Evento: Tipping Point Conference on Art and Climate Change
Dove: Citta del Capo, Sudafrica
Quando: 24-26 maggio 2010
Informazioni: La Conferenza su arte e cambiamento climatico riunisce TippingPoint, The Fynbos Foundation, the Ford Foundation e il British Council.
Artisti di ogni genere e scienziati si riuniranno per esplorare il cambiamento climatico e le sue conseguenze per l’Africa. TippingPoint, attraverso questo evento, mira ad utilizzare il potere dell’immaginazione per incrementare i comportamenti virtuosi e stabilizzare il clima. L’evento vedrà l’esposizione di opere artistiche e una serie di conferenze.
Il British Council ha sponsorizzato 5 borse per coprire le spese di viaggio e soggiorno di 5 artisti africani desiderosi di collaborare a questo evento e a questa causa. Di queste borse, una è stata assegnata all’artista Pov, al secolo William Rasoanaivo, fumettista mauriziano che ha vinto l’edizione 2007-08 di Africa Comics col fumetto Une histoire triste e ha ricevuto una menzione dalla giuria nell’edizione precedente. Pov inoltre collabora stabilmente con il Courrier ACP, la rivista bimestrale finanziata dal Fondo europeo di Sviluppo (FED).
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Dove: Calderara di Reno.
Quando: 8-15-22 aprile 2010.
Informazioni: Il progetto PAS (Piano di Accompagnamento Sociale) realizzato a Calderara di Reno da Coop. Lai-momo e Coopas, sarà presente in tre serate della bella rassegna “Fili di parole”, realizzata dalle biblioteche e dai teatri dei 6 Comuni di Terre d’acqua in Provincia di Bologna.
Pubblichiamo qui il programma.
Nella parte riferita al comune di Calderara troverete anche la partecipazione del 8-15-22 aprile del PAS, un’iniziativa promossa dall’Amministrazione comunale e dalla Regione E.R. nella difficile “periferia” del Garibaldi 2, residence prevalentemente abitato da cittadini di origine straniera con difficoltà sociali, ora in via di ristrutturazione.
Il PAS offre servizi di accoglienza, ascolto, informazione, orientamento ai servizi e alle risorse del territorio e all’inserimento lavorativo, mediazione linguistico-culturale e segretariato sociale ai residenti e proprietari degli appartamenti dell’enorme immobile.
Un’ora prima degli spettacoli lo staff del PAS farà accoglienza con una mostra di foto, disegni, video e con il materiale vario utilizzato in questi anni per le iniziative socio-culturali realizzate dal PAS.
Nella sera dell’8 aprile, presente l’Amministrazione comunale, sarà presentato e distribuito il catalogo del progetto (a colori, 80 pagine di racconti e foto delle iniziative svolte dal P.A.S dal 2007 ad oggi).
Parole chiave : Agenda cultura aprile 2010, Calderara di Reno, Immigrazione, iniziative socio-culturali, periferia, Piano di accompagnamento sociale
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08 aprile 2010
Razzismo e pregiudizio, il limite fra conscio e incoscio
Di Biancoenero
Ho recentemente trascorso una settimana a New York. Camminando per strada sono stato fermato da due giovani eleganti, che mi hanno chiesto se fossi ebreo. Ho risposto che, benché non di religione ebraica, ho alcuni parenti ebrei. Allora mi hanno domandato se mia madre fosse ebrea. Alla mia risposta negativa, mi hanno gentilmente salutato. Anche nel diritto romano “mater certa est”. Così in quello ebraico: per essere ebrei occorre la madre ebrea.
E’ chiaro che quei ragazzi, in una città come New York, nella quale la comunità ebraica è molto forte, cercavano nuove persone da affiliare. Queste dovevano però essere “ebrei”. Per loro e per chi organizza questo proselitismo “essere ebrei” è innanzitutto un fatto genetico. Di fronte a un atteggiamento così selettivo viene spontaneamente alle labbra la parola “razzismo”. No, non si tratta di razzismo. Il razzismo è proporre e approvare leggi che discriminano su base biologica gli esseri umani. Questa comunità, pur praticando una chiusura nei confronti degli altri antipatica e poco produttiva, non è razzista.
Proprio in questi giorni a New York va molto un bel libro di Gladwell, che si intitola “Blink”, sulle nostre procedure intellettuali inconsce e istantanee. In particolare si menziona un test, che è possibile anche fare on-line.
