26 luglio 2016

Apre il polo formativo di Lama di Reno!

 

Simone-Cipriani

Il 16 luglio è stato aperto a Marzabotto il Polo sperimentale di formazione e accoglienza promosso dalla cooperativa Lai-momo e da Ethical Fashion Initiative, il programma dell’agenzia delle Nazioni Unite “International Trade Centre”.

Il progetto è nato per offrire un’opportunità di formazione laboratoriale nel settore della moda a un gruppo di richiedenti asilo accolti presso diverse strutture dell’area metropolitana bolognese. L’idea è di avviare un’esperienza formativa e produttiva, integrando ai servizi di accoglienza percorsi di qualificazione professionale e occasioni di impiego, in Italia e, in caso di volontà di rientro, nei Paesi di origine, dove il programma delle Nazioni Unite ha in corso differenti produzioni.

Ethical Fashion Initiative, infatti, a partire dal 2009 porta grandi stilisti internazionali, come Vivienne Westwood e Stella McCartney, a produrre parte delle loro collezioni in Africa e ad Haiti. Il progetto garantisce standard di lavoro etici in tutta la filiera lavorativa, che impiega principalmente donne. Attraverso il proprio lavoro e i salari giusti ricevuti, le lavoratrici e i lavoratori hanno la possibilità di accedere al sistema sanitario nazionale e di garantire l’accesso all’istruzione ai propri figli.

La collaborazione tra Ethical Fashion Initiative e Lai-momo ha avuto inizio alla fine del 2015 con Generation Africa: nella cornice di Pitti Immagine Uomo hanno sfilato sulla passerella le creazioni di quattro stilisti africani e, tra gli indossatori professionisti, sfilavano 3 richiedenti asilo “bolognesi” selezionati in base all’altezza e all’aspetto fisico.

In questi giorni il primo gruppo di ospiti si è trasferito nella struttura: si tratta di persone provenienti da Pakistan, Senegal, Bangladesh, Guinea, Burkina Faso e di età compresa tra i 19 e i 30 anni. Alcuni di loro hanno esperienze pregresse come sarti nel Paese di origine o hanno imparato a tessere prodotti di abbigliamento durante il periodo trascorso il Libia.

Durante l’inaugurazione, il Sindaco Romano Franchi ha spiegato come il progetto, senza oneri per il Comune di Marzabotto, possa contribuire al percorso di riqualificazione della frazione e ha ricordato come le colline che circondano Lama di Reno hanno visto uomini e donne attivi contro l’occupazione nazista che aveva alla base un’ideologia razzista.

Macchina da cucire

Andrea Marchesini ha affermato: “Non è un progetto facile, perché ha una componente di innovazione molto forte. Ci sono state alcune critiche, e a criticare si fa presto. Noi, intanto, abbiamo investito e lavorato perché oggi si potesse aprire: vorremmo davvero che si creassero occasioni di incontro con la comunità locale e per questo proponiamo di realizzare attività di socializzazione con i cittadini e di volontariato per la manutenzione del territorio.”

All’evento ha partecipato, oltre al vicesindaco della Città Metropolitana di Bologna Massimo Gnudi, la deputata Marilena Fabbri, che ha sottolineato l’interesse dal punto di vista nazionale di questa sperimentazione. Il responsabile dei progetti di Cultura e Sviluppo della Commissione europea Giorgio Ficcarelli, arrivato quella mattina da Bruxelles, ha spiegato che “la Commissione dedica una grande attenzione allo sviluppo dei paesi emergenti, ed è fortemente interessata al monitoraggio di questo percorso.”

Infine, il direttore di Ethical Fashion Initiative, Simone Cipriani, in un “vulcanico” intervento ha illustrato l’iniziativa da lui fondata, il successo che ha riscosso presso grandi stilisti e, di conseguenza, le ricadute positive per le popolazioni locali. Ha poi richiamato lo spirito del progetto di formazione alla Lama, ricordando che l’Africa è un continente popolato da giovani, e i giovani, che guardano al futuro, non potranno essere fermati da nessun muro, mare o politica migratoria se non si creeranno le condizioni perché essi stessi possano costruire un futuro dignitoso.

Ora, con i primi richiedenti asilo, comincia l’inserimento nella comunità della Lama. La prossima settimana, mercoledì 27 luglio dalle 18 alle 20, si terrà una serata di incontro/aperitivo nel parco della struttura, per cominciare a conoscersi davvero.

