21 May 2014

Africa e Mediterraneo n. 80 – L’asilo in Europa – Call for papers

Il prossimo numero di Africa e Mediterraneo intende esaminare l’accoglienza e la protezione dei richiedenti asilo in Europa, un lavoro quotidiano portato avanti da diversi attori: governi, autorità locali, agenzie internazionali e ONG, con ruoli e responsabilità diverse.

Scadenza per l’invio delle proposte (400 parole massimo): 25 maggio 2014

Scadenza per l’invio degli articoli: 20 giugno 2014

Richiedenti asilo accolti a Villa Angeli, Pontecchio Marconi, (Bo).
Foto di Giovanni Zati / Africa e Mediterraneo

Asylum must not be a lottery. EU Member States have a shared responsibility to welcome asylum seekers in a dignified manner, ensuring they are treated fairly and that their case is examined to uniform standards so that, no matter where an applicant applies, the outcome will be similar. (European Commission, DG Home Affairs’ web site)

L’Unione europea non riceve solo migranti che partono per ragioni economiche in cerca di una vita migliore, ma anche rifugiati che devono lasciare le loro case per sfuggire a conflitti armati, violenze, violazioni dei diritti umani o disastri naturali o causati dall’uomo. Il tragico naufragio a Lampedusa del 3 ottobre 2013, che ha causato 366 morti e 20 dispersi, ha acceso l’attenzione dell’Europa sul tema dei rifugiati e dei richiedenti asilo.

Nel 2013, 435.000 richieste d’asilo sono state registrate nella UE28, mentre nel 2012 erano state 335.000 (Eurostat Newsrelease 24 marzo 2014). Nel 2013, il più alto numero dei richiedenti è stato registrato in Germania (127.000, equivalente al 29% dei richiedenti totali), seguita dalla Francia (65.000, 15%), dalla Svezia (54.000, 13%), dal Regno Unito (30.000, 7%) e dall’Italia (28.000, 6%). In questi giorni l’Italia sta affrontando massicci arrivi di persone che attraversano il Mediterraneo; alcune di loro fanno richiesta di asilo in Italia, altre cercano di proseguire verso Nord per raggiungere altri stati europei. I numeri mostrano un grande incremento rispetto all’anno scorso: nel primo trimestre del 2014, 20.500 migranti sono arrivati in Italia, 10 volte rispetto al primo trimestre del 2013.

Dal 1999 l’Unione europea ha promosso il miglioramento di un quadro legislativo che possa arrivare alla costituzione di un Sistema europeo comune di asilo. In seguito alle critiche mosse al Regolamento Dublino sull’asilo, un nuovo Regolamento è in vigore da gennaio 2014. Questo aggiornamento rafforza i diritti dei richiedenti asilo – riguardo al rispetto della famiglia, dei minori e alla detenzione – regola i rapporti tra stati membri. Inoltre, stabilisce un sistema europeo di intervento in caso sia necessario coadiuvare uno stato membro che non riesca a fare fronte a una situazione di emergenza.

Gli articoli e le proposte potranno essere inviate nelle seguenti lingue: italiano, inglese, francese e spagnolo, all’indirizzo s.federici@africaemediterraneo.it.


Africa e Mediterraneo n. 80 – Asylum in Europe – Call for papers


The next issue of Africa e Mediterraneo aims to examine the reception and sheltering of asylum seekers in Europe, a task fulfilled by several players: governments, local authorities, NGOs, international agencies.

Deadline for the submission of abstracts (max. 400 words): 25th May 2014

Deadline for the submission of articles: 20th June 2014

Asylum must not be a lottery. EU Member States have a shared responsibility to welcome asylum seekers in a dignified manner, ensuring they are treated fairly and that their case is examined to uniform standards so that, no matter where an applicant applies, the outcome will be similar. (European Commission, DG Home Affairs’ web site)

The EU receives not only migrants that move mainly for economic reasons in search of a better life, but also refugees that leave their homes to avoid situations of armed conflict or violence, violations of human rights or natural or man-made disasters. The tragic shipwreck off the coast of the Italian island of Lampedusa on 3 October 2013, which left 366 dead and 20 missing, has drawn Europe’s attention to the issue of asylum seekers and refugees.

