04 novembre 2011

Oltre la crisi, insieme. L’immigrazione in Italia secondo il Dossier Statistico immigrazione 2011

“Oltre la crisi, insieme” è il motto scelto dall’équipe del Dossier Statistico immigrazione per l’edizione di quest’anno, nella consapevolezza della difficile fase economica e sociale in cui cade la pubblicazione di questo importante strumento di lettura della migrazione. Un fenomeno che gli indicatori attestano come sempre più stabile e strutturale, non sempre assecondato dalla legislazione sia per quanto riguarda l’offerta di pari opportunità per l’inserimento sia per la garanzia della stabilità del soggiorno.

La presenza regolare dei cittadini stranieri in Italia si aggira attorno ai 5 milioni, come lo scorso anno. Esauritosi verso la metà degli anni ’70 l’esodo verso l’estero, è andata incrementandosi l’immigrazione in Italia, con un crescendo del tutto notevole nell’ultimo decennio, in cui la popolazione immigrata è aumentata di 3 milioni di unità e gli indicatori di inserimento sono diventati sempre più forti.

Tra questi, la crescente presenza di famiglie (2 milioni quelle con almeno un componente straniero), il numero dei minori (993.238), l’incidenza sulla popolazione residente (7,5%), la forza lavoro (oltre il 10%), il numero degli occupati (oltre 2 milioni), i titolari d’impresa (228.540), le acquisizioni di cittadinanza (66mila), i matrimoni misti (21.357).

La Caritas Italiana ha voluto porre l’accento sul fatto che gli operatori sociali e pastorali sono una “base indispensabile perché si avvii un nuovo corso, che congiunga il nostro passato di emigrazione con il presente che stiamo vivendo come paese di immigrazione.” Ha inoltre esortato a imparare a essere aperti ma non approssimativi, a farsi carico dello sviluppo del nostro paese senza trascurare gli altri, a vivere una globalizzazione all’insegna dei diritti e di uno sviluppo autentico. Questo per imparare a vivere con gli immigrati, chiedendo agli immigrati di collaborare.

Immigrati per i quali la vita non è stata facile ultimamente: nell’ultimo anno sono scaduti, senza più essere rinnovati, ben 684.413 permessi di lavoro (2/3 per lavoro e 1/3 per famiglia), costringendo gli interessati al rimpatrio o al rifugio nel lavoro nero.

Pubblichiamo di seguito la scheda riassuntiva del Dossier 2011.

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02 novembre 2011

Dossier statistico immigrazione Caritas 2011: in Emilia-Romagna aumenta l’incidenza dei residenti stranieri sulla popolazione

Bologna – 544mila, pari al 12,3% della popolazione residente. È la stima della Caritas sui soggiornanti in Emilia-Romagna (al 31 dicembre 2010), dove il fenomeno migratorio conferma le sue caratteristiche di stabilità. Infatti, se si considerano i 164.597 permessi di lungo periodo (ex carte di soggiorno), emerge un andamento di continuo incremento negli anni (+343% dal 2004 al 2010). Anche dal dato delle residenze è evidente un progressivo aumento dell’incidenza percentuale, che va dal 9,7% del 2009 al 10,5% del 2010 fino all’11,3% del2011. Rallentata la crescita (dell’8,2%) della popolazione straniera residente rispetto agli anni precedenti: 10% nel 2006, 15% nel 2007 e 2008, 9,8% nel 2009. È, in sintesi, il quadro che emerge dal 21° Dossier statistico immigrazione Caritas/Migrantes, presentato il 27 ottobre a Bologna dall’assessore regionale alle Politiche sociali Teresa Marzocchi, Pietro Pinto (Comitato scientifico Dossier Caritas/Migrantes e associazione “Africa e Mediterraneo”) e Gianmarco Marzocchini (delegato regionale Caritas Emilia-Romagna).
«I dati ci dicono che in Emilia-Romagna l’immigrazione è caratterizza dalla stabilità» ha sottolineato l’assessore Marzocchi. «Sono cittadini che fanno parte a tutti gli effetti della nostra società. Cittadini perlopiù giovani che lavorano, che svolgono anche attività in proprio. Non sono una minoranza: tant’è che la nostra politica regionale non prevede assolutamente la creazione di servizi separati, a parte, ma accessibili a tutti i cittadini che vivono sul territorio. Gli immigrati residenti in Emilia-Romagna – l’11,3% sul totale della popolazione – ‘consumano’ solo l’1% del welfare – ha aggiunto l’assessore – : questo dato sfata il luogo comune, la percezione purtroppo diffusa, secondo cui questi cittadini ci ‘costerebbero’ di più di quanto producono. Non è affatto così». Infine, «per attuare politiche migratorie adeguate e corrette per i nostri territori – ha concluso l’assessore – è necessario che vengano modificate le normative nazionali: soprattutto quelle relative ai minori, in rapporto all’ottenimento della cittadinanza italiana, e anche agli adulti, per quanto riguarda il voto e la regolazione dei flussi. Altrimenti si ostacolano accoglienza e integrazione».