L’Implicit Association Test funziona così: prima si chiede alla cavia di attribuire delle parole a uno dei due insiemi denominati “bene” e “male”. Parole tipo “bellezza”, “gioia” e “luce” andranno nella prima categoria, mentre parole tipo “diavolo”, “violenza” e “dolore” nella seconda. Dopo di che si chiede alla cavia di attribuire parole a una delle due categorie composte “bene o di cultura afro-americana” e “male o di cultura anglosassone”.
Il risultato è che in generale gli americani bianchi, pur dichiaratamente anti-razzisti, diminuiscono la rapidità delle loro prestazioni ad associare parole evidentemente positive in una categoria dove ci può stare anche qualcosa di afro-americano. Questo significa che il loro inconscio possiede associazioni negative implicite per ciò che è afro-americano. Ognuno di noi presumo abbia associazioni negative implicite per ciò che è diverso e positive per ciò che è simile a lui. Questo non è razzismo, chiaramente. E’ un fenomeno, però, che va seriamente preso in considerazione e discusso. Certo quegli ebrei danno un po’ troppa importanza alle loro IAT anti-gentili.
Parole chiave : Blink, comunità ebraica, Gladwell, Implicit association test, New York, razzismo
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Abbiamo seguito mercoledì 24 aprile la seconda e conclusiva giornata di workshop e conferenze, organizzati dalla DG “Istruzione e Cultura” della Commissione Europea a Bruxelles, per celebrare i 25 anni delle capitali europee delle cultura.
Una manifestazione alla quale hanno preso parte un discreto numero di persone (funzionari e amministratori di istituzioni locali e rappresentanze regionali, membri di associazioni culturali e funzionari della Commissione Europea), provenienti da ogni angolo d’Europa, tutte impegnate a fare della cultura uno dei pilastri e degli strumenti per lo sviluppo.
A fare da scenario adeguato all’evento le “Palais de Beaux-Arts” a Bruxelles.
La sessione plenaria conclusiva dal titolo “Back to the future: legacy lessons”, aveva lo scopo di fare il punto degli spunti, suggerimenti e problematiche venute alle luce durante i precedenti workshop.
Hanno preso parola Mary McCarthy (membro dell’European Capital of Culture panel), Manfred Gaulhofer (Manager of Graz 2003), Gottfried Wagner (Consultan, Direttore dell’European Culture Foundation), Jordi Pasqual (Coordinatore, Agenda 21 for culture, United Cities), Odile Quintin (Direttrice Generale Istruzione e Cultura) e Katarina Mathernova (Direttrice Generale della Politica Regionale).
E’ emersa l’importanza della cultura come motore di sviluppo economico, ma non solo. Il concetto di capitali europee della cultura, infatti, è un concetto trasversale, che tocca diversi punti e temi riguardanti la società, la politica e l’economia. E la partecipazione congiunta della Direzione Generale “Istruzione e Cultura” e quella della “Politica Regionale” significa appunto che la cultura rappresenta uno strumento di sviluppo regionale e che, quindi, le capitali europee devono essere inserite in un quadro molto più ampio, che racchiude l’intero territorio. Il tessuto a cui appartengono però, non deve rappresentare solo la regione o lo Stato d’appartenenza.
Si è voluto definire infatti, tali città come “nuovi narratori europei”, per il fatto che si presentano all’interno di una rete europea e che vogliono rappresentare un nuovo clima di fiducia, non solo a livello locale, ma anche a livello europeo. Il messaggio che si vuole trasmettere è quello di un’Europa forte e ricca di legami, soprattutto ora che l’unione comprende 27 Stati e un patrimonio culturale molto più variegato e differenziato. Le capitali europee possono rappresentare, dunque, un nuovo modello di società europea.
A livello più pratico si è sottolineato l’esigenza di sviluppare politiche culturali a livello locale, di fare pressione affinché vengano stabiliti dei veri e propri programmi, di investire sulle infrastrutture, in quanto è difficile pensare a una capitale europea senza infrastrutture adeguate ad accogliere e organizzare gli eventi. L’obiettivo poi, è anche quello di poter continuare ad utilizzare l’eredità dell’Anno europeo anche durante gli anni successivi, in modo tale che il patrimonio e l’inventiva creatisi non vengano dispersi e che le politiche culturali possano davvero continuare a fare da traino allo sviluppo della città.
La cultura è infatti, identità. Un’identità che con il tempo, diventa più fluida e che si apre agli altri. Le sue radici si trasformano poi, in patrimonio.
