01 dicembre 2017

“Nel nome di Abramo”: l’edizione 2017 della rassegna letteraria Città del libro

Africa e Mediterraneo ha partecipato quest’anno alla storica rassegna culturale Città del libro, a Campi Salentina, in provincia di Lecce. Novità di questa XXII edizione (23-26 novembre 2017), la direzione artistica di Alessandro Valenti, regista e sceneggiatore, che ha impostato il programma su un tema preciso: Nel nome di Abramo. Il «padre di molti popoli» è stato preso come ispirazione in quanto «riferimento culturale fondamentale e unificante per una moltitudine di popoli praticanti le principali religioni monoteiste». E sull’incontro di scrittori e studiosi rappresentanti le diverse e difficili situazioni del mondo globalizzato si è costruito un programma ricchissimo di incontri, svoltisi secondo un programma “diffuso” nelle più belle chiese del paese. Costruiti in una pietra salentina che risplende al sole con una calda sfumatura di giallo, questi edifici hanno offerto il sontuoso barocco leccese dei loro interni come scenario un po’ straniante dei vari incontri.

Tahar Ben Jelloun, Jeannette Bougrab e Pap Khouma si scambiano libri tra un incontro e l’altro

Tahar Ben Jelloun, Jeannette Bougrab e Pap Khouma si scambiano libri tra un incontro e l’altro

Ne ricordiamo solo qualcuno, tra i numerosissimi. La fumettista e blogger italo-tunisina Takoua Ben Mohamed ha incontrato gli studenti delle scuole per parlare del suo libro a fumetti Sotto il velo, pubblicato da Becco Giallo, dove è disegnata ironicamente la sua vita di ragazza che ha scelto di indossare il velo in Italia. Esperto di mondo islamico contemporaneo, Lorenzo Declich ha presentato il suo libro Giulio Regeni, le verità ignorate. La dittatura di al-Sisi e i rapporti tra Italia ed Egitto (Alegre Edizioni, 2016). Noo Saro Wiwa, figlia del poeta e scrittore Ken giustiziato per la sua attività in difesa del Popolo Ogoni, ha partecipato a un incontro animato anche da richiedenti asilo africani ospiti nel territorio, parlando del suo rapporto con il padre e con il suo Paese di origine, nel quale è tornata dopo molti anni. Presentato come un diario di viaggio, In cerca di Transwonderland (pubblicato in Italia nel 2015 da 66th and 2nd) è stato nominato libro dell’anno dal Sunday Times nel 2012 e inserito dal Guardian tra i dieci migliori libri sull’Africa. Jeannette Bougrab, Segretario di Stato per la Gioventù nel terzo governo presieduto da François Fillon, ha delineato un quadro molto critico dell’integrazione in Europa e in Italia dove spesso, nel timore di essere definiti razzisti o politicamente scorretti, si giustificano comportamenti che vanno contro i diritti umani fondamentali, mentre i politici, in nome della pace sociale, soprattutto nelle periferie, finiscono per tollerare comportamenti delle comunità e di capi religiosi che vanno contro i principi della democrazia e i diritti delle donne.

Pap Khouma intervistato dagli studenti che hanno letto i suoi libri

Pap Khouma intervistato dagli studenti che hanno letto i suoi libri

L’autore iracheno trasferitosi a Bruxelles Ali Bader ha presentato con l’arabista Monica Ruocco Il suonatore di nuvole (Argo, 2017), il suo primo romanzo tradotto in italiano (appunto da Ruocco). Autore di libri molto critici nei confronti dell’uso politico dell’Islam e per questo proibiti in diversi stati, Bader si sta imponendo anche come commentatore politico in un Paese, il Belgio, che ha recentemente vissuto momenti difficili in relazione alla coesistenza di cittadini di origini culturali differenti. Marco d’Eramo, giornalista di grande esperienza e sociologo formatosi con Pierre Bourdieu all’École des Hautes Études di Parigi, ha conversato con il pubblico attorno al suo documentatissimo libro Il selfie del mondo. Indagine sull’età del turismo.