Residenti e Paesi di provenienza

I Comuni emiliano-romagnoli che superano il 10% dei residenti stranieri passano dai 22 del 2004 ai 161 sui complessivi 348 del 2010, con Galeata (Fc) al 21,7%, Luzzara (Re) e Castel San Giovanni (Pc) al 20,3% e Rolo (Re) al 18,1%. I principali Paesi di provenienza degli stranieri residenti sono il Marocco (14,1%, in decremento di mezzo punto percentuale), la Romania (13,2%, pressoché stabile), l’Albania al 12,1% (a sua volta in diminuzione di mezzo punto). Parallelamente, risultano in marcata crescita alcuni Paesi dell’Est europeo, quali l’Ucraina (che passa dal 5,1% al 5,5%) e, soprattutto, la Moldavia (dal 4,6% al 5,6%). Presentano percentuali fra il 4 e il 5% la Cina e la Tunisia.

Scuola

L’Emilia-Romagna rimane al primo posto in Italia per incidenza percentuale di alunni stranieri. Nell’anno scolastico 2010/2011 gli alunni con cittadinanza non italiana sono 82.535, pari al 14% dei 589.152 iscritti totali. L’incidenza è salita pertanto rispetto al 13,5% dell’anno scolastico 2009/2010 e al 12,8% del 2008/2009. In particolare, rispetto a questo dato medio complessivo, emergono valori più elevati nella scuola primaria (15,2%) e secondaria di primo grado (15,7%). Quasi la metà (44,7%) degli alunni stranieri è nata in Italia. Anche nei nidi la presenza è in crescita: nell’anno scolastico 2010/2011 la percentuale di stranieri è del 9,2% (8,2% nell’anno precedente). Va ricordato che quasi un cittadino straniero residente su quattro (22,8%) è minorenne.

Lavoro

Nel corso del 2010 la banca dati Inail indica 311.238 lavoratori dipendenti stranieri occupati in Emilia-Romagna. Si tratta del 19,8% dei lavoratori complessivi, che confermano una crescita costante registrata negli ultimi anni: nel 2007 i lavoratori stranieri rappresentavano il 17,8%, il 18,8% nel 2008, il 19,3% nel 2009. I lavoratori stranieri si concentrano prevalentemente nei settori dell’industria (25,2%), nel settore alberghiero-ristorativo (14%), delle costruzioni (11,7%), servizi alle imprese (10,7%) e agricoltura (10%). I Paesi più rappresentati fra i lavoratori dipendenti sono, nell’ordine, Romania, Marocco, Albania, Cina. La banca dati Inail contiene anche i dati relativi ai lavoratori parasubordinati: risultano 9.826 occupati stranieri, pari al 9,6% del totale.
Non solo lavoratori dipendenti, però: secondo i dati Infocamere – Camera di Commercio (al 31 dicembre 2010) i titolari stranieri di impresa individuale sono 32.196 e rappresentano il 7,5% di tutte le imprese attive. Ai primi posti si collocano il settore delle costruzioni, del commercio e le attività manifatturiere. Le provenienze più rappresentate sono nell’ordine Albania, Marocco e Cina.

