Dopo settimane difficili — segnate dalle tensioni e dagli eventi che hanno impedito l’inaugurazione prevista in novembre 2025 — la direzione del Museum of West African Art di Benin City ha pubblicato un messaggio importante, che invita a guardare al 2026 come a un anno di ascolto, dialogo e rinnovata responsabilità. Il cuore del messaggio è che il MOWAA Institute continua a operare nelle sue attività di ricerca, conservazione ed educazione, nella consapevolezza che gestire un museo non riguarda solo la creazione di un edificio, la cura degli allestimenti, la programmazione, ma riguarda le persone, in particolare le comunità di riferimento e i partner.
Il messaggio è frutto di una lunga riflessione durante il periodo chiusura che è seguita alla protesta violenta che ha impedito l’inaugurazione ufficiale l’11 novembre 2025, costringendo lo staff del museo a proteggere gli invitati, direttori di musei e giornalisti a livello internazionale, facendoli riparare in un luogo sicuro. I manifestanti erano sostenitori dell’Oba (re tradizionale) del Benin, il leader spirituale e culturale dello Stato di Edo, che lamentano che il MOWAA così come concepito dal tuo team si sia allontanato dal suo mandato locale originale e chiedono che venga posto sotto l’autorità dell’Oba. Secondo quanto riportato, gli abitanti del Benin ritengono inoltre che il museo stia tentando di appropriarsi della proprietà dei famosi bronzi del Benin restituiti dalle istituzioni occidentali, che il governo federale ha riconosciuto come legittima proprietà dell’Oba.
Il direttore del museo, Phillip Ihenacho, ha risposto che il museo è stato costruito grazie a investitori istituzionali per essere nient’altro che il Museo d’Arte dell’Africa Occidentale, con un interesse specifico per l’arte contemporanea.
A seguito delle proteste, il governatore dello Stato di Edo ha revocato la licenza del terreno del museo, concessa da una precedente amministrazione, affermando che il terreno era originariamente destinato a un ospedale pubblico. È stato ora nominato un comitato presidenziale di alto livello, con ministri statali e governanti locali, per sviluppare un “quadro completo per la risoluzione permanente di tutte le questioni correlate attraverso il dialogo, il rispetto reciproco e il rispetto delle disposizioni costituzionali”.
La direzione ha dunque pubblicato il 17 febbraio un messaggio molto atteso, in cui avvisa che il museo continua le attività ma purtroppo l’accesso al pubblico resta limitato a visite su appuntamento. Il museo si impegna ad iniziare un periodo di dialogo e confronto: da marzo a maggio prenderanno vita una serie di Listening Sessions in Nigeria, Africa Occidentale e nella diaspora—spazi fisici e digitali pensati per accogliere voci diverse e riflessioni sincere. L’obiettivo è chiaro: costruire istituzioni culturali più radicate, responsabili e realmente in dialogo con i propri territori e pubblici.
Il messaggio completo del Direttore qui: https://wearemowaa.org/news-and-ideas/2026-with-mowaa
Parole chiave : Bénin, MOWAA, museo, Phillip Ihenacho
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04 dicembre 2018
Senegal. L’inaugurazione del museo panafricano
Il ministro della cultura del Senegal Abdou Latif Coulibaly ha dichiarato, durante la conferenza stampa di presentazione del Musée des civilisations noires a Dakar, che il Paese chiederà alla Francia la restituzione «di tutte le opere d’arte identificate come appartenenti al Senegal». Anche altri Paesi africani, come il Benin e la Costa D’Avorio, hanno richiesto la restituzione di opere d’arte portate in Francia a fine Ottocento, in piena epoca coloniale. Si sta infatti discutendo di un processo di decolonizzazione culturale all’interno delle società africane contemporanee: lo scorso 23 novembre Felwine Sarr – economista e scrittore senegalese – e Bénédicte Savoy – storica dell’arte francese – hanno presentato al presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron un rapporto sul patrimonio africano conservato in Francia, con lo scopo di chiedere la restituzione di beni culturali al proprio contesto di origine. Il nuovo museo senegalese, costruito grazie a una donazione dalla Cina e che sarà inaugurato il 6 dicembre 2018, vuole aprire la strada, infatti, alla più grande collezione di arte africana raccolta in un unico luogo. Questo edificio circolare, la cui idea era stata lanciata per la prima volta nel 1966 proprio dal padre dell’indipendenza senegalese, il poeta-presidente Léopold Sédar Senghor, fa parte del parco culturale conosciuto con il nome di Parco delle sette meraviglie di Dakar, dove hanno attualmente sede il Gran Teatro, il Museo d’Arte contemporanea, la Biblioteca nazionale, gli Archivi nazionali, l’Accademia delle Belle Arti, la Scuola di Architettura e il Palazzo della Musica.

