«Signori, membri e responsabili dell’Europa, è alla vostra solidarietà e gentilezza che noi gridiamo aiuto in Africa. […] A livello dei problemi abbiamo: la guerra, la malattia, il cibo etc.; quanto ai diritti dei bambini in Africa, e soprattutto in Guinea, abbiamo molte scuole con una grande mancanza di istruzione […]».
Alla fine del luglio del 1999 due adolescenti africani della Guinea, partirono alla volta di Bruxelles, imbarcandosi clandestinamente nel vano carrello di un aereo per raggiungere l’Europa. Volevano chiedere ai «Signori d’Europa» una scuola e la possibilità di «lottare contro la povertà e mettere fine alla guerra in Africa». Sono stati ritrovati morti assiderati all’aeroporto di Bruxelles. Prima di partire avevano scritto una lettera a nome di tutti i bambini del Sud del mondo, che si vedono negati i diritti fondamentali. Questa lettera, e la tragica vicenda dei due ragazzi che la scrissero, colpì moltissimo l’opinione pubblica, sia come grave atto di accusa per il Nord del mondo, ma anche come simbolo delle iniziative e speranze dei giovani del Sud bloccati dalle disuguaglianze. La loro storia, ad esempio, ha ispirato il fumetto L’Ile aux oiseaux del disegnatore congolese Hissa Nsoli e dello sceneggiatore Patrick De Meersman, edito da Lai-momo/Africa e Mediterraneo nel 2005.
Migliaia di ragazze e ragazzi si sono riconosciuti nel movimento Fatti sentire, nato dal film Il sole dentro (2012) e promosso dall’Alveare Cinema, la casa di produzione cinematografica che ha riportato alla luce la storia di Yaguine e Fodè.
A distanza di vent’anni, lo scrittore Marco Sonseri e l’illustratore Rosario Riginella pubblicano il libro Yaguine e Fodè, Storia di una speranza (Buk Buk Editore, 2018) con una prefazione di Alex Zanotelli, il quale scrive che oggi si è arrivati al trionfo della «globalizzazione dell’indifferenza». Per reagire a questa indifferenza è necessario, quindi, riportare alla memoria storie realmente accadute, come quella di Yaguine e Fodè. Dentro il racconto dei due ragazzi c’è anche la forza di non arrendersi a un presente difficile e la fiducia piena nelle persone, nei genitori, nella maestra, nei libri, nelle istituzioni: c’è speranza e c’è spazio per il sogno. Come il sogno di Yaguine, nel libro di Sonseri e Riginella, che una notte sentì la madre Africa dire:
«Ricordati che la Terra è dei sognatori, Yaguine. Nei loro occhi non c’è il superfluo. Vedono le cose per ciò che dovrebbero essere. Senti i tamburi, sentili bene. È il cuore del mondo che batte».
È una storia potente, dove parole poetiche e colori caldi si mescolano per offrire una visione positiva dell’Africa, che non dimentica i drammi umani e pensa alle possibilità di un mondo migliore. Lo sguardo puro e autentico di Yaguine e Fodè, uniti da una profonda amicizia, è scevro da ogni ideologia politica, e vuole soltanto trovare gli strumenti utili per cambiare la realtà. È un libro che a tratti ricorda il capolavoro de Il piccolo principe dello scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry perché affronta gli stessi temi come il senso della vita, dell’amore e dell’amicizia dal punto di vista di un bambino, che è uno sguardo, appunto, semplice e disarmante, eppure in grado di interrogarsi su valori essenziali eppure «invisibili agli occhi».
Parole chiave : Alex Zanotelli, Guinea, Hissa Nsoli, Il piccolo principe, Marco Sonseri, Patrick De Meersman, Rosario Riginella
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07 marzo 2019
Hargeysa. Una fiera del libro tra storia e cultura
Libertà, censura, cittadinanza, memoria collettiva, futuro, viaggio, immaginazione, spazi, leadership, creatività, connettività e saggezza: questi sono i vari temi esplorati dalla Hargeysa International Book Fair (HIBF), l’evento culturale più importante del Corno d’Africa, fondato nel 2008 dal noto scrittore italo-somalo Jama Musse Jama, che parteciperà con un articolo al prossimo numero di Africa e Mediterraneo dedicato all’editoria in Africa. La sede della fiera del libro è ad Hargeysa, in Somaliland, terra natia dello stesso Jama Musse Jama, che da questa terra è partito all’inizio degli anni Novanta a causa della guerra civile scoppiata tra le varie regioni della Somalia; l’edizione di quest’anno si svolgerà dal 20 al 25 luglio 2019.
