11 dicembre 2018

Migranti. Africa e Mediterraneo con Lampedusa al Forum di Marrakech

Mayoral Forum on Human Mobility, Migration and Development

Mayoral Forum on Human Mobility, Migration and Development

“I territori di frontiera hanno esigenze particolari rispetto agli altri, vivono una condizione di continua emergenza anche quando i riflettori dei mass media sono spenti. Servono misure rivolte a chi ‘sbarca’, ma anche a chi ‘accoglie’.”

Il punto di vista dei territori di confine è stato portato da Totò Martello, Sindaco di Lampedusa e Linosa, alla Migration Week su migrazione e sviluppo, che si è conclusa ieri a Marrakech con la firma del “Global Compact for a Safe, Orderly and Regular Migration”.
Sandra Federici, direttrice di Africa e Mediterraneo, era presente nella delegazione del Comune di Lampedusa, portando alla Migration Week l’iniziativa “Voci di Confine”, realizzata insieme ad Amref-Italia (che ha contributo attivamente all’organizzazione della missione), Lampedusa e a tante altre organizzazioni italiane, nonché il progetto europeo “Snapshots from the Borders”, che vede proprio il Comune di Lampedusa come capofila di più di 30 partner di 14 paesi impegnati sul fronte della migrazione.

Invitato a partecipare ai lavori del 5° Forum dei Sindaci sulla Migrazione, Martello è stato l’unico sindaco italiano a intervenire, assieme a rappresentanti di città come Kampala, Montreal, Marrakech, Chicago, Freetown, Bristol. Si è discusso della necessità per i decisori locali di avere a disposizione dati, risorse specifiche e formazione, per proseguire nella lotta contro la paura e la xenofobia, la mancata integrazione lavorativa dei migranti, l’esclusione dei rifugiati che, è stato notato, a livello globale vivono per i 2/3 in zone urbane.

Sandra Federici, Jean Pierre Elong Mbassi (UCLG-Africa) e Salvatore Martello

Sandra Federici, Jean Pierre Elong Mbassi (UCLG-Africa) e Salvatore Martello

Grande l’emozione suscitata dal discorso del Sindaco Martello, cominciato con il ricordo del naufragio del 3 ottobre 2013, a sottolineare l’importanza della memoria per guardare al futuro, e conclusosi con una richiesta di sostegno alla battaglia di Lampedusa e del Comitato 3 ottobre a far sì che questo giorno diventi “Giornata Europea della Memoria e dell’Accoglienza”. Martello ha espresso anche la preoccupazione per la compressione dello SPRAR e il mancato riconoscimento da parte del governo degli esempi virtuosi di accoglienza offerti da tanti comuni “in prima linea”.
Nella sessione di chiusura, molti relatori hanno sottolineato il valore simbolico e concreto dell’esperienza di Lampedusa, come Jean Pierre Elong Mbassi, Segretario generale dell’UCLG, United Cities and Local Governments of Africa, che ha sottolineato con emozione che i Lampedusani si sono occupati del riconoscimento dei cadaveri per permettere l’invio di notizie ai famigliari rimasti nei villaggi e nelle città di origine, preservando così nel modo più alto i doveri di solidarietà e rispetto della dignità umana.

“È stata un’occasione preziosa per scambiarsi idee e buone pratiche – ha affermato Sandra Federici – non soltanto tra organizzazioni del Nord, ma soprattutto con le città del Sud, in particolare africane, nelle quali l’accoglienza e l’integrazione dei migranti, in un mondo in costante movimento, sono da tempo attività cruciali della gestione politica e amministrativa.”

