17 aprile 2015

Oggi a scuola si parla di immigrazione… e di Facebook!

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Questa settimana si è concluso il workshop sull’informazione partecipativa con i social media con la 5G del liceo Minghetti di Bologna. Il workshop rappresentava la tappa finale del progetto “Il Dossier Statistico Immigrazione parla ai giovani!”, realizzato da Africa e Mediterraneo in collaborazione con il centro di ricerca IDOS con il contributo della Fondazione del Monte, che ha portato i ragazzi di due scuole superiori di Bologna e della provincia a interrogarsi su una questione di attualità fondamentale oggi: l’immigrazione, la sua rappresentazione nei media, in particolare online, e il confronto con i dati elaborati da IDOS per il Dossier Statistico Immigrazione.

Siamo partiti il 24 febbraio 2015 con una presentazione del Dossier per 6 classi del Biennio del liceo Minghetti. Luca di Sciullo, ricercatore per IDOS, ha parlato dei numeri reali dell’immigrazione, evocando anche le dinamiche del passato, quando ad imbarcarsi sulle navi per viaggi incerti erano gli Italiani e in particolare quelli del Nord. Si accende dopo il dibattito sulle seconde generazioni: “secondo voi, un ragazzo nato in Italia di genitori immigrati è un immigrato?” La domanda crea confusione: “No!” esclamano tre ragazze in prima fila. “Eh sì invece,” replica un ragazzo dietro “perché è comunque straniero!” Stranieri ma non immigrati? Dove si collocano quindi nelle statistiche? La discussione si chiude con una bella notizia: uno studente marocchino, appunto “di seconda generazione”, ci annuncia che il venerdì successivo otterrà la nazionalità italiana. Dopo un applauso di congratulazioni, proseguiamo cambiando l’angolo di riflessione e Luca passa la parola a Filippo Mantione, social media manager di Africa e Mediterraneo, che propone ai ragazzi uno sguardo sorprendente sugli strumenti che usano quotidianamente, come Facebook o YouTube. L’occasione di scoprire il mondo che si apre sui social media oltre i “selfie”, dall’attivismo online durante la primavera araba all’esplosione dell’hashtag #JeSuisCharlie il 7 gennaio 2014, o ancora ai video di blindtrust che sfidano i pregiudizi. Neanche questa presentazione lascia indifferenti i ragazzi: se sono tanti gli esempi di solidarietà contro l’odio e il razzismo, “perché in TV ci mostrano solo le storie negative?”, ci chiedono.

Poco meno di un mese dopo, lasciamo Bologna centro per salire a Vergato: sarà questa volta Pietro Pinto, redattore del Dossier specializzato sull’Emilia-Romagna, a parlare dell’immigrazione agli studenti dell’Istituto Superiore Fantini. Anche lì l’argomento cattura tutta l’attenzione; questa volta i ragazzi sollevano la questione dei rifugiati, sempre più attuale vista la situazione creata dai costanti sbarchi sulle coste siciliane e il numero sempre maggior di richiedenti asilo ospitati in Emilia-Romagna. “In TV ci fanno vedere gli sbarchi, ma poi dove vanno tutte queste persone? E cosa succede se la loro richiesta d’asilo non è accettata?”

E’ primavera quando torniamo al liceo Minghetti. Questa volta siamo solo con la 5G e la professoressa Donatella Iacondini: oggi saranno i ragazzi a creare contenuti, attraverso uno strumento molto familiare alla maggior parte di loro: Facebook. Eccezionalmente, possono portare smartphone e tablet in classe, perché scoprono che Facebook è anche, in alcuni casi, uno strumento di lavoro! Insieme, impariamo a scrivere dei post di forte impatto: una bella foto, un link, e un’introduzione –non troppo lunga. Sembra facile, ma invece non è per niente ovvio riuscire ad attirare l’attenzione del lettore nel flusso continuo di notizie e aggiornamenti. Il secondo giorno, ci chiediamo come condividere online un articolo del Dossier che, per rimanere in tema, si intitola Quando il razzismo nel web diventa “virale” (Paola Andrisani, Dossier Statistico Immigrazione IDOS/UNAR 2014 pp. 249-252). I post che promuovono l’odio – il cosiddetto “hate speech” – sono purtroppo molto diffusi sulla rete, e i ragazzi ne sono loro stessi testimoni: sono vari a leggerci alcuni esempi di questo tipo direttamente tratti dalla loro “Home” di Facebook.

