11 aprile 2011

A giugno ad Arezzo la seconda edizione della scuola di leadership per immigrati di seconda generazione

Fondazione Ethnoland, in partnership con la Bosch, organizza per il secondo anno consecutivo Talea, la scuola di leadership per giovani immigrati di seconda generazione e non. Le opportunità offerte ai nuovi talenti selezionati saranno molteplici, in primis l’occasione di frequentare lezioni con docenti esperti nell’ambito di moduli innovativi quali self marketing, carisma e stile di leadership, team building. Inoltre ci sarà la concreta opportunità di conoscere e sostenere colloqui con il network di aziende motivate ed orientare al Diversity Management.

Talea costituisce anche l’opportunità di vivere un’esperienza “unica”, conoscendo e confrontandosi con talenti provenienti da tutte le parti del mondo, nel contesto dei boschi di Casentino in Toscana nella Provincia di Arezzo.

Le iscrizioni, da effettuare tramite l’invio di CV in formato Word/Pdf sulla casella email cv@taleaweb.eu, scadono il giorno 30 aprile 2011.

Il corso si terrà dal 2 al 12 giugno 2011.

Per ulteriori informazioni o chiarimenti potete rivolgervi a: FONDAZIONE ETHNOLAND, via Settembrini 60, 20142 Milano, Tel. 02/97382866, o consultare il sito di Talea.

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07 aprile 2011

Ucciso Juliano Mer Khamis, fondatore del Freedom Theatre a Jenin

Probabilmente, al di fuori dei confini mediorientali, il nome di Juliano Mer Khamis sarà familiare a pochi. Eppure la sua attività e il suo impegno lo hanno reso uno di quei personaggi importanti, di quelli che si sono sempre battuti per rendere la società palestinese meno conflittuale.

Attore di teatro e di cinema, nato dall’unione di un’israeliana, Arna Mer, e di un palestinese cristiano, Saliba Khamis, è stato ucciso tre giorni fa con cinque colpi d’arma da fuoco, sparati da un uomo a volto coperto. Si trovava proprio fuori dal suo Freedom Theatre, la scuola di teatro che aveva fondato nel 2006 nel campo profughi di Jenin, e che poi sarebbe diventata uno dei più importanti luoghi di produzione artistica e culturale indipendente nei Territori Occupati.

Il suo teatro, rivolto ai bambini del campo profughi di Jenin, era diventato già un importante centro culturale negli anni Ottanta, grazie all’attività della madre Arna, a cui aveva dedicato proprio il documentario che lo aveva reso famoso Arna’s Children. Juliano aveva aiutato la madre a realizzare il suo sogno di creare una giovane compagnia di ragazzi, lo Stone Theatre, seguendone il percorso formativo attraverso la macchina da presa. L’intenzione del teatro era di rappresentare per questi ragazzi una via di fuga, aiutandoli ad esprimere le loro rabbie quotidiane, le frustrazioni, l’amarezza e la paura. Ma il sogno di progettare una vita alternativa alla violenza per questi ragazzi si è scontrato con la realtà della seconda intifada e dell’occupazione, e così anche i piccoli bambini di Arna hanno preso parte alla lotta per la resistenza contro l’occupazione dei territori palestinesi da parte dell’esercito israeliano, alcuni di loro rimanendovi uccisi.

Fondare nel 2006 il Freedom Theatre all’interno del campo è stato per lui un gesto d’arte, d’amore ma anche di rivoluzione. Aprire uno spazio artistico in un luogo di estrema chiusura e marginalizzazione come un campo profughi non poteva essere un’impresa semplice. Il primo passo era quello di ribaltare l’idea che nei campi si aveva del teatro, cercando di costruirne un’idea differente nella mente degli abitanti, e renderli predisposti all’accoglienza. E poi, con le sue parole: “Il teatro è solo una scusa, noi facciamo arte in genere: scrittura creativa, photoshop, computer, fotografia, psicodramma, realizzazione di film, terapia teatrale. Non siamo il teatro nel senso tradizionale, usiamo tutti i mezzi dell’arte prima per comunicare con il mondo, poi per ricostruire l’identità perduta. Chi siamo? Dove stiamo andando? Cosa pensiamo? Perché siamo in questa situazione? Quale tipo di indipendenza vogliamo e come possiamo costruire identità senza cultura? Altrimenti si creano tanti soldatini. La ricerca dell’identità può avvenire solo tramite l’attività culturale. C’è bisogno di un riflesso di se stessi. È così che si costruisce il sé: riflettendo se stessi su uno schermo, nelle pagine di un libro, creando un dibattito, un dialogo. Combattere la tradizione è combattere l’occupazione.” *

