30 dicembre 2009

Laboratorio interculturale di auto-narrazione sul corpo femminile

Venerdì 9 dicembre a Crevalcore (Bo) abbiamo presentato il CD ROM “Culture Femminili in Valigia”, che racchiude l’esperienza di un laboratorio interculturale di auto-narrazione sul corpo femminile, realizzato dalla Cooperativa Lai-momo tra il 2007 e il 2008.
Tale attività era parte del progetto “Intercultura ad Ovest”1, un’iniziativa tuttora in corso che propone un modello innovativo di lavoro di rete sul tema dell’inclusione sociale della popolazione immigrata, con specifiche azioni positive per le donne migranti.

Gli interventi orientati al femminile, previsti da tale progetto, hanno l’obiettivo di coinvolgere donne migranti e native in attività di gruppo che da un lato favoriscono l’espressione e la valorizzazione della propria identità e della cultura di appartenenza in una logica dialettica e di confronto reciproco, e dall’altro gettano le basi o rafforzano le metodologie di un agire insieme verso obiettivi comuni.

Il lavoro svolto a Crevalcore ha interessato un gruppo molto numeroso di donne migranti, complessivamente si sono avuti, infatti, circa 40 contatti con persone provenienti dal Marocco, dalla Tunisia, dal Sudan, dalla Moldavia e dal Pakistan.

Complessivamente sono stati organizzati 7 incontri della durata di 2 ore ciascuno su quattro tematiche: la cura del corpo femminile, il concetto di bellezza e il tema dell’esibizione del corpo femminile nella sfera pubblica, sia in situazioni quotidiane, sia in situazioni particolari come il matrimonio.

Il laboratorio aveva la conduzione di un’operatrice di Lai-momo e una madiatrice linguistico-culturale di lingua araba. Di volta in volta sono stati proposti gli argomenti elencati e si è favorito lo scambio di narrazioni tra le partecipanti, mentre l’operatrice aveva il compito di trascrivere le testimonianze.
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16 dicembre 2009

Il diritto di voto per i marocchini residenti all’estero

maroccoLa settimana scorsa eravamo a Casablanca per partecipare alla prima conferenza dei marocchini nel mondo organizzata dalla stessa società civile marocchina.

Il convegno è la conclusione di un lungo percorso animato da 450 associazioni, confluite nel movimento “Daba 2012”, ovvero “Adesso 2012”, un titolo che rimanda alla necessità di definire fin da ora il tema del diritto al voto dei cittadini marocchini immigrati alle elezioni politiche che si svolgeranno in Marocco nel 2012.

Le altre tappe del percorso hanno interessato le città di Imola, Amsterdam, Parigi e Madrid, i luoghi che rappresentano le nazioni dove risiedono la maggior parte degli immigrati marocchini.

Hamid Bichri, Presidente dell’Unione Democratica delle Associazioni dei Marocchini in Italia e uno dei promotori del movimento “Daba 2012”, ha affermato che i 3.500.000 migranti provenienti dal Marocco non possono essere più considerati solo fonti di reddito, ma devono diventare un vero e proprio soggetto politico.

L’obiettivo di “Daba 2012” è di sensibilizzare e spingere il Governo e i partiti politici del Marocco ad attivare le procedure per permettere ai marocchini residenti all’estero di votare i propri rappresentati in patria e di potersi candidare.

Bichri sottolinea come la situazione attuale sia profondamente ingiusta in quanto la Costituzione del Marocco prevede il diritto di voto per tutti i suoi cittadini, ma questo non è possibile nei fatti.

Complessivamente al convegno si sono avute 150 presenze, di cui 80 erano persone venute dall’estero, un successo per gli organizzatori.

La prima parte della giornata di venerdì è stata dedicata agli interventi di 5 partiti politici e 3 sindacati, che hanno dimostrato all’unanimità la necessità di ottenere il diritto di voto per i cittadini marocchini nel mondo.

Nel pomeriggio invece si è affrontato il tema della dimensione sociale, culturale, economica e politica della migrazione, attraverso la presentazione di buone prassi emerse da progetti in corso in Olanda, Francia, Belgio, Germania, Italia e Canada.

In tale ambito siamo stati invitati a presentare i risultati della ricerca sul fenomeno migratorio su uno dei territori in cui Lai-momo, la nostra cooperativa, opera, il Distretto “Pianura Est” della Provincia di Bologna. La presentazione è stata fatta insieme alla Dott.ssa Loredana Naborri, Responsabile dei servizi sociali del Comune di Baricella, nel quale coordina progetti realizzati con l’Associazione Hilal – Sport e Cultura del Marocco.