Il patrimonio è la chiave da cui partire per creare quello sviluppo di cui abbiamo ampiamente parlato. Sviluppo economico, in quanto la cultura rappresenta un’industria e, in quanto tale, crea lavoro per l’indotto che sta alle sue spalle. Il turismo è uno di questi aspetti: diventare capitali europee della cultura significa infatti, poter trasmettere al mondo un’immagine della propria città e quindi, un messaggio pubblicitario.
Accanto allo sviluppo economico non può comunque mancare lo sviluppo sociale: la cultura deve essere uno stimolo ed uno strumento per risolvere i conflitti all’interno della società civile, deve essere un mezzo d’integrazione, soprattutto per quanto riguarda quei territori a forte presenza di immigrati, deve rappresentare un modo per incentivare gli scambi e la connettività e per coinvolgere i cittadini, in modo tale che questi possano esprimersi e che si sentano parte di un insieme.
Per finire, è interessante sottolineare il pensiero espresso da Katarina Mathernova, che ha voluto ribadire il legame tra la cultura e la creatività.
L’Europa ha appena terminato il suo anno europeo dedicato all’innovazione e alla creatività, per immergersi in quello dedicato alla lotta contro la povertà. Questi due temi sono, ad ogni modo, legati l’uno all’altro. La cultura infatti rappresenta innovazione e stimolo creativo, elementi a loro volta connessi all’intelligenza e allo sviluppo. Un cerchio che, chiudendosi, potrebbe portare a un vento nuovo a livello economico.
Francesca Salis
Parole chiave : Agenda Cultura marzo 2010, Commissione Europea, Creatività, Cultura, Industrie culturali, Integrazione, patrimonio culturale, sviluppo
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05 aprile 2010
Africascopie: l’Africa nella rivoluzione informatica
Il quotidiano francese le Monde pubblica un documentario sulla rivoluzione informatica in Africa. Questo lavoro è il risultato di un’inchiesta e dell’esperienza del blog Afriscopie. 
L’intero progetto mira a rispondere a queste domande: Quali sono le conseguenze della rivoluzione in Africa? Quali impatti hanno le nuove tecnologie (internet, GSM, televisione) sulla quotidianità degli abitanti del continente?
Il webdocumentario è l’ultima tappa dell’inchiesta.
Venditori di sigarette riconvertiti in venditori di carte telefoniche, riciclatori improvvisati che disossano i vecchi computer, medici, avvocati, studenti: questo documentario ritrae la passione della società africana per i nuovi mezzi d’informazione.
Parole chiave : Documentario, Le Monde, Media e Africa
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Il mondo intero è invitato ad assistere sabato 3 aprile in Senegal all’inaugurazione dell’enorme “Monument de la Renaissance Africaine”, concepito dal Presidente Abdoulaye Wade in persona.
La spaventosa statua, alta 50 metri e collocata su una collinetta di Dakar alta 100 metri, rappresenta un uomo muscoloso, coperto solo da un fazzoletto ai fianchi, nell’atto di uscire da un vulcano, spingendo verso l’alto un bambino con una mano e “tirando” dietro di sé una donna seminuda con l’altra. Il tutto realizzato in stile repubblica socialista, dalla società coreana Mop, con il coordinamento di una società francese e la supervisione dell’architetto Pierre Goudiaby Atepa, amico del Presidente.
“E’ l’Africa che esce dal ventre della terra, lasciando l’oscurantismo per andare verso la luce”, ha spiegato Wade al giornale Libération.
A parte l’orrore di questa opera, l’irrimediabile inquinamento visivo che porterà, il disagio causato dalla esasperata sensualità dei corpi ai cittadini di Dakar per la maggioranza musulmani, le polemiche vertono anche sul costo della realizzazione. Le cifre riportate dai vari giornali oscillano dai 17 ai 27 milioni di dollari.
In Agosto 2009 il presidente ha dichiarato che il monumento non è costato denaro ma terre di proprietà statale. Non ha dato cifre sul valore del lavoro né delle terre. Si parla di 50 milioni di euro di terre edificabili, tanto che l’opposizione ha richiesto un’audit indipendente su tutta l’operazione, perché si versi al tesoro statale la differenza tra il valore del terreno ceduto e il costo reale dell’opera.