L’obiettivo principale di questo evento, organizzato dalla Redsea Cultural Foundation, è promuovere il patrimonio culturale nella regione, esponendo libri locali e di autori esteri, incoraggiando così la diffusione della letteratura somala, in particolare tra le giovani generazioni. Una fiera di libri, dunque, nata dalla passione per la scrittura da parte di Jama Musse Jama, che ora vive in Italia ed è autore di diverse pubblicazioni di etnomatematica, ma anche di carattere politico, dedicate ad esempio alla situazione dei diritti umani nel suo Paese di origine. Infatti, il suo saggio “Gobannimo bilaash maaha” (La libertà non è gratis), pubblicato nel 2007, è stato premiato come miglior libro dell’anno in lingua somala dalla Somaliland Writers Association. Un altro suo libro interessante è “Cittadinanza è partecipazione”, che è stato presentato in Italia al Pisa Book Festival nel 2014, in cui racconta la difficoltà di ottenere la cittadinanza italiana e, con essa, il diritto di voto.
La fiera internazionale di Hargeysa quest’anno si concentra sul tema della convivenza pacifica con nazioni o persone diverse per religione, provenienza, lingua o cultura: un tema considerato importante per il reciproco rispetto e per superare i conflitti sociali intra e inter-statali. Infatti, il Paese ospite di quest’anno a Hargeysa è l’Egitto, che condivide con il Somaliland percorsi storici simili in quanto entrambi sono legati alla religione islamica e hanno vissuto l’occupazione turca e in seguito quella inglese nel secolo scorso, inoltre hanno conosciuto proficui scambi interculturali grazie alla loro posizione geopolitica. Scegliere l’ottica interculturale significa, quindi, assumere la diversità come paradigma di un evento che vuole essere internazionale, e quindi aperto al confronto, al dialogo e al riconoscimento delle differenze.
Parole chiave : Fiera del Libro, Hargeysa, Jama Musse Jama, Somaliland
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17 gennaio 2019
I proverbi africani. Un viaggio tra antropologia e fotografia
I proverbi appartengono a tutti i continenti e a tutte le culture, e possono essere utilizzati per diversi motivi sociali, culturali, etici: ad esempio, possono essere formule verbali per risolvere discussioni collettive, moniti che richiamano alla consuetudine, oppure possono avere una semplice valenza narrativa. I proverbi sono, infatti, strutture del linguaggio che hanno una potente forza oratoria e arricchiscono il discorso, introducendo immagini dalla forte carica espressiva e metaforica. Le fotografie di Marco Aime, uno dei maggiori e più influenti antropologi italiani e docente all’Università di Genova, sono accompagnate, infatti, da queste brevi forme linguistiche appartenenti alle culture africane, e sono raccolte nel libro Il soffio degli antenati. Immagini e proverbi africani (Einaudi, Torino 2017).
Durante i suoi viaggi in Mali, Ghana, Benin, Malawi, Tanzania, Congo e Algeria, Aime ha realizzato una serie di immagini che evocano alcuni aspetti fondamentali del mondo africano: la vecchiaia, la solidarietà, la famiglia, l’amicizia. Il titolo del libro, ispirato ai versi di Birago Diop, poeta senegalese che aderì al movimento della negritudine, indica la volontà di catturare e reinterpretare una tradizione antica attraverso l’icastica saggezza dei proverbi. Al Museo Africano di Verona è ospitata invece una sua mostra fotografica (27 dicembre 2018 – 31 gennaio 2019, organizzata da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura di Genova) intitolata Afriche: volti e proverbi, che racconta gli incontri del fotografo con i luoghi e le persone che rimangono ancorati a simboli, leggende e storie che scandiscono le loro esistenze da millenni.
