03 marzo 2017

“Ritornare”: la nuova call di Africa e Mediterraneo!

È uscita la call for papers per il prossimo numero della rivista Africa e Mediterraneo. Il dossier sarà incentrato sul tema, sempre più attuale, dei ritorni dei migranti nei loro Paesi di origine. Un fenomeno difficile da stimare, ma di grande rilevanza e dai molteplici risvolti: politici, economici, sociali.
Il tema si inserisce nel discorso più ampio relativo alla circolarità delle migrazioni e rappresenta un nuovo capitolo nel dibattito, da tempo aperto, sul rapporto tra migrazione e sviluppo. Molti studiosi considerano, infatti, le migrazioni di ritorno un’occasione di sviluppo economico e sociale, sia per il Paese di partenza, sia per quello di destinazione, sia per il migrante.
I governi europei sostengono i ritorni cosiddetti assistiti, destinati a coloro ai quali viene respinta la richiesta d’asilo. Spesso tali programmi si sono rivelati inefficaci o hanno avuto risultati insoddisfacenti. È da considerare, inoltre, che per chi ha abbandonato il proprio Paese a costo di grandi sacrifici, ritornare può voler dire accettare un fallimento, una sconfitta.
Eppure, diverse esperienze suggeriscono come ritornare a volte possa tradursi nel mettere a frutto competenze acquisite nel territorio ospitante, e contribuire attivamente allo sviluppo del proprio Paese di origine. Il reale potenziale dei “ritorni” sembra essere, dunque, ancora tutto da valorizzare.

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Le proposte potranno trattare, ma non solo, i seguenti temi, secondo vari approcci disciplinari:

  • incidenza (qualitativa e quantitativa) dei ritorni
  • motivazioni che portano a intraprendere il percorso indietro
  • sostenibilità del rientro: modalità di reinserimento economico e sociale nei Paesi d’origine
  • impegno attivo dei Paesi interessati ed effettiva riuscita delle politiche di rimpatrio assistito
  • reti commerciali ed economiche attivate grazie alla migrazione circolare
  • quali i Paesi più interessati e perché?

Scadenze per l’invio:

Invio delle proposte (400 parole al massimo): 5 aprile 2017
Invio del contributo (in caso di accettazione): 5 giugno 2017

Le proposte dovranno pervenire agli indirizzi:
s.federici@africaemediterraneo.it e m.scrivo@africaemediterraneo.it.

Gli articoli e le proposte potranno essere inviate in italiano, inglese e francese.

 

Qui di seguito è possibile leggere e scaricare la Call for Papers.

 

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14 febbraio 2017

Il Black History Month. Per una cultura delle differenze

«If a race has no history, it has no worthwhile
tradition, it becomes a negligible factor in the
thought of the world, and it stands in danger of
being exterminated.»

 «Se una razza non ha una storia, non ha delle
tradizioni utili, essa diventa un fattore
insignificante nel pensiero del mondo, e si trova
in pericolo di essere sterminata.»

(Carter G. Woodson)

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Una storia che ricordi le differenze sociali e culturali tra persone di diversa provenienza geografica è ancora oggi determinante: la differenza, infatti, genera spesso i luoghi della discriminazione e fomenta i processi dell’intolleranza e del razzismo. Per questo motivo negli USA il mese di febbraio è dedicato al contributo della cultura afro-americana alla crescita della civiltà statunitense. La tradizione del Black History Month fu iniziata da un figlio di una coppia di ex schiavi africani, Carter G. Woodson, che, dopo aver frequentato l’università di Chicago e aver completato gli studi storici con un dottorato ad Havard, si rese conto che la storia dei suoi antenati non era correttamente rappresentata o spesso era del tutto assente dai libri. Fu così che nel 1915 fondò The Association for the Study of Negro Life and History (ASNLH) e in seguito raccolse le storie di milioni di afro-americani nel Journal of Negro History, oggi conosciuto come Journal of African American History. Nella seconda settimana di febbraio del 1926, spalleggiato da un vasto numero di sostenitori, Woodson fondò la prima Annual Negro History Week con lo scopo di celebrare la storia dei neri d’America con i compleanni dei presidenti americani Abraham Lincoln e Frederick Douglass. Successivamente nel 1976 il presidente Gerald R. Ford decise di estendere la Annual Negro History Week all’intero mese di febbraio, dando vita a quello che oggi è conosciuto come Black History Month. L’insegnamento della storia e della tradizione africana, in particolare nelle scuole pubbliche della nazione, era indispensabile per garantire, secondo Woodson, i processi dell’integrazione fra culture diverse e la sopravvivenza fisica ed intellettuale della razza all’interno della società più ampia.