Sandra Federici, direttrice di Africa e Mediterraneo, ha presentato la rivista nel panel conclusivo e dialogato con diversi ospiti: Brigitte Adès, direttrice della rivista Politique Internationale; Boualem Sansal, scrittore algerino attivo nella condanna del fondamentalismo islamico e per questo soggetto a persecuzioni (col suo romanzo 2084 ha ripreso i temi di George Orwell, immaginando un mondo futuro governato dalla sharia); Pap Khouma, scrittore italo-senegalese autore del primo romanzo della letteratura migrante in Italia; Francesca Romana Paci, docente di Letteratura inglese all’Università del Piemonte orientale ed esperta di Letterature postcoloniali, e Nafissatou Dia Diouf, autrice militante e pluripremiata della nuova generazione di scrittori senegalesi.

Francesca Romana Paci, Sandra Federici e Brigitte Adès nel panel finale

Francesca Romana Paci, Sandra Federici e Brigitte Adès nel panel finale

Si è così conclusa questa rassegna ricchissima, che ha riunito nel Salento tanti autrici e autori di terre lontane, creando nuove relazioni e idee.
Il lunedì mattina, è piombata sui partecipanti e sugli organizzatori la bruttissima notizia della prematura morte di Alessandro Leogrande, avvenuta nella sua casa di Roma. Giornalista e scrittore molto attento al Sud del mondo, era stato protagonista, il giovedì 23, del dialogo con l’invitato più celebre del festival, lo scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun.

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27 novembre 2017

Afrotopia. La biennale di Bamako

Nelle costruzione delle società cosiddette post-coloniali sono state applicate delle soluzioni prêt-à-porter, ovvero dei modelli che poco avevano e hanno a che fare con la loro storia. Questi modelli sono così radicati che difficilmente vengono messi in discussione o interrogati, mentre una società si dovrebbe chiedere sempre: “qual è il progetto di vita insieme che vogliamo costruire?”. Su questi temi ruota il neologismo afrotopia, creato dall’economista Felwine Sarr, uno dei pensatori più originali del continente africano. Dunque, afrotopia: «une utopie active qui se donne pour tâche de débusquer dans le réel africain les vastes espaces du possible et les féconder», afferma l’intellettuale senegalese.
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(Anarchie productive, 2017. Fototala King Massassy)

In relazione all’Africa si parla sempre di sottosviluppo e di inefficienza, mentre l’Africa è un continente promettente e pieno di ricchezza. Per questo nell’immaginario dell’”essere africano” occorre una decolonizzazione delle menti e una riappropriazione della storia del continente.
Da questa parola intrisa di significato prende il titolo la 11° edizione dei Recontres de Bamako. Biennale africaine de la photographie, il maggiore evento dedicato alla fotografia africana che si terrà dal 2 dicembre 2017 al 31 gennaio 2018 nella capitale del Mali. L’intento di questa Biennale di Bamako è creare le basi di una comunità artistica capace di riflettere sul continente e sul mondo, cercando di superare la crisi di rappresentazione che la riguarda.
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(Afroeucentric Face On, 2016. Lola Keyezua)

Infatti, tra le 300 candidature di qualità ricevute, il comitato di selezione ha scelto 40 proposte di artisti e collettivi residenti in Africa o nelle diaspore, che utilizzano linguaggi visivi di grande impatto, capaci di volgere lo sguardo al futuro e al rinnovamento. Un esempio di sfida alle norme istituzionali può essere dato dalla serie di Anarchie Productive di Fotolala King Massassy, un artista del Mali, che vuole restituire al pubblico una realtà africana vibrante, giocosa e affermativa. Veri e propri paesaggi emotivi sono costantemente interrogati nel lavoro della fotografa nigeriana Zina Saro-Wiwa, mentre i corpi sono visti da Lola Keyezua in una prospettiva pittorica visionaria che vacilla tra la crudezza e la resa. Questa mostra vede la presenza anche di diversi curatori ospiti che approfondiscono i temi e le domande degli artisti, in particolare quelli che riguardano le identità marginali con Clémentine de la Ferronière e Nathalie Gonthier.
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(The Invisible Man, 2015. Zina Saro-Wiwa)