In 2013, 435 000 asylum applicants  were registered in the EU28. In 2012, there were 335 000 asylum applicants (Eurostat Newsrelease 24 March 2014). In 2013, the highest number of applicants was registered in Germany (127 000 applicants, or 29% of total applicants), followed by France (65 000, or 15%), Sweden (54 000, or 13%), the United Kingdom (30 000, or 7%) and Italy (28 000, or 6%). These five Member States accounted for 70% of all applicants registered in the EU28 in 2013. These days Italy is facing massive arrivals of people crossing the Mediterranean Sea; some of them leave their countries to reach the Italian shores and apply for asylum in our country, while some others try to keep moving North until they enter other European States. Numbers show an important increase in comparison with last year: in the first trimester of 2014, 20 500 migrants have arrived to Italy, ten times more than the first trimester of 2013.

Since 1999 the European Union has been working to improve the legislative framework on asylum seeking which would result in a Common European Asylum System. As a consequence of the several criticisms raised against the Dublin Regulation on Asylum Seeking, determining the EU Member State responsible to examine asylum seekers’ applications, the New Dublin Regulation came into force in January 2014. Such updated version strengthens the rights of asylum seekers – in regards to family reunification, minors and detention – and clarifies procedures between Member States. Furthermore, it establishes a European system of subsidiary intervention aiming at helping Member States in case they are not able to tackle emergency situations on their own.

Abstracts and articles can be submitted in one of the following languages: English. French, Italian and Spanish to the editor-in-chief at s.federici@africaemediterraneo.it.

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16 May 2014

Il Portale Integrazione Migranti inaugura Cultura, la nuova area

Nell’ambito della Giornata mondiale UNESCO per la diversità culturale il prossimo mercoledì 21 maggio, verrà presentata la nuova area del Portale Integrazione Migranti; si tratta dell’area Cultura, il primo luogo virtuale per raccontare la produzione culturale e artistica dei cittadini stranieri e con background migrante. L’obiettivo è dare conto di come si stia evolvendo la nostra società anche attraverso la produzione artistica, grazie a protagonisti e temi nuovi che ci parlano di un’Italia sempre più ricca e interessante.

L’area Cultura è stata progettata in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e si articola in 5 sezioni: letteratura, cinema, teatro, musica, arte visiva e patrimonio culturale, all’interno delle quali sarà possibile trovare una prima mappatura delle esperienze consolidate attive in Italia nei rispettivi campi (dalle case editrici ai festival del cinema alle orchestre multietniche ai database già presenti). Oltre ai cinque ambiti sono state pensate tre aree trasversali: il quadro giuridico internazionale che regolamenta e promuove la produzione e la diversità culturale; l’area dedicata alle riviste e ai media specializzati in tematiche relative alle migrazioni e alla cultura; infine un’area dove si intende riportare le iniziative più importanti dedicate alla memoria dell’emigrazione italiana.

L’inaugurazione si terrà dalle 15:00 alle 19:00, presso la Sala Santa Marta al Collegio Romano, in Piazza del Collegio Romano n. 5, a Roma. Di seguito il programma – per partecipare è necessario iscriversi scrivendo a redazioneintegrazione@lavoro.gov.it.

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14 May 2014

Africa e Mediterraneo al Festival Human Rights Nights con “Snapshots from the border”

Oggi, 14 maggio 2014, in occasione dell’aperitivo inaugurale della XIV edizione di Human Rights Nights, saremo presenti dalle 19:00 con la preview della mostra Snapshots from the border, prodotta come parte del progetto europeo “Screens – Southern Visions of the Millennium Development Goals”. La preview si terrà all’interno della galleria all’’aperto allestita in Piazzetta Pier Paolo Pasolini che ospiterà anche altri progetti d’’arte e di fotografia dal mondo.

