Il premio Sakharov per la libertà di pensiero quest’anno è andato a Malala Yousafzai. La sedicenne pachistana, che lotta per il diritto all’istruzione delle donne e che già a tredici anni documentava il regime dei talebani pakistani sul blog curato da lei per la BBC, è stata insignita del prestigioso premio il 20 novembre.
Poco più di un anno fa Malala è sopravvissuta a un attentato rivendicato dai talebani, un commando di uomini armati ha assalito l’autobus sul quale stava tornando a casa da scuola e ha aperto il fuoco ferendola alla testa e al collo. Ihsanullah Ihsan, portavoce dei talebani pakistani, la considera “il simbolo degli infedeli e dell’oscenità”. Martin Schulz, presidente del Parlamento Europeo, l’ha definita “una sopravvissuta, un’eroina, una donna straordinaria”, “icona globale” e “simbolo della lotta al fanatismo”.
Nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ci pare opportuno ricordare l’esempio di questa ragazza tenace e coraggiosa che ha detto “I don’t mind if I have to sit on the floor at school. All I want is education. And I am afraid of no one”. Parafrasando Malala possiamo dire che “non ci importa ricevere regali. Tutto quello che vogliamo è rispetto. E non abbiamo paura di nessuno. O meglio, non vogliamo averla. Mai più”.
Parole chiave : giornata internazionale contro la violenza sulle donne, Malala Yousafzai, Martin Schulz, Parlamento Europeo, premio Sakharov
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15 novembre 2013
Immigrazione Dossier Statistico tra continuità e innovazione
Anche quest’anno è stato presentato il Dossier Statistico Immigrazione che IDOS produce dal 1991. A ogni presentazione si è detto che questa ricerca, sostenuta da enti del privato sociale, sopperiva a una carenza del pubblico. Quest’anno invece il rapporto è stato sostenuto da UNAR, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha organizzato la presentazione in tutte le regioni italiane. E con l’introduzione di un componente del governo italiano: la Ministra per l’Integrazione Cécile Kyenge.
Cosa esce da questo rapporto? Innanzitutto, nonostante la crisi, la popolazione immigrata è ancora aumentata: si stima una presenza regolare di 5.186.000 stranieri, 175mila in più rispetto all’anno precedente. Questo aumento è avvenuto in prevalenza per “forza interna”: quasi 80.000 nuovi nati da genitori entrambi stranieri e 81.300 visti per ricongiungimenti famigliari.
Questa cifra, assieme alla crescente prevalenza dei titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo, e quindi a tempo indeterminato, assieme all’accresciuta popolazione scolastica e all’aumento, nonostante la crisi, delle imprese con titolare nato all’estero o con più della metà di soci e amministratori nati all’estero (477mila), sono forti segni di stabilità.
I redattori del Dossier Statistico Immigrazione affermano che nel futuro continuerà ad esserci un aumento degli immigrati, anche se contenuto rispetto ai grandi numeri degli anni passati, per vari motivi: la dinamica evolutiva delle famiglie, il bisogno di manodopera, qualificata e non, l’afflusso di persone in fuga da situazioni di instabilità e guerra, il continuo invecchiamento della popolazione, che alimenterà il bisogno di persone addette al lavoro di cura.
Anche quest’anno, come succede da almeno 10 anni, IDOS ha monitorato il rapporto tra entrate pubbliche da tasse e imposte pagate dagli stranieri e la spesa pubblica per l’immigrazione. E anche quest’anno, il saldo è positivo: lo stato incassa dagli immigrati 1,4 miliardi in più di quanto spende per loro.
Pietro Pinto, che ha presentato il Dossier nella sala stampa della Regione Emilia Romagna, ha sottolineato fortemente il tema della stabilità e della presenza di più di un milione di minori stranieri. Sono persone non italiane che tra pochi anni entreranno nel mondo del lavoro, ma sono già qui: una risorsa da considerate con un po’ di anticipo e con politiche intelligenti e fruttuose, invece di concentrarsi sulle frontiere e sul controllo. Il fatto che si sia istituito e mantenuto un Ministero per l’Integrazione fa pensare in positivo.