Visto il forte interesse dei ragazzi per gli argomenti trattati, speriamo di poter ricominciare presto! Un grazie di cuore ai professori e ai presidi che hanno reso le attività possibili, e congratulazioni a tutti gli studenti coinvolti che hanno contribuito ad arricchire il dibattito. Alla prossima!

 

Flore Thoreau La Salle

 

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08 aprile 2015

Se ti chiami Mohmamed…

 

Se ti chiami Mohamed - copertina

“Quando entri alla Renault, guardano come ti chiami. Se ti chiami Mohamed, ti mandano in catena di montaggio. Mohamed o Khémais, eh, è la stessa cosa!”

Così inizia il graphic novel di Jérome Ruillier Se ti chiami Mohamed, tradotto dal francese da Ilaria Vitali e uscito in Italia dall’editrice Il Sirente nel 2015 nella collana Altriarabi. Jérôme Ruillier è nato nel 1966 a Fort-Dauphin (Madagascar). Ha studiato presso la scuola degli ‘Arts Décoratifs’ di Strasburgo nell’atelier di illustrazione. Più appassionato dalle montagne e dall’alpinismo che dal disegno, è espulso in primo anno, per poi ricominciare l’anno seguente.

Siamo andati alla presentazione del libro presso l’Alliance Française di Bologna, ed abbiamo scoperto così un libro di grande forza che racconta le vite dei tanti “Mohamed” maghrebini immigrati in Francia. Liberamente ispirato al best-seller “Mémoires d’immigrés” di Yamina Benguigui, Se ti chiami Mohamed propone una serie di ritratti divisi in tre categorie: i padri, le madri, i figli. Si chiamano Abdel, Farid, Fatma, Wahib o Naima e vengono dall’Algeria o del Marrocco; qualcuno ci ha vissuto, altri sono nati in Francia e conoscono il paese d’origine dei genitori grazie ai due mesi passati al “bled”, il paese, durante le vacanze estive. Ogni ritratto è unico, perché rispecchia vite e personalità che, anche se talvolta si somigliano, sono comunque estremamente diverse.

Ahmed rivede il suo arrivo nel ’57 a Lione con la sua famiglia; aveva 11 anni. E’ cresciuto con il sogno di tornare a vivere in Algeria, un sogno che non l’ha mai abbandonato e che ha cercato a tutti i costi di trasmettere ai propri figli che, però, si sentono a casa in Francia. Ahmed accetta le scelte dei figli, pur essendo cosciente delle discriminazioni che dovranno subire: “A Djamel, gliel’ho sempre ripetuto: “Attento, devi fare meglio degli altri, perché in caso di parità non passerai tu.”” Djamel l’ha preso alla lettera ed ha vinto la medaglia d’oro di judo ai giochi olimpici!

E’ totalmente diversa invece la storia di Yamina, che racconta il matrimonio forzato al quale ha tentato invano di sottrarsi, la sua vita da donna sposata reclusa in casa prima del suo divorzio a quarant’anni, quando scopre con Paul Eluard il vero senso della parola “libertà”.

Naima, nata in Francia da genitori algerini, parla della sua scelta di portare il velo, alla differenza di sua madre e contro il parere di suo padre. Fin dai primi giorni che indossa l’hijab, si scontra con reazioni di odio e di intolleranza da tutte le parti, dagli insulti di una signora sul metrò al rifiuto del dentista di curarla se non se lo toglie. Naima tiene duro, e non rinuncerà alla sua scelta.

E così prendono forma, in bianco e nero, i destini ordinari o straordinari di queste donne e uomini che spesso affrontano discriminazioni, umiliazioni e ingiustizie. Sotto la matita di Jerome Ruillier, i personaggi prendono tutti l’apparenza di gatti, in modo che il lettore non focalizzi l’attenzione sulle differenze di colore di pelle. Dando un corpo a questi immigrati, dando loro delle forme universali, volutamente semplici, che si avvicinano agli archetipi di libi per bambini, Ruillier consente al lettore di proiettarsi nelle storie, di mettersi letteralmente al posto dei lavoratori che hanno lasciato la propria terra per venire a lavorare in un paese che accetta di loro solo le braccia. Una cosa è sicura, è che le loro storie li rendono infinitamente umani, e raccontano una parte di storia troppo spesso dimenticata ma che riguarda ognuno di noi. Da leggere assolutamente!

