17 September 2013

Africa e Mediterraneo n.79 – Donne nella migrazione – Call for papers

Scadenza per l’invio delle proposte (400 parole massimo)4 ottobre

Scadenza per l’invio degli articoli1 novembre

La migrazione in Italia e in Europa è ormai un fenomeno consolidato e trasversale all’intera società. Tuttavia la questione migratoria è stata, spesso, principalmente letta attraverso una lente maschile, trascurando la dimensione femminile o relegandola a un ruolo subalterno: le donne migranti entravano nella discussione accademica in quanto mogli, madri, figlie di uomini migranti.

In Italia al 31.12.2011 le donne immigrate erano il 49,5% del totale disoggiornanti non UE (Dossier statistico Caritas/Migrantes, 2012) e a livello europeo esse rappresentavano il 48,71% (Eurostat) del totale dei flussi migratori del 2011. Queste donne sono lavoratrici, studentesse, professioniste che fruiscono di servizi, intessono relazioni e negoziano quotidianamente il loro ruolo di genere in bilico tra vecchie e nuove identità.

Questo dossier della rivista Africa e Mediterraneo intende approfondire le tante sfaccettature che presenta il mondo delle donne nella migrazione. Il dossier si prefigge di combinare ricerca teorico/scientifica, dati relativi alle dinamiche migratorie ed esperienze “dal basso” svolte nei luoghi in cui si vive quotidianamente l’immigrazione, per cercare di fornire una panoramica il più esaustiva possibile di un argomento quanto mai complesso.

Alcuni esempi di temi di particolare interesse:

– L’immigrazione nella riflessione sulla relazione di genere

– Prospettiva storica dell’immigrazione femminile in Italia e/o Europa

– Imprenditoria femminile

– Sfruttamento della prostituzione e tratta

– Immigrazione, genere, violenza domestica e matrimoni forzati

– Innovazione sociale, immigrazione e genere

– Sindrome Italia

– Donne e lavoro di cura

– Donne e immigrazione in Europa

– Ricongiungimenti familiari

– Migrazioni forzate e genere

Gli articoli e le proposte potranno essere inviate nelle seguenti lingue: italiano, inglese, francese e spagnolo all’indirizzo di redazione m.bignami@africaemediterraneo.it .


Women and migration – Call for papers


Deadline for the submission of abstracts (max. 400 words): 4th of October

Deadline for the submission of articles: 1st of November

In Italy and Europe, migration is now a well-known phenomenon. It crosses all aspects of society. However, analysis of migration issues have often neglected the feminine dimension conferring a subordinate role: migrant women entered the academic debate as wives, mothers, daughters of migrant men.

In Italy, migrant women were the 49.5% of total non-EU residents (Statistical Dossier Caritas /Migrantes, 2012) by 31.12.2011. At European level, migrant women accounted for 48.71% (Eurostat) of the total migration flux of 2011. These women are workers, students, professionals who use services, create relationships and negotiate their gender role between old and new identities.

Africa e Mediterraneo is seeking for papers that analyze ithe complexity of women in migration. The dossier aims to combine theoretical research, scientific data on the dynamics of migration and experiences on the field, to try to provide an overview as comprehensive as possible.

Possible topics:

– Migration in the discussion on gender

– The history of women’s migration in Italy and/or in Europe

– Entrepreneurship and migrant women

– Trafficking of human beings for sexual exploitation

– Migration, gender, domestic violence and forced marriage

– Social innovation, migration and gender

– Children left behind

– Female domestic worker and the chain of care

– Women and migration

– Family reunions

– Forced migration and gender

Abstracts and articles can be submitted in Italia, English, French and Spanish to the following address: m.bignami@africaemediterraneo.it .

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06 February 2013

6 febbraio 2013: Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili

Oggi, 6 febbraio 2013, ricorre il 10° anno della “Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili”.

La mutilazione genitale femminile (FGM) è una pratica che riguarda ben 140 milioni di donne nel mondo.

Spesso queste pratiche vengono giustificate dal contesto culturale, che favorisce questa vera e propria violenza fisica e morale, inferta anche in tenera età.

Le donne soggette a tale trattamento vivono soprattutto nei paesi dell’Africa Subsahariana, ma non bisogna pensare al FGM come a qualcosa di lontano o che non ci riguardi.