L’indagine sulla musica africana sin dall’epoca dell’indipendenza è affidata a Justin Davy, mentre il progetto sul tema dell’Afrofuturismo è curato da Azu Nwagbogu. Come in risonanza alle domande aperte dalle proposte artistiche, si attivano anche gli spazi per la riflessione collettiva e la condivisione delle conoscenze, attraverso forme libere e plurali con relatori provenienti da tutti i campi del pensiero – filosofi, poeti, musicisti, storici, sociologi, scrittori. Particolare attenzione è dedicata anche all’apertura e al coinvolgimento con il pubblico maliano. I protagonisti di questa esibizione pongono, dunque, le basi per una visione ampia e viva del continente, ricco di spiritualità e culture, che sono tutte componenti dell’economia relazionale di cui parla Felwine Sarr. Un’economia, quindi, non basata sui criteri logico-valutativi dello sviluppo/sottosviluppo ma sulla storia e sulle voci di comunità capaci di creare e inventare.
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(Nothing, 2017. Lola Keyezua)

Per maggiori informazioni: www.rencontres-bamako.com

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27 ottobre 2017

Immigrazione, parlano i dati: la presentazione del Dossier Statistico 2017 a Bologna

©Lai-momo/Vincenzo Valentino Ventura

©Lai-momo/Vincenzo Valentino Ventura

Nel dibattito sul tema dell’immigrazione spesso a prevalere sono opinioni o considerazioni (politiche o semplicemente personali) che non sempre sono uno specchio oggettivo della realtà.

Esiste, tuttavia, uno strumento che ne fornisce un quadro il più possibile completo, fondato su dati concreti, e fotografa ogni anno la situazione sia a livello nazionale che per ogni regione. È il Dossier Statistico Immigrazione, curato dal Centro Studi e ricerche IDOS insieme al Centro Studi Confronti, con il sostegno dei fondi dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese e la collaborazione di UNAR.
Il 26 ottobre si è tenuta, in contemporanea in tutte le Regioni e Province Autonome d’Italia, la presentazione dell’edizione 2017. A Bologna l’evento è stato organizzato dall’associazione Africa e Mediterraneo, e ha visto un’ampia partecipazione da parte di giornalisti, operatori del settore sociale, esponenti di sindacati e di fondazioni bancarie, rappresentanti dell’associazionismo culturale e religioso.

©Lai-momo/Vincenzo Valentino Ventura

©Lai-momo/Vincenzo Valentino Ventura

Pietro Pinto, membro del Comitato Scientifico del Dossier, ha introdotto l’obiettivo principale dell’opera: restituire un’immagine corretta del fenomeno migratorio, nonostante esso sia estremamente vasto e complesso. Inoltre ha sottolineato come il Dossier intenda far prevalere l’oggettività dei dati rispetto alle percezioni, superando la retorica dell’invasione, che ciclicamente domina il dibattito politico e mediatico.
Considerato che l’evoluzione demografica e i problemi climatici determineranno un ulteriore aumento della popolazione mondiale – impossibile da arrestare – secondo Pinto “importante è piuttosto capire le cause, programmare e gestire i flussi”.
L’intervento si è concluso con una citazione di Monsignor Di Liegro, ispiratore del Dossier: “non ci sono invasori, non siamo vittime, non incombe una condanna alla catastrofe: il futuro dipende da noi e dal nostro spirito di collaborazione con i paesi in via di sviluppo”.
Andrea Facchini, del Servizio Politiche per l’integrazione sociale, il contrasto alla povertà e terzo settore della Regione Emilia Romagna, ha illustrato i dati regionali ed evidenziato come il fenomeno vada verso la stabilizzazione e il radicamento. I cittadini stranieri residenti in Emilia-Romagna al 1° gennaio 2017 sono 531.028, pari all’11,9% della popolazione complessiva. “Nel 2016 circa 25.000 stranieri hanno ottenuto la cittadinanza in Emilia-Romagna: è un dato positivo e straordinario”, ha sottolineato Facchini. La nostra regione si conferma la prima in Italia per incidenza di residenti stranieri sul totale della popolazione residente. Fanno riflettere i dati sui minori: nel 2016 sono nati in Emilia-Romagna 8.357 bambini stranieri, quasi un quinto (24,2%) del totale dei nati nell’anno.
Andrea Stuppini, redattore del Dossier, si è focalizzato sull’impatto economico e fiscale dell’immigrazione e sulla crescente imprenditoria straniera che dà lavoro anche a cittadini italiani. Per quanto riguarda i costi dell’immigrazione in Italia, il saldo tra le entrate e le uscite è in positivo e si attesta sui 2,1 miliardi di euro.

