21 novembre 2018

Ripensare il partenariato culturale euro-mediterraneo

Johaness Hann, Commissario europeo delle Politiche di Vicinato, in una lettera di invito ai partecipanti alla Conferenza “Rethinking the Euro-Mediterranean cultural partnership” (Tunisi, 16-18 novembre 2018), pubblicata sul sito dell’Unione Europea, scrive che:

«The relationship with our Southern Mediterranean neighbours can only be sustainable if we see eye to eye with each other. […] This is precisaly why I am convinced that it is so important to interweave culture and world politics. In other words: politics needs more culture and culture needs more politics.»

hann

Oggi il Mediterraneo presenta un grado di frammentazione e conflittualità elevato, inoltre l’Europa è stata scossa da una grave crisi economica e si trova ora ad affrontare nuove sfide interne ed esterne, tra le quali l’instabilità del vicinato meridionale costituisce una delle principali criticità. Appare quindi urgente interrogarsi su quali strumenti l’Unione europea possa predisporre per rendere la sua azione esterna più adeguata a uno scenario mediterraneo in continua evoluzione. In tutto ciò, lo sguardo sulla produzione culturale passata e contemporanea può essere un supporto fondamentale. Questa conferenza, che si è svolta alla Cité de la Culture di Tunisi, ha offerto un’occasione di confronto internazionale per affrontare le problematiche culturali, socio-economiche e politiche che interessano l’area del Mediterraneo. È stata sottolineata l’importanza del rafforzamento della cooperazione euro-mediterranea attraverso il nesso costante di politica e cultura: la cultura è un terreno privilegiato per sviluppare i valori del dialogo, della ricchezza e dell’integrazione, e la prassi politica si nutre di una cultura che si fa critica, ispirando l’azione e suggerendo idee e modelli. La conferenza è stata così una piattaforma in cui i diversi ospiti e interlocutori della regione e dell’UE, provenienti da diversi settori, da quello politico ed economico a quello accademico, artistico e mediatico, si sono ritrovati per scambiare opinioni, discutere idee e coordinarsi per creare proficue reti di collaborazioni. Il programma della conferenza si è svolto in tre giornate e ha affrontato temi diversi riguardanti la geografia e il patrimonio culturale, il ruolo dell’arte e degli artisti nella società mediterranea, il ruolo delle donne come motore del cambiamento, la mobilità giovanile e l’imprenditoria. Il Mediterraneo è fra le aree geopoliticamente meno integrate a livello mondiale, per questo occorre con urgenza cogliere ogni opportunità di crescita comune.

culture

Per maggiori informazioni: www.euneighbours.eu

Trackback url: http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/ripensare-il-partenariato-culturale-euro-mediterraneo/trackback/

11 ottobre 2018

Libri d’Africa, libri in Africa. È aperta la nuova call for papers della rivista Africa e Mediterraneo

AeM-call-89

 

Il ricco programma di Lettres d’Afrique: changing the narrative, padiglione interamente dedicato all’editoria e ai mercati librari africani presso la Fiera del libro di Francoforte, ispirerà il prossimo numero della rivista Africa e Mediterraneo. Infatti, tema del dossier n. 89 sarà editoria e mercato del libro in Africa.

Un tema che merita uno spazio di riflessione approfondita, se consideriamo che l’immagine di un continente che produce pochi o nessun libro si è gradualmente sviluppata negli ultimi anni, in confronto a un’editoria del Nord più competitiva e innovativa, che domina il mercato mondiale.

Eppure, dagli anni ’60, l’Africa ha sviluppato un mercato del libro eterogeneo e multilingue, la cui diversità è basata su spazi nazionali, regionali e persino continentali, e che rende inadeguata qualsiasi visione semplificatrice. Infatti, mentre la realtà del dominio economico continua ad essere spesso indiscutibile, quella della diversità editoriale è, invece, soggetta a diverse interpretazioni, data l’incompletezza delle informazioni a disposizione sulle diverse regioni e aree linguistiche africane.
Se le realtà del libro in Africa sono ancora poco conosciute e rari sono i contributi, specializzati e non, che ne trattano, negli anni ’90 sono aumentati gli studi a esse dedicati, sia nel mondo accademico sia nei media mainstream e negli specifici ambiti professionali.
Partendo da questo contesto di riferimento, quindi, il dossier del numero 89 di Africa e Mediterraneo si propone di esaminare la reale situazione dell’editoria africana nel contesto della globalizzazione e il suo impatto sulla diversità dell’offerta editoriale locale e internazionale.