Come si evince molto chiaramente dal Dossier sulle Mutilazioni Genitali Femminili della Fondazione Albero per la Vita Onlus, nel nostro Paese, sulle 110 mila donne provenienti dai Paesi africani dove la pratica è molto diffusa, ben 35 mila donne hanno subito la mutilazione, molte delle quali in età inferiore ai 10 anni e ben 93 mila sono a forte rischio.

(Immagine di Blatant World)

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10 January 2013

Centro Frantz Fanon sfrattato!

ll Centro Frantz Fanon, una delle strutture più conosciute per quanto riguarda l’etno-psichiatria in Italia, rischia di chiudere i battenti.

Sin dalla sua fondazione, a Torino nel 1996, è sempre stato un punto di riferimento per chiunque si occupasse di temi come salute, cultura e migrazioni, soprattutto avendo sviluppato nel tempo molteplici interventi clinici nel campo della salute mentale dei migranti, seguendo e curando oltre 1600 pazienti, alcuni dei quali affetti da gravi patologie.

Il Centro, da più di dieci anni ospite di una Asl torinese, ha da poche settimane appreso che dal 15 gennaio 2013 cesserà il contratto d’affitto fra l’ASL e il proprietario dei locali dove attualmente il Centro opera e che dovrà dunque trovare una nuova sistemazione.

Nonostante manchino soltanto pochi giorni, nonostante la cifra irrisoria dell’affitto e nonostante le ripetute richieste da parte del Centro, nessuno dell’ASL si è fatto vivo e non si sa ancora nulla riguardo al futuro della struttura.

Sul sito dell’Associazione Frantz Fanon potete scaricare l’appello integrale e leggere tutti i dettagli della notizia.

Segnaliamo inoltre il n.64 “Medicina e migrazione” della nostra Rivista che, tra le altre cose, si è occupato proprio di etno-psichiatria.

Immagine allegata (“The Healers: Frantz Fanon,” 2009, Rudy Shepherd) di START Gallery

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10 January 2013

Proposte per l’evoluzione del sistema d’asilo alla luce dell’esperienza Nord Africa

Presentazione dell’articolo “Proposte per l’evoluzione del sistema d’asilo alla luce dell’esperienza Nord Africa”, pubblicato sul numero 77 (2012) di Africa e Mediterraneo a firma di Nadan Petrovic, responsabile dell’unità SID (Sistema di interventi decentrati) dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM).

L’articolo di Nadan Petrovic mette in luce come l’Italia dal 1989 ad oggi, tra i paesi industrializzati, sia diventata a tutti gli effetti una delle mete preferenziali per l’arrivo di richiedenti asilo, esaminando i provvedimenti istituzionali che sono stati attuati per ottimizzare la gestione di questo fenomeno e le possibilità di integrazione per i rifugiati.

Petrovic passa in rassegna le ricadute sulle politiche di accoglienza ed integrazione degli stranieri nonché le iniziative legislative ed organizzative, assolutamente necessarie alla luce del nuovo contesto, a livello del terzo settore e degli enti locali.

L’articolo passa poi ad esaminare nello specifico come lo Stato abbia deciso di affrontare la situazione  nel caso dell’Emergenza Nord Africa (ENA). Emerge come i servizi di accoglienza abbiano presentato varie criticità ma ci sia stata anche l’introduzione di innovazioni in relazione alla capacità del sistema di garantire piena autonomia ai titolari di protezione internazionale. Nelle esperienze relative all’ENA possono dunque essere individuati nuovi spunti per riflettere sull’organizzazione e la governance territoriale e nazionale degli interventi.

Viene così ad emergere la necessità di collegare più efficacemente i nove CARA (strutture che garantiscono l’accoglienza ai richiedenti protezione internazionale) alla rete SPRAR di seconda accoglienza, le proposte avanzate per conseguire questo obiettivo rientrano nell’ottica di un maggiore impegno da parte dei gestori nel verificare l’effettiva condizione dei migranti e di una maggiore collaborazione tra strutture operanti sul territorio regionale, assicurando in questo modo anche un effettivo controllo sull’erogazione di servizi che presentano maggior peso economico.