(Abdoulaye Konaté / Photo: Peter Mallet)
L’obiettivo principale di questo museo, secondo il suo direttore, non è quello di diventare un monumento statico, ma di aprire uno spazio in costante movimento, dove sia possibile un incontro di civiltà e un dialogo tra culture differenti. Il tema della mostra inaugurale Civilisations africaines: création continue de l’humanité celebra il valore e l’opera umana dell’uomo africano nella storia: in uno spazio su due livelli, i visitatori viaggeranno dal Neolitico all’Età del Ferro fino a scenografie più moderne e contemporanee, che vantano anche dell’uso delle ultime tecnologie. Si scopriranno così manufatti, dipinti, sculture, maschere e capolavori di artisti africani affermati come Abdoulaye Konaté, tra i maggiori rappresentanti delle arti plastiche del Mali, che espone sculture tessili che racchiudono i simboli segreti delle società maliane, e lo scultore haitiano Edouard Duval-Carrié, che ha realizzato un baobab in argilla di 20 tonnellate e alto 12 metri. Questo museo è, dunque, un progetto definito «panafricano», che si propone di valorizzare il ruolo determinante delle civiltà africane nella storia mondiale.
Parole chiave : Abdoulaye Konaté, Dakar, Felwine Sarr, Léopold Sédar Senghor, Musée des civilisations noires, museo, Senegal
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07 maggio 2014
Dak’Art, la biennale africana inaugura oggi
La Biennale Dak’Art, il principale evento di arte contemporanea in Africa, si svolgerà dal 9 maggio all’8 giugno 2014 a Dakar, in Senegal. L’evento riunirà molti artisti e professionisti dell’arte visiva provenienti dall’Africa e dal resto del mondo. Elise Atangana, Abdelkader Damani e Smooth Ugochukwu Nzewi sono i curatori di questa edizione il cui filo conduttore è “produrre il comune”, ossia collegare la politica e l’estetica in un approccio attivo e impegnato. La concezione di arte che scaturisce da questa edizione è quella legata a una vocazione pubblica, a una “condivisione del sensibile” in grado di tener conto delle aspirazioni comuni, delle paure, delle speranze e dei lutti quotidiani con la massima sincerità.
Il programma di questa manifestazione che da più di 20 anni è un appuntamento fisso per l’arte e la cultura africane è molto ricco e oltre a Dakar coinvolge numerose altre città del Senegal con incontri sui mestieri dell’arte, l’esposizione internazionale degli artisti africani e della diaspora, i tributi a Dimé, Diop e Diakhaté, la mostra di scultura africana, la Green Art nel Campus e 200 mostre off. Inoltre la città di Dakar sarà animata da concerti, sfilate di moda e proiezioni cinematografiche. Gli eventi sono visibili sulla pagina twitter www.twitter.com/DakArtBiennale e sul sito www.biennaledakar.org.
Parole chiave : Abdelkader Damani, DAK'ART, Diakhaté, Dimé, Diop, Elise Atangana, Smooth Ugochukwu Nzewi
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16 ottobre 2013
Un secolo di immigrazione a fumetti: a Parigi la mostra “Albums”
Al Musée de l’histoire de l’immigration di Parigi è stata appena inaugurata la mostra Albums – Bande dessinée et immigration. 1913-2013, che sarà aperta al pubblico fino al 27 aprile 2014.
