono oggi il Sud Sudan, la Siria, la Repubblica Centrafricana e altri paesi. È necessario che donatori non tradizionali si affianchino con maggiore impegno ai donatori di lungo corso. Questo perché oggi il numero di persone costrette alla fuga equivale alla popolazione di interi paesi di medie e grandi dimensioni, come la Colombia o la Spagna, il Sud Africa o la Corea del Sud”.

Vi invitiamo a scaricare il rapporto completo dell’UNHCR Global Trends riguardante il 2013.

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13 giugno 2014

Gender studies e migrazione femminile

Foto di miss_ohara

A Bentivoglio, nell’ambito della Festa dei Sapori, il centro sociale Il Mulino ha organizzato una presentazione di Africa e Mediterraneo. Ha introdotto la vicepresidente Marinella Ghelfi, spiegando le attività che il centro organizza per le donne migranti (corsi di italiano, asilo, laboratori). In seguito, Letizia Lambertini, consulente nel campo delle Politiche di Genere e Interculturali, ha esposto i contenuti del suo articolo “Donne in movimento, una riflessione sul rapporto tra gender studies e migrazione”, pubblicato nell’ultimo numero di Africa e Mediterraneo. Infine è intervenuta la ricercatrice su tematiche di genere Sara Bruni. Dalle volontarie del centro sociale presenti tra il pubblico sono arrivate tante domande, ispirate da riflessioni sorte durante il lavoro che esse svolgono per favorire l’integrazione tra donne native e migranti. E’ stato interessante il confronto tra il livello concreto e operativo e quello teorico che può aiutare a capire i meccanismi della relazione. Tra il pubblico c’erano diverse signore nord africane che non hanno voluto perdere quest’occasione. Vi proponiamo qui un estratto dell’articolo sopra citato di Letizia Lambertini pubblicato sul numero 79 di Africa e Mediterraneo.

Fin dai suoi esordi l’epistemologia femminista è aperta ad accogliere la riflessione sulla migrazione e a offrirle un campo di articolazione libero da connotazioni discorsive culturalmente dominanti e stereotipate. I gender studies sono, all’interno del femminismo, un approccio interdisciplinare nello studio della produzione delle identità e del rapporto tra soggetto/società/cultura. Essi sono caratterizzati da una forte impronta politica correlata, in particolare, ai processi emancipatori delle società post-coloniali e globalizzate. La teoria dei “saperi situati”, così come formulata nei gender studies, pone al centro della conoscenza l’esperienza soggettiva, riconoscendo valore e dignità ai percorsi individuali, contro le pretese di validazione dei sistemi cosiddetti oggettivi e universali. Questa teoria configura uno spazio libero di espressione, nel quale ogni soggetto ha diritto di cittadinanza e infinite possibilità di ridefinizione.

In un contesto sociale e politico nel quale ciò che porta chi migra è generalmente poco interessante – o tutt’al più è folkloristico – i gender studies offrono una cornice interpretativa che non è né quella del distanziamento critico, né quella del voyerismo. Essi delineano un campo di azione che contempla il dialogo e la contaminazione delle esperienze e che guarda con rispetto e attenzione alle indefinibili combinazioni provocate dal superamento, reale e simbolico, delle frontiere geografiche e culturali. Così scrive Rosi Braidotti: L’obiettivo di oggi per il pensiero femminista è di elaborare un progetto di saperi situated, cioè situati, dove la questione della soggettività femminile si lascerà attraversare da altri assi di interrogazione, provenienti da altre regioni di frontiera. La condizione di pariteticità che tale cornice determina svuota di senso termini definitivi come immigrata o emigrata e ne introduce di più mobili – migrante per esempio – accentuando l’accezione provvisoria e dinamica dell’esperienza del viaggio o sottolineando il senso anche metaforico sotteso alla parola.

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21 maggio 2014

Africa e Mediterraneo n. 80 – L’asilo in Europa – Call for papers

Il prossimo numero di Africa e Mediterraneo intende esaminare l’accoglienza e la protezione dei richiedenti asilo in Europa, un lavoro quotidiano portato avanti da diversi attori: governi, autorità locali, agenzie internazionali e ONG, con ruoli e responsabilità diverse.