Polo formativo di Lama di Reno-2

 

 

 

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20 luglio 2016

Un giorno a scuola

“Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile, sempre.”

Photo credit: Simona Hassan

Photo credit: Simona Hassan

Kaltouma scrive e legge poco, ma ha una grande tenacia e ricopia fiumi di parole accavallandole sopra righe di quaderno disordinato. È in Italia da 18 anni, ha cambiato varie case, è tornata spesso nel suo paese e il giorno in cui è arrivata qui se lo ricorda benissimo. È partita sola con i suoi quattro bambini e quattro valigie in autobus dal Marocco per raggiungere il marito. Ha impiegato 4 giorni a causa di un guasto al motore all’altezza di Malaga, che ha fermato il viaggio più di un giorno. Questo racconta Kaltouma, un po’ da sola, un po’ con l’aiuto delle sue compagne, tutte marocchine come lei, e sorride, sorride sempre, con gli occhi, con la bocca, con la voce, viene voglia di starle accanto.

“Qual è un ricordo che conservi della tua vita in Marocco?”, le chiedo.
Ha risposto “La mia pecora. Mi voleva bene, mi amava e quando sono andata via ha pianto e quando tornavo belava di gioia, mi veniva incontro, non mi mollava più!”.

A Baricella è stato realizzato un corso di 40 ore, troppo poche per vedere migliorare la lingua italiana parlata da queste donne, ma sufficienti per creare un legame, parlare di noi, ascoltare racconti che, come quelli di Kaltouma, lasciano spazio alla memoria personale, quella lontana e quella presente di tutti i giorni. Una strana alchimia si crea in questi brevi spazi di tempo dove le faccende domestiche rimangono tra le mura di casa e le parole si riempiono di leggerezza e tranquillità.

Photo Credit: Simona Hassan

Il quaderno di una studentessa

Ciò che ho imparato in tanti anni di lezioni d’italiano è l’importanza dei contenuti nascosti tra le esigenze di apprendimento che sono sui libri, che piano piano riempiamo, spiegazziamo, cancelliamo, riscriviamo. Non ci sono registratori né video, la lezione frontale si trasforma in un lavoro di gruppo perché il livello perfetto di partenza non è mai raggiunto, quindi le più brave, le più scolarizzate aiutano le altre, ma a volte chi non scrive o legge sa parlare bene e così, ancora una volta, c’è chi aiuta chi è meno bravo.

Parlo al femminile perché il 90% dei corsi sono frequentati da donne, casalinghe per lo più o lavoratrici saltuarie. A Baricella la frequenza non è mai calata e questo è importante per chi, come noi, lavora in questi progetti, perché non è semplice trovare un gruppo che tenga il passo fino in fondo. Le assenze hanno diverse motivazioni: a volte si tratta un bambino malato che non sanno a chi lasciare, altre è uno screzio con il marito, altre ancora la fatica del Ramadan o la distanza tra scuola e casa o semplicemente la frustrazione dell’imparare, lo sforzo che non viene soddisfatto dai risultati ottenuti.

Photo Credit: Simona Hassan

Photo Credit: Simona Hassan

Quaranta ore di corso non sarebbero sufficienti per imparare nessuna lingua, ma non è comunque poco per chi vuole cominciare a fare un percorso di apprendimento che impegna così tante energie. Per questa ragione i contenuti entrano in nostro aiuto, perché sono convinta che non ci sia motore più forte, per imparare a parlare, di quello che ti fa esprimere chi sei, cosa vuoi, quali sono i tuoi sogni, le tue paure, i tuoi grandi amori e affetti. Se parliamo di noi, di ciò che ci interessa, “troviamo” le parole, se ci caliamo in uno schema di conversazione da “manuale”, allora “copiamo” le parole. Si tratta di una differenza enorme.