Intervista della televisione canadese

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04 dicembre 2018

Senegal. L’inaugurazione del museo panafricano

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Il ministro della cultura del Senegal Abdou Latif Coulibaly ha dichiarato, durante la conferenza stampa di presentazione del Musée des civilisations noires a Dakar, che il Paese chiederà alla Francia la restituzione «di tutte le opere d’arte identificate come appartenenti al Senegal». Anche altri Paesi africani, come il Benin e la Costa D’Avorio, hanno richiesto la restituzione di opere d’arte portate in Francia a fine Ottocento, in piena epoca coloniale. Si sta infatti discutendo di un processo di decolonizzazione culturale all’interno delle società africane contemporanee: lo scorso 23 novembre Felwine Sarr – economista e scrittore senegalese – e Bénédicte Savoy – storica dell’arte francese – hanno presentato al presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron un rapporto sul patrimonio africano conservato in Francia, con lo scopo di chiedere la restituzione di beni culturali al proprio contesto di origine. Il nuovo museo senegalese, costruito grazie a una donazione dalla Cina e che sarà inaugurato il 6 dicembre 2018, vuole aprire la strada, infatti, alla più grande collezione di arte africana raccolta in un unico luogo. Questo edificio circolare, la cui idea era stata lanciata per la prima volta nel 1966 proprio dal padre dell’indipendenza senegalese, il poeta-presidente Léopold Sédar Senghor, fa parte del parco culturale conosciuto con il nome di Parco delle sette meraviglie di Dakar, dove hanno attualmente sede il Gran Teatro, il Museo d’Arte contemporanea, la Biblioteca nazionale, gli Archivi nazionali, l’Accademia delle Belle Arti, la Scuola di Architettura e il Palazzo della Musica.
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(Abdoulaye Konaté / Photo: Peter Mallet)

L’obiettivo principale di questo museo, secondo il suo direttore, non è quello di diventare un monumento statico, ma di aprire uno spazio in costante movimento, dove sia possibile un incontro di civiltà e un dialogo tra culture differenti. Il tema della mostra inaugurale Civilisations africaines: création continue de l’humanité celebra il valore e l’opera umana dell’uomo africano nella storia: in uno spazio su due livelli, i visitatori viaggeranno dal Neolitico all’Età del Ferro fino a scenografie più moderne e contemporanee, che vantano anche dell’uso delle ultime tecnologie. Si scopriranno così manufatti, dipinti, sculture, maschere e capolavori di artisti africani affermati come Abdoulaye Konaté, tra i maggiori rappresentanti delle arti plastiche del Mali, che espone sculture tessili che racchiudono i simboli segreti delle società maliane, e lo scultore haitiano Edouard Duval-Carrié, che ha realizzato un baobab in argilla di 20 tonnellate e alto 12 metri. Questo museo è, dunque, un progetto definito «panafricano», che si propone di valorizzare il ruolo determinante delle civiltà africane nella storia mondiale.

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21 novembre 2018

Ripensare il partenariato culturale euro-mediterraneo

Johaness Hann, Commissario europeo delle Politiche di Vicinato, in una lettera di invito ai partecipanti alla Conferenza “Rethinking the Euro-Mediterranean cultural partnership” (Tunisi, 16-18 novembre 2018), pubblicata sul sito dell’Unione Europea, scrive che:

«The relationship with our Southern Mediterranean neighbours can only be sustainable if we see eye to eye with each other. […] This is precisaly why I am convinced that it is so important to interweave culture and world politics. In other words: politics needs more culture and culture needs more politics.»

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Oggi il Mediterraneo presenta un grado di frammentazione e conflittualità elevato, inoltre l’Europa è stata scossa da una grave crisi economica e si trova ora ad affrontare nuove sfide interne ed esterne, tra le quali l’instabilità del vicinato meridionale costituisce una delle principali criticità. Appare quindi urgente interrogarsi su quali strumenti l’Unione europea possa predisporre per rendere la sua azione esterna più adeguata a uno scenario mediterraneo in continua evoluzione. In tutto ciò, lo sguardo sulla produzione culturale passata e contemporanea può essere un supporto fondamentale. Questa conferenza, che si è svolta alla Cité de la Culture di Tunisi, ha offerto un’occasione di confronto internazionale per affrontare le problematiche culturali, socio-economiche e politiche che interessano l’area del Mediterraneo. È stata sottolineata l’importanza del rafforzamento della cooperazione euro-mediterranea attraverso il nesso costante di politica e cultura: la cultura è un terreno privilegiato per sviluppare i valori del dialogo, della ricchezza e dell’integrazione, e la prassi politica si nutre di una cultura che si fa critica, ispirando l’azione e suggerendo idee e modelli. La conferenza è stata così una piattaforma in cui i diversi ospiti e interlocutori della regione e dell’UE, provenienti da diversi settori, da quello politico ed economico a quello accademico, artistico e mediatico, si sono ritrovati per scambiare opinioni, discutere idee e coordinarsi per creare proficue reti di collaborazioni. Il programma della conferenza si è svolto in tre giornate e ha affrontato temi diversi riguardanti la geografia e il patrimonio culturale, il ruolo dell’arte e degli artisti nella società mediterranea, il ruolo delle donne come motore del cambiamento, la mobilità giovanile e l’imprenditoria. Il Mediterraneo è fra le aree geopoliticamente meno integrate a livello mondiale, per questo occorre con urgenza cogliere ogni opportunità di crescita comune.