Quest’anno sono tante le iniziative in diversi paesi che durante il mese di febbraio offrono occasioni per conoscere la cultura afro-americana: ad esempio, in Italia il Black History Month Florence, fondato e diretto da Justin Randolph Thompson, curatore e docente di arte statunitense, da tempo residente a Firenze, offre un ricco e variegato programma di mostre d’arte, eventi enogastronomici, concerti, spettacoli proiezioni di film e letture di libri che vogliono riflettere sulla storia della diaspora africana e sul suo impatto sul panorama contemporaneo. Anche Africa e Mediterraneo contribuisce al progetto fiorentino con una mostra delle opere di George Zogo, l’artista camerunese recentemente scomparso. Attingendo ai 50 anni di eredità del Black History Month negli Stati Uniti e i 30 anni nel Regno Unito, anche l’Italia, dunque, mira a celebrare i contributi culturali della diaspora che ha influenzato la cultura italiana in differenti modi.

Per maggiori informazioni sul programma del Black History Month Florence: http://blackhistorymonthflorence.com/index.php/project/bhmf-2017/

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15 dicembre 2016

RAPPORTO IMMIGRAZIONE E IMPRENDITORIA 2016

rapportoIl “fare impresa” da parte di migranti residenti in Italia continua a espandersi, nonostante gli ostacoli sempre più numerosi e complessi che i lavoratori di origine straniera devono affrontare. Il Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2016 curato dal Centro Studi e Ricerche IDOS e realizzato in un’edizione bilingue, illustra questo fenomeno complesso attraverso un’analisi organica dell’iniziativa imprenditoriale immigrata, imperniata su vari aspetti, con un ampio supporto di dati statistici: il contesto internazionale; i principali settori di attività; il ruolo nella crisi economica; la distribuzione territoriale delle imprese; le difficoltà riscontrate nell’accesso alle informazioni necessarie e nel soddisfare i requisiti economici e amministrativi previsti dalle procedure, che spesso presuppongono strutturati percorsi di inserimento. I dati descrivono uno scenario sociale di crescente importanza, in cui si ritrovano e si trasformano le esigenze occupazionali e di promozione socio-economica dei lavoratori immigrati, le quali, se adeguatamente valorizzate e sostenute, possono innescare interessanti processi di sviluppo per l’intero sistema economico-produttivo nazionale ed internazionale. La consolidata collaborazione di IDOS con la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa e con MoneyGram, infatti, si inserisce in questo specifico percorso di supporto e di attenzione all’universo della piccola e media imprenditoria immigrata, segnalandone e valorizzandone le eccellenze in un’ottica comunitaria.

Per visualizzare in sintesi il Rapporto Immigrazione e Imprenditoria clicca qui: scheda-rapporto-imprenditoria-2016

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06 dicembre 2016

Ousmane Sow. Tra corpo e scultura.

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Il corpo umano è sempre stato al centro delle sculture di Ousmane Sow, lo scultore senegalese dello spirito e della materia, morto giovedì 1 dicembre all’età di 81 anni. Considerato uno dei maggiori artisti dell’Africa francofona novecentesca, Ousmane aveva lasciato il Senegal da giovane per studiare in Francia, diventando infermiere e poi fisioterapista. Grazie alla sua professione e a un’intima conoscenza del corpo umano, riusciva a plasmare e a scolpire  le sue opere in modo straordinario: dalle prime sculture che si ispirano ai corpi dei popoli africani (I Nuba, i Masai, i  Peul e gli Zulu), alle sculture in bronzo dedicate a soggetti storici, fino a rappresentare temi di grande attualità come la scultura realizzata a Ginevra nel 2008 in omaggio alla dignità degli immigrati sans-papier. Traendo ispirazione dalla fotografia, dal cinema, dalla storia e dall’etnologia, le sue creazioni si caratterizzano per un realismo anatomico e materico che si fonde con vibranti visioni poetiche, date ad esempio dal colore energico intorno allo sguardo oppure  sul volto intero. Di qui un’arte che è profonda e comunicativa: unendo il razionalismo tipico della cultura classica occidentale con la vivacità e la ricchezza africana, Ousmane Sow riesce a mostrarci un paesaggio contemporaneo che è sempre più multiculturale, interetnico ed ibrido.