Lavorare con la narrazione è molto difficile quando il livello di partenza è elementare o addirittura di pre-alfabetizzazione, ma grazie ad ambiti lessicali circoscritti a esperienze di vita quotidiane e di dimensione affettiva i risultati ci sono: piccole composizioni scritte, frasi isolate, parole dette, descrizioni, brevissimi racconti scritti e orali. La lingua come veicolo di esperienze, conoscenze, emozioni in un divenire che nasce dalla presentazione degli argomenti, il riconoscimento delle strutture, la produzione scritta e orale senza mai dimenticare di non avere fretta, né di insegnare né di imparare. Abbiamo visto qualche lacrima nel momento del raccontarsi, ma soprattutto abbiamo ascoltato tante risate, confusione di chiacchiere che cercano spiegazioni e poi silenzi, interrotti da qualche bambino affamato che piangeva nella culla.

In classe c’erano due gruppi di lavoro, abbiamo condiviso l’enorme spazio concesso dal centro anziani “la Baita”, proprio a fianco al comune di Baricella. Io seguivo le donne scolarizzate, Simona si occupava delle scarsamente alfabetizzate. Sono stati due mesi e mezzo di condivisione di tempo, di conoscenza reciproca e di conquista della loro fiducia, senza la quale poco sarebbe possibile realizzare.

Francesca Z., insegnante L2 del corso di Baricella, realizzato all’interno del Piano distrettuale per la diffusione della conoscenza della lingua italiana promosso dai Comuni del Distretto socio-sanitario di Pianura Est della provincia di Bologna e realizzati da Lai-momo soc. coop.

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Photo credit: Simona Hassan

Photo credit: Simona Hassan

I corsi di italiano per stranieri sono una realtà̀ che ho conosciuto qualche anno fa e che nel giro di poco tempo è riuscita a darmi tanto. Questa volta sono stata contattata per seguire come “tutor” un piccolo gruppo di persone scarsamente alfabetizzate, tutte donne e provenienti dal Marocco, all’interno di un corso L2 a Baricella, il piccolo paese della provincia di Bologna dove vivo. Per quanto questo lavoro richieda un quantitativo di energia notevole ad esso corrisponde poi una soddisfazione particolare, preziosa: notare i piccoli progressi, sottolineare i timidi passi avanti, lodare l’impegno che queste donne mettono nel tentativo di uscire dall’aula un po’ più̀ consapevoli del loro ingresso è qualcosa a cui difficilmente si riesce a dare un valore.

Così, per una quarantina di ore, abbiamo condiviso uno spazio, ma soprattutto altro: il tempo è relativo, insufficiente per imparare, a volte anche solo intuire, i tratti di una lingua sconosciuta. La presa sulla penna non è salda, ignota è la geometria dei fogli di quaderno, ma è proprio quando il linguaggio delle parole latita che succede qualcosa di inaspettato e prezioso: si condividono sguardi densi di intenzioni e intuizioni, si usano le mani, le espressioni del viso si mescolano alle poche parole italiane che si conoscono e alla propria lingua madre. Il risultato è una tensione positiva, un carico di energia che si trasforma sempre in una risata, in un sorriso imbarazzato, ma soddisfatto, in una lucida condivisione.

Photo Credit: Simona Hassan

Photo Credit: Simona Hassan

È capitato che ogni tanto Naima arrivasse in ritardo al corso perché́ quando non riusciva a prendere l’autobus decideva di percorrere sette chilometri a piedi dal luogo del suo lavoro (notturno) alla nostra sede. Come se vedesse nelle due ore e mezza passate insieme a scrivere e parlare qualcosa di preziosissimo, arrivava scusandosi sommessamente, sinceramente dispiaciuta del ritardo. Ho ancora negli occhi i suoi quaderni con pagine infinite di lettere, parole, brevi frasi, testimonianze reali di questa pura intenzione, di questa infinita determinazione. Anche negli occhi di Aicha, la più anziana del gruppo, scorreva vispo un certo impegno, una specie di perseveranza davvero tenace anche di fronte ai progressi infinitesimali di ogni giorno. Nadia, aiutata dalla figlia, ha fatto salti in avanti entusiasmanti, così come Saadia, con il suo sguardo dolce e triste.