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Per maggiori informazioni: www.euneighbours.eu

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16 novembre 2018

Un libro sul regista che rivoluzionò la storia del cinema africano

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Cineasta autodidatta, il senegalese Djibril Diop Mambéty (1945-1998) è considerato tra i più originali, visionari e sperimentali registi africani. Per questo motivo, all’interno della settima edizione di BookCity Milano, è stata organizzata un’iniziativa venerdì 16 novembre 2018, in collaborazione con Cascina Casottello e Associazione Sunugal, per promuovere un progetto culturale che si impegna nella pubblicazione dell’opera inedita in Italia Mambéty, o il viaggio della iena, interamente dedicata al maestro del cinema africano. La pubblicazione, curata da Simona Cella e Cinzia Quadrati, e realizzata in collaborazione con Alessandra Speciale, Associazione COE, Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina e Cineteca di Bologna, è sostenuta da una campagna di crowdfunding su Indiegogo, ed è in uscita a dicembre in edizione italiana e francese. A vent’anni dalla sua scomparsa, questo grande artista militante, come scrive il critico Giuseppe Gariazzo, «continua a parlarci, a chiamarci in causa, a chiederci di compiere gesti sovversivi nel nostro presente.» I suoi film più celebri Touki Bouki e Hyènes, sono veri e propri manifesti cinematografici e politici, che hanno ispirato molti registi internazionali. Martin Scorsese, ad esempio, ha sostenuto personalmente con la sua fondazione The Film Foundation – World Cinema Project il restauro di Touki Bouki, in collaborazione con la Cineteca di Bologna.
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Nonostante i pochi film realizzati, Mambéty ha contribuito profondamente all’evoluzione della storia del cinema africano. Dakar è la poetica centrale nelle sue opere d’arte visionarie e musicali, che costituiscono una polifonia di suoni, voci e luoghi di precisa e lucida costruzione semantica e politica. La serata, che segnerà la chiusura della campagna di raccolta fondi online, sarà un momento di incontro e festa per rendere omaggio al regista senegalese con la proiezione del film Le Franc dal Catalogo COEmedia distribuzione cinema.

 

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29 ottobre 2018

Immigrazione: tutti i dati. La presentazione del Dossier Statistico Immigrazione 2018 a Bologna

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Nonostante il tema dell’immigrazione sia terreno di caccia per la propaganda politica, appare forte il bisogno di un’informazione corretta e quanto più possibile completa: lo ha dimostrato la grande affluenza di pubblico alla presentazione del Dossier Statistico Immigrazione 2018 che si è tenuta il 25 ottobre in Palazzo d’Accursio a Bologna, in contemporanea con le presentazioni in tutte le Regioni e Province Autonome d’Italia. L’evento bolognese – organizzato dall’associazione Africa e Mediterraneo, focal point per la Regione Emilia-Romagna del Dossier statistico immigrazione IDOS/Confronti, con il patrocinio del Comune di Bologna – ha visto una grande partecipazione da parte di giornalisti, operatori del settore sociale, esponenti del sindacato e di fondazioni bancarie, politici locali, rappresentanti dell’associazionismo culturale e religioso, studenti.

Sandra Federici, direttrice di Africa e Mediterraneo, ha moderato gli interventi e presentato alcuni dati sul fenomeno migratorio a livello nazionale e internazionale. In particolare, ha sottolineato che, sulla stessa linea degli ultimi anni, l’Italia non è né il Paese con il numero più alto di immigrati né quello che ospita più rifugiati e richiedenti asilo. Infatti, con circa 5 milioni di residenti stranieri (5.144.000 a fine 2017, secondo l’ISTAT), il nostro paese viene dopo la Germania, che ne conta 9,2 milioni, e il Regno Unito, con 6,1 milioni, mentre supera di poco la Francia (4,6 milioni) e la Spagna (4,4). I rappresentanti istituzionali hanno dato il benvenuto ai partecipanti sottolineando l’importanza, nel contesto sociale e politico contemporaneo, di ricercare e riflettere su dati che rappresentano la realtà. L’assessore al Lavoro Marco Lombardo ha invitato le amministrazioni e istituzioni locali impegnate nella gestione del fenomeno migratorio a curare con egual impegno non solo l’accoglienza, ma anche la comunicazione. “Abbiamo il dovere di dare un messaggio: un sistema d’accoglienza è possibile e ci aiuta a superare momenti di paura che non hanno riscontro nei dati. Bologna è e rimarrà la città dei portici. E i portici abbracciano”, ha sottolineato l’assessore.