©Lai-momo/Vincenzo Valentino Ventura

©Lai-momo/Vincenzo Valentino Ventura

Il tema economico e lavorativo ha quindi un ruolo rilevante: i cittadini stranieri, che costituiscono l’8,3% dei residenti in Italia, rappresentano il 10% degli occupati e producono l’8,8% del Pil. Inoltre un terzo dei nuovi assunti è di origine straniera.
Alcuni spunti di riflessione sul tema del dialogo interreligioso in rapporto alle migrazioni sono stati quindi offerti da Alessia Passarelli, del Centro Studi Confronti, che ha evidenziato come il pluralismo possa costituire una ricchezza per la società. Secondo la ricercatrice, intorno a un centro religioso normalmente si genera una rete sociale di grande importanza, che offre numerosi servizi: dai corsi di lingua a servizi di assistenza di vario genere, da momenti di scambio e confronto ad altri di condivisione.
Infine Ferdous Rehana, operatrice sociale di Lai-momo, soc. coop. soc., ha raccontato la sua testimonianza di donna e di professionista, rispetto ai cambiamenti storici del fenomeno migratorio. Rehana ha condiviso con il pubblico il percorso che ha affrontato e l’esperienza che ha avuto, iniziata con il suo arrivo in Italia come straniera e rifugiata.

©Lai-momo/Vincenzo Valentino Ventura

©Lai-momo/Vincenzo Valentino Ventura

I vari interventi – moderati da Sandra Federici, direttrice di Africa e Mediterraneo – hanno quindi messo in luce alcuni aspetti fondamentali del fenomeno, evidenziando un rovesciamento di prospettive rispetto al sentire comune sul “problema” immigrazione e rimarcando come numerose possono essere le ricadute positive e di sviluppo quando vengono intrapresi percorsi di integrazione nel tessuto sociale.
In chiusura, dopo un momento dedicato alle domande del pubblico, è stato dato spazio alle vignette satiriche dell’illustratore Mauro Biani del gruppo Altrinformazione, che hanno raccontato l’immigrazione con amara ironia e straordinaria efficacia.

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26 ottobre 2017

Una mostra afghana a Parigi

Afghanistan belongs to the history of the world
(Historian Micheal Barry)

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Quando si parla di Afghanistan in Europa, difficilmente si evoca un immaginario che sia esente da guerre, instabilità politica, intolleranza e integralismi religiosi. Dunque, perché non raccontare una storia diversa che metta in scena la prosperità di un paese in cui una generazione più giovane di donne e uomini si sta impegnando nell’imprenditoria responsabile nei settori dell’arte, della musica, della moda e della produzione video? L’Afghanistan vive una creatività straordinaria fondata su un patrimonio culturale millenario aperto alle contaminazioni. Infatti, la mostra Afghanistan Art of Fiber & the Silk Road, organizzata da Zarif Designs e Ethical Fashion Initiative, inaugurata il 24 ottobre 2017 all’Espace Cinko di Parigi, vuole dare visibilità alle diverse pratiche culturali, creative e artigianali di questo paese. Un paese che, per decenni, è stato luogo di scambio e tolleranza tra Occidente e Oriente grazie, in particolare, alla via della seta che ha permesso a popoli differenti di condividere i tessuti, le arti, le tecniche stilistiche e artigianali.

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L’eterogeneità vitale della cultura, della storia e della tradizione dell’Afghanistan, perciò, sono riproposte in Europa in una mostra che vede la presenza dell’artista francese Olga Boldyreff, la cui pratica artistica è incentrata nell’esplorazione delle relazioni interspaziali attraverso lavorazioni di maglieria, stampe e litografie cucite che ricercano punti di incontro e punti di fuga. A mostrare il prezioso lavoro di filo e tessitura c’è Rahim Walizada, rinomato artigiano afghano di tappeti, mentre il ritmo dell’evento è dato dalla poesia mistica persiana letta da Leili Anvar. È presente anche Simone Cipriani, responsabile del progetto Ethical Fashion Initiative (ITC) che promuove la moda etica e sostenibile a livello internazionale. Musiche, sapori e cocktail dalla terra afghana arricchiscono una mostra eclettica e polimorfa, che non racconta solo dell’Afghanistan, ma mette in risalto identità dell’arte e dell’imprenditoria che si fanno sempre più plurali e trasversali.