È difficile per queste signore trovare il tempo e lo slancio giusto per aprire i libri in momenti diversi da quelli del corso: sono mogli, madri e sono analfabete. Riuscire ad orientare lo sguardo su segni stranieri, concentrare i propri sforzi su suoni profondamente diversi da quelli conosciuti non è un’operazione semplice. Sono richiesti strumenti che spesso queste donne non riescono ad avere nell’immediato. Di frequente poi intervengono gli ostacoli, le condizioni e le situazioni del reale, di un quotidiano che per certi versi può essere ostico, a volte soffocante. Vedersi settimanalmente acquista quindi un senso in più, come un momento in cui rincontrarsi, ritrovarsi, riprendere i fili a piccoli passi, ripetere, radunare le energie di tutte per riconoscersi e ripartire ogni volta senza abbattersi. In questo le signore sono state fortissime: la costanza che hanno avuto è lodevole, non sono quasi mai mancate a questo appuntamento. Questa sfida, questo mettersi in gioco totalmente, ha richiesto loro non solo impegno, ma anche la necessità di aprirsi e donare piccole parti di sé: le ho raccolte con tutta la sensibilità e dolcezza che conosco, le stesse che ho visto nei loro occhi pieni di tenacia.

Photo credit: Simona Hassan

Photo credit: Simona Hassan

Abbiamo quindi condiviso non solo uno spazio, ma anche il tempo presente di quei giorni e quello passato delle loro vite, dei loro viaggi, delle loro esperienze giornaliere in cui solo la lingua italiana può avvicinarle e aiutarle a prendere posto in questo piccolo paese quale è Baricella, in quello che ora è il Paese in cui vivono e si chiama Italia. Abbiamo condiviso – a volte basta uno sguardo, un abbraccio – momenti importanti che spesso sconvolgono la quotidianità di tutti, ma anche le ricette per fare un buon couscous; le speranze affinché́ i loro figli continuino a lavorare e gli occhi illuminati dal pensiero dell’estate da passare in Marocco; un ricordo doloroso riaffiorato all’improvviso e la sorpresa di come alcune parole italiane e arabe si somiglino; il divertimento nello scoprire che allo stesso suono corrispondono parole italiane e arabe con significati molto diversi, lo scambio reciproco e la voglia di conoscersi un po’ di più; l’imbarazzo di una parola italiana che proprio non si riesce a pronunciare e la soddisfazione del guizzo di memoria quando l’associazione tra segno e suono è finalmente quella giusta.

Le lettere, le parole che formano una lingua, sono uno dei pochi strumenti che abbiamo per tendere la mano, ascoltare e conoscerci. Arricchite da tutto quell’universo sensoriale, che necessariamente interviene quando i suoni faticano a uscire o la penna è faticosa da tenere in mano, diventano un’esperienza, una delle più forti e preziose che possiamo fare con gli altri. Lo scambio è stato continuo, di nozioni ma anche di ruoli: le signore sono diventate insegnanti perché́ hanno deciso di aprire un varco sul loro mondo, perché́ ci hanno permesso di scorgere una piccola parte di loro stesse e in silenzio ci hanno insegnato come attraversarle. Le insegnanti sono diventate studentesse nello stesso istante, quando insieme, mano nella mano, in una passeggiata lunga quaranta ore, si sono lasciate condurre ricordando l’importanza del silenzio e hanno vissuto una piccola parte della vita delle loro studentesse.

Costruire in breve tempo un mondo di sensazioni, soddisfazioni e sguardi sinceri che si aspettano e si rispettano è possibile: questo tempo passato insieme alle signore ne è la dimostrazione, ma non solo. L’esistenza di questi corsi è fondamentale sia per i risultati effettivi che si ottengono in considerazione dell’apprendimento di una lingua, ma soprattutto perché́ permette scambi e incontri magici, altrimenti impossibili. È su questi scambi e incontri che si possono porre le basi di un rapporto, in primis di fiducia, sincero e proficuo anche dal punto di vista della didattica, soprattutto quando gli studenti sono persone adulte e non scolarizzate, bisognose di fiducia nelle loro capacità.

La promessa è quella di vederci al prossimo sguardo, al prossimo “ciao maestra!”, al prossimo “grazie” detto all’unisono, al prossimo corso di italiano.

Simona H. tutor nel corso L2 di Baricella, realizzato all’interno del Piano distrettuale per la diffusione della conoscenza della lingua italiana promosso dai Comuni del Distretto socio-sanitario di Pianura Est della provincia di Bologna e realizzati da Lai-momo soc. coop.

Photo Credit: Simona Hassan

Photo Credit: Simona Hassan

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23 giugno 2016

Accoglienza, una scelta positiva

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Lunedì 20 giugno, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, è stato lanciato il video di animazione realizzato da Bologna cares!, la campagna di comunicazione del Sistema di Protezione dei Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) del Comune di Bologna.

