13 settembre 2018

La scuola multiculturale: alcuni dati

I Centri Studi IDOS e Confronti mettono a disposizione un’anticipazione sull’importante tema dell’educazione interculturale, che verrà trattato nel Dossier Statistico Immigrazione 2018, la cui presentazione è prevista per il prossimo 25 ottobre in tutte le Regioni e Province Autonome italiane, e di cui Africa e Mediterraneo è focal point regionale. Si riporta in questa sede il comunicato stampa.

“Straniero 1 studente su 10, ma in 3 casi su 5 è nato in Italia: nuove priorità per la scuola multiculturale”
Nell’imminenza della riapertura delle scuole, in Italia le classi saranno ancora spiccatamente multiculturali. Secondo i dati raccolti nel Dossier Statistico Immigrazione 2018, che il Centro Studi e Ricerche IDOS, in partenariato col Centro Studi Confronti, presenterà il prossimo 25 ottobre, sono 826.000 gli iscritti di cittadinanza straniera nell’a.s. 2016/2017, circa un decimo (9,4%) della popolazione scolastica complessiva.
Una incidenza in continua crescita, visto che gli alunni figli di italiani vanno sempre più diminuendo (-96.300 in un anno, -1,2%) per il costante calo delle nascite, mentre quelli nati da genitori stranieri vengono gradualmente aumentando (+11.200 e +1,4%), grazie alla maggiore giovinezza e fecondità della popolazione di origine immigrata. Basti osservare che tra gli italiani gli ultra65enni sono ormai 1 ogni 4 residenti (24,3%), tra gli stranieri invece, che per il 37,6% hanno meno di 30 anni, sono solo 1 ogni 25 (4,0%).
Tuttavia, anche tra gli stranieri le nascite sono in progressivo calo e, se fino ad oggi la presenza di figli di immigrati aveva compensato la decrescita della popolazione scolastica nazionale, attualmente gli alunni stranieri non bilanciano più la perdita in atto e il numero complessivo di iscritti è calato in un solo anno di 85.000 unità (-1,0%).
Più della metà degli alunni stranieri (56,6%) frequenta la scuola dell’infanzia (20,0%) e quella primaria (36,6%), dove sono quasi l’11% di tutti gli scolari, mentre meno di un quarto (23,2%) le scuole superiori, dove rappresentano solo il 7,1% di tutti gli studenti e, anche per le maggiori difficoltà di inserimento e rendimento scolastico, scelgono con più frequenza istituti professionali (orientandosi così a un immediato inserimento nel lavoro piuttosto che alla prosecuzione degli studi, a scapito della futura mobilità).
Sebbene tra loro siano rappresentate 190 nazionalità, si tratta, per oltre la metà dei casi, di giovani romeni (158.000), albanesi (112.000), marocchini (102.000) e cinesi (49.500). D’altra parte, le regioni in cui è più alta la loro incidenza nelle scuole sono nell’ordine: Emilia Romagna (15,8%), Lombardia (14,7%), Umbria (13,8%), Toscana (13,4%) e Piemonte (13,0%).
Ma il dato più importante è la quota sempre più ampia di alunni stranieri che sono nati in Italia, le cosiddette “seconde generazioni”, che spesso riconoscono l’italiano come propria lingua madre, vivono con e come i coetanei italiani e si sentono tali a tutti gli effetti, condividendo con loro ogni cosa eccetto la cittadinanza (e ciò che essa comporta, in termini di riconoscimento giuridico e di diritti). Se nell’a.s. 2007/2008 erano appena un terzo (34,7%) di tutti gli alunni stranieri, nell’a.s. 2016/2017 sono più di mezzo milione (503.000), i tre quinti (60,9%) del totale. Rispetto all’a.s. precedente, costoro sono aumentati di ben il 12,9% (+57.600).
Si tratta – osserva Luca Di Sciullo, presidente di IDOS – di identità non riconosciute dalla legge e spesso scisse tra due mondi culturali di riferimento, ora in conflitto con le famiglie immigrate d’origine, quando ne rifiutano il modello identitario per abbracciare quello italiano, ora con la società italiana, quando accade il contrario”. “Con l’aggravante – continua il presidente di IDOS – che nel primo caso essi rischiano un doppio conflitto: oltre che con la famiglia d’origine, perché si sentono italiani, anche con la società ospitante, se, al momento di inserirsi nel mondo del lavoro o nei contesti di partecipazione sociale, verranno comunque discriminati perché formalmente stranieri”.
Se fino a diversi anni fa – dice Di Sciullo – la priorità della scuola in Italia era di mandare a regime una didattica meno incentrata sulla sola storia, geografia e cultura italiana e più aperta alla conoscenza dei paesi e delle tradizioni del resto del mondo, in considerazione delle provenienze e dei portati culturali degli studenti stranieri, oggi che i tre quinti di essi sono nati e cresciuti in Italia senza esserne cittadini, la priorità è diventata la necessità di affrontare e gestire il loro conflitto d’identità, perché esso non finisca per esplodere, quando, usciti dalle aule, questi giovani si inseriranno nella società”.
Un compito – conclude – in cui la scuola non può essere lasciata da sola, ma che richiede la collaborazione di tutte le altre agenzie formative (famiglie, associazioni, gruppi sportivi ecc.) che una volta formavano la cosiddetta comunità educante”.