Per quanto riguarda l’integrazione in quanto tale, viene auspicata la possibilità di interventi volti a favorire un miglior inserimento socio-lavorativo attraverso percorsi di formazione e forme di job-matching.

Infine emerge la necessità di una maggiore governance globale degli interventi, in modo da garantire un migliore coordinamento e rendere così efficienti i singoli atti intrapresi dagli attori coinvolti, evitando sovrapposizioni.

L’Emergenza Nord Africa ha dunque contribuito al concretizzarsi di misure necessarie ad un miglioramento del sistema d’asilo in Italia, ma la strada da percorrere non è ancora finita: in questo testo Petrovic ci mostra quali possibilità si siano aperte ed espone interessanti proposte metodologiche.

Per acquistare on line il N. 77 di Africa e Mediterraneo, conoscere o acquistare i numeri precedenti, sottoscrivere un abbonamento vai al sito di Lai-momo, l’editore.

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27 December 2012

Dossier immigrazione presentato a Reggio Emilia: leggere il cambiamento

18 dicembre: a Reggio Emilia è stato presentato il Dossier immigrazione 2012 a un pubblico composto da molti stranieri: presidenti di associazioni, imprenditori, operatori del sociale. Organizzatore l’assessore comunale alla Coesione e sicurezza sociale Franco Corradini. Il coordinatore del Dossier Franco Pittau ha sottolineato l’importanza di sensibilizzare ogni anno, anche se i fenomeni di cui si parla sembrano sempre gli stessi. Ha invitato i presenti a diventare trasmettitore capaci di captare la realtà ed essere moltiplicatori del messaggio. E’ una pena – ha detto –  è inaccettabile che tanta gente sull’immigrazione sia informata male, perché se si è informati male, si agisce male.

Ha mostrato un confronto di dati tra il 1990, quando gli immigrati erano 500.000, e oggi che sono 5 milioni. Nel Nord c’era il 30% degli immigrati presenti in Italia, ora vi si concentra il 60%. Sono le terre della Lega e questo ci mostra che il discorso ideale e politico portato avanti in quei territori è andato contro la realtà storica. Certo, ha ammesso Pittau, il discorso pubblico sull’immigrazione è cambiato nell’ultimo anno. Per fortuna.

L’Italia ha il 15% della quota di stranieri presenti in Europa, ma questo dato è influenzato anche dal fatto che in Italia le leggi sulla cittadinanza sono restrittive: gli stranieri restano stranieri. Il Dossier non ha tenuto conto dei dati del Censimento nazionale 2011 perché molti cittadini stranieri non si sono fatti raggiungere. Quando sono stati raccolti i dati non c’era ancora la norma che portava da 6 mesi a 1 anno il periodo di disoccupazione consentito prima di perdere il titolo di soggiorno. C’era paura e diffidenza e quando andavano i rilevatori gli stranieri non si facevano trovare.

Non sono numeri ma persone in cerca di futuro, questa frase che ispira il titolo del Dossier 2012, ha chiarito Pittau, l’aveva detta Papa Benedetto XIV il 15 gennaio 2012, giornata della migrazione. Non sono numeri ma i numeri ci aiutano a cogliere il segno, la direzione che sta prendendo la società italiana. Dal 2000 in poi gli stranieri sono aumentati di 350.000 unità all’anno. Solo nel 2011 c’è stato un lieve calo. E non dimentichiamo che di questi stranieri, quasi 80.000 sono nati in Italia.

Andrea Stuppini della Regione Emilia Romagna e collaboratore del Dossier ha proposto una riflessione sulla circolarità dell’immigrazione e sulla necessità di mantenere la mente aperta ai vari aspetti di questo fenomeno. Ha citato un articolo del Guardian che a dicembre 2011 ha trattato il tema della crisi dell’Europa mediterranea: tanti ragazzi spagnoli sono emigrati in Argentina, tanti Portoghesi in Brasile e Angola, i Greci sono andati in Australia dove hanno ritrovato gli eredi dei Greci emigrati generazioni fa. L’Economist in primavera 2012 ha dedicato la copertina a “La più grande migrazione della storia”. Quale? La migrazione interna alla Cina dove negli ultimi 30 anni circa 80 milioni di giovani si sono spostati dalle province rurali a quelle industriali (http://www.ilpost.it/2012/03/07/migrazione-cina/). Dunque, ha detto Stuppini, quando parliamo di migrazione, teniamo conto di questa lezione: il mondo va in questa direzione e i processi si evolvono molto rapidamente. Prendiamo il caso dell’Irlanda che da paese di emigrazione è diventato “tigre celtica” con una bolla edilizia e grandi incentivi fiscali agli investimenti, e ha poi vissuto una grave crisi che ha portato a perdere il 25% degli immigrati. Ora i paesi con la maggiore percentuale di stranieri sono quelli del Golfo Persico.

