14 luglio 2011
Festival nel Deserto a Firenze
Da giovedì 21 a sabato 23 luglio l’Anfiteatro Parco delle Cascine di Firenze ospiterà il Festival au Désert/Presenze d’Africa, rassegna e laboratorio musicale multiculturale nata a partire dalla collaborazione col Festival au Désert di Essakane in Mali, considerato una delle manifestazioni musicali più importanti dell’Africa subsahariana. Quest’ultimo, organizzato sin dal 2001 dalle associazioni AITMA and EFES, trae le sue origini dalla grande tradizione delle feste tuareg che per lungo tempo rappresentarono un luogo decisionale e di scambio di informazioni privilegiato tra le diverse comunità. Nelle sue prime edizioni, il festival era costituito da danze e canzoni tuareg, poesie, corse di cammelli, giochi; poi aprì le porte ad artisti africani di altri Paesi.
Obiettivo della collaborazione tra il festival fiorentino e quello africano è “sviluppare nuove creazioni che coniughino il delicato lavoro di trasmissione delle tradizioni e tecniche strumentali africane, con le sonorità e le procedure più innovative modulate e sperimentate in occidente”.
Nelle tre serate si alterneranno sul palco musicisti africani provenienti da Mali, Senegal, Costa d’Avorio, Zimbabwe, Burkina Faso e, come ospiti, artisti italiani e internazionali.
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13 luglio 2011
Culture del Mondo: Rassegna multietnica dal 14 al 17 luglio
Da domani fino a sabato 16 luglio si terrà la rassegna Culture dal Mondo a Castenaso (BO). Un festival dove ogni sera dalle 19.00, a Casa Bondi, si terranno attività di ogni genere: esibizioni, spettacoli itineranti, atelier per i bambini, letture, cucina e proiezioni cinematografiche. Non mancheranno inoltre letture e concerti di musica etnica con ospiti d’eccezione come Nilza Costa, cantante e compositrice poliedrica, L’Accademia Do Ritmo Afroeira, nata a Bologna nel 1997 e diretta dal maestro Paolo Caruso e il gruppo bengalese di Dhar Palas e Zaman Asaduz. Riportiamo qui sotto i link al programma:
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11 luglio 2011
49° Journée Internationale de la Femme Africaine
In occasione del 49° anniversario della “Journée Internationale de la Femme Africaine”, promossa dall’ONU e dall’OUA nel 1962, l’OFAD (Organisation des Femmes Africaines de la Diaspora) promuove una giornata interamente dedicata al ruolo della donna africana in ambito socio-economico, che si terrà venerdì 15 luglio 2011 (dalle ore 13.30 alle ore 17.45), presso l’Assemblea Nazionale (Palais Bourbon), a Parigi.
In qualità di madrina d’eccezione, parteciperà alla giornata Ellen Johnson Sirleaf, attuale Presidente della Liberia. Una presenza importante quella di Ellen Johnson Sirleaf, prima donna nera al mondo divenuta Presidente di stato e prima donna ad esser stata eletta come capo di stato in Africa; una partecipazione significativa, che sottolinea l’evoluzione e la crescita del movimento di emancipazione femminile portato avanti dalle donne africane nel corso di questi anni.
L’autore del manifesto della giornata è il noto fumettista congolese Serge Diantantu, le cui opere hanno spesso grande rilevanza sociale, come “Bulambemba, mémoire de l’esclavage” e il suo ultimo libro Femme Noire, d’Afrique, d’Amérique et des Antilles, pubblicato da Caraïbéditions questo.
La storia delle donne africane non manca di figure eroiche, sapientemente presentate da Diantantu, che raccoglie le biografie di una trentina di donne di origine africana che hanno assunto rilevanza storica a livello mondiale. L’autore dedica illustrazioni a ognuna di queste “donne d’eccezione”, in modo tale che il lettore possa conoscere e scoprire il loro percorso e la loro esperienza.
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22 giugno 2011
Gasy Bulles Festival: 6-25 giugno 2011

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21 giugno 2011
Giornata mondiale del Rifugiato: la notizia da dare
Non so se questa notizia sia apparsa sui media generalisti italiani, io la trovo una notizia da breaking news. Nella Giornata mondiale del Rifugiato importanti gruppi di orientamento cristiano (non solo cattolico) hanno organizzato una veglia di preghiera per la memoria dei morti nei viaggi dell’emigrazione verso l’Europa. (Una descrizione è sul sito della comunità di Sant’Egidio. http://www.santegidio.org/index.php?pageID=2361&idLng=1062&res=1)
La veglia si intitolava “Morire di speranza”, e vi hanno partecipato migliaia di persone, ascoltando i nomi e le storie dei morti, accendendo candele, ricordando chi è morto senza un nome. Sono alcuni anni che questa veglia si tiene in Santa Maria in Trastevere a Roma, in prossimità della Giornata del Rifugiato.