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 Per maggiori informazioni: www.dossierimmigrazione.it

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13 giugno 2018

“Racconti di passaggio. Appunti, storie e immagini”. Il laboratorio di libera espressione artistica di Riola

Incontrarsi, raccontare e creare per ripensare la vita di comunità attraverso l’arte. Con questi propositi Juliane Wedell, operatrice dell’accoglienza e esperta di arte sociale, ha condotto il laboratorio “Racconti di passaggio. Appunti, storie e immagini”. Il laboratorio è stato inaugurato il 9 marzo 2018: il programma prevedeva un incontro a settimana, nella sede della Parrocchia di Santa Maria Assunta di Riola, frazione di Grizzana Morandi (Bo).

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Partendo dalla positiva esperienza del laboratorio artistico Closlieu, conclusosi l’anno passato a Riola, anche quest’anno, Lai-momo soc. coop., in collaborazione con Africa e Mediterraneo, ha dato vita alla seconda edizione del laboratorio, che in questo caso era rivolto non solo ai richiedenti asilo ma anche ai cittadini del territorio. La Parrocchia di Santa Maria Assunta di Riola si è proposta di offrire gli spazi per la realizzazione degli incontri, con la speranza che il laboratorio possa diventare uno spazio permanente di interazione tra i cittadini e gli ospiti richiedenti asilo accolti nei centri situati nei Comuni dell’Unione dei Comuni dell’ Appennino Bolognese.
L’attività che si è svolta a Riola nasce soprattutto con l’obiettivo di creare legami e incentivare il dialogo e l’ascolto tra i partecipanti, in un percorso di conoscenza reciproca e di condivisione libero da giudizi e da preoccupazioni interiori, almeno per qualche ora.

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I partecipanti, immergendosi nella dimensione positiva del laboratorio, guidati dall’animatrice, hanno provato a raccontarsi e ad ascoltare, per poi reinterpretare le proprie emozioni attraverso la libera espressione artistica. Il laboratorio è stato seguito da un gruppo di circa dieci partecipanti, ospiti provenienti dal Pakistan e da altri Paesi africani, non solo del CAS (Centro di Accoglienza Straordinario) di Riola, ma anche provenienti da altre strutture di accoglienza dislocate nei Comuni del Distretto Unione Comuni Appennino Bolognese (nello specifico: Vergato, Castel d’Aiano, Granaglione, Lizzano) e da alcuni cittadini dei Comuni limitrofi. La sfida iniziale di aprire il laboratorio anche ai cittadini di Riola è stata accolta positivamente, nonostante le difficoltà legate al coinvolgimento dei cittadini del territorio: dagli impegni di ognuno dei partecipanti, alla difficoltà di pensare a un laboratorio artistico come ad una tra le priorità.