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01 aprile 2015

Un Manifesto per le Seconde Generazioni

Manifesto delle seconde generazioni

I giovani di “seconda generazione” in Italia vivono una situazione complessa: oltre alla questione della cittadinanza – i ragazzi nati in Italia di genitori stranieri devono aspettare di essere maggiorenni per chiedere la cittadinanza italiana – i problemi da affrontare si declinano su vari livelli. “I giovani di seconda generazione si trovano spesso in bilico tra realtà diverse e a volte conflittuali: quella del migrante e quella del nativo, quella della famiglia e del contesto sociale, quella della cultura di origine e della cultura acquisita, la realtà degli adulti e il mondo giovanile”, ci dice la premessa del Manifesto delle Seconde Generazioni, un testo elaborato da più di 30 associazioni d’Italia all’interno dell’iniziativa “Filo diretto con le seconde generazioni” in seguito a una call pubblica lanciata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sul Portale integrazione migranti.
Il testo del documento è disponibile in 10 lingue ed offre un’analisi completa della situazione, affrontando temi fondamentali come la scuola, il lavoro, la cultura e lo sport, la partecipazione e la cittadinanza attiva nel contesto di una società plurale. Propone per esempio di promuovere una formazione specifica dei docenti rivolta alla gestione di classi multiculturali, o ancora di potenziare le azioni di sostegno scolastico, psicologico e di mediazione linguistico-culturale. Per quanto riguarda il lavoro, chiede il riconoscimento e la valorizzazione delle competenze non-formali e informali, e suggerisce di incentivare l’internazionalizzazione del mercato del lavoro. Al livello culturale, è ribadita l’importanza di valorizzare e favorire la conservazione della cultura del Paese d’origine e rafforzare il legame con la cultura italiana. Il manifesto si chiude con due punti che riguardano la cittadinanza attiva, una tema che ritiene fondamentale per costruire insieme una società migliore; chiede infatti di potenziare i servizi d’informazione sui diritti e le opportunità di partecipazione, e di favorire l’associazionismo, la cittadinanza attiva e le pari opportunità. I dieci punti del manifesto declinano quindi dei buoni propositi mirati a migliorare la nostra società per renderla più inclusiva, capace di valorizzare le diversità e di aprirsi sul mondo. Il manifesto si appoggia su rigorosi dati e statistiche, documentando ed esplicitando ogni singola proposta. Un’iniziativa costruttiva, ricca di spunti per tendere verso una società inclusiva e partecipata da tutti.

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25 febbraio 2015

L’abito non fa il monaco. E la barba non fa l’Imam

via Combo Facebook page

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Combo è un artista di strada, di padre cristiano libanese e madre musulmana marocchina, che “remixa” cultura combinando scritte e immagini. Ha iniziato esponendo per le strade di Parigi stampe del simbolo Coexist formato da una croce cristiana, la mezzaluna araba e la stella di David; il tutto corredato dall’immagine di se stesso vestito in abiti musulmani. L’esperimento sembra essersi concluso male. Il giovane artista ha scritto sulla sua pagina FB di essere stato picchiato e minacciato di ulteriori ripercussioni nel caso intenda continuare a esporre i suoi lavori.

Combo è un provocatore che nel corso di un soggiorno a Bayreuth (città della Baviera settentrionale), si è fatto crescere la barba e ha iniziato a indossare il tradizionale abito musulmano, non perché colto dal sacro fuoco della fede, ma per mettere in discussione i codici prestabiliti. Il suo ultimo lavoro comprende immagini di se stesso nei dintorni di Parigi con indosso l’abito musulmano e i commenti in vernice spray: “Lo sapevate che i musulmani concludono le loro preghiere con la parola ‘amen’ come i cristiani e gli ebrei?”, “Ci sono 50.000 soldati musulmani in Francia”, “L’abito non fa il monaco. E la barba non fa l’imam” e “Lo sapevate che il velo non è un obbligo religioso?”.