Infine sabato sono stati discussi i temi della rappresentanza della comunità marocchina nelle istituzioni nazionali, della democratizzazione della partecipazione dei cittadini marocchini residenti all’estero al consiglio della comunità e delle potenzialità delle nuove generazioni marocchine.

Sul sito Daba2012 sarà presto pubblicato un documento che riassumerà le raccomandazioni politiche e gli intenti emersi dalla Conferenza.

Tatiana di Federico

10 dicembre 2009

Il convegno dei marocchini in diaspora a Casablanca

poster-convegnoSegnaliamo la nostra partecipazione al convegno Citoyenneté et participation politique des Marocains de l’Etranger, che si terrà a Casablanca l’11 e il 12 dicembre.

La conferenza è organizzata dal movimento Daba 2012 pour tous al quale aderiscono più di 450 associazioni e centinaia di personalità, quadri e attori della comunità marocchina in diaspora.

La conferenza di Casablanca è una tappa importante di una serie di incontri organizzati dal movimento a Parigi, Madrid e Amsterdam e ha l’ambizione di fare la sintesi delle raccomandazioni e delle proposte per sollecitare la partecipazione politica dei cittadini marocchini residenti all’estero.

Nell’ambito di tale evento Tatiana Di Federico, coordinatrice di progetto della cooperativa Lai-momo, presenterà i risultati della ricerca sul fenomeno dell’immigrazione nel Distretto Socio Sanitario “Pianura Est”, illustrando le presenze e le principali caratteristiche della popolazione migrante che vi risiede.

01 dicembre 2009

Appuntamento con Lai-momo: “Ascoltarsi donne” a Calderara di Reno

I lettori di Africa e Mediterraneo sono invitati domani al pomeriggio di letture organizzato alla Casa dell’Arcobaleno di Calderara di Reno. Qui sotto trovate il Pdf con il volantino e tutti i dettagli. Non mancate.

27 novembre 2009

Presentato il Dossier sull’immigrazione nel Distretto di Pianura Est della Provincia di Bologna

REPORT_CoverVenerdì 27 alle 9 e 30 nella sala del Consiglio Comunale di San Pietro in Casale sono stati presentati a sindaci e assessori dei comuni del distretto i risultati di “Immigrazione ad Est”, una ricerca realizzata dalla Società Cooperativa Lai-momo, in collaborazione con la Provincia di Bologna, la Regione Emilia-Romagna e il Dossier Statistico Caritas Migrantes.

L’obiettivo dell’indagine è stato quello di fotografare l’immigrazione nel territorio e fornire agli amministratori strumenti e dati per la lettura degli aspetti locali di questo fenomeno.

Sono intervenuti l’Assessore Provinciale Giuliano Barigazzi, il Presidente del Comitato di Distretto e Sindaco di Budrio Carlo Castelli, Raffaele Lelleri dell’Osservatorio Provinciale delle Immigrazioni, Andrea Stuppini, del Servizio Politiche per l’Accoglienza e Integrazione della Regione, Pietro Pinto e Silvia Festi rispettivamente direttore e coordinatrice della ricerca e Franco Pittau direttore del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes, che ha sostenuto e supervisionato la ricerca in quanto innovativa esperienza di analisi di un contesto territoriale inferiore all’ambito provinciale.

Innanzitutto la ricerca delinea statisticamente le caratteristiche della popolazione immigrata residente sul territorio: il primo aspetto rilevato è la conferma che il distretto è un’area a forte vocazione immigratoria in cui la presenza di persone di origine straniera è ormai un dato strutturale. La percentuale di popolazione straniera sul totale dei residenti era al 31.12.2008 del 7,2% e, visti i trend di crescita, è destinata a crescere nei prossimi anni.

La giovane età dei residenti stranieri (l’83% ha un’età inferiore ai 44 anni e quasi un quarto ha meno di 15 anni) e l’alta presenza nelle scuole (già al 10,3%) confermano che si tratta di un fenomeno non passeggero, che si sta radicando nel territorio e che contribuisce in misura crescente al sistema economico (delle oltre 9100 imprese presenti nel territorio, 766 pari all’8,4% ha un titolare nato in paesi extraeuropei).