Nel corso di una visita ai lavori l’estate scorsa, Wade ha affermato di essere il proprietario intellettuale dell’opera e che il 35% dei proventi derivanti dalla presenza di “centinaia di migliaia di turisti” andranno a lui, che li darà al figlio Karim per la sua associazione.
Il Presidente ha infatti voluto creare un’opera colossale che attiri turisti come la Statua della Libertà a New York o il Cristo redentore a Rio de Janeiro.

Pubblichiamo questa foto di Elena Zaccherini che esprime in sintesi l'estraneità del monumento rispetto alle condizioni della città
Questa potrebbe essere anche considerata una scelta strategica a lungo termine visto il dibattito degli ultimi anni sull’importanza della cultura per lo sviluppo in Africa. Un dibattito attualissimo fatto di dichiarazioni ufficiali, summit, conferenze, studi, che ha approfondito temi come l’identità culturale africana, l’importanza di dare spazio ai creatori di qualità, la necessità dell’aspetto partecipativo dell’animazione culturale e quindi del coinvolgimento della popolazione locale… Il tutto “demolito” da un capriccio di un presidente che si è improvvisato artista.
Gli imam di Dakar si sono coordinati per fare sermoni contro il monumento e in dicembre c’è stato un dibattito sulla Radio Televisione Senegalese tra favorevoli e contrari, discutendo se la statua debba essere cosiderata un monumento (quindi non proibito dall’islam) o un idolo (raffigurante una divinità e quindi vietato).
Ma c’è anche un coro di sostenitori. Il cantante senegalese Malick Niang ha appena fatto uscire un disco intitolato “Monument de la Renaissance africaine”, per sostenere e fare conoscere l’opera e dice di stare addirittura organizzando una carovana promozionale nel paese. Mohamadoul Lamine Sall, presidente de l’Union pour l’éducation et le secours (UNIES), ha sottolineato che la statua genererà delle ricadute economiche grazie al turismo e che avrà anche una funzionalità pratica contenendo anche sale conferenze e ristoranti per il pubblico. Il Forum de la renaissance africaine (FORA) ha espresso ‘’la sua indignazione” per le polemiche e ha “incoraggiato il presidente per questo gioioso regalo offerto ai popoli africani”.
Comunque, quello che molte persone trovano offensivo è che mentre la gente non ha acqua potabile e i quartieri di Dakar vengono inondati nella stagione dell piogge, si spendono denari in opere inutili. L’area in cui sorge il monumento, Ouakam, è molto povera e l’amministrazione è sul piede di guerra. Wade ha cercato di rimediare finanziando con 2 milioni di euro i sacrifici per gli spiriti del luogo, organizzati per far cessare gli incidenti mortali che sono frequenti alla rotonda sotto la collina da quando sono aperti i lavori.
Le agenzie senegalesi prevedono la presenza di una trentina di capi di stato africani e internazionali per il 3 aprile, giorno dell’inaugurazione. La mattina si terrà una conferenza internazionale sulla “Renaissance Africaine” (…!) e alle 15 l’inaugurazione. Il giorno dopo ci sarà la celebrazione del conquanternario dell’indipendenza del Senegal.
Per mesi ha circolato un’immagine generata al computer del monumento, sulla quale gli internauti si sono divertiti a lavorare: ecco allora il monumento con il President Wade, sua moglie e suo figlio Karim. Effettivamente Wade sostiene nella sua carriera il figlio, che è stato nominato nell’ultimo anno ministro della Cooperazione internazionale, della Pianificazione regionale, dei Trasporti aerei e delle Infrastrutture.
Sandra Federici
Parole chiave : Dakar, Rinascita africana, Senegal, Turismo
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Faccio parte della giuria del Premio città di Sasso Marconi, dedicato alla comunicazione, che ha premiato negli anni scorsi personalità importanti come Don Ciotti, Piero Angela, Luciana Litizzetto, Milena Gabanelli, Bruno Bozzetto. La giuria quest’anno ha deciso di premiare Maria De Lourdes Jesus nella sezione giornalisti del Sud del Mondo.
C’erano altre valide nomination, ma Maria De Lourdes ha convinto per la sua importanza come pioniera del giornalismo sull’immigrazione, per le difficoltà e censure subite dalla Rai politicizzata, per il suo lavoro con l’associazione Tabanka e la recente scelta di tornare in patria e impegnarsi nel suo paese.