Riguardo all’identità dei suoi aggressori l’artista ha rilasciato un unico commento sulla sua pagina Facebook: “Vorrei rimanere vago sulla descrizione dei vigliacchi e il luogo esatto in cui è avvenuta l’aggressione perché per me non importa da dove vengono, il colore della loro pelle, la loro fede religiosa o le loro idee politiche. In questo frangente hanno rappresentato solamente la stupidità e l’ignoranza.”

via Combo Facebook page

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28 ottobre 2013

I laboratori didattici di Africa e Mediterraneo

La Scuola è un ambito privilegiato per osservare le conseguenze concrete e quotidiane del fenomeno dell’immigrazione, l’influenza che la multiculturalità ha nell’evoluzione delle relazioni fra le persone, le trasformazioni necessarie ed indispensabili al successo del processo educativo dei ragazzi.

La Scuola è il campo in cui vivono e si confrontano quotidianamente ragazzi, docenti, famiglie, sistema dei servizi pubblici, ministero: ciascuno porta interessi, manifesta esigenze ed interpreta ruoli che si intrecciano fra loro producendo una sintesi culturale sempre nuova che a sua volta influenza la realtà sociale, imponendo un cambiamento.

Con l’obiettivo che il prodotto di questo intreccio sia una sintesi più “alta”, da anni Africa e Mediterraneo propone laboratori didattici nelle scuole sia a livello nazionale che europeo:

  • Pubblicizziamo i Valori si propone di incoraggiare e sostenere la cultura della pace, alla luce di un confronto diretto e concreto, nonché pluralista, tra le religioni e le culture attualmente diffuse in Europa.
  • ComiX4= – Comics for Equality intende accrescere la consapevolezza sui temi legati alla discriminazione e al razzismo attraverso la creazione di fumetti.
  • Approdi – Percorsi generazionali a confronto mette i ragazzi a confronto con i temi dell’integrazione e dell’immigrazione attraverso attività di animazione interculturale e di laboratorio espressivo volte a stimolarne la creatività.
  • Manifesta! consiste in attività di informazione e sensibilizzazione volte a incrementare la consapevolezza dei ragazzi sui diritti fondamentali dell’uomo individuati dall’Unione Europea, attraverso vignette e illustrazioni.
  • Screens – Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio a scuola coinvolge gli studenti e gli insegnanti in momenti di confronto ed elaborazione creativa per affrontare le tematiche legate agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio dell’ONU.
  • Corsi di allineamento di Italiano L2 per studenti delle scuole secondarie superiori, di diversi livelli, nell’ambito della programmazione scolastica.
  • Risorse per l’Intercultura a Scuola prevede un percorso di formazione sulla didattica interculturale e laboratoriale rivolto ai docenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado.
  • La relazione in gioco – Formazione e coinvolgimento dei genitori nella scuola dell’infanzia si realizza con l’obiettivo di sperimentare nuove strategie di coinvolgimento dei genitori nella partecipazione alla vita scolastica dei figli valorizzando a tal fine le esperienze e le progettualità già poste in essere dalle scuole coinvolte.

Scarica il catalogo dei laboratori

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01 marzo 2013

Primo Marzo 2013 – 24h senza di noi. La giornata senza immigrati.

Quella di oggi è la quarta edizione della giornata del “Primo Marzo – 24h senza di noi. La giornata senza immigrati”, sicuramente un importante momento di impegno e di lotta contro sfruttamento e razzismo in Italia.
In tutta la Penisola si terranno incontri, dibattiti, convegni e presentazioni per ricordare a tutti la fondamentale importanza degli stranieri e del loro lavoro per il nostro Paese: autoctoni e immigrati uniti per affermare la dignità di tutti gli esseri umani, il diritto alla libera circolazione e il valore di una società sempre più meticcia.

Il primo sciopero degli stranieri, avvenuto nel 2010, ha segnato un passo importante nella lotta per i diritti dei migranti e per il riconoscimento del carattere multiculturale della nostra società. Da allora, sono nati in tutta Italia tanti comitati Primo Marzo che in questi quattro anni sono riusciti a coinvolgere associazionismo, politica ed istituzioni.

La Rete Primo Marzo chiede in particolare:

– Il diritto alla libera circolazione di tutti e di tutte e il riconoscimento del diritto a poter scegliere il luogo in cui vivere;
– Una legge organica sull’asilo politico e la proroga dell’emergenza Nord Africa fino a che tutti i profughi abbiano concluso l’iter per la richiesta d’asilo e monitorando l’attivazione di un serio percorso per l’inserimento sociale;
– Una nuova legislazione in materia di immigrazione che abroghi la Bossi-Fini e i decreti sicurezza, cancellando il contratto di soggiorno e riconoscendo diritti effettivi e dignità piena ai migranti;
– La chiusura di tutti i CIE e la cancellazione definitiva del reato di clandestinità;
– La cittadinanza per tutti i figli di migranti nati o cresciuti in Italia. Il diritto di voto amministrativo per gli stranieri residenti.

