16 settembre 2010

16/09/2010- L’altra metà del Mediterraneo a Milano

teatro piccoloEvento: L’altra metà del Mediterraneo. L’universo femminile nella diaspora tra Oriente e Occidente.

Dove: Piccolo Teatro di Milano- Teatro Grassi a Milano.

Quando: 16 settembre 2010, ore 12.

Informazioni: L’OUTIS, il centro nazionale di drammaturgia contemporanea, organizza nell’ambito della X Edizione Festival Internazionale della Nuova Drammaturgia, un incontro dedicato all’universo femminile della diaspora tra Oriente e Occidente.

Ad accompagnare la lettura dei brani a cura di Debora Migliavacca Bossi, sono previsti interventi di esponenti del mondo accademico che si occupano di cultura islamica e di esperti del settore culturale e dell’immigrazione.

L’evento è organizzato in collaborazione con la nostra rivista, Africa e Mediterraneo, le Relazioni Internazionali Comune di Milano, l’IRER – Istituto Regionale di Ricerca della Lombardia e l’IsIAO – Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente e con il Patronato della Regione Lombardia. Info.

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07 settembre 2010

21-23/10/2010- 2nd Protest Arts International Festival a Harare (Zimbabwe)

zimbabweEvento: 2nd Protest Arts International Festival.

Dove: Harare (Zimbabwe).

Quando: Dal 21 al 23 ottobre 2010.

Informazioni: Savanna Trust (organizzazione dello Zimbabwe che si occupa di arte per lo sviluppo) organizza in collaborazione con il dipartimento d’arte teatrale dell’Università dello Zimbabwe il secondo “Protest Arts Interational Festival”.

Il Festival ha come tema le arti della protesta, la cultura e l’arte come strumento di educazione alla democrazia. Le arti visive sono quindi utilizzate come mezzo per poter immaginare e cambiare il futuro. Sono invitati a partecipare al festival esperti di media, artisti, leaders della società civile, accademici e attivisti umani. Info.

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06 settembre 2010

Events of the Self: Portraiture and Social Identity a Neu-Ulm (Germania)

imEvento: Events of the Self: Portraiture and Social Identity.

Dove: The Walther Collection, Neu-Ulm/Burlafinger (Germania).

Quando: Dal 17 giugno 2010 a giugno 2011.

Informazioni: La Walther Collection (collezione internazionale d’arte contemporanea dedicata a produzioni fotografiche e visuali), ha aperto al pubblico nel giugno scorso l’esposizione dal titolo “Events of the Self: Portraiture and Social Identity”. L’esposizione, che riguarda la collezione africana, presenta 243 opere di 32 artisti ed è curata dal critico d’arte nigeriano Okwui Enwezor. Sarà possibile visitare la mostra sino al prossimo giugno nella città di Neu-Ulm in Germania. Info.

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06 settembre 2010

6/9/2010- Bayimba International Festival of Music and Arts a Kampala, Uganda

Evento: Bayimba International Festival of Music and Arts.

11201-310-164Dove: Kampala, Uganda.

Quando: Dal 6 al 16 settembre 2010.

Informazioni: Bayimba Cultural Foundation organizza la terza edizione del Bayimba International Festival of Music and Arts, manifestazione il cui scopo è di stimolare la creatività artistica in tutti i campi dell’arte. Tra gli eventi di quest’anno da notare i workshop di fotografia. Info.

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02 settembre 2010

8 settembre, giornata mondiale dell’alfabetizzazione, un premio UNESCO per le migliori pratiche

© UNESCO

© UNESCO


L’8 settembre sarà la giornata mondiale dell’alfabetizzazione, istituita nel 1967 dall’UNESCO per ricordare a tutti quanti che l’educazione e l’istruzione sono fondamentali per lo sviluppo dei popoli.

Una delle cause che più incidono sul divario che esiste tra il Nord ed il Sud del mondo, infatti, è proprio l’analfabetismo, un ostacolo per una crescita sociale e culturale.
L’UNESCO ricorda che a oggi 72 milioni di bambini non sono scolarizzati e le cifre crescono se pensiamo al numero di ragazzi che abbandonano la scuola o la frequentano in maniera irregolare.

Durante questa giornata si terrà la cerimonia di premiazione del King Sejong Literacy Prize, un concorso che ogni anno identifica a livello mondiale i progetti di alfabetizzazione che si distinguono per il loro livello qualitativo e innovativo.
Il tema dell’edizione del 2010 era “Alfabetizzazione ed empowerment delle donne”.