Aime fa compiere al visitatore un viaggio nella complessità e diversità del continente attraverso settantasette scatti in bianco e nero, tentando di restituirne la vitale bellezza attraverso il patrimonio culturale orale delle tradizioni africane. Si sviluppa così poeticamente una narrazione di microstorie, spesso riassunte nel volto di un bambino o in un luogo carico di mistero, dove i proverbi, come spiega l’antropologo, «vengono dal passato e forse rappresentano l’ultimo soffio di una storia che finisce, ma la cui forza evocativa sopravvivrà ancora, se sapremo ascoltarli».
Parole chiave : antropologia, fotografia, Marco Aime, proverbi
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11 dicembre 2018
Migranti. Africa e Mediterraneo con Lampedusa al Forum di Marrakech
“I territori di frontiera hanno esigenze particolari rispetto agli altri, vivono una condizione di continua emergenza anche quando i riflettori dei mass media sono spenti. Servono misure rivolte a chi ‘sbarca’, ma anche a chi ‘accoglie’.”
Il punto di vista dei territori di confine è stato portato da Totò Martello, Sindaco di Lampedusa e Linosa, alla Migration Week su migrazione e sviluppo, che si è conclusa ieri a Marrakech con la firma del “Global Compact for a Safe, Orderly and Regular Migration”.
Sandra Federici, direttrice di Africa e Mediterraneo, era presente nella delegazione del Comune di Lampedusa, portando alla Migration Week l’iniziativa “Voci di Confine”, realizzata insieme ad Amref-Italia (che ha contributo attivamente all’organizzazione della missione), Lampedusa e a tante altre organizzazioni italiane, nonché il progetto europeo “Snapshots from the Borders”, che vede proprio il Comune di Lampedusa come capofila di più di 30 partner di 14 paesi impegnati sul fronte della migrazione.
Invitato a partecipare ai lavori del 5° Forum dei Sindaci sulla Migrazione, Martello è stato l’unico sindaco italiano a intervenire, assieme a rappresentanti di città come Kampala, Montreal, Marrakech, Chicago, Freetown, Bristol. Si è discusso della necessità per i decisori locali di avere a disposizione dati, risorse specifiche e formazione, per proseguire nella lotta contro la paura e la xenofobia, la mancata integrazione lavorativa dei migranti, l’esclusione dei rifugiati che, è stato notato, a livello globale vivono per i 2/3 in zone urbane.
Grande l’emozione suscitata dal discorso del Sindaco Martello, cominciato con il ricordo del naufragio del 3 ottobre 2013, a sottolineare l’importanza della memoria per guardare al futuro, e conclusosi con una richiesta di sostegno alla battaglia di Lampedusa e del Comitato 3 ottobre a far sì che questo giorno diventi “Giornata Europea della Memoria e dell’Accoglienza”. Martello ha espresso anche la preoccupazione per la compressione dello SPRAR e il mancato riconoscimento da parte del governo degli esempi virtuosi di accoglienza offerti da tanti comuni “in prima linea”.
Nella sessione di chiusura, molti relatori hanno sottolineato il valore simbolico e concreto dell’esperienza di Lampedusa, come Jean Pierre Elong Mbassi, Segretario generale dell’UCLG, United Cities and Local Governments of Africa, che ha sottolineato con emozione che i Lampedusani si sono occupati del riconoscimento dei cadaveri per permettere l’invio di notizie ai famigliari rimasti nei villaggi e nelle città di origine, preservando così nel modo più alto i doveri di solidarietà e rispetto della dignità umana.
“È stata un’occasione preziosa per scambiarsi idee e buone pratiche – ha affermato Sandra Federici – non soltanto tra organizzazioni del Nord, ma soprattutto con le città del Sud, in particolare africane, nelle quali l’accoglienza e l’integrazione dei migranti, in un mondo in costante movimento, sono da tempo attività cruciali della gestione politica e amministrativa.”
