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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; Rivista</title>
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		<title>Africa e Mediterraneo &#187; Rivista</title>
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	<item>
		<title>Estrattivismi in Africa: la nuova call for papers di Africa e Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 12:09:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[africaemediterraneo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista]]></category>
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		<category><![CDATA[Estrattivismi]]></category>
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		<description><![CDATA[È online la call for papers del dossier n. 104-105 di Africa e Mediterraneo dal titolo &#8220;Estrattivismi in Africa: politica, etica ed economia&#8220;. L&#8217;Africa rappresenta oggi l&#8217;epicentro di complesse dinamiche estrattive, dallo sfruttamento delle risorse naturali al capitalismo digitale. Africa e Mediterraneo sollecita contributi interdisciplinari che analizzino criticamente queste trasformazioni, i loro impatti sulle comunità [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È online la call for papers del dossier n. 104-105 di <em>Africa e Mediterraneo</em> dal titolo &#8220;<strong><em>Estrattivismi in Africa: politica, etica ed economia</em></strong>&#8220;.</p>
<p>L&#8217;Africa rappresenta oggi l&#8217;epicentro di complesse dinamiche estrattive, dallo sfruttamento delle risorse naturali al capitalismo digitale. <em>Africa e Mediterraneo </em>sollecita contributi interdisciplinari che analizzino criticamente queste trasformazioni, i loro impatti sulle comunità locali e le possibili forme di resistenza o modelli alternativi.</p>
<p><img class="aligncenter wp-image-9946 size-full" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2026/03/RIME-NEWSLETTER-2.png" alt="RIME NEWSLETTER (2)" width="600" height="400" /></p>
<p>Il testo integrale della call, con l&#8217;elenco dettagliato dei temi suggeriti e le linee guida per autori e autrici, è allegato in PDF.</p>
<p>Scadenze per la partecipazione:</p>
<ul>
<li>Invio delle proposte di abstract (massimo 400 parole e breve biografia): entro il 20 aprile 2026.</li>
<li>Invio dei contributi definitivi: entro il 1° luglio 2026.</li>
</ul>
<p>Le proposte devono essere inviate all&#8217;indirizzo email: abstract@africaemediterraneo.it</p>
<p>CALL FOR PAPERS</p>
<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2026/03/Aem_104_105_Call_for_papersITA.pdf">Aem_104_105_Call_for_papersITA</a></p>
<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2026/03/AeM_104_105_Call_for_papersENG.pdf" target="_blank">AeM_104_105_Call_for_papersENG</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il numero 102-103 di Africa e Mediterraneo. Eredità culturali panafricane – storie, pratiche e futuro dei congressi</title>
		<link>https://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/il-numero-102-103-di-africa-e-mediterraneo-eredita-culturali-panafricane-storie-pratiche-e-futuro-dei-congressi/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Feb 2026 12:12:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[africaemediterraneo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista]]></category>
		<category><![CDATA[black history month Firenze]]></category>
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		<category><![CDATA[dossier 102-103]]></category>
		<category><![CDATA[Eredità culturali panafricane]]></category>
		<category><![CDATA[The Recovery Plan]]></category>

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		<description><![CDATA[Dossier 102/103: Eredità culturali panafricane – storie, pratiche e futuro dei congressi È in uscita il numero 102/103 di Africa e Mediterraneo, dedicato al tema dei congressi panafricani e curato da Justin R. Thompson e Janine G. Dieudji, fondatori del collettivo artistico Black History Month Firenze e di The Recovery Plan, spazio espositivo e di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dossier 102/103: Eredità culturali panafricane – storie, pratiche e futuro dei congressi</strong></p>
