25 giugno 2009

Associazioni di stranieri in terra di emigrazione, un caso di studio

Presentazione dell’articolo “Local participation and initiatives of co-development among a Senegalese migrant association in the city of Cesena” pubblicato sul numero 63 di Africa e Mediterraneo a firma di Stefano degli Uberti.

Il logo dell'associazione Yakkar

Il logo dell'associazione Yakkar

A partire dagli anni ’70 si è affermato in Italia un interesse particolare riguardo alle associazioni dei cittadini migranti. Questo interesse ha permesso di individuare un legame non automatico: quello tra il concetto di migrazione e quello di sviluppo. La migrazione avviene dal Sud del mondo al Nord e in questo caso, lo sviluppo dal Nord al Sud. Tutto prende l’avvio dalle associazioni di stranieri in terra di emigrazione. Queste infatti risultano essere attori reali dello sviluppo in quanto realizzano micro progetti rivolti al loro paese d’origine in collaborazione con altri soggetti come istituzioni locali, ONG e altre associazioni.

In più non si tratta soltanto di progetti nei loro paesi d’origine, ma gli stranieri stessi e le loro associazioni diventano anche ideatori e promotori di pratiche di intercultura, educazione e comunicazione nella loro aerea di residenza.

Queste pratiche si rivolgono sia ai membri dell’associazione sia alla popolazione urbana interessata, e hanno l’obiettivo di farsi conoscere, di porsi in opposizione a un approccio comune al tema dell’immigrazione, spesso spiacevole. È stata realizzata una ricerca specifica sull’associazione Yakkar, nata nella zona di Forlì-Cesena da un immigrato di prima generazione dal Senegal, Fallou Diagne.

Questa associazione, nata nel 2001, ha saputo unire senegalesi ed italiani con l’obiettivo di promuovere integrazione in Italia e sviluppo in Senegal, evidenziando una dimensione transnazionale preziosa, dove un progetto per rafforzare una scuola senegalese è affiancato da un insieme di attività sul territorio italiano rivolte a studenti e insegnanti per portarli a riflettere sulle difficoltà dell’immigrazione.
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25 giugno 2009

Berlusconi e le città africane

tavolo-relatori-maputo

Stamattina al Campus di Maputo si è parlato di Migrazione e cultura nel contesto euroafricano.
Moderava Benigna Zamba, direttrice del Dipartimento di Storia dell’Università Eduardo Mondlane del Mozambico. Sono intervenuti: Eugene Campbell, dell’Università di Botswana; Simao Souindoula, vicepresidente del Comitato scientifico internazionale del progetto La ruta de los esclavos dell’UNESCO e assessore del Ministero della cultura dell’Angola; e Christian Kravagna, professore di Studi postcoloniali dell’Accademia di Belle Arti di Vienna.

Hanno parlato del contributo delle rimesse dei migranti africani nella lotta contro la povertà. I migranti hanno preso la decisione di partire assieme alla famiglia, dunque c’è un legame fortissimo tra gli Africani in diaspora e i loro parenti. C’è la fuga dei cervelli, che è un fatto negativo. Ma la diaspora trasferisce conoscenze, modi di vita, costumi e stili.
I politici europei hanno reso difficile per gli Africani venire in Europa, molti sono morti nel tentativo di attraversare il mare. Tutti questi sforzi e investimenti per regolare l’immigrazione, accompagnati da accordi con stati africani, non hanno fermato questa migrazione.
E’ importante lavorare sugli stereotipi attraverso l’arte e la cultura. Kravagna ha mostrato immagini da una mostra interessante fatta in Austria su Angelus Solimanus, schiavo nero alla corte dell’imperatore austriaco.
Alla fine c’era lo spazio agli interventi del pubblico e sono intervenuta.
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25 giugno 2009

Il poeta Kama Kamanda al Campus di Maputo

Kama Kamanda

Kama Kamanda

Come vi avevamo anticipato siamo in questi giorni al Campus Euroafricano di Maputo sulla cooperazione culturale. Lunedì sera siamo stati all’inaugurazione di una mostra sulla Cooperazione spagnola alla Fortaleza.
La Fortaleza è un posto bellissimo per le mostre, e soprattutto per il cocktail, che si fa nel giardino quadrato, circondato da mura basse ma possenti, con l’erba curata, le palme e i fiori illuminati discretamente. La musica, il vino, i salatini, la temperatura ideale: le chiacchiere possono scorrere all’infinito, e il primo degli scopi di questo campus, “generare dinamiche di rete tra i partecipanti, durante e dopo l’evento”, sembra raggiunto.