Nei primi 5 mesi del 2011 si registrano già 1.820 morti in tutto il Mediterraneo, di cui 1.633 in viaggio verso l’Italia. Dal 1990 almeno 17.597 persone sono morte nel viaggio lungo le frontiere dell’Europa. Morti orribili, che hanno spesso coinvolto bambini.
Di fronte a una tragedia di queste proporzioni, così assurda e ingiusta, è necessario un grande lavoro di sollecitazione delle coscienze, di sensibilizzazione, di pressione sulla politica.
Ma è anche importante che ci sia chi, nei confronti di queste 17.597 singole, speciali, individuali tragedie, di queste 17.597 sconfitte, dimostri “com-passione” nel modo che chi ha fede ritiene importante e unico: la preghiera.
Una preghiera collettiva che mi fa venire automaticamente in mente il laicissimo “Restiamo umani” con cui Vittorio Arrigoni concludeva gli articoli.
TAG Giornata mondiale del Rifugiato, Comunità di Sant’Egidio, Morire di speranza, Restiamo umani, Vittorio Arrigoni, veglia di preghiera, morti dell’immigrazione
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Si terrà dal 22 al 26 luglio il quarto Talent campus, all’interno del Durban International Film Festival (21-31 luglio). Saranno presenti a Durban circa 50 filmmakers, provenienti da 16 stati africani — Botswana, Burkina Faso, Cameroon, Cote d’Iivoire, Egypt, Ethiopia, Ghana, Kenya, Lesotho, Mali, Nigeria, Rwanda, Swaziland, Uganda e Zimbabwe – che parteciperanno ad un intensivo programma di workshops e seminari nei primi cinque giorni del festival.
Questa quarta edizione del campus, dal tema Africa in Motion, include anche una Doc Station, riservata ai documentari, dove tre tra i talenti scelti saranno aiutati e riceveranno i consigli degli esperti prima di sottoporre i loro progetti di documentario a possibili finanziatori, editori o potenziali coproduttori all’interno del Durban FilmMart.
Monica Rorvik, direttrice del Talent Campus e vice-direttrice del DIFF, ha affermato che “il Talent Campus di Durban dà un contributo significativo alla crescita non solo delle competenze ma anche delle opportunità per i filmmakers africani. Alla giuria del festival quest’anno sono stati sottoposti molti più prodotti creati dai partecipanti al Talent Campus, e saranno proiettati all’interno del DIFF. Per molti di loro la partecipazione al campus è stato un passo per aprire la carriera a livello internazionale, come è successo ad Ariane Astrid Adoji, filmmaker camerunense il cui film è stato proiettato per la prima volta in occasione del DIFF nel 2010, e poi è stato visto ai festival di Goteborg, Dubai e a HotDocs festival, vincendo un premio al festival di Dubai. Ariane è tornata a Durban quest’anno con un nuovo progetto per il Durban FilmMart”.
Il Talent Campus è un progetto nato in partenariato tra il DIFF, il Berlinale Talent Campus e il Berlin International Film Festival, ed è supportato dall’ Ambasciata Tedesca in Sudafrica, dal Goethe-Institut, e dal KwaZulu-Natal Department of Economic Development and Tourism.
A parte il festival di Berlino, il Talent Campus è ospite anche nei festival di Buenos Aires, Guadalajara e Sarajevo, e si sta pensando ad un ulteriore campus in Giappone. Le opportunità per i talenti partecipanti si accrescono infatti attraverso la rete dei Talent Campus e attraverso la piattaforma di informazione globale della Berlinale.
Per qualsiasi informazione sul festival si può contattare tramite mail: talent@ukzn.ac.za o talent.durban@gmail.com
Il Durban International Film Festival è organizzato dal Centre For Creative Arts (University of KwaZulu-Natal) con il supporto del National Lottery Distribution Trust Fund (principale finanziatore), National Film and Video Foundation, KwaZulu-Natal Department of Economic Development and Tourism, HIVOS, City Of Durban, German Embassy, Goethe Institut, e molti altri partner.

