19 settembre 2011

Crossing viewpoints: nuova scadenza per l’Euromed Heritage photo competition

In: Cultura

Il progetto finanziato dall’Ue “Euromed Heritage IV”, ha posticipato la data di scadenza per la partecipazione al concorso “Crossing Viewpoints: Mediterranean cities as spaces of socialisation”; una competizione fotografica alla quale possono partecipare tutti i fotografi appartenenti a uno dei Paesi dell’area del Mediterraneo, nonché i cittadini dei paesi membri dell’Unione europea.

La nuova data di scadenza per la presentazione dei lavori si protrae fino al 15 ottobre 2011. Il concorso ha come obiettivo principale quello di promuovere il patrimonio culturale dell’area Euro- Mediterranea, sensibilizzando l’opinione pubblica e favorendo una maggiore consapevolezza della propria eredità culturale.

Per maggiori informazioni: www.enpi-info.eu

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15 settembre 2011

Les Ateliers pARTage – Il capolavoro di Blaise Patrix

Gli “Ateliers pARTage” sono la vera opera dell’artista Blaise Patrix. Patrix è un artista francese di lunga esperienza, ha vissuto moltissimi anni in Africa francofona svolgendo la sua attività artistica, e da tempo vive a Bruxelles praticando soprattutto la pittura. Ma il suo capolavoro secondo me sono gli Ateliers pARTage, progetti di arte sociale durante i quali riesce a fare lavorare insieme persone che vivono nella stessa città ma non si sono mai parlate, i bambini di un quartiere che hanno sempre voglia di mettersi in gioco, adulti arrivati da continenti diversi che si ritrovano insieme nell’Europa della migrazione.

Così può capitare che i ragazzi che stazionano nei corridoi della metropolitana di Bruxelles lavorino assieme ai viaggiatori che tante volte passando li hanno guardati con inquietudine, o che gli abitanti di una strada passino diversi pomeriggi a colorare i pannelli che dovranno abbellire un palazzo degradato della loro via.

La sua tela sono i quartieri delle città, i pennelli e colori sono la sua instancabile voglia di dialogare, l’entusiasmo sempre nuovo, e la pazienza con cui tesse relazioni con gli attori sociali del luogo, prima dell’evento in cui si fa la pittura concreta.

Ne nascono coloratissimi pannelli, che poi vengono allestiti sui muri dei luoghi pubblici vissuti dalle persone che li hanno fatti, in modo che siano riconosciuti, apprezzati e di solito mai vandalizzati.

Il lavoro che Blaise ha svolto in questi anni ha finalmente avuto un riconoscimento da parte della Commissione Europea, nel programma Cultura, una fonte di finanziamento caratterizzata da una altissima concorrenza, essendo sempre più “battuta”, non solo dalle associazioni culturali, ma anche da parte delle principali istituzioni culturali europee.

A Bruxelles venerdì sarà inaugurata la prima mostra del progetto europeo “Les Ateliers pARTage” (LAP1).”

Les Ateliers partage (LAP1) : L’art crée du lien”

Bruxelles presso la place Keym, dal 17 al 18 settembre 2011

Vernice: venerdì 16 settembre, ore 18.30

Visite: sabato 17 settembre, ore 10.00 – 18.00

Domenica 18 settembre, ore 9.00 – 19.00

www.lavenerie.be

Dal comunicato stampa: Gli artisti Blaise Patrix, direttore artistico del progetto LAP1, e Michel Gelinne, contribuiranno a valorizzare, attraverso una mostra fotografica, i lavori artistici proposti dagli abitanti di Watermael-Boitsfort.

Durante l’evento sarà possibile ammirare le opere dei diversi artisti che hanno partecipato a originali laboratori creativi, conferendo ampia visibilità agli stessi e dando vita ad un avvenimento inclusivo.

L’evento presentato fa parte del progetto “LES ATELIERS PARTAGE 1 – phase initiation” (LAP1), co-finanziato dal Programma Cultura della Commissione Europea. Lai-momo partecipa al progetto in collaborazione con il Centro Culturale La Vénerie (Belgio), Kultuurivoimala – Cultura Power Station (Finlandia), sotto la guida di SMartBe ASBL (Belgio).

Il progetto LAP 1 promuove la partecipazione e l’integrazione delle arti nel tessuto sociale. L’originalità della metodologia del progetto sta nel coinvolgimento di artisti al fine di creare opere d’arte visuali collettive (video, pittura, fotografia) durante laboratori creativi che prevedono la partecipazione attiva del pubblico, includendo gruppi vulnerabili e minoranze. L’esposizione di queste opere permette quindi di dare visibilità all’impegno e al riconoscimento personale nel processo di crescita di una società coerente, tollerante e inclusiva.