Ho fatto una lunga chiacchierata con Olivier Barlet, ci siamo raccontati reciprocamente le difficoltà e gli aspetti positivi di dirigere riviste sulla cultura africana (lui dirige Africultures). Ma tu paghi gli articoli? E con il sito come va? Conosci il tale? Cosa fa il talaltro adesso? A un certo punto mi ha mostrato un signore alto quasi due metri, dicendomi “Lui è Kama Kamanda”. “Kama Kamanda il poeta? – ho risposto – Noi abbiamo pubblicato un articolo su di lui nel ’96!”

Dopo ho incontrato Kamanda e gli ho detto “Signor Kama Kamanda, sono di Africa e Mediterraneo e…” Non l’avessi mai detto!
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25 giugno 2009

Africa opens its eyes to its art

La Nouvelle Liberté, sculpture monumentale de Joseph Sumegne à  Douala, Doual'art 1996

La Nouvelle Liberté, sculpture monumentale de Joseph Sumegne à Douala, Doual'art 1996

For our internet readers we publish the article “Africa opens its eyes to its art” as a preview from the last number of The Courier (special 3, June 2009):

After almost two decades characterised by the intense effort to fight the invisibility of African art in the contemporary scene – through big pan African exhibitions, important publications and participation in biennials – now the most appealing trend in African contemporary art is the involvement of the African public together with the participation of local governments, museums and sponsors.

In recent years we observed the birth of some extremely interesting initiatives in several African countries, led by curators and artists firmly convinced that it is necessary to bridge the huge divide between African artists (cultivated, recognized worldwide, and with international relations) and African citizens living in widely different conditions. These initiatives move from the assumption that all people have the right to access the knowledge and input that contemporary art can give them. They have the right to be educated in art interpretation, and to experience its richness and aesthetic pleasure that it can give. They have the right to visit a contemporary art gallery and enjoy it. Africa must open its eyes to its artistic production.

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24 giugno 2009

Le donne migranti nel sistema sanitario italiano

Angèle Etoundi Essamba, Veil in the wind 3, Dak’art 2008 Afrique: miroir?. Photo by Iside Ceroni

Angèle Etoundi Essamba, Veil in the wind 3, Dak’art 2008 Afrique: miroir?. Photo by Iside Ceroni

Presentazione dell’articolo “La salute delle donne migranti: un viaggio tra diversi mondi e modi culturali di cura del corpo” pubblicato sul numero 64 di Africa e Mediterraneo a firma di Tatiana Di Federico, esperta di genere, e Marco Minarelli, Medico pediatra.

Dei 3,4 milioni migranti (circa 4 calcolando gli irregolari) presenti in Italia quasi la metà sono donne e presto probabilmente saranno numericamente maggiori degli uomini. In tale cornice la salute della donna migrante rappresenta un tema di grande importanza. L’articolo, affrontando la questione dal punto di vista dell’antropologia medica, indaga sul confronto fra il sistema sanitario e la complessità culturale del fenomeno migratorio. E’ necessario adeguare la risposta medica tenendo conto delle diverse provenienze delle pazienti, dando particolare attenzione agli aspetti di pregiudizio riferibili soprattutto alla maternità, alla fertilità e al disagio mentale.

Viene riportato il caso di un laboratorio di auto-narrazione sulla cura del corpo tenutosi in Emilia Romagna. Dai racconti delle partecipanti (provenienti da Pakistan, Marocco, Tunisia, Moldavia e Sudan) emerge soprattutto l’importanza centrale della rete amicale-parentale per quel che riguarda la cura e il passaggio della conoscenza delle tecniche di cura, in forte contrasto con il nostro approccio individualizzante alla medicina ospedaliera.

Nelle conclusioni si traccia il percorso che l’attuale legislazione dovrebbe compiere per migliorare le condizioni di cura della donna migrante. In particolare l’accento va posto sulla facilitazione dell’accesso ai servizi e alla risorsa della mediazione linguistico culturale.