Immigrata giovanissima da Capoverde in Italia per lavorare, si è poi laureata in pedagogia e si è affermata nel giornalismo sull’immigrazione, portandolo avanti con tenacia e competenza, nonostante le difficoltà e censure subite a causa dell’influenza partitica sul sistema mediatico italiano. Ha condotto il programma RAI “Nonsolonero”, prima trasmissione della TV italiana dedicata al tema dell’immigrazione, prodotta dal 1988 come rubrica del TG2 e chiusa nel 1994; ha collaborato con le trasmissioni “Permesso di soggiorno”, “Contaminazione” e “Ponte Radio” (Radiouno). È tra i fondatori dell’associazione interculturale Tabanka onlus e recentemente ha scelto di tornare in patria per contribuire allo sviluppo della sua isola, creando l’ong Mare Caela. Ha pubblicato il libro Racordai. Vengo da un’isola di Capo Verde per l’editrice Sinnos nel 2002
La consegna del premio avverrà il 22 maggio, al teatro comunale di Sasso Marconi, in una cerimonia a cui parteciperanno anche gli altri premiati e i giurati. Questo il palmarès 2010:
Gran Premio Città di Sasso Marconi a Riccardo Iacona (giornalista televisivo);
Premio Calamaio per l’innovazione dei linguaggi a Giorgio Diritti (regista e produttore cinematografico) e Lorella Zanardo (consulente e docente);
Premio ad un giornalista del Sud del Mondo a Maria De Lourdes Jesus (giornalista scrittrice capoverdiana, attiva in Italia dagli anni ’80);
Progetto di comunicazione per i giovani attraverso la Radio al progetto “Tenda 6″ di Radio Popolare, per aggregare i giovani attraverso la radio durante l’emergenza del terremoto in Abruzzo;
Premio BASF per la comunicazione ambientale al giornalista e fotografo Gianni Lannes.
Sandra Federici
Parole chiave : Maria De Lourdes Jesus, Media e immigrazione, permesso di soggiorno, Tabanka onlus
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30 marzo 2010
“Two-minute clips on humanitarian aid” su Radio 1

Lunedì 29 marzo dalle ore 13,35 alle ore 14 all’interno del programma News Generation di Radio 1 Rai è andato in onda il progetto “Two-minute clips on humanitarian aid”.
I ragazzi del Liceo Scientifico “Leonardo” di Giarre (CT) e del Liceo Classico “Altavilla” di Palermo, due delle scuole coinvolte nel progetto “Two-minute clips on humanitarian aid”, finanziato da ECHO
(il servizio di Aiuti Umanitari della della Commissione Europea) e realizzato dalla cooperativa Lai-momo e Gopa-Cartermill, sono stati intervistati da Alma Grandin, conduttrice di News generation, il programma di Radio 1 dedicato al mondo dei giovani che si raccontano e che crescono sui banchi di scuola, diventando protagonisti dell’informazione che li riguarda.
I ragazzi hanno parlato della loro esperienza e ci hanno aggiornato sullo stato di avanzamento dei loro video-clip: il progetto, infatti, prevede che ognuna delle 10 classi coinvolte, realizzi un breve video sull’aiuto umanitario in situazioni di emergenza, catastrofe naturale, guerra, offrendo alla comunità il proprio messaggio.
Questa campagna di videoclip ha l’obiettivo di dar rilievo agli interventi dell’Unione Europea, che nel campo degli aiuti umanitari è il primo donatore mondiale.
E’ possibile ascoltare l’intervista direttamente dal nostro blog oppure sul sito di News Generation: http://www.radio.rai.it/radio1/newsgeneration/
Per ulteriori informazioni:
Lai-momo soc. coop.
Tel. + 39 051 840166
progetti@laimomo.it
Podcast: Play in new window | Download
Parole chiave : Aiuti umanitari, Educazione allo sviluppo, Educazione interculturale, Laimomo, Radio, scuola
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25 marzo 2010
Sommario del N.68 di Africa e Mediterraneo

Pubblichiamo il sommario del nuovo numero di Africa e Mediterraneo dedicato alle politiche culturali nei paesi ACP e realizzato con il contributo di ricercatori e di operatori direttamente coinvolti nel settore (UNESCO, UE, AECID, Culture et développement, Segretariato ACP, Unione Africana, UNCTAD, Fondazione Interarts, Arterial Network, ARS Progetti…).