Lo svolgimento del progetto si caratterizza da 3 eventi internazionali tra settembre e novembre 2011, nei quali ogni organizzatore presenta le proprie opere artistiche prodotte. Un forum internazionale organizzato all’Espace Delvaux chiuderà a maggio 2012 il progetto.

Il progetto italiano espone “pitture in circolo” fatte dagli abitanti del centro e della periferia del Comune di Calderara di Reno. Il co-organizzatore finlandese proietta un video realizzato con la partecipazione degli abitanti di Meri Toppila nelle vicinanze di Oulu sulla facciata di un monumento. Il co-organizzatore belga presenta un’installazione basata su fotografie della sua città scattate da abitanti delle diverse aree (Watermael Boisfort).

INVITATION_LAP1_16septembre

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12 settembre 2011

Non so perché sono stata creata: la vita e l’arte di Dada, artista del deserto del Kalahari in Botswana

Dada, pseudonimo di Coex ae Qgam, è stata una grande artista Naro, pittrice, narratrice e ballerina africana, prima donna del Botswana a rappresentare la sua gente e il suo paese nel mondo. La sua arte ha celebrato la tradizione e i valori culturali del Kalahari attraverso un linguaggio visivo potente ed espressivo, dando voce alle comunità del deserto e alle donne artiste marginalizzate.

Il volume “I don’t know why I was created”, edito da Eggsson Books, casa editrice botswaniana, racconta la vita di questa artista attraverso una serie di interviste che le autrici, Ann Gollifer e Jenny Egner, hanno posto a Dada dal 2002 fino al 2008, anno della sua scomparsa. Non si tratta però solamente di un’autobiografia o di un libro-tributo, dal momento che rappresenta anche il primo tentativo nella storia dell’arte di questo paese africano di produrre un catalogo completo delle opere di un artista. Nell’opera sono infatti catalogate tutte le stampe, le mostre e la maggior parte dei dipinti di Dada.

La catalogazione rappresenta spesso per gli artisti contemporanei africani un punto debole, che porta inconvenienti dopo la loro scomparsa, con l’emergere di falsi e incerte attribuzioni. Il tutto alimentato da ambigui mercanti e sedicenti critici d’arte che approfittano della mancanza di un catalogo ufficiale e di galleristi professionali per mettere in circolo copie o falsi. Sono quindi quanto mai meritevoli per una corretta promozione degli artisti iniziative come questa di Gollifer e Egner.

Immagini tratte da "I Don’t Know Why I Was Created. Dada - Coex Ae Qgam" di Ann Gollifer e Jenny Egner, Eggsson Books, Gaborone, Botswana, 2011

Il libro sarà presentato il 24 settembre 2011 a Gaborone, Botswana

Per maggiori informazioni http://www.anngollifer.com/current_projects.html

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07 settembre 2011

LondonBamako – a collaborative exhibition of exchanges 17-25 maggio 2011 (Londra) 20-30 settembre 2011 (Bamako)

Immagini da Bamako & London. © Alioune Bâ and Diane Patrice

“Bamako&London” è una mostra fotografica itinerante nelle due città: a Londra è stata esposta dal 17 al 25 maggio 2011 e a Bamako sarà presentata dal 20 al 30 settembre 2011. I lavori esibiti, soprattutto fotografie e filmati, provengono da entrambe le città e hanno la volontà di mostrare scene di vita quotidiana a confronto, stimolando riflessioni di carattere interculturale. Il team di curatori della mostra è composto da Alioune Bâ e Diane Patrice, entrambi noti fotografi rispettivamente di Bamako e Londra, e Sophie Mew, antropologa inglese. Le opere selezione presentano momenti della quotidianità come partite di calcio, conducenti di taxi, persone che bevono te, famiglie e musicisti. Le immagini sono accompagnate da brevi testimonianze, in francese e in inglese, scritte da persone inglesi e maliane, allo scopo di mettere in relazione aspetti simili delle vite nelle due città.

Grazie all’intento di promuovere temi d’inclusione sociale e di testimoniare momenti di vita reale, la mostra è ormai considerata un progetto di carattere interculturale ed educativo. Inoltre è parte della politica della mostra favorire il più possibile le visite attraverso ingressi gratuiti e programmi di accompagnamento offerti alle comunità locali e alle scuole.

