06 aprile 2017

La possibilità di sopravvivenza delle lingue africane

L’Africa ha un patrimonio linguistico immenso: le lingue valutate sono tra 1.250 e 2.100, ma altre stime parlano addirittura di 3.000 lingue. Molte sono lingue vivissime, parlate. La classificazione attualmente in uso presso la comunità scientifica è per lo più basata sull’opera del linguista e antropologo statunitense Joseph Greenberg “The Languages of Africa” (1963), che raggruppa la maggior parte delle lingue africane in 4 famiglie:

  • Afro-asiatiche: 374 lingue diffuse nel Nord Africa e Corno d’Africa, sono generalmente suddivise dai linguisti in 6 sottogruppi (lingue berbere, ciadiche, cuscitiche, omotiche, semitiche, lingua egiziana) e comprendono l’arabo, l’amarico, l’oromo, l’hausa.
  • Niger-Congo: questa famiglia di lingue è una delle più ampie del mondo (1532 lingue), sono diffuse nella parte più vasta dell’Africa (Africa sub-sahariana e Africa del sud) e parlate da circa l’85% della popolazione africana. I tre principali sottogruppi sono il cosiddetto gruppo Niger-Congo A, il gruppo Niger-Congo B (lingue bantu) e il gruppo delle lingue kordofaniane. Fanno parte della famiglia Niger-Congo il wolof, il fula, lo swahili, lo yoruba, l’igbo.
  • Nilosahariane: 205 lingue diffuse nell’Africa centro-settentrionale (la zona più estesa interessa il Sudan), tra il bacino del Nilo e il Sahara centrale. A questo gruppo appartengono il Luo, il Kanuri, il Masai.
  • Khoisan: sono 27 lingue distribuite principalmente nella zona del Kalahari e di alcune zone nella Tanzania. La maggior parte sono in via di estinzione, alcune sono già scomparse.

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Ma in un continente di 55 paesi e oltre 2.000 lingue, è sconvolgente che le lingue ufficiali prevalentemente utilizzate sono lingue straniere (francese, inglese, spagnolo, portoghese). Ad esempio, il francese in Africa, secondo le stime ufficiali dell’OIF per il 2006, è parlato come lingua madre o come seconda lingua da milioni di persone: ciò fa dell’Africa il continente più francofono del mondo. Tale cifra è destinata ad aumentare fortemente nei prossimi anni, anche a causa dell’aumento della scolarizzazione e dell’uso delle lingue straniere nelle istituzioni scolastiche. La marginalizzazione delle lingue indigene lascia molte lingue africane senza un ruolo da svolgere. Una lingua, per sopravvivere, deve avere un ruolo definito nella società: infatti, ad esempio, il francese è comunemente utilizzato come mezzo di comunicazione che consente di superare le barriere culturali. Inoltre i parlanti spesso adottano una lingua diversa da quella delle proprie origini per motivi politici, economici e religiosi. Con la mancanza di un ruolo ben definito, dunque, una lingua tende ad essere meno utilizzata, e alla fine muore. Infatti, molti parlanti africani si sono spostati verso altre lingue, e molte lingue africane sono sul punto di essere in via di estinzione. Le lingue africane, comunque, possono essere non solo conservate, ma anche imparate e trasmesse alle generazioni per ragioni di varia natura, ad esempio ci sono alcuni popoli che continuano a coltivare la tradizione e a trasmettere la lingua delle origini; e ci sono diversi tentativi di tenere vive le lingue anche in contesti ufficiali come nella scuola primaria ed elementare, oppure, ad esempio, gli stessi politici spesso usano le loro lingue madri per rivolgersi ai concittadini. Ci sono anche i contesti accademici, come il Journal of West African Languages il cui scopo è pubblicare articoli e saggi sugli aspetti legati alle lingue africane, poi ci sono le Università e i corsi online o siti web come il CultureTreeTvYoruba, che è un progetto pensato da una mamma nigeriana trasferitasi nel Regno Unito, che ha deciso di far apprendere la sua lingua madre, lo yoruba, ai bambini espatriati. Tutto è partito dal desiderio che i suoi figli imparassero questa lingua per non perdere il senso di appartenenza alla loro cultura. Così tra favole, filastrocche, canzoni, si insegna una lingua straniera a un bambino. Proponiamo in questa sede un video dell’attività di questa mamma nigeriana.