Tanti sono i temi affrontati dal Dossier, che si conferma strumento fondamentale per chi si occupa di immigrazione e welfare. Maggiori informazioni si trovano su: http://www.dossierimmigrazione.it/
Parole chiave : AIDOS, Cecile Kyenge, Dossier statistico immigrazione, Immigrazione, Pietro Pinto, UNAR
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11 novembre 2013
Tontine e harambee, esempi di filantropia orizzontale in Africa
L’Africa non è solo un continente che riceve aiuto, ma un laboratorio dove si sperimentano forme di solidarietà “tra pari” che si distinguono per i risultati ottenuti. Queste forme di “filantropia orizzontale” da sempre praticate in diversi Paesi africani sono approfondite nell’articolo “La nuova sfida della filantropia orizzontale in Africa”, pubblicato sul numero 78 di Africa e Mediterraneo a firma di Giuliana Gemelli, Professoressa di Storia Contemporanea e Storia della Filantropia all’Università di Bologna e direttrice del PHaSI – Philanthropy and Social Innovation Research Centre – del Dipartimento di Storia, Culture e Civiltà dell’Università di Bologna.
[…] Le forme più durevoli e antiche di filantropia orizzontale si ritrovano in Africa, anche se ve n’è qualche traccia anche in Europa, come per esempio la tradizione della mutualité. La filantropia orizzontale valorizza sia le donazioni in beni materiali sia quelle in beni immateriali, dando più importanza al gesto in sé che non alla quantità della donazione. Mentre le elargizioni nella filantropia verticale sono viste come atti di altruismo caritatevoli, in quella orizzontale si fondano sulla necessità di reciprocità e sul senso di mutua sopravvivenza e queste azioni rappresentano più un dovere sociale che un atto di generosità. In questo tipo di filantropia l’aiuto è una combinazione di prossimità e richiesta: come prossimità viene inteso sia il senso di vicinanza fisica sia quello di affinità. […]
Due esempi di filantropia africana sono la pratica delle tontine e dell’harambee. La prima è una pratica gestita principalmente dalle donne della comunità che, raccogliendo denaro, creano un fondo monetario comune. Questo fondo serve a finanziare una serie di prestiti a rotazione. L’obiettivo è di sponsorizzare diversi tipi di attività ed è regolamentato da regole precise per la restituzione del prestito. L’harambee invece è una pratica di mutuo aiuto caratteristica del Kenya. L’origine del termine è controversa, vi sono studiosi che ritengono che sia legato al termine di lingua bantu halambee, “mettiamoci insieme”. Altri osteggiano questo termine perché credono che abbia un’origine induista e non cristiana. A ogni modo, esso rappresenta un sistema di messa in comune delle risorse in cui i cittadini lavorano insieme per raccogliere fondi allo scopo di sviluppare progetti utili per la comunità. Si tratta quindi sia di un’attività filantropica che di un meccanismo di ridistribuzione delle risorse grazie al quale le comunità più povere riescono a ottenere servizi. Generalmente questo meccanismo inizia con l’individuazione di un bisogno e successivamente si indicano le persone che possono soddisfarlo.
Per acquistare on line il N. 78 di Africa e Mediterraneo, per conoscere o acquistare i numeri precedenti, o sottoscrivere un abbonamento vai al sito di Lai-momo, l’editore.
Parole chiave : filantropia in Africa, filantropia orizzontale, harambee, mutualité, Tontine
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J.D. ‘Okhai Ojeikere, Onile Gogoro or Akaba, 50 x 60 cm, Gelatin silver print, 1975, date of signature: 04.10.2010. Courtesy André Magnin (MAGNIN-A), Paris © J. D. ’Okhai Ojeikere
Qual è la presenza dell’Africa nella Biennale di Venezia di quest’anno, la cui chiusura è prevista il 24 novembre? Si può leggere un’analisi dettagliata nell’articolo “Spiriti indipendenti: arte e Africa alla Biennale di Venezia 2013”, pubblicato sul numero 78 di Africa e Mediterraneo, a firma di Mary Angela Schroth, direttrice della Sala 1 – Centro Internazionale d’Arte Contemporanea – di Roma, che qui presentiamo brevemente.