<p style="text-align: left;">È in uscita il numero 102/103 di <em>Africa e Mediterraneo</em>, dedicato al tema dei congressi panafricani e curato da Justin R. Thompson e Janine G. Dieudji, fondatori del collettivo artistico <a href="https://www.facebook.com/blackhistorymonthflorencepage/?locale=it_IT">Black History Month Firenze</a> e di <a href="https://www.therecoveryplanfoundation.org/?fbclid=IwY2xjawP6oURleHRuA2FlbQIxMABicmlkETFERHRXSnZiNUVneXdmQWh5c3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHqeLoWfjbBImI_DFutcrFL4haQ8Ep5TzmXOpNbKviRJNaZ6m5t37o8zOgIiJ_aem_QcKVKEWBWC_xt8UEKQsyaw">The Recovery Plan</a>, spazio espositivo e di ricerca sulle culture afrodiscendenti. Il dossier esplora i diversi percorsi attraverso cui il <strong>pensiero panafricano</strong> ha preso forma, diffondendosi grazie a congressi storici, manifestazioni artistiche, festival internazionali e pratiche educative.</p>
<p style="text-align: left;"><img class="alignleft wp-image-9920" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2026/02/Cover_def-768x1024.png" alt="Cover_def" width="400" height="533" /><em>Sarah Maldoror at the Présence Africaine library, Paris.</em><br />
<em>© Clarisse Zimra Images courtesy of Association Friends of Sarah Maldoror &amp; Mário de Andrade.</em></p>
<p style="text-align: left;">I contributi raccolti seguono un <strong>percorso alternativo</strong> a quello della <strong>storiografia ufficiale</strong>, scegliendo di dare spazio a voci ed eventi che, pur fondativi, restano ai margini del canone ufficiale di questo movimento politico e culturale. Come si legge nell’editoriale, alla storia consegnata ai manifesti politici e ai discorsi di indipendenza se ne affianca un’altra, più <strong>frammentaria</strong>, fatta di incontri, dialoghi, scambi informali e pratiche collettive, da cui sono emerse le diverse, e a volte divergenti, traiettorie culturali e politiche di un movimento che ha abbracciato le comunità africane e afrodiasporiche del mondo. Dai Congressi degli Scrittori e Artisti Neri tenutisi a Parigi (1956) e Roma (1959), alle scuole postcoloniali e ai festival di massa, queste occasioni di aggregazione hanno dato vita a vere e proprie infrastrutture culturali, spazi di sperimentazione e reti transnazionali che oggi sopravvivono e si rinnovano.</p>
<p>Significativi sono i contributi che affrontano le lacune dell’archivio, la <strong>marginalizzazione del lavoro femminile</strong> e le <strong>prospettive femministe e womaniste</strong>. Qui trovano dovuto spazio e visibilità gli sforzi di personalità come Efua Sutherland, Miriam Makeba, Nike Davies-Okundaye e Sara Maldoror, a cui è dedicato un approfondimento artistico ispirato alla mostra organizzata presso The Recovery Plan. Le attività teatrali, musicali, artistiche e il lavoro di comunità portato avanti da queste donne sostengono le infrastrutture culturali del pensiero politico e della pratica panafricanista. Cinema, poesia e pedagogia sono esplorati come forme alternative di trasmissione storica, capaci di produrre esperienze sensoriali e affettive che superano il documento scritto.</p>
<p>Attraverso analisi storiche, politiche e artistiche, il dossier “<strong>Eredità culturali panafricane – storie, pratiche e futuro dei congressi”</strong> propone una riflessione sul valore dell’incontro collettivo come laboratorio di solidarietà, memoria e speranza e del lavoro culturale come momento di costruzione del futuro da cui scaturiscono immaginari e pratiche innovative.</p>
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		<item>
		<title>Storie, pratiche e futuro dei congressi panafricani: la nuova call for papers di AeM</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Sep 2025 10:27:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[africaemediterraneo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista]]></category>
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		<category><![CDATA[dossier 102-103]]></category>
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		<description><![CDATA[La call for papers del n. 102-103 di Africa e Mediterraneo è dedicata al tema “Eredità culturali panafricane: storie, pratiche e futuro dei congressi”, in collaborazione con The Recovery Plan, spazio espositivo, biblioteca e centro di ricerca per il dialogo e lo scambio transnazionale sulle culture afrodiscendenti. I congressi storici panafricani tra passato e presente [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La call for papers del n. 102-103 di Africa e Mediterraneo è dedicata al tema “<strong>Eredità culturali panafricane: storie, pratiche e futuro dei congressi</strong>”, in collaborazione con <a href="http://www.blackhistorymonthflorence.com/">The Recovery Plan</a>, spazio espositivo, biblioteca e centro di ricerca per il dialogo e lo scambio transnazionale sulle culture afrodiscendenti.</p>