Parole chiave : Berlinale, centre for creative arts, documentari, Durban International film Festival, Sudafrica, Talent Camp
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Africa e Mediterraneo vi invita a partecipare alla “Festa dei Popoli - Völker Festival“, in programma il 4 e 5 giugno sui prati del Talvera a Bolzano; un’iniziativa che in molte città italiane è una realtà consolidata e che quest’anno per la prima volta, anche Bolzano ospiterà.
Un incontro di festa tra diverse culture, che ha richiesto oltre un anno di lavoro da parte dei “nuovi cittadini” di Bolzano e del settore diocesano “pastorale immigrati”.
Tale iniziativa sarà un momento privilegiato di integrazione e conoscenza reciproca, dove in un contesto già di per sé bilingue e multiculturale, la cittadinanza potrà entrare in contatto con molteplici diversità culturali; saranno ben 15 infatti le nazionalità rappresentate per un programma che comprenderà musica, teatro, danza, cucina etnica, laboratori per bambini, mostre ed iniziative culturali.
Anche la nostra associazione darà il proprio contributo con la prima esposizione di tavole di fumetto realizzate in alcune scuole superiori di Bolzano e Merano, nell’ambito del progetto “Approdi. Percorsi generazionali a confronto”, grazie al quale i ragazzi hanno riflettuto sui temi di intercultura e pregiudizio per poi tradurli in piccole storie a fumetto.
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Mercoledì 1° giugno 2011 alle ore 12:00 inaugureremo a Vercelli, presso il Liceo Scientifico Statale Amedeo Avogadro,
la mostra con le migliori opere del Premio Africa e Mediterraneo per il miglior fumetto inedito di autore africano 2009-2010.
La quinta edizione del Premio ha raccolto una grande partecipazione degli artisti africani con 71 artisti, provenienti da 27 paesi per un totale di 108 storie pervenute.
“Fumetti a tema libero”, “Povertà” e “Sport” sono i tre percorsi attraverso i quali lo spettatore potrà esplorare le tecniche e la creatività degli autori immergendosi nelle storie da essi raccontate: interpretazioni ironiche della storia passata e presente dell’Africa, denunce della vergogna senza scuse della povertà, storie di successi e sconfitte nello sport.
La mostra ci consente di proporre al pubblico una panoramica del fumetto africano, dai talenti emergenti ai professionisti, raggiunti grazie all’opera di diffusione del bando da parte di media africani, di istituzioni internazionali, delle associazioni di fumettisti e soprattutto degli autori stessi, attraverso il passaparola.
Durante l’inaugurazione interverranno:
Marta Meloni, coordinatrice progetto Africa Comics
Alessia Rosa, coordinatrice progetti scuola Piemonte Africa e Mediterraneo
Il progetto Africa Comics è realizzato dall’associazione Africa e Mediterraneo con il contributo di Regione Piemonte – Determinazione n. 1386/2010 e della Regione Emilia Romagna.
Parole chiave : africa comics, Liceo scientifico A. Avogadro di Vercelli, regione piemonte
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C’è un ex-atleta italiano, campione europeo nei 10.000 metri, che da anni è impegnato attivamente in progetti di animazione sportiva a Palermo, con l’associazione Libera. E’ un simbolo dell’impegno sociale attraverso lo sport e un punto di riferimento per tanti bambini che al di fuori della scuola non hanno nessuna possibilità educativa.
Si chiama Rachid Berradi, è nato a Meknes, in Marocco, ed è immigrato a Palermo all’età di 10 anni. E ha un forte accento siciliano.
Insomma, un emblematico esempio di seconda generazione.
Oggi, 24 maggio, è impegnato a commemorare l’uccisione di Giovanni Falcone con i ragazzi del progetto “Libera natura” (organizzato da Libera e dal Corpo forestale dello Stato), che faranno una “camminata” sulle terre confiscate alla mafia, in particolare a Corleone, nel maneggio gestito dalla Coop. Placido Rizzotto, intitolato al piccolo Giuseppe Di Matteo.
Ho avuto occasione di conoscerlo durante la cerimonia di consegna del Premio Città di Sasso Marconi, sabato 22 maggio. Ha ricevuto il “premio per la comunicazione sportiva”.
Mi ha raccontato dei progetti che organizza come Coordinatore Sport dell’associazione Libera-Sicilia. Lavora nel quartiere Zen (Zona Espansione Nord), uno scherzo urbanistico dove sono imprigionati migliaia di bambini che non hanno a disposizione né aree verdi né strutture sportive o sociali e che vengono cresciuti nell’adesione ai valori della mafia e nell’odio per le forze dell’ordine e lo Stato. Recentemente ha organizzato due stage di atletica in cui gli allenatori erano dei carabinieri in borghese. Dopo alcuni giorni in cui si era creato un grande affiatamento tra i bambini e gli allenatori, in un momento di “chiacchiera” ogni allenatore ha rivelato la propria professione: la prima reazione dei bambini è stata di smarrimento e rifiuto, ma poi l’affiatamento che si era creato nei primi giorni ha preso il sopravvento e tutto è andato bene.
