
Presentazione dell’articolo “Le madri di Goz Beïda. Rappresentazioni culturali e ruoli sociali nella regione dell’Ouaddai (Ciad)” pubblicato sul numero 67 di Africa e Mediterraneo a firma di Giorgia Bricco, esperta di comunicazione, didattica e management culturale.
Le fistole vescico-vaginali (che si formano di solito in seguito ad un parto prolungato o in assenza di taglio cesareo) non curate da molte delle donne incontrate presso l’ospedale di Goz Beïda forniscono all’autrice l’occasione per riflettere sugli aspetti e le aspettative culturali, legati alla maternità, che determinano il trauma psicologico con cui queste donne subiscono le complicanze del parto o la sterilità.
La sterilità a cui vanno incontro le donne che non curano le fistole rappresenta, in paesi come il Ciad, il male per eccellenza, l’impossibilità di accedere allo stato di donna nella sua forma più completa.
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Parole chiave : Ciad, Donne, N67
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18 settembre 2009
Ricordare e ricostruire il passato di schiavitù in Bénin
Presentazione dell’articolo “Remembering and reconstructing Brazilian slave past in Bénin” pubblicato sul numero 67 di Africa e Mediterraneo a firma di Ana Lucia Arujia, assistant professor al dipartimento di Storia all’Howard University (Washington DC).
L’articolo esamina il ruolo rivestito dalla cultura visuale per la ricostruzione della storia della schiavitù prendendo in esame le immagini presenti in un museo fondato da un discendente degli ex schiavi, che deportati dall’Africa in Brasile, fecero successivamente ritorno sulla costa beninese.
Dopo la ribellione malês (1835) di Bahia (Brasile), molti degli schiavi africani, prevalentemente di estrazione yoruba, diedero vita ad un movimento di ritorno verso la costa occidentale dell’Africa. Nel golfo del Bénin, questi schiavi tornati in Africa si stanziarono nelle città di Agoué, Ouidah, Porto Novo e Lagos e qui, unendosi ai mercanti di schiavi portoghesi e brasiliani, formarono una comunità afro-luso-brasiliana, nota come Aguda.
Mentre la storia dei discendenti dei commercianti degli schiavi è supportata da una documentazione scritta, quella dei discendenti degli schiavi, essendo legata soprattutto all’oralità, è segnata da lacune documentarie. A partire dagli anni ’90 progetti dell’UNESCO come La via degli schiavi hanno cercato di porre lo studio della storia della schiavitù e il problema dell’identità della comunità afro-luso-brasiliana al centro del dibattito pubblico. Accanto ad un interesse genuino per la storia della schiavitù maturò la tendenza a fare della discendenza dagli schiavi un modo per guadagnare potere politico.
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Parole chiave : Bénin, memoria, N67, Schiavitù
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16 settembre 2009
La scuola delle possibilità
Ieri era il primo giorno di scuola in tante regioni italiane, la macchina si è rimessa in moto cercando di rappezzare i buchi e le mancanze dovute ai tagli dei bilanci.
Io ho avuto la riunione con la professoressa di violino di mio figlio, che inizia la prima classe della scuola media a indirizzo musicale. Tra i 24 bambini che faranno “strumento”, ce ne sono tre di origine straniera, più del 10%.
Questi bambini assieme ai loro compagni italiani avranno la possibilità di fare un’ora alla settimana di lezione individuale di strumento, e un’ora di “orchestra” e, nell’era dell’Ipod, impareranno a leggere il pentagramma e ad avere dimestichezza con uno strumento.
Presto cominceranno a fare concerti, anche assieme ad altre scuole, suonando pezzi classici in orchestra davanti a pubblici di genitori orgogliosi. Tutto ciò sarà possibile grazie al fatto che questa insegnante e i suoi colleghi di pianoforte, violino e violoncello fanno un sacco di ore di volontariato per le prove e per le serate, con una passione che gli insulti quotidiani dei ministri Gelmini e Brunetta non hanno ancora scalfito.
La professoressa Michela aveva uno sguardo pieno di entusiasmo e di curiosa impazienza di vedere cosa c’è dentro questi ragazzini e cosa lei potrà tirarne fuori. Diceva “che bello: anche quest’anno ho la mia classe di piccoli violinisti. Non si può mai dire all’inizio chi andrà avanti: alcuni sembrano poco portati ma poi con l’esercizio possono diventare addirittura professionisti”.
Dare una possibilità a tutti, senza discriminazioni, per creare i cittadini di domani: questo fanno ancora tante scuole pubbliche in Italia, nella consapevolezza di essere “organo centrale della democrazia”, come disse Piero Calamandrei nel suo celebre discorso in difesa della scuola nazionale.
Ma bisogna chiedersi fino a quando si potrà raschiare il fondo del barile delle risorse delle scuole e dei comuni che rimediano ai tagli ministeriali.
Per ora la passione e il senso civico di tanti insegnanti resistono. C’è un brano dell’autobiografia di Nelson Mandela, Lungo cammino verso la libertà (Feltrinelli 1995), dove racconta del proprio percorso educativo di giovane nato a Mvezo, un minuscolo villaggio del Transkei nel Sudafrica dominato dai bianchi, che mi sembra una buona fonte di ispirazione.