Il Report della ricerca – pubblicato come Dossier tematico di approfondimento dell’Osservatorio Provinciale delle Immigrazioni di Bologna – contiene anche un’analisi estremamente innovativa sull’incidenza fiscale degli stranieri che evidenzia, tra gli altri dati, come l’apporto dei contributi INPS versati dai cittadini stranieri nella Regione Emilia-Romagna nel 2007 costituisca il 7,5% del totale dei contributi (analisi a cura dell’Osservatorio regionale sul fenomeno migratorio).

Ulteriore obiettivo della ricerca era quello di rilevare eventuali criticità e attriti, che potrebbero generare in futuro conflitti, e fornire elementi conoscitivi utili agli Enti locali per agire preventivamente. Per quanto riguarda i possibili focolai di tensione, emerge un quadro secondo il quale la presenza di immigrati stranieri nel Distretto è in gran parte una presenza discreta, quasi invisibile e non si registrano al momento significative situazioni di conflitto, anche se l’attuale crisi economica potrebbe generarne.

Uno degli strumenti di prevenzione a questo riguardo è il miglioramento della comunicazione delle politiche locali per l’immigrazione.
Emerge chiaramente, infatti, che è diffusa una conoscenza parziale delle azioni che le amministrazioni locali promuovono, rispetto alle quali emergono opinioni spesso orientate dai media nazionali e la necessità di superare le generalizzazioni improprie attraverso uno sforzo di mutua conoscenza.

La ricerca è stata promossa nell’ambito delle attività previste dal Piano di Zona distrettuale per la salute e il benessere sociale del Distretto Pianura Est. Il Distretto è oggi impegnato in un profondo sforzo per garantire una piena integrazione sociale dei cittadini stranieri sul territorio, attraverso una doppia azione: da un lato i servizi rivolti alla popolazione straniera, con la presenza, per esempio, di sportelli informativi e di orientamento in tutti i Comuni e una vasta offerta di corsi di italiano, dall’altro con il supporto ai servizi pubblici grazie ad un servizio qualificato di consulenza e mediazione culturale e un forte investimento sulla formazione (rivolta a 160 insegnanti e 150 persone impiegate nei comuni e nell’AUSL).

26 ottobre 2009

Documenti – circolari ministeriali circa permesso di soggiorno

Pubblichiamo tre interessanti circolari del Ministero dell’interno per fare il punto sulla questione della conversione del permesso di soggiorno per cure mediche in motivi familiari, per assistenza minori in motivi familiari e per stranieri conviventi con il parente entro il terzo o il quarto grado di nazionalità italiana.

Circolare del Ministero dell’Interno n. 664 del 5 febbraio 2009

Conversione del permesso di soggiorno per cure mediche in motivi familiari.

Articolo 19, comma 2 lettera d), del d.lvo. 286/98 e successive modificazioni.
In risposta al quesito proposto da codesta Questura con la nota in riferimento, concernente la possibilità di procedere alla conversione del permesso di soggiorno per cure mediche, rilasciato ai sensi dell’ 28, del D.P.R. 394-99 e successive modificazioni in combinato disposto con l’articolo 19, comma 2 lett. d), del d.lgs. 28698 e successive modificazioni, in un permesso di soggiorno per motivi familiari, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
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24 settembre 2009

Territorialità attiva. Il contributo dei centri interculturali per una città educativa

centri-interculturali
Presentazione dell’articolo “Territorialità attiva. Il contributo dei centri interculturali per una città educativa” pubblicato sul numero 63 di Africa e Mediterraneo, a firma di Lorenzo Luatti, ricercatore dei processi migratori e delle relazioni interculturali.

L’articolo riflette su quali devono essere i “modelli di integrazione” alla base dei centri interculturali affinché questi ultimi possano essere una risposta possibile alle sfide di una società plurale.

Luatti sostiene che i centri interculturali potranno essere promotori della pluralità e di azioni qualificate di rinnovamento dei servizi di un territorio se sapranno integrare il modello aggregativo, che mira a stabilire una relazione tra nativi e migranti, con quello funzionale, che si occupa di fornire servizi e competenze per l’integrazione sociale degli immigrati.
Per questo motivo, dovranno essere create delle reti tra coloro che, nello stesso territorio, si occupano di politiche di integrazione tra popolazione autoctona e straniera.

L’autore specifica, inoltre, che i centri interculturali saranno promotori di una territorialità attiva e di percorsi di progettazione partecipata dell’integrazione solo se collocheranno la loro azione entro la specifica realtà migratoria di un territorio.