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(Olga Boldyreff)

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09 ottobre 2017

L’Africa si racconta: la nuova call di Africa e Mediterraneo!

È uscita la nuova call for papers della rivista Africa e Mediterraneo. Tema del dossier sarà il racconto che l’Africa fa a se stessa, in particolare tramite le forme espressive dei nuovi media.

Profili Facebook e Instagram, canali YouTube, blog, veicolano oggi un flusso costante di informazioni, condividendo video, immagini, contenuti, creando reti e incentivando altre condivisioni, in un codice linguistico in continua evoluzione. Influencer, blogger e figure social, originari del continente, hanno pagine seguite e commentate da numerosi utenti, con l’immediatezza e la velocità proprie della comunicazione 2.0.
Resta grande il seguito del mezzo televisivo: programmi come reality show e soap opera hanno un vasto riscontro di pubblico e propri codici linguistici e comunicativi.
Inoltre, da non trascurare, è l’impatto del racconto dei media africani sulla comunità della diaspora, in un linguaggio transnazionale che passa anche per la musica e la danza, nella condivisione di un’identità e di un’appartenenza comune.

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I mass media contemporanei fanno sì, quindi, che oggi più che mai le popolazioni dei Paesi africani siano al tempo stesso produttrici e fruitrici autonome di un discorso – tramite canali in parte tradizionali in parte innovativi – sulla vita in Africa e sull’identità delle comunità africane, con una narrazione che travalica i confini dei singoli Paesi e del continente stesso.

A partire da queste premesse il numero 87 di Africa e Mediterraneo intende riflettere su forme e contenuti del racconto che l’Africa fa a se stessa, in particolare, ma non esclusivamente, nelle nuove dinamiche interattive del web 2.0.

Le proposte potranno trattare i seguenti temi, secondo vari approcci disciplinari:
– chi sono i maggiori influencer africani
– forme, diffusione e fruizione dei media tradizionali in Africa
– forme, diffusione e fruizione dei nuovi media in Africa
– tipologia dei contenuti e delle immagini veicolate
– impatto che hanno sulle comunità della diaspora
– modalità di ingresso di comunicatori africani nel campo mediatico europeo
– impatto sulla percezione dell’Africa e dei Paesi africani su altre culture

Scadenze per l’invio:
Invio delle proposte (400 parole al massimo): 25 ottobre 2017
Invio del contributo (in caso di accettazione): 30 novembre 2017
Le proposte dovranno pervenire agli indirizzi:
s.federici@africaemediterraneo.it e m.scrivo@africaemediterraneo.it.
Gli articoli e le proposte potranno essere inviate in italiano, inglese e francese.

Qui di seguito è possibile leggere e scaricare la call for papers.

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06 ottobre 2017

Il fumettista Ramón Nsé Esono Ebalé arrestato a Malabo

La repressione e la censura colpiscono ancora una volta chi usa la propria arte e creatività per denunciare ingiustizie e disuguaglianze.

Ramón Nsé Esono Ebalé, conosciuto come Jamón y Queso, è stato arrestato a Malabo, capitale della Guinea Equatoriale, suo Paese d’origine, nel quale era di ritorno per il rinnovo del passaporto. Attualmente infatti vive a El Salvador, dopo anni di permanenza in Paraguay. Le autorità nazionali lo hanno prelevato in un ristorante la sera del 16 settembre, e da allora Ramón è rinchiuso nel tristemente noto carcere di Black Beach.

Artista, fumettista e attivista per i diritti umani, coraggioso nel denunciare i crimini del regime guineiano, le opere di Esono sono state esposte in vari Paesi africani e non.

Bersaglio principale della sua satira pungente è Teodoro Obiang Nguema, il presidente più longevo di tutta l’Africa, che dal colpo di stato del 1979 esercita un dominio dittatoriale in Guinea Equatoriale. Corruzione, povertà e ingiustizia sociale dominano nel piccolo Paese, mentre i membri del governo hanno accumulato fortune personali sui giacimenti minerari e di petrolio di cui il territorio è ricco.

L’ultima opera di Ramón, La Pesadilla de Obi (“L’incubo di Obi”), è una graphic novel incentrata su un personaggio ispirato a Nguema. Proprio quest’opera sarebbe stata oggetto di accusa durante l’interrogatorio seguito all’arresto del fumettista, “colpevole” di diffamazione e calunnia nei confronti del presidente.