Ogni due anni Venezia accoglie più di 500.000 visitatori che da giugno a novembre decidono di immergersi in quelle che possono essere considerate come le Olimpiadi dell’Arte: la 55a esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia. La Biennale d’arte ha luogo da ormai quasi un secolo, ma è solo dal 1990 che l’Africa vi partecipa in maniera significativa. Quest’anno sono ben 88 i Paesi rappresentati, tra essi fanno la loro prima comparsa, padiglioni quali quello dell’Angola e della Costa d’Avorio.
Prendendo ispirazione dal progetto Palazzo enciclopedico di Marino Auriti, Massimiliano Gioni, curatore di questa nuova edizione, ha creato un’esposizione che include più di 4.800 opere d’arte: un impulso universale verso la creazione di contatto e uno sguardo alla molteplicità sono le linee guide di questa mostra.
Il “leone d’oro” è stato assegnato al padiglione dell’Angola, new entry di quest’anno. Questo padiglione si trova all’interno della galleria di Palazzo Cini, dove immaginari album fotografici dalle enormi dimensioni si mescolano, giustapponendosi, all’estetica delle opere di Botticellli e di Piero della Francesca. Dal titolo evocativo, Luanda. Encyclopedic city, i visitatori possono girare per le installazioni fotografiche composte dalle immagini di Edson Chagas: 23 foto dal titolo The not found object impilate su pallet di legno.
Lo Zimbabwe con il suo Dudziro – interrogating the visions of religious beliefs consacra il padiglione all’etnografia socio-religiosa con rappresentazioni che rievocano le tradizioni delle sette pentecostali, afro-cattoliche, cristiane o afro-apostoliche come anche la religione musulmana attraverso la calligrafia islamica.
Altri Paesi africani già presenti nella scorsa edizione del 2011 che riconfermano il loro ruolo artistico sono l’Egitto, il Sudafrica e il Kenya. Non è da tralasciare la presenza africana in altri padiglioni, primo tra tutti quello dell’Irlanda, dove espone il fotografo Richard Mosse con le sue immagini che ritraggono la Repubblica Democratica del Congo. Grazie all’utilizzo di una pellicola fotografica scaduta, l’artista crea paesaggi surreali dove il verde naturale si trasforma in un fucsia sgargiante.
Grazie al lavoro pionieristico di curatori africani quali Grace Stanislaus, Olu Oguibe, Salah Hassan, Okwui Enwezor, Simon Njami e Ferdinando Alvim, la presenza africana alla Biennale di Venezia è diventata ormai parte del sistema, discostandosi da qualsiasi agenda politica.
Per aquistare on line il N. 78 di Africa e Mediterraneo, conoscere o acquistare i numeri precedenti, sottoscrivere un abbonamento vai al sito di Lai-momo, l’editore.
Parole chiave : André Magnin, arte africana, Biennale Venezia 2013, Edson Chagas, Ferdinando Alvim, Grace Stanislaus, Okwui Enwezor, Olu Oguibe, Richard Mosse, Salah Hassan, Simon Njami
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28 ottobre 2013
I laboratori didattici di Africa e Mediterraneo
La Scuola è un ambito privilegiato per osservare le conseguenze concrete e quotidiane del fenomeno dell’immigrazione, l’influenza che la multiculturalità ha nell’evoluzione delle relazioni fra le persone, le trasformazioni necessarie ed indispensabili al successo del processo educativo dei ragazzi.
La Scuola è il campo in cui vivono e si confrontano quotidianamente ragazzi, docenti, famiglie, sistema dei servizi pubblici, ministero: ciascuno porta interessi, manifesta esigenze ed interpreta ruoli che si intrecciano fra loro producendo una sintesi culturale sempre nuova che a sua volta influenza la realtà sociale, imponendo un cambiamento.
Con l’obiettivo che il prodotto di questo intreccio sia una sintesi più “alta”, da anni Africa e Mediterraneo propone laboratori didattici nelle scuole sia a livello nazionale che europeo:
- Pubblicizziamo i Valori si propone di incoraggiare e sostenere la cultura della pace, alla luce di un confronto diretto e concreto, nonché pluralista, tra le religioni e le culture attualmente diffuse in Europa.
- ComiX4= – Comics for Equality intende accrescere la consapevolezza sui temi legati alla discriminazione e al razzismo attraverso la creazione di fumetti.