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14 ottobre 2016

Summer School on Forced Migration and Asylum: a Multidisciplinary Approach

Dall’11 al 16 Luglio abbiamo realizzato a Bologna presso il Centro Interculturale Zonarelli la Summer School on Forced Migration and Asylum in collaborazione con la società cooperativa Lai-momo, il sostegno di Fondazione del Monte e Gruppo BMW Italia e con il patrocinio di Comune di Bologna e Regione Emilia Romagna. È stata un’esperienza interessante e coinvolgente, che ha coinvolto 52 partecipanti, che lavorano nel campo della migrazione e della comunicazione, selezionati tra 126 domande pervenute da più di 20 paesi in tutto il mondo, in un percorso formativo sui temi della migrazione e accoglienza diretto da 20 esperti e professori internazionali. Durante le giornate di formazione sono state approfondite particolari tematiche legate alle migrazioni forzate e all’asilo attraverso un metodo multidisciplinare e trasversale. La finalità è stata di comprendere il processo migratorio in tutte le sue varie fasi, dalla partenza al viaggio, dall’accoglienza all’integrazione dei richiedenti asilo, e si è cercato di migliorare l’approccio e l’efficacia di chi lavora, o che sono disposti a lavorare, nel settore professionale di ricezione dei migranti, così come nella comunicazione sociale e nella ricerca accademica relativa a questo argomento. Si sono svolte, inoltre, delle visite di studio presso i centri di accoglienza, offrendo una formazione pratica e concreta su come l’accoglienza e l’integrazione operano nel campo. Si è creato, dunque, un networking proficuo e condiviso, che ha saputo gestire in modo arricchente le diverse relazioni di scambio ed interazione a livello locale ed internazionale. A conclusione del percorso, abbiamo realizzato un video promozionale che riassume quanto svolto durante i giorni.

Stiamo ora lavorando per la seconda edizione della Summer School per il 2017, continuate a seguirci!

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18 agosto 2016

Call for papers on “Fashion and Development in Africa” – Africa e Mediterraneo no. 85/2016

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Western interest in emerging African fashion production and creativity is on the rise. Over the last few years, the fashion world has welcomed a plethora of talented African fashion designers to the international stage, each with their own interpretation of contemporary African creativity. To gain worldwide recognition in the fashion “field” (P. Bourdieu, Le champ littéraire, «Actes de la recherche en sciences sociales», No. 89/1991), these new fashion designers make smart moves in a competitive and globalised environment where the access of new creators is facilitated by digital and social media: places where idea-hunters are constantly searching for innovation.

As the anthropologist Giovanna Parodi da Passano claims, a dress is, in Africa, “an area of moving creativity, that maintains a lot of historical continuity and open spaces to the News showing a extraordinary dynamism” (G. Parodi, African Power Dressing, Genova 2015). The sensorial pleasure and the creative use (including recycling practices) of decoration, clothing and textiles of the social and esthetical African worlds represent a mix of ideas, images and meanings that Western creators are growingly becoming more attracted to. The combination of trends and modernity with cultural or traditional clothing (relating to clothes worn during family ceremonies) and the so called ’African code’, produces a style that attracts the interest of many, referring to “clothes manufactured with African textiles and patterns or other garments that express the African cultural identity” (L. Cassina, Scelte creative: abbigliamento e agency nel Buganda contemporaneo, in African Power Dressing, cit.). Craftsmanship is another important aspect when dealing with African fashion, as handcraft is recognized worldwide for its authenticity and uniqueness.

Many international organizations and foundations work to connect the mainstream fashion sector with creators and artisans from Africa and other marginalised parts of the World, aiming to empower people and involve them in the fashion supply chain. The outcome of this is a unique and innovative connection between two very distant fields: development and fashion, as illustrated by the Ethical Fashion Initiative of the International Trade Centre (a joint agency of the World Trade Organisation and United Nations). The principles of ethical enterprise, ethical trade and socially-responsible business development lay at the core of such synergy, the necessity for which is more paramount than ever following the Rana Plaza disaster in 2013 and corruption in Africa, which Transparency International has repeatedly ranked as one of the most corrupt continents in the world.

African intellectual and business diaspora networks support the innovative practices of ethical fashion production and promote the new relationship between development and fashion. In addition, the global fashion market is highly fascinated by these experiences, because, as claims the famous head-hunter Floriane de Saint-Pierre: “innovation and sustainability shall and will become key, so talent with such skills will be needed”. Ethical production agencies also provide experiences for big brands, that are crucial in order to “interact with the audience in a seamless manner, with empathy and individuality” (Conversation with Simone Cipriani, in The Hand of Fashion, N. 2).