Fisco e previdenza

L’apporto dei lavoratori stranieri è importante non solo sul versante produttivo, ma anche su quello fiscale, contributivo e dei consumi. In particolare, nel 2009, dai 216.000 lavoratori stranieri stimati in Emilia-Romagna sono stati versati oltre 800 milioni di euro di contributi previdenziali e 452 milioni di gettito fiscale (tra Irpef, Iva sui consumi, imposte sui fabbricati, e così via), per un totale di 1,25 miliardi di euro. Il basso livello dei redditi, che si traduce in un minor gettito fiscale, viene tuttavia “compensato” da una struttura del welfare italiano orientata prevalentemente verso le prestazioni previdenziali e i servizi socio-sanitari per gli anziani. Prestazioni e servizi di cui gli stranieri possono essere beneficiari in parte molto ridotta, anche perché la normativa in vigore permette loro il pensionamento solo al compimento del sessantacinquesimo anno di età. La percezione che gli immigrati rappresentino un onere per i conti pubblici non è dunque suffragata dai dati: gli stranieri sono l’11,3% dei residenti, ma il solo 1% delle spese di welfare da loro assorbite e i contributi previdenziali da loro versati sono un indubbio vantaggio per il bilancio Inps, almeno nel breve periodo.

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24 ottobre 2011

Presentazione del Dossier Statistico Immigrazione Caritas Migrantes 2011

La nostra associazione Africa e Mediterraneo e il Centro Studi e Ricerche Idos hanno stretto un accordo per promuovere la conoscenza del “Dossier Statistico Immigrazione 2011 Caritas/Migrantes” in Emilia Romagna. Collaboreremo nell’organizzazione di presentazioni del dossier in diverse province della Regione.

Il “Dossier Statistico Immigrazione” è un progetto nazionale che vede coinvolte la Caritas Italiana, la Fondazione Migrantes e le rispettive sedi territoriali: la sua realizzazione, pubblicazione e diffusione è affidata al Centro Studi e Ricerche Idos. Viene realizzato ogni anno dal 1991 e raccoglie tutti i dati disponibili sul fenomeno dell’immigrazione in Italia, relazionandoli nel piano nazionale e in quello degli ambiti regionali e locali, con approfondimenti sui vari aspetti del fenomeno. All’esposizione statistica si accompagna l’analisi delle informazioni, effettuata da esperti del settore con il corredo di dettagliate tabelle esplicative e riassuntive.

Nel 2010 il Dossier Statistico Immigrazione ha segnato i 20 anni dalla sua prima uscita, confermandosi come la fonte più utilizzata dagli operatori sociali, dell’informazione e degli enti pubblici interessati a essere aggiornati riguardo ai dati e ai problemi più attuali relativi al fenomeno dell’immigrazione.

Il 27 ottobre avrà luogo la presentazione ufficiale del dossier 2011 in tutte le regioni italiane.

Ecco i dettagli della conferenza stampa di Bologna:

Bologna, giovedì 27 ottobre 2011

ore 11

Sala stampa della Giunta Regionale

V.le Aldo Moro 52

Intervengono

Pietro Pinto – Comitato scientifico Dossier Caritas/Migrantes e Ass. Africa e Mediterraneo

Teresa Marzocchi – Assessore regionale Politiche sociali e Immigrazione

Gianmarco Marocchini – Resp. Caritas immigrazione Emilia-Romagna

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17 ottobre 2011

Seconde generazioni e pluralismo religioso: nuovi modelli nell’Italia che cambia

Siamo ormai tutti concordi nel considerare la società nella quale viviamo un vero e proprio laboratorio, un terreno di cambiamento e mutamento, dove le persone si incontrano, le identità si mescolano e le novità ci cambiano, ci modificano, nessuno escluso. A cambiare ed evolversi è proprio la stessa società italiana sempre più variegata e differenziata; cambiano le famiglie, cambiano i rapporti sociali, che si mescolano e si riformulano, cambiano quindi gli stessi cittadini, ridefinendo inevitabilmente cosa significhi essere “italiano”, ridefinendo tutte quelle caratteristiche che da sempre sono state associate all’ “italianità”.

I protagonisti di questo cambiamento saranno le nuove generazioni ed ancora di più le cosiddette seconde generazioni, ovvero i figli di cittadini immigrati, coloro che, sospesi tra mondi differenti, diverranno inevitabilmente fondamentali mediatori tra diverse culture, un ponte tra il qui e l’altrove.

La sfida che si pone alle famiglie di questi ragazzi porta con sé questioni di identità religiosa, di educazione, di modelli di crescita.

Per discutere l’argomento e fornire anche strumenti per affrontare questa sfida il CDLEI, Centro di Documentazione e Intercultura del Comune di Bologna, e la rete regionale dei Centri Interculturali organizzano nelle giornate di giovedì 20 e mercoledì 26 a Bologna 2 seminari di approfondimento  dal titolo “Crescere, Credere” proprio sui temi del pluralismo religioso, delle famiglie migranti e delle seconde generazioni.