L’anteprima di Snapshots from the border (che sarà ospitata per intero in Salaborsa a partire dal 21 giugno), è una della iniziative della campagna Bologna cares!, una serie di eventi che culmineranno il 21 giugno con il convegno sull’’asilo in Europa e che mirano a sensibilizzare l’’opinione pubblica riguardo le tematiche dell’’accoglienza.

La campagna fa parte del progetto di comunicazione SPRAR Bologna, messo in campo dal Comune di Bologna, dall’’ASP Città di Bologna e dai gestori dell’’accoglienza rifugiati Lai-momo, Arcolaio e Mondo Donna.

www.humanrightsnights-community.org
www.facebook.com/HRNsBo

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08 May 2014

Al via l’iscrizione al nostro laboratorio di scrittura

Foto di Africa e Mediterraneo

Africa e Mediterraneo organizza un laboratorio di scrittura rivolto sia ai richiedenti asilo ospiti a Bologna, sia ai cittadini italiani. Le volontarie AVoC Elisabetta Guidotti (insegnante) e Maria Luisa Pozzi (lettrice della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari), con l’affiancamento di un’operatrice di Africa e Mediterraneo, terranno 6 incontri di scrittura sulla narrazione autobiografica, soprattutto in relazione ai percorsi di fuga/emigrazione. Gli spunti trattati saranno: il passato, il viaggio e il presente.

Il laboratorio è gratuito e si svolgerà tutti i giovedì dal 15 maggio al 19 giugno presso Sala Borsa, dalle 10:00 alle 12:00. Il numero di posti è limitato, quindi saranno prese in considerazione le iscrizioni in ordine di arrivo. Per iscriversi basta mandare un’e-mail all’indirizzo s.bruni@africaemediterraneo.it scrivendo come oggetto del messaggio: Iscrizione Laboratorio di Scrittura oppure si possono contattare direttamente gli operatori di Villa Aldini e dello SPRAR.

Il laboratorio nasce all’interno della campagna Bologna cares! e fa parte del progetto di comunicazione SPRAR Bologna, messo in campo dal Comune di Bologna, dall’ASP Città di Bologna e dai gestori dell’accoglienza rifugiati Lai-momo, Arcolaio e Mondo Donna. Si tratta della prima di una serie di iniziative ed eventi che culmineranno il 21 giugno con il convegno sull’asilo in Europa e mirano a sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo le tematiche dell’accoglienza.

Scarica il volantino del laboratorio

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07 May 2014

Dak’Art, la biennale africana inaugura oggi

La Biennale Dak’Art, il principale evento di arte contemporanea in Africa, si svolgerà dal 9 maggio all’8 giugno 2014 a Dakar, in Senegal. L’evento riunirà molti artisti e professionisti dell’arte visiva provenienti dall’Africa e dal resto del mondo. Elise Atangana, Abdelkader Damani e Smooth Ugochukwu Nzewi sono i curatori di questa edizione il cui filo conduttore è “produrre il comune”, ossia collegare la politica e l’estetica in un approccio attivo e impegnato. La concezione di arte che scaturisce da questa edizione è quella legata a una vocazione pubblica, a una “condivisione del sensibile” in grado di tener conto delle aspirazioni comuni, delle paure, delle speranze e dei lutti quotidiani con la massima sincerità.

Il programma di questa manifestazione che da più di 20 anni è un appuntamento fisso per l’arte e la cultura africane è molto ricco e oltre a Dakar coinvolge numerose altre città del Senegal con incontri sui mestieri dell’arte, l’esposizione internazionale degli artisti africani e della diaspora, i tributi a Dimé, Diop e Diakhaté, la mostra di scultura africana, la Green Art nel Campus e 200 mostre off. Inoltre la città di Dakar sarà animata da concerti, sfilate di moda e proiezioni cinematografiche. Gli eventi sono visibili sulla pagina twitter www.twitter.com/DakArtBiennale e sul sito www.biennaledakar.org.