Quattro i progetti che si sono aggiudicati il premio quest’anno: l’Adult Education and Training Programme del General Directorate of Adult Training di Capo Verde, la National Literacy Campaign portata avanti dal Non-Formal Education Centre del Nepal, il Females for Families Programme realizzato dal Governatorato di Ismailia in Egitto e il Family Literacy Project condotto dallo State Institute for Teacher Training and School Development in Germania. Un programma in Colombia e un altro progetto in Malawi hanno ricevuto una menzione d’onore.
Questi programmi, che riceveranno non solo un premio simbolico (una medaglia e un certificato) ma anche economico (20.000 $), hanno spiccato sugli altri per il fatto di essere stati pensati e realizzati per rispondere alle esigenze specifiche del target di riferimento.
Per esempio ad Amburgo lo State Institute for Teacher Training and School Development realizza da due anni corsi di lingua tedesca per madri e bambini al di sotto dei sei anni. In questo modo riescono a coinvolgere contemporaneamente genitori e figli, strutturando lezioni che consentono un approccio alla lingua compartecipato, facendo sì che ci sia una forte collaborazione nell’apprendimento della lingua, che va a colmare alcuni gap frequenti nei corsi di L2.
A Capo Verde invece le lezioni del Training Programme, rivolte a un pubblico femminile, sono diversificate a seconda delle comunità in cui si svolgono e ruotano attorno a temi legati alla vita pratica: prevenzione dell’HIV, economia domestica, salute, emancipazione della donna.

Per maggiori informazioni relative ai singoli progetti si può consultare la pagina web dell’UNESCO http://www.unesco.org/en/literacy/literacy-prizes/winners-2010/, mentre per conoscere più nel dettaglio il premio e la missione dell’UNESCO nell’ambito dell’alfabetizzazione si consiglia di visitare il sito ciccando sul seguente link: http://www.unesco.org/en/literacy/right-navigation/about-us/mission/.

Elisabetta Degli Esposti Merli

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06 agosto 2010

Editoriale del N.71 di Africa e Mediterraneo

In: calcio



Pubblichiamo qui l’editoriale dell’ultimo numero di Africa e Mediterraneo a cura del direttore, Sandra Federici.
Sempre sul blog sono disponibili anche la presentazione e il Sommario del N.71.

Per aquistare on line il N. 71 di Africa e Mediterraneo, per conoscere i numeri precedenti, sottoscrivere un abbonamento o acquistare un numero precedente, vai al sito dell’editore.

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20 luglio 2010

18/9/2010- The Drum cafe 2010 Peace Arts a Nairobi

foto drum cafeEvento: The Drum cafe 2010 Peace Arts.

Dove: Nairobi, Kenya.

Quando: Dal 18 al 26 settembre 2010.

Informazioni: The Drum Cafe and Talking drums of Africa, network di artisti professionisti che unisce la creatività e le performance artistiche agli scambi sociali, organizza il prossimo settembre una manifestazione in diverse località del Kenya dedicata al mondo dell’arte e della cultura. Per sette giorni è possibile partecipare a festival, workshop, conferenze e presentazioni di spettacoli musicali, di cinema, di danza e di teatro e non solo. La manifestazione ha lo scopo di promuovere l’arte e la storia del Kenya e dell’Africa orientale e di creare uno scambio culturale a livello internazionale. Info.

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19 luglio 2010

Il primo week end senza mondiale e senza Sudafrica

E’ finito da alcuni giorni il mondiale e la magica euforia che lo ha accompagnato, approfittiamone per fare un po’ di valutazioni. Cominciamo dalle critiche, che vengono soprattutto dalla società civile sudafricana e dai suoi intellettuali e sono rivolte alle classi dirigenti politiche e sportive che hanno partecipato e soprattutto beneficiato dell’organizzazione.

Sono disponibili sulla rete delle slide redatte da Patrick Bond del Centre for Civil Society dell’Universtiy of Kwazulu Natal (cliccare il post “World Cup Watch. A political economy of the 2010 World Cup”) che sintetizzano le proteste di questi ultimi anni in 6 “cartellini rossi” per la FIFA, quindi contro le élite della Coppa del mondo:

1. Priorità dubbie, con spese eccessive (e ci si riferisce agli elefanti bianchi sudafricani: nuovi stadi a Durban, Città del Capo, Port Elizabeth, Nelspruit, Polokwane, Soccer city a Johannesburg, nessuno dei quali sarà più riempito dopo la fine del mondiale, al costo totale di 3 miliardi di dollari USA) e un’impronta ecologica devastante della fase preparatoria e dell’intera manifestazione.