Le attività si sono svolte principalmente all’aperto, proprio nella piazza della Parrocchia di Riola, attirando così la curiosità dei passanti. Al centro della piazza Juliane ha posto un tavolo lungo e stretto intorno al quale i partecipanti sono stati chiamati a condividere le proprie esperienze. Al centro del tavolo i colori, i fogli, i pennarelli e i libri illustrati dai quali trarre ispirazione. Tra questi, il capolavoro dell’illustratore australiano Shaun Tan, lungo racconto senza parole di una storia di migrazione, di un’umanità senza tempo. Dopo le riflessioni ognuno si è concentrato sul disegno: in totale libertà si poteva pensare al soggetto da rappresentare, ascoltando i propri tempi, utilizzando un colore per volta e dipingendo liberi da ogni pensiero, ma con impegno e coscienza di sé.
L’ultimo incontro è stato incentrato sulla scoperta di alcuni dei luoghi più affascinanti offerti dal territorio ospitante, così i partecipanti hanno visitato le cascate di Labante. A conclusione dell’escursione c’è stato un momento di incontro e dialogo con alcuni abitanti del luogo che hanno condiviso con i partecipanti la loro passione per la montagna per poi dedicarsi insieme alla reinterpretazione artistica.Per quest’anno il percorso si è concluso, speriamo di poter continuare questa esperienza così arricchente per tutte le parti in gioco e poter consolidare il laboratorio nel tempo.

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01 settembre 2017

La World Press Photo in Sudafrica

Per la prima volta in oltre venti anni la provincia del Sudafrica KwaZulu-Natal ha il privilegio di vedere la World Press Photo (WPPh), il più grande concorso di fotogiornalismo professionale al mondo. Le fotografie vincitrici del concorso sono esposte in una mostra itinerante, la World Press Photo Exhibition che viaggia in 100 città in 45 paesi e viene visitata da un pubblico di più quattro milioni di persone.

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Questa mostra sarà ospitata presso l’Hilton Arts Festival, l’evento artistico più importante della provincia sudafricana, che si svolgerà in parallelo al DocuFest Afric, il festival della narrazione visiva dal 15 al 17 settembre 2017. Questa mescolanza di eventi artistici, che portano il meglio della fotografia e del racconto visivo sudafricano sotto la direttiva di Africa Media Online, sono un’opportunità per far conoscere a livello internazionale la storia del continente. Al Docufest Africa, ad esempio, verrà presentato il lavoro di Jodi Bieber, l’unica fotografa sudafricana che ha vinto il premio World Press Photo dell’anno e che ha illustrato tramite la fotografia “Bibi Aisha” la situazione tragica di una giovane donna afgana con il naso e le orecchie tagliate dalla famiglia del marito. Narrazioni, come queste, servono a offrire immagini ad alto impatto emotivo e conoscitivo per agire di conseguenza nel presente su ogni piano sociale, politico ed etico. Così anche la mostra World Press Photo Exhibition 2017 promuoverà un’alfabetizzazione visiva più urgente che mai per aiutare i giornalisti, i narratori africani e il loro pubblico a capire e a rispondere alle trasformazioni del continente nel rispetto della creatività e della libera espressione.