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24 April 2014

L’arte del Camerun trae la linfa vitale dall’iniziativa privata nazionale e straniera

L’espressione artistica è uno degli specchi attraverso cui un Paese si guarda dentro e allo stesso tempo è una vetrina per dare mostra di sé agli altri. Non sempre però è facile avere a disposizione le risorse necessarie per finanziare progetti artistici e per investire sulla cultura. In Camerun è l’iniziativa privata a sopperire all’inefficacia dello stato. A questo proposito vi proponiamo un abstract in italiano dell’articolo Le forme de l’action privée dans le paysage artistique contemporain au Cameroun, scritto da Paul-Henri Souvenir Assako Assako e pubblicato sul n. 79  di Africa e Mediterraneo.

Foto dell'esposizione Barbecue Expo, Douala, edizione del 2008

Nonostante l’inefficacia dello stato nel dare uno slancio all’arte nelle sue diverse forme, l’attività artistica prende sempre più piede in Camerun, principalmente grazie al supporto di varie istituzioni private nazionali e straniere. Queste ultime cercano di stimolare l’azione artistica contemporanea attraverso programmi di promozione culturale in sinergia con la nuova generazione di artisti locali. Nell’ultimo decennio diverse sono state le azioni che dimostrano il sostegno privato all’attività artistica camerunense: ad esempio, un programma di alta formazione di arte contemporanea rivolto a giovani artisti supportato dall’Istitut de Formation Artistique (IFA – Istituto di Formazione Artistica) di Mbalmayo in collaborazione con una ONG italiana; il programma di mobilità Moving Africa del Goethe Institut volto a facilitare la partecipazione di attori culturali nazionali a importanti incontri di arte e cultura nel continente africano; gli incontri di arte visiva di Yaoundé (RAVY – Rencontres d’Art Visuels de Yaoundé) a carattere internazionale organizzati, a partire dal 2008, ogni due anni; o ancora il Salon Urbain de Douala (Salone Urbano di Douala), festival triennale organizzato dalla galleria Doual’Art, che sin dal 2007 mobilita professionisti nazionali e internazionali a prendere parte ad interventi artistici in contesti urbani.

In occasione di queste iniziative i giovani artisti si attivano ed espongono le loro opere in gruppo o individualmente in sale di alberghi o sui muri all’aria aperta. Altri beneficiano di soggiorni all’estero che permettono loro di farsi conoscere anche sulla scena internazionale. Sin dalla fine degli anni ’70 nelle città di Douala e Yaoundé diversi artisti hanno creato dei laboratori e delle associazioni aperte, aperto gallerie e organizzato mostre anche in luoghi “non conformi”. La precarietà del settore ha reso effimere molte iniziative e costretto gli artisti a trovare continuamente soluzioni alternative per emergere e costruirsi una carriera professionale. È grazie all’iniziativa privata che in Camerun prendono forma i frammenti di una cultura ibrida che è la caratteristica principale di una nuova identità artistica.

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18 April 2014

Le nousnous ivoriane nella regione parigina indossano il pagne per sentirsi a casa

La nostra analisi delle migrazioni lavorative femminili ci ha portato anche in Francia, nella regione parigina, dove è presente un alto tasso di popolazione immigrata di origine africana tra cui molte donne ivoriane. Queste sono le cosiddette nousnous, ovvero le “tate” che si prendono cura dei bambini delle famiglie borghesi. Vi proponiamo qui un estratto in italiano dell’articolo Nousnous ivoiriennes e port du pagne en région parisienne, scritto da Anne Grosfilley e pubblicato sul numero 79 di Africa e Mediterraneo.