Con più di cinquecento opere in esposizione tra carte e documenti originali, tavole, bozzetti, film di animazione, interviste video e fotografie, la mostra prende in considerazione il fenomeno migratorio visto attraverso l’arte di 117 fumettisti.
Il percorso comincia da Goscinny e Uderzo, padri dell’eroe nazionale Asterix, che hanno avuto entrambi una storia di migrazione e finisce con gli autori africani residenti in Francia come rifugiati politici.
Anche un po’ di Africa e Mediterraneo sarà a Parigi, tra le opere esposte infatti vi segnaliamo:
- alcune tavole originali di Une éternité à Tanger di Eyoum Ngangué e Fustin Titi (Africa e Mediterraneo, 2004);
- la proiezione su schermo della storia Le voyage di Paul Assako Assako, tra i vincitori del premio Africa e Mediterraneo 2007/2008.
Parole chiave : Africa e Mediterraneo, Arte contemporanea, Fumetti, Fumetto africano, Immigrazione
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Il prossimo 9 e 10 ottobre l’International Slavery Museum, inaugurato cinque anni fa a Liverpool, in Gran Bretagna, ospiterà la terza conferenza organizzata dalla Federazione internazionale Diritti umani e musei.
Questa conferenza vuole discutere i progressi fatti dalle diverse istituzioni museali nell’ambito della difesa e promozione dei diritti umani. È sempre più diffusa, infatti, l’idea che i musei possano ricoprire un ruolo attivo nel sostegno dei diritti fondamentali.
Con il patrocinio dell’UNESCO, questo convegno vuole quindi affrontare argomenti quali: la schiavitù, la lotta contro le discriminazioni e le disegualianze di genere ed etniche, tradizione, religione e memoria.
Come parte della conferenza vi sarà anche la possibilità di partecipare al workshop Anniversary — an act of memory sulla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
Diretto da Monica Ross, questa serie di performances in 60 atti, vedrà svolgersi il suo 46esimo atto proprio alla fine delle due giornate di discussione quando una recitazione collettiva porrà l’accento sulla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. L’adesione a questo laboratorio è gratuita e aperta a tutti i partecipanti alla conferenza.
Per maggiori informazioni vai al sito ufficiale della Conferenza sui diritti umani organizzata dalla Federation of International Human Rights
Segnaliamo infine due numeri della rivista Africa e Mediterraneo dedicati interamente a musei africani, 4/07 L’Africa nei musei e nelle collezioni occidentali e 2-3/07 “Oggetti d’arte” nei musei e nelle collezioni nell’Africa contemporanea: le poste in gioco.
Parole chiave : Africa, Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, Diritti umani, Federazione internazionale Diritti umani e musei, International Slavery Museum, memoria, museo, patrimonio culturale, Rivista Africa e Mediterraneo, Schiavitù, teatro, UNESCO
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27 luglio 2012
Una petizione per salvaguardare il patrimonio del Mali
L’Ecole du Patrimoine Africain – EPA, istituzione con sede in Bénin attiva sin dal 1998 nella promozione del patrimonio culturale africano, ha lanciato una petizione per la salvaguardia del patrimonio culturale del Mali, bene dell’Africa e del mondo intero, attualmente messo in pericolo a causa della crisi politica.
Le recenti profanazioni dei due mausolei di Saints e Timbuctù, perpetrate dai gruppi fondamentalisti di Ansar Ad-Din, hanno suscitato forti preoccupazioni tra le istituzioni specializzate e i professionisti del settore, che si sono mobilitati per denunciare il fatto e per segnalare all’opinione pubblica nazionale ed internazionale le continue minacce verso i beni situati nel nord del territorio maliano.