2. Profitti per la FIFA, con corruzione politica (si citano inchieste di vari giornali e il libro Fourl: the secret world of FIFA di Andrei Jennings) e persino misteriosi omicidi e sparizioni di politici e imprenditori coinvolte negli affari legati alla costruzione degli stadi.

3. Debito e importazioni, crisi economica (le spese per la preparazione del mondiale e per la costruzione degli stadi, che ammontano in totale a 4,1 miliardi di dollari USA, hanno causato una enorme spesa per importazione e un aumento nel debito estero dell’85 %; un investimento di cui non è garantito il ritorno; in più, la FIFA non paga tasse quindi non c’è ricaduta sulle finanze sudafricane dai suoi profitti), aumento dei prezzi degli immobili in un meccanismo di bolla immobiliare.

4. Errori, e promesse tradite: Un parlamentare dell’ANC, Shiaan-Bin Huang ha importato (da un’impresa cinese che tra l’altro paga lavoratori adolescenti 3 dollari al giorno) 2,3 milioni di leopardi “Zakumi”, il gadget ufficiale della manifestazione. Ai venditori informali è stato proibito di vendere gadget. Le prenotazioni di camere d’albergo sono state di molto inferiori alle previsioni della FIFA. Alcuni ospedali selezionati sono stati svuotati a metà per l’occasione, spostando in lungo degenti e sospendendo alcune attività di cura ordinarie. Le associazioni calcistiche hanno deplorato l’approccio top-down che non ha portato benefici al calcio “di base”.

5. Sospensione delle libertà democratiche: Si cita l’operazione della polizia di Durban che ha letteralmente “rimosso” i bambini di strada, trasportandoli in periferia, affinché non fossero visibili ai turisti. Tutte le forme di protesta e le manifestazioni sono state dichiarate illegali fino al 15 luglio 2010. Agli ambulanti è stato proibito di vendere nelle zone vicine agli stadi, nelle strade e nei parchi se non con un permesso speciale rilasciato dalla FIFA. La SA Broadcasting corporation ha rifiutato di mandare in onda un documentario critico sulla FIFA: Fahrenheit 2010: Warming up for the world cup in South Africa. Il Comitato organizzativo locale della 2010 FIFA World cup non ha reso noti i documenti sulle gare d’appalto (richiesti ripetutamente dal giornale Mail & Guardian), dichiarando di essere un ente privato e di non dovere sottostare ai principi di trasparenza. Alla fine ha ottenuto la copia delle 17 garanzie che il Governo ha dovuto dare alla FIFA per ottenere di ospitare il Mondiale: condizioni abbastanza vessatorie per i cittadini e i giornalisti sudafricani in termini di libertà costituzionali, nell’accettazione di quella che è stata definita una vergognosa e umiliante colonizzazione.

6. Proteste affrontate con la repressione: Le slide si concludono con i link a diversi rap di denuncia e con le immagini delle diverse manifestazioni di protesta organizzate negli anni precedenti al Mondiale.
Le slide sono dedicate alla memoria di Dennis Brutus (1924-2009), importante poeta, attivista ed economista politico dello sport, compagno di prigionia di Mandela a Robben Island; critico delle corporazioni sportive, organizzatore del boicottaggio del Sudafrica bianco alle olimpiadi degli anni 60 e fortemente critico nei confronti delle modalità di organizzazione del Mondiale sudafricano.

Anche la rivista Social Text ha pubblicato un insieme di post di analisi critica della manifestazione.

Insomma, il bilancio sembra negativo, soprattutto per i Sudafricani che non si accontentano dell’inebriante vertigine della febbre del calcio e dell’orgoglio patriottico di avere ospitato per prima tra le nazioni africane un mondiale.
Però, bisogna rilevare che per il pubblico e i media globali la Coppa del Mondo dal punto di vista organizzativo è stato un successo. L’immagine del Sudafrica che circolava era caratterizzata da grande criminalità, conflittualità etnica, problemi di xenofobia, e disorganizzazione, ci si aspettavano solo omicidi e stadi non finiti, in base alla “soft bigotry of low expectations”, una definizione coniata da un collaboratore di George Bush e ripresa dall’economista Dambisa Moyo per descrivere la sfiducia nei confronti dell’Africa. Invece…

Invece per un mese il mondo ha sentito parlare di Città del Capo, Pretoria, Johannesburg, Nelspruit, il tutto costantemente collegato a quel sogno universale che è il calcio. Collegato al divertimento, allo sport, allo spettacolo. Ha seguito i servizi di approfondimento sulla realtà sudafricana realizzati dalle troupe televisive di tutto il mondo che si sono date appuntamento lì. Certo, i formati del servizio giornalistico televisivo e dell’articolo di quotidiano costringono a sintesi, retorica e anche superficialità, e le Vuvuzelas sono state l’argomento principale… Ma sono convinta che i giornalisti non abbiano applicato parametri diversi quando hanno trattato il “colore locale” in margine ai mondiali ospitati dalla Germania o dall’Italia.