L’accoglienza dei richiedenti asilo come attività necessaria e ordinaria dello scenario sociale di oggi e del futuro: questo il tema della campagna Bologna cares! 2016.

Ѐ su quest’idea che si fonda il video di animazione della campagna, realizzato dallo studio Bloomik: un sistema di accoglienza strutturato ha ricadute positive e costruttive su tutto il tessuto sociale, mentre, al contrario, la “mancanza di accoglienza” produce povertà ed esclusione. Scegliere l’accoglienza quindi significa favorire la costruzione di un sistema che produce relazioni, integrazione e crescita. Il video è stato proiettato il 20 giugno in Piazza Maggiore nell’ambito della rassegna “Sotto le Stelle del Cinema” diretta dalla Cineteca di Bologna, ed è stato molto apprezzato dal pubblico.

 

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20 maggio 2016

“Pedibus”: a piedi a scuola con i richiedenti asilo

"Il Pedibus Arcobaleno"

Giovedì 18 maggio abbiamo partecipato ad una merenda interculturale presso la scuola primaria “Quaquarelli” di San Giovanni in Persiceto per festeggiare la fine di un percorso durato tutto l’anno scolastico: il “Pedibus”.

Il “Pedibus”, già diffuso in molte città italiane ed europee, consente ai bambini di raggiungere la scuola a piedi la mattina attraversando il paese. Ѐ un vero e proprio scuolabus che, sotto la guida di volontari, accompagna i bambini a scuola a piedi; ha autisti, fermate, un percorso, orari fissi e un regolamento da seguire. Gli accompagnatori possono essere genitori, nonni, insegnanti o volontari, come per esempio Oumar, Dawood e Hripsime, tre richiedenti asilo ospiti a San Giovanni in Persiceto in un Centro di Accoglienza Straordinaria gestito dalla cooperativa Lai-momo. Insieme ad altri volontari dell’AUSER, hanno accompagnato i bambini a scuola, scoperto insieme a loro le strade del paese e, chiacchierando, hanno avuto l’opportunità di migliorare la propria padronanza della lingua italiana e la conoscenza del territorio dove sono accolti.

Per i bambini, le passeggiate della mattina verso la scuola rappresentavano momenti ideali per mettere in pratica nozioni come il rispetto per l’ambiente, la sensibilità ecologica e il benessere fisico, ma anche per conoscere e aprirsi a persone originarie da Paesi diversi. Tutti sono rimasti soddisfatti da questa esperienza: i bambini, i genitori, i volontari e le insegnanti della scuola.

La conclusione di questo bel percorso di crescita è stata festeggiata nel cortile della scuola con tutti i bambini, la dirigente, le insegnanti, i rappresentanti del comitato dei genitori e i volontari coinvolti. Dopo alcune brevi parole d’introduzione da parte dalla dirigente e dei promotori del progetto, i bambini hanno ascoltato una favola, cantato una canzone e finalmente degustato una deliziosa merenda a base di frutta fresca.

Il successo è stato tale che da settembre il “Pedibus” riparte e si estenderà anche a un’altra scuola del paese. Auguriamo al progetto una lunga vita e la possibilità di estendersi anche ad altri territori del bolognese!

Merenda interculturale del "Pedibus" presso la scuola primaria "Quaquarelli" di San Giovanni in Persiceto

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17 maggio 2016

La frontiera. Migranti e rifugiati all’assalto della fortezza Europa

La Fontiera, di Alessandro Leogrande

Venerdì 27 maggio l’Istituto Carlo Cattaneo di Bologna organizza un incontro attorno al libro La Frontiera di Alessandro Leogrande, vice-direttore della rivista Lo Straniero. L’incontro propone una riflessione sulle frontiere nel contesto attuale, con un’Europa che si chiude di fronte a flussi migratori di importanza storica.

Sarà condotto da Pier Giorgio Ardeni, professore di economia politica e dello sviluppo nonché presidente dell’istituto Cattaneo. Saranno inoltre presenti Sandra Federici, direttrice della rivista Africa e Mediterraneo, Loretta Michelini, presidente dell’associazione Mondo Donna e Barbara Spinelli, avvocata e attivista per i diritti umani che dialogheranno con l’autore.