Stuppini ha concluso auspicando che la nuova legislatura che inizia in primavera sia una legislatura di riforma, e che in particolare venga riformata la legge del 92 sulla cittadinanza, visto anche che nella maggior parte dei paesi europei si applica la regola dei 5 anni di residenza. In Olanda ad esempio i naturalizzati sono più degli stranieri, mentre il censimento 2011 nel Regno Unito ha certificato che il bianco inglese a Londra è superato dal gruppo composto dai cittadini stranieri assieme ai naturalizzati.

Gianmarco Marzocchini, Delegato Caritas per l’Emilia Romagna ha portato la testimonianza del Centro d’ascolto. Ha detto che l’80% delle persone che si rivolgono al centro di ascolto sono straniere, spesso irregolari con cui è molto difficile impostare un progetto, perché sono persone problematiche. Ci sono famiglie che con la crisi si sono smembrate, mogli e figli sono rientrati al paese di origine e gli uomini rimasti in Italia sono ora “persone sospese”: soli, con poca rete, magari disoccupati, cadono facilmente nell’alcool, nella droga e nel disagio psichico. Marzocchini ha poi accennato al tema delle ragazze pakistane che si rivolgono al Centro d’ascolto per gravissimi contrasti con le famiglie, che vogliono imporre loro stili di vita tradizionali e matrimoni combinati, che loro non accettano più, essendo cresciute qui, e chiedono di essere aiutate e protette. Il Delegato regionale Caritas ha poi concluso con un riferimento all’emergenza Nordafrica, con 20.000 persone ancora in attesa, e ha fatto notare che Lampedusa “è ancora piena” e che bisogna sempre tenere presente che “è un mondo che continua a spingere”.

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15 October 2012

Corsi di lingua italiana L2 Nel Distretto di Pianura Est della Provincia di Bologna

Andare al mercato ed essere in  grado di chiedere “Un chilo di zucchine, per favore!”.Salire sull’autobus e rivolgersi all’autista per avere conferma di aver preso quello giusto, senza dover trascorrere un tragitto intero in compagnia del dubbio di aver sbagliato. Poter presentarsi al colloquio con i docenti della scuola di tuo figlio e riuscire a capire, a comunicare, a esprimere un pensiero.

Non sentirsi limitati.

Non sentirsi inadeguati.

Non sentirsi incapaci.

Tutto questo è ciò che può provare un cittadino straniero che si trova in Italia per le più svariate ragioni (studio, lavoro, famiglia..) e che ha acquisito anche solo un minimo di competenze linguistiche, per potersi muovere in senso

Fathi Hassan, Glance towards the unknown, 44.5x30.5 cm, 1985 dalla mostra "Contenitori di sogni", 2000

lato sul territorio.

La normativa vigente che regola la permanenza sul territorio italiano sembra avere una connotazione discriminatoria, poiché impone ai cittadini stranieri di raggiungere determinati livelli di conoscenza della lingua italiana per poter avere i titoli di soggiorno. Evitando di entrare nel merito di questioni prettamente giuridico/legali, atteniamoci a un dato di fatto che può trasformare una presunta discriminazione in un’opportunità di integrazione: mettere nel proprio bagaglio gli strumenti linguistici per poter comprendere, comunicare, interagire è unarisorsa fondamentale per poter vivere la quotidianità della vita.

Da qui, dunque, l’importanza di offrire l’opportunità per apprendere la lingua italiana, attraverso corsi diversificati in base al target, agli obiettivi, al background di scolarizzazione, alle esigenze pratiche.