Il dossier sarà arricchito da contributi provenienti da diversi ambiti di studio: storia dell’editoria, antropologia, linguistica, economia, scienze della comunicazione, sociologia della cultura, ecc.
I contributi potranno affrontare (tra gli altri) i seguenti argomenti:

• la visibilità internazionale del libro africano;
• l’editoria africana nel mercato globale;
• l’editoria africana nei percorsi degli scrittori;
• le donazioni dei libri nella catena del libro africano;
• i media digitali nella diffusione editoriale;
• casi studio su un contesto nazionale o regionale di produzione di libri;
• l’editoria e il mercato del libro nelle lingue africane

Il dossier sarà coordinato da Raphaël Thierry, esperto del mercato del libro in Africa, e Sandra Federici, direttrice della rivista.

Scadenze per l’invio

Invio delle proposte (400 parole al massimo): 31 ottobre 2018.
Invio del contributo (in caso di accettazione): 3 dicembre 2018.

Le proposte – composte da titolo, abstract, nome e bionota dell’autore – dovranno pervenire agli indirizzi: s.federici@africaemediterraneo.it; m.scrivo@africaemediterraneo.it.

Africa e Mediterraneo è una rivista che si avvale di peer reviewers.

Di seguito è possibile leggere e scaricare la call for papers (in italiano, inglese e francese):

 

English version

 

Version française

 

 

Trackback url: http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/libri-dafrica-libri-in-africa-e-aperta-la-nuova-call-for-papers-della-rivista-africa-e-mediterraneo/trackback/

09 ottobre 2018

Alla Buchmesse si riscopre l’editoria africana

Si rinnova uno degli appuntamenti più attesi nel mondo dell’editoria: dal 10 al 14 ottobre 2018 a Francoforte si terrà la Fiera del Libro, internazionalmente nota con il nome tedesco di Buchmesse. Sessantanove anni di storia (la prima fiera si tenne nel 1949), oltre 300mila visitatori ogni anno e ben 9mila espositori da oltre cento paesi diversi, che propongono le più significative novità editoriali, rendendola una tappa obbligata per appassionati e addetti al settore. Suddivisa in padiglioni e aree tematiche, per provenienza geografica o genere letterario, la Fiera del Libro di Francoforte quest’anno vedrà la presenza anche del padiglione 5.1 interamente dedicato all’editoria e alla letteratura africana: il ricchissimo programma “Lettres d’Afrique: changing the narrative”, di cui Africa e Mediterraneo è media partner, è organizzato sotto la supervisione del ricercatore Raphaël Thierry per conto dell’associazione Agence Culturelle Africaine (ACA), e animerà le quattro giornate con dibattiti, incontri e seminari con editori ed esperti delle varie aree dell’Africa presenti in Fiera.

23

L’intento di questa iniziativa non è soltanto focalizzarsi su un continente la cui produzione editoriale prova faticosamente ad emergere, ma portare avanti una volontà di interconnessione e collaborazione a livello internazionale, e quindi un «connective space», come sottolinea Raphaël Thierry, che sia motore di nuove prospettive interculturali. La sfida è andare in direzione di una bibliodiversità, che privilegi la pluralità delle forme letterarie ed editoriali, grazie in particolare agli editori indipendenti. Saranno presenti, infatti, organizzazioni internazionali come African Books Collective, Afrilivres e African Publishers Network, che rappresentano a loro volta altre differenti case editrici in movimento. I temi di discussione proposti da questo programma sono svariati e spaziano da argomenti di interesse storico e sociale a questioni economiche di e-commerce, modelli di business e industria editoriale, e a riflessioni sul fumetto africano (sarà presentato anche il nostro archivio digitale www.africacomics.net), sull’editoria per i bambini e su significativi premi e riconoscimenti letterari africani.