Insegnare la creatività e l’indipendenza ai più piccoli, alle nuove generazioni, svincolarle dai legami tradizionali che agiscono come scudo rispetto alla situazione di marginalità e occupazione. “Questa è la vera lotta contro l’occupazione. Perché, ciò che l’occupazione sta facendo è distruggere la società. Costruire sulla base non della tradizione e della religione, ma della libertà, di strutture democratiche, di un alto livello educazione e della libera opinione, della cultura. Questa è la forza.

Già negli ultimi due anni il suo teatro e lui stesso erano stato ripetutamente minacciati e attaccati, soprattutto dopo la scelta di portare in scena un testo difficile come La fattoria degli animali di Orwell. Non solo l’offensiva israeliana nella West Bank è stata sempre più forte, ma il teatro, rappresentando una realtà di rottura con alcune tradizioni locali non poteva certo essere di gradimento ai più conservatori di Jenin.

Ma queste minacce non avevano scalfito la sua attività, e aveva continuato ad usare la forza pacifica del suo teatro, anche se di rottura ed opposizione, per creare percorsi di resistenza e liberazione. Embletica fu la frase che pronunciò durante l’accoglienza alla Carovana di Sport sotto l’Assedio del 2009: “We’re going to start a new intifada by poetry, theater, art, humans rights, pacific demonstrations against the wall. Questo vogliamo costruire. Questo è quello che Israele non può uccidere.

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06 aprile 2011

Sbarchi di migranti: finalmente il permesso temporaneo a fini umanitari

Oggi finalmente il Presidente del Consiglio firmerà il decreto che consentirà il rilascio del permesso temporaneo a fini umanitari a tutti i tunisini già approdati in Italia. Riteniamo che  questa soluzione consenta di fornire una risposta diretta, immediata e perfettamente adattabile alla problematica. Il permesso di soggiorno temporaneo è, infatti,  uno strumento che il nostro ordinamento già prevedeva e pensato appunto per governare in modo razionale e rispettoso dei diritti fondamentali dell’uomo,  gli esodi di rifugiati che fuggono da guerre e da altre forme di violenza generalizzata. Questo consentirebbe non solo di allentare la pressione che la Tunisia sta subendo in merito al controllo delle frontiere (non dimentichiamo che sta accogliendo almeno 100mila persone in fuga dalla Libia), ma permetterebbe anche di evitare la creazione di nuove “tendopoli” che, come abbiamo purtroppo visto in passato, sarebbero portatrici di sentimenti di insicurezza con conseguenti  reazioni di intolleranza.

Qualche giorno fa l’Associazione Studi per gli Giuridici sull’Immigrazione, a cui la nostra cooperativa editrice Lai-momo aderisce, ha emesso un comunicato stampa dal titolo “Istituire la protezione temporanea è la sola via razionale per governare oggi l’esodo dalla Tunisia” che contiene anche interessanti precisazioni sugli aspetti giuridici nazionali e internazionali dell’attuale “emergenza sbarchi”.

Per il testo si veda anche il link http://www.asgi.it/home_asgi.php?n=1536&l=it

(Marina Frabboni)

Emergenza_Tunisia_Comunicato_Stampa_ASGI_31_marzo_2011

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01 aprile 2011

Nell’Egitto post-regime si discute il futuro dei musei

Riportiamo e traduciamo un’interessante articolo del quotidiano egiziano Ahram online, che aiuta a comprendere le dinamiche e i problemi che sta affrontando il nuovo Egitto.

Quando ieri il governatorato del Cairo ha annunciato che era stata predisposta una commissione per studiare la possibilità di demolire l’edificio del Partito Nazionale Democratico (PND) per trasformarne il terreno in un parco, archeologi e museologi hanno reagito in modo furioso.

Sebbene il terreno fosse originariamente di proprietà del museo egizio, nessuno di loro è stato interpellato per la creazione di questa commissione.

“É ora che questo terreno, che prima apparteneva al museo egizio, sia restituito”, così dichiara Tarek El- Awadi, direttore del museo egiziano, ad Ahram Online.