Maria Adele Mimmi, capo area Welfare del Comune di Bologna, ha ribadito l’impegno delle istituzioni locali a rafforzare il sistema d’accoglienza locale e a promuovere l’utilizzo di un nuovo linguaggio per parlare di migrazioni. Andrea Stuppini, redattore del Dossier, si è focalizzato sull’impatto economico e lavorativo dell’immigrazione in Emilia Romagna, dove oltre 255.000 lavoratori stranieri versano contributi superiori alle spese previdenziali loro dedicate. Inoltre, ha sottolineato come i cittadini stranieri abbiano risentito della crisi economica maggiormente, con un tasso di occupazione inferiore a quello degli italiani (dieci anni fa la situazione era inversa), e un guadagno medio inferiore del 23% rispetto alla media italiana.

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Valerio Vanelli, dell’Osservatorio sul fenomeno migratorio della Regione Emilia-Romagna, ha illustrato i dati regionali ed evidenziato come il fenomeno vada verso la stabilizzazione e il radicamento. In base al rapporto sui dati 2017, i cittadini stranieri residenti in Emilia-Romagna al 1° gennaio 2018 sono 538.677, pari al 12,1% della popolazione complessiva. Nonostante quasi 6.000 persone in meno rispetto al 2016 abbiano ottenuto la cittadinanza in Emilia-Romagna, un quarto dei bambini nella fascia d’età dei 5 anni nati in Emilia-Romagna hanno genitori stranieri.

Alcuni aggiornamenti sul pluralismo religioso in rapporto alle migrazioni sono stati quindi offerti da Alessia Passarelli, del Centro Studi Confronti, ad esempio la notazione che, a differenza del pensiero comune, la maggioranza degli immigrati, il 52,6%, è di fede cristiana, mentre i credenti musulmani sono il 32,7% del totale e la percentuale di immigrati atei o agnostici è del 4,7% e in costante aumento. Passarelli ha inoltre sottolineato come la mancanza di dialogo fra le istituzioni pubbliche e le comunità religiose presenti sul territorio potrebbe risultare in una chiusura di queste comunità e nella nascita al loro interno di percorsi poco controllabili. “Spesso fermarsi significa anche fare un passo indietro” e perdere l’occasione di fare del pluralismo religioso una ricchezza per la società.

Annalisa Faccini, rappresentante di ASP Città di Bologna, ha presentato i dati aggiornati del sito Bologna Cares! sul sistema d’accoglienza SPRAR a Bologna, sottolineando la progettualità innovativa e complessa che ha portato alla sua organizzazione a partire da settembre 2017. Ha evidenziato in particolare l’impatto positivo sugli ospiti, in particolare per quanto riguarda i servizi volti all’inserimento nell’ambito lavorativo, che hanno portato molti beneficiari ad attivare tirocini formativi.

Il Dossier, nato nel 1991 per raccogliere e riflettere sui dati relativi al fenomeno migratorio, si è avvalso del contributo di oltre un centinaio di ricercatori e studiosi, con competenze e retaggi culturali differenti, in una coralità di approcci che fanno la ricchezza interpretativa e contenutistica del volume. A curare il Dossier il Centro Studi e ricerche IDOS insieme al Centro Studi Confronti, con il sostegno dei fondi dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese e la collaborazione di UNAR.

Sarà presto online il nuovo sito del Dossier, www.dossierimmigrazione.it, completamente rinnovato grazie alla collaborazione di coop. Lai-momo, che conterrà dati e informazioni e la possibilità di acquistare il dossier online, in formato sia cartaceo sia elettronico.

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11 ottobre 2018

Libri d’Africa, libri in Africa. È aperta la nuova call for papers della rivista Africa e Mediterraneo

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Il ricco programma di Lettres d’Afrique: changing the narrative, padiglione interamente dedicato all’editoria e ai mercati librari africani presso la Fiera del libro di Francoforte, ispirerà il prossimo numero della rivista Africa e Mediterraneo. Infatti, tema del dossier n. 89 sarà editoria e mercato del libro in Africa.