3

Saranno inoltre esposti libri originali e di grande valore culturale per dare maggiore visibilità al lavoro degli editori africani e per trovare nuove opportunità d’investimento nel mercato editoriale mondiale.
Al di là della funzione di networking tra operatori culturali delle diverse aree dell’Africa e il mercato editoriale internazionale, il significato profondo di Lettres d’Afrique, risiede nel tentativo di creare una narrativa nuova della produzione libraria del continente o, meglio, una pluralità delle forme narrative che non sono mai complete in se stesse, ma in continua evoluzione verso orizzonti interculturali aperti, che mutano continuamente in direzione della contaminazione e dell’arricchimento delle conoscenze.

Trackback url: http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/alla-buchmesse-si-riscopre-leditoria-africana/trackback/

26 maggio 2017

Lavoro e sviluppo in Senegal

dakar1

La necessità di offrire prospettive economiche sostenibili per i giovani e combattere il fenomeno delle migrazioni irregolari in Africa è uno degli obiettivi principali del programma Développer l’Emploi au Sénégal finanziato dall’Unione Europea. Si tratta di un fondo di emergenza che mira a sostenere 250 aziende e 12.000 giovani in un progetto di formazione e inserimento professionale nelle varie regioni senegalesi per un arco di 4 anni. Il programma include anche una campagna di comunicazione chiamata Tekki Fii con l’obiettivo di sensibilizzare sui pericoli legati alle migrazioni, informare sulle diverse opportunità economiche e sostenere la creazione di nuove imprese locali.

dakar2

Alla cerimonia di lancio ufficiale di questo programma, avvenuta il 10 maggio 2017 al Lycée de Thiaroye di Dakar, erano presenti le autorità senegalesi interessate insieme ai leader delle organizzazioni partner, che hanno illustrato i punti cardine del progetto che sono: rafforzare il tessuto delle imprese locali, rendere accessibile la formazione professionale, facilitare l’accesso ai finanziamenti, informare sulle possibilità economiche. Lo sviluppo economico in Senegal è necessario per creare posti di lavoro e ridurre in modo significativo le disuguaglianze di reddito. L’elevata disoccupazione e l’incremento della povertà, infatti, sono le principali cause dell’emigrazione. La disoccupazione è spesso legata anche a un basso tasso di scolarizzazione e quindi di formazione tecnica. Pertanto, molti giovani considerano la migrazione come una necessità, un’alternativa economica. Per questo occorre migliorare i livelli occupazionali dei giovani tramite il potenziamento dell’offerta formativa e professionale, che risponda alle esigenze del mercato del lavoro, e favorire l’avvio di attività generatrici di reddito e micro impresa.
dddd

Per maggiori informazioni: http://bit.ly/2r0008p

Trackback url: http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/lavoro-e-sviluppo-in-senegal/trackback/

16 marzo 2017

La crisi della biennale del cinema panafricano

Un buon film agisce sullo spettatore, provoca emozione e destabilizzazione, genera la riflessione e la mobilitazione. Un festival del cinema illustra solitamente un ricco e variegato programma di produzioni cinematografiche che si distinguono per la loro bellezza ed originalità, e non per il semplice consumo o dilettantismo: questa è la riflessione critica di Olivier Barlet, esperto di cinema africano e giornalista fondatore di Africultures, che è stato presente, a partire dal 1993, a ogni edizione del festival del cinema panafricano FESPACO. La 25a edizione di questo festival si è svolta, infatti, dal 25 febbraio al 4 marzo, a Ouagadougou, nella capitale del Burkina Faso, visibilmente presidiata dalla polizia e dall’esercito a causa degli attacchi terroristici dello scorso anno. Questo festival vuole continuare a essere uno dei più importanti luoghi della creatività e della condivisione della cultura africana attraverso il cinema. Il film Frontières di Apolline Traore, incentrato sulla migrazione intercontinentale, è stato il più discusso in questa edizione, oltre che vincitore del Prix des institutions, mentre l’Etalon d’or è spettato al film Félicité di Alain Gomis, che narra la storia di una donna, una madre, che lotta per curare il figlio nella difficile condizione sociale di una città africana.