“Ho avuto più problemi con il secondo stage” mi ha spiegato Rachid, “perché appena sono arrivati gli ‘allenatori’, un bambino ha riconosciuto in uno di loro il carabiniere che aveva arrestato suo padre la sera prima! E così siamo stati scoperti. C’è voluto del tempo per convincerli ad accettare l’attività e alla fine siamo anche riusciti a fargli ammettere che chi sbaglia è giusto che paghi.”
Una volta hanno organizzato delle gare consegnando ai bambini partecipanti dei prodotti di “Libera terra”, sui quali era scritto “prodotto su terre confiscate alla mafia”. “Alcuni, i più educati, ce li hanno riconsegnati dicendo che non potevano tornare a casa con quei prodotti; altri li hanno versati nei bagni in segno di sfregio. Questo ci ha fatto riflettere sul lavoro che ci resta da fare…”
“Io penso che non è giusto che tanti bambini vivano così, senza possibilità. Non si sentono nemmeno parte della città, per loro Palermo è un luogo ‘altro’. In effetti non gli è stato dato nulla, in tutto il quartiere c’è solo una chiesa ma senza attrezzature, senza cortile. Lo Stato non è presente. Solo recentemente è stata aperta una caserma dei Carabinieri nel quartiere, dopo mille difficoltà dovute all’occupazione da parte dei senza casa dello stabile in via di ristrutturazione”.
Ha raccontato che suo padre teneva molto al fatto che facesse sport, magari la boxe, oltre al fatto che proseguisse gli studi dopo la scuola media. Ha iniziato a praticare l’atletica con l’aiuto degli insegnanti, e ha avuto grandissimi successi a livello internazionale.
Ora è guardia forestale e per due giorni alla settimana è distaccato sul progetto di Libera sulle aree confiscate alla mafia.
Parlava con grande equilibrio, riservatezza e persino umiltà delle attività che svolge. Le parole che mi venivano in mente mentre lo ascoltavo erano “normalità del bene”. Al momento della premiazione ci ha tenuto a sottolineare che lui non è una persona speciale, che è normale e che quello che fa lui lo fanno in tanti.
E’ vero, Rachid, sono tanti che vivono la cittadinanza sul serio, in maniera critica, attiva e generosa come te, ma non so perché abbiamo sempre bisogno di ricordarcelo.
Parole chiave : cooperativa Placido Rizzotto, Corleone, Giovanni Falcone, Libera Natura, Libera Sicilia, quartiere ZEN, Rachid Berradi, Seconde generazioni
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20 maggio 2011
Intervista all’autore di fumetti Magdy El-Shafee
Ho conosciuto il fumettista egiziano Magdy El-Shafee, l’autore della prima graphic novel in arabo, dal titolo Metro, alle giornate “Un mondo fatto a strisce” organizzate dall’università L’Orientale di Napoli. Ero curiosa di conoscerlo perché nel 2005 Magdy aveva partecipato al nostro Premio Africa e Mediterraneo per il migliore fumetto inedito di autore africano. La busta con il suo fumetto era stata bloccata in dogana a lungo e nonostante il nostro interessamento alla fine era arrivata dopo che la riunione della giuria si era già svolta. Ma la sua storia, sui rifugiati provenienti da paesi africani in guerra, era piaciuta molto in redazione e così lo avevamocontattato chiedendogli se voleva essere pubblicato nel catalogo delle migliori storie o passare all’edizione successiva.
Lui aveva optato per la pubblicazione e così la sua storia è entrata nel catalogo 2005-2006 del Premio Africa e Mediterraneo.
Nei giorni della rivoluzione egiziana il quotidiano La Repubblica ha pubblicato alcuni suoi disegni. La sua graphic novel Metro è ambientata al Cairo e parla di Shihab e Mostafa, due giovani che, bloccati da corruzione e banche nella loro attività imprenditoriale nel settore dell’informatica, rapinano una banca.