Scadenza per l’invio delle proposte (400 parole massimo): 25 maggio 2014

Scadenza per l’invio degli articoli: 20 giugno 2014

Richiedenti asilo accolti a Villa Angeli, Pontecchio Marconi, (Bo).
Foto di Giovanni Zati / Africa e Mediterraneo

Asylum must not be a lottery. EU Member States have a shared responsibility to welcome asylum seekers in a dignified manner, ensuring they are treated fairly and that their case is examined to uniform standards so that, no matter where an applicant applies, the outcome will be similar. (European Commission, DG Home Affairs’ web site)

L’Unione europea non riceve solo migranti che partono per ragioni economiche in cerca di una vita migliore, ma anche rifugiati che devono lasciare le loro case per sfuggire a conflitti armati, violenze, violazioni dei diritti umani o disastri naturali o causati dall’uomo. Il tragico naufragio a Lampedusa del 3 ottobre 2013, che ha causato 366 morti e 20 dispersi, ha acceso l’attenzione dell’Europa sul tema dei rifugiati e dei richiedenti asilo.

Nel 2013, 435.000 richieste d’asilo sono state registrate nella UE28, mentre nel 2012 erano state 335.000 (Eurostat Newsrelease 24 marzo 2014). Nel 2013, il più alto numero dei richiedenti è stato registrato in Germania (127.000, equivalente al 29% dei richiedenti totali), seguita dalla Francia (65.000, 15%), dalla Svezia (54.000, 13%), dal Regno Unito (30.000, 7%) e dall’Italia (28.000, 6%). In questi giorni l’Italia sta affrontando massicci arrivi di persone che attraversano il Mediterraneo; alcune di loro fanno richiesta di asilo in Italia, altre cercano di proseguire verso Nord per raggiungere altri stati europei. I numeri mostrano un grande incremento rispetto all’anno scorso: nel primo trimestre del 2014, 20.500 migranti sono arrivati in Italia, 10 volte rispetto al primo trimestre del 2013.

Dal 1999 l’Unione europea ha promosso il miglioramento di un quadro legislativo che possa arrivare alla costituzione di un Sistema europeo comune di asilo. In seguito alle critiche mosse al Regolamento Dublino sull’asilo, un nuovo Regolamento è in vigore da gennaio 2014. Questo aggiornamento rafforza i diritti dei richiedenti asilo – riguardo al rispetto della famiglia, dei minori e alla detenzione – regola i rapporti tra stati membri. Inoltre, stabilisce un sistema europeo di intervento in caso sia necessario coadiuvare uno stato membro che non riesca a fare fronte a una situazione di emergenza.

Gli articoli e le proposte potranno essere inviate nelle seguenti lingue: italiano, inglese, francese e spagnolo, all’indirizzo s.federici@africaemediterraneo.it.


Africa e Mediterraneo n. 80 – Asylum in Europe – Call for papers


The next issue of Africa e Mediterraneo aims to examine the reception and sheltering of asylum seekers in Europe, a task fulfilled by several players: governments, local authorities, NGOs, international agencies.

Deadline for the submission of abstracts (max. 400 words): 25th May 2014

Deadline for the submission of articles: 20th June 2014

Asylum must not be a lottery. EU Member States have a shared responsibility to welcome asylum seekers in a dignified manner, ensuring they are treated fairly and that their case is examined to uniform standards so that, no matter where an applicant applies, the outcome will be similar. (European Commission, DG Home Affairs’ web site)

The EU receives not only migrants that move mainly for economic reasons in search of a better life, but also refugees that leave their homes to avoid situations of armed conflict or violence, violations of human rights or natural or man-made disasters. The tragic shipwreck off the coast of the Italian island of Lampedusa on 3 October 2013, which left 366 dead and 20 missing, has drawn Europe’s attention to the issue of asylum seekers and refugees.

In 2013, 435 000 asylum applicants  were registered in the EU28. In 2012, there were 335 000 asylum applicants (Eurostat Newsrelease 24 March 2014). In 2013, the highest number of applicants was registered in Germany (127 000 applicants, or 29% of total applicants), followed by France (65 000, or 15%), Sweden (54 000, or 13%), the United Kingdom (30 000, or 7%) and Italy (28 000, or 6%). These five Member States accounted for 70% of all applicants registered in the EU28 in 2013. These days Italy is facing massive arrivals of people crossing the Mediterranean Sea; some of them leave their countries to reach the Italian shores and apply for asylum in our country, while some others try to keep moving North until they enter other European States. Numbers show an important increase in comparison with last year: in the first trimester of 2014, 20 500 migrants have arrived to Italy, ten times more than the first trimester of 2013.