 

un articolo di Roberta Sireno

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16 marzo 2017

La crisi della biennale del cinema panafricano

Un buon film agisce sullo spettatore, provoca emozione e destabilizzazione, genera la riflessione e la mobilitazione. Un festival del cinema illustra solitamente un ricco e variegato programma di produzioni cinematografiche che si distinguono per la loro bellezza ed originalità, e non per il semplice consumo o dilettantismo: questa è la riflessione critica di Olivier Barlet, esperto di cinema africano e giornalista fondatore di Africultures, che è stato presente, a partire dal 1993, a ogni edizione del festival del cinema panafricano FESPACO. La 25a edizione di questo festival si è svolta, infatti, dal 25 febbraio al 4 marzo, a Ouagadougou, nella capitale del Burkina Faso, visibilmente presidiata dalla polizia e dall’esercito a causa degli attacchi terroristici dello scorso anno. Questo festival vuole continuare a essere uno dei più importanti luoghi della creatività e della condivisione della cultura africana attraverso il cinema. Il film Frontières di Apolline Traore, incentrato sulla migrazione intercontinentale, è stato il più discusso in questa edizione, oltre che vincitore del Prix des institutions, mentre l’Etalon d’or è spettato al film Félicité di Alain Gomis, che narra la storia di una donna, una madre, che lotta per curare il figlio nella difficile condizione sociale di una città africana.

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(Félicité, un film di Alain Gomis)

Ma la scelta dei film, l’organizzazione della 25a edizione, sono stati giudicati decisamente di bassa qualità: ad esempio, la mancanza dei sottotitoli in molte proiezioni anglofone, l’aumento dei prezzi dei biglietti, il mimetismo con i peggiori prodotti televisivi occidentali, l’eccessivo sentimentalismo e anche la violenza di alcune pellicole e l’emarginazione di alcuni film significativi non hanno contribuito a dare a questa manifestazione fondamentale il necessario spessore culturale. La visibilità internazionale di FESPACO permette a molti giovani registi africani di far conoscere al mondo la cultura e la storia del continente, quindi è necessario e urgente reagire con un programma che colmi le lacune e dia il giusto risalto alla ricchezza delle produzioni cinematografiche africane.

Per una visione del trailer di Félicité di Alain Gomis:

 

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03 marzo 2017

“Ritornare”: la nuova call di Africa e Mediterraneo!

È uscita la call for papers per il prossimo numero della rivista Africa e Mediterraneo. Il dossier sarà incentrato sul tema, sempre più attuale, dei ritorni dei migranti nei loro Paesi di origine. Un fenomeno difficile da stimare, ma di grande rilevanza e dai molteplici risvolti: politici, economici, sociali.
Il tema si inserisce nel discorso più ampio relativo alla circolarità delle migrazioni e rappresenta un nuovo capitolo nel dibattito, da tempo aperto, sul rapporto tra migrazione e sviluppo. Molti studiosi considerano, infatti, le migrazioni di ritorno un’occasione di sviluppo economico e sociale, sia per il Paese di partenza, sia per quello di destinazione, sia per il migrante.
I governi europei sostengono i ritorni cosiddetti assistiti, destinati a coloro ai quali viene respinta la richiesta d’asilo. Spesso tali programmi si sono rivelati inefficaci o hanno avuto risultati insoddisfacenti. È da considerare, inoltre, che per chi ha abbandonato il proprio Paese a costo di grandi sacrifici, ritornare può voler dire accettare un fallimento, una sconfitta.
Eppure, diverse esperienze suggeriscono come ritornare a volte possa tradursi nel mettere a frutto competenze acquisite nel territorio ospitante, e contribuire attivamente allo sviluppo del proprio Paese di origine. Il reale potenziale dei “ritorni” sembra essere, dunque, ancora tutto da valorizzare.