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Per maggiori informazioni: http://bit.ly/2xq0mWB

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03 agosto 2017

Tutti sulla stessa barca

Imparare a scuola il tema delle migrazioni non significa sottrarre tempo al programma canonico, ma sviluppare percorsi didattici che ruotino intorno a temi/problemi collegabili all’esperienza. Un’esperienza che vede la società farsi sempre più multiculturale: per questo motivo, la scuola si trova di fronte al difficile compito di ripensare se stessa di fronte ai rapidi processi di trasformazione del mondo attuale. In particolare essa cerca, appunto, una sua “via interculturale” di risposta sia ai processi migratori che investono i vari Paesi, sia ai bisogni di rigenerazione sociale e culturale. Le classi del ginnasio del liceo classico Minghetti di Bologna, ad esempio, hanno avuto la possibilità di autogestire, in collaborazione con alcuni insegnanti, dalle venti alle trenta ore annue in cui trattare un tema a scelta nell’ambito del progetto Coloriture.

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Durante lo scorso anno scolastico 2016-17, la classe VG, con la guida della prof.essa Iacondini, ha deciso di approfondire l’argomento dei flussi migratori nel Mediterraneo, focalizzandosi anche sulle tematiche del razzismo e dello sport come strumento d’integrazione, pubblicando, a fine percorso, un giornalino su questi argomenti, dal titolo “Tutti sulla stessa barca”. Il tema dello sport è approfondito facendo riferimento al n. 84 della nostra rivista Africa e Mediterraneo dedicato al rapporto tra sport e immigrazione: l’attività sportiva offre, infatti, straordinarie possibilità di apertura, dialogo e accoglienza del diverso, e quindi garantisce opportunità di intercultura e la formazione di nuove identità molteplici e plurali che vanno a cambiare il volto della cittadinanza globale.

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25 luglio 2017

A Sasso Marconi la mostra Comics for Equality ComiX4 =

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Si può vedere a Sasso Marconi il 25 luglio 2017 la mostra Comics for Equality ComiX4 = della cooperativa Lai-momo e dell’associazione Africa e Mediterraneo: l’occasione è la Pastasciutta antifascista, un evento storico che celebra il 74esimo anniversario della caduta del Fascismo. Seguendo l’esempio di Alcide Cervi e dei suoi figli (che il 25 luglio 1943, per festeggiare la caduta del regime fascista in Italia, offrirono la pastasciutta ai propri concittadini nella piazza di Campegine), l’ANPI di Sasso Marconi ripropone la tradizione della pastasciutta gratis per tutti in un luogo fortemente simbolico come Colle Ameno, sede di un campo di concentramento di civili sotto il comando delle SS durante la II Guerra Mondiale. Esodo e cittadinanza sono i temi che accompagnano questo momento commemorativo, e la mostra, che ha visto la partecipazione di 41 fumettisti da 21 Paesi europei con 56 fumetti inediti, mette in risalto le mille forme della migrazione. Comics for Equality ComiX4 = è un progetto europeo di carattere transnazionale finanziato dall’Unione Europea, e si fonda sulla necessità di promuovere lo sviluppo di una società europea basata sul rispetto dei diritti fondamentali, la lotta al razzismo, alla xenofobia e altre forme di intolleranza. Il progetto ha promosso il premio ComiX4 = Comics for Equality Award, il primo premio europeo che premia i migliori fumetti inediti di artista con un background migrante, e la mostra, che sarà esposta a Colle Ameno di Sasso Marconi presso la Sala Bianca (al civico 11 del Borgo), raccoglie i migliori fumetti ricevuti nell’ambito del premio, che si dividono in tre categorie: Stereotipi, Storie di migrazione e Lotta contro il razzismo.