Since 1999 the European Union has been working to improve the legislative framework on asylum seeking which would result in a Common European Asylum System. As a consequence of the several criticisms raised against the Dublin Regulation on Asylum Seeking, determining the EU Member State responsible to examine asylum seekers’ applications, the New Dublin Regulation came into force in January 2014. Such updated version strengthens the rights of asylum seekers – in regards to family reunification, minors and detention – and clarifies procedures between Member States. Furthermore, it establishes a European system of subsidiary intervention aiming at helping Member States in case they are not able to tackle emergency situations on their own.

Abstracts and articles can be submitted in one of the following languages: English. French, Italian and Spanish to the editor-in-chief at s.federici@africaemediterraneo.it.

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18 aprile 2014

Le nousnous ivoriane nella regione parigina indossano il pagne per sentirsi a casa

La nostra analisi delle migrazioni lavorative femminili ci ha portato anche in Francia, nella regione parigina, dove è presente un alto tasso di popolazione immigrata di origine africana tra cui molte donne ivoriane. Queste sono le cosiddette nousnous, ovvero le “tate” che si prendono cura dei bambini delle famiglie borghesi. Vi proponiamo qui un estratto in italiano dell’articolo Nousnous ivoiriennes e port du pagne en région parisienne, scritto da Anne Grosfilley e pubblicato sul numero 79 di Africa e Mediterraneo.

All'uscita della metro di Porte de la Chapelle (Parigi). Foto di Giada Gugu

La regione parigina presenta una popolazione di immigrati di origine africana molto numerosa. Durante le prime migrazioni le donne immigrate arrivavano in Francia attraverso i ricongiungimenti familiari. A questo flusso di popolazione proveniente principalmente dalle aree saheliane islamizzate, si è aggiunta, a partire dagli anni ’90, una migrazione costituita principalmente da donne cristiane arrivate da sole dall’Africa occidentale e in particolar modo dalla Costa d’Avorio. Queste donne, dette nounous, sono andate a ricoprire il ruolo di cura dei bambini di ricche famiglie borghesi. Hanno ben capito che la società francese ha bisogno di loro per ridurre le proprie mancanze istituzionali nell’aiuto alla persona. Hanno un buon livello di francese, il che gli permette di poter leggere la posologia dei farmaci, sono cristiane come testimoniano i loro nomi (Thérèse, Bernadette, Charlotte ecc.) e soprattutto avrebbero una “vocazione” a occuparsi dei bambini secondo i loro datori di lavoro. Si devono vestire all’occidentale per non essere giudicate come “folcloristiche” dalle famiglie per cui lavorano. Le nounous sono straniere ed estranee in questi grandi appartamenti borghesi, assai differenti dalle stanze in cui trascorrono le notti. L’unico momento in cui ritornano ad essere loro stesse è durante la “piccola parentesi ivoriana”, quando portano i bambini al parco a giocare. Lì si incontrano con altre nounous per parlare del Paese di origine e delle ultime novità, per discutere dei problemi e darsi reciproci consigli. Le discussioni sono spesso in dialetto. Anche l’abbigliamento cambia in queste piccole parentesi, in un nostalgico riappropriarsi della propria identità, non rinunciano a sfoggiare il proprio pagne, un largo tessuto wax rettangolare stampato in Olanda specificatamente per il mercato africano. Ad Adbijan non compravano che wax locali, Uniwax, sperando un giorno di poter indossare il Vlico, il wax olandese. Adesso però con gli stipendi in euro questo sogno si è potuto avverare. I parei permettono alle nounous di riprodurre i gesti di cura delle donne africane. Li usano come teli su cui fare giocare i bambini, per ripararsi dal freddo, come decorazioni della culla o, se non viste, per portare i bambini addormentati sul dorso mentre salgono le scale con la spesa rientrando a casa. Davanti a un dovere quasi deontologico di cancellazione delle loro origini, le nounous proiettano nei pagne la loro maniera di vivere e il tessuto diventa così un legame con il loro paese e la loro cultura.