Issue 85 of the Africa e Mediterraneo journal aims to tackle the challenges experienced by emerging African fashion talents and the concepts of equity, dignity and sustainability in a system that has only recently opened its doors to such values. In line with the multidisciplinary tradition of the journal, the contributions draw on anthropology, linguistics, economy, cultural studies and many more subjects with the aim of offering a detailed analysis of the methods and experiences of “ethical fashion” implemented in Africa. This will shed light on its theoretical and practical position in the global market, which continues to become more competitive by the day. Lastly, the journal will account for the ways in which such new business strategies impact the diverse cultural practices of the African continent and on the development patterns that have been implemented for decades.

Deadline for submission:

The proposals (max. 400 words) must be submitted no later than October 10th 2016, and must be emailed to s.federici@africaemediterraneo.it and c.mara@africaemediterraneo.it

The editorial staff will examine the proposals. If the proposal is accepted, the complete article with the related abstract (abstract max. 100 words) and a short biography of the author should be submitted by November 20th 2016.

Africa e Mediterraneo is a peer reviewed journal.

The articles and the proposals can be submitted in the following languages: Italian, English and French.

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01 agosto 2016

Una sera in giardino a Lama di Reno

Incontro a Lama di Reno

Porte aperte mercoledì sera al Polo formativo e di accoglienza di Lama di Reno (Marzabotto), nel quale sono ospiti alcuni richiedenti asilo che seguiranno un percorso formativo nell’artigianato http://www.laimomo.it/a/index.php/it/altre-notizie/271-apre-il-polo-formativo-di-lama-di-reno. Dalle 18 alle 20, i cittadini di Marzabotto e tutte le persone interessate hanno potuto partecipare a un incontro-aperitivo nel giardino della struttura di accoglienza, inaugurata da pochi giorni con l’arrivo dei primi ospiti. Conoscersi era infatti lo scopo principale della serata e così è stato: gli abitanti di Lama di Reno hanno potuto incontrare personalmente i loro nuovi vicini di casa e viceversa, così come hanno potuto parlare con gli operatori che lavorano alle varie attività legate all’accoglienza e alla formazione e visitare il laboratorio.

L’incontro era organizzato con una decina di picc   oli gruppi di operatori e ospiti che, dislocati in vari punti del giardino e della sala laboratorio, erano a disposizione per dialogare con le singole persone, le famiglie e gli amministratori locali presenti. Ogni gruppo era dedicato a un argomento specifico: la procedura per la domanda di asilo, il supporto sanitario, l’insegnamento dell’Italiano, l’attività di cura del giardino, la cucina e i menù, l’attività di volontariato, l’inserimento nel mondo del lavoro e naturalmente il progetto di Lama di Reno di formazione alla produzione in pelle per la moda. Gli intervenuti hanno così potuto fare domande su diversi aspetti del progetto e in generale sull’attività di accoglienza.

Alla serata ha collaborato Radio Frequenza Appennino, che ha organizzato un DJ Set basato sull’esperienza di Folilà, la trasmissione prodotta insieme a richiedenti asilo del Distretto di Porretta Terme. Ognuno degli ospiti aveva scelto la propria canzone da trasmettere, e così si sono ascoltati brani di Yussou N’dour, Ali Farka Touré, Alpha Blondy, mentre un giovane del Burkina Faso inaspettatamente ha scelto Oh Sole mio, da lui scoperta durante una lezione di Italiano.
Infine, il musicista Kalifa Koné ha suonato dal vivo il suo strumento, la Kora, facendo risuonare le musiche del Mali tra le colline dell’Appennino.

Tra un bicchiere di prosecco, una pizzetta e una chiacchiera, con i bambini che giocavano a nascondino nel giardino, le due ore sono passate in fretta e le persone sono andate a casa con qualche informazione in più, mentre gli ospiti sono rimasti a mettere in ordine, con la consapevolezza di avere forse cominciato stringere qualche nuova conoscenza.

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26 luglio 2016

Apre il polo formativo di Lama di Reno!

 

Simone-Cipriani

Il 16 luglio è stato aperto a Marzabotto il Polo sperimentale di formazione e accoglienza promosso dalla cooperativa Lai-momo e da Ethical Fashion Initiative, il programma dell’agenzia delle Nazioni Unite “International Trade Centre”.