Un tema che merita uno spazio di riflessione approfondita, se consideriamo che l’immagine di un continente che produce pochi o nessun libro si è gradualmente sviluppata negli ultimi anni, in confronto a un’editoria del Nord più competitiva e innovativa, che domina il mercato mondiale.

Eppure, dagli anni ’60, l’Africa ha sviluppato un mercato del libro eterogeneo e multilingue, la cui diversità è basata su spazi nazionali, regionali e persino continentali, e che rende inadeguata qualsiasi visione semplificatrice. Infatti, mentre la realtà del dominio economico continua ad essere spesso indiscutibile, quella della diversità editoriale è, invece, soggetta a diverse interpretazioni, data l’incompletezza delle informazioni a disposizione sulle diverse regioni e aree linguistiche africane.
Se le realtà del libro in Africa sono ancora poco conosciute e rari sono i contributi, specializzati e non, che ne trattano, negli anni ’90 sono aumentati gli studi a esse dedicati, sia nel mondo accademico sia nei media mainstream e negli specifici ambiti professionali.
Partendo da questo contesto di riferimento, quindi, il dossier del numero 89 di Africa e Mediterraneo si propone di esaminare la reale situazione dell’editoria africana nel contesto della globalizzazione e il suo impatto sulla diversità dell’offerta editoriale locale e internazionale.

Il dossier sarà arricchito da contributi provenienti da diversi ambiti di studio: storia dell’editoria, antropologia, linguistica, economia, scienze della comunicazione, sociologia della cultura, ecc.
I contributi potranno affrontare (tra gli altri) i seguenti argomenti:

• la visibilità internazionale del libro africano;
• l’editoria africana nel mercato globale;
• l’editoria africana nei percorsi degli scrittori;
• le donazioni dei libri nella catena del libro africano;
• i media digitali nella diffusione editoriale;
• casi studio su un contesto nazionale o regionale di produzione di libri;
• l’editoria e il mercato del libro nelle lingue africane

Il dossier sarà coordinato da Raphaël Thierry, esperto del mercato del libro in Africa, e Sandra Federici, direttrice della rivista.

Scadenze per l’invio

Invio delle proposte (400 parole al massimo): 31 ottobre 2018.
Invio del contributo (in caso di accettazione): 3 dicembre 2018.

Le proposte – composte da titolo, abstract, nome e bionota dell’autore – dovranno pervenire agli indirizzi: s.federici@africaemediterraneo.it; m.scrivo@africaemediterraneo.it.

Africa e Mediterraneo è una rivista che si avvale di peer reviewers.

Di seguito è possibile leggere e scaricare la call for papers (in italiano, inglese e francese):

 

English version

 

Version française

 

 

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09 ottobre 2018

Alla Buchmesse si riscopre l’editoria africana

Si rinnova uno degli appuntamenti più attesi nel mondo dell’editoria: dal 10 al 14 ottobre 2018 a Francoforte si terrà la Fiera del Libro, internazionalmente nota con il nome tedesco di Buchmesse. Sessantanove anni di storia (la prima fiera si tenne nel 1949), oltre 300mila visitatori ogni anno e ben 9mila espositori da oltre cento paesi diversi, che propongono le più significative novità editoriali, rendendola una tappa obbligata per appassionati e addetti al settore. Suddivisa in padiglioni e aree tematiche, per provenienza geografica o genere letterario, la Fiera del Libro di Francoforte quest’anno vedrà la presenza anche del padiglione 5.1 interamente dedicato all’editoria e alla letteratura africana: il ricchissimo programma “Lettres d’Afrique: changing the narrative”, di cui Africa e Mediterraneo è media partner, è organizzato sotto la supervisione del ricercatore Raphaël Thierry per conto dell’associazione Agence Culturelle Africaine (ACA), e animerà le quattro giornate con dibattiti, incontri e seminari con editori ed esperti delle varie aree dell’Africa presenti in Fiera.