E così anche per l’anno 2012-2013 i Comuni del Distretto socio-sanitario Pianura Est hanno deciso di promuovere un piano distrettuale per la diffusione della conoscenza della lingua italiana.

Grazie alla stretta collaborazione di diversi soggetti è prevista anche per questa edizione la realizzazione di corsi di lingua italiana rivolti a cittadini stranieri adulti in tutti i Comuni del Distretto.

I corsi sono promossi da:

  • i 15 Comuni del Distretto socio-sanitario Pianura Est nell’ambito del Piano di Zona distrettuale per la salute ed il benessere sociale;
  • il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, la Regione Emilia-Romagna e la Provincia di Bologna nell’ambito del Piano territoriale provinciale di interventi finalizzati alla diffusione della lingua italiana per cittadini extracomunitari;
  • i Centri Territoriali Permanenti di Budrio e San Giovanni in Persiceto;
  • l’Ancescao – Coordinameto Provinciale Centri Sociali.

La cooperativa Lai-momo, anche in questa occasione, coordinerà la rete, organizzerà e realizzerà la maggior parte dei corsi e fornirà le sue competenze in ambito di comunicazione per diffondere al massimo le informazioni relative al Piano.

Scarica il depliant dei corsi di lingua italiana 2012-2013

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11 October 2012

Migrazioni, salute e crisi. Il XII Congresso SIMM

Dal 10 al 13 ottobre, presso l’Auditorium dell’Università della Tuscia di Viterbo, si terrà il XII Congresso organizzato dalla Società Italiana di Medicina delle Migrazioni sul tema dell’assistenza sanitaria agli immigrati.

La SIMM, che conta 426 iscritti attivi e un comitato tecnico-scientifico di più di 300 esperti nel settore sanitario, medico, sociale e legale, svolge un’importante azione formativa nell’ambito della tutela della salute del migrante, attraverso la valorizzazione dei Gruppi di Lavoro come forma di approfondimento e scambio tra i soci liberamente riuniti.

La dimensione partecipativa valorizzata dalla SIMM fa da sfondo al XII congresso sul tema della coesione sociale per una salute senza esclusioni. Il programma prevederà cinque sessioni dedicate rispettivamente alla “salute dei lavoratori”, alla “salute dei detenuti e dei trattenuti nei CIE”, alla “salute mentale”, ai “giovani immigrati di II generazione” ed alle “reti locali”.

Consulta il programma completo del XII congresso SIMM

Africa e Mediterraneo si è occupata del rapporto tra medicina e migrazione con un dossier di approfondimento nel numero 64/2008 della rivista. Il numero 64 è in vendita sul sito dell’editore Lai-momo.

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15 May 2012

Workshop della campagna per il rafforzamento del personale sanitario Roma mercoledì 16 maggio 2012, dalle 10.30 alle 16.30, presso la Sala ENPAPI in via Farnese 3.

Si terrà a Roma mercoledì 16 maggio 2012, dalle 10.30 alle 16.30, presso la Sala ENPAPI in via Farnese 3 un momento di confronto sull’applicazione in Italia del Codice di condotta per il reclutamento internazionale del personale sanitario dell’OMS.

amref.it/workshop-personale-sanitario

Africa e Mediterraneo ha aderito a un’iniziativa di advocacy e di sensibilizzazione sul tema della crisi globale del personale sanitario messa in campo da AMREF Italia e lanciata il 5 aprile 2012.

In Italia non ci sono operatori sanitari in numero sufficiente per far fronte all’invecchiamento della popolazione, al prossimo pensionamento di molti professionisti e ai mutati modelli di cura. Del resto la carenza di personale sanitario è globale e si manifesta in forme drammatiche in molti paesi del Sud del mondo. In Italia il dato sul personale infermieristico è emblematico della misura del problema: mancano ad oggi 71.000 infermieri (dato della Federazione Nazionale dei Collegi di Infermieri Professionali, Assistenti Sanitari e Vigilatrici d’Infanzia IPASVI, 2008) e, a fronte di questa carenza, i posti per la formazione in questo ambito non solo non sono aumentati, ma sono anzi diminuiti. Per contro, il numero degli infermieri stranieri attivi in Italia è aumentato di quasi 15 volte tra il 2002 e il 2010, arrivando a rappresentare oltre il 10% del totale.