Il progetto è nato per offrire un’opportunità di formazione laboratoriale nel settore della moda a un gruppo di richiedenti asilo accolti presso diverse strutture dell’area metropolitana bolognese. L’idea è di avviare un’esperienza formativa e produttiva, integrando ai servizi di accoglienza percorsi di qualificazione professionale e occasioni di impiego, in Italia e, in caso di volontà di rientro, nei Paesi di origine, dove il programma delle Nazioni Unite ha in corso differenti produzioni.

Ethical Fashion Initiative, infatti, a partire dal 2009 porta grandi stilisti internazionali, come Vivienne Westwood e Stella McCartney, a produrre parte delle loro collezioni in Africa e ad Haiti. Il progetto garantisce standard di lavoro etici in tutta la filiera lavorativa, che impiega principalmente donne. Attraverso il proprio lavoro e i salari giusti ricevuti, le lavoratrici e i lavoratori hanno la possibilità di accedere al sistema sanitario nazionale e di garantire l’accesso all’istruzione ai propri figli.

La collaborazione tra Ethical Fashion Initiative e Lai-momo ha avuto inizio alla fine del 2015 con Generation Africa: nella cornice di Pitti Immagine Uomo hanno sfilato sulla passerella le creazioni di quattro stilisti africani e, tra gli indossatori professionisti, sfilavano 3 richiedenti asilo “bolognesi” selezionati in base all’altezza e all’aspetto fisico.

In questi giorni il primo gruppo di ospiti si è trasferito nella struttura: si tratta di persone provenienti da Pakistan, Senegal, Bangladesh, Guinea, Burkina Faso e di età compresa tra i 19 e i 30 anni. Alcuni di loro hanno esperienze pregresse come sarti nel Paese di origine o hanno imparato a tessere prodotti di abbigliamento durante il periodo trascorso il Libia.

Durante l’inaugurazione, il Sindaco Romano Franchi ha spiegato come il progetto, senza oneri per il Comune di Marzabotto, possa contribuire al percorso di riqualificazione della frazione e ha ricordato come le colline che circondano Lama di Reno hanno visto uomini e donne attivi contro l’occupazione nazista che aveva alla base un’ideologia razzista.

Macchina da cucire

Andrea Marchesini ha affermato: “Non è un progetto facile, perché ha una componente di innovazione molto forte. Ci sono state alcune critiche, e a criticare si fa presto. Noi, intanto, abbiamo investito e lavorato perché oggi si potesse aprire: vorremmo davvero che si creassero occasioni di incontro con la comunità locale e per questo proponiamo di realizzare attività di socializzazione con i cittadini e di volontariato per la manutenzione del territorio.”

All’evento ha partecipato, oltre al vicesindaco della Città Metropolitana di Bologna Massimo Gnudi, la deputata Marilena Fabbri, che ha sottolineato l’interesse dal punto di vista nazionale di questa sperimentazione. Il responsabile dei progetti di Cultura e Sviluppo della Commissione europea Giorgio Ficcarelli, arrivato quella mattina da Bruxelles, ha spiegato che “la Commissione dedica una grande attenzione allo sviluppo dei paesi emergenti, ed è fortemente interessata al monitoraggio di questo percorso.”

Infine, il direttore di Ethical Fashion Initiative, Simone Cipriani, in un “vulcanico” intervento ha illustrato l’iniziativa da lui fondata, il successo che ha riscosso presso grandi stilisti e, di conseguenza, le ricadute positive per le popolazioni locali. Ha poi richiamato lo spirito del progetto di formazione alla Lama, ricordando che l’Africa è un continente popolato da giovani, e i giovani, che guardano al futuro, non potranno essere fermati da nessun muro, mare o politica migratoria se non si creeranno le condizioni perché essi stessi possano costruire un futuro dignitoso.

Ora, con i primi richiedenti asilo, comincia l’inserimento nella comunità della Lama. La prossima settimana, mercoledì 27 luglio dalle 18 alle 20, si terrà una serata di incontro/aperitivo nel parco della struttura, per cominciare a conoscersi davvero.

Polo formativo di Lama di Reno-2

 

 

 

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20 luglio 2016

Un giorno a scuola

“Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile, sempre.”