L’incontro è aperto al pubblico e si terrà dalle ore 16:30 alle 18:00 presso il Palazzo Hercolani, Aula dei Poeti in Strada Maggiore 45, Bologna.
Per informazioni, si può contattare l’Istituto Cattaneo via email o al telefono al 051235599 / 051239766.

Locandina incontro “La Frontiera. Migranti e rifugiati all’assalto della fortezza Europa.”

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29 aprile 2016

Arriva a Bologna la Summer School su migrazioni forzate e asilo

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La Summer School di formazione sul tema delle migrazioni forzate e dell’asilo in Europa si terrà dall’11 al 16 luglio 2016 a Bologna presso il Centro Interculturale Zonarelli. La Scuola sarà tenuta in inglese da docenti, esperti e professionisti internazionali del settore ed è rivolta ad operatori sociali dell’accoglienza, ricercatori, studenti, giornalisti, membri di organizzazioni internazionali e di ONG, impiegati delle amministrazioni pubbliche nazionali ed europee.

La Summer School intende fornire un’analisi approfondita delle questioni fondamentali legate all’attuale fenomeno migratorio, avvalendosi degli strumenti messi a disposizione dai diversi approcci disciplinari che da tempo stanno affrontando il tema, in particolare la sociologia, la storia, l’etnopsichiatria, gli studi culturali e i media studies senza tralasciare l’applicazione di un approccio metodologico orientato alla pratica. Da una parte, infatti, la Summer School si prefigge di dotare i partecipanti di conoscenze approfondite e multidisciplinari sulle migrazioni forzate e l’asilo, grazie all’apporto di ricercatori e teorici esperti del settore. Dall’altra parte, grazie all’esperienza dei proponenti nei servizi connessi all’integrazione dei migranti e all’accoglienza dei richiedenti asilo, i partecipanti potranno conoscere esperienze e pratiche grazie al confronto con operatori impegnati direttamente in queste attività e visite di studio organizzate all’interno di “Centri di Accoglienza Straordinaria” di Bologna (dietro accordo e autorizzazione della Prefettura di Bologna), coniugando in tal modo la fondamentale base teorica e di ricerca all’osservazione empirica dei vari approcci professionali alla gestione dell’accoglienza.

Inoltre, il lavoro in comune nel corso di sei giorni da parte dei partecipanti, che si auspicano provenienti da vari paesi europei, consentirà di confrontare e condividere esperienze, conoscenze e punti di vista, allo scopo di produrre nuovo sapere e nuovi legami tra persone impegnate nelle diverse fasi dell’accoglienza.

Tutte le informazioni sulla Summer School possono essere consultate sul sito www.migrationschool.eu. Le iscrizioni sono aperte fino al 20 giugno ma i posti sono limitati quindi si consiglia di non aspettare l’ultimo momento per inviare la propria candidatura!

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26 aprile 2016

Un incontro su inclusione dei migranti e diritti umani a Bologna

Amitie code

Il Comune di Bologna-Ufficio Cooperazione e Diritti Umani, in collaborazione con la Società Cooperativa Lai-momo organizza un incontro di confronto sull’applicazione dell’approccio basato sui diritti umani nell’ambito dell’inclusione e dell’accoglienza dei migranti. L’incontro è promosso nel quadro del progetto AMITIE CODE, progetto di educazione allo sviluppo e ai diritti umani, cofinanziato dalla Commissione Europea, che coinvolge 14 partner da 6 paesi europei, coordinato dal Comune di Bologna.

L’incontro è aperto a tutti e rivolto principalmente alle associazioni di migranti ed ai soggetti (associazioni, cooperative, sindacati ed enti pubblici) che si occupano di accoglienza, inclusione e contrasto alle discriminazioni. Obiettivo finale della giornata sarà di condividere i contenuti dei due corsi di formazione rivolti rispettivamente a insegnanti ed enti locali, previsti dal progetto, e di raccogliere in merito le osservazioni e i contributi dei partecipanti.

Il programma prevede gli interventi di vari attori locali, permettendo di avvicinare i partecipanti al tema dei diritti umani in Italia e del loro intreccio con i temi delle migrazioni, ai servizi e progetti di accoglienza rivolti ai migranti sul territorio e ai progetti di formazione sui diritti umani rivolti alla pubblica amministrazione e agli insegnanti. I partecipanti saranno poi divisi in quattro tavoli tematici al fine di approfondire alcuni aspetti attraverso il metodo del world café.