Votez… encore et encore in Africa Comics 2005-2006, Lai-momo, Sasso Marconi 2006

Votez… encore et encore in Africa Comics 2005-2006, Lai-momo, Sasso Marconi 2006

 

Noi di Africa e Mediterraneo abbiamo conosciuto di persona Ramón, in occasione della premiazione di Africa Comics 2005-2006, per il quale è stato vincitore del Primo premio ex aequo, con il fumetto Votez… encore et encore, che si concludeva con un’amara constatazione: “Es difícil ser demócrata en un país dictatorial”. Con orgoglio possiamo annoverare la sua opera nel nostro catalogo, e denunciamo con forza l’ingiustizia di cui è vittima, a causa del coraggio del suo impegno di artista e di uomo.

Tutu Alicante, presidente di EG Justice, ONG che monitora la situazione dei diritti umani in Guinea Equatoriale, ha dichiarato a tal proposito che “il governo della Guinea Equatoriale ha ancora una volta dimostrato la sua ostilità verso ogni forma di espressione critica che sfugga alla sua censura opprimente”.

Africa e Mediterraneo e Lai-momo esprimono vicinanza agli amici e alla famiglia di Ramón e aderiscono alla petizione che ne chiede a gran voce la liberazione.

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21 settembre 2017

L’Africa e l’arte contemporanea

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(Zemba Luzamba, Paparazzi, 2016)

Si intitola Éblouissements la quinta edizione della Biennale d’Arte di Lubumbashi che si terrà nella Repubblica Democratica del Congo dal 7 ottobre al 12 novembre 2017: bagliori, quindi, nella traduzione italiana del titolo, a indicare le brillantezze di cui è capace la creatività artistica africana. Si tratta di un titolo ricco di significato e intriso di storia, come ci dimostra uno dei pensatori più originali del continente africano, Joseph Tonda, che nel suo libro L’impérialisme postcolonial (2015) indica con éblouissements i giochi di luce e d’ombra che hanno stordito l’immaginario violento postcoloniale. L’Africa contemporanea si presta, così, a un bagliore artistico attraverso un ricco programma di mostre, spettacoli, conferenze, workshop e attività di apprendimento e sensibilizzazione che fanno di Lumbubashi una delle città africane più in movimento dal punto di vista culturale. Una vasta gamma di luoghi, tra cui il Museo Nazionale di Lubumbashi, l’Istituto di Belle Arti, la Halle de l’Etoile, Hangar Picha, sarà investita da talenti nazionali e internazionali che nutrono uno spazio ricco di connessioni e scambi proficui.

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(Tracey Rose, MAQUEII, 2002)

Le tematiche affrontate sono differenti e molteplici, vanno dalle immagini provocatorie che insistono sulle politiche identitarie e di genere dell’artista sudafricana Tracey Rose ai dipinti chimici del franco-marocchino Hicham Berrada che unisce l’arte alla ricerca scientifica, e al realismo fantastico di un artista congolese come Zemba Luzamba. I processi disordinati ed eterogenei che occupano lo spazio urbano di Lumbubashi sono un’occasione per comprendere dal punto di vista critico le dinamiche sociali, economiche, culturali che agiscono nell’inconscio collettivo, e sono anche un modo per osservare le trasformazioni del continente nel sistema mondiale attuale.

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(Hicham Berrada, Présage, 2007-2013, Vidéo HD issue de performance)

Per maggiori informazioni: www.biennaledelubumbashi.org

 

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01 settembre 2017

La World Press Photo in Sudafrica

Per la prima volta in oltre venti anni la provincia del Sudafrica KwaZulu-Natal ha il privilegio di vedere la World Press Photo (WPPh), il più grande concorso di fotogiornalismo professionale al mondo. Le fotografie vincitrici del concorso sono esposte in una mostra itinerante, la World Press Photo Exhibition che viaggia in 100 città in 45 paesi e viene visitata da un pubblico di più quattro milioni di persone.