Photo credit: Simona Hassan

Photo credit: Simona Hassan

Kaltouma scrive e legge poco, ma ha una grande tenacia e ricopia fiumi di parole accavallandole sopra righe di quaderno disordinato. È in Italia da 18 anni, ha cambiato varie case, è tornata spesso nel suo paese e il giorno in cui è arrivata qui se lo ricorda benissimo. È partita sola con i suoi quattro bambini e quattro valigie in autobus dal Marocco per raggiungere il marito. Ha impiegato 4 giorni a causa di un guasto al motore all’altezza di Malaga, che ha fermato il viaggio più di un giorno. Questo racconta Kaltouma, un po’ da sola, un po’ con l’aiuto delle sue compagne, tutte marocchine come lei, e sorride, sorride sempre, con gli occhi, con la bocca, con la voce, viene voglia di starle accanto.

“Qual è un ricordo che conservi della tua vita in Marocco?”, le chiedo.
Ha risposto “La mia pecora. Mi voleva bene, mi amava e quando sono andata via ha pianto e quando tornavo belava di gioia, mi veniva incontro, non mi mollava più!”.

A Baricella è stato realizzato un corso di 40 ore, troppo poche per vedere migliorare la lingua italiana parlata da queste donne, ma sufficienti per creare un legame, parlare di noi, ascoltare racconti che, come quelli di Kaltouma, lasciano spazio alla memoria personale, quella lontana e quella presente di tutti i giorni. Una strana alchimia si crea in questi brevi spazi di tempo dove le faccende domestiche rimangono tra le mura di casa e le parole si riempiono di leggerezza e tranquillità.

Photo Credit: Simona Hassan

Il quaderno di una studentessa

Ciò che ho imparato in tanti anni di lezioni d’italiano è l’importanza dei contenuti nascosti tra le esigenze di apprendimento che sono sui libri, che piano piano riempiamo, spiegazziamo, cancelliamo, riscriviamo. Non ci sono registratori né video, la lezione frontale si trasforma in un lavoro di gruppo perché il livello perfetto di partenza non è mai raggiunto, quindi le più brave, le più scolarizzate aiutano le altre, ma a volte chi non scrive o legge sa parlare bene e così, ancora una volta, c’è chi aiuta chi è meno bravo.

Parlo al femminile perché il 90% dei corsi sono frequentati da donne, casalinghe per lo più o lavoratrici saltuarie. A Baricella la frequenza non è mai calata e questo è importante per chi, come noi, lavora in questi progetti, perché non è semplice trovare un gruppo che tenga il passo fino in fondo. Le assenze hanno diverse motivazioni: a volte si tratta un bambino malato che non sanno a chi lasciare, altre è uno screzio con il marito, altre ancora la fatica del Ramadan o la distanza tra scuola e casa o semplicemente la frustrazione dell’imparare, lo sforzo che non viene soddisfatto dai risultati ottenuti.

Photo Credit: Simona Hassan

Photo Credit: Simona Hassan

Quaranta ore di corso non sarebbero sufficienti per imparare nessuna lingua, ma non è comunque poco per chi vuole cominciare a fare un percorso di apprendimento che impegna così tante energie. Per questa ragione i contenuti entrano in nostro aiuto, perché sono convinta che non ci sia motore più forte, per imparare a parlare, di quello che ti fa esprimere chi sei, cosa vuoi, quali sono i tuoi sogni, le tue paure, i tuoi grandi amori e affetti. Se parliamo di noi, di ciò che ci interessa, “troviamo” le parole, se ci caliamo in uno schema di conversazione da “manuale”, allora “copiamo” le parole. Si tratta di una differenza enorme.

Lavorare con la narrazione è molto difficile quando il livello di partenza è elementare o addirittura di pre-alfabetizzazione, ma grazie ad ambiti lessicali circoscritti a esperienze di vita quotidiane e di dimensione affettiva i risultati ci sono: piccole composizioni scritte, frasi isolate, parole dette, descrizioni, brevissimi racconti scritti e orali. La lingua come veicolo di esperienze, conoscenze, emozioni in un divenire che nasce dalla presentazione degli argomenti, il riconoscimento delle strutture, la produzione scritta e orale senza mai dimenticare di non avere fretta, né di insegnare né di imparare. Abbiamo visto qualche lacrima nel momento del raccontarsi, ma soprattutto abbiamo ascoltato tante risate, confusione di chiacchiere che cercano spiegazioni e poi silenzi, interrotti da qualche bambino affamato che piangeva nella culla.