Per maggiori informazioni: www.bamakoandlondon.com

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30 agosto 2011

António Ole nella pelle di Luanda

Il sito Art Africa del Centro de Estudos Comparatistas dell’Università di Lisbona inaugura un ciclo di riproduzioni virtuali di mostre reali, pubblicando una serie di opere del grande artista e videomaker angolano António Ole. La mostra, dal titolo “Na Pele da Cidade”, è quasi una retrospettiva delle principali opere dell’artista, visto che presenta le famose installazioni Margem da zona limite, presentate alla Biennale di Johannesburg nel 1995, i Township Walls costruiti in Germania e alla Biennale di Venezia e le bellissime foto dei muri degradati (Urban Choices I). Lo sguardo poetico di Ole si posa con compassionevole e lucida attenzione sui muri della sua città, che ne sono la “pelle”, e continua a consegnarci opere straordinarie, raccolte qui come rappresentazioni di frontiere mutevoli, indefinite, porose, dove il tempo e la storia lasciano i loro segni stratificati.

La mostra è visitabile all’indirizzo www.artafrica.info/html/expovirtual/expovirtual.php?ide=24

António Ole, Township Wall, Africa Remix, Dusseldorf, 2004 ©António Ole

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03 agosto 2011

Numero 74 di Africa e Mediterraneo: Il Senegal e la diaspora senegalese

Acquista il numero 74 sul sito dell’editore Lai-momo

Il dossier che pubblichiamo presenta alcuni approfondimenti sugli eventi socio-culturali che hanno segnato l’ultimo anno e nei quali il Senegal ha inteso interpretare un ruolo anche politico presentandosi come punto di riferimento di una visione globale e panafricana del futuro del continente e della sua proposta culturale: il Monumento al Rinascimento africano e il terzo Festival mondial des arts nègres. Queste iniziative sono approfondite e spiegate nei loro retroscena, nelle motivazioni e negli errori dagli articoli di Victoire Axiga-Dokpo e Itala Vivan.

Il dossier continua con vari approfondimenti su aspetti culturali del Senegal, con interessanti visuali storiche. Un panorama del cinema senegalese, della sua importanza nel passato con l’opera dei grandi Ousmane Sembène e Djibril Diop Mambéty così come della sua difficoltà attuale, è tracciato nell’articolo di Simona Cella.

La denuncia senza sconti dei rapper del movimento di protesta “Y en a marre” nei confronti della corruzione e dell’immobilismo della classe dirigente del Paese, così come la presa di posizione degli artisti hip hop nella vetrina mediatica del Forum sociale mondiale, tenutosi a Dakar nello scorso febbraio, sono raccontati da Fabrizio Guglielmini, assieme alla produzione degli artisti del neo ‘mbalax come Coumba Gawlo e Yossou Ndour.

Due importanti scrittori senegalesi presenti in Italia hanno dato il loro contributo a questo dossier: Cheikh Tidiane Gaye dando una personale selezione, presentazione e traduzione dei poeti senegalesi, Pap Khouma raccontando dal punto di vista di pioniere dell’immigrazione in Italia una breve storia del movimento che ha portato decine di migliaia di giovani senegalesi a spostarsi in Italia. L’integrazione linguistico-culturale di questi nuovi cittadini, con tutte le implicazioni sull’intreccio dei rapporti personali, sulla costruzione di famiglie miste, sull’educazione dei figli, è trattata dall’etnolinguista Baye Ndiaye, presidente del Centro orientamento studi africani di Milano.

Elisabetta Bevilacqua traccia una storia della presenza di scrittori senegalesi nel panorama della scrittura della migrazione in Italia, approfondendo, tra le altre, proprio l’opera di Pap Khouma, il cui libro (scritto assieme a Oreste Pivetta) Io venditore di elefanti è considerato il titolo con cui la “letteratura della migrazione” ha fatto il suo esordio in Italia.

La storia del Senegal è stata a lungo, bisogna dirlo, la storia del suo rapporto con la Francia. Un rapporto a cui la figura del poeta presidente Senghor ha dato una importante connotazione letteraria, culturale e linguistica, cosa che ha portato in eredità anche una certa ambiguità. Un’ambiguità che caratterizza la storia a fumetti Le Sénégal et Léopold Sédar Senghor, creata dallo sceneggiatore francese Saint-Michel, analizzata da Francesca Romana Paci, con un’attenzione speciale proprio alle implicazioni visive e linguistiche, spesso molto sottili, che possono essere ricondotte al complicato rapporto tra Paese colonizzato e madrepatria colonizzatrice. I fumetti sono un ottimo modo per capire il tessuto sociale di un Paese, per questo abbiamo pubblicato una tavola delle avventure di Goorgoorlou, l’anti-eroe creato dalla penna di T.T. Fons, probabilmente il più famoso e popolare personaggio a fumetti del Senegal, in quanto rappresenta l’uomo medio senegalese, disoccupato, alla ricerca costante di una piccola somma per la “Spesa Quotidiana”. Anche le tavole di Lamine Dieme, sulla passione dei bambini per il gioco del calcio, rappresentano una scena energica e scanzonata della vita sociale senegalese.