Per maggiori informazioni: www.comix4equality.eu

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23 maggio 2017

Rapporti tra culture. Una storia di malintesi e… fake news

Bufale e hate speech, affermazioni inverosimili e polemiche: come sappiamo, il panorama mediatico è invaso da un’aggressività inquietante che disorienta e, anche, spaventa un po’. Tra le forme di resistenza alla superficialità on-line che si vedono emergere sempre più, abbiamo conosciuto l’associazione “Gli incontri di Sant’Antonino”. Attiva da circa due anni nella divulgazione culturale, affronta temi attuali secondo approcci diversi: storici, filosofici, antropologici, teologici. I partecipanti agli incontri – rigorosamente off-line e cioè reali – approfondiscono le ragioni dei problemi attuali, cercando di delineare scenari futuri. Il gruppo si riunisce presso l’antica dimora Sgaravatti di Sant’Antonino (Casalgrande, RE). Non c’è appartenenza politica o religiosa, solo l’interesse ad approfondire e a dialogare. Mettendoci tempo, pensiero, curiosità. Il tema di domenica 7 maggio, ad esempio, è stato: “Rapporti interculturali. Una storia di malintesi”.

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Francesco Maria Feltri, storico e docente di liceo (fortunati gli studenti a cui tocca come professore di storia e filosofia…) ha spiegato come l’ideologia razzista nei confronti di ebrei, moriscos e marrani, diffusa nella Spagna del 500, è stato il bagaglio di mentalità intollerante con il quale l’Europa è arrivata nelle Americhe e, in seguito, ha sviluppato le sue imprese coloniali. Un “razzismo teologico” nei confronti degli ebrei, etichettati come la razza perversa degli assassini di Cristo, portatori nel sangue di una macchia che nemmeno il battesimo poteva lavare. E’ stato questo l’inizio di una dissertazione storica che, di documento in documento, ha ripercorso le tappe dell’atteggiamento violento dell’Occidente nei confronti degli Altri, un atteggiamento di cui torna ancora qualche eco negli striscioni razzisti con slogan irripetibili che vediamo negli stadi. Di seguito Guido Armellini, autore del manuale di letteratura italiana Armellini-Colombo e componente della chiesa valdese di Bologna, ha raccontato cosa vuol dire “Essere protestante nell’era di Francesco”. Mostrando un curioso Playmobil raffigurante Martin Lutero, prodotto e diffuso in Germania dall’azienda di giochi in occasione dei 500 anni dall’affissione delle 95 tesi sulla porta della chiesa di Wittenberg, ha spiegato cosa un protestante non celebra 500 anni dopo la riforma. Non celebra la posizione di Lutero verso i contadini, quella verso gli ebrei, l’appoggio che i governi hanno avuto dalle autorità per imporre la loro idea ai sudditi con la forza (il famoso cuius regio eius religio). Ha però anche spiegato i punti di differenza tra cattolicesimo e riforma, sottolineando ad esempio la responsabilità nei confronti delle scelte morali a cui sono chiamati i credenti protestanti, che non hanno un clero che faccia da intermediario con Dio.

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Il dialogo è proseguito con domande dei presenti e interventi dei due esperti, fino a concludere che la storia continua a dimostrare che l’intolleranza “non conviene”, che i popoli che si sono chiusi agli altri hanno anche rinunciato all’apporto economico e all’innovazione portata dalle altre culture. La decadenza della Spagna che cacciò moriscos ed ebrei fece la ricchezza degli olandesi che invece dissero: venite, c’è posto per tutti. E molti governanti lo capirono, tornando sui loro passi nel corso del 600. “Lo spirito dei nostri incontri”, ha affermato il presidente Vanni Sgaravatti, “è aiutare a capire il presente, guardando con più attenzione il passato e immaginando il futuro attraverso una migliore capacità di dialogo con l’altro. Le persone partecipano per il bisogno di trovare il punto di incontro tra necessità di riflessione, impegno, conoscenza, ma anche di relazione in un luogo piacevole, famigliare, umano, dove pensare non è disgiunto da gustare, ascoltare, sorridere”.

Per info: https://www.facebook.com/anticadimorasgaravatti

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14 febbraio 2017

Il Black History Month. Per una cultura delle differenze

«If a race has no history, it has no worthwhile
tradition, it becomes a negligible factor in the
thought of the world, and it stands in danger of
being exterminated.»

