27 ottobre 2017

Immigrazione, parlano i dati: la presentazione del Dossier Statistico 2017 a Bologna

©Lai-momo/Vincenzo Valentino Ventura

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Nel dibattito sul tema dell’immigrazione spesso a prevalere sono opinioni o considerazioni (politiche o semplicemente personali) che non sempre sono uno specchio oggettivo della realtà.

Esiste, tuttavia, uno strumento che ne fornisce un quadro il più possibile completo, fondato su dati concreti, e fotografa ogni anno la situazione sia a livello nazionale che per ogni regione. È il Dossier Statistico Immigrazione, curato dal Centro Studi e ricerche IDOS insieme al Centro Studi Confronti, con il sostegno dei fondi dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese e la collaborazione di UNAR.
Il 26 ottobre si è tenuta, in contemporanea in tutte le Regioni e Province Autonome d’Italia, la presentazione dell’edizione 2017. A Bologna l’evento è stato organizzato dall’associazione Africa e Mediterraneo, e ha visto un’ampia partecipazione da parte di giornalisti, operatori del settore sociale, esponenti di sindacati e di fondazioni bancarie, rappresentanti dell’associazionismo culturale e religioso.

©Lai-momo/Vincenzo Valentino Ventura

©Lai-momo/Vincenzo Valentino Ventura

Pietro Pinto, membro del Comitato Scientifico del Dossier, ha introdotto l’obiettivo principale dell’opera: restituire un’immagine corretta del fenomeno migratorio, nonostante esso sia estremamente vasto e complesso. Inoltre ha sottolineato come il Dossier intenda far prevalere l’oggettività dei dati rispetto alle percezioni, superando la retorica dell’invasione, che ciclicamente domina il dibattito politico e mediatico.
Considerato che l’evoluzione demografica e i problemi climatici determineranno un ulteriore aumento della popolazione mondiale – impossibile da arrestare – secondo Pinto “importante è piuttosto capire le cause, programmare e gestire i flussi”.
L’intervento si è concluso con una citazione di Monsignor Di Liegro, ispiratore del Dossier: “non ci sono invasori, non siamo vittime, non incombe una condanna alla catastrofe: il futuro dipende da noi e dal nostro spirito di collaborazione con i paesi in via di sviluppo”.
Andrea Facchini, del Servizio Politiche per l’integrazione sociale, il contrasto alla povertà e terzo settore della Regione Emilia Romagna, ha illustrato i dati regionali ed evidenziato come il fenomeno vada verso la stabilizzazione e il radicamento. I cittadini stranieri residenti in Emilia-Romagna al 1° gennaio 2017 sono 531.028, pari all’11,9% della popolazione complessiva. “Nel 2016 circa 25.000 stranieri hanno ottenuto la cittadinanza in Emilia-Romagna: è un dato positivo e straordinario”, ha sottolineato Facchini. La nostra regione si conferma la prima in Italia per incidenza di residenti stranieri sul totale della popolazione residente. Fanno riflettere i dati sui minori: nel 2016 sono nati in Emilia-Romagna 8.357 bambini stranieri, quasi un quinto (24,2%) del totale dei nati nell’anno.
Andrea Stuppini, redattore del Dossier, si è focalizzato sull’impatto economico e fiscale dell’immigrazione e sulla crescente imprenditoria straniera che dà lavoro anche a cittadini italiani. Per quanto riguarda i costi dell’immigrazione in Italia, il saldo tra le entrate e le uscite è in positivo e si attesta sui 2,1 miliardi di euro.

©Lai-momo/Vincenzo Valentino Ventura

©Lai-momo/Vincenzo Valentino Ventura

Il tema economico e lavorativo ha quindi un ruolo rilevante: i cittadini stranieri, che costituiscono l’8,3% dei residenti in Italia, rappresentano il 10% degli occupati e producono l’8,8% del Pil. Inoltre un terzo dei nuovi assunti è di origine straniera.
Alcuni spunti di riflessione sul tema del dialogo interreligioso in rapporto alle migrazioni sono stati quindi offerti da Alessia Passarelli, del Centro Studi Confronti, che ha evidenziato come il pluralismo possa costituire una ricchezza per la società. Secondo la ricercatrice, intorno a un centro religioso normalmente si genera una rete sociale di grande importanza, che offre numerosi servizi: dai corsi di lingua a servizi di assistenza di vario genere, da momenti di scambio e confronto ad altri di condivisione.
Infine Ferdous Rehana, operatrice sociale di Lai-momo, soc. coop. soc., ha raccontato la sua testimonianza di donna e di professionista, rispetto ai cambiamenti storici del fenomeno migratorio. Rehana ha condiviso con il pubblico il percorso che ha affrontato e l’esperienza che ha avuto, iniziata con il suo arrivo in Italia come straniera e rifugiata.