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L’intento di questa iniziativa non è soltanto focalizzarsi su un continente la cui produzione editoriale prova faticosamente ad emergere, ma portare avanti una volontà di interconnessione e collaborazione a livello internazionale, e quindi un «connective space», come sottolinea Raphaël Thierry, che sia motore di nuove prospettive interculturali. La sfida è andare in direzione di una bibliodiversità, che privilegi la pluralità delle forme letterarie ed editoriali, grazie in particolare agli editori indipendenti. Saranno presenti, infatti, organizzazioni internazionali come African Books Collective, Afrilivres e African Publishers Network, che rappresentano a loro volta altre differenti case editrici in movimento. I temi di discussione proposti da questo programma sono svariati e spaziano da argomenti di interesse storico e sociale a questioni economiche di e-commerce, modelli di business e industria editoriale, e a riflessioni sul fumetto africano (sarà presentato anche il nostro archivio digitale www.africacomics.net), sull’editoria per i bambini e su significativi premi e riconoscimenti letterari africani.

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Saranno inoltre esposti libri originali e di grande valore culturale per dare maggiore visibilità al lavoro degli editori africani e per trovare nuove opportunità d’investimento nel mercato editoriale mondiale.
Al di là della funzione di networking tra operatori culturali delle diverse aree dell’Africa e il mercato editoriale internazionale, il significato profondo di Lettres d’Afrique, risiede nel tentativo di creare una narrativa nuova della produzione libraria del continente o, meglio, una pluralità delle forme narrative che non sono mai complete in se stesse, ma in continua evoluzione verso orizzonti interculturali aperti, che mutano continuamente in direzione della contaminazione e dell’arricchimento delle conoscenze.

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13 settembre 2018

La scuola multiculturale: alcuni dati

I Centri Studi IDOS e Confronti mettono a disposizione un’anticipazione sull’importante tema dell’educazione interculturale, che verrà trattato nel Dossier Statistico Immigrazione 2018, la cui presentazione è prevista per il prossimo 25 ottobre in tutte le Regioni e Province Autonome italiane, e di cui Africa e Mediterraneo è focal point regionale. Si riporta in questa sede il comunicato stampa.

“Straniero 1 studente su 10, ma in 3 casi su 5 è nato in Italia: nuove priorità per la scuola multiculturale”
Nell’imminenza della riapertura delle scuole, in Italia le classi saranno ancora spiccatamente multiculturali. Secondo i dati raccolti nel Dossier Statistico Immigrazione 2018, che il Centro Studi e Ricerche IDOS, in partenariato col Centro Studi Confronti, presenterà il prossimo 25 ottobre, sono 826.000 gli iscritti di cittadinanza straniera nell’a.s. 2016/2017, circa un decimo (9,4%) della popolazione scolastica complessiva.
Una incidenza in continua crescita, visto che gli alunni figli di italiani vanno sempre più diminuendo (-96.300 in un anno, -1,2%) per il costante calo delle nascite, mentre quelli nati da genitori stranieri vengono gradualmente aumentando (+11.200 e +1,4%), grazie alla maggiore giovinezza e fecondità della popolazione di origine immigrata. Basti osservare che tra gli italiani gli ultra65enni sono ormai 1 ogni 4 residenti (24,3%), tra gli stranieri invece, che per il 37,6% hanno meno di 30 anni, sono solo 1 ogni 25 (4,0%).
Tuttavia, anche tra gli stranieri le nascite sono in progressivo calo e, se fino ad oggi la presenza di figli di immigrati aveva compensato la decrescita della popolazione scolastica nazionale, attualmente gli alunni stranieri non bilanciano più la perdita in atto e il numero complessivo di iscritti è calato in un solo anno di 85.000 unità (-1,0%).
Più della metà degli alunni stranieri (56,6%) frequenta la scuola dell’infanzia (20,0%) e quella primaria (36,6%), dove sono quasi l’11% di tutti gli scolari, mentre meno di un quarto (23,2%) le scuole superiori, dove rappresentano solo il 7,1% di tutti gli studenti e, anche per le maggiori difficoltà di inserimento e rendimento scolastico, scelgono con più frequenza istituti professionali (orientandosi così a un immediato inserimento nel lavoro piuttosto che alla prosecuzione degli studi, a scapito della futura mobilità).
Sebbene tra loro siano rappresentate 190 nazionalità, si tratta, per oltre la metà dei casi, di giovani romeni (158.000), albanesi (112.000), marocchini (102.000) e cinesi (49.500). D’altra parte, le regioni in cui è più alta la loro incidenza nelle scuole sono nell’ordine: Emilia Romagna (15,8%), Lombardia (14,7%), Umbria (13,8%), Toscana (13,4%) e Piemonte (13,0%).
Ma il dato più importante è la quota sempre più ampia di alunni stranieri che sono nati in Italia, le cosiddette “seconde generazioni”, che spesso riconoscono l’italiano come propria lingua madre, vivono con e come i coetanei italiani e si sentono tali a tutti gli effetti, condividendo con loro ogni cosa eccetto la cittadinanza (e ciò che essa comporta, in termini di riconoscimento giuridico e di diritti). Se nell’a.s. 2007/2008 erano appena un terzo (34,7%) di tutti gli alunni stranieri, nell’a.s. 2016/2017 sono più di mezzo milione (503.000), i tre quinti (60,9%) del totale. Rispetto all’a.s. precedente, costoro sono aumentati di ben il 12,9% (+57.600).
Si tratta – osserva Luca Di Sciullo, presidente di IDOS – di identità non riconosciute dalla legge e spesso scisse tra due mondi culturali di riferimento, ora in conflitto con le famiglie immigrate d’origine, quando ne rifiutano il modello identitario per abbracciare quello italiano, ora con la società italiana, quando accade il contrario”. “Con l’aggravante – continua il presidente di IDOS – che nel primo caso essi rischiano un doppio conflitto: oltre che con la famiglia d’origine, perché si sentono italiani, anche con la società ospitante, se, al momento di inserirsi nel mondo del lavoro o nei contesti di partecipazione sociale, verranno comunque discriminati perché formalmente stranieri”.
Se fino a diversi anni fa – dice Di Sciullo – la priorità della scuola in Italia era di mandare a regime una didattica meno incentrata sulla sola storia, geografia e cultura italiana e più aperta alla conoscenza dei paesi e delle tradizioni del resto del mondo, in considerazione delle provenienze e dei portati culturali degli studenti stranieri, oggi che i tre quinti di essi sono nati e cresciuti in Italia senza esserne cittadini, la priorità è diventata la necessità di affrontare e gestire il loro conflitto d’identità, perché esso non finisca per esplodere, quando, usciti dalle aule, questi giovani si inseriranno nella società”.
Un compito – conclude – in cui la scuola non può essere lasciata da sola, ma che richiede la collaborazione di tutte le altre agenzie formative (famiglie, associazioni, gruppi sportivi ecc.) che una volta formavano la cosiddetta comunità educante”.