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Le proposte potranno trattare, ma non solo, i seguenti temi, secondo vari approcci disciplinari:

  • incidenza (qualitativa e quantitativa) dei ritorni
  • motivazioni che portano a intraprendere il percorso indietro
  • sostenibilità del rientro: modalità di reinserimento economico e sociale nei Paesi d’origine
  • impegno attivo dei Paesi interessati ed effettiva riuscita delle politiche di rimpatrio assistito
  • reti commerciali ed economiche attivate grazie alla migrazione circolare
  • quali i Paesi più interessati e perché?

Scadenze per l’invio:

Invio delle proposte (400 parole al massimo): 5 aprile 2017
Invio del contributo (in caso di accettazione): 5 giugno 2017

Le proposte dovranno pervenire agli indirizzi:
s.federici@africaemediterraneo.it e m.scrivo@africaemediterraneo.it.

Gli articoli e le proposte potranno essere inviate in italiano, inglese e francese.

 

Qui di seguito è possibile leggere e scaricare la Call for Papers.

 

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24 febbraio 2017

La vie d’Andolo

‘La vie d’Andolo’ è un fumetto scritto e disegnato da due autori africani, lo sceneggiatore di album di successo Christophe Ngalle Edimo (Francia-Camerun) e il giovane estremamente promettente Fati Kabuika (R.D.Congo). Andolo è uno studente brillante e molto popolare nel suo quartiere. La sua vita nel Congo verrà bruscamente cambiata da eventi traumatici, come la guerra e la partenza della fidanzata. Quale sarà il suo futuro? Riuscirà a ritrovare la serenità?

La casa editrice, creata dal disegnatore camerunese Simon Mbumbo, ha lanciato una raccolta di fondi per pubblicarlo tramite il crowdfunding. Africa e Mediterraneo partecipa, consapevole del valore di questi autori. Per sapere di più vai a questo link: http://bit.ly/2kWCgPy

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14 febbraio 2017

Il Black History Month. Per una cultura delle differenze

«If a race has no history, it has no worthwhile
tradition, it becomes a negligible factor in the
thought of the world, and it stands in danger of
being exterminated.»

 «Se una razza non ha una storia, non ha delle
tradizioni utili, essa diventa un fattore
insignificante nel pensiero del mondo, e si trova
in pericolo di essere sterminata.»

(Carter G. Woodson)

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Una storia che ricordi le differenze sociali e culturali tra persone di diversa provenienza geografica è ancora oggi determinante: la differenza, infatti, genera spesso i luoghi della discriminazione e fomenta i processi dell’intolleranza e del razzismo. Per questo motivo negli USA il mese di febbraio è dedicato al contributo della cultura afro-americana alla crescita della civiltà statunitense. La tradizione del Black History Month fu iniziata da un figlio di una coppia di ex schiavi africani, Carter G. Woodson, che, dopo aver frequentato l’università di Chicago e aver completato gli studi storici con un dottorato ad Havard, si rese conto che la storia dei suoi antenati non era correttamente rappresentata o spesso era del tutto assente dai libri. Fu così che nel 1915 fondò The Association for the Study of Negro Life and History (ASNLH) e in seguito raccolse le storie di milioni di afro-americani nel Journal of Negro History, oggi conosciuto come Journal of African American History. Nella seconda settimana di febbraio del 1926, spalleggiato da un vasto numero di sostenitori, Woodson fondò la prima Annual Negro History Week con lo scopo di celebrare la storia dei neri d’America con i compleanni dei presidenti americani Abraham Lincoln e Frederick Douglass. Successivamente nel 1976 il presidente Gerald R. Ford decise di estendere la Annual Negro History Week all’intero mese di febbraio, dando vita a quello che oggi è conosciuto come Black History Month. L’insegnamento della storia e della tradizione africana, in particolare nelle scuole pubbliche della nazione, era indispensabile per garantire, secondo Woodson, i processi dell’integrazione fra culture diverse e la sopravvivenza fisica ed intellettuale della razza all’interno della società più ampia.