©Lai-momo/Vincenzo Valentino Ventura

©Lai-momo/Vincenzo Valentino Ventura

I vari interventi – moderati da Sandra Federici, direttrice di Africa e Mediterraneo – hanno quindi messo in luce alcuni aspetti fondamentali del fenomeno, evidenziando un rovesciamento di prospettive rispetto al sentire comune sul “problema” immigrazione e rimarcando come numerose possono essere le ricadute positive e di sviluppo quando vengono intrapresi percorsi di integrazione nel tessuto sociale.
In chiusura, dopo un momento dedicato alle domande del pubblico, è stato dato spazio alle vignette satiriche dell’illustratore Mauro Biani del gruppo Altrinformazione, che hanno raccontato l’immigrazione con amara ironia e straordinaria efficacia.

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26 ottobre 2017

Una mostra afghana a Parigi

Afghanistan belongs to the history of the world
(Historian Micheal Barry)

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Quando si parla di Afghanistan in Europa, difficilmente si evoca un immaginario che sia esente da guerre, instabilità politica, intolleranza e integralismi religiosi. Dunque, perché non raccontare una storia diversa che metta in scena la prosperità di un paese in cui una generazione più giovane di donne e uomini si sta impegnando nell’imprenditoria responsabile nei settori dell’arte, della musica, della moda e della produzione video? L’Afghanistan vive una creatività straordinaria fondata su un patrimonio culturale millenario aperto alle contaminazioni. Infatti, la mostra Afghanistan Art of Fiber & the Silk Road, organizzata da Zarif Designs e Ethical Fashion Initiative, inaugurata il 24 ottobre 2017 all’Espace Cinko di Parigi, vuole dare visibilità alle diverse pratiche culturali, creative e artigianali di questo paese. Un paese che, per decenni, è stato luogo di scambio e tolleranza tra Occidente e Oriente grazie, in particolare, alla via della seta che ha permesso a popoli differenti di condividere i tessuti, le arti, le tecniche stilistiche e artigianali.

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L’eterogeneità vitale della cultura, della storia e della tradizione dell’Afghanistan, perciò, sono riproposte in Europa in una mostra che vede la presenza dell’artista francese Olga Boldyreff, la cui pratica artistica è incentrata nell’esplorazione delle relazioni interspaziali attraverso lavorazioni di maglieria, stampe e litografie cucite che ricercano punti di incontro e punti di fuga. A mostrare il prezioso lavoro di filo e tessitura c’è Rahim Walizada, rinomato artigiano afghano di tappeti, mentre il ritmo dell’evento è dato dalla poesia mistica persiana letta da Leili Anvar. È presente anche Simone Cipriani, responsabile del progetto Ethical Fashion Initiative (ITC) che promuove la moda etica e sostenibile a livello internazionale. Musiche, sapori e cocktail dalla terra afghana arricchiscono una mostra eclettica e polimorfa, che non racconta solo dell’Afghanistan, ma mette in risalto identità dell’arte e dell’imprenditoria che si fanno sempre più plurali e trasversali.

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(Olga Boldyreff)

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09 ottobre 2017

L’Africa si racconta: la nuova call di Africa e Mediterraneo!

È uscita la nuova call for papers della rivista Africa e Mediterraneo. Tema del dossier sarà il racconto che l’Africa fa a se stessa, in particolare tramite le forme espressive dei nuovi media.