- Approdi – Percorsi generazionali a confronto mette i ragazzi a confronto con i temi dell’integrazione e dell’immigrazione attraverso attività di animazione interculturale e di laboratorio espressivo volte a stimolarne la creatività.
- Manifesta! consiste in attività di informazione e sensibilizzazione volte a incrementare la consapevolezza dei ragazzi sui diritti fondamentali dell’uomo individuati dall’Unione Europea, attraverso vignette e illustrazioni.
- Screens – Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio a scuola coinvolge gli studenti e gli insegnanti in momenti di confronto ed elaborazione creativa per affrontare le tematiche legate agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio dell’ONU.
- Corsi di allineamento di Italiano L2 per studenti delle scuole secondarie superiori, di diversi livelli, nell’ambito della programmazione scolastica.
- Risorse per l’Intercultura a Scuola prevede un percorso di formazione sulla didattica interculturale e laboratoriale rivolto ai docenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado.
- La relazione in gioco – Formazione e coinvolgimento dei genitori nella scuola dell’infanzia si realizza con l’obiettivo di sperimentare nuove strategie di coinvolgimento dei genitori nella partecipazione alla vita scolastica dei figli valorizzando a tal fine le esperienze e le progettualità già poste in essere dalle scuole coinvolte.
Parole chiave : Corsi di italiano L2, Educazione interculturale, intercultura, Laboratori didattici, Laboratori interculturali, scuola
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24 ottobre 2013
CinemAfrica 2013, la rassegna di film dall’Africa e sull’Africa
Dal 25 al 27 ottobre si svolgerà presso il Cinema Perla di Bologna l’ottava edizione di CinemAfrica, la rassegna cinematografica a cura del Centro Studi “Donati”.
Eritrea, Mali, Senegal, Somalia, Kenya, Algeria sono i paesi protagonisti di questa edizione: 6 proiezioni di grandissima qualità, 6 racconti che spaziano attraverso storia, immigrazione, guerra, economia, 6 momenti per raccontare l’Africa e attraverso queste storie decifrare la realtà.
I film in programma (clicca sul titolo per vedere il trailer):
- Heart of fire di Luigi Falorni (Germania, Austria, 2008)
- Bamako di Abderrahmane Sissako (Mali, USA, Francia, 2006)
- Nairobi half life di David ‘Tosh’ Gitonga (Kenya, Germania, 2012)
- Land rush di Hugo Berkeley e Osvalde Lewwat (UK, 2013)
- La Pirogue di Moussa Touré (Senegal, 2012)
- Uomini senza legge di Rachid Bouchareb (Francia, Algeria, 2010)
Parole chiave : Africa, Bologna, Centro studi Donati, Cinema
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23 ottobre 2013
Eritrea Democratica si mobilita
Ad Agrigento, città che ha dato i natali, oltre al grande filosofo Empedocle, anche al vicepremier Angelino Alfano, si è svolta una specie di cerimonia funebre, apparsa a tutti come una maldestra riparazione del fatto di essersi “dimenticati” di celebrare i funerali di stato ai morti di Lampedusa (forse, come ha notato Massimo Gramellini sulla Stampa, nei giorni scorsi le menti erano troppo occupate da un altro funerale scottante: quello di Erich Priebke).
L’aspetto più grave di quanto successo ieri è che a questa cerimonia era presente l’ambasciatore eritreo, cioè un pezzo di quello stesso Stato che ha costretto le persone annegate il 3 ottobre al largo di Lampedusa a fuggire dal loro paese a affrontare consapevolmente un viaggio pericolosissimo.
Su tanti organi di stampa si è deplorato questo fatto. Noi pubblichiamo un documento diffuso da Marco Cavallarin, collaboratore di Africa e Mediterraneo, ricercatore e attivista per la libertà dell’Eritrea.

Morti annegati, morti assassinati, morti offesi, morti derisi, morti … Cercavano la vita, hanno trovato la morte.
I Funerali di Stato per le Vittime di Lampedusa sono diventati cerimonia commemorativa nel borgo natìo di Angelino Alfano. Non più a Lampedusa, ma al molo San Leone di Agrigento-Porto Empedocle.