Sul sito di Corriere Immigrazione tutti gli eventi organizzati in tutta Italia per celebrare questa importante giornata.
Dallo stesso sito è possibile scaricare il programma completo della Giornata Nazionale del Migrante.

Sull’argomento segnaliamo anche l’ultimo numero della rivista Africa e Mediterraneo (77) “Rifugiati: l’Emergenza Nord Africa in Italia”, che si è occupata proprio di tali tematiche.

(L’immagine è stata scattata da Gigi C. il 1 marzo 2010 durante la manifestazione di Torino)

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04 settembre 2012

Laboratorio di scrittura creativa interculturale 2012

Anche quest’anno l’associazione Eks&Tra, con il patrocinio del Dipartimento di Filologia Classica ed Italianistica dell’Università di Bologna, organizza il “Laboratorio di scrittura creativa interculturale”, giunto alla quinta edizione e diventato ormai un appuntamento fisso nell’ambito dell’educazione alla scrittura creativa.

Obiettivo del corso, attraverso la realizzazione collettiva di un racconto “meticcio”, è l’esplorazione del linguaggio nella sua funzione di ponte fra culture e mondi diversi, occasione di dialogo e di relazioni basate sul rispetto reciproco e antidoto al razzismo e alla xenofobia. Il laboratorio, sotto la direzione scientifica del Prof. Fulvio Pezzarossa e con l’intervento della scrittrice di origine brasiliana Christiana de Caldas Brito e di Wu Ming 2, si rivolge a cittadini, italiani e migranti, apolidi e rifugiati, figli di migranti e di coppie miste, con la passione per la scrittura e la conoscenza di altre culture.

Le iscrizioni sono aperte fino al 5 ottobre 2012.

Tutte le informazioni possono essere trovate sul sito di Eks&Tra.

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20 aprile 2012

New-mix stories. Nuove storie di migrazione raccontate da ragazz* dell’IsArt

Anche quest’anno un gruppo di studenti e studentesse delle classi prime e seconde dell’IsArt di Bologna si è fatto coinvolgere in un laboratorio di graphic journalism sul tema della migrazione, organizzato dalla la nostra associazione Africa e Mediterraneo.

Durante 7 incontri abbiamo riflettuto sui diversi aspetti di questo fenomeno e sui cambiamenti che porta: nelle nostre città, nelle storie di vita, negli incontri, nella scuola, nei luoghi di lavoro.

La disegnatrice Marina Girardi ha cercato di trasmettere la complessità del processo di creazione di un fumetto, anche solo di due tavole.

E così sono nate le storie, ognuna delle quali tratta un tema diverso relativo alla migrazione: le difficoltà sul lavoro dovute alle differenze culturali e la scarsa comprensione da parte di alcuni amministratori che considerano gli stranieri cittadini di serie b; la conoscenza di compagni di scuola di origini diverse dalle proprie; il mancato riconoscimento dei titoli di studio degli immigrati che in maggioranza ottengono impieghi a qualifica inferiore rispetto al loro livello formativo; lo spaesamento dei bambini che si ritrovano a “subire” il progetto migratorio dei genitori in paesi in cui fanno fatica ad ambientarsi. Due storie trattano il tema della emigrazione degli Italiani: una riferita ai grandi flussi di inizio secolo verso gli Stati Uniti, un’altra riferita alla necessità per tanti giovani creativi di andare a cercare opportunità adeguate al loro alto livello di istruzione in paesi europei più dinamici del nostro.

Grazie alla Fondazione del Monte, che ha rinnovato il sostegno al Progetto SeiPiù per l’anno scolastico 2011-2012, la nostra associazione ha potuto realizzare presso l’IsArt, oltre al laboratorio, altre azioni finalizzate all’integrazione scolastica dei ragazzi stranieri: corsi di Lingua italiana L2, incontri di orientamento per i genitori, incontri di formazione per gli insegnanti sulla facilitazione dei materiali didattici.

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08 novembre 2011

Valori comuni a scuola: giochiamo!