Numerosi sono infatti i musei, monumenti, memoriali, conservatori e centri culturali che oggi sono in pericolo a causa dell’intolleranza e dei traffici illeciti, aspetti che hanno contribuito anche alla crescenti migrazioni delle popolazioni, soprattutto quelle del nord, verso l’interno e i paesi limitrofi. Secondo un’indagine condotta dall’Ufficio degli affari umanitari delle Nazioni Unite, al 5 aprile di quest’anno il numero di emigrati maliani, con maggioranza di donne, bambini e giovani, era di 235000 persone; un numero sconcertante, se si pensa alla densità di popolazione delle città maggiormente colpite dagli spostamenti di massa.
In questo scenario, l’appello dell’EPA invita tutti i protagonisti sul campo a dare il loro contributo per la conservazione, l’integrità e la sicurezza dei beni culturali e delle persone in tutte le loro componenti e dimensioni, in particolare nelle zone maggiormente colpite dalla crisi, quali Timbuctù, Gao e Kidal, ed esorta i paesi vicini al senso di responsabilità e solidarietà nei confronti del popolo maliano.
http://www.petitions24.net/sauvons_le_patrimoine_du_mali__save_malis_heritage_eng_bellow
Parole chiave : Ansar Ad-Din, EPA, Mali, patrimonio culturale, petizione, Saints, Timbuctù
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02 luglio 2012
Il IV premio ARCA per la Difesa dell’Arte
L’associazione ARCA (Association for Research into Crimes against Art) ha da poco annunciato l’ultimo vincitore del quarto premio annuale alla carriera per la Difesa dell’Arte 2012.
Con l’alto riconoscimento per l’impegno nella salvaguardia del patrimonio culturale del Kenya e di altri paesi africani, il keniano George H. O. Abungu è stato premiato durante la Conferenza interdisciplinare sul patrimonio culturale collettivo, svoltasi ad Amelia tra il 23 e il 24 giugno.
Abungu, che dal 1999 è Presidente del Comitato Permanente Internazionale sul traffico delle Antichità illegali e che, tra il 1999 e il 2002, è stato Direttore Generale dei Musei nazionali del Kenya, ha realizzato oltre 60 pubblicazioni nelle discipline di archeologia, gestione del patrimonio, museologia, cultura e sviluppo, sostenendo il ruolo, il rispetto e la protezione delle arti come studioso, esperto museale e amministratore.
Nel corso della sua carriera, Abungu è stato consulente per il progetto Aluka della Fondazione Mellon, del Global Heritage Fund, ed è Vice Presidente dell’International Council of Museums (ICOM). E’ stato un membro della Giuria Internazionale del Premio Internazionale UNESCO “Melina Mecouri” per la Salvaguardia e Gestione dei Paesaggi Culturali e, tra gli altri, Membro del Consiglio TARA per l’Arte Rupestre Africana. Si è seduto al World Monuments Watch panel ed è stato Rappresentante del Kenya al Comitato del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, e Vice-Presidente dell’Ufficio di Presidenza (2004-2009).
Per il quarto anno consecutivo, l’organizzazione di beneficenza ARCA ha confermato il suo impegno nella promozione della ricerca sulla criminalità nell’arte e nella protezione del patrimonio culturale, grazie all’approccio interdisciplinare che coniuga il sapere archeologico e storico dell’arte con quello giuridico, criminologico e ambientalista.
Sul patrimonio e i musei in Africa, Africa e Mediterraneo ha pubblicato due numeri della rivista.
http://www.africaemediterraneo.it/rivista/sommari_08.shtm#Turismoepatrimonio
http://www.africaemediterraneo.it/rivista/sommari_07.shtm#Musei_africa
Parole chiave : arte africana, George H. O. Abungu, Kenya, patrimonio culturale, premio ARCA
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09 maggio 2012
L’Open City Museum: momenti di vita fra Cina e Alto Adige.
Il Comune di Bressanone, con la Provincia Autonoma di Bolzano e il Museo Diocesano di Bressanone, hanno organizzato una mostra di fotografia e video proiezione con l’obiettivo di condurre il pubblico in un singolare viaggio fra Cina e Alto Adige, dove un cosmo di relazioni si incontrano e si arricchiscono reciprocamente.