Racconta che dopo la rivoluzione del 1952 quel terreno fu preso dall’Egyptian Antiquites Authority e da allora è stato sempre utilizzato dai vari partiti di governo stabiliti dal regime, l’ultimo dei quali è stato il PND, che aveva condiviso lo stabile sulle rive dei Nilo con il Consiglio Nazionale per le Donne, guidato dalla moglie del Presidente Suzanne Mubarak, e con la Arab Bank.

L’edificio è stato distrutto la sera del 28 gennaio, nel mezzo dei violenti attacchi da parte dei mercenari pro-regime e delle forze di sicurezza contro i dimostranti in piazza Tahrir.

El- Awadi ha affermato che gli archeologi e i curatori del museo sono stati profondamente infastiditi dal non essere stati invitati alla discussione sul futuro di quel pezzo di terra, e ha detto che si stanno appellando al Primo Ministro Ahmed Sharaf e al Consiglio dell’Armata Suprema per far sì che questa terra torni nelle mani dei suoi proprietari originari, il Ministero per i Beni Culturali.

Egli ha negato che la terra appartenga al governatorato del Cairo, ma essa, sin da quando il museo è stato costruito, nel 1901, era parte della zona edificabile e costituiva la zona portuale del museo del Nilo in cui le navi trasportavano i monumenti dalla loro collocazione originaria a Luxor ed Aswan lì nell’Alto Egitto per esporle nel museo. Le cerimonie ufficiali di inaugurazione dell’esposizione delle mummie reali egiziani furono anch’esse organizzate lì.

El- Awadi ha proposto che dopo la demolizione dell’edificio distrutto del PND il terreno venga trasformato in un museo a cielo aperto, dove esporre alcuni pezzi della collezione del museo, le cui vetrine sono al momento stracolme. Potrebbe addirittura diventare un edificio gemello al museo, collegato da un ponte, e potrebbe diventare, sempre secondo El- Awadi, la location ideale per esporre la collezione d’oro del diciannovesimo re della dinastia, Tutankhamun.

Fonte: Ahram online, 14 marzo 2011

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28 marzo 2011

Un fan un albero, Unimondo lancia una nuova campagna sui social media

L’utilizzo dei social media per promuovere campagne è in costante crescita. Unimondo sta lavorando ad un progetto di “carbon compensation” in Kenya dal titolo “Un fan un albero”. Il progetto è stato lanciato sull’ormai onnipresente Facebook. Per capire meglio scopi, possibilità e risultati ne abbiamo parlato con Fabio Pipinato, direttore di Unimondo.

- Da dove nasce l’idea di questa campagna?
Da un bisogno. Dalla siccità. Il Kenya, e non solo, è stato attraversato da un’importante secca nel biennio 2009-2010. Il progetto di riforestazione “Tree is Life – Albero è vita” ha rischiato la chiusura in quanto non v’era acqua per innaffiare gli 80 vivai costruiti su base comunitaria.

- Quale soluzione avete trovato?

Abbiamo deciso di ridistribuire i 10.000 euro di budget annuali per la comunicazione del nostro sito internet: invece di spenderli in Italia acquistando pagine di giornale, allocando banner e così via abbiamo pensato di utilizzarli per sostenere il progetto, ed allora è stata inventata la campagna “1 fan 1 albero”. Per ogni nuovo fan che il portale avrà su Facebook verrà piantato un albero in Kenya. Così facendo da un lato ci si garantisce che i denari allocati per la comunicazione del sito raggiungano lo scopo di destinazione e dall’altro si aiuta il progetto di riforestazione “Tree si Life” a rialzare la testa dopo la batosta della siccità che ha visto molti vivai divenir aridi.
- Attraverso quali canali viene promossa e si sviluppa la campagna?

I partner di Unimondo sono più di 400. Molti di loro, come Africa e Mediterraneo, hanno consentito di allocare on line un banner che faccia direttamente riferimento alla campagna. Poi il passaparola ha raggiunto quota 8.888 fan. Una cifra più che soddisfacente e non lontana da quanto ci si è preposto.

- Di cosa si occupa l’associazione Tree is Life, partner locale nel vostro progetto?

Tree is Life, attraverso il sostegno di una forte expertise locale, sostiene le comunità ad avere cura e salvaguardare la natura. L’approccio è piuttosto interessante in quanto la sfida è “creare cultura” con molte iniziative in decine di scuole come la “festa dell’albero” e molti percorsi comunitari. �

- Attualmente a che stadio è il progetto?