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11 aprile 2014

Donne migranti di ritorno dall’Europa al Marocco

Nell’incontro “Marocco, la nostra prima Africa”, tenutosi lunedì 7 aprile presso il Centro Interculturale Massimo Zonarelli (Bologna), alcune rappresentanti di associazioni hanno sottolineato l’importanza di parlare dell’integrazione della comunità marocchina anche in una prospettiva di genere. Vi proponiamo qui un estratto dell’articolo Aicha è tornata: making of di un documentario sulle donne migranti di ritorno dall’Europa al Marocco, scritto da Gaia Vianello e pubblicato sul numero 79 di Africa e Mediterraneo.

Fermo immagine tratto da Aicha è tornata di Juan Martin Baigorria, 2011

L’articolo si propone di riassumere il percorso di ricerca sul campo – svolta in Marocco tra il 2007 e il 2009 – che ha portato alla realizzazione del documentario Aicha è tornata, prodotto nel 2011, focalizzato sulla questione dei ritorni femminili dall’Europa verso il Marocco.[…] I risultati di questa ricerca qualitativa, condotta per due anni nelle provincie di Khouribga e Beni Mellal su un campione eterogeneo di settanta donne selezionate sulla base di variabili quali l’età, che varia dai sedici ai cinquanta anni, lo stato civile, il livello d’istruzione, la condizione legale, il tempo di permanenza in Europa, hanno fatto emergere tre tipologie di donne migranti di ritorno. […]

La prima e più consistente è la tipologia che comprende le donne che partono con ricongiungimento familiare, attraverso matrimoni, nella maggior parte dei casi, combinati. I cosiddetti “matrimoni d’estate”, per il fatto che vengono celebrati durante il mese di vacanza dei migranti uomini che già si trovano in Europa e che, non avendo tempo per trovare moglie, chiedono alle famiglie di combinare il matrimonio in Marocco con una loro connazionale. Molto spesso questi matrimoni finiscono con i cosiddetti “divorzi d’inverno”: le giovani spose si ritrovano catapultate dall’oggi al domani in una realtà a loro del tutto estranea, di cui non condividono né la lingua né la cultura, isolate dal resto del mondo e dipendenti da un marito che a malapena conoscono e che, oberato dal lavoro e reso fragile dai disagi connessi alla migrazione, non riesce a comprendere le esigenze della moglie. Nascono così incomprensioni coniugali che si risolvono spesso attraverso il ritorno al paese d’origine di queste donne: in molti casi gli uomini, incapaci di gestire le difficoltà matrimoniali, riportano le mogli in Marocco e ripartono in Europa dopo aver sottratto loro i documenti necessari all’espatrio.[…]

Il secondo gruppo di donne comprende giovani ragazze nate in Europa o emigrate con i genitori quando erano ancora molto piccole e poi tornate in Marocco ancora in età scolare. L’impatto del ritorno su queste giovani è spaesante, soprattutto per quelle rientrate dopo aver già cominciato un percorso scolastico in Europa. Il problema che si pone per queste ragazze è l’impossibilità di proseguire nei propri studi, poiché, parlando l’arabo, ma non sapendolo scrivere, fanno fatica ad essere reintegrate nel sistema scolastico locale e si trovano quindi costrette a rimanere a casa, aiutando la propria famiglia nelle faccende domestiche e sposandosi molto giovani. Diventa inoltre estremamente complessa la ricerca della propria identità, in quanto si tratta di giovani donne cresciute e formate all’interno della società europea, che hanno frequentato scuole e coltivato amicizie in Europa, e che quindi hanno goduto per molti anni di grande libertà.[…]