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04 dicembre 2018
Senegal. L’inaugurazione del museo panafricano
Il ministro della cultura del Senegal Abdou Latif Coulibaly ha dichiarato, durante la conferenza stampa di presentazione del Musée des civilisations noires a Dakar, che il Paese chiederà alla Francia la restituzione «di tutte le opere d’arte identificate come appartenenti al Senegal». Anche altri Paesi africani, come il Benin e la Costa D’Avorio, hanno richiesto la restituzione di opere d’arte portate in Francia a fine Ottocento, in piena epoca coloniale. Si sta infatti discutendo di un processo di decolonizzazione culturale all’interno delle società africane contemporanee: lo scorso 23 novembre Felwine Sarr – economista e scrittore senegalese – e Bénédicte Savoy – storica dell’arte francese – hanno presentato al presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron un rapporto sul patrimonio africano conservato in Francia, con lo scopo di chiedere la restituzione di beni culturali al proprio contesto di origine. Il nuovo museo senegalese, costruito grazie a una donazione dalla Cina e che sarà inaugurato il 6 dicembre 2018, vuole aprire la strada, infatti, alla più grande collezione di arte africana raccolta in un unico luogo. Questo edificio circolare, la cui idea era stata lanciata per la prima volta nel 1966 proprio dal padre dell’indipendenza senegalese, il poeta-presidente Léopold Sédar Senghor, fa parte del parco culturale conosciuto con il nome di Parco delle sette meraviglie di Dakar, dove hanno attualmente sede il Gran Teatro, il Museo d’Arte contemporanea, la Biblioteca nazionale, gli Archivi nazionali, l’Accademia delle Belle Arti, la Scuola di Architettura e il Palazzo della Musica.

(Abdoulaye Konaté / Photo: Peter Mallet)
L’obiettivo principale di questo museo, secondo il suo direttore, non è quello di diventare un monumento statico, ma di aprire uno spazio in costante movimento, dove sia possibile un incontro di civiltà e un dialogo tra culture differenti. Il tema della mostra inaugurale Civilisations africaines: création continue de l’humanité celebra il valore e l’opera umana dell’uomo africano nella storia: in uno spazio su due livelli, i visitatori viaggeranno dal Neolitico all’Età del Ferro fino a scenografie più moderne e contemporanee, che vantano anche dell’uso delle ultime tecnologie. Si scopriranno così manufatti, dipinti, sculture, maschere e capolavori di artisti africani affermati come Abdoulaye Konaté, tra i maggiori rappresentanti delle arti plastiche del Mali, che espone sculture tessili che racchiudono i simboli segreti delle società maliane, e lo scultore haitiano Edouard Duval-Carrié, che ha realizzato un baobab in argilla di 20 tonnellate e alto 12 metri. Questo museo è, dunque, un progetto definito «panafricano», che si propone di valorizzare il ruolo determinante delle civiltà africane nella storia mondiale.
Parole chiave : Abdoulaye Konaté, Dakar, Felwine Sarr, Léopold Sédar Senghor, Musée des civilisations noires, museo, Senegal
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16 novembre 2018
Un libro sul regista che rivoluzionò la storia del cinema africano
Cineasta autodidatta, il senegalese Djibril Diop Mambéty (1945-1998) è considerato tra i più originali, visionari e sperimentali registi africani. Per questo motivo, all’interno della settima edizione di BookCity Milano, è stata organizzata un’iniziativa venerdì 16 novembre 2018, in collaborazione con Cascina Casottello e Associazione Sunugal, per promuovere un progetto culturale che si impegna nella pubblicazione dell’opera inedita in Italia Mambéty, o il viaggio della iena, interamente dedicata al maestro del cinema africano. La pubblicazione, curata da Simona Cella e Cinzia Quadrati, e realizzata in collaborazione con Alessandra Speciale, Associazione COE, Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina e Cineteca di Bologna, è sostenuta da una campagna di crowdfunding su Indiegogo, ed è in uscita a dicembre in edizione italiana e francese. A vent’anni dalla sua scomparsa, questo grande artista militante, come scrive il critico Giuseppe Gariazzo, «continua a parlarci, a chiamarci in causa, a chiederci di compiere gesti sovversivi nel nostro presente.» I suoi film più celebri Touki Bouki e Hyènes, sono veri e propri manifesti cinematografici e politici, che hanno ispirato molti registi internazionali. Martin Scorsese, ad esempio, ha sostenuto personalmente con la sua fondazione The Film Foundation – World Cinema Project il restauro di Touki Bouki, in collaborazione con la Cineteca di Bologna.

Nonostante i pochi film realizzati, Mambéty ha contribuito profondamente all’evoluzione della storia del cinema africano. Dakar è la poetica centrale nelle sue opere d’arte visionarie e musicali, che costituiscono una polifonia di suoni, voci e luoghi di precisa e lucida costruzione semantica e politica. La serata, che segnerà la chiusura della campagna di raccolta fondi online, sarà un momento di incontro e festa per rendere omaggio al regista senegalese con la proiezione del film Le Franc dal Catalogo COEmedia distribuzione cinema.