L’incontro si terrà sabato 7 maggio dalle 15 alle 17 presso il Centro Interculturale Massimo Zonarelli a Bologna. Il programma dell’incontro è disponibile qui.

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15 aprile 2016

Voci di Resistenza dal Mediterraneo

Voci di Resistenza dal Mediterraneo

Attraverso le voci di chi si oppone alla miope scelta tra deriva jihadista e dittature securitarie, di chi rifiuta un’Europa fatta di Stati-nazione e arroccata sulle proprie frontiere interne ed esterne, l’Assessorato alla cultura e ai giovani di Caprarola propone di provare a immaginare un Mediterraneo diverso, un Mediterraneo di pace, un Mediterraneo senza frontiere, un mare dei diritti e delle libertà per tutti e tutte nel cuore della provincia di Viterbo.

I recenti drammatici attacchi di Bruxelles rendono ancor più urgente una riflessione approfondita su tematiche quali il futuro dell’Europa, i diritti umani nel bacino del Mediterraneo, le situazioni interne dei paesi d’origine dei flussi migratori, la possibilità di una cittadinanza mediterranea.

Caprarola (VT) sarà per un giorno luogo di confronto e di scambio su tematiche di attualità internazionale grazie alla presenza di ricercatori e ricercatrici, giornalisti, attivisti e attiviste da vari paesi del Mediterraneo. L’evento, realizzato in collaborazione con COSPE, ARCI e UNIMED, è parte del Festival RESIST, organizzato dal Comitato provinciale ARCI, con l’obiettivo di promuovere una maniera diversa di raccontare la Resistenza affrontando temi storici e di attualità.

Africa e Mediterraneo è media partner dell’iniziativa.

L’evento avrà luogo venerdì 22 aprile – ore 16.30 presso il Palazzo della Cultura (via della Repubblica snc) – Caprarola (VT). Tutti gli aggiornamenti possono essere consultati sulla pagina Facebook dell’evento.

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03 marzo 2016

Call for papers on “Sport and migration” – Africa e Mediterraneo no. 84/2016

©UNHCR/Brian Sokol

It is generally accepted that sport is one of the most relevant social phenomenon in today’s society. The idea of sport as a pure passion or something to discuss while enjoying a coffee belongs to the past: today, sport is mostly represented and nurtured through the media, which has transformed it into a consumable commodity which is at the same time a cultural product, show business, an educational and socialization instrument and much more. Moreover, sport represents a precious tool for social integration since it expresses the multicultural nature of Western society with all its contradictions.

From this perspective, one of the strongest representations sport has offered – and football in particular – was the victory of the French National Team during the FIFA World Cup in 1998, when the whole French nation identified with the French team, which was known as the “three-Bs team – black, blanc, beur”, and composed of French nationals with different ethnic backgrounds as a result of the social integration policy fostered by the Chirac Government. However, 20 years later, the terrorist attack of November 2015 at the Stade de France, one of the symbols of the 1998 World Cup, represents, according to Stefano Martelli (mentepolitica.it 21/11/2015), the failure of such a policy.

If football is then a significant experience for hundreds of millions of people (supporters and/or practitioners) – a “total social fact” in Marcel Mauss’ words – it is necessary to ask why Italian and European football «have witnessed an escalation in the quantity and type of racist actions which have involved many supporters, players, managers and representatives of football institutions. International organizations and institutions such as the European Union, the UN and the World Bank have stepped in to exhort the Member States to fight this phenomenon by considering it as part of a bigger perspective of the spreading of racist feelings among the public and the rise of xenophobic political parties and movements» (R. Pedretti, 2015). Players such as Mario Balotelli, Angelo Ogbonna and Stefano Osaka represent, thanks to the fame they enjoy, the visible tip of a much bigger and complex phenomenon that moves with difficulty in a world that still struggles to think in terms of integration and equality. The antidiscrimination campaigns run by organizations such as FARE (Football Against Racism in Europe) or initiatives like the Mondiali Antirazzisti (Antiracist World Games) do not seem to be successfully piercing the indifference of distracted ruling classes and heated supporters.