L’iniziativa, organizzata nell’ambito del progetto interculturale d’arte Open City Museum e curata dalla promotrice culturale Martha Jiménez Rosano, avrà luogo il 18 maggio, alle ore 18, presso il Cortile del Museo Diocesano di Bressanone, e presenterà opere del fotografo brissinese Giovanni Melillo Kostner, dell’artista cinese Lei Lei e del collezionista francese Thomas Sauvin.
Giovanni Melillo Kostner dal 2007 porta avanti un’interessante ricerca sui fenomeni migratori e sulla costruzione dell’identità culturale nell’ambito della rassegna “Verso nuove culture”, all’interno della quale si inserisce anche il lavoro “Fortuna, vieni da me!”, che sarà presentato alla mostra e che contiene momenti di vita quotidiana di persone d’origine cinese residenti in Alto Adige.
Grazie al lavoro di reperimento e restauro di Thomas Sauvin, la mostra costituirà un’occasione unica per vedere in anteprima il progetto d’archivio della memoria cinese “Beijing Silvermine”, con una selezione di immagini della capitale cinese e della vita dei suoi abitanti negli ultimi trant’anni e la proiezione di una video-animazione realizzata in collaborazione con l’artista cinese Lei Lei. Il lavoro completo sarà presentato nel mese di ottobre presso il Festival Internazionale di Fotografia di Singapore.
Giovanni Melillo Kostner ha pubblicato alcune foto nel dossier 72-73 di Africa e Mediterraneo sulle “Sfide della mediazione interculturale” e ha contribuito, tra gli altri, alla produzione del materiale fotografico contenuto nell’handbook “Comunicare l’immigrazione”, curato da Lai-momo e Idos.
Parole chiave : Alto Adige, Cina, Comune di Bressanone, fotografia, Giovanni Melillo Kostner, Lei Lei, Marta Jiménez Rosano, Museo Diocesano di Bressanone, Open City Museum, Provincia Autonoma di Bolzano, Thomas Sauvin
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01 aprile 2011
Nell’Egitto post-regime si discute il futuro dei musei
Riportiamo e traduciamo un’interessante articolo del quotidiano egiziano Ahram online, che aiuta a comprendere le dinamiche e i problemi che sta affrontando il nuovo Egitto.
Quando ieri il governatorato del Cairo ha annunciato che era stata predisposta una commissione per studiare la possibilità di demolire l’edificio del Partito Nazionale Democratico (PND) per trasformarne il terreno in un parco, archeologi e museologi hanno reagito in modo furioso.
Sebbene il terreno fosse originariamente di proprietà del museo egizio, nessuno di loro è stato interpellato per la creazione di questa commissione.
“É ora che questo terreno, che prima apparteneva al museo egizio, sia restituito”, così dichiara Tarek El- Awadi, direttore del museo egiziano, ad Ahram Online.
Racconta che dopo la rivoluzione del 1952 quel terreno fu preso dall’Egyptian Antiquites Authority e da allora è stato sempre utilizzato dai vari partiti di governo stabiliti dal regime, l’ultimo dei quali è stato il PND, che aveva condiviso lo stabile sulle rive dei Nilo con il Consiglio Nazionale per le Donne, guidato dalla moglie del Presidente Suzanne Mubarak, e con la Arab Bank.
L’edificio è stato distrutto la sera del 28 gennaio, nel mezzo dei violenti attacchi da parte dei mercenari pro-regime e delle forze di sicurezza contro i dimostranti in piazza Tahrir.
El- Awadi ha affermato che gli archeologi e i curatori del museo sono stati profondamente infastiditi dal non essere stati invitati alla discussione sul futuro di quel pezzo di terra, e ha detto che si stanno appellando al Primo Ministro Ahmed Sharaf e al Consiglio dell’Armata Suprema per far sì che questa terra torni nelle mani dei suoi proprietari originari, il Ministero per i Beni Culturali.