<p><img class="aligncenter wp-image-9882" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2025/09/TheophilusImani_ThereIsTruthInTheShadows-25-1024x683.jpg" alt="TheophilusImani_ThereIsTruthInTheShadows-25" width="600" height="400" /></p>
<p><em>I congressi storici panafricani tra passato e presente</em></p>
<p>Africa e Mediterraneo apre la call for papers del <strong>dossier 102-103</strong>, realizzato in collaborazione con The Recovery Plan, spazio espositivo, biblioteca e centro di ricerca per il dialogo e lo scambio transnazionale sulle culture afrodiscendenti con sede a Firenze, all’interno del campus della Santa Reparata International School of Art (SRISA). Il dossier raccoglierà contributi sul <strong>ruolo della cultura nella solidarietà panafricana</strong>, dai congressi storici degli anni ’50 alle assemblee e incontri successivi, come il FESMAN di Dakar e il FESTAC ’77 di Lagos. Quali riflessioni sui modelli di sviluppo culturale transnazionale sono emersi da quegli eventi? Esistono oggi iniziative che utilizzano la cultura per far incontrare artisti e pensatori della diaspora e in che modo questi eventi contemporanei si relazionano con quelli del passato?</p>
<p><em>Il Primo e il Secondo Congresso degli Scrittori e Artisti Neri tra passato e presente</em></p>
<p>La rivista sollecita l’invio di proposte sugli importanti festival culturali panafricani tenutisi negli anni 50, 60 e 70, sulle loro narrazioni transnazionali e archivi, ma anche sulla loro eredità e attualità negli spazi e collettivi artistici che portano avanti, oggi, le pratiche panafricane di incontro e scambio culturale. La <strong>scadenza per l’invio delle proposte è il 31 ottobre 2025</strong>; in allegato il call for papers in italiano e inglese.</p>
<p>Call for papers italiano del numero 102-103 di Africa e Mediterraneo:<br />
<a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2025/09/Aem_101_102_Call_for_papersITA.pdf">Aem_101_102_Call_for_papers ITA</a></p>
<p>Call for papers inglese del numero 102-103 di Africa e Mediterraneo:<br />
<a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2025/09/Aem_101_102_Call_for_papersENG.pdf">Aem_101_102_Call_for_papers ENG</a></p>
<p>Foto: Theophilus Imani, <i>There is Truth in the Shadow</i> presso The Recovery Plan foto di Bradly Dever Treadaway</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Ad Amsterdam il progetto artistico Decolonizing the Gaze di Caterina Pecchioli</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Sep 2025 08:41:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[africaemediterraneo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Colonialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista]]></category>
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		<category><![CDATA[Caterina Pecchioli]]></category>
		<category><![CDATA[Decolonizing the Gaze]]></category>
		<category><![CDATA[dossier numero 100]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedì 18 settembre la piattaforma di arte contemporanea Framer Framed di Amsterdam ospiterà Decolonizing the Gaze: The Colonial Heritage of Italian and International Fashion Design and its Impact on the Collective Imagination, una tavola rotonda che prende le mosse dalla ricerca dell’artista visiva Caterina Pecchioli sull’immaginario della moda coloniale in Italia e Olanda. L’evento presenta lo studio degli oggetti di moda [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span lang="it-IT"><strong>Giovedì 18 settembre</strong> la piattaforma di arte contemporanea <a href="https://framerframed.nl/" target="_blank">Framer Framed</a> di Amsterdam ospiterà </span><em><span lang="en-US">Decolonizing the Gaze: The Colonial Heritage of Italian and International Fashion Design and its Impact on the Collective Imagination</span></em><span lang="en-US">, </span><span lang="it-IT">una tavola rotonda che prende le mosse dalla ricerca dell’artista visiva <a href="https://www.caterinapecchioli.com/" target="_blank">Caterina Pecchioli </a>sull’immaginario della moda coloniale in Italia e Olanda. L’evento presenta lo studio degli oggetti di moda che Pecchioli ha visionato nei depositi dell’Ex Museo Coloniale di Roma, oggi Museo delle Civiltà (MUCIV), e del Wereldmuseum di Amsterdam, riflettendo sulle continuità e le rotture che legano il passato al presente in due contesti post-coloniali molto diversi. Si tratta di uno studio partecipativo che ha coinvolto attivamente designer e artisti con background coloniale in una riflessione collettiva sulle eredità del colonialismo, sulla agency coloniale, la sostenibilità e il significato politico del design.</span></p>