Senza le salme, già tempestivamente inumate. Senza le famiglie, i parenti, gli amici, ai quali non è stato reso possibile raggiungere la Sicilia dall’Italia e dall’Europa per la inutile, ormai, fretta con cui la cerimonia è stata indetta.
Senza i compagni di naufragio sopravvissuti, tenuti come prigionieri nel CIE di Lampedusa. Senza il Sindaco di Lampedusa, senza la Presidente del Parlamento, Laura Boldrini, che ha scelto di andare a una cerimonia funebre “minore”, minore ma ben più simbolica e significativa, a Mazzarino. Senza il Sindaco di Agrigento, indignato per quella che lui stesso ha definito “una farsa di Stato”. Senza Presidente del Consiglio che aveva promulgato i Funerali di Stato sull’onda della carità cristiana del momento, poi svanita quando si è fatta strada la consapevolezza che troppo complicate sarebbero state le conseguenze dell’onorare degnamente quei fuggitivi.
La cerimonia si svolge invece, visibilissima passerella, alla presenza dell’ospitale padrone di casa, Ministro degli Interni Angelino Alfano. E dell’ambasciatore eritreo, rappresentante del governo dittatoriale e sanguinario che ha costretto quei morti e quei sopravvissuti alla fuga dall’Eritrea, paese prigione, paese mattatoio. Insieme all’ambasciatore una schiera di funzionari consolari eritrei, e sedicenti amici dell’Eritrea che in questi giorni, come sempre, a Lampedusa, come altrove, hanno compiuto sistematica opera di schedatura dei sopravvissuti perché in patria se ne possano ricattare le famiglie. Cosa ci fa con questa gente la Ministra Kyenge?
Dall’Eritrea quelle persone sono fuggite, consapevoli del rischio che correvano. Al molo turistico San Leone quell’ambasciatore cerca di riabilitare davanti al mondo l’immagine del suo governo, di renderlo ancora appetibile ai trafficanti di armi, di violenza e di organi umani.
Venerdì 25 ottobre, a Roma, in Piazza di Montecitorio, alle 10 del mattino
avrà inizio un presidio promosso dal Coordinamento Eritrea Democratica, organismo che si occupa delle violazioni dei Diritti Umani e del passaggio alla Democrazia in Eritrea. Una delegazione sarà ricevuta nel pomeriggio dall’on. Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputati, insieme a numerosi parlamentari democratici.
Marco Cavallarin
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16 ottobre 2013
Un secolo di immigrazione a fumetti: a Parigi la mostra “Albums”
Al Musée de l’histoire de l’immigration di Parigi è stata appena inaugurata la mostra Albums – Bande dessinée et immigration. 1913-2013, che sarà aperta al pubblico fino al 27 aprile 2014.
Con più di cinquecento opere in esposizione tra carte e documenti originali, tavole, bozzetti, film di animazione, interviste video e fotografie, la mostra prende in considerazione il fenomeno migratorio visto attraverso l’arte di 117 fumettisti.
Il percorso comincia da Goscinny e Uderzo, padri dell’eroe nazionale Asterix, che hanno avuto entrambi una storia di migrazione e finisce con gli autori africani residenti in Francia come rifugiati politici.
Anche un po’ di Africa e Mediterraneo sarà a Parigi, tra le opere esposte infatti vi segnaliamo:
- alcune tavole originali di Une éternité à Tanger di Eyoum Ngangué e Fustin Titi (Africa e Mediterraneo, 2004);
- la proiezione su schermo della storia Le voyage di Paul Assako Assako, tra i vincitori del premio Africa e Mediterraneo 2007/2008.
Parole chiave : Africa e Mediterraneo, Arte contemporanea, Fumetti, Fumetto africano, Immigrazione
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08 ottobre 2013
Inizia oggi il Festival Internazionale del Fumetto di Algeri
Il fumetto africano, o meglio l’identità africana dei fumetti ha una storia relativamente recente. Fino all’Ottocento i fumetti che si ritrovavano nelle colonie in Africa provenivano prevalentemente dai paesi colonizzatori, come la Francia. Ciò nonostante, il fumetto africano oggi non può essere ridotto alla semplice colonizzazione culturale da parte di paesi occidentali, nonostante ci sia come dappertutto uno scambio e un interesse per il fumetto europeo (Gulp!… un fumetto africano? di Massimo Repetti).