Infatti, dal 2002 gli infermieri stranieri possono entrare in Italia per motivi di lavoro al di fuori delle quote previste dal decreto flussi, ricevendo un permesso di soggiorno legato all’esercizio della professione infermieristica. La partecipazione ai concorsi pubblici, tuttavia, è regolata da norme che ne rendono difficile l’accesso per medici e infermieri stranieri, nonostante il sussistente requisito del possesso della cittadinanza italiana sia stato ormai messo in discussione dalla giurisprudenza. Questi professionisti lavorano dunque più spesso nel settore privato, con contratti di lavoro precari e con retribuzioni minori rispetto ai colleghi italiani.

In mancanza di un’azione forte da parte delle istituzioni in grado di colmare il crescente deficit di operatori sanitari, in molti paesi europei la carenza di personale viene oramai in parte colmata – in una prospettiva di troppo breve termine – con il reclutamento di operatori formati all’estero: essi provengono, nel caso degli infermieri italiani, sia da paesi comunitari, come la Romania e la Polonia, che da paesi extra- europei, tra i quali il Perù, l’Albania, e l’India.

Le attuali migrazioni internazionali di personale sanitario drenano risorse umane e competenze preziose e già scarse dai sistemi sanitari dei paesi di provenienza di questi operatori, nel Sud e nell’Est del mondo. In Romania, per esempio, già adesso il personale è insufficiente, e gli infermieri sono costretti a fare anche il lavoro del personale ausiliario. Una situazione simile si registra in alcuni paesi arabi, mentre l’India, il Perù, insieme alla maggior parte dei paesi dell’Africa sub-sahariana, sono classificati dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) tra i paesi che sperimentano una grave crisi del personale sanitario, potendo contare su poco più di 2 operatori (medici, infermieri e ostetriche) ogni 1000 abitanti, una crisi che le migrazioni di personale sanitario non fanno che aggravare.

In alcuni paesi a risorse limitate, infatti, gli urgenti investimenti nella formazione di personale sanitario rischiano di tramutarsi in una perdita netta: è stato calcolato che i sistemi sanitari di 9 paesi africani perdono un investimento in formazione pari a 2,17 miliardi di dollari a causa dell’emigrazione dei propri medici dopo la laurea. La stessa migrazione si traduce in un risparmio in spese di formazione pari a 4,55 miliardi di dollari per i 4 paesi di destinazione di questi medici.

I paesi a risorse limitate hanno bisogno di tutto il proprio personale sanitario e di tutte le proprie risorse per garantire l’erogazione di servizi sanitari di base, di programmi di vaccinazione, di cure materno infantili, di interventi di lotta all’AIDS e per tutti gli altri servizi sanitari. In mancanza degli operatori sanitari necessari non potrà essere tutelato il diritto alla salute per tutti e un accesso equo ai servizi sanitari; gli stessi Obiettivi di Sviluppo del Millennio, ai quali l’Italia ha aderito, non potranno essere realizzati né entro il 2015 né in un futuro più remoto.

Il Codice di Condotta sul Reclutamento Internazionale di Personale Sanitario dell’OMS mira ad evitare che la concorrenza internazionale in materia di “attrazione di personale sanitario” si faccia a spese dei paesi a risorse più scarse. Nel maggio 2012 l’OMS inizierà il monitoraggio dell’applicazione del Codice di condotta da parte dei paesi firmatari. Aderendo al Codice, l’Italia ha assunto un impegno che coinvolge non solo il Governo, ma anche il sistema sanitario, le Regioni, gli ordini delle professioni sanitarie, i datori di lavoro, le agenzie per il lavoro, i soggetti di cooperazione internazionale e la società civile. Per dare diffusione e promuovere l’implementazione in Italia a una corretta applicazione di questo codice internazionale, Amref assieme ad altre organizzazioni ha lanciato un “Manifesto” per l’applicazione in Italia del Codice di condotta internazionale sul reclutamento del personale sanitario. La campagna prevede anche:

- un sito web dedicato www.manifestopersonalesanitario.it anche per creare uno spazio di riferimento per i temi sollevati, con aggiornamenti, approfondimenti ecc.