Quest’anno sono tante le iniziative in diversi paesi che durante il mese di febbraio offrono occasioni per conoscere la cultura afro-americana: ad esempio, in Italia il Black History Month Florence, fondato e diretto da Justin Randolph Thompson, curatore e docente di arte statunitense, da tempo residente a Firenze, offre un ricco e variegato programma di mostre d’arte, eventi enogastronomici, concerti, spettacoli proiezioni di film e letture di libri che vogliono riflettere sulla storia della diaspora africana e sul suo impatto sul panorama contemporaneo. Anche Africa e Mediterraneo contribuisce al progetto fiorentino con una mostra delle opere di George Zogo, l’artista camerunese recentemente scomparso. Attingendo ai 50 anni di eredità del Black History Month negli Stati Uniti e i 30 anni nel Regno Unito, anche l’Italia, dunque, mira a celebrare i contributi culturali della diaspora che ha influenzato la cultura italiana in differenti modi.

Per maggiori informazioni sul programma del Black History Month Florence: http://blackhistorymonthflorence.com/index.php/project/bhmf-2017/

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07 febbraio 2017

Contaminare con l’arte. George Zogo e Joan Mirò

In occasione del Black History Month Florence, il college internazionale d’arte SACI inaugura giovedì 16 febbraio alla Jules Maidoff Gallery di Firenze “Vita Quotidiana”, la mostra di uno degli artisti africani residenti in Italia maggiormente conosciuti e apprezzati dalla critica, George Abraham Zogo (1935-2016). Il titolo dato all’esposizione si ispira all’omonima opera dell’artista africano, che per certi tratti si avvicina alla poetica figurativo-fantastica del pittore spagnolo Joan Mirò: ci sono somiglianze, infatti, visive e simboliche tra il dipinto tratto dalla serie Vita quotidiana (2001) di Zogo e il trittico Bleu (1961) di Mirò.

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George Zogo, Vita quotidiana (2001)

Su una distesa spaziale vuota e colorata scorrono, in entrambe le opere, linee in fuga e figure geometriche che si disfano a favore di una lirica della spontaneità e dell’immediatezza, che si dimentica degli oggetti per gioire nel movimento. Nelle opere dell’artista camerunense e dell’artista spagnolo si può parlare, quindi, di contaminazione degli elementi simbolici europei con quelli propri dell’arte africana.

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Joan Mirò, Bleu (1961)

George Zogo fece parte, infatti, della prima generazione di intellettuali e artisti africani che arrivavano in Europa negli anni ’60, e rappresenta un esempio di necessità di uscire dall’isolamento culturale e tecnologico dei paesi africani per inserirsi nei circuiti dell’arte internazionale. La stessa arte contemporanea africana ha giocato un ruolo significativo nel panorama europeo del Novecento, attraendo, oltre a Joan Mirò, artisti noti come Picasso e Matisse, che riconoscevano la forza dell’ispirazione visiva proveniente dal mondo africano. Anche oggi s’insiste sulla natura “interculturale” dell’arte, sul fatto che essa possa costituire un prezioso strumento per ampliare l’immaginario delle persone, facilitando l’incontro con l’alterità: la riflessione, dunque, su una contaminazione estetica può fornire alcune direzioni per superare la rigida dicotomizzazione tra “noi” e gli “altri”, e rendere più permeabili i confini tra le identità e le culture.