“L’istruzione è il grande motore dello sviluppo personale. E’ attraverso l’istruzione che la figlia di un contadino può diventare medico, che il figlio di un minatore può diventare dirigente della miniera, che il figlio di un bracciante può diventare presidente di una grande nazione. E’ quello che facciamo di ciò che abbiamo, non ciò che ci viene dato, che distingue una persona da un’altra. … Le scuole missionarie fornivano agli africani l’istruzione di stampo occidentale in lingua inglese che anch’io ho ricevuto. Eravamo limitati nei servizi e nelle attrezzature, ma non in ciò che potevamo leggere, e pensare, sognare.”
Parole chiave : Indirizzo musicale, Nelson Mandela, Scuola pubblica, Studenti stranieri
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15 settembre 2009
Bando a sostegno dell’arte africana promosso da Pro Helvetia
Segnaliamo l’interessante iniziativa del Pro Helvetia Cape Town, Swiss Arts Council che ha aperto un bando (scadenza il 30 settembre) per sovvenzionare progetti artistici nel campo della musica, arti visuali, danza, teatro letteratura e cinema.
Al bando possono partecipare artisti provenienti dalla Southern African Development Community. Il fondo proviene dal programma della Agenzia svizzera per la cooperazione e lo sviluppo.
Parole chiave : fondi, Pro Helvetia
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14 settembre 2009
Recensione – “L’arrivée de mon père en France”
Segnaliamo volentieri il sito della scrittrice Martine Storti il cui ultimo libro, L’arrivée de mon père en France, è stato recensito nell’ultimo numero di Africa e Mediterraneo. Per l’occasione ripubblichiamo di seguito la nostra recensione.
Martine Storti,
L’arrivée de mon père en France
Éditions Michel De Maule, 2008
pp. 219, euro 20,00
Ormai il nostro è diventato quasi un rendez-vous abituale per riflettere sul complesso e purtroppo sempre più drammatico fenomeno migratorio.
Questa volta il trait-d’union tra migrazioni di ieri e migrazioni di oggi, tra passato e presente, tra Italia e Francia, tra storia e attualità è il libro della giornalista Martine Storti.
L’arrivée de mon père en France è un libro ibrido, come qualcuno l’ha definito: un racconto, ma anche un saggio, un romanzo di riflessione famigliare, ma anche un documento giornalistico.
Con una scrittura viva e fluida la Storti punta il riflettore su quelli che sarcasticamente definisce “i miserabili che non hanno ancora trovato il loro Hugo”, ovvero gli immigrati, i rifugiati, i clandestini, gli esiliati, le vittime delle politiche sicuritarie del Nord del mondo.
L’autrice ha avuto l’ispirazione per scrivere questo libro a Calais. Più precisamente dalle parole di alcuni stranieri accampati vicino al porto di questa città di frontiera, città che insieme a Patrasso, a Ceuta e a Melilla è divenuta una zona di stallo in cui ogni mattina, per anni, i migranti si svegliano sperando che quel giorno possa essere quello decisivo per riuscire ad arrivare nella propria Eldorado.
A Calais quelli che cercano di arrivare in Inghilterra ripetono “Abbiamo un fratello, uno zio, un parente di là che ci aspetta”: dopo aver sentito questa frase ripetuta decine di volte la giornalista si è chiesta se anche il padre Matteo, operaio italiano, all’inizio degli anni ’30 quando varcò la frontiera alla volta di Parigi utilizzò le stesse parole. In fondo anche lui come molti altri italiani aveva deciso di lasciare un paese dove il Regime fascista aveva iniziato la sua guerra ai diritti fondamentali, alla ricerca di un futuro migliore, con la speranza di poter contare su membri della famiglia espatriati anni prima.
E così la giornalista ha iniziato a porsi delle domande: “Come è arrivato mio padre in Francia?”, “Cosa ha passato nella sua esperienza di migrante?”, “E’ stato anche lui fermato e umiliato alla frontiera?”, “E l’inserimento nel contesto francese come è avvenuto?”.
Sfortunatamente questo desiderio di scoprire le proprie radici e l’iter affrontato dal padre sono arrivati solo tardivamente, come se il processo che ha fatto dimenticare ai politici di oggi che il fenomeno migratorio è vecchio come l’uomo avesse investito anche lei. E quando ormai il padre non c’è più e come lui gran parte degli altri potenziali testimoni, all’autrice non resta che ipotizzare, basandosi sui pochi ricordi, sui dati della Storia e rimpiangendo di non aver fatto le domande quando era il momento.
La sua ricerca però ci permette di ri-aprire una pagina della storia che può indurre alla riflessione sulle politiche attuali: allora come oggi si poteva parlare di caccia all’immigrato.