Per quanto riguarda le realtà italiane, Luatti registra la mancanza di un piano di raccordo tra politiche e servizi che favorirebbe la realizzazione di un modello territoriale integrato/integrativo.
Prevale, invece, una visione settorializzata, frammentata e discontinua che non promuove la convivenza multiculturale.

[Foto | Lo sguardo sull'altro, Isabella Balena]

14 settembre 2009

Recensione – “L’arrivée de mon père en France”

Segnaliamo volentieri il sito della scrittrice Martine Storti il cui ultimo libro, L’arrivée de mon père en France, è stato recensito nell’ultimo numero di Africa e Mediterraneo. Per l’occasione ripubblichiamo di seguito la nostra recensione.

Martine Storti,

L’arrivée de mon père en France

Éditions Michel De Maule, 2008

pp. 219, euro 20,00

Ormai il nostro è diventato quasi un rendez-vous abituale per riflettere sul complesso e purtroppo sempre più drammatico fenomeno migratorio.

Questa volta il trait-d’union tra migrazioni di ieri e migrazioni di oggi, tra passato e presente, tra Italia e Francia, tra storia e attualità è il libro della giornalista Martine Storti.

L’arrivée de mon père en France è un libro ibrido, come qualcuno l’ha definito: un racconto, ma anche un saggio, un romanzo di riflessione famigliare, ma anche un documento giornalistico.

Con una scrittura viva e fluida la Storti punta il riflettore su quelli che sarcasticamente definisce “i miserabili che non hanno ancora trovato il loro Hugo”, ovvero gli immigrati, i rifugiati, i clandestini, gli esiliati, le vittime delle politiche sicuritarie del Nord del mondo.

L’autrice ha avuto l’ispirazione per scrivere questo libro a Calais. Più precisamente dalle parole di alcuni stranieri accampati vicino al porto di questa città di frontiera, città che insieme a Patrasso, a Ceuta e a Melilla è divenuta una zona di stallo in cui ogni mattina, per anni, i migranti si svegliano sperando che quel giorno possa essere quello decisivo per riuscire ad arrivare nella propria Eldorado.

A Calais quelli che cercano di arrivare in Inghilterra ripetono “Abbiamo un fratello, uno zio, un parente di là che ci aspetta”: dopo aver sentito questa frase ripetuta decine di volte la giornalista si è chiesta se anche il padre Matteo, operaio italiano, all’inizio degli anni ’30 quando varcò la frontiera alla volta di Parigi utilizzò le stesse parole. In fondo anche lui come molti altri italiani aveva deciso di lasciare un paese dove il Regime fascista aveva iniziato la sua guerra ai diritti fondamentali, alla ricerca di un futuro migliore, con la speranza di poter contare su membri della famiglia espatriati anni prima.

E così la giornalista ha iniziato a porsi delle domande: “Come è arrivato mio padre in Francia?”, “Cosa ha passato nella sua esperienza di migrante?”, “E’ stato anche lui fermato e umiliato alla frontiera?”, “E l’inserimento nel contesto francese come è avvenuto?”.

Sfortunatamente questo desiderio di scoprire le proprie radici e l’iter affrontato dal padre sono arrivati solo tardivamente, come se il processo che ha fatto dimenticare ai politici di oggi che il fenomeno migratorio è vecchio come l’uomo avesse investito anche lei. E quando ormai il padre non c’è più e come lui gran parte degli altri potenziali testimoni, all’autrice non resta che ipotizzare, basandosi sui pochi ricordi, sui dati della Storia e rimpiangendo di non aver fatto le domande quando era il momento.

La sua ricerca però ci permette di ri-aprire una pagina della storia che può indurre alla riflessione sulle politiche attuali: allora come oggi si poteva parlare di caccia all’immigrato.

Negli anni ’30, infatti, in Francia convergevano le masse rese apolidi dalla ridefinizione dei confini nell’est europeo, la maggior parte degli antifascisti italiani, i tedeschi perseguitati dal nazismo e, dopo il ’35, gli ebrei tedeschi. Nel maggio del 1938 il governo Deladier emanò un decreto che consentì di internare in centri speciali di raccolta chiunque non fosse di nazionalità francese.

Certo non è il caso di banalizzare, nè di giungere a semplificazioni attraverso similitudini tra contesti politico-temporali e storici diversi, tuttavia ritengo fondamentale partire da queste considerazioni per riformulare certi pensieri che guidano le politiche di oggi, per evitare il ripetersi di errori aberranti.