 «Se una razza non ha una storia, non ha delle
tradizioni utili, essa diventa un fattore
insignificante nel pensiero del mondo, e si trova
in pericolo di essere sterminata.»

(Carter G. Woodson)

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Una storia che ricordi le differenze sociali e culturali tra persone di diversa provenienza geografica è ancora oggi determinante: la differenza, infatti, genera spesso i luoghi della discriminazione e fomenta i processi dell’intolleranza e del razzismo. Per questo motivo negli USA il mese di febbraio è dedicato al contributo della cultura afro-americana alla crescita della civiltà statunitense. La tradizione del Black History Month fu iniziata da un figlio di una coppia di ex schiavi africani, Carter G. Woodson, che, dopo aver frequentato l’università di Chicago e aver completato gli studi storici con un dottorato ad Havard, si rese conto che la storia dei suoi antenati non era correttamente rappresentata o spesso era del tutto assente dai libri. Fu così che nel 1915 fondò The Association for the Study of Negro Life and History (ASNLH) e in seguito raccolse le storie di milioni di afro-americani nel Journal of Negro History, oggi conosciuto come Journal of African American History. Nella seconda settimana di febbraio del 1926, spalleggiato da un vasto numero di sostenitori, Woodson fondò la prima Annual Negro History Week con lo scopo di celebrare la storia dei neri d’America con i compleanni dei presidenti americani Abraham Lincoln e Frederick Douglass. Successivamente nel 1976 il presidente Gerald R. Ford decise di estendere la Annual Negro History Week all’intero mese di febbraio, dando vita a quello che oggi è conosciuto come Black History Month. L’insegnamento della storia e della tradizione africana, in particolare nelle scuole pubbliche della nazione, era indispensabile per garantire, secondo Woodson, i processi dell’integrazione fra culture diverse e la sopravvivenza fisica ed intellettuale della razza all’interno della società più ampia.

Quest’anno sono tante le iniziative in diversi paesi che durante il mese di febbraio offrono occasioni per conoscere la cultura afro-americana: ad esempio, in Italia il Black History Month Florence, fondato e diretto da Justin Randolph Thompson, curatore e docente di arte statunitense, da tempo residente a Firenze, offre un ricco e variegato programma di mostre d’arte, eventi enogastronomici, concerti, spettacoli proiezioni di film e letture di libri che vogliono riflettere sulla storia della diaspora africana e sul suo impatto sul panorama contemporaneo. Anche Africa e Mediterraneo contribuisce al progetto fiorentino con una mostra delle opere di George Zogo, l’artista camerunese recentemente scomparso. Attingendo ai 50 anni di eredità del Black History Month negli Stati Uniti e i 30 anni nel Regno Unito, anche l’Italia, dunque, mira a celebrare i contributi culturali della diaspora che ha influenzato la cultura italiana in differenti modi.

Per maggiori informazioni sul programma del Black History Month Florence: http://blackhistorymonthflorence.com/index.php/project/bhmf-2017/

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20 gennaio 2017

Dall’altra parte del mare: un laboratorio che racconta la migrazione.

 

migIl tutor di quest’anno del laboratorio di scrittura creativa collettiva e meticcia, promosso da Eks&Tra, sarà il noto scrittore Wu Ming 2, proveniente dal collettivo omonimo dei scrittori impegnati sulla scena sociale bolognese. Si tratta di una sfida importante per un’associazione unica in Italia: nel corso degli anni Eks&Tra ha raccolto, infatti, più di mille e ottocento scritti di migranti, che costituiscono il primo archivio in Italia della memoria della letteratura migrante, disponibile on line. Gli esercizi narrativi di questo laboratorio, che si svolgerà il 24 febbraio 2017 al Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell’Università di Bologna, presso la cattedra del prof. Fulvio Pezzarossa, sono un momento di riflessione, dialogo e sperimentazione di nuove comunità interculturali: la necessità del comunicare storie legate all’epopea delle migrazioni è sempre più allarmante, in particolare ai giorni d’oggi, dove le politiche migratorie europee tendono ad erigere muri e a favorire i processi dell’esclusione. Il titolo significativo dato al laboratorio, Dall’altra parte del mare, vuole rispondere alla necessità di andare oltre le barriere e gli stereotipi, per costruire un terreno fertile di scambio, dialogo ed integrazione di individui provenienti da differenti culture. E la scrittura creativa collettiva offre la possibilità di accrescere insieme l’immaginario, moltiplicare i punti di vista, relativizzare le posizioni geografiche, sociali e culturali, alimentando e potenziando la ricchezza multiculturale.