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 Per maggiori informazioni: www.dossierimmigrazione.it

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06 settembre 2018

Atlantico Festival: dall’Africa c’è sempre qualcosa di nuovo

Dall’Africa c’è sempre qualcosa di nuovo: così Plinio il Vecchio già nel I secolo dopo Cristo diceva di quell’immenso continente che si staglia dal Mediterraneo all’Oceano Antartico, e che, attraversato dall’equatore e dai Tropici del Cancro e del Capricorno, conserva al suo interno una varietà di climi, ambienti, genti, storie e Paesi spesso troppo banalizzati dall’aggettivo generalizzante “africani”.

flyera5_02Oggi in Italia arrivano molte persone da questi Paesi, di cui spesso ignoriamo numerosi aspetti del contesto socio-politico e culturale attuale e passato, non avendo mai avuto modo di studiarli in maniera approfondita a scuola e non avendo nella quotidianità accesso a informazioni dettagliate attraverso i media più comuni.
Ed ecco che la musica e il cinema possono darci una mano proprio nel colmare queste lacune e aiutarci a capire meglio chi ci troviamo di fronte nelle strade, nei locali, sugli autobus. Attraverso i suoni le distanze si fanno più corte, grazie alle parole e alle immagini le idee si fanno più chiare e la conoscenza sazia gli appetiti della curiosità, facendo crollare poco a poco i limiti e le paure dettati dall’ignoranza.
Con questi nobili obiettivi, il 22 e il 23 settembre getta l’ancora in quel del TPO – a Bologna – ATLANTICO Festival.
Progetto culturale autoprodotto, nasce dall’incontro delle teste pensanti del dj e giornalista musicale Federico de Felice, del dj e promoter Cristian Adamo e della ricercatrice Katia Golovko con l’obiettivo di celebrare l’arte e le culture dei Paesi africani e le influenze che hanno avuto nel resto del mondo, attraverso concerti, dj set, proiezioni e presentazioni di libri.
La musica di questi Paesi non è solo tamburi: i concerti e i dj set proposti durante il festival porteranno alle nostre orecchie una grande varietà di sonorità. Protagonisti saranno suoni di Paesi lontani che oggi, grazie alla rete, sono diventati più vicini e in molti casi si sono contaminati con i suoni a noi più familiari e stanno creando nuovi ibridi che molto raccontano della società fluida in costante evoluzione.
Si spazierà dalla musica Gnawa dei Fawda, dove elettronica, jazz e sonorità quasi psichedeliche valicano i limiti tra sacro e profano, all’afro-jazz ipnotico, sensuale e trascinante del Kalifa Kone Ensemble.
Ci penserà poi Biga il Climatico a stupirci nel suo dj set con ibridazioni tra antico e contemporaneo, tra vintage e futurista, per non parlare di Dig This Way Records aka Carlotta e Jacopo, due cercatori d’oro, ovvero di vinili di musiche rare degli anni ‘60, ‘70 ‘80 e ‘90 che hanno collezionato nel corso di numerosi viaggi in Africa con lo scopo di salvaguardare dall’estinzione un patrimonio unico.