Parole chiave : Cinema, Djibril Diop Mambéty, il viaggio della iena, Indiegogo, Senegal
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Il ricco programma di Lettres d’Afrique: changing the narrative, padiglione interamente dedicato all’editoria e ai mercati librari africani presso la Fiera del libro di Francoforte, ispirerà il prossimo numero della rivista Africa e Mediterraneo. Infatti, tema del dossier n. 89 sarà editoria e mercato del libro in Africa.
Un tema che merita uno spazio di riflessione approfondita, se consideriamo che l’immagine di un continente che produce pochi o nessun libro si è gradualmente sviluppata negli ultimi anni, in confronto a un’editoria del Nord più competitiva e innovativa, che domina il mercato mondiale.
Eppure, dagli anni ’60, l’Africa ha sviluppato un mercato del libro eterogeneo e multilingue, la cui diversità è basata su spazi nazionali, regionali e persino continentali, e che rende inadeguata qualsiasi visione semplificatrice. Infatti, mentre la realtà del dominio economico continua ad essere spesso indiscutibile, quella della diversità editoriale è, invece, soggetta a diverse interpretazioni, data l’incompletezza delle informazioni a disposizione sulle diverse regioni e aree linguistiche africane.
Se le realtà del libro in Africa sono ancora poco conosciute e rari sono i contributi, specializzati e non, che ne trattano, negli anni ’90 sono aumentati gli studi a esse dedicati, sia nel mondo accademico sia nei media mainstream e negli specifici ambiti professionali.
Partendo da questo contesto di riferimento, quindi, il dossier del numero 89 di Africa e Mediterraneo si propone di esaminare la reale situazione dell’editoria africana nel contesto della globalizzazione e il suo impatto sulla diversità dell’offerta editoriale locale e internazionale.
Il dossier sarà arricchito da contributi provenienti da diversi ambiti di studio: storia dell’editoria, antropologia, linguistica, economia, scienze della comunicazione, sociologia della cultura, ecc.
I contributi potranno affrontare (tra gli altri) i seguenti argomenti:
• la visibilità internazionale del libro africano;
• l’editoria africana nel mercato globale;
• l’editoria africana nei percorsi degli scrittori;
• le donazioni dei libri nella catena del libro africano;
• i media digitali nella diffusione editoriale;
• casi studio su un contesto nazionale o regionale di produzione di libri;
• l’editoria e il mercato del libro nelle lingue africane
Il dossier sarà coordinato da Raphaël Thierry, esperto del mercato del libro in Africa, e Sandra Federici, direttrice della rivista.
Scadenze per l’invio
Invio delle proposte (400 parole al massimo): 31 ottobre 2018.
Invio del contributo (in caso di accettazione): 3 dicembre 2018.
Le proposte – composte da titolo, abstract, nome e bionota dell’autore – dovranno pervenire agli indirizzi: s.federici@africaemediterraneo.it; m.scrivo@africaemediterraneo.it.
Africa e Mediterraneo è una rivista che si avvale di peer reviewers.
Di seguito è possibile leggere e scaricare la call for papers (in italiano, inglese e francese):
English version
Version française
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09 ottobre 2018
Alla Buchmesse si riscopre l’editoria africana
Si rinnova uno degli appuntamenti più attesi nel mondo dell’editoria: dal 10 al 14 ottobre 2018 a Francoforte si terrà la Fiera del Libro, internazionalmente nota con il nome tedesco di Buchmesse. Sessantanove anni di storia (la prima fiera si tenne nel 1949), oltre 300mila visitatori ogni anno e ben 9mila espositori da oltre cento paesi diversi, che propongono le più significative novità editoriali, rendendola una tappa obbligata per appassionati e addetti al settore. Suddivisa in padiglioni e aree tematiche, per provenienza geografica o genere letterario, la Fiera del Libro di Francoforte quest’anno vedrà la presenza anche del padiglione 5.1 interamente dedicato all’editoria e alla letteratura africana: il ricchissimo programma “Lettres d’Afrique: changing the narrative”, di cui Africa e Mediterraneo è media partner, è organizzato sotto la supervisione del ricercatore Raphaël Thierry per conto dell’associazione Agence Culturelle Africaine (ACA), e animerà le quattro giornate con dibattiti, incontri e seminari con editori ed esperti delle varie aree dell’Africa presenti in Fiera.