I seminari fanno parte della manifestazione “Segnali di Pace 2011″ promossa dalla Provincia di Bologna.

Per maggiori informazioni: http://www.comune.bologna.it/cdlei/notizie/

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14 ottobre 2011

Quando un migrante non ammette il fallimento… , album di Al’ Mata ed Edimo riceve il primo premio del fumetto africano al festival internazionale del fumetto di Algeri (FIBDA)

Il Festival Internazionale del fumetto di Algeri (FIBDA), è uno degli eventi più famosi e importanti per i fumettisti africani. Il Festival si è concluso lo scorso 8 ottobre 2011, con la premiazione dell’album Le retour au pays d’Alphonse Madiba dit Daudet, disegnato da Al Mata, già vincitore della seconda edizione del Premio Africa e Mediterraneo nel 2003, nella sezione tema libero per il suo fumetto Tout ce qui tombe, realizzato in collaborazione con Sampi Gampez. Il disegnatore Al Mata è originario della Rep. Dem. Congo e ha già ricevuto diversi premi nel corso della sua carriera.

Lo sceneggiatore del fumetto vincente, Christophe NGalle Edimo, vanta anche lui una lunga e ricca esperienza e ha già scritto diversi album di fumetti, tra i più noti, ricordiamo quelli della collezione didattica “Valori comuni”, un progetto finanziato dalla Commissione Europea, edizione Lai-momo e in collaborazione con l’Afrique dessinée.

Al Mata e Christophe Ngalle Edimo si conoscono da tempo, in quanto entrambi fanno parte dell’associazione L’Afrique dessinée. I due artisti hanno già collaborato diverse volte nel passato, per esempio nella realizzazione dell’avventura Zambo.

Le retour au pays d’Alphonse Madiba, dit Daudet (L’Harmattan BD, 2010) racconta delle peripezie di un giovane Camerunense che, dopo aver vissuto 13 anni in Europa nell’inutile ricerca di una vita stabile, non vuole ammettere il suo fallimento che presuppone il ritorno nel suo paese di origine. Senza titoli di studio e senza soldi, Madiba arriva in un centro di accoglienza per lavoratori immigrati fino al giorno in cui non viene espulso e costretto a far ritorno nel suo paese. Qui, Madiba si inventa di tutto per nascondere il suo fallimento e cerca in ogni modo di ingannare la popolazione del quartiere in cui abita, tanto che gli stessi abitanti credono alle sue menzogne fino a considerarlo, per qualche tempo, come un vero e proprio eroe. Il periodo di gloria finirà ben presto, la fallimentare ricerca di lavoro presso i ministeri della città costringerà Madiba a chiedere l’elemosina per poter vivere. Dopo l’ennesima sconfitta, Madiba decide di recarsi in un paese vicino, dove ha l’opportunità di diventare professore di francese per i giovani. Con l’unico libro che possiede per l’insegnamento, Le Avventure di Tartarin de Tarascon di Alphonse Daudet, Madiba troverà finalmente un ruolo che gli corrisponde e in cui si troverà bene.

Christophe NGalle Edimo fa un ritratto molto critico di questa giovane generazione africana, che dipinge come egoistica e avida di occidentalismo. Il racconto è stato definito un romanzo grafico che tratta la storia di un sognatore impertinente che preferisce sognare la sua vita piuttosto che affrontare la realtà. Il ritorno al paese di Alphonse Madiba vuole essere soprattutto lo specchio di una realtà tutta africana: come accettare la sconfitta se un intero clan, la tua famiglia, proiettano tutte le loro speranze su di te?

Alice Bercheux

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12 ottobre 2011

L’Italia sono anch’io!

La campagna nazionale “L’Italia sono anch’io” vuole rendere più facile l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte di cittadini stranieri come strumento necessario per una reale integrazione e come presupposto per una fruizione concreta di tutti i diritti.

Promossa da 19 organizzazioni (fra cui Acli, Arci, Asgi, Caritas Italiana, Cgil, ecc) e presieduta dal il Sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio, la campagna propone la modifica delle norme vigenti in materia di cittadinanza e di diritto al voto dei cittadini stranieri ed, in particolare, si propone di concedere la cittadinanza a chi:

- è nato in Italia da genitori stranieri di cui almeno uno sia legalmente soggiornante sul territorio da non meno un anno o che sia nato nel territorio italiano;

- è nato in Italia o vi è entrato entro il decimo anno di età e vi abbia legalmente soggiornato fino alla maggiore età;

- agli stranieri che risiedono legalmente in Italia da almeno cinque anni (anziché dieci, come prevede l’attuale normativa).