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Questa mostra sarà ospitata presso l’Hilton Arts Festival, l’evento artistico più importante della provincia sudafricana, che si svolgerà in parallelo al DocuFest Afric, il festival della narrazione visiva dal 15 al 17 settembre 2017. Questa mescolanza di eventi artistici, che portano il meglio della fotografia e del racconto visivo sudafricano sotto la direttiva di Africa Media Online, sono un’opportunità per far conoscere a livello internazionale la storia del continente. Al Docufest Africa, ad esempio, verrà presentato il lavoro di Jodi Bieber, l’unica fotografa sudafricana che ha vinto il premio World Press Photo dell’anno e che ha illustrato tramite la fotografia “Bibi Aisha” la situazione tragica di una giovane donna afgana con il naso e le orecchie tagliate dalla famiglia del marito. Narrazioni, come queste, servono a offrire immagini ad alto impatto emotivo e conoscitivo per agire di conseguenza nel presente su ogni piano sociale, politico ed etico. Così anche la mostra World Press Photo Exhibition 2017 promuoverà un’alfabetizzazione visiva più urgente che mai per aiutare i giornalisti, i narratori africani e il loro pubblico a capire e a rispondere alle trasformazioni del continente nel rispetto della creatività e della libera espressione.

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Per maggiori informazioni: http://bit.ly/2xq0mWB

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03 agosto 2017

Tutti sulla stessa barca

Imparare a scuola il tema delle migrazioni non significa sottrarre tempo al programma canonico, ma sviluppare percorsi didattici che ruotino intorno a temi/problemi collegabili all’esperienza. Un’esperienza che vede la società farsi sempre più multiculturale: per questo motivo, la scuola si trova di fronte al difficile compito di ripensare se stessa di fronte ai rapidi processi di trasformazione del mondo attuale. In particolare essa cerca, appunto, una sua “via interculturale” di risposta sia ai processi migratori che investono i vari Paesi, sia ai bisogni di rigenerazione sociale e culturale. Le classi del ginnasio del liceo classico Minghetti di Bologna, ad esempio, hanno avuto la possibilità di autogestire, in collaborazione con alcuni insegnanti, dalle venti alle trenta ore annue in cui trattare un tema a scelta nell’ambito del progetto Coloriture.

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Durante lo scorso anno scolastico 2016-17, la classe VG, con la guida della prof.essa Iacondini, ha deciso di approfondire l’argomento dei flussi migratori nel Mediterraneo, focalizzandosi anche sulle tematiche del razzismo e dello sport come strumento d’integrazione, pubblicando, a fine percorso, un giornalino su questi argomenti, dal titolo “Tutti sulla stessa barca”. Il tema dello sport è approfondito facendo riferimento al n. 84 della nostra rivista Africa e Mediterraneo dedicato al rapporto tra sport e immigrazione: l’attività sportiva offre, infatti, straordinarie possibilità di apertura, dialogo e accoglienza del diverso, e quindi garantisce opportunità di intercultura e la formazione di nuove identità molteplici e plurali che vanno a cambiare il volto della cittadinanza globale.

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27 luglio 2017

Food, fashion, design: imprese creative tra Italia e Africa

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Più volte la moda attinge dal ricchissimo patrimonio di colori, stampe e suggestioni del continente africano. Anche il design, in particolare l’arredamento, e la cucina si ispirano ai prodotti e alle tradizioni di un intero continente che riunisce un’incredibile varietà di climi, culture, religioni. L’Africa presenta una propria esuberanza creativa e artistica, ed è terra di origine di molte persone che oggi vivono, studiano e lavorano in Italia. Per questo motivo, possono nascere opportunità di scambio interculturale e di impresa creativa. Per identificare e approfondire queste possibilità di sviluppo di modelli di business ispirati dall’incontro tra imprenditorialità e creatività italiana e africana, a Milano nasce la prima Summer School dell’Università Cattolica del Sacro Cuore “FOOD, FASHION, DESIGN: IMPRESE CREATIVE TRA ITALIA E AFRICA”, organizzata da ALTIS (Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica, ModaCult). Il corso inizia a settembre e le iscrizioni sono aperte a chiunque sia interessato a indagare, come sostiene Emanuela Mora, Direttore Scientifico della Summer School, «le ricadute socio-economiche sia sul territorio italiano, in termini di inclusione, integrazione e ricerca di nuove opportunità di business, sia nei Paesi africani, in termini di sviluppo locale e creazione di nuove attività e posti di lavoro.»

Per maggiori informazioni sulla Summer School: http://bit.ly/2rZ5rpe

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