Sport is then a universal practice, but fraught with contradictions: despite being open to players of all origins, genders, social classes, many athletes in Europe are victims of injustice, discriminations, and racist events of different kinds. Despite that, 64% of European citizens consider sport (including competitive sport) as a tool with which to fight every form of discrimination (W. Gasparini, 2012).
The media narratives which tell the stories of successful athletes of foreign origin in Europe make the athletes nonetheless positive examples, and have a great impact both on their original society and on the second generation of migrants in Europe. Beyond the symbolic aspect and the production of meaning – and therefore of consensus – concerning champions and stars, the practice of sport represents a socializing element for citizens of all ages in the communities and neighbourhoods around sport associations (laic or religious). We are more and more aware of the need to fully include sport in the framework of social polices and to define more precisely what instruments can be deployed to make it a useful resource for the integration of citizens of foreign origin and for the fight against social exclusion. Recent examples of inclusion of asylum seekers within local sport associations of the territories where they are hosted seem to confirm such potential.

Pierre Bourdieu, who defined culture as an element that is experienced differently by people belonging to different classes, invited us to consider sport not only as a leisure activity but also as a social practice that – also through body control and body culture – is enacted in different shapes and produces specific effects that reflect the social position of the practitioner, who can then accumulate “cultural capital” (P. Bourdieu, 1978).

Starting with these assumptions, the issue 84 of the journal Africa e Mediterraneo aims to discuss sport as an instrument, practice, and socio-cultural resource which is able to facilitate social integration of migrant citizens and asylum seekers in the hosting countries and to increase the “cultural capital” and the “social capital” among migrants and natives at the local level.

Contributions dealing with the following subjects from different disciplinary approaches are welcome:
– terms and contents in the use of sport as an instrument for integration and fight against social exclusion of asylum seekers and migrants;
– sport practices by refugees and migrants in Europe;
– antidiscrimination campaigns in sport;
– sport as an instrument for social climbing for asylum seekers and migrants;
– debate and representation of sport in the African media;
– sport, racism and inclusion in social media and in the European mainstream media;
– successful examples of athletes from the Global South and their impact on countries of origin and young migrants.

Deadline for submission:

The proposals (max. 400 words) must be submitted no later than March 25th 2016 to the following email addresses s.federici@africaemediterraneo.it ; c.mara@africaemediterraneo.it.
The editorial committee will examine the proposals. If the proposal is accepted, the complete article with the related abstract (abstract max. 100 words, preferably in English) and a short biography of the author must be submitted by May 25th 2016.
Africa e Mediterraneo is a peer reviewed journal.
The articles and the proposals can be submitted in the following languages: Italian, English and French.

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15 febbraio 2016

Folilà: musiche dal mondo in onda sugli Appennini

 

Registrazione delle prime puntate di Folilà

Dal 17 febbraio, gli Appennini bolognesi inizieranno a ballare ai ritmi della musica subsahariana!

Arriva la trasmissioneFolilàsu Radio Frequenza Appennino, che dà spazio ai richiedenti asilo ospiti delle strutture di accoglienza del distretto di Porretta Terme per condividere con gli ascoltatori la musica tradizionale del loro Paese.

Le persone accolte provengono dall’Africa Occidentale, dal Pakistan e dal Bangladesh; sono accolte in appartamenti gestiti dalla società cooperativa Lai-momo e hanno voglia di incontrarsi con la comunità locale offrendo alcuni elementi di ricchezza culturale dei loro territori.
In onda, non si parla del viaggio, delle tragedie lasciate alle spalle né delle difficoltà dell’arrivo: Folilà è un momento di gioia e di positività, dove la musica fa da legame tra Italiani e stranieri.

Le due prime puntate sono state registrate da ragazzi maliani accolti in un appartamento a Castel d’Aiano, hanno selezionato personalmente i brani da passare, che hanno poi introdotto brevemente durante la registrazione per presentarli agli ascoltatori: è una sfida parlare italiano in radio, ma è anche una bella opportunità per migliorare la loro padronanza della lingua.

Inoltre, questo consente loro di conoscere i giovani ragazzi italiani che animano la redazione di RFA e di imparare alcune tecniche radiofoniche di base.

“Folilà”, che in lingua africana Bambarà significa “suonatori di tamburo”, andrà in onda a cadenza settimanale a partire dal 17 febbraio alle 11; sarà possibile riascoltarla in replica il sabato alla stessa ora ed in podcast sul sito di Radio Frequenza Appennino.

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