Leggi il Sommario:
Dossier: POLITICHE CULTURALI NEI PAESI DI AFRICA, CARAIBI E PACIFICO
Introduction by Sandra Federici
La culture, une ressource pour le développement et un secteur économique en croissance
par Francisco A.J. D’Almeida
Is there a New Approach to Culture and Development in the Strategy of the EU Development Policy?
by Stefano Manservisi
UNESCO and the “Culture and Development Binomium”
by Oriol Freixa Matalonga
Politiques culturelles en Afrique: du Manifeste culturel panafricain (1969) à la Charte pour la renaissance culturelle de l’Afrique (2006)
par Máté Kovács
Quelques observations et questions relatives à la coopération culturelle européenne
par Isabelle Bosman
L’appel à projets ACPCultures, instrument d’analyse et de réflexion sur la coopération culturelle
par Marta Carrascosa
Un Observatoire culturel ACP: pourquoi, pour qui et comment
par Frédéric Jacquemin
The World Summit on Arts and Culture, Francine and the Arterial Network
by Mike van Graan
Cities and Cultural Ecosystems
by Jordi Martí Grau
Essor des actions de mécénat et créativité artistique en Afrique
par Simão Souindoula
Cultura, educación y cooperación para el desarrollo
por Gemma Carbó Ribugent
La promozione del settore culturale come motore dell’attività economica
di Michela Albarello ed Elena Bergamaschi
The Cultural Cooperation Experiences of a Consulting Firm
by Daniele Fanciullacci
Networks, organizations and financing of culture in Africa
by Andrea Marchesini Reggiani
Arte
Notes and Queries on Egypt’s Participation in the First World Festival of Negro Arts
by Monica Blackmun Visonà
Immigrazione
Una nuova stagione per la mediazione linguistico-culturale? di Lorenzo Luatti
Letteratura
Marechera, poeta e scrittore dallo Zimbwabwe di Antonio Dalla Libera
Antropologia
Claude Lévi-Strauss, cent’anni di “disancoramento”
di Giovanna Parodi da Passano
Eventi
Tramedautore, Anton Kannemeyer, Biennale della Fotografia di Bamako, Forum europeo della cultura, Comitato delle regioni
Libri
Georges Lapassade, Marco Zupi, Stefania Ravasio
Acquista su Lai-momo
Parole chiave : N68
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Presentazione dell’articolo “Il bando ACP-Cultures, strumento di analisi e di riflessione sulla cooperazione culturale”, pubblicato sul numero 68 di Africa e Mediterraneo a firma di Marta G. Carrascosa, giurista, attualmente impiegata come responsabile delle sovvenzioni nell’ambito del programma ACP-Cultures.
Oggi è risaputo che il settore culturale riveste un ruolo importante nei processi di sviluppo economico e sociale. Nonostante ciò, è necessario assicurare i finanziamenti indispensabili per garantire la regolarità dei bandi aperti a proposte culturali per soddisfare in maniera efficace le richieste del settore culturale della zona ACP.

Villa Ker Thiossane, dédiée à l'art et aux échanges culturels
Ogni progetto sostenuto da ACPCultures rappresenta un’esperienza da analizzare e condividere, in modo da trarre insegnamenti, approfondire e orientare le decisioni e le pianificazioni future.
Una prima ondata di programmi pilota è stata lanciata dall’UE nell’ambito culturale con l’entrata in vigore del Trattato di Maastricht nel 1993. Tra questi progetti rientra Cultura 2000, rinnovato dall’attuale programma Cultura 2007-2013, che costituisce un riferimento per il programma ACPCultures. Quindici anni sono stati necessari per rendere efficace il programma, grazie alla revisione dei programmi precedenti, all’adattamento dei metodi al contesto culturale, ai bandi regolari e alle risorse finanziarie in continuo aumento.
Agli inizi del programma ACPCultures, la prima posta in gioco è stata la delimitazione del campo d’azione e i criteri d’eleggibilità, si è cercato di stabilire un equilibrio tra gli attori europei e operatori ACP, facilitando l’accesso prioritario agli operatori ACP, creando una migliore rete intra-ACP, etc. L’approccio del programma, limitato ad un solo bando, l’inesistenza di un mandato per agire a livello nazionale, la collaborazione tra regioni come condizione intrinseca della cooperazione intra-ACP, e l’assenza di continuità nei bandi, non permetteranno di stabilire nell’immediato delle specifiche misure di revisione tipiche del meccanismo di sovvenzionamento pluriannuale. Infine è indispensabile sviluppare un’attività di analisi e di diffusione delle informazioni per migliorare la comprensione del settore d’intervento.