Inoltre, in merito alla posizione dei minori, si prevede la possibilità di acquisizione della cittadinanza per chi ha frequentato un corso di istruzione primaria o secondaria o un percorso di istruzione o formazione professionale.

Per quel che riguarda le domande di cittadinanza per  matrimonio, invece, si  chiede il ripristino del termine dei sei mesi di residenza dopo lo sposalizio.

Infine, la campagna nazionale “Italia sono anch’io” chiede, come avviene in alcuni paesi europei (per esempio Belgio, Danimarca, Olanda, Spagna e Svezia) il diritto di elettorato attivo nelle elezioni comunali e provinciali anche per chi non è cittadino italiano (qualora abbia maturato cinque anni di regolare soggiorno in Italia).

Per aderire e firmare il manifesto basta collegarsi al sito: www.litaliasonoanchio.it

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03 agosto 2011

Numero 74 di Africa e Mediterraneo: Il Senegal e la diaspora senegalese

Acquista il numero 74 sul sito dell’editore Lai-momo

Il dossier che pubblichiamo presenta alcuni approfondimenti sugli eventi socio-culturali che hanno segnato l’ultimo anno e nei quali il Senegal ha inteso interpretare un ruolo anche politico presentandosi come punto di riferimento di una visione globale e panafricana del futuro del continente e della sua proposta culturale: il Monumento al Rinascimento africano e il terzo Festival mondial des arts nègres. Queste iniziative sono approfondite e spiegate nei loro retroscena, nelle motivazioni e negli errori dagli articoli di Victoire Axiga-Dokpo e Itala Vivan.

Il dossier continua con vari approfondimenti su aspetti culturali del Senegal, con interessanti visuali storiche. Un panorama del cinema senegalese, della sua importanza nel passato con l’opera dei grandi Ousmane Sembène e Djibril Diop Mambéty così come della sua difficoltà attuale, è tracciato nell’articolo di Simona Cella.

La denuncia senza sconti dei rapper del movimento di protesta “Y en a marre” nei confronti della corruzione e dell’immobilismo della classe dirigente del Paese, così come la presa di posizione degli artisti hip hop nella vetrina mediatica del Forum sociale mondiale, tenutosi a Dakar nello scorso febbraio, sono raccontati da Fabrizio Guglielmini, assieme alla produzione degli artisti del neo ‘mbalax come Coumba Gawlo e Yossou Ndour.

Due importanti scrittori senegalesi presenti in Italia hanno dato il loro contributo a questo dossier: Cheikh Tidiane Gaye dando una personale selezione, presentazione e traduzione dei poeti senegalesi, Pap Khouma raccontando dal punto di vista di pioniere dell’immigrazione in Italia una breve storia del movimento che ha portato decine di migliaia di giovani senegalesi a spostarsi in Italia. L’integrazione linguistico-culturale di questi nuovi cittadini, con tutte le implicazioni sull’intreccio dei rapporti personali, sulla costruzione di famiglie miste, sull’educazione dei figli, è trattata dall’etnolinguista Baye Ndiaye, presidente del Centro orientamento studi africani di Milano.

Elisabetta Bevilacqua traccia una storia della presenza di scrittori senegalesi nel panorama della scrittura della migrazione in Italia, approfondendo, tra le altre, proprio l’opera di Pap Khouma, il cui libro (scritto assieme a Oreste Pivetta) Io venditore di elefanti è considerato il titolo con cui la “letteratura della migrazione” ha fatto il suo esordio in Italia.