Insomma, forse qualcosa di buono da questo South Africa 2010 possiamo prenderlo ed è la straordinaria potenza simbolica di questo successo organizzativo nel controbilanciare la sfiducia e il razzismo nei confronti dell’Africa. E’ un meccanismo semplice, anzi semplicistico, come semplicistico è il pensiero razzista. Chi sa approfondire sa che dietro questo emozionante spettacolo ci sono difficoltà che persistono, ingiustizie e corruzione. Chi spera in un’Africa diversa avrebbe preferito che fosse colta l’occasione di sperimentare percorsi e modalità alternativi (ma già candidarsi per una gara come l’organizzazione del Mondiale vuol dire accettare le condizioni di un meccanismo globalizzato che difficilmente si lascia cambiare).

Ma contro il pensiero razzista, e contro il razzismo inconscio, il pensiero razionale basato sui fatti non funziona. Funzionano le emozioni, gli eventi simbolici, come l’elezione di Obama. Quindi, consapevoli del lato B, prendiamoci il lato A, e godiamocelo come momento storico da poter mettere sul piatto della bilancia come contrappeso al pregiudizio, al pessimismo, all’ignoranza.

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14 luglio 2010

Il lupo perde il pelo… Waka Waka copiata da una canzone africana

Ho letto un articolo interessante, sul blog Scribbles from the den del giornalista camerunese Dibussi Tande, che racconta le varie ruberie perpetrate da cantanti occidentali nei confronti di autori africani.

La copertina del disco tratta dal blog di Dibussi Tamba

La copertina del disco tratta dal blog di Dibussi Tamba

Parte fondamentale dell’articolo, il racconto della “presa in prestito” fatta proprio in relazione all’inno dei mondiali Waka Waka, diffuso e universalmente conosciuto come opera di Shakira.

Invece il ritornello è stato completamente copiato dall’interpretazione della canzone militare camerunese “Zangaléwa” (“Zamina mina”) fatta dal gruppo “Golden Sounds”, che dopo il successo della canzone cambiò il proprio nome in “Zangaléwa”. Un brano conosciuto da generazioni di camerunensi e tranquillamente copiato dalla cantante e dalla sua casa di produzione senza nessuna citazione, credendo chissà come che nessuno se ne accorgesse. Subito la rete si è ribellata, in particolare i camerunesi che conoscevano benissimo il pezzo, inondando i blog di proteste e di riferimenti al brano disponibile su internet.

La Sony ha poi accettato, si dice anche su pressione della FIFA che voleva evitare ogni pubblicità negativa al Mondiale, di riconoscere che “The song was written by Shakira, the world-famous singer from Latin America…The chorus is similar to that of a popular Cameroon song made famous by Golden Voices in particular” ma soprattutto di negoziare un riconoscimento economico ai membri del gruppo ormai sciolto.

Guardate il video qui sotto e arrivate al minuto 7,30. Lì comincia il ritornello ed è uguale all’inno dei mondiali. Anzi, è più bello.

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09 luglio 2010

6/7/2010- Utopia 2010. Arte contemporanea a Capo Verde

utopia-2010Evento: Utopia 2010. Arte contemporanea a Capo Verde.

Dove: Palazzo della Cultura di Praha, Capo Verde.

Quando: Dal 6 al 11 luglio 2010.

Informazioni: Il Palazzo della Cultura di Praha, capitale della Repubblica di Capo Verde, ospita dal 6 all’11 di luglio un programma di esposizione, dibattiti e videoproiezioni organizzati dal giovane artista Cesar Schofield Cardoso, una promessa dell’arte dell’arcipelago capoverdiano.

Punto focale della rassegna la videoinstallazione Utopia 2010, creata da Cardoso con il sostegno della Fundaçao Amilcar Cabral, diretta da Samira Pereira e dedicata alla conservazione e promozione dell’eroe dell’indipendenza capoverdiana. Già nel 2009 la fondazione Cabral aveva ospitato una prima edizione di Utopia.

Cardoso lavora sul tema dell’identità capoverdiana, e in questa occasione, organizzata anche per commemorare il 35° anniversario dell’Indipendenza nazionale, ha voluto confrontare il passato (clandestinità e lotta, indipendenza, democrazia), con il presente e il futuro. Info.

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