24 novembre 2016

L’Africa del fumetto. Tra lo Mboa Comic Festival e il TogoBD Festival.

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Gli autori africani producono fumetti dall’epoca delle Indipendenze. I festival, pur nelle difficoltà organizzative, sono un momento importante per il confronto tra gli autori e per la promozione presso il pubblico locale e non solo. Sono ora in corso due eventi importanti: il Mboa Comic Festival che si tiene nelle due capitali del Camerun, a Douala (23-26 novembre) e a Yaoundé (30 novembre- 3 dicembre); e il TogoBD Festival (21-24 novembre). Si tratta di due realtà artistiche dinamiche, che presentano un variegato programma di mostre, conferenze, progetti fieristici, concerti, spettacoli, seminari e workshop per la divulgazione dei linguaggi e delle tematiche proprie dell’Africa contemporanea e multiculturale. Concepiti non come semplici “eventi”, ma come vere e proprie fabbriche d’idee e di pratiche per ripensare il presente, i due festival sono caratterizzati da alti livelli di interazione e apprendimento. Un’arte, dunque, quella del fumetto africano, che cresce e matura nella sua forma contaminata, deterritorializzata e immersa in una fluidità transnazionale, e che permette ai talenti africani di rivelarsi in modo originale.

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26 maggio 2010

Di moda e fuori moda: le politiche dell’abbigliamento e dello stile in Togo

in: Moda

Presentazione dell’articolo “Di moda e fuori moda: le politiche dell’abbigliamento e dello stile in Togo”, pubblicato sul numero 69-70 di Africa e Mediterraneo a firma di Nina Sylvanus, docente presso il dipartimento di Antropologia del Reed College

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Nel Grand-Marché di Lomé, il principale mercato di tessuti dell’Africa occidentale, si vocifera che vestire con le economiche imitazioni cinesi sia rischioso moralmente e fisicamente.
Qui comincia la storia del wax print, ovvero del tessuto industriale che riproduce la tecnica del batik (tintura a riserva realizzata con la cera). È una storia che affonda le proprie radici nelle connessioni proprie dell’economia globale, coloniale e post-coloniale.
I tessuti wax print d’importazione olandese, entrarono nella moda del Togo negli anni Venti e Trenta, in relazione all’emergere di una nuova élite urbana. Questo tessuto venne utilizzato per confezionare un particolare modello di abito, il pagne, la cui ideazione precede ampiamente l’introduzione del tessuto, costituito da tre pezzi: un corpetto, una gonna e un accessorio portatile. Attualmente l’abito in tre pezzi in tessuto wax print si trova sia in una versione per ragazze giovani, lo stile taille basse, sia in una versione per donne più adulte, il manières, che si rifà invece alla forma del pagne.
Indossare l’ultimo modello olandese di wax print, confezionato in un completo d’alta sartoria, un corpetto fantasia o un boubou ricamato, non solo dimostrava buon gusto, ma era indice d’un preciso status sociale e della possibilità economica di partecipare ai cambiamenti della moda e dello stile.
Dalla fine degli anni ’90, copie cinesi degli abiti olandesi wax print sono entrate nel mercato togolese.
Le copie cinesi sono diventate dominanti incidendo sia sulle nuove tendenze della moda, sia sulla gerarchia delle pratiche di consumo degli abiti.
Oggi, solo il 20% dei modelli olandesi disponibile sul Grand-Marché di Lomé è realmente prodotto in Olanda. Copiando i modelli olandesi, queste imitazioni hanno distorto le iniziali pratiche d’abbigliamento, in quanto i modelli vanno fuori moda più velocemente e una donna che vuol esser alla moda oggi deve cambiare fantasie e modelli più frequentemente.
In un contesto dove la distinzione tra “autentico” e “falso” è sentita come essenziale, le copie cinesi, simulando il valore e la storicità di un tessuto olandese, destabilizzano le gerarchie dell’apparire.

Per aquistare online la rivista vai sul sito dell’editore.

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