La storia del Senegal è stata a lungo, bisogna dirlo, la storia del suo rapporto con la Francia. Un rapporto a cui la figura del poeta presidente Senghor ha dato una importante connotazione letteraria, culturale e linguistica, cosa che ha portato in eredità anche una certa ambiguità. Un’ambiguità che caratterizza la storia a fumetti Le Sénégal et Léopold Sédar Senghor, creata dallo sceneggiatore francese Saint-Michel, analizzata da Francesca Romana Paci, con un’attenzione speciale proprio alle implicazioni visive e linguistiche, spesso molto sottili, che possono essere ricondotte al complicato rapporto tra Paese colonizzato e madrepatria colonizzatrice. I fumetti sono un ottimo modo per capire il tessuto sociale di un Paese, per questo abbiamo pubblicato una tavola delle avventure di Goorgoorlou, l’anti-eroe creato dalla penna di T.T. Fons, probabilmente il più famoso e popolare personaggio a fumetti del Senegal, in quanto rappresenta l’uomo medio senegalese, disoccupato, alla ricerca costante di una piccola somma per la “Spesa Quotidiana”. Anche le tavole di Lamine Dieme, sulla passione dei bambini per il gioco del calcio, rappresentano una scena energica e scanzonata della vita sociale senegalese.

Come abbiamo detto, il Senegal è da tempo molto legato anche all’Italia, anche perché quella presente da noi è la più grande tra le diaspore senegalesi. L’articolo di Anna Casella Paltrinieri ripercorre la presenza dei Senegalesi muridi nella provincia di Brescia, dove questa confraternita ha creato un centro per il culto che, se in passato è stato occasione di dialogo interculturale e interesse reciproco con le istituzioni locali italiane, negli ultimi anni è diventato pretesto per polemiche sulla sicurezza da parte di alcuni partiti, senza che da parte della comunità senegalese si sia riusciti a dare un’adeguata risposta.

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28 luglio 2011

Cucire relazioni, al femminile

A volte succede. Anzi, succede spesso, che siano le donne a realizzare i passi fondamentali verso una convivenza tra culture costruttiva e arricchente per tutti.
E spesso succede in provincia, dove gli incontri quotidiani faccia a faccia davanti a scuola, al parco o a fare la spesa fanno sì che tra donne si stringano relazioni che superano tutti i pregiudizi.

A Granarolo,  tutto ha avuto inizio da una semplice richiesta da parte di alcune cittadine straniere, desiderose di investire il proprio tempo per imparare qualcosa di pratico, utile nella vita di tutti i giorni e, nello specifico, per apprendere le tecniche di base del cucito (rammendare, attaccare un bottone o una chiusura lampo).
E la richiesta, accolta dall’operatrice di Punto Migranti (lo sportello per cittadini stranieri organizzato dalla coop Lai-momo), è stata trasmessa all’associazione “Donne Insieme”, alla “Banca del Tempo” e al centro sociale “Il Roseto” che hanno messo in gioco le loro competenze, disponibilità e voglia di fare perché la semplice richiesta diventasse un corso reale.
In breve ecco quindi prendere vita un corso di cucito che si è tenuto presso il centro sociale “Il Roseto” per sei lunedì, dai primi di aprile a fine maggio.
“Un’esperienza contagiosa di sorrisi e colori”, dice il presidente del centro sociale Remo Manferdini, mentre l’insegnante Anna Maria, che ha messo a disposizione il suo tempo e la sua professionalità, ha manifestato una grande soddisfazione e ammirazione per la bravura e l’impegno delle sue allieve.
Le signore, quasi tutte provenienti dal Marocco, ma non solo (una di loro è ivoriana), erano quasi una dozzina e hanno partecipato con entusiasmo alle lezioni, durante le quali
hanno anche realizzato dei piccoli abiti, tutti diversi, ma ognuno accomunato da una precisione non di poco conto.

Durante il corso poi, sempre in maniera estremamente spontanea, è nata l’idea, immediatamente messa in pratica, di un corso di ricamo marocchino, il Randa, che si è tenuto per alcuni mercoledì sempre presso il centro sociale.

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21 giugno 2011

Giornata mondiale del Rifugiato: la notizia da dare



Non so se questa notizia sia apparsa sui media generalisti italiani, io la trovo una notizia da breaking news. Nella Giornata mondiale del Rifugiato importanti gruppi di orientamento cristiano (non solo cattolico) hanno organizzato una veglia di preghiera per la memoria dei morti nei viaggi dell’emigrazione verso l’Europa. (Una descrizione è sul sito della comunità di Sant’Egidio. http://www.santegidio.org/index.php?pageID=2361&idLng=1062&res=1)

La veglia si intitolava “Morire di speranza”, e vi hanno partecipato migliaia di persone, ascoltando i nomi e le storie dei morti, accendendo candele, ricordando chi è morto senza un nome. Sono alcuni anni che questa veglia si tiene in Santa Maria in Trastevere a Roma, in prossimità della Giornata del Rifugiato.