All'uscita della metro di Porte de la Chapelle (Parigi). Foto di Giada Gugu

La regione parigina presenta una popolazione di immigrati di origine africana molto numerosa. Durante le prime migrazioni le donne immigrate arrivavano in Francia attraverso i ricongiungimenti familiari. A questo flusso di popolazione proveniente principalmente dalle aree saheliane islamizzate, si è aggiunta, a partire dagli anni ’90, una migrazione costituita principalmente da donne cristiane arrivate da sole dall’Africa occidentale e in particolar modo dalla Costa d’Avorio. Queste donne, dette nounous, sono andate a ricoprire il ruolo di cura dei bambini di ricche famiglie borghesi. Hanno ben capito che la società francese ha bisogno di loro per ridurre le proprie mancanze istituzionali nell’aiuto alla persona. Hanno un buon livello di francese, il che gli permette di poter leggere la posologia dei farmaci, sono cristiane come testimoniano i loro nomi (Thérèse, Bernadette, Charlotte ecc.) e soprattutto avrebbero una “vocazione” a occuparsi dei bambini secondo i loro datori di lavoro. Si devono vestire all’occidentale per non essere giudicate come “folcloristiche” dalle famiglie per cui lavorano. Le nounous sono straniere ed estranee in questi grandi appartamenti borghesi, assai differenti dalle stanze in cui trascorrono le notti. L’unico momento in cui ritornano ad essere loro stesse è durante la “piccola parentesi ivoriana”, quando portano i bambini al parco a giocare. Lì si incontrano con altre nounous per parlare del Paese di origine e delle ultime novità, per discutere dei problemi e darsi reciproci consigli. Le discussioni sono spesso in dialetto. Anche l’abbigliamento cambia in queste piccole parentesi, in un nostalgico riappropriarsi della propria identità, non rinunciano a sfoggiare il proprio pagne, un largo tessuto wax rettangolare stampato in Olanda specificatamente per il mercato africano. Ad Adbijan non compravano che wax locali, Uniwax, sperando un giorno di poter indossare il Vlico, il wax olandese. Adesso però con gli stipendi in euro questo sogno si è potuto avverare. I parei permettono alle nounous di riprodurre i gesti di cura delle donne africane. Li usano come teli su cui fare giocare i bambini, per ripararsi dal freddo, come decorazioni della culla o, se non viste, per portare i bambini addormentati sul dorso mentre salgono le scale con la spesa rientrando a casa. Davanti a un dovere quasi deontologico di cancellazione delle loro origini, le nounous proiettano nei pagne la loro maniera di vivere e il tessuto diventa così un legame con il loro paese e la loro cultura.

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11 April 2014

Donne migranti di ritorno dall’Europa al Marocco

Nell’incontro “Marocco, la nostra prima Africa”, tenutosi lunedì 7 aprile presso il Centro Interculturale Massimo Zonarelli (Bologna), alcune rappresentanti di associazioni hanno sottolineato l’importanza di parlare dell’integrazione della comunità marocchina anche in una prospettiva di genere. Vi proponiamo qui un estratto dell’articolo Aicha è tornata: making of di un documentario sulle donne migranti di ritorno dall’Europa al Marocco, scritto da Gaia Vianello e pubblicato sul numero 79 di Africa e Mediterraneo.

Fermo immagine tratto da Aicha è tornata di Juan Martin Baigorria, 2011

L’articolo si propone di riassumere il percorso di ricerca sul campo – svolta in Marocco tra il 2007 e il 2009 – che ha portato alla realizzazione del documentario Aicha è tornata, prodotto nel 2011, focalizzato sulla questione dei ritorni femminili dall’Europa verso il Marocco.[…] I risultati di questa ricerca qualitativa, condotta per due anni nelle provincie di Khouribga e Beni Mellal su un campione eterogeneo di settanta donne selezionate sulla base di variabili quali l’età, che varia dai sedici ai cinquanta anni, lo stato civile, il livello d’istruzione, la condizione legale, il tempo di permanenza in Europa, hanno fatto emergere tre tipologie di donne migranti di ritorno. […]