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23 giugno 2009

La migrazione e il rapporto con la salute

In cerca di accoglienza, Roma 2006. Foto di Sarah Klingeberg

In cerca di accoglienza, Roma 2006. Foto di Sarah Klingeberg

Presentazione dell’articolo “La salute delle persone in viaggio” pubblicato sul numero 64 di Africa e Mediterraneo a firma di Rabih Chattat, professore associato di Psicologia Clinica presso l’Università di Bologna e responsabile Ricerca e Aggiornamento presso SOKOS, associazione per l’assistenza a emarginati e immigrati a Bologna.

Un viaggio migratorio richiede, paradossalmente, più risorse di quanto l’individuo in realtà possegga. Il migrante si trova generalmente esposto a fattori di stress che hanno un impatto significativo sulla possibile relazione tra la provenienza e lo stato di salute attuale. Il tema della salute delle persone in viaggio può essere analizzato seguendo una prospettiva di tipo trasversale, collocando all’estremo di una retta il luogo fisico di partenza e all’altro estremo lo stato attuale di salute in un dato momento nella nuova realtà.

Lungo questa linea si collocano poi tutti quei fattori che in grado di modulare l’esito della condizione di salute. Sono tre gli ordini di fattori importanti: uno di tipo biologico/genetico (vulnerabilità di determinate popolazione a determinate malattie; selezione della prima generazione di migranti sulla forza fisica) uno di tipo socioculturale (rischio di “esaurimento” a distanza di 2-4 anni dalla partenza, necessità di ricomporre la separazione) e un altro relativo alla condizione socioeconomica (prevalentemente aspetti relativi alla mansione svolta nel paese di destinazione e accesso a reti sociali).

L’articolo prende in esame gli elementi connessi alla prima fase dell’immigrazione (circa i primi tre anni) focalizzandosi sul caso degli immigrati non assistiti dal servizio sanitario nazionale. In particolare l’autore attinge dall’esperienza e dalle ricerche condotte dall’associazione SOKOS per illustrare le problematiche connesse al rapporto salute/migrazione.

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23 giugno 2009

I problemi del turismo in Africa, alternative al declino

In: Turismo

Mali, dintorni di Segou: il capovillaggio. Foto di Iginio Scharaffl

Mali, dintorni di Segou: il capovillaggio. Foto di Iginio Scharaffl

Presentazione dell’articolo “Africa: turismo in declino?” pubblicato sul numero 65-66 di Africa e Mediterraneo a firma di Igino Schraffl, docente di Public Choice presso l’università Lumsa di Roma e Palermo; senior expert volentario delle Nazioni Unite, attualmente impegnato in una missione consultiva presso il Ministero del Turismo del Mali.

Nell’arco dei prossimi dieci anni il turismo in Africa non è destinato a crescere, come è stato erroneamente detto a più riprese. Molte analisi condotte in passato, infatti, spesso basate su grossolane estrapolazioni demoscopiche, hanno portato ad una conclusione ottimista che invece oggi si è rivelata sbagliata. Non solo quelle analisi non tenevano conto della qualità della spesa, ma nemmeno del cruciale fenomeno dell’avvenuto ricambio generazionale: il tramonto della fascia dei baby boomers e l’arrivo della X-generation. La realtà è che la curva del turismo in Africa evidenzia una discesa costante dal 1970 al 2020.

Lo studio delle caratteristiche del mercato costituito dalla X-generation, fondamentalmente diverso da quello dei baby boomers, è essenziale per non vanificare investimenti impegnativi per lo sviluppo turistico in paesi dove spesso il PIL è decrescente.

L’articolo, usando come riferimento il modello diagnostico del ciclo di vita, avanza due alternative: puntare su una tipologia di turisti a bassa propensione di spesa, standardizzando al massimo l’offerta; oppure puntare sul turismo di élite e prodotti ad alto prezzo. Entrambe le soluzioni, per quanto opposte, necessitano di sostanziosi investimenti: nel primo caso aumentando la capacità di trasporto e quella ricettiva, nel secondo migliorando sensibilmente la qualità delle strutture e servizi. Ma sono proprio i finanziamenti che in questo momento fanno difetto all’Africa. Probabilmente sarà necessario mantenere almeno una quota di quel turismo marginale che è rappresentato dal turismo naturale e culturale, anche se fortemente in riduzione. Anche quest’ultimo orientamento, però, richiede sforzi tanto per quanto riguarda la sostenibilità, che la gestione professionale delle attrattive.