L’intento di questa iniziativa non è soltanto focalizzarsi su un continente la cui produzione editoriale prova faticosamente ad emergere, ma portare avanti una volontà di interconnessione e collaborazione a livello internazionale, e quindi un «connective space», come sottolinea Raphaël Thierry, che sia motore di nuove prospettive interculturali. La sfida è andare in direzione di una bibliodiversità, che privilegi la pluralità delle forme letterarie ed editoriali, grazie in particolare agli editori indipendenti. Saranno presenti, infatti, organizzazioni internazionali come African Books Collective, Afrilivres e African Publishers Network, che rappresentano a loro volta altre differenti case editrici in movimento. I temi di discussione proposti da questo programma sono svariati e spaziano da argomenti di interesse storico e sociale a questioni economiche di e-commerce, modelli di business e industria editoriale, e a riflessioni sul fumetto africano (sarà presentato anche il nostro archivio digitale www.africacomics.net), sull’editoria per i bambini e su significativi premi e riconoscimenti letterari africani.
Saranno inoltre esposti libri originali e di grande valore culturale per dare maggiore visibilità al lavoro degli editori africani e per trovare nuove opportunità d’investimento nel mercato editoriale mondiale.
Al di là della funzione di networking tra operatori culturali delle diverse aree dell’Africa e il mercato editoriale internazionale, il significato profondo di Lettres d’Afrique, risiede nel tentativo di creare una narrativa nuova della produzione libraria del continente o, meglio, una pluralità delle forme narrative che non sono mai complete in se stesse, ma in continua evoluzione verso orizzonti interculturali aperti, che mutano continuamente in direzione della contaminazione e dell’arricchimento delle conoscenze.
Parole chiave : africa comics, Agence Culturelle Africaine, Buchmesse, Fiera del Libro, Francoforte, Lettres d'Afrique, Raphaël Thierry
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06 settembre 2018
Atlantico Festival: dall’Africa c’è sempre qualcosa di nuovo
Dall’Africa c’è sempre qualcosa di nuovo: così Plinio il Vecchio già nel I secolo dopo Cristo diceva di quell’immenso continente che si staglia dal Mediterraneo all’Oceano Antartico, e che, attraversato dall’equatore e dai Tropici del Cancro e del Capricorno, conserva al suo interno una varietà di climi, ambienti, genti, storie e Paesi spesso troppo banalizzati dall’aggettivo generalizzante “africani”.
Oggi in Italia arrivano molte persone da questi Paesi, di cui spesso ignoriamo numerosi aspetti del contesto socio-politico e culturale attuale e passato, non avendo mai avuto modo di studiarli in maniera approfondita a scuola e non avendo nella quotidianità accesso a informazioni dettagliate attraverso i media più comuni.
Ed ecco che la musica e il cinema possono darci una mano proprio nel colmare queste lacune e aiutarci a capire meglio chi ci troviamo di fronte nelle strade, nei locali, sugli autobus. Attraverso i suoni le distanze si fanno più corte, grazie alle parole e alle immagini le idee si fanno più chiare e la conoscenza sazia gli appetiti della curiosità, facendo crollare poco a poco i limiti e le paure dettati dall’ignoranza.
Con questi nobili obiettivi, il 22 e il 23 settembre getta l’ancora in quel del TPO – a Bologna – ATLANTICO Festival.
Progetto culturale autoprodotto, nasce dall’incontro delle teste pensanti del dj e giornalista musicale Federico de Felice, del dj e promoter Cristian Adamo e della ricercatrice Katia Golovko con l’obiettivo di celebrare l’arte e le culture dei Paesi africani e le influenze che hanno avuto nel resto del mondo, attraverso concerti, dj set, proiezioni e presentazioni di libri.
La musica di questi Paesi non è solo tamburi: i concerti e i dj set proposti durante il festival porteranno alle nostre orecchie una grande varietà di sonorità. Protagonisti saranno suoni di Paesi lontani che oggi, grazie alla rete, sono diventati più vicini e in molti casi si sono contaminati con i suoni a noi più familiari e stanno creando nuovi ibridi che molto raccontano della società fluida in costante evoluzione.