Nei primi 5 mesi del 2011 si registrano già 1.820 morti in tutto il Mediterraneo, di cui 1.633 in viaggio verso l’Italia. Dal 1990 almeno 17.597 persone sono morte nel viaggio lungo le frontiere dell’Europa. Morti orribili, che hanno spesso coinvolto bambini.

Di fronte a una tragedia di queste proporzioni, così assurda e ingiusta, è necessario un grande lavoro di sollecitazione delle coscienze, di sensibilizzazione, di pressione sulla politica.

Ma è anche importante che ci sia chi, nei confronti di queste 17.597 singole, speciali, individuali tragedie, di queste 17.597 sconfitte, dimostri “com-passione” nel modo che chi ha fede ritiene importante e unico: la preghiera.

Una preghiera collettiva che mi fa venire automaticamente in mente il laicissimo “Restiamo umani” con cui Vittorio Arrigoni concludeva gli articoli.

TAG Giornata mondiale del Rifugiato, Comunità di Sant’Egidio, Morire di speranza, Restiamo umani, Vittorio Arrigoni, veglia di preghiera, morti dell’immigrazione

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17 maggio 2011

I Migrant Domestic Workers in Europa e i meccanismi di riconoscimento e protezione

Abbiamo partecipato due settimane fa ad una tavola rotonda a Bruxelles organizzata dalla rete di ONG “SOLIDAR”, dal titolo: “Migrant domestic workers: from modern-day slavery to equal pay”. L’intento dell’incontro era quello di riunire insieme personalità politico istituzionali, e membri della società civile che si occupano di queste tematiche, per collaborare insieme allo scopo di creare un contesto di maggiore consapevolezza sulla situazione dei lavoratori domestici migranti in Europa e sulle connessioni con il mercato del lavoro, le politiche migratorie e le questioni di genere, e per dare maggiore diffusione all’iniziativa dell‘Organizzazione Internazionale del Lavoro per la promozione e la ratifica di una Convenzione (ILO Convention on Decent Work for Domestic Workers).

Al giorno d’oggi il lavoro domestico rappresenta nella globalità del mercato del lavoro una fetta abbastanza importante, essendo la fonte di reddito di milioni di persone, in maggioranza donne e migranti. Nei paesi industrializzati, infatti, il lavoro domestico rappresenta il 5-9% di tutti i lavori.

In Europa negli ultimi decenni si è assistito ad una crescente espansione del settore, espansione che non va analizzata come fenomeno a sé stante ma piuttosto come riflesso e conseguenza dei cambiamenti socio-economici globali.
Va considerata innanzitutto la relazione tra lavoro domestico, lavoro in nero e immigrazione irregolare, che è abbastanza complessa. In generale, mentre la migrazione viene comunemente intesa come causa di crescita del lavoro informale, sta diventando invece chiaro che l’esistenza di un mercato del lavoro informale sia al contrario una spinta verso la migrazione, questo ancor di più nell’area del lavoro domestico. Questo infatti è un lavoro molto flessibile, che si basa su un rapporto di fiducia reciproca tra il lavoratore e il suo assistito, e in cui sono spesso gli stessi datori di lavoro ad alimentare l’informalità di questo mercato, cercando di sfuggire alla sua burocrazia, sebbene talvolta vengano arginati dalle leggi sull’immigrazione.
Per molti migranti che sono a vari livelli irregolari (dalla documentazione, alla condizione abitativa), il lavoro domestico più che una scelta reale è una necessità, dal momento che per loro è troppo difficile entrare nel classico mercato del lavoro, e addirittura una lunga permanenza nel mercato informale può diventare poi via di accesso per la regolarizzazione amministrativa.
Nell’Europa del Nord, dove lo stato riesce ad agire in modo incisivo in materia di protezione e assistenza nei confronti dei cittadini, la presenza dei migrant domestic workers ha dati praticamente insignificanti se comparati a quelli degli stati dell’Europa del Sud. In alcuni stati infatti la richiesta di lavoro domestico migrante è messa in relazione a recenti tagli alle spese in materia di welfare e servizio pubblico (e alla privatizzazione e liberalizzazione del settore assistenziale). Gli altri fattori che concorrono alla sua crescita sono poi la progressiva e sempre più massiccia inclusione delle donne nel mondo del lavoro e l’invecchiamento della popolazione.
Così il lavoro domestico migrante cresce sempre di più allargando anche il raggio delle sue competenze, dalla cura di bambini e anziani, alla manutenzione di case e giardini.
Eppure, pur avendo un forte impatto sulla ricchezza e sul benessere europeo, questi lavoratori continuano a rimanere avvolti nell’invisibilità, e non solo perché il loro luogo di lavoro è una casa, ma anche perché spesso non vengono inclusi nell’immaginario dei lavoratori, quindi non vengono riconosciuti e sono spesso privati di qualsiasi forma di diritti e protezione sociale.
Per il lavoro domestico infatti non esiste alcun grande sindacato, né alcuna convenzione di riconoscimento e regolamentazione. Oltre all’informalità e alla sommersione, la grande problematica legata al lavoro domestico rimane quella della violazione diffusa dei diritti umani e del lavoro, problematica comune a numerosi  lavoratori che accettano una relazione lavorativa precaria e irregolare e una vita vissuta ai margini della povertà.