In classe c’erano due gruppi di lavoro, abbiamo condiviso l’enorme spazio concesso dal centro anziani “la Baita”, proprio a fianco al comune di Baricella. Io seguivo le donne scolarizzate, Simona si occupava delle scarsamente alfabetizzate. Sono stati due mesi e mezzo di condivisione di tempo, di conoscenza reciproca e di conquista della loro fiducia, senza la quale poco sarebbe possibile realizzare.

Francesca Z., insegnante L2 del corso di Baricella, realizzato all’interno del Piano distrettuale per la diffusione della conoscenza della lingua italiana promosso dai Comuni del Distretto socio-sanitario di Pianura Est della provincia di Bologna e realizzati da Lai-momo soc. coop.

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Photo credit: Simona Hassan

Photo credit: Simona Hassan

I corsi di italiano per stranieri sono una realtà̀ che ho conosciuto qualche anno fa e che nel giro di poco tempo è riuscita a darmi tanto. Questa volta sono stata contattata per seguire come “tutor” un piccolo gruppo di persone scarsamente alfabetizzate, tutte donne e provenienti dal Marocco, all’interno di un corso L2 a Baricella, il piccolo paese della provincia di Bologna dove vivo. Per quanto questo lavoro richieda un quantitativo di energia notevole ad esso corrisponde poi una soddisfazione particolare, preziosa: notare i piccoli progressi, sottolineare i timidi passi avanti, lodare l’impegno che queste donne mettono nel tentativo di uscire dall’aula un po’ più̀ consapevoli del loro ingresso è qualcosa a cui difficilmente si riesce a dare un valore.

Così, per una quarantina di ore, abbiamo condiviso uno spazio, ma soprattutto altro: il tempo è relativo, insufficiente per imparare, a volte anche solo intuire, i tratti di una lingua sconosciuta. La presa sulla penna non è salda, ignota è la geometria dei fogli di quaderno, ma è proprio quando il linguaggio delle parole latita che succede qualcosa di inaspettato e prezioso: si condividono sguardi densi di intenzioni e intuizioni, si usano le mani, le espressioni del viso si mescolano alle poche parole italiane che si conoscono e alla propria lingua madre. Il risultato è una tensione positiva, un carico di energia che si trasforma sempre in una risata, in un sorriso imbarazzato, ma soddisfatto, in una lucida condivisione.

Photo Credit: Simona Hassan

Photo Credit: Simona Hassan

È capitato che ogni tanto Naima arrivasse in ritardo al corso perché́ quando non riusciva a prendere l’autobus decideva di percorrere sette chilometri a piedi dal luogo del suo lavoro (notturno) alla nostra sede. Come se vedesse nelle due ore e mezza passate insieme a scrivere e parlare qualcosa di preziosissimo, arrivava scusandosi sommessamente, sinceramente dispiaciuta del ritardo. Ho ancora negli occhi i suoi quaderni con pagine infinite di lettere, parole, brevi frasi, testimonianze reali di questa pura intenzione, di questa infinita determinazione. Anche negli occhi di Aicha, la più anziana del gruppo, scorreva vispo un certo impegno, una specie di perseveranza davvero tenace anche di fronte ai progressi infinitesimali di ogni giorno. Nadia, aiutata dalla figlia, ha fatto salti in avanti entusiasmanti, così come Saadia, con il suo sguardo dolce e triste.

È difficile per queste signore trovare il tempo e lo slancio giusto per aprire i libri in momenti diversi da quelli del corso: sono mogli, madri e sono analfabete. Riuscire ad orientare lo sguardo su segni stranieri, concentrare i propri sforzi su suoni profondamente diversi da quelli conosciuti non è un’operazione semplice. Sono richiesti strumenti che spesso queste donne non riescono ad avere nell’immediato. Di frequente poi intervengono gli ostacoli, le condizioni e le situazioni del reale, di un quotidiano che per certi versi può essere ostico, a volte soffocante. Vedersi settimanalmente acquista quindi un senso in più, come un momento in cui rincontrarsi, ritrovarsi, riprendere i fili a piccoli passi, ripetere, radunare le energie di tutte per riconoscersi e ripartire ogni volta senza abbattersi. In questo le signore sono state fortissime: la costanza che hanno avuto è lodevole, non sono quasi mai mancate a questo appuntamento. Questa sfida, questo mettersi in gioco totalmente, ha richiesto loro non solo impegno, ma anche la necessità di aprirsi e donare piccole parti di sé: le ho raccolte con tutta la sensibilità e dolcezza che conosco, le stesse che ho visto nei loro occhi pieni di tenacia.