Si spazierà dalla musica Gnawa dei Fawda, dove elettronica, jazz e sonorità quasi psichedeliche valicano i limiti tra sacro e profano, all’afro-jazz ipnotico, sensuale e trascinante del Kalifa Kone Ensemble.
Ci penserà poi Biga il Climatico a stupirci nel suo dj set con ibridazioni tra antico e contemporaneo, tra vintage e futurista, per non parlare di Dig This Way Records aka Carlotta e Jacopo, due cercatori d’oro, ovvero di vinili di musiche rare degli anni ‘60, ‘70 ‘80 e ‘90 che hanno collezionato nel corso di numerosi viaggi in Africa con lo scopo di salvaguardare dall’estinzione un patrimonio unico.
Sul fronte cinematografico ATLANTICO propone sguardi differenti da altrettanto differenti punti di vista. Uno è l’incontro tra cinema e musica che emerge nell’intensa energia sprigionata da “Rage”, una pellicola di Netwon I. Aduaka, risultato di una ricerca di due anni sulla scena hip hop e world jazz nel contesto urbano londinese degli anni ‘90.
La rappresentazione della condizione femminile nell’Africa odierna ci viene invece raccontata da Alain Gomis in “Felicité”, un film che racconta la storia di una madre e cantante nei bar di Kinshasa, e dal documentario “Ouaga Girls” in cui la regista Theresa Traoré Dahlberg ritrae alcune giovani donne apprendiste meccaniche in una scuola del Burkina Faso.
Anche l’editoria trova il suo spazio nel festival: il giornalista Claudio Sessa e Dudù Kouate, membro degli Art Ensemble of Chicago, presenteranno l’edizione italiana de “Grande Musica Nera. La storia dell’Art Ensemble of Chicago”. Il libro racconta le avventurose vicende di una delle formazioni più famose e più longeve di tutta la storia del jazz (l’Art Ensemble of Chicago), in un eccellente spaccato di storia sociale, in cui i ritratti dei protagonisti vengono dipinti sullo scenario della comunità afroamericana di Chicago fra gli anni ‘20 e ‘60.
Ecco quindi in breve come il cuore pulsante di ATLANTICO intenda far circolare fino al nostro cervello il sangue vitale della riflessione sulla storia, la cultura, la società, la politica, l’attualità dei Paesi africani.
Se come diceva il poeta martinicano Edouard Glissant “ogni identità esiste nel rapporto con l’Altro”, all’interno del festival sonorità e immagini diventano strumenti in grado di favorire l’incontro, di decostruire gli stereotipi, di fare emergere le storie che compongono la Storia.
Per maggiori informazioni:
Atlantico Festival su FB e su Instagram (@atlantico_festival)
Parole chiave : Africa, Atlantico Festival
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01 agosto 2018
Si chiama linciaggio
Sabato notte ad Aprilia è successo un fatto gravissimo: un cittadino marocchino di 43 anni è stato inseguito in auto da alcune persone che lo ritenevano un ladro. Uscito violentemente di strada con l’auto sulla quale fuggiva, è stato da queste non soccorso ma ancora rincorso e picchiato ed è morto (non si sa ancora se per l’incidente o per le percosse). I carabinieri stanno ancora indagando, ma da video di sorveglianza e testimonianze – e, sembra, anche ammissioni – sembra si sia trattato proprio di un linciaggio.
Ritroviamo qui, nell’Italia di oggi, una situazione che abbiamo visto narrare tante volte nel fumetto d’autore africano. Nel nostro concorso Africa Comics avevamo inserito una sezione tematica dedicata ai diritti umani. Tra le numerose storie arrivate dagli autori africani di fumetto, ricorreva spesso il racconto dell’uccisione di un ladro da parte della folla, sentito evidentemente come problema fondamentale di violazione dei diritti umani nei diversi paesi del continente. Gli inseguitori che gridano “ladro, ladro” in un mercato di città, la paura, il terrore della persona che fugge, la fine violenta senza che nessuno la difenda, la soddisfazione della folla che pensa di avere agito secondo giustizia.
Pubblichiamo qui una di queste storie, del camerunese Georges Pondy, autore di grande talento:
http://www.africacomics.net/comics/au-voleur-au-voleur/