La Storia non si fa con i se e con i ma, ma dalla storia si possono imparare molte lezioni, per questo consiglio vivamente di leggere questo libro, che propone un viaggio emozionante tra il passato e il presente.

Elisabetta Degli Esposti Merli

07 luglio 2009

Il film “Come un uomo sulla terra” in onda sulla Rai

come-un-uomo-sulla-terraVerrà trasmesso per la prima volta in televisione – il prossimo 9 luglio su Rai 3, ore 23:40 – il film “Come un uomo sulla terra”. Per l’occasione pubblichiamo la recensione che abbiamo dedicato al documentario, pubblicata sul numero 65-66 di Africa e Mediterraneo.

Come un uomo sulla terra
regia di Andrea Segre e Dagmawi Yimer
Produzione: Italia, 2008, Alessandro Triulzi, Marco Carsetti e Andrea Sefìgre per Asinitas Onlus, in collaborazione con ZaLab
Durata: 60 minuti

In Italia il ministro dell’interno annuncia che nel 2009 gli sbarchi dalla Libia cesseranno, grazie al sistema delle espulsioni collettive (procedura che viola gli articoli 6 e 47 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, nonché l’art.10 del Testo Unico sull’Immigrazione del 1998, oltre aessere già stata condannata da una Risoluzione del Parlamento europeo nel 2005 quando l’allora ministro Pisanu ordinò le espulsioni verso la Libia da Lampedusa). In Francia il Ministro dell’Immigrazione si vanta delle sue 29.799 espulsioni che superano l’obiettivo di 26.000, prefissato a inizio anno.

In tutta Europa è stata adottata la direttiva della vergogna che prevede un periodo di detenzione di 18 mesi, l’espulsione anche dei minori e un’interdizione di 5 anni dal territorio europeo per tutti coloro che tentano di entrare senza documenti. Fino a quando le politiche di contrasto all’immigrazione clandestina continueranno a essere improntate su questo tipo di soluzioni drastiche, fino a quando si baseranno su procedure prive di accordi politici seri, prive di canali umanitari per i richiedenti asilo, fino a quando la sola possibilità di ingresso in Europa sarà costituita da inconsistenti decreti flussi o da carte blu, ovvero permessi unici di lavoro e residenza, concessi rapidamente, e riservati agli immigrati extracomunitari altamente qualificati, fino a quel momento i migranti spinti da necessità economiche e i richiedenti asilo politico saranno sempre di più costretti a battere le strade dell’immigrazione irregolare. E la situazione resterà invariata.
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03 luglio 2009

Il dossier su Immigrazione e salute e il “pacchetto sicurezza”

Presentazione di AeM all'Ospedale San Gallicano di Roma

Presentazione di AeM all'Ospedale San Gallicano di Roma

Ieri il decreto sicurezza è stato approvato al senato. Rispetto al giorno della prima approvazione alla Camera, il 13 maggio, sono cambiate molte cose. Le elezioni sono passate, la Lega ha avuto le sue soddisfazioni, ma gli scandali privati del Premier sembrano aver spezzato quell’incantesimo per cui ogni cosa che faceva era accolta con entusiasmo dal popolo italiano.

Quei giorni sono stati davvero scoraggianti per chi lavora con l’immigrazione. Il 6 maggio il Governo si era spinto molto avanti con l’azione anti-immigrati: tre barconi con a bordo 227 persone (40 donne di cui tre incinte e molti malati) erano stati soccorsi in acque maltesi da motovedette italiane, al largo di Lampedusa, ed erano stati riportati in Libia. Nessuno dei migranti era libico, mentre i loro luoghi di provenienza – Nigeria, Etiopia, Somalia - avrebbero dovuto farli riconoscere dalle Istituzioni italiane quali rifugiati, con diritto alla protezione umanitaria in base alla Convenzione di Ginevra.
Questo il clima in cui abbiamo fatto la nostra presentazione. La gente sembrava entusiasta della linea dura, in più, il terremoto dell’Abruzzo si era trasformato da tragedia in occasione di comunicazione e consenso per il Governo.

Il 13 maggio noi eravamo a Roma, all’ospedale San Gallicano (INMP – Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni Migranti ed il Contrasto delle Malattie della Povertà ), a presentare il nostro dossier, dedicato al tema “Medicina e Migrazione” .
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