- l’organizzazione di un incontro pubblico di livello nazionale sul tema delle migrazioni di personale sanitario a inizio maggio;

L’iniziativa è promossa insieme a:

** Associazione Medici di origine Straniera in Italia -AMSI,

** Centro Studi di Politica Internazionale – CeSPI,

** Federazione Nazionale Collegi Infermieri – IPASVI,

** Federazione Nazionale Ordini Medici Chirurghi e Odontoiatri – FNOMCeO,

** Osservatorio Italiano sulla Salute Globale – OISG,

** Società Italiana di Medicina delle Migrazioni – SIMM.

Agire per contrastare la crisi del personale sanitario è una responsabilità collettiva per garantire il diritto alla salute a livello globale.

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23 January 2011

Perché l’immigrazione ci fa bene?

Sono finalmente riuscita ad andare a una presentazione del Dossier Caritas Migrantes 2010. (http://www.dossierimmigrazione.it/)

Ieri mattina, sabato 22 gennaio 2011 a Castello d’Argile c’era un convegno sull’immigrazione i cui principali relatori erano Franco Pittau della Caritas, che presentava il Dossier 2010, e Andrea Stuppini della Regione Emilia-Romagna chiamato a parlare del bilancio costi-benefici dell’immigrazione (lo stesso tema da lui trattato all’interno del Dossier).

E’ il primo di 6 incontri sul rapporto tra immigrazione e territorio organizzati dall’Ufficio di Piano di Pianura Est della Provincia di Bologna e dalla Coop. Lai-momo, che si terranno in altrettanti paesi del Distretto, con il bel titolo “La comunità che cambia”.

Tra il pubblico, un gruppo di studenti della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna, diversi amministratori locali dei comuni vicini, alcuni partecipanti a un corso di formazione per mediatori interculturali organizzato dalla Provincia.

Pittau è stato coinvolgente come al solito. Ha detto che nonostante il numero di chi partecipa a questi convegni sia limitato, hanno una grande importanza perché chi è presente deve poi essere un moltiplicatore di informazioni. “Ognuno di voi, ha detto, deve convincere gli altri con grinta e determinazione che è necessario che il nostro Paese cambi atteggiamento verso l’immigrazione, perché la Storia ha messo sul nostro cammino l’immigrazione e se noi non ‘facciamo pace’ con questo fenomeno seguiamo una strada sbagliata. Certo noi che siamo qui siamo tutti convinti, quello che dobbiamo fare è convincere gli altri, spiegare con calma servendoci dei dati. E fare rete, perché l’Italia è piena di organizzazioni e persone che lavorano con professionalità e creatività e stare in collegamento non può che aiutarci.”

Poi ha iniziato a parlare del Dossier, cominciando dalla sua storia. Ha subito tenuto a precisare che “I numeri del Dossier Caritas sono tutti presi da statistiche ufficiali, lo dico perché la Lega ogni tanto dice che noi ci inventiamo i numeri. Noi prendiamo i dati e li mettiamo insieme, e dal confronto dei numeri vengono fuori letture significative del fenomeno”.

Il Dossier è nato nel ’91 poco dopo la Legge Martelli sull’immigrazione. Quell’anno gli immigrati erano 500.000. Adesso, dopo 20 anni, sono 5.000.000.

Precisamente, i dati del 2009 riportano 4.235.000 regolari. A questi, la Caritas aggiunge una stima di 684.000 persone regolari ma non ancora registrate all’anagrafe, per un totale di 4.919.000 persone.

L’incidenza delle donne è del 51,3 %.

Interessante il confronto con il quadro europeo. Nei 27 stati UE ci sono 29.690.000 stranieri. Dunque, in Italia vive poco meno di 1/6 degli immigrati in Europa. Al primo posto c’è la Germania con 7.000.000 di stranieri. Lì i flussi sono molto stretti e impostati sul lavoro stagionale e qualificato. E poi, molti possono facilmente diventare cittadini tedeschi. Comunque, 1/6 di quelli che abitano in Germania ha “un passato migratorio”.

Si prevede che l’Italia diventi il primo paese se continua con questi ritmi.

La maggioranza delle presenze è al Nord Ovest (31,6) e al Nord Est (26,6).