Profili Facebook e Instagram, canali YouTube, blog, veicolano oggi un flusso costante di informazioni, condividendo video, immagini, contenuti, creando reti e incentivando altre condivisioni, in un codice linguistico in continua evoluzione. Influencer, blogger e figure social, originari del continente, hanno pagine seguite e commentate da numerosi utenti, con l’immediatezza e la velocità proprie della comunicazione 2.0.
Resta grande il seguito del mezzo televisivo: programmi come reality show e soap opera hanno un vasto riscontro di pubblico e propri codici linguistici e comunicativi.
Inoltre, da non trascurare, è l’impatto del racconto dei media africani sulla comunità della diaspora, in un linguaggio transnazionale che passa anche per la musica e la danza, nella condivisione di un’identità e di un’appartenenza comune.

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I mass media contemporanei fanno sì, quindi, che oggi più che mai le popolazioni dei Paesi africani siano al tempo stesso produttrici e fruitrici autonome di un discorso – tramite canali in parte tradizionali in parte innovativi – sulla vita in Africa e sull’identità delle comunità africane, con una narrazione che travalica i confini dei singoli Paesi e del continente stesso.

A partire da queste premesse il numero 87 di Africa e Mediterraneo intende riflettere su forme e contenuti del racconto che l’Africa fa a se stessa, in particolare, ma non esclusivamente, nelle nuove dinamiche interattive del web 2.0.

Le proposte potranno trattare i seguenti temi, secondo vari approcci disciplinari:
– chi sono i maggiori influencer africani
– forme, diffusione e fruizione dei media tradizionali in Africa
– forme, diffusione e fruizione dei nuovi media in Africa
– tipologia dei contenuti e delle immagini veicolate
– impatto che hanno sulle comunità della diaspora
– modalità di ingresso di comunicatori africani nel campo mediatico europeo
– impatto sulla percezione dell’Africa e dei Paesi africani su altre culture

Scadenze per l’invio:
Invio delle proposte (400 parole al massimo): 25 ottobre 2017
Invio del contributo (in caso di accettazione): 30 novembre 2017
Le proposte dovranno pervenire agli indirizzi:
s.federici@africaemediterraneo.it e m.scrivo@africaemediterraneo.it.
Gli articoli e le proposte potranno essere inviate in italiano, inglese e francese.

Qui di seguito è possibile leggere e scaricare la call for papers.

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06 ottobre 2017

Il fumettista Ramón Nsé Esono Ebalé arrestato a Malabo

La repressione e la censura colpiscono ancora una volta chi usa la propria arte e creatività per denunciare ingiustizie e disuguaglianze.

Ramón Nsé Esono Ebalé, conosciuto come Jamón y Queso, è stato arrestato a Malabo, capitale della Guinea Equatoriale, suo Paese d’origine, nel quale era di ritorno per il rinnovo del passaporto. Attualmente infatti vive a El Salvador, dopo anni di permanenza in Paraguay. Le autorità nazionali lo hanno prelevato in un ristorante la sera del 16 settembre, e da allora Ramón è rinchiuso nel tristemente noto carcere di Black Beach.

Artista, fumettista e attivista per i diritti umani, coraggioso nel denunciare i crimini del regime guineiano, le opere di Esono sono state esposte in vari Paesi africani e non.

Bersaglio principale della sua satira pungente è Teodoro Obiang Nguema, il presidente più longevo di tutta l’Africa, che dal colpo di stato del 1979 esercita un dominio dittatoriale in Guinea Equatoriale. Corruzione, povertà e ingiustizia sociale dominano nel piccolo Paese, mentre i membri del governo hanno accumulato fortune personali sui giacimenti minerari e di petrolio di cui il territorio è ricco.

L’ultima opera di Ramón, La Pesadilla de Obi (“L’incubo di Obi”), è una graphic novel incentrata su un personaggio ispirato a Nguema. Proprio quest’opera sarebbe stata oggetto di accusa durante l’interrogatorio seguito all’arresto del fumettista, “colpevole” di diffamazione e calunnia nei confronti del presidente.

Votez… encore et encore in Africa Comics 2005-2006, Lai-momo, Sasso Marconi 2006

Votez… encore et encore in Africa Comics 2005-2006, Lai-momo, Sasso Marconi 2006

 

Noi di Africa e Mediterraneo abbiamo conosciuto di persona Ramón, in occasione della premiazione di Africa Comics 2005-2006, per il quale è stato vincitore del Primo premio ex aequo, con il fumetto Votez… encore et encore, che si concludeva con un’amara constatazione: “Es difícil ser demócrata en un país dictatorial”. Con orgoglio possiamo annoverare la sua opera nel nostro catalogo, e denunciamo con forza l’ingiustizia di cui è vittima, a causa del coraggio del suo impegno di artista e di uomo.