Come abbiamo detto, il Senegal è da tempo molto legato anche all’Italia, anche perché quella presente da noi è la più grande tra le diaspore senegalesi. L’articolo di Anna Casella Paltrinieri ripercorre la presenza dei Senegalesi muridi nella provincia di Brescia, dove questa confraternita ha creato un centro per il culto che, se in passato è stato occasione di dialogo interculturale e interesse reciproco con le istituzioni locali italiane, negli ultimi anni è diventato pretesto per polemiche sulla sicurezza da parte di alcuni partiti, senza che da parte della comunità senegalese si sia riusciti a dare un’adeguata risposta.

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02 agosto 2011

Festival internazionale del fumetto di Algeri,
Riadh el Feth, Algeri, 5 – 8 ottobre 2011

In: Fumetto

Da mercoledì 5 a sabato 8 ottobre 2011 si terrà la quarta edizione del Festival internazionale del fumetto di Algeri (FIBDA), diventato ormai un evento imperdibile e un importante punto di riferimento per il fumetto africano, visto che nelle edizioni passate hanno partecipato molti autori dal continente.

Proprio grazie a questo festival il fumetto algerino ha avuto un grande slancio, è uscito dall’anonimato e ha avuto una vera e propria rinascita, rivelando al mondo intero un gran numero di talenti fino ad allora inespressi e troppo “ghettizzati”. Attraverso l’utilizzo di diverse lingue e diversi generi, il promettente fumetto algerino si affaccia così al grande pubblico, permettendo la scoperta di una scena poco conosciuta ma ricca di idee e spunti molto interessanti, come dimostra la scelta del tema della prossima edizione, il cui slogan sarà “fumetto di pace”. La decisione di privilegiare e di insistere su una cultura della pace attraverso l’utilizzo della forma espressiva del fumetto, sarà un importante veicolo per nuove relazioni umane non solo a livello locale ma anche regionale e globale. Gli organizzatori insistono sulla necessità di costruire una nuova visione della pace basata sui valori universali di rispetto per la vita, libertà, giustizia,solidarietà, tolleranza, diritti umani e uguaglianza tra uomo e donna.

Sarà inoltre indetto un concorso multidisciplinare con varie categorie:

- Concorso per manifesti

- Concorso per ragazzi (12-18 anni)

- Concorso per giovani talenti (18-35 anni)

- Concorso nazionale ed internazionale per fumettisti professionisti

Ulteriori approfondimenti, oltre al regolamento e l’iscrizione al concorso, sono disponibili sul sito web dell’evento.

Prossimamente sarà online anche il programma delle quattro giornate, per ora non disponibile in forma dettagliata.

Sito web dell’evento

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01 agosto 2011

Inkanyiso solo exhibition by Zanele Muholi
Stevenson, Johannesburg, 7 luglio – 5 agosto 2011

Inkanyiso è il titolo della mostra monografica di Zanele Muholi che include tre nuovi cicli fotografici – nuovi ritratti delle serie ancora aperte Faces and Phases (2010-11), Beulahs (2007-10) e Transfigures (2010-11) – più il documentario Difficult Love (2010). Con questa mostra l’“attivista visuale” Muholi – come lei stessa ama definirsi – continua il suo lavoro sulle minoranze sessuali presentando nuove serie di ritratti in bianco e nero dedicati alle comunità omosessuali nere di Sudafrica, Botswana e Svezia. Il documentario Difficult Love, che ha già collezionato diverse partecipazioni a festival di tutto il mondo ma che per la prima volta viene presentato in una galleria d’arte, offre inoltre una prospettiva personale sulle sfide che devono affrontare le donne omosessuali nel Sudafrica d’oggi.

Zanele Muholi è nata a Umlazi, Durban nel 1972 e vive a Città del Capo. Ha studiato fotografia al Market Photo Workshop in Newtown, Johannesburg. Nel 2009 è stata la Ida Ely Rubin Artist-in-Residence al Massachusetts Institute of Technology (MIT) e ha vinto il Casa Africa and Fondation Blachère awards ai Rencontres de Bamako – Biennale africana di fotografia.