Vi sono infine donne sole che decidono di migrare per ragioni economiche, e che lo fanno spesso clandestinamente. Si tratta di donne nubili o divorziate, quindi senza obblighi coniugali e, nella grande maggioranza, provenienti dalle campagne attorno a Khouribga, dove le condizioni di vita sono estremamente dure e dove vi è un alto livello di povertà. Spesso queste donne vengono inviate in Europa dalle famiglie, le quali si privano di tutti i loro averi per poterne finanziare il viaggio, che avviene illegalmente attraverso il pagamento di un passeur. I percorsi intrapresi per raggiungere le coste europee sono lunghi e pericolosi, soprattutto per una donna sola, e nella metà dei casi non vengono portati a termine, o perché gli intermediari si danno alla macchia dopo aver riscosso la somma o perché le migranti, una volta sbarcate in Europa, vengono subito intercettate dalla polizia.[…] La condizione di clandestinità impedisce loro di integrarsi nel paese di accoglienza, costringendole ad accettare lavori malpagati al nero, spesso come badanti, in qualche caso come cameriere; ed è proprio questa situazione di precarietà che favorisce un ritorno al Paese d’origine, vuoi per espulsione o volontariamente, perché incapaci di reggere tali condizioni di stress.

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09 aprile 2014

Marocco, la nostra prima Africa. Il Ministero del Lavoro ha incontrato a Bologna la comunità marocchina

Lunedì 7 aprile si è tenuto l’incontro Marocco, la nostra prima Africa, presso il Centro Interculturale Massimo Zonarelli (Bologna). L’evento è parte del progetto che vede il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali incontrare 15 collettività di immigrati in Italia nell’ambito di 15 eventi. A Bologna si è scelto di incontrare la comunità marocchina perché particolarmente forte e presente sul territorio.

Africa e Mediterraneo ha affiancato il centro studi IDOS nell’organizzazione dell’incontro che ha visto la partecipazione dei rappresentanti di associazioni marocchine di Bologna e di altre parti d’Italia tra cui Adil Lasry, dell’Associazione Lavoratori Marocchini in Italia, Bouchaib Khaline dell’Associazione Immigrati Appennino Bolognese e Naima Daoudagh dell’associazione Insieme di Brescia. Durante l’evento è stato presentato il Portale Integrazione Migranti.

La tavola rotonda è stata particolarmente animata, ma l’atmosfera si è sciolta grazie al Moroccan’Roll dei Jedbalak, gruppo musicale italo-marocchino a cui si è unito Reda Zine, il musicista che aveva aperto l’incontro, in una performance che ha coinvolto tutti.

Qualcuno ha girato un piccolo video con il telefonino…

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04 aprile 2014

Donne nigeriane e sfruttamento sessuale: la strutturale produzione di vulnerabilità

Chi sono le donne che offrono il proprio corpo in cambio di denaro sulle nostre strade? Molte di loro sono migranti e nella stragrande maggioranza provengono dalla Nigeria. Come funziona il sistema della tratta? Che cos’è il madamato? Le ragazze sono complici o sono vittime? Per riflettere su queste tematiche vi proponiamo l’estratto in italiano dell’articolo Migrant Nigerian Women in Bonded Sexual Labour: The Subjective Effects of Criminalisation and Structural Suspicion, beyond the Trafficking Paradigm, scritto da Irene Peano e pubblicato sul numero 79 di Africa e Mediterraneo.

AP File Photo

Dalla metà degli anni ’80 l’Italia è meta di un significativo traffico di prostituzione  che coinvolge in buona parte le donne nigeriane. Si stima infatti che tra il 1990 e il 2010 le prostitute provenienti dalla Nigeria siano state circa la metà del totale delle prostitute migranti. La maggior parte delle donne nigeriane che finisce sulle nostre strade stipula un contratto con uno “sponsor”, accumulando nei suoi confronti un grosso debito con alti tassi di interesse. Gli sponsor molto spesso sono le madams, ovvero donne che hanno già vissuto sulla loro pelle lo sfruttamento sessuale e sono riuscite a fare il salto di potere diventando loro stesse delle sfruttatrici; si accollano le spese di viaggio, di vitto e di alloggio e pagano il dazio per la postazione che le loro ragazze occuperanno sulla strada. Il debito contratto dalle donne che stipulano l’accordo con le madams può raggiungere i 70.000 euro e viene suggellato in Nigeria presso i santuari delle divinità juju oppure in Italia, dove una volta arrivate le ragazze sono costrette con minacce e abusi. Alcune donne affermano di sapere quello a cui vanno incontro, altre si dichiarano completamente ignare al momento della stipula.