Tutu Alicante, presidente di EG Justice, ONG che monitora la situazione dei diritti umani in Guinea Equatoriale, ha dichiarato a tal proposito che “il governo della Guinea Equatoriale ha ancora una volta dimostrato la sua ostilità verso ogni forma di espressione critica che sfugga alla sua censura opprimente”.

Africa e Mediterraneo e Lai-momo esprimono vicinanza agli amici e alla famiglia di Ramón e aderiscono alla petizione che ne chiede a gran voce la liberazione.

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21 settembre 2017

L’Africa e l’arte contemporanea

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(Zemba Luzamba, Paparazzi, 2016)

Si intitola Éblouissements la quinta edizione della Biennale d’Arte di Lubumbashi che si terrà nella Repubblica Democratica del Congo dal 7 ottobre al 12 novembre 2017: bagliori, quindi, nella traduzione italiana del titolo, a indicare le brillantezze di cui è capace la creatività artistica africana. Si tratta di un titolo ricco di significato e intriso di storia, come ci dimostra uno dei pensatori più originali del continente africano, Joseph Tonda, che nel suo libro L’impérialisme postcolonial (2015) indica con éblouissements i giochi di luce e d’ombra che hanno stordito l’immaginario violento postcoloniale. L’Africa contemporanea si presta, così, a un bagliore artistico attraverso un ricco programma di mostre, spettacoli, conferenze, workshop e attività di apprendimento e sensibilizzazione che fanno di Lumbubashi una delle città africane più in movimento dal punto di vista culturale. Una vasta gamma di luoghi, tra cui il Museo Nazionale di Lubumbashi, l’Istituto di Belle Arti, la Halle de l’Etoile, Hangar Picha, sarà investita da talenti nazionali e internazionali che nutrono uno spazio ricco di connessioni e scambi proficui.

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(Tracey Rose, MAQUEII, 2002)

Le tematiche affrontate sono differenti e molteplici, vanno dalle immagini provocatorie che insistono sulle politiche identitarie e di genere dell’artista sudafricana Tracey Rose ai dipinti chimici del franco-marocchino Hicham Berrada che unisce l’arte alla ricerca scientifica, e al realismo fantastico di un artista congolese come Zemba Luzamba. I processi disordinati ed eterogenei che occupano lo spazio urbano di Lumbubashi sono un’occasione per comprendere dal punto di vista critico le dinamiche sociali, economiche, culturali che agiscono nell’inconscio collettivo, e sono anche un modo per osservare le trasformazioni del continente nel sistema mondiale attuale.

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(Hicham Berrada, Présage, 2007-2013, Vidéo HD issue de performance)

Per maggiori informazioni: www.biennaledelubumbashi.org

 

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01 settembre 2017

La World Press Photo in Sudafrica

Per la prima volta in oltre venti anni la provincia del Sudafrica KwaZulu-Natal ha il privilegio di vedere la World Press Photo (WPPh), il più grande concorso di fotogiornalismo professionale al mondo. Le fotografie vincitrici del concorso sono esposte in una mostra itinerante, la World Press Photo Exhibition che viaggia in 100 città in 45 paesi e viene visitata da un pubblico di più quattro milioni di persone.

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Questa mostra sarà ospitata presso l’Hilton Arts Festival, l’evento artistico più importante della provincia sudafricana, che si svolgerà in parallelo al DocuFest Afric, il festival della narrazione visiva dal 15 al 17 settembre 2017. Questa mescolanza di eventi artistici, che portano il meglio della fotografia e del racconto visivo sudafricano sotto la direttiva di Africa Media Online, sono un’opportunità per far conoscere a livello internazionale la storia del continente. Al Docufest Africa, ad esempio, verrà presentato il lavoro di Jodi Bieber, l’unica fotografa sudafricana che ha vinto il premio World Press Photo dell’anno e che ha illustrato tramite la fotografia “Bibi Aisha” la situazione tragica di una giovane donna afgana con il naso e le orecchie tagliate dalla famiglia del marito. Narrazioni, come queste, servono a offrire immagini ad alto impatto emotivo e conoscitivo per agire di conseguenza nel presente su ogni piano sociale, politico ed etico. Così anche la mostra World Press Photo Exhibition 2017 promuoverà un’alfabetizzazione visiva più urgente che mai per aiutare i giornalisti, i narratori africani e il loro pubblico a capire e a rispondere alle trasformazioni del continente nel rispetto della creatività e della libera espressione.