fe
(Félicité, un film di Alain Gomis)

Ma la scelta dei film, l’organizzazione della 25a edizione, sono stati giudicati decisamente di bassa qualità: ad esempio, la mancanza dei sottotitoli in molte proiezioni anglofone, l’aumento dei prezzi dei biglietti, il mimetismo con i peggiori prodotti televisivi occidentali, l’eccessivo sentimentalismo e anche la violenza di alcune pellicole e l’emarginazione di alcuni film significativi non hanno contribuito a dare a questa manifestazione fondamentale il necessario spessore culturale. La visibilità internazionale di FESPACO permette a molti giovani registi africani di far conoscere al mondo la cultura e la storia del continente, quindi è necessario e urgente reagire con un programma che colmi le lacune e dia il giusto risalto alla ricchezza delle produzioni cinematografiche africane.

Per una visione del trailer di Félicité di Alain Gomis:

 

Trackback url: http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/la-crisi-della-biennale-del-cinema-panafricano/trackback/

18 agosto 2016

Call for papers on “Fashion and Development in Africa” – Africa e Mediterraneo no. 85/2016

Vivienne-Westwood-X-Ethical-Fashion-Initiative-Celebrate-10th-Anniversary-of-Africa-Bags-BellaNaija-June2015009

Western interest in emerging African fashion production and creativity is on the rise. Over the last few years, the fashion world has welcomed a plethora of talented African fashion designers to the international stage, each with their own interpretation of contemporary African creativity. To gain worldwide recognition in the fashion “field” (P. Bourdieu, Le champ littéraire, «Actes de la recherche en sciences sociales», No. 89/1991), these new fashion designers make smart moves in a competitive and globalised environment where the access of new creators is facilitated by digital and social media: places where idea-hunters are constantly searching for innovation.

As the anthropologist Giovanna Parodi da Passano claims, a dress is, in Africa, “an area of moving creativity, that maintains a lot of historical continuity and open spaces to the News showing a extraordinary dynamism” (G. Parodi, African Power Dressing, Genova 2015). The sensorial pleasure and the creative use (including recycling practices) of decoration, clothing and textiles of the social and esthetical African worlds represent a mix of ideas, images and meanings that Western creators are growingly becoming more attracted to. The combination of trends and modernity with cultural or traditional clothing (relating to clothes worn during family ceremonies) and the so called ’African code’, produces a style that attracts the interest of many, referring to “clothes manufactured with African textiles and patterns or other garments that express the African cultural identity” (L. Cassina, Scelte creative: abbigliamento e agency nel Buganda contemporaneo, in African Power Dressing, cit.). Craftsmanship is another important aspect when dealing with African fashion, as handcraft is recognized worldwide for its authenticity and uniqueness.

Many international organizations and foundations work to connect the mainstream fashion sector with creators and artisans from Africa and other marginalised parts of the World, aiming to empower people and involve them in the fashion supply chain. The outcome of this is a unique and innovative connection between two very distant fields: development and fashion, as illustrated by the Ethical Fashion Initiative of the International Trade Centre (a joint agency of the World Trade Organisation and United Nations). The principles of ethical enterprise, ethical trade and socially-responsible business development lay at the core of such synergy, the necessity for which is more paramount than ever following the Rana Plaza disaster in 2013 and corruption in Africa, which Transparency International has repeatedly ranked as one of the most corrupt continents in the world.

African intellectual and business diaspora networks support the innovative practices of ethical fashion production and promote the new relationship between development and fashion. In addition, the global fashion market is highly fascinated by these experiences, because, as claims the famous head-hunter Floriane de Saint-Pierre: “innovation and sustainability shall and will become key, so talent with such skills will be needed”. Ethical production agencies also provide experiences for big brands, that are crucial in order to “interact with the audience in a seamless manner, with empathy and individuality” (Conversation with Simone Cipriani, in The Hand of Fashion, N. 2).