Nel fumetto si parla qua e là di manifestazioni, mentre viene raccontata come episodio chiave nella vita del protagonista una manifestazione finita con l’uccisione di diversi manifestanti da parte di picchiatori professionisti pagati dal regime. Leggendo ora questa storia, si possono riconoscere quegli elementi di disagio sociale e di insofferenza giovanile che sono stati raccontati come motivazioni durante la rivoluzione di gennaio-febbraio 2011.
Ho fatto a Magdi qualche domanda.
Che formazione hai avuto e come sei arrivato al fumetto?
Ho studiato farmacia ma ho sempre letto fumetti. Da bambino amavo i fumetti come Superman e Tin Tin, e ho sempre disegnato. Poi da ragazzo ho scoperto Hugo Pratt tradotto in arabo e mi ha conquistato, perché i suoi erano eroi complicati che facevano anche cose sbagliate. Leggevo le riviste Charlie mensuel [ndr: Charlie è la rivista francese analoga al nostro Linus, ma nata dopo 4 anni] e Hara Kiri. Mi piaceva tanto l’autore Golo, in queste riviste francesi, e un giorno nel 2000 scoprii al Cairo una mostra proprio sua, e questo mi diede una spinta ulteriore a dedicarmi al fumetto.

Il personaggio del lustrascarpe, amico del protagonista, una delle vittime dell’ingiustizia sociale.
Nel 2003 ho seguito un workshop di fumetto alla American University del Cairo e cominciato a pubblicare la serie “Yasmin & Amina” su Alaa’Eddin, supplemento settimanale dell’importante quotidiano Al-Ahram. Nel 2005 ho iniziato a collaborare con el Dostour, una testata liberale, fino alla sua chiusura da parte del governo.
Nel frattempo avevo cominciato a lavorare alla storia di Metro, ma non concludevo, andavo avanti lentamente. La partecipazione al vostro Premio Africa e Mediterraneo, con la selezione della mia storia per la pubblicazione, mi ha dato una grande spinta. Ho mostrato il catalogo al critico El-Labad, che mi seguiva, e che mi disse: adesso devi finire il tuo fumetto e pubblicarlo!
Il tuo fumetto fa capire molto delle cause della rivoluzione egiziana.
Avevo l’idea da tanto tempo di parlare del fatto che le persone si sentivano senza speranza, senza vie di uscita, perché non pensavano che si potesse cambiare la situazione.
L’ingiustizia sociale in Egitto è tremenda. E così nel 2007 ho finito il fumetto e in gennaio 2008 è uscito con un piccolo editore, Dar El Malameh, non molto forte nella distribuzione. E’ stato stampato in un migliaio di copie. Poi ci fu uno sciopero lanciato dagli attivisti on line attraverso facebook, che ebbe un grande successo ed era la prima volta in cui i social network dimostravano di saper muovere le persone dal basso. Questo evento aumentò arresti e sospetti e anche casa mia fu perquisita. Fui minacciato e il libro fu sequestrato. Raccolsero tutte le copie che erano in giro. Ne avevamo vendute circa 700 copie su 1000. E fui denunciato per avere inserito scene “pornografiche” e personaggi somiglianti a uomini politici reali.
Dopo 2 anni di processo io e l’editore fummo condannati a pagare una multa.
La censura è stato forse lo spunto di un grande successo, il fumetto è stato pubblicato in Italia e ora è in uscita negli USA. Disegnerai un’opera sulla rivoluzione egiziana?
In Italia il libro è uscito con Il Sirente, mentre negli stati uniti stiamo pubblicando con Metropolitan Books. Durante le manifestazioni pensavo: devo scrivere una graphic novel sulla rivoluzione, ma ora invece sono completamente senza ispirazione, per ora mi sento di non fare niente, perché non si capisce ancora come finirà. Dobbiamo digerire tutto quello che è successo, e capire come si evolverà la situazione.
Che ci dici della situazione dell’Egitto?
Ciò che è stato fatto in Egitto è stato fatto da amici, da studenti, ed è stato frutto dell’esistenza di Internet, di una cultura sempre più aperta e partecipativa. Adesso dobbiamo andare verso una lotta finale, una corsa finale, per completare il processo. C’è stata la rivoluzione che è stata come una scintilla, ma le prossime elezioni saranno cruciali perché quello che abbiamo fatto non ci venga rubato. I partiti a sfondo religioso sono molto organizzati, e se durante la fase della rivoluzione non sono stati dominanti, perché la spinta era democratica, laica e plurale, ora si stanno muovendo e possono appropriarsi di quanto abbiamo realizzato noi.
Noi invece vogliamo un Egitto per tutti gli egiziani e non per una sola corrente politica o religiosa.
Sandra Federici