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Per maggiori informazioni: http://bit.ly/2xq0mWB

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03 agosto 2017

Tutti sulla stessa barca

Imparare a scuola il tema delle migrazioni non significa sottrarre tempo al programma canonico, ma sviluppare percorsi didattici che ruotino intorno a temi/problemi collegabili all’esperienza. Un’esperienza che vede la società farsi sempre più multiculturale: per questo motivo, la scuola si trova di fronte al difficile compito di ripensare se stessa di fronte ai rapidi processi di trasformazione del mondo attuale. In particolare essa cerca, appunto, una sua “via interculturale” di risposta sia ai processi migratori che investono i vari Paesi, sia ai bisogni di rigenerazione sociale e culturale. Le classi del ginnasio del liceo classico Minghetti di Bologna, ad esempio, hanno avuto la possibilità di autogestire, in collaborazione con alcuni insegnanti, dalle venti alle trenta ore annue in cui trattare un tema a scelta nell’ambito del progetto Coloriture.

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Durante lo scorso anno scolastico 2016-17, la classe VG, con la guida della prof.essa Iacondini, ha deciso di approfondire l’argomento dei flussi migratori nel Mediterraneo, focalizzandosi anche sulle tematiche del razzismo e dello sport come strumento d’integrazione, pubblicando, a fine percorso, un giornalino su questi argomenti, dal titolo “Tutti sulla stessa barca”. Il tema dello sport è approfondito facendo riferimento al n. 84 della nostra rivista Africa e Mediterraneo dedicato al rapporto tra sport e immigrazione: l’attività sportiva offre, infatti, straordinarie possibilità di apertura, dialogo e accoglienza del diverso, e quindi garantisce opportunità di intercultura e la formazione di nuove identità molteplici e plurali che vanno a cambiare il volto della cittadinanza globale.

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27 luglio 2017

Food, fashion, design: imprese creative tra Italia e Africa

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Più volte la moda attinge dal ricchissimo patrimonio di colori, stampe e suggestioni del continente africano. Anche il design, in particolare l’arredamento, e la cucina si ispirano ai prodotti e alle tradizioni di un intero continente che riunisce un’incredibile varietà di climi, culture, religioni. L’Africa presenta una propria esuberanza creativa e artistica, ed è terra di origine di molte persone che oggi vivono, studiano e lavorano in Italia. Per questo motivo, possono nascere opportunità di scambio interculturale e di impresa creativa. Per identificare e approfondire queste possibilità di sviluppo di modelli di business ispirati dall’incontro tra imprenditorialità e creatività italiana e africana, a Milano nasce la prima Summer School dell’Università Cattolica del Sacro Cuore “FOOD, FASHION, DESIGN: IMPRESE CREATIVE TRA ITALIA E AFRICA”, organizzata da ALTIS (Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica, ModaCult). Il corso inizia a settembre e le iscrizioni sono aperte a chiunque sia interessato a indagare, come sostiene Emanuela Mora, Direttore Scientifico della Summer School, «le ricadute socio-economiche sia sul territorio italiano, in termini di inclusione, integrazione e ricerca di nuove opportunità di business, sia nei Paesi africani, in termini di sviluppo locale e creazione di nuove attività e posti di lavoro.»