Si può riflettere su temi come le religioni e il pensiero laico, e sull’influenza che hanno i loro valori sul nostro modo di stare insieme, anche giocando o lavorando insieme a un progetto creativo.
Mercoledì 2 novembre, presso l’Aula Magna della scuola secondaria di primo grado L. Verga di Vercelli, si è tenuto l’incontro conclusivo del progetto “Pubblicizziamo i valori comuni”.

Il progetto promosso dalla nostra associazione è nato sulla base della convinzione secondo la quale i giovani ragazzi costruiscono il proprio “sé” sia grazie ad una vasta gamma di informazioni mediate ed elaborate nel proprio contesto famigliare, sia attraverso un continuo e quotidiano confronto con un contesto più ampio, costituito sempre più da culture e modi di vivere di origini estremamente variate. L’ambiente scolastico diventa così un luogo cruciale per un’educazione incisiva ai valori universali, religiosi o laici che siano, e il progetto “Pubblicizziamo i valori comuni” ha lavorato su questi contenuti utilizzando il fumetto e l’immagine pubblicitaria, strumenti comunicativi interessanti quanto efficaci, adatti per loro natura a trattare temi complessi in modo diretto, in un linguaggio e in una forma più accessibile e coinvolgente per i ragazzi.

Africa e Mediterraneo ha proposto il progetto presso alcune classi piemontesi – l’Istituto Magistrale Bellini di Novara, la scuola secondaria di  Primo Grado G. Salvemini oltre alla scuola secondaria Verga di Vercelli – che hanno seguito un percorso didattico incentrato sulla riflessione critica dei valori comuni, al quale è seguito poi un laboratorio creativo rivelatosi utile per un approccio personale e quanto più riflessivo possibile sulla società contemporanea e i valori che essa propone. I ragazzi hanno prodotto immagini e slogan che sono poi stati trasformati in segnalibri, stampati e distribuiti a fine progetto (vedi immagini sotto l’articolo).

L’incontro conclusivo, dal titolo “Valori comuni giochiamo”, ha così confermato gli obiettivi e i risultati del progetto. I ragazzi hanno partecipato ad un’attività di animazione incentrata su giochi a squadre finalizzati al confronto su tematiche multiculturali. Durante l’incontro sono stati inoltre proiettati degli spezzoni di film e cartoni, conosciuti e apprezzati dagli studenti, che potevano farli riflettere su alcune tematiche relative ai valori comuni, come la libertà, la non violenza, la famiglia.

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17 ottobre 2011

Seconde generazioni e pluralismo religioso: nuovi modelli nell’Italia che cambia

Siamo ormai tutti concordi nel considerare la società nella quale viviamo un vero e proprio laboratorio, un terreno di cambiamento e mutamento, dove le persone si incontrano, le identità si mescolano e le novità ci cambiano, ci modificano, nessuno escluso. A cambiare ed evolversi è proprio la stessa società italiana sempre più variegata e differenziata; cambiano le famiglie, cambiano i rapporti sociali, che si mescolano e si riformulano, cambiano quindi gli stessi cittadini, ridefinendo inevitabilmente cosa significhi essere “italiano”, ridefinendo tutte quelle caratteristiche che da sempre sono state associate all’ “italianità”.

I protagonisti di questo cambiamento saranno le nuove generazioni ed ancora di più le cosiddette seconde generazioni, ovvero i figli di cittadini immigrati, coloro che, sospesi tra mondi differenti, diverranno inevitabilmente fondamentali mediatori tra diverse culture, un ponte tra il qui e l’altrove.

La sfida che si pone alle famiglie di questi ragazzi porta con sé questioni di identità religiosa, di educazione, di modelli di crescita.

Per discutere l’argomento e fornire anche strumenti per affrontare questa sfida il CDLEI, Centro di Documentazione e Intercultura del Comune di Bologna, e la rete regionale dei Centri Interculturali organizzano nelle giornate di giovedì 20 e mercoledì 26 a Bologna 2 seminari di approfondimento  dal titolo “Crescere, Credere” proprio sui temi del pluralismo religioso, delle famiglie migranti e delle seconde generazioni.

I seminari fanno parte della manifestazione “Segnali di Pace 2011″ promossa dalla Provincia di Bologna.

Per maggiori informazioni: http://www.comune.bologna.it/cdlei/notizie/

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