Issue 85 of the Africa e Mediterraneo journal aims to tackle the challenges experienced by emerging African fashion talents and the concepts of equity, dignity and sustainability in a system that has only recently opened its doors to such values. In line with the multidisciplinary tradition of the journal, the contributions draw on anthropology, linguistics, economy, cultural studies and many more subjects with the aim of offering a detailed analysis of the methods and experiences of “ethical fashion” implemented in Africa. This will shed light on its theoretical and practical position in the global market, which continues to become more competitive by the day. Lastly, the journal will account for the ways in which such new business strategies impact the diverse cultural practices of the African continent and on the development patterns that have been implemented for decades.

Deadline for submission:

The proposals (max. 400 words) must be submitted no later than October 10th 2016, and must be emailed to s.federici@africaemediterraneo.it and c.mara@africaemediterraneo.it

The editorial staff will examine the proposals. If the proposal is accepted, the complete article with the related abstract (abstract max. 100 words) and a short biography of the author should be submitted by November 20th 2016.

Africa e Mediterraneo is a peer reviewed journal.

The articles and the proposals can be submitted in the following languages: Italian, English and French.

Trackback url: http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/call-for-papers-on-fashion-and-development-in-africa-africa-e-mediterraneo-no-852016/trackback/

01 marzo 2016

Armory Focus: prospettive africane sull’arte contemporanea

 

Julia Grosse and Yvette Mutumba. Photo: Benjamin Renter.

Dal 3 al 6 marzo si svolgerà la settima edizione di Armory Focus, che ogni anno presenta una panoramica artistica su una regione del mondo presso lo spazio Pier 94 a Manhattan.

Dopo una mostra dedicata al Medioriente l’anno scorso, Armory Show presenta quest’anno un’esposizione intitolata “Focus: African Perspectives – Spotlighting Artistic Practices of Global Contemporaries”, dedicata all’arte africana e della diaspora.

Le due curatrici, Julia Grosse e Yvette Mutumba, sono le fondatrici di “Contemporary And”, una piattaforma online per l’arte internazionale da un punto di vista africano. La mostra propone un percorso attraverso la produzione artistica contemporanea da Lagos a Londra passando da Luanda e da Parigi. Armory Focus riunisce in un unico luogo curatori, artisti, gallerie e spazi artistici emergenti che collegano le scene e i mercati attraverso reti mondiali, offrendo loro un’occasione unica di fare vedere il proprio lavoro a un pubblico internazionale.

Trackback url: http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/armory-focus-prospettive-africane-sullarte-contemporanea/trackback/