Vredehoek, Cape Town, 2011 Silver gelatin print Image size: 76.5 x 50.5cm Paper size: 86.5 x 60.5cm Edition of 8 + 2AP. © Muholi/Stevenson

Gaborone, Botswana, 2010 Silver gelatin print Image size: 76.5 x 50.5cm Paper size: 86.5 x 60.5cm Edition of 8 + 2AP. © Muholi/Stevenson

Makhaza, Khayelitsha, Cape Town, 2011 Silver gelatin print Image size: 76.5 x 50.5cm Paper size: 86.5 x 60.5cm Edition of 8 + 2AP. © Muholi/Stevenson

Constitution Hill, Johannesburg, 2010 Silver gelatin print Image size: 76.5 x 50.5cm Paper size: 86.5 x 60.5cm Edition of 8 + 2AP. © Muholi/Stevenson

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29 luglio 2011

Impressions from South Africa, 1965 to now
MoMA, 23 marzo – 29 agosto 2011

Conrad Botes, Secret Language II

Conrad Botes. Secret Language II. 2005. Lithograph, composition: 17 11/16 x 14 15/16" (45 x 38 cm). Publisher and printer: The Artists’ Press, White River, South Africa Edition: 30. The Museum of Modern Art. General Print Fund. © 2011 Conrad Botes

Il MoMA di New York ospiterà fino al 29 agosto Impressions from South Africa, 1965 to now, mostra collettiva di artisti sudafricani che presenta opere di vario genere quali poster, copertine di fumetti, serigrafie, elaborazioni fotografiche, ecc. La scelta di dedicare la mostra a una produzione artistica più vicina al mondo delle arti applicate che ai media canonici non è però casuale e rispecchia invece la situazione degli ambienti artistici sudafricani all’epoca dell’Apartheid, quando le opportunità nel mondo dell’arte non erano le stesse per tutti.

In questo contesto il printmaking e i settori ad esso collegati, grazie alla disponibilità di formati flessibili, trasportabili e relativamente economici, ha rappresentato un punto fondamentale nello scambio di idee e nella promulgazione della resistenza politica.

Tra le opere incluse nella mostra sono esposti alcuni lavori di William Kentridge, Conrad Botes e Anton Kannemeyer.

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28 luglio 2011

Cucire relazioni, al femminile

A volte succede. Anzi, succede spesso, che siano le donne a realizzare i passi fondamentali verso una convivenza tra culture costruttiva e arricchente per tutti.
E spesso succede in provincia, dove gli incontri quotidiani faccia a faccia davanti a scuola, al parco o a fare la spesa fanno sì che tra donne si stringano relazioni che superano tutti i pregiudizi.

A Granarolo,  tutto ha avuto inizio da una semplice richiesta da parte di alcune cittadine straniere, desiderose di investire il proprio tempo per imparare qualcosa di pratico, utile nella vita di tutti i giorni e, nello specifico, per apprendere le tecniche di base del cucito (rammendare, attaccare un bottone o una chiusura lampo).
E la richiesta, accolta dall’operatrice di Punto Migranti (lo sportello per cittadini stranieri organizzato dalla coop Lai-momo), è stata trasmessa all’associazione “Donne Insieme”, alla “Banca del Tempo” e al centro sociale “Il Roseto” che hanno messo in gioco le loro competenze, disponibilità e voglia di fare perché la semplice richiesta diventasse un corso reale.
In breve ecco quindi prendere vita un corso di cucito che si è tenuto presso il centro sociale “Il Roseto” per sei lunedì, dai primi di aprile a fine maggio.
“Un’esperienza contagiosa di sorrisi e colori”, dice il presidente del centro sociale Remo Manferdini, mentre l’insegnante Anna Maria, che ha messo a disposizione il suo tempo e la sua professionalità, ha manifestato una grande soddisfazione e ammirazione per la bravura e l’impegno delle sue allieve.
Le signore, quasi tutte provenienti dal Marocco, ma non solo (una di loro è ivoriana), erano quasi una dozzina e hanno partecipato con entusiasmo alle lezioni, durante le quali
hanno anche realizzato dei piccoli abiti, tutti diversi, ma ognuno accomunato da una precisione non di poco conto.

Durante il corso poi, sempre in maniera estremamente spontanea, è nata l’idea, immediatamente messa in pratica, di un corso di ricamo marocchino, il Randa, che si è tenuto per alcuni mercoledì sempre presso il centro sociale.

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