La prima e più consistente è la tipologia che comprende le donne che partono con ricongiungimento familiare, attraverso matrimoni, nella maggior parte dei casi, combinati. I cosiddetti “matrimoni d’estate”, per il fatto che vengono celebrati durante il mese di vacanza dei migranti uomini che già si trovano in Europa e che, non avendo tempo per trovare moglie, chiedono alle famiglie di combinare il matrimonio in Marocco con una loro connazionale. Molto spesso questi matrimoni finiscono con i cosiddetti “divorzi d’inverno”: le giovani spose si ritrovano catapultate dall’oggi al domani in una realtà a loro del tutto estranea, di cui non condividono né la lingua né la cultura, isolate dal resto del mondo e dipendenti da un marito che a malapena conoscono e che, oberato dal lavoro e reso fragile dai disagi connessi alla migrazione, non riesce a comprendere le esigenze della moglie. Nascono così incomprensioni coniugali che si risolvono spesso attraverso il ritorno al paese d’origine di queste donne: in molti casi gli uomini, incapaci di gestire le difficoltà matrimoniali, riportano le mogli in Marocco e ripartono in Europa dopo aver sottratto loro i documenti necessari all’espatrio.[…]

Il secondo gruppo di donne comprende giovani ragazze nate in Europa o emigrate con i genitori quando erano ancora molto piccole e poi tornate in Marocco ancora in età scolare. L’impatto del ritorno su queste giovani è spaesante, soprattutto per quelle rientrate dopo aver già cominciato un percorso scolastico in Europa. Il problema che si pone per queste ragazze è l’impossibilità di proseguire nei propri studi, poiché, parlando l’arabo, ma non sapendolo scrivere, fanno fatica ad essere reintegrate nel sistema scolastico locale e si trovano quindi costrette a rimanere a casa, aiutando la propria famiglia nelle faccende domestiche e sposandosi molto giovani. Diventa inoltre estremamente complessa la ricerca della propria identità, in quanto si tratta di giovani donne cresciute e formate all’interno della società europea, che hanno frequentato scuole e coltivato amicizie in Europa, e che quindi hanno goduto per molti anni di grande libertà.[…]

Vi sono infine donne sole che decidono di migrare per ragioni economiche, e che lo fanno spesso clandestinamente. Si tratta di donne nubili o divorziate, quindi senza obblighi coniugali e, nella grande maggioranza, provenienti dalle campagne attorno a Khouribga, dove le condizioni di vita sono estremamente dure e dove vi è un alto livello di povertà. Spesso queste donne vengono inviate in Europa dalle famiglie, le quali si privano di tutti i loro averi per poterne finanziare il viaggio, che avviene illegalmente attraverso il pagamento di un passeur. I percorsi intrapresi per raggiungere le coste europee sono lunghi e pericolosi, soprattutto per una donna sola, e nella metà dei casi non vengono portati a termine, o perché gli intermediari si danno alla macchia dopo aver riscosso la somma o perché le migranti, una volta sbarcate in Europa, vengono subito intercettate dalla polizia.[…] La condizione di clandestinità impedisce loro di integrarsi nel paese di accoglienza, costringendole ad accettare lavori malpagati al nero, spesso come badanti, in qualche caso come cameriere; ed è proprio questa situazione di precarietà che favorisce un ritorno al Paese d’origine, vuoi per espulsione o volontariamente, perché incapaci di reggere tali condizioni di stress.

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09 April 2014

Marocco, la nostra prima Africa. Il Ministero del Lavoro ha incontrato a Bologna la comunità marocchina

Lunedì 7 aprile si è tenuto l’incontro Marocco, la nostra prima Africa, presso il Centro Interculturale Massimo Zonarelli (Bologna). L’evento è parte del progetto che vede il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali incontrare 15 collettività di immigrati in Italia nell’ambito di 15 eventi. A Bologna si è scelto di incontrare la comunità marocchina perché particolarmente forte e presente sul territorio.

Africa e Mediterraneo ha affiancato il centro studi IDOS nell’organizzazione dell’incontro che ha visto la partecipazione dei rappresentanti di associazioni marocchine di Bologna e di altre parti d’Italia tra cui Adil Lasry, dell’Associazione Lavoratori Marocchini in Italia, Bouchaib Khaline dell’Associazione Immigrati Appennino Bolognese e Naima Daoudagh dell’associazione Insieme di Brescia. Durante l’evento è stato presentato il Portale Integrazione Migranti.