KALIFA KONE
(Kalifa Kone)

Sul fronte cinematografico ATLANTICO propone sguardi differenti da altrettanto differenti punti di vista. Uno è l’incontro tra cinema e musica che emerge nell’intensa energia sprigionata da “Rage”, una pellicola di Netwon I. Aduaka, risultato di una ricerca di due anni sulla scena hip hop e world jazz nel contesto urbano londinese degli anni ‘90.
La rappresentazione della condizione femminile nell’Africa odierna ci viene invece raccontata da Alain Gomis in “Felicité”, un film che racconta la storia di una madre e cantante nei bar di Kinshasa, e dal documentario “Ouaga Girls” in cui la regista Theresa Traoré Dahlberg ritrae alcune giovani donne apprendiste meccaniche in una scuola del Burkina Faso.
Anche l’editoria trova il suo spazio nel festival: il giornalista Claudio Sessa e Dudù Kouate, membro degli Art Ensemble of Chicago, presenteranno l’edizione italiana de “Grande Musica Nera. La storia dell’Art Ensemble of Chicago”. Il libro racconta le avventurose vicende di una delle formazioni più famose e più longeve di tutta la storia del jazz (l’Art Ensemble of Chicago), in un eccellente spaccato di storia sociale, in cui i ritratti dei protagonisti vengono dipinti sullo scenario della comunità afroamericana di Chicago fra gli anni ‘20 e ‘60.

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(Felicité, 2017)

Ecco quindi in breve come il cuore pulsante di ATLANTICO intenda far circolare fino al nostro cervello il sangue vitale della riflessione sulla storia, la cultura, la società, la politica, l’attualità dei Paesi africani.
Se come diceva il poeta martinicano Edouard Glissant “ogni identità esiste nel rapporto con l’Altro”, all’interno del festival sonorità e immagini diventano strumenti in grado di favorire l’incontro, di decostruire gli stereotipi, di fare emergere le storie che compongono la Storia.

Per maggiori informazioni:
Atlantico Festival su FB e su Instagram (@atlantico_festival)

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01 agosto 2018

Si chiama linciaggio

DU07-tav_1Sabato notte ad Aprilia è successo un fatto gravissimo: un cittadino marocchino di 43 anni è stato inseguito in auto da alcune persone che lo ritenevano un ladro. Uscito violentemente di strada con l’auto sulla quale fuggiva, è stato da queste non soccorso ma ancora rincorso e picchiato ed è morto (non si sa ancora se per l’incidente o per le percosse). I carabinieri stanno ancora indagando, ma da video di sorveglianza e testimonianze – e, sembra, anche ammissioni – sembra si sia trattato proprio di un linciaggio.
Ritroviamo qui, nell’Italia di oggi, una situazione che abbiamo visto narrare tante volte nel fumetto d’autore africano. Nel nostro concorso Africa Comics avevamo inserito una sezione tematica dedicata ai diritti umani. Tra le numerose storie arrivate dagli autori africani di fumetto, ricorreva spesso il racconto dell’uccisione di un ladro da parte della folla, sentito evidentemente come problema fondamentale di violazione dei diritti umani nei diversi paesi del continente. Gli inseguitori che gridano “ladro, ladro” in un mercato di città, la paura, il terrore della persona che fugge, la fine violenta senza che nessuno la difenda, la soddisfazione della folla che pensa di avere agito secondo giustizia.

Pubblichiamo qui una di queste storie, del camerunese Georges Pondy, autore di grande talento:
http://www.africacomics.net/comics/au-voleur-au-voleur/

 

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