Sono attivi più di 80 vivai sia nelle comunità di villaggio che nelle scuole. Ogni vivaio viene curato da un “gruppo di mutuo aiuto” che ha un presidente ed un direttivo. Le piante da legno e da frutta prodotte in ogni vivaio vanno ad integrare il reddito di ognuno che ha lavorato alla cura dello stesso.  Il rimanente va venduto al mercato. Ogni anno Tree is Life contribuisce indirettamente all’impianto di 800.000 piante.

- Come si può sostenere il progetto?

Diventando fan di Unimondo su Facebook ed invitando i propri amici a fare lo stesso.

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21 marzo 2011

21- 27/ 03/2011: Festival del Cinema Africano d’Asia e America Latina, Milano

In: Cinema - Cultura

Al via oggi l’undicesima edizione del Festival del cinema africano d’Asia e America Latina.  Il festival, che si svolgerà a Milano dal 21 al 27 Marzo, sarà presentato questa sera e inaugurato dalla proiezione in prima nazionale del film “A Woman, a Gun and Noodle Shop” (Cina, 95’) di Zhang Yimou (il regista cinese di Lanterne Rosse).

Di seguito il programma completo del festival.

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15 marzo 2011

22-27/03/2011: Africa Comics- South Africa al Festival del Cinema Africano, d’Asia e d’America Latina

Dal 22 al 27 marzo 2011, saremo presenti con la mostra “Africa Comics- South Africa”, all’interno del Festival del Cinema Africano, d’Asia e d’America Latina di Milano. La mostra presenta le migliori storie di autori sudafricani arrivate nelle ultime 5 edizioni del “Premio Africa e Mediterraneo per il migliore fumetto inedito di autore africano”.
Attraverso il fumetto, gli artisti sudafricani raccontano la storia del loro paese, dall’esperienza coloniale, il rapporto tra classe dominante bianca e manodopera nera, alle dure condizioni dei lavoratori nelle miniere, o rappresentano, anche in modo ironico, la disparità di classe in Sudafrica e la condizione della donna, o storie surreali e di fiction.
Il fumetto e la creatività sono due strumenti importanti per comprendere l’Africa di oggi, ed in questo gli artisti sudafricani si sono sempre distinti per qualità, innovazione e ironia delle storie, ricevendo alcuni anche riconoscimenti internazionali per l’editoria a fumetti.

Immagine 1: Ame (Shani Nel), In the Heart of Darkness, Africa Comics 2003 © Africa e Mediterraneo

Immagine 2: Daniël du Plessis, Make tracks, Africa Comics 2009-2010 © Africa e Mediterraneo

Particolare

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14 marzo 2011

18/03/2011: Incontro sulla cittadinanza vista dalle seconde generazioni: Italiani si nasce o si diventa?- Bologna

Lai-momo soc. coop. nell’ambito della gestione di punto migranti promuove la partecipazione dei giovani G2 e non all’iniziativa “Italiani si nasce o si diventa?” organizzata dal Distretto Pianura Est della Provincia di Bologna. Venerdì 18 marzo dalle ore 18 al Centro Giovanile di Castenaso si terranno incontri, proiezioni di videoclip e musica sul tema della cittadinanza vista dalle seconde generazioni.

Di seguito il programma completo dell’iniziativa.

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11 marzo 2011

15/03/11 – Colonialismo italiano e religione islamica: conferenza con Jonathan Miran a Bologna

Il 15 Marzo 2011, alle ore 18, nella Residenza di Studi Superiori di Bologna, si terrà una conferenza dal titolo: “Between Control, Co-option and Accommodation: Italian Colonialism and Islam in Eritrea (1885-1941)”, organizzata dalla professoressa Irma Taddia.
Sarà presente il professor Jonathan Miran, che illustrerà quelle che sono state le pratiche e le politiche del colonialismo italiano nei confronti della religione islamica e dei musulmani presenti in Eritrea quando era la colonia primogenita italiana.

La politica italiana dal 1885 al 1941 infatti è passata attraverso tre momenti, dalla politica di conquista a quella di inclusione delle istituzioni islamiche nell’amministrazione coloniale, fino all’ultimo periodo, corrispondente agli anni del fascismo, che culminò con la propaganda di un’immagine dell’Italia come potenza pro-islamica.