La tavola rotonda è stata particolarmente animata, ma l’atmosfera si è sciolta grazie al Moroccan’Roll dei Jedbalak, gruppo musicale italo-marocchino a cui si è unito Reda Zine, il musicista che aveva aperto l’incontro, in una performance che ha coinvolto tutti.

Qualcuno ha girato un piccolo video con il telefonino…

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04 April 2014

Donne nigeriane e sfruttamento sessuale: la strutturale produzione di vulnerabilità

Chi sono le donne che offrono il proprio corpo in cambio di denaro sulle nostre strade? Molte di loro sono migranti e nella stragrande maggioranza provengono dalla Nigeria. Come funziona il sistema della tratta? Che cos’è il madamato? Le ragazze sono complici o sono vittime? Per riflettere su queste tematiche vi proponiamo l’estratto in italiano dell’articolo Migrant Nigerian Women in Bonded Sexual Labour: The Subjective Effects of Criminalisation and Structural Suspicion, beyond the Trafficking Paradigm, scritto da Irene Peano e pubblicato sul numero 79 di Africa e Mediterraneo.

AP File Photo

Dalla metà degli anni ’80 l’Italia è meta di un significativo traffico di prostituzione  che coinvolge in buona parte le donne nigeriane. Si stima infatti che tra il 1990 e il 2010 le prostitute provenienti dalla Nigeria siano state circa la metà del totale delle prostitute migranti. La maggior parte delle donne nigeriane che finisce sulle nostre strade stipula un contratto con uno “sponsor”, accumulando nei suoi confronti un grosso debito con alti tassi di interesse. Gli sponsor molto spesso sono le madams, ovvero donne che hanno già vissuto sulla loro pelle lo sfruttamento sessuale e sono riuscite a fare il salto di potere diventando loro stesse delle sfruttatrici; si accollano le spese di viaggio, di vitto e di alloggio e pagano il dazio per la postazione che le loro ragazze occuperanno sulla strada. Il debito contratto dalle donne che stipulano l’accordo con le madams può raggiungere i 70.000 euro e viene suggellato in Nigeria presso i santuari delle divinità juju oppure in Italia, dove una volta arrivate le ragazze sono costrette con minacce e abusi. Alcune donne affermano di sapere quello a cui vanno incontro, altre si dichiarano completamente ignare al momento della stipula.

Negli ultimi anni, in Italia, soprattutto attraverso il Pacchetto Sicurezza del 2009, sono stati dati maggiori poteri alle amministrazioni locali, le quali hanno preso di mira la prostituzione in quanto comportamento immorale che lede l’immagine pubblica. Il risultato è stato quello di decentrare le aree adibite all’adescamento dei clienti spostandole in luoghi periferici e isolati, aumentando così il rischio sia per le donne, sia per i loro clienti. Le prostitute nigeriane sono particolarmente esposte alla criminalizzazione dell’immigrazione, di cui il Pacchetto Sicurezza rappresenta il climax. Basti dire che nelle sezioni femminili dei CIE, ovvero i Centri di Identificazione e di Espulsione per gli immigrati, ci sono in maggioranza donne nigeriane. Il cosiddetto articolo 18, offrendo percorsi di protezione e legalizzazione solo a fronte di una denuncia per tratta, si rivela inadeguato nel combattere la strutturale produzione di vulnerabilità.

In Nigeria, per secoli la violenza si è accompagnata a pratiche segrete e il valore della verità è collassato. Le narrazioni da parte delle donne sul loro reclutamento possono cambiare a seconda delle situazioni e  delle opportunità. Il destino delle ragazze che partono verso l’Italia è conosciuto in Nigeria attraverso il passaparola e le campagne di sensibilizzazione, ma molte si illudono che per loro sarà diverso. Inoltre esse provano rispetto e timore verso le madams, che percepiscono come autorevoli e potenti.

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