Negli ultimi anni, in Italia, soprattutto attraverso il Pacchetto Sicurezza del 2009, sono stati dati maggiori poteri alle amministrazioni locali, le quali hanno preso di mira la prostituzione in quanto comportamento immorale che lede l’immagine pubblica. Il risultato è stato quello di decentrare le aree adibite all’adescamento dei clienti spostandole in luoghi periferici e isolati, aumentando così il rischio sia per le donne, sia per i loro clienti. Le prostitute nigeriane sono particolarmente esposte alla criminalizzazione dell’immigrazione, di cui il Pacchetto Sicurezza rappresenta il climax. Basti dire che nelle sezioni femminili dei CIE, ovvero i Centri di Identificazione e di Espulsione per gli immigrati, ci sono in maggioranza donne nigeriane. Il cosiddetto articolo 18, offrendo percorsi di protezione e legalizzazione solo a fronte di una denuncia per tratta, si rivela inadeguato nel combattere la strutturale produzione di vulnerabilità.

In Nigeria, per secoli la violenza si è accompagnata a pratiche segrete e il valore della verità è collassato. Le narrazioni da parte delle donne sul loro reclutamento possono cambiare a seconda delle situazioni e  delle opportunità. Il destino delle ragazze che partono verso l’Italia è conosciuto in Nigeria attraverso il passaparola e le campagne di sensibilizzazione, ma molte si illudono che per loro sarà diverso. Inoltre esse provano rispetto e timore verso le madams, che percepiscono come autorevoli e potenti.

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25 marzo 2014

Richiedenti asilo, quale accoglienza in Europa? Un incontro a Bruxelles per parlarne

42.618 arrivi irregolari di migranti nel Mediterraneo centrale e 97.207 domande di protezione internazionale in Europa tra luglio e settembre 2013 (Frontex)

484.600 richieste di asilo in Europa nel 2013 (UNHCR)

4.000 persone salvate nel Mediterraneo nella scorsa settimana e 10.000 dall’inizio del 2014 (CIR)

Nel 2014 gli arrivi di migranti via mare e le richieste di asilo sono destinati ad aumentare rispetto all’anno passato. Una delle ragioni principali è il numero immenso di rifugiati siriani che si trovano in Nord Africa e nei campi realizzati lungo la frontiera turco-siriana.

L’accoglienza dei richiedenti asilo e la necessità di programmi strutturali per far fronte a questi arrivi costituiscono un tema chiave per tutta l’Europa: occorre rafforzare il dialogo, informarsi e confrontarsi non solo a livello istituzionale, ma anche tra cittadini.

Africa e Mediterraneo discuterà di tutto questo a Bruxelles il 28 marzo durante una tavola rotonda che vedrà la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni europee, di alcuni Stati membri e di operatori impegnati nell’accoglienza dei richiedenti asilo.

Scarica il programma dell’evento

Vai all’evento su Facebook

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07 marzo 2014

Nass Belgica: la mostra dedicata alla comunità marocchina in Belgio, fino al 27 aprile a Bruxelles

Su iniziativa dell’Università libera di Bruxelles è stata inaugurata il 21 febbraio Nass Belgica, la mostra itinerante dedicata alla comunità marocchina in Belgio, in partenariato con Le Botanique e l’Università di Liegi. L’espressione Nass Belgica significa letteralmente “la gente del Belgio” in dialetto marocchino e dà il nome a questa mostra che celebra l’anniversario della firma dell’accordo belga – marocchino del 17 febbraio 1964 relativo all’occupazione di lavoratori marocchini in Belgio. L’obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza del contributo che gli immigrati marocchini e i loro discendenti hanno dato alla storia del Belgio, al suo sviluppo economico e sociale e alla sua vita culturale.

La mostra è arricchita da testimonianze pubbliche e archivi familiari, fotografie, disegni e altri documenti e incorpora frammenti di vita, immagini di ieri e di oggi, testi, spezzoni di film, mappe, manifesti, manufatti e dispositivi interattivi. Ragione ed emozione sono i due poli attorno ai quali si articola l’esposizione che fa appello allo humor attraverso brevi video comici, sketch e spezzoni di spettacoli. L’intento è quello di essere uno strumento per decostruire gli stereotipi da entrambe le parti, sia quelli della società d’accoglienza, sia quelli della comunità marocchina, così da promuovere il valore e la ricchezza del vivere insieme.

La mostra è aperta fino al 27 aprile presso Le Botanique, rue Royale 236, Bruxelles.

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