Per maggiori informazioni: www.eksetra.net

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24 novembre 2016

L’Africa del fumetto. Tra lo Mboa Comic Festival e il TogoBD Festival.

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Gli autori africani producono fumetti dall’epoca delle Indipendenze. I festival, pur nelle difficoltà organizzative, sono un momento importante per il confronto tra gli autori e per la promozione presso il pubblico locale e non solo. Sono ora in corso due eventi importanti: il Mboa Comic Festival che si tiene nelle due capitali del Camerun, a Douala (23-26 novembre) e a Yaoundé (30 novembre- 3 dicembre); e il TogoBD Festival (21-24 novembre). Si tratta di due realtà artistiche dinamiche, che presentano un variegato programma di mostre, conferenze, progetti fieristici, concerti, spettacoli, seminari e workshop per la divulgazione dei linguaggi e delle tematiche proprie dell’Africa contemporanea e multiculturale. Concepiti non come semplici “eventi”, ma come vere e proprie fabbriche d’idee e di pratiche per ripensare il presente, i due festival sono caratterizzati da alti livelli di interazione e apprendimento. Un’arte, dunque, quella del fumetto africano, che cresce e matura nella sua forma contaminata, deterritorializzata e immersa in una fluidità transnazionale, e che permette ai talenti africani di rivelarsi in modo originale.

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14 ottobre 2016

Summer School on Forced Migration and Asylum: a Multidisciplinary Approach

Dall’11 al 16 Luglio abbiamo realizzato a Bologna presso il Centro Interculturale Zonarelli la Summer School on Forced Migration and Asylum in collaborazione con la società cooperativa Lai-momo, il sostegno di Fondazione del Monte e Gruppo BMW Italia e con il patrocinio di Comune di Bologna e Regione Emilia Romagna. È stata un’esperienza interessante e coinvolgente, che ha coinvolto 52 partecipanti, che lavorano nel campo della migrazione e della comunicazione, selezionati tra 126 domande pervenute da più di 20 paesi in tutto il mondo, in un percorso formativo sui temi della migrazione e accoglienza diretto da 20 esperti e professori internazionali. Durante le giornate di formazione sono state approfondite particolari tematiche legate alle migrazioni forzate e all’asilo attraverso un metodo multidisciplinare e trasversale. La finalità è stata di comprendere il processo migratorio in tutte le sue varie fasi, dalla partenza al viaggio, dall’accoglienza all’integrazione dei richiedenti asilo, e si è cercato di migliorare l’approccio e l’efficacia di chi lavora, o che sono disposti a lavorare, nel settore professionale di ricezione dei migranti, così come nella comunicazione sociale e nella ricerca accademica relativa a questo argomento. Si sono svolte, inoltre, delle visite di studio presso i centri di accoglienza, offrendo una formazione pratica e concreta su come l’accoglienza e l’integrazione operano nel campo. Si è creato, dunque, un networking proficuo e condiviso, che ha saputo gestire in modo arricchente le diverse relazioni di scambio ed interazione a livello locale ed internazionale. A conclusione del percorso, abbiamo realizzato un video promozionale che riassume quanto svolto durante i giorni.

Stiamo ora lavorando per la seconda edizione della Summer School per il 2017, continuate a seguirci!

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