La maggior parte dei domestic workers sono migranti, e la maggior parte di questi sono donne. Questo finisce spesso per esporle a doppie o multiple forme di discriminazione: di genere e razziale. La mancanza di consapevolezza e di riconoscimento dei diritti dei lavoratori domestici da parte dei governi, datori di lavoro e lavoratori stessi contribuiscono ulteriormente al loro sfruttamento, e il  fatto che molto spesso si possano instaurare rapporti di familiarità, non deve allontanare dall’idea che essi siano comunque sottoposti a privazioni dei diritti come lavoratori e persone.
Molte delle lavoratrici domestiche arrivano in Europa col desiderio di fuggire da situazioni di difficoltà economiche in patria, ma diventano vittime di un paradosso: se  con il loro lavoro rendono altre donne libere di poter andare al lavoro lasciando i propri figli a casa, loro non sono altrettanto libere. E il numero eccessivo di ore di lavoro, la sensazione che esso spesso sia dequalificante rispetto alla formazione acquisita in patria, o anche la pesantezza dello stesso lavoro, spesso conduce le lavoratrici in stati di isolamento, solitudine e depressione.
Nonostante questo, e specialmente nei casi in cui non abbiano una valida residenza o permesso di lavoro o quando non parlano la lingua del paese, un numero significativo di migranti si prepara ugualmente ad accettare condizioni di lavoro senza alcuna protezione solo perché sembra essere l’unica soluzione ai loro bisogni.

A livello europeo c’è un grande gap tra quelli che dovrebbero essere i diritti riconosciuti e quella che è poi la pratica. Questa è una conseguenza di politiche incoerenti che hanno utilizzato due pesi e due misure, e che hanno fatto in modo che le leggi migratorie influissero sulle politiche occupazionali impedendo di fatto il trattamento eguale e la non discriminazione dei lavoratori migranti. Sin dagli anni ottanta i lavoratori domestici hanno cercato di organizzarsi per rivendicare i propri diritti,e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro adesso sta facendo pressioni sul mondo istituzionale europeo ed internazionale affinché venga ratificata una dichiarazione che provveda al riconoscimento del lavoro domestico come lavoro, e che ponga le basi per la costituzione di un quadro legale per tutti i lavoratori domestici, nei parametri di ciò che viene definito decent work.

Gli stati devono assumersi le loro responsabilità in tema di welfare e protezione sociale, perchè solo se si migliorano le condizioni di lavoro, si stimolano le capacità e si giunge a un completo riconoscimento dei domestic workers ci potrà essere un grosso beneficio non solo per i lavoratori ma anche per i datori di lavoro. È necessario quindi che vengano messe in atto pratiche non solo giuridiche, ma soprattutto concrete, che partano un right-based e gender-sensitive approach,  oltre ad azioni economiche come incentivi ai datori di lavoro nel rilascio di voucher e assicurazioni, per assicurare la coesione sociale e il benessere della nostra società.

La nostra cooperativa editrice Lai-momo realizza progetti per le lavoratrici domestiche straniere nella Provincia di Bologna.

Per info vedi:

http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/2662010-il-pullman-delle-donne-native-e-migranti-parte-verso-mantova/

http://www.laimomo.it/a/index.php?option=com_content&view=article&id=16&Itemid=20&lang=it

http://www.laimomo.it/a/index.php?option=com_content&view=article&id=66&catid=2&Itemid=21&lang=it

Olga Solombrino

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