Egli ha negato che la terra appartenga al governatorato del Cairo, ma essa, sin da quando il museo è stato costruito, nel 1901, era parte della zona edificabile e costituiva la zona portuale del museo del Nilo in cui le navi trasportavano i monumenti dalla loro collocazione originaria a Luxor ed Aswan lì nell’Alto Egitto per esporle nel museo. Le cerimonie ufficiali di inaugurazione dell’esposizione delle mummie reali egiziani furono anch’esse organizzate lì.
El- Awadi ha proposto che dopo la demolizione dell’edificio distrutto del PND il terreno venga trasformato in un museo a cielo aperto, dove esporre alcuni pezzi della collezione del museo, le cui vetrine sono al momento stracolme. Potrebbe addirittura diventare un edificio gemello al museo, collegato da un ponte, e potrebbe diventare, sempre secondo El- Awadi, la location ideale per esporre la collezione d’oro del diciannovesimo re della dinastia, Tutankhamun.
Fonte: Ahram online, 14 marzo 2011
Parole chiave : Egitto, patrimonio culturale
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Presentazione dell’articolo “Appropriazione e appropriatezza in architettura: skin come un corpo per viverci”, pubblicato sul numero 69-70 di Africa e Mediterraneo a firma di Suzette Grace, lectures presso l’Università di Johannesburg e laureata in cinque discipline tra cui Architettura, Filosofia e Belle arti.
L’architettura sudafricana esplora le mode alla ricerca di un’identità stilistica che sia adatta al tempo e ai luoghi che gli sono propri. Allo stesso tempo, s’appropria del substrato storico rielaborandolo in modo eclettico. L’oggetto di queste sperimentazioni è la skin (lett. “pelle”, ma qui anche “involucro”, “abito”) che viene “abbigliata (a festa)”, truccata, secondo la tendenza internazionale di rinnovare fortemente la superficie degli edifici. Fuor di metafora, architettura e moda hanno diversi punti in comune in quanto condividono le caratteristiche vitruviane di funzione, struttura ed estetica e all’equilibrio di questi elementi sono legati i dilemmi dell’estetica architettonica.
L’architettura non è una forma d’arte autonoma e la sperimentazione creativa dello skin building necessita di patrocinio. Le risorse economiche, così come la legislazione (si pensi ad esempio le misure relative alla sostenibilità degli edifici) hanno costituito in passato una limitazione alla creatività e alla libertà d’espressione. Oggi, però, una nuova risposta estetica comincia a emergere.
Tre casi di studio illustreranno la questione. Il primo esempio è il Maropeng Visitor Centre, collocato nel sito detto “la Culla dell’Umanità”, presso Johannesburg. La forma dell’edificio rappresenterebbe un’antica collinetta per la sepoltura, ma è stata interpretata anche in altri modi, ad es. come la maschera dei due volti di Giove. L’edificio sembra un’estensione del paesaggio circostante, e trasmette un senso di varietà rappresentativo della complessità culturale del paese.
Il secondo esempio è l’Hector Pieterson Museum, che commemora la rivolta degli studenti di Soweto nel 1976. Il sito è diventato un simbolo nazionale d’importanza socio-politica. L’ideazione del museo, la cui forma ricorda una fortezza, si è dovuta confrontare con l’area periferica circostante caratterizzata dalla presenza di abitazioni low-cost: il risultato è stato l’inserimento “neutro” del museo nel paesaggio.
L’ultimo esempio è quello del Mapungubwe Interpretation Centre, museo del vicino sito archeologico. È collocato in un’area rocciosa e prende diretta ispirazione dal paesaggio circostante in termini di materiale, forme e tecnologia: la sua struttura richiama, infatti, le forme del paesaggio circostante.
Questi edifici s’appropriano, anche se in modi differenti, del contesto naturale e delle origini storico-architettoniche allo scopo d’esser rilevanti nel lungo periodo. D’altra parte, giocando con le tendenze attuali, cercano d’esser appropriati al particolare momento della loro ideazione.
Per aquistare on line il N. 69-70 di Africa e Mediterraneo, conoscere o acquistare i numeri precedenti, sottoscrivere un abbonamento vai al sito di Lai-momo, l’editore.