Negli anni ’30, infatti, in Francia convergevano le masse rese apolidi dalla ridefinizione dei confini nell’est europeo, la maggior parte degli antifascisti italiani, i tedeschi perseguitati dal nazismo e, dopo il ’35, gli ebrei tedeschi. Nel maggio del 1938 il governo Deladier emanò un decreto che consentì di internare in centri speciali di raccolta chiunque non fosse di nazionalità francese.
Certo non è il caso di banalizzare, nè di giungere a semplificazioni attraverso similitudini tra contesti politico-temporali e storici diversi, tuttavia ritengo fondamentale partire da queste considerazioni per riformulare certi pensieri che guidano le politiche di oggi, per evitare il ripetersi di errori aberranti.
La Storia non si fa con i se e con i ma, ma dalla storia si possono imparare molte lezioni, per questo consiglio vivamente di leggere questo libro, che propone un viaggio emozionante tra il passato e il presente.
Elisabetta Degli Esposti Merli
Parole chiave : Martine Storti, N67
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14 settembre 2009
8-10/10/09 – Festival internazionale di poesia in Africa
Evento: 13th Poetry Africa, International Poetry Festival.
Dove: Durban, Sud Africa.
Quando: 8-10 ottobre 2009
Informazioni: More than twenty poets, predominantly from South Africa and elsewhere on the African continent, will participate in the 13th Poetry Africa international poetry festival in Durban from 5 to 10 October 2009. The extensive week-long programme includes performances, readings, music and book-launches Monday to Friday at the Elizabeth Sneddon Theatre (University of KwaZulu-Natal) with a festival finale at BAT Centre on Saturday 10 October. Day activities include seminars, workshops, open mic opportunities, and school visits. A schools poetry competition will also take place.
Parole chiave : Agenda cultura ottobre 09
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14 settembre 2009
22-25/09/09 – Summit mondiale dell’arte e cultura in Sud Africa

Evento: World summit on arts and culture.
Dove: Johannesburg, Sud Africa.
Quando: 22-25 settembre 2009.
Informazioni: Giunto alla quarta edizione, il World summit on arts and culture è per la prima volta ospitato in Africa e avrà l’Africa come focus di interesse speciale. Rimandiamo al sito per il programma, il panel dei relatori e il blog della manifestazione.
Note: Il 20 e il 21 settembre si terrà, sempre a Johannesburg, la seconda conferenza dell’Arterial Network.
Parole chiave : Agenda cultura settembre 09
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Evento: “Conference on cultural organization in times of economic crisis”
Dove: Cape Town, Sud Africa.
Quando: 3-4 dicembre, 2009.
Informazioni: Conferenza organizzata dalla Cape Town University per affrontare il tema di come le mutate condizioni economiche interessino la promozione dell’arte. Mentre l’industria nazionalizzata è divenuta il destinatario di gran parte dei fondi pubblici, è venuta meno la spinta del settore privato nel sostenere l’arte e la cultura.
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11 settembre 2009
Guida per l’emersione dei lavoratori domestici
Pubblichiamo il documento orientativo preparato dalle operatrici dello sportello Punto migranti di Laimomo riguardo alla procedura per la regolarizzazione del lavoro irregolare dei collaboratori domestici.
PROCEDURE PER L’EMERSIONE DEI LAVORATORI DOMESTICI
Il Governo ha previsto la possibilità di far emergere i rapporti di lavoro irregolari con collaboratori domestici e addetti all’attività di assistenza alle famiglie che alla data del 30 giugno 2009 erano impiegati da almeno tre mesi.
Quando e dove?
Le domande si potranno presentare dal 1° al 30 settembre 2009 solo on line attraverso il sito del Ministero dell’Interno Interno.it.. La presentazione può essere fatta tramite il computer di casa oppure sarà possibile usufruire della collaborazione di associazioni, patronati, sindacati o liberi professionisti.
Non ci sono quote.
Quanto costa?
TUTTI i datori di lavoro dovranno, a partire dal 21 agosto, effettuare il pagamento di un contributo di 500 euro per ciascun lavoratore, utilizzando il modello F24. Il modello è scaricabile dal sito del Ministero dell’Interno Interno.it.
Parole chiave : Regolarizzazione lavoro irregolare
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11 settembre 2009
Mikrokosmos, i nuovi appuntamenti del coro multietnico bolognese
Evento: nuova stagione concertisca del coro Mikrokosmos.
Dove: Bologna, Rovigo, Torino.
Quando: il calendario ottobre-dicembre è disponibile a questa pagina.
Informazioni: Il coro Mikrokosmos è formato da oltre cinquanta voci ed esplora le tradizioni popolari di varie parti del mondo. Ad oggi, ha raccolto persone provenienti da Argentina, Austria, Belgio, Bolivia, Bosnia, Brasile, Camerun, Canada, Croazia, Filippine, Francia, Germania, Giappone, Giordania, Gran Bretagna, Iran, Italia, Macedonia, Marocco, Nigeria, Olanda, Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Democratica del Congo, Romania, Senegal, Stati Uniti, Sudan, Svezia e Svizzera. Mikrokosmos, fra l’altro, ha ricevuto nel 2007 il premio Interculture Map, organizzato dalla nostra associazione.