<p><img class="alignleft wp-image-9863" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2025/09/539202590_1234129052092878_3960862148910433429_n-768x1024.jpg" alt="539202590_1234129052092878_3960862148910433429_n" width="400" height="533" /></p>
<p>Il prisma della moda, intesa sia come reparto produttivo che come campo semiotico che plasma la narrazione e la memoria, rivela una storia di diseguaglianze e interdipendenze tra Nord e Sud del mondo che attraversano lo spazio materiale dei corpi e quello immateriale del immaginario. La tavola rotonda conclude un biennio di scambi e incontri finalizzato a decentrare la prospettiva eurocentrica della moda contemporanea.</p>
<p align="justify">All’evento, moderato da Alessandra Saviotti, prenderanno parte, oltre all’artista, la stilista <span lang="en-US">Linnemore Nefdt, </span><span lang="it-IT">Enrica Picarelli, direttrice editoriale di </span><span lang="it-IT">Africa e Mediterraneo</span><span lang="it-IT">, </span><span lang="it-IT">studiosa</span><span lang="it-IT"> di moda africana, e Alessandra Vaccari, professoressa presso l’IUAV di Venezia e autrice di saggi sulla moda coloniale italiana.</span></p>
<p align="justify"><strong>Venerdì 19</strong> all’Open Studio allestito presso la <a href="https://www.thami-mnyele.nl/" target="_blank">Thami Mnyele Foundation</a> ad Amsterdam sarà possibile visionare l’output artistico del progetto che include le tavole pubblicate su Africa e Mediterraneo, alcune delle quali realizzate in collaborazione con il designer R.V. Abbey-Hart.</p>
<p><img class="alignleft wp-image-9871" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2025/09/05-Africa-Mediterraneo-100-Decolonizing-the-Gaze-publications-2-878x1024.jpg" alt="hdrpl" width="400" height="466" /></p>
<p align="justify">Il progetto ha beneficiato del sostegno dell’Italian Council con la collaborazione di Thami Mnyele Foundation, CBK Zuidoost, Framer Framed e di numerosi partner culturali tra cui Africa e Mediterraneo. Quest’ultima ha pubblicato una restituzione visiva approfondita del lavoro di Pecchioli nel <a href="https://www.laimomo.it/prodotto/restitutions-ethics-methodologies-for-contested-heritage/" target="_blank">numero 100 – <span lang="en-US">Restitutions: Ethics and Methodologies for a Contested Heritage</span></a>, curato da Lucrezia Cippitelli e Donatien Dibwe dia Mwembu – dedicato al tema della restituzione e della decolonizzazione dei musei che presenta una ricca sezione sul caso italiano e in particolare sulla controversa storia dell’Ex Museo Coloniale. Gli abiti, i tessuti e gli accessori raccolti nel collage di immagini realizzato da Pecchioli e dai designer che hanno partecipato a Decolonizing the Gaze non rivelano solo la vastità del saccheggio coloniale, ma anche e soprattutto le modalità non lineari attraverso cui le narrazioni e le identità culturali sono sopravvissute e si sono trasformate nel tempo.</p>
<p class="western" align="justify">Sarà possibile visionare l’output artistico del progetto che include le tavole pubblicate su Africa e Mediterraneo e quelle realizzate dal designer R.V. Abbey-Hart, venerdì 19 all’Open Studio allestito presso la Thami Mnyele Foundation.<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><br />
</span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Gli oggetti raccontano la migrazione al femminile: il nuovo numero di Africa e Mediterraneo</title>
		<link>https://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/gli-oggetti-raccontano-la-migrazione-al-femminile-il-nuovo-numero-di-africa-e-mediterraneo/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Jun 2025 11:52:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[africaemediterraneo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista]]></category>
		<category><![CDATA[Donne Migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Africa e Mediterraneo]]></category>