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George Zogo, Les lignes croisèes (2000)             George Zogo, Symbolisme (2001)

 

La mostra verrà inaugurata il 16 febbraio alla Jules Maidoff Gallery di Firenze. Per maggiori informazioni su tutto il programma del Black History Month Florence: www.blackhistorymonthflorence.com

Roberta Sireno

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30 gennaio 2017

Lavoro in movimento: i linguaggi differenti della videoarte.

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In concomitanza con Arte Fiera 2017, la Fondazione MAST di Bologna inaugura la prima mostra dedicata interamente alle immagini in movimento: il curatore Urs Stahel definisce l’esposizione come «una selezione di video che si configurano come piccole galassie, nelle quali la singola opera ha un valore autonomo ma trova il suo significato soprattutto in relazione alle altre». Diversamente dal solito, quindi, non saranno le immagini fotografiche, ma l’occhio fluido e mosso della videoarte a restituire una visione dinamica ed interconnessa del mondo del lavoro in rapporto con le identità e la realtà quotidiana.

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Gli aspetti sociali, economici, storici ed esistenziali propri del sistema produttivo e finanziario, infatti, vengono posti in relazione tra loro per risaltare dimensioni differenti: tra i 14 artisti di fama internazionale presenti in mostra, ad esempio, si spazia dall’opera di Thomas Vroege, So help me god (2014), che racconta la quotidianità di un imprenditore impegnato negli affari, all’opera Permanent Error (2010) del noto fotografo e videoartista sudafricano Pieter Hugo che descrive grottescamente il lavoratore all’interno di ambienti tossici e disumani, fino all’opera poetica e visionaria di un cielo con stormi di uccelli di Armin Linke, Flocking (2008), che è un richiamo alla natura. Una narrazione filmica, dunque, che si muove su piani paralleli, e che vuole scandire attraverso linguaggi diversi le contraddizioni, le ambiguità e le nuove possibilità della realtà lavorativa, intensificando la visione di un mondo in rapido e continuo movimento.

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Per maggiori informazioni sulla mostra: http://www.mast.org/lavoro-in-movimento

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20 gennaio 2017

Dall’altra parte del mare: un laboratorio che racconta la migrazione.

 

migIl tutor di quest’anno del laboratorio di scrittura creativa collettiva e meticcia, promosso da Eks&Tra, sarà il noto scrittore Wu Ming 2, proveniente dal collettivo omonimo dei scrittori impegnati sulla scena sociale bolognese. Si tratta di una sfida importante per un’associazione unica in Italia: nel corso degli anni Eks&Tra ha raccolto, infatti, più di mille e ottocento scritti di migranti, che costituiscono il primo archivio in Italia della memoria della letteratura migrante, disponibile on line. Gli esercizi narrativi di questo laboratorio, che si svolgerà il 24 febbraio 2017 al Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell’Università di Bologna, presso la cattedra del prof. Fulvio Pezzarossa, sono un momento di riflessione, dialogo e sperimentazione di nuove comunità interculturali: la necessità del comunicare storie legate all’epopea delle migrazioni è sempre più allarmante, in particolare ai giorni d’oggi, dove le politiche migratorie europee tendono ad erigere muri e a favorire i processi dell’esclusione. Il titolo significativo dato al laboratorio, Dall’altra parte del mare, vuole rispondere alla necessità di andare oltre le barriere e gli stereotipi, per costruire un terreno fertile di scambio, dialogo ed integrazione di individui provenienti da differenti culture. E la scrittura creativa collettiva offre la possibilità di accrescere insieme l’immaginario, moltiplicare i punti di vista, relativizzare le posizioni geografiche, sociali e culturali, alimentando e potenziando la ricchezza multiculturale.

Per maggiori informazioni: www.eksetra.net

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23 dicembre 2016

Borse in esposizione e scambio di auguri al Polo Formativo di Lama di Reno

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Giovedì 22 dicembre 2016, il Polo Formativo e di Accoglienza Lama di Reno ha aperto le sue porte al pubblico, per mostrare alcune delle borse realizzate in questi primi mesi di formazione dai 18 richiedenti asilo ospitati nel centro. Un’occasione importante per condividere con la comunità locale l’esperienza di accoglienza e per scambiarsi gli auguri di Natale.