Photo credit: Simona Hassan

Photo credit: Simona Hassan

Abbiamo quindi condiviso non solo uno spazio, ma anche il tempo presente di quei giorni e quello passato delle loro vite, dei loro viaggi, delle loro esperienze giornaliere in cui solo la lingua italiana può avvicinarle e aiutarle a prendere posto in questo piccolo paese quale è Baricella, in quello che ora è il Paese in cui vivono e si chiama Italia. Abbiamo condiviso – a volte basta uno sguardo, un abbraccio – momenti importanti che spesso sconvolgono la quotidianità di tutti, ma anche le ricette per fare un buon couscous; le speranze affinché́ i loro figli continuino a lavorare e gli occhi illuminati dal pensiero dell’estate da passare in Marocco; un ricordo doloroso riaffiorato all’improvviso e la sorpresa di come alcune parole italiane e arabe si somiglino; il divertimento nello scoprire che allo stesso suono corrispondono parole italiane e arabe con significati molto diversi, lo scambio reciproco e la voglia di conoscersi un po’ di più; l’imbarazzo di una parola italiana che proprio non si riesce a pronunciare e la soddisfazione del guizzo di memoria quando l’associazione tra segno e suono è finalmente quella giusta.

Le lettere, le parole che formano una lingua, sono uno dei pochi strumenti che abbiamo per tendere la mano, ascoltare e conoscerci. Arricchite da tutto quell’universo sensoriale, che necessariamente interviene quando i suoni faticano a uscire o la penna è faticosa da tenere in mano, diventano un’esperienza, una delle più forti e preziose che possiamo fare con gli altri. Lo scambio è stato continuo, di nozioni ma anche di ruoli: le signore sono diventate insegnanti perché́ hanno deciso di aprire un varco sul loro mondo, perché́ ci hanno permesso di scorgere una piccola parte di loro stesse e in silenzio ci hanno insegnato come attraversarle. Le insegnanti sono diventate studentesse nello stesso istante, quando insieme, mano nella mano, in una passeggiata lunga quaranta ore, si sono lasciate condurre ricordando l’importanza del silenzio e hanno vissuto una piccola parte della vita delle loro studentesse.

Costruire in breve tempo un mondo di sensazioni, soddisfazioni e sguardi sinceri che si aspettano e si rispettano è possibile: questo tempo passato insieme alle signore ne è la dimostrazione, ma non solo. L’esistenza di questi corsi è fondamentale sia per i risultati effettivi che si ottengono in considerazione dell’apprendimento di una lingua, ma soprattutto perché́ permette scambi e incontri magici, altrimenti impossibili. È su questi scambi e incontri che si possono porre le basi di un rapporto, in primis di fiducia, sincero e proficuo anche dal punto di vista della didattica, soprattutto quando gli studenti sono persone adulte e non scolarizzate, bisognose di fiducia nelle loro capacità.

La promessa è quella di vederci al prossimo sguardo, al prossimo “ciao maestra!”, al prossimo “grazie” detto all’unisono, al prossimo corso di italiano.

Simona H. tutor nel corso L2 di Baricella, realizzato all’interno del Piano distrettuale per la diffusione della conoscenza della lingua italiana promosso dai Comuni del Distretto socio-sanitario di Pianura Est della provincia di Bologna e realizzati da Lai-momo soc. coop.

Photo Credit: Simona Hassan

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23 giugno 2016

Accoglienza, una scelta positiva

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Lunedì 20 giugno, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, è stato lanciato il video di animazione realizzato da Bologna cares!, la campagna di comunicazione del Sistema di Protezione dei Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) del Comune di Bologna.

L’accoglienza dei richiedenti asilo come attività necessaria e ordinaria dello scenario sociale di oggi e del futuro: questo il tema della campagna Bologna cares! 2016.

Ѐ su quest’idea che si fonda il video di animazione della campagna, realizzato dallo studio Bloomik: un sistema di accoglienza strutturato ha ricadute positive e costruttive su tutto il tessuto sociale, mentre, al contrario, la “mancanza di accoglienza” produce povertà ed esclusione. Scegliere l’accoglienza quindi significa favorire la costruzione di un sistema che produce relazioni, integrazione e crescita. Il video è stato proiettato il 20 giugno in Piazza Maggiore nell’ambito della rassegna “Sotto le Stelle del Cinema” diretta dalla Cineteca di Bologna, ed è stato molto apprezzato dal pubblico.

 

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