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		<description><![CDATA[È disponibile il numero 101 di Africa e Mediterraneo intitolato “Memorie della migrazione, biografie femminili, materialità”, curato dalle direttrici Sandra Federici ed Enrica Picarelli. Il dossier affronta la migrazione partendo dal movimento degli oggetti che accompagnano le persone. Si sofferma in particolare sugli “oggetti della memoria”: quei beni personali che suscitano ricordi deliberati o involontari [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È disponibile il numero 101 di <em>Africa e Mediterraneo</em> intitolato “Memorie della migrazione, biografie femminili, materialità”, curato dalle direttrici Sandra Federici ed Enrica Picarelli.<br />
Il dossier affronta la migrazione partendo dal movimento degli oggetti che accompagnano le persone. Si sofferma in particolare sugli “oggetti della memoria”: quei beni personali che suscitano ricordi deliberati o involontari della terra di origine, della cultura domestica, delle relazioni famigliari e sociali e del vissuto del passato precedente alla migrazione.</p>
<p><img class="wp-image-9844 alignleft" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2025/06/cover.png" alt="cover" width="400" height="533" />Questi oggetti si muovono con le persone, a volte anche di più, creano paesaggi affettivi e reti di relazioni, custodiscono mondi interiori, riproducendo identità in divenire e negoziando i termini dell’appartenenza in condizioni di spaesamento e dislocazione. Essi preservano la genealogia e rendono tangibile l’esperienza della migrazione e la coscienza della diaspora. Si fanno <strong>simbolo e catalizzatore di significati culturali, di memoria identitaria, di storia, ma anche di aspettative per il domani</strong>. Questo universo materiale e le sue pratiche culturali offrono un punto di osservazione sui processi di deterritorializzazione e ri-territorializzazione del nostro mondo, aiutandoci a comprendere meglio uno scenario in cui le società sembrano contemporaneamente “liquefarsi” e irrigidirsi sull’asse di “differenze” identitarie percepite come sempre più esclusive e inconciliabili.</p>
<p>Al mito degli anni ’90 del Novecento che immaginava un pianeta globalizzato, popolato da individui dotati di “cittadinanza flessibile”, si è sostituita la visione tossica e “territorializzata” di stati-nazione blindati dove la mobilità si configura sempre più come un privilegio anziché un diritto. Questa visione si traduce in un pensiero dell’esclusione supportato da politiche che, oltre a respingere fisicamente le persone migranti, ne espropriano e sopprimono la voce e, in particolare nel caso italiano, impostano normative e prassi del soggiorno secondo una modalità che rende l’effettivo esercizio dei diritti, primo fra tutti quello alla cittadinanza, un ostacolo costante. Ciononostante le persone – e in alcuni casi interi popoli – si spostano, sperimentando nuove forme di mobilità che plasmano la Storia e rendono i migranti i primi protagonisti degli stravolgimenti geopolitici di questi anni.<br />
I contributi esaminano il ruolo degli oggetti della memoria nella letteratura, nell’antropologia sociale e nell’arte, sia quella esposta nei musei che quella prodotta dai migranti nel corso di percorsi di superamento del trauma.</p>
<p>Il numero è acquistabile sul sito di edizioni Lai-momo a questo link:<br />
<a href="https://www.laimomo.it/prodotto/memorie-della-migrazione-biografie-femminili-materialita/" target="_blank">https://www.laimomo.it/prodotto/memorie-della-migrazione-biografie-femminili-materialita/</a></p>
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		<item>
		<title>Il numero 100 di Africa e Mediterraneo: Metodologie ed etica della restituzione</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Nov 2024 12:00:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se le relazioni culturali asimmetriche proprie del colonialismo hanno portato al saccheggio di oggetti culturali, come abbiamo costruito i dispositivi coloniali? In che modo essi agiscono ancora oggi? In che modo dobbiamo decostruire il nostro sguardo per denaturalizzarli e denaturalizzarne l’impatto sulle nostre società contemporanee? In che modo è possibile riparare? Queste sono alcune delle [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1"><i>Se le relazioni culturali asimmetriche proprie del colonialismo hanno portato al saccheggio di oggetti culturali, come abbiamo costruito i dispositivi coloniali? In che modo essi agiscono ancora oggi? In che modo dobbiamo decostruire il nostro sguardo per denaturalizzarli e denaturalizzarne l’impatto sulle nostre società contemporanee? In che modo è possibile riparare?</i> Queste sono alcune delle domande che pongono Lucrezia Cippitelli e Donatien Dibwe