10 aprile 2015

Editori e ministeri africani alla Children’s bookfair: tra impegno e desolazione

Ziguidi

Anche quest’anno c’è stata la Children’s Bookfair a Bologna, la più importante al mondo nel settore. E’ sempre un’esperienza percorrere i padiglioni affollatissimi, per la quantità di case editrici, libri, autori, per il “muro” degli illustratori esordienti che appendono le loro brochure per proporsi a potenziali editori: ogni proposta ha una propria personalità e contiene almeno una piccola innovazione. Tutta questa abbondanza di idee, contenuti, capacità tecnica fa quasi venire l’ansia.
Non è così per lo “spazio Africa”, purtroppo, dove sono riuniti grazie a una sovvenzione alcuni piccoli editori dell’Africa subsahariana, mentre Sudafrica e Nordafrica si procurano stand autonomi. Sono andata a vederlo, al padiglione 26, ma sapevo già esattamente cosa avrei trovato. Il solito grande stand semivuoto, con gli stessi 4-5 editori e qualche agenzia ministeriale (come la Direction du Livre del Ministero della cultura del Camerun: ma infilare qualche libro in più in valigia non si poteva?)
Anche i titoli pubblicati sono spesso sempre gli stessi, posizionati in maniera distanziata per cercare di riempire gli scaffali, mentre in tutti gli altri stand traboccano le proposte, e gara sta nel farne emergere qualcuna dall’abbondanza. Gli editori o i funzionari di ministero stanno lì, ad aspettare qualche visitatore volenteroso, che sfoglia questi tristi fascicoli male stampati su carta di bassa qualità, alcuni dei quali hanno data di edizione di 20 anni prima!
Gli editori africani – Bakame, Nouvelles éditions africaines, Ago Media, Kiko productions… – sono effettivamente degli eroi a portare avanti un’attività così difficile: essere editori in Africa, “dove l’editoria dalle Indipendenze fatica a prendere un proprio slancio” e dove nel 1990 così come nel 1960 si pubblicavano secondo l’UNESCO l’1,4% dei titoli pubblicati nel mondo (Luc Pinhas, Editer dans l’espace francophone, Alliance des éditeurs indépendants, 2005).
Però, nelle conversazioni fatte in questi anni con i rappresentanti di questa piccole aziende culturali o dei ministeri nazionali, mi sembra di avere notato poca spinta a confrontarsi con gli altri agenti del settore. Qui alla fiera tutti stanno a guardare cosa fanno gli altri, nell’ansia di copiare idee per conquistare mercato, di farsi concorrenza con prodotti sempre migliori. Dagli editori africani, se devo essere sincera, ho spesso sentito lamentele per la loro situazione effettivamente difficile (mercato debole, distribuzione difficile, stampa di bassa qualità e gravata dalle tasse sulle materie prime…), ma poco interesse verso quello che fanno gli altri. Due anni fa l’Alliance des éditeurs indépendants ha organizzato un utile workshop di scambio e formazione per questi editori, ma è stato un caso. Di solito, appunto, non mancano l’appuntamento, ma questo non sembra portare sviluppi, nuove produzioni, o acquisti di diritti da editori europei.
Quest’anno come l’hanno scorso ho incontrato Koffivi Assem, che conduce eroicamente la sua casa editrice Ago in Togo lavorando anche come autore. Mi ha dato una copia dell’ultimo libretto del suo simpatico personaggio per bambini, il piccolo Ziguidi. “Però – ho detto un po’ sorpresa – è stampato bene!”
“A dire la verità, mi ha spiegato, questo lo abbiamo stampato in Belgio…”
“Ah, … volevo ben dire”.

Sandra Federici

Trackback url: http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/editori-e-ministeri-africani-alla-childrens-bookfair-tra-impegno-e-desolazione/trackback/

25 febbraio 2015

L’abito non fa il monaco. E la barba non fa l’Imam

via Combo Facebook page

via Combo Facebook page

Combo è un artista di strada, di padre cristiano libanese e madre musulmana marocchina, che “remixa” cultura combinando scritte e immagini. Ha iniziato esponendo per le strade di Parigi stampe del simbolo Coexist formato da una croce cristiana, la mezzaluna araba e la stella di David; il tutto corredato dall’immagine di se stesso vestito in abiti musulmani. L’esperimento sembra essersi concluso male. Il giovane artista ha scritto sulla sua pagina FB di essere stato picchiato e minacciato di ulteriori ripercussioni nel caso intenda continuare a esporre i suoi lavori.

Combo è un provocatore che nel corso di un soggiorno a Bayreuth (città della Baviera settentrionale), si è fatto crescere la barba e ha iniziato a indossare il tradizionale abito musulmano, non perché colto dal sacro fuoco della fede, ma per mettere in discussione i codici prestabiliti. Il suo ultimo lavoro comprende immagini di se stesso nei dintorni di Parigi con indosso l’abito musulmano e i commenti in vernice spray: “Lo sapevate che i musulmani concludono le loro preghiere con la parola ‘amen’ come i cristiani e gli ebrei?”, “Ci sono 50.000 soldati musulmani in Francia”, “L’abito non fa il monaco. E la barba non fa l’imam” e “Lo sapevate che il velo non è un obbligo religioso?”.