A dimostrazione di una sempre maggiore vitalità nella scena del fumetto africano, segnaliamo il Festival International de la Bande Dessinée d’Alger, giunto quest’anno alla sua sesta edizione. Il festival è aperto ad artisti di tutto il mondo ma costituisce attualmente una vetrina molto importante per gli autori africani. Tra gli artisti selezionati per il concorso legato al festival troviamo 13 autori che in passato hanno partecipato ad Africa Comics, il progetto di Africa e Mediterraneo per la promozione e la diffusione del lavoro dei fumettisti africani in Europa.
Congratulazioni a:
Landry Kamdem
Kokouvi D. Anthony
Parole chiave : africa comics, FIBDA, Fumetti, Fumetto africano
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03 ottobre 2013
Il cimitero Mediterraneo
La tragedia che si è consumata questa notte a Lampedusa ha proporzioni numeriche così grandi che la politica e i media non hanno potuto ignorarla. Le immagini e le interviste radiofoniche delle soccorritrici in lacrime ci trasmettono l’enormità del dolore e della disperazione che hanno visto in quel tratto di mare.
Ma questa è solo una delle infinite storie del Mediterraneo di questi anni: annegamenti, rovesciamenti di barche, violenze degli scafisti, famigliari che si perdono per sempre, bambini che muoiono soli nel loro terrore… Jose’ Angelo Oropeza, Direttore del Coordinamento Mediterraneo OIM, ha recentemente fatto il numero di 25.000 morti negli ultimi 20 anni.
Pubblichiamo qui il documento diffuso oggi dall’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, che condividiamo.
Basta vittime innocenti nelle continue tragedie nel Mediterraneo
L’Unione europea riveda la sua politica sul monitoraggio delle frontiere esterne, sul soccorso in mare e sulla gestione delle emergenze umanitarie
L’ennesima tragedia accaduta oggi a Lampedusa, al pari delle altre che si ripetono continuamente nel Mediterraneo, non deve essere considerata una tragica fatalità .Essa chiama in causa le evidenti gravi responsabilità della politica dell’Unione Europea e dell’Italia sull’immigrazione e sull’asilo.
L’Europa da anni pone in atto politiche di contrasto del traffico dei migranti, impegnando massicce risorse economiche e l’utilizzo di forze di polizia mentre non vengono adottate adeguate misure per la realizzazione di un più efficace monitoraggio delle presenze delle imbarcazioni di migranti nel Mediterraneo e nel canale di Sicilia.
Vanno, percio’, riviste profondamente le politiche dell’Unione sulla gestione delle crisi umanitarie ai suoi confini e sulla gestione degli interventi di soccorso verso i migranti in mare o alle frontiere esterne terrestri.
L’ASGI chiede:
– un più efficace monitoraggio delle presenze delle imbarcazioni di migranti nel Mediterraneo e nel canale di Sicilia, in particolare al fine di realizzare misure di soccorso efficaci e coordinate a livello comunitario;
– programmi a livello europeo di aiuto umanitario nei confronti di migranti e profughi che si trovino nei paesi di transito, oltre che di piani d’azione di tutela dei diritti umani e di gestione delle politiche migratorie e dell’asilo in paesi terzi fortemente interessati dal transito di migranti verso l’Unione europea, piani di azione gia’ previsti dal Programma di Stoccolma;
– una nuova politica dell’Italia e dell’Unione europea nella realizzazione di canali umanitari e di adeguati programmi di reinsediamento di rifugiati che si trovano in condizioni di gravissimo pericolo nei paesi in transito, costretti a raggiungere l’Europa (dove spesso vivono famigliari e parenti) servendosi dell’unico canale realmente disponibile, ovvero le organizzazioni criminali internazionali che proliferano proprio sulle carenze delle politiche dell’Unione sulla materia.
L’ASGI esprime cordoglio per le vittime, ma anche sdegno per le dichiarazioni irresponsabili di taluni esponenti della Lega Nord che, a soccorsi ancora in corso, della sciagura avvenuta fanno mezzo di propaganda politica infamante e disonesta intellettualmente.
A.S.G.I. – Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione
Contatti 39.0432.507115 – 3470091756 – info@asgi.it, www.asgi.it, twitter @asgi_it