Per maggiori informazioni sulla Summer School: http://bit.ly/2rZ5rpe

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25 luglio 2017

A Sasso Marconi la mostra Comics for Equality ComiX4 =

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Si può vedere a Sasso Marconi il 25 luglio 2017 la mostra Comics for Equality ComiX4 = della cooperativa Lai-momo e dell’associazione Africa e Mediterraneo: l’occasione è la Pastasciutta antifascista, un evento storico che celebra il 74esimo anniversario della caduta del Fascismo. Seguendo l’esempio di Alcide Cervi e dei suoi figli (che il 25 luglio 1943, per festeggiare la caduta del regime fascista in Italia, offrirono la pastasciutta ai propri concittadini nella piazza di Campegine), l’ANPI di Sasso Marconi ripropone la tradizione della pastasciutta gratis per tutti in un luogo fortemente simbolico come Colle Ameno, sede di un campo di concentramento di civili sotto il comando delle SS durante la II Guerra Mondiale. Esodo e cittadinanza sono i temi che accompagnano questo momento commemorativo, e la mostra, che ha visto la partecipazione di 41 fumettisti da 21 Paesi europei con 56 fumetti inediti, mette in risalto le mille forme della migrazione. Comics for Equality ComiX4 = è un progetto europeo di carattere transnazionale finanziato dall’Unione Europea, e si fonda sulla necessità di promuovere lo sviluppo di una società europea basata sul rispetto dei diritti fondamentali, la lotta al razzismo, alla xenofobia e altre forme di intolleranza. Il progetto ha promosso il premio ComiX4 = Comics for Equality Award, il primo premio europeo che premia i migliori fumetti inediti di artista con un background migrante, e la mostra, che sarà esposta a Colle Ameno di Sasso Marconi presso la Sala Bianca (al civico 11 del Borgo), raccoglie i migliori fumetti ricevuti nell’ambito del premio, che si dividono in tre categorie: Stereotipi, Storie di migrazione e Lotta contro il razzismo.

Per maggiori informazioni: www.comix4equality.eu

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05 luglio 2017

Nei panni dell’altro. Laboratorio di moda e arti grafiche

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Si diffondono le iniziative nel settore della moda etica per trovare concrete opportunità occupazionali ai migranti. Spesso questi progetti si pongono l’obiettivo di offrire strumenti professionali utili nel percorso d’integrazione e inserimento sociale, ma anche per creare professionisti che possano sfruttare le competenze acquisite e trovare un lavoro dignitoso in caso di rientro nel proprio paese di origine. Un gruppo di rifugiati, provenienti prevalentemente dall’Africa Occidentale, e ospiti del Centro di Accoglienza SPRAR Famiglia Amica e del CAS di Borgo Tresauro a Ragusa, sono stati coinvolti nel progetto di moda e arti grafiche Nei panni dell’altro realizzato dalla cooperativa Rel-Azioni e promosso dalla Fondazione San Giovanni Battista di Ragusa.

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Il laboratorio di pittura su stoffa e rielaborazione sartoriale è stato coordinato da Gampiero Carta, architetto e direttore creativo, in collaborazione con Loredana Roccasalva, designer siciliana molto attenta ai temi dell’etica e della solidarietà. I capi sono stati dipinti interamente a mano dai ragazzi, valorizzando il patrimonio culturale ed estetico di cui essi sono portatori, e utilizzando prevalentemente materiali di recupero, in un’ottica di consapevole sostenibilità ecologica. I modelli realizzati sono stati poi esposti a una mostra allestita presso la Chiesa del Collegio di Maria Santissima Addolorata durante il Festival delle Relazioni 2017 di Ragusa per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi dell’intercultura, del rispetto e della valorizzazione delle differenze culturali.

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La migrazione è, infatti, un fenomeno difficile da affrontare e richiede risposte concrete: la tessitura e la sartoria, ad esempio, sono un patrimonio di attività manuali che possono essere messe all’opera per creare, non solo l’accoglienza, ma anche opportunità economiche e una qualità di vita diversa per le persone migranti. Anche la cooperativa sociale Lai-momo di Bologna segue questo percorso, attraverso il partenariato con l’International Trade Centre (Itc) delle Nazioni Unite, impegnandosi in un programma di formazione nella moda etica e nel design per i giovani immigrati. Questi progetti possono diventare un esempio e una risposta significativa al fenomeno migratorio: creare le possibilità lavorative in Europa e nei paesi di origine di chi è costretto a fuggire, significa rimettere in circolo l’economia e offrire alle nuove generazioni l’occasione per costruirsi un futuro dignitoso.

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Per maggiori informazioni: www.festivaldellerelazioni.it

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