Le provenienze si sono scombussolate negli ultimi anni: la maggioranza ora viene dall’Europa. Romania (887.000), Albania (466.000), Marocco (431.000), Cina (188.000), Ucraina (194.000), Filippine (123.000), India (105.000), Polonia (105.000), Moldova (105.000), Tunisia (103.000).

Le nuove nascite sono state nel 2009 77.000, e si arriverà presto a 100.000, quindi, anche se si chiudessero tutte le frontiere come vuole qualcuno, ci sarebbe comunque un aumento considerevole ogni anno.

Pittau è poi passato a descrivere l’importanza della presenza straniera per il nostro Paese, attraverso una breve analisi demografica. Dal 2000 al 2009, l’età media in Italia è passata da 31,5 a 43,3 anni. Gli ultra 65enni in Italia hanno un’incidenza del 20% sugli italiani, del 2,2% sulla popolazione straniera.

40% degli immigrati sono addetti a lavori disagiati (di sera, di notte, di domenica).

Comunque, se il trend si mantiene, nel 2050 saranno più di 12 milioni, 1/6 del totale.

“E a questa gente è giusto dare pari opportunità - ha concluso – una giusta accoglienza, altrimenti il nostro Paese, che già va male, andrà sempre peggio, perché chiusura e diffidenza non portano da nessuna parte. Comunque siamo pieni di coppie miste, associazioni miste, programmi culturali misti: l’Italia migliore sta facendo questo, ed è quella che deve vincere.”

Della ricca relazione di Andrea Stuppini della Regione Emilia Romagna, sul bilancio contributi/costi degli immigrati, riportiamo l’interessante affermazione che gli immigrati negli ultimi 10 anni hanno dato un contributo fondamentale al risanamento del bilancio nell’INPS. Gli stranieri pagano ogni anno 7,5 miliardi di contributi previdenziali e, essendo la maggioranza non anziani, non costano quasi nulla, perché già nel 2002 la legge Bossi Fini aveva portato a 65 anni l’età di pensionamento per gli stranieri, uomini e donne. E anche sulle spese sociali incidono pochissimo, proprio per il fatto che sono giovani, perché la maggior parte delle spese di welfare in Italia vanno per pensioni e sanità, quindi per gli anziani.

E’ ora di sfatare anche il mito delle case popolari. Ha chiesto al sindaco di Castello D’Argile Michele Giovannini: quanti immigrati ci sono qui? L’8%. E quanti stranieri nelle case popolari? 14%. “Ecco, ha ragione la Lega, pensate solo a loro!” Ha scherzato. “In realtà, quando l’80% delle famiglie italiane è proprietaria della casa in cui vive, non è possibile fare un confronto di questo tipo: bisogna tenere conto dei cittadini che sono in affitto, che sono quelli che hanno davvero bisogno della casa popolare. E tutto si ridimensiona.”

“Certo che quanto a miti ce ne sono tanti – ha confermato il Sindaco. – Pensi che vengo spesso fermato dai cittadini che mi chiedono: ma è vero che ai servizi sociali vengono tanti stranieri perché ogni volta che si presentano gli date 30 euro?”

Leggende metropolitane nella pianura bolognese…

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23 November 2010

23/11/2010- Mostra fotografica: “Fortuna, vieni da me!” a Bolzano

melilloEvento: Fortuna, vieni da me! – La comunità cinese in Alto Adige.

Dove: Sala Giuliani, Teatro Cristallo, Bolzano.

Quando: Dal 23 novembre al 3 dicembre 2010.

Informazioni: Il Dipartimento Cultura italiana in collaborazione con l’Associazione Cristallo di Bolzano presentano la mostra fotografica dal titolo “Fortuna, vieni da me! – La comunità cinese in Alto Adige” del giovane fotografo brissinese Giovanni Melillo.

L’esposizione nasce nell’ambito dell’iniziativa “Sulle orme di Ulisse – Marco Polo” e utilizza la fotografia come strumento per la ricerca visuale ai fini di una mediazione interculturale. La mostra di Giovanni Melillo rappresenta quindi le connessioni e vuole promuovere lo sviluppo di conoscenze tra la comunità altoaetisina e quella cinese. Info.

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