Grazie alla collaborazione tra Lai-momo e ITC Ethical Fashion Initiative, il Centro offre percorsi di qualificazione e autonomia ai richiedenti asilo, affinché sia favorito un loro successivo inserimento lavorativo, in Italia o nei Paesi di origine.

Dalla sua apertura nel luglio 2016, infatti, il Polo formativo fornisce ai suoi ospiti, accanto al tradizionale percorso di accoglienza, una formazione professionale nel settore della sartoria e della lavorazione della pelle. Le persone coinvolte provengono da Pakistan, Senegal, Bangladesh, Guinea, Burkina Faso, hanno un’età compresa tra i 19 e i 30 anni e sono state selezionate in base alla motivazione e alle loro esperienze pregresse nel settore.

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Nel laboratorio di cucito sono state esposte le borse finora realizzate – dai primi semplici modelli agli ultimi più elaborati – esaminate con curiosità e apprezzate dai presenti, che hanno anche potuto interrogare gli artefici sulla loro realizzazione.

Per l’occasione sono intervenuti il sindaco di Marzabotto, Romano Franchi, e la sua vice, Valentina Cuppi, che insieme al presidente di Lai-momo Andrea Marchesini Reggiani hanno tracciato un breve bilancio di questi primi cinque mesi di formazione e lavoro, congratulandosi con gli ospiti del Centro, con il formatore artigiano e con gli operatori che li assistono per quanto fatto finora. È stata evidenziata l’importanza di questa sperimentazione nell’ambito dell’accoglienza e rilevato come in poco tempo si sia arrivati alla realizzazione di prodotti di qualità, che non sfigurerebbero nel mercato attuale.

Presenti anche due rappresentanti dell’associazione Gli Amici di Aurora per AGEOP (Associazione Genitori Ematologia Oncologia Pediatrica), che hanno ricevuto in dono alcune borse realizzate nel centro.

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In chiusura, tradizionale brindisi natalizio e scambio di auguri, con l’auspicio che il 2017 possa vedere il progredire del progetto, sul quale è appena stato pubblicato online un video. https://www.youtube.com/watch?v=bVOHDsD93sI

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15 dicembre 2016

RAPPORTO IMMIGRAZIONE E IMPRENDITORIA 2016

rapportoIl “fare impresa” da parte di migranti residenti in Italia continua a espandersi, nonostante gli ostacoli sempre più numerosi e complessi che i lavoratori di origine straniera devono affrontare. Il Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2016 curato dal Centro Studi e Ricerche IDOS e realizzato in un’edizione bilingue, illustra questo fenomeno complesso attraverso un’analisi organica dell’iniziativa imprenditoriale immigrata, imperniata su vari aspetti, con un ampio supporto di dati statistici: il contesto internazionale; i principali settori di attività; il ruolo nella crisi economica; la distribuzione territoriale delle imprese; le difficoltà riscontrate nell’accesso alle informazioni necessarie e nel soddisfare i requisiti economici e amministrativi previsti dalle procedure, che spesso presuppongono strutturati percorsi di inserimento. I dati descrivono uno scenario sociale di crescente importanza, in cui si ritrovano e si trasformano le esigenze occupazionali e di promozione socio-economica dei lavoratori immigrati, le quali, se adeguatamente valorizzate e sostenute, possono innescare interessanti processi di sviluppo per l’intero sistema economico-produttivo nazionale ed internazionale. La consolidata collaborazione di IDOS con la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa e con MoneyGram, infatti, si inserisce in questo specifico percorso di supporto e di attenzione all’universo della piccola e media imprenditoria immigrata, segnalandone e valorizzandone le eccellenze in un’ottica comunitaria.

Per visualizzare in sintesi il Rapporto Immigrazione e Imprenditoria clicca qui: scheda-rapporto-imprenditoria-2016

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