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22 giugno 2009

Il turismo delle origini in Ghana

In: Turismo

Presentazione dell’articolo “Il turismo delle origini, esperienze di incontro con la diaspora nera in Ghana” pubblicato sul numero 65-66 di Africa e Mediterraneo a firma di Gaia Delpino.

Il forte Gross Friedrichsburg in un'illustrazione

Forte Gross Friedrichsburg

Il turismo svolge un ruolo di grande importanza per l’economia del Ghana. L’anno scorso ha contribuito per quasi il 10% allo sviluppo economico del paese e per il prossimo decennio si prevede una crescita del 5% annuo. Se in passato il centro dell’economia turistica ruotava intorno alle attrazioni naturali e culturali, a partire dagli anni ’90 il governo ha cominciato ad interessarsi anche al “turismo di ritorno” o “delle origini”. Questa nuova prospettiva è stata favorita dall’emergere negli Stati Uniti, alla fine degli anni ’80, di una classe media afroamericana desiderosa di conoscere le terre da cui potevano essere giunti i propri avi.

L’articolo si concentra sul caso di Prince’s Town, un centro dell’Ahanta West Distric della Western Region del Ghana dove l’autrice dell’articolo ha condotto diverse ricerche etnografiche. Il luogo è noto per via del forte Gross Friedrichsburg costruito dai brandeburghesi nel 1683 e, oggi, tradizionale meta turistica per i tedeschi in vacanza in Ghana. Nel 2007, però, un primo gruppo di afroamericani si presenta a Prince Town spiegando alla comunità locale di aver ragione di credere che quello era il luogo da cui i propri antenati erano stati deportati. La sovrapposizione del turismo culturale dei tedeschi, con quello delle origini degli afroamericani ha creato effetti sulla rielaborazione della memoria da parte della popolazione locale.

Dalle ricerche condotte nel 2008 emerge come il forte Gross Friedrichsburg abbia smesso di essere soltanto e principalmente testimonianza del rapporto fra ghanesi e brandeburghesi, ma anche e soprattutto sia diventato il monumento che ricorda la tratta atlantica e la partenza degli schiavi per le Americhe. L’articolo approfondisce questo mutamento rapportandolo anche con i fattori economici da cui è, inevitabilmente, interessato.

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21 giugno 2009

Durban International Film Festival 2009

Segnaliamo volentieri la trentesima edizione del Durban International Film Festival. Il festival si terrà a Durban, per l’appunto, dal 23 luglio al 3 agosto.

La manifestazione aprirà con My Secret Sky (Izulu Lami) di Madoda Ncayiyana, film girato a Durban e già premiato ai festival di Tarifa e Cannes.

Gli organizzatori hanno annunciato una forte presenta di pellicole sudafricane e africane, ma ancora non è stato presentato il programma. Il festival è promosso dal Center for Creative Arts dell’università di KwaZulu-Natal.

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19 giugno 2009

Africa e Mediterraneo al Campus Euroafricano di Maputo sulla cooperazione culturale

English version here: Africa e Mediterraneo will particiate at the first Euroafrican Campus for Cultural Cooperation in Maputo, Mozambique.

Dal 22 al 26 giugno saremo a Maputo, in Mozambico, per partecipare al prossimo Campus Euroafricano sulla Cooperazione Culturale dove condurremo un workshop sull’educazione formale e non formale dal titolo: “Culture and education”.

Il workshop avrà come obiettivo generale quello di approfondire alcune tematiche chiave in campo educativo-culturale come il ruolo dello sviluppo artistico in campo educativo e le strategie di formazione degli insegnanti e dei docenti. Saranno infine presentati alcuni programmi educativi messi in campo da organizzazioni culturali sia in Africa che in Europa.

Il Campus è un meeting organizzato da Interarts Foudation e l’Osservatorio delle politiche Culturali in Africa (OCPA). Il Campus sarà un’importante occasione di incontro tra tutti gli operatori culturali africani ed europei e ha come obiettivo quello di creare concreti momenti di incontro per poter riflettere, scambiare conoscenze ed esperienze, e per poter discutere su possibili iniziative nel campo della cooperazione culturale, in un’ottica che vede la cultura come un importante strumento di sviluppo sostenibile e di salvaguardia dei diritti umani.

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