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10 marzo 2011

Laboratorio di scrittura creativa interculturale 2011

Fino al 20 marzo è possibile iscriversi al laboratorio di scrittura dell’Associazione Eks&tra. Questa associazione è stata la prima in Italia ad occuparsi di letteratura migrante con un premio che ha “scoperto” alcuni dei maggiori “scrittori migranti” presenti in Italia come Gezim Hajdari, Yousef Wakkas e Tahar Lamri. Ho letto il libretto Passaparole pubblicato dopo il laboratorio del 2010 e alcuni racconti mi sono piaciuti molto. Copio qui sotto un brano da uno di quei racconti, “… i miei, i tuoi e di tutti gli altri”, di Rosa Manrique, perché fa un accenno al “fare l’Italia” che, visto che ci avviciniamo al 17 marzo, 150esimo dell’Unità d’Italia, ci pungola un po’.

È bello viaggiare, quando fai il turista è differente, non ti devi “integrare”, non devi preoccuparti di nascondere la tua diversità, la tua originalità, il turista è sempre benvenuto. Come cambiano le cose invece quando ti devi fermare. Ogni giorno sempre c’è qualcosa o qualcuno che ti fanno ricordare che sei straniero. Che la tua casa, i tuoi amici, la tua famiglia non sono lì. Perché l’esotico è bello da vedere nei safari, allo zoo, nei musei, nei documentari. Ma non a casa tua, la deturpano, la rendono pericolosa. Come puoi integrarti in un posto che rifiuta l’essere diverso? Io vorrei sentirmi a casa, ogni giorno: non è questo il segnale più forte di integrazione? Aspettai per un momento in silenzio guardando i mille volti diversi, chiusi gli occhi e ripensai a tanti eventi che non dimenticherò mai, come quando ero sull’autobus in direzione del lavoro. I controllori salirono chiedendo i biglietti ai passeggeri, ma questa volta controllavano solo gli stranieri. A tale stranezza rispose uno con una bella tunica colorata, chiese che venissero controllati tutti i biglietti; i controllori si rifiutarono, ecco che iniziarono le proteste. L’autista si vide obbligato a intervenire per il troppo disordine. Per calmare la situazione, si cominciò a controllare tutti. Risultato: sette italiani senza biglietto. Addirittura i controllori volevano fermare l’autobus per farglielo comprare, che scandalo! E nuovamente iniziarono le proteste. Alla mia fermata scesi indignata da tale prova di discriminazione ma contenta di essere stata partecipe. Perché se l’Italia non la fanno gli italiani, l’Italia la facciamo noi.

INFO:  Sono aperte fino al 20 marzo 2011 le iscrizioni alla quarta edizione del laboratorio di scrittura creativa interculturale, ideato dal Dipartimento di Italianistica dell’Università di Bologna e dall’Associazione interculturale Eks&Tra.
Aperto a cittadini, italiani e migranti, con la passione per la scrittura, il Laboratorio di scrittura creativa
interculturale si svilupperà per un totale di quattro moduli di carattere teorico-pratico.
Gli incontri si svolgeranno il venerdì pomeriggio e il sabato mattina presso l’Aula Forti del Dipartimento
di Italianistica dell’Università di Bologna, via Zamboni 32 a Bologna, nelle seguenti date: 1-2 aprile, 15-16caprile, 6-7 maggio, 27-28 maggio.
Al sito www.eksetra.net è disponibile il modulo di iscrizione, da compilare e inviare on line.
La partecipazione al laboratorio è gratuita e sono previsti al massimo 40 partecipanti.
il Laboratorio sarà realizzato sotto la direzione scientifica del Prof. Fulvio Pezzarossa, docente di Sociologia della letteratura presso il Dipartimento di Italianistica dell’Università di Bologna, con il coinvolgimento dei tutor: Christiana de Caldas Brito (Brasile), Livia Bazu (Romania), Pina Piccolo (italo-americana).
Anche quest’anno è prevista la realizzazione di una pubblicazione cartacea con i racconti dei partecipanti al laboratorio ritenuti meritevoli di pubblicazione. I racconti verranno inoltre pubblicati on line sul sito
dell’Associazione Eks&Tra www.eksetra.net.
Contatti: eksetra@libero.it – cell. 333/6723848

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