Riguardo all’identità dei suoi aggressori l’artista ha rilasciato un unico commento sulla sua pagina Facebook: “Vorrei rimanere vago sulla descrizione dei vigliacchi e il luogo esatto in cui è avvenuta l’aggressione perché per me non importa da dove vengono, il colore della loro pelle, la loro fede religiosa o le loro idee politiche. In questo frangente hanno rappresentato solamente la stupidità e l’ignoranza.”

via Combo Facebook page

via Combo Facebook page

Trackback url: http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/labito-non-fa-il-monaco-e-la-barba-non-fa-limam/trackback/

19 agosto 2014

I AM TUNISIA, lo spot di sensibilizzazione sull’uguaglianza di genere

I AM TUNISIA è uno spot di sensibilizzazione sull’uguaglianza di genere realizzato e concepito da un gruppo di ragazze attiviste del Media Center di Regueb (Sidi Bouzid, Tunisia), durante una formazione in video making. Il Media Center, la formazione e lo spot video sono stati creati nell’ambito del progetto Périphérie Active, gestito da GVC (Gruppo di Volontariato Civile) e dai suoi partners in Tunisia e finanziato dall’Unione europea e dalla Regione Emilia Romagna. Il progetto agisce sulla promozione dei diritti umani e della libertà d’espressione nella regione centrale e marginalizzata di Sidi Bouzid. E’ proprio da qui che il 17 dicembre 2010 è partita la prima delle tante proteste che hanno portato un mese dopo alla fuga del presidente-dittatore Ben Ali e che hanno al contempo generato un’ondata d’insurrezioni nel mondo arabo.

L’obiettivo del progetto è dare voce ai giovani, uomini e donne, che proprio in quelle proteste hanno riversato il loro desiderio di partecipazione, di maggiore giustizia sociale e di democrazia. Durante questo primo anno, il GVC di Bologna ha aperto tre Media Center in diverse località del Governatorato di Sidi Bouzid. Queste strutture, equipaggiate con Tecnologie dell’informazione e comunicazione (TIC), sono spazi aperti ai giovani, alle neonate associazioni locali e in generale alla cittadinanza. All’interno dei tre Media Center le attività sono molteplici e sono decise con i giovani attivisti: riunioni delle associazioni, proiezioni e dibattiti, formazioni su TIC, diritti umani e cittadinanza attiva, produzione di informazione indipendente e locale, realizzazione di video di sensibilizzazione, atelier informativi, ecc.

In uno dei Media Center è nata anche una radio associativa e comunitaria FM, Radio Menzel Bouzayenne, che attualmente è gestita in modo congiunto da cinque associazioni locali. I Media Center sono frequentati principalmente da giovani laureati disoccupati, che possono così rinforzare le loro competenze e soprattutto metterle a disposizione di altri più vulnerabili, come bambini o adulti analfabeti. E’ all’interno del Media Center di Regueb che si è svolta la formazione in video making realizzata dalle professioniste Carlotta Piccinini e Alessandra Cesari della Elenfant Film di Bologna. Questa formazione di cinque giorni ha avuto l’obiettivo di formare un gruppo di giovani attiviste donne sulle tecniche di realizzazione video. Hanno scelto di realizzare I AM TUNISIA, uno spot di sensibilizzazione che parlasse dei problemi delle giovani donne nella regione, in particolare la distanza generazionale tra madre e figlia e il desiderio di partecipazione e di realizzazione delle donne in quanto membri attivi della società.

Realizzato dalle ragazze attiviste del Media Center di Regueb: Hedia BOUZAYANI, Takwa AKROUT, Mahdia SLIMI, Sonia CHEBBI, Nadia ABIDI, Fatma JABALLI, Maissa SGAHEIR, Hanen SAYAHI, Imen KARMI, Amal BACCARI, Jannet KADDACHI, Olfa HAJJI, Hanen OHICHI; le ragazze e i ragazzi del campo di interscambio Tunisia-Italia organizzato da Yoda e GVC: Serena Sgura, Ivana Tisci, Luigi Giorgi, Teresa Rubino, Lorenzo Salucci.

Coordinatrice del Progetto: Liù Fornara

Trainers: Alessandra Cesari, Carlotta Piccinini

Trackback url: http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/i-am-tunisia-lo-spot-di-sensibilizzazione-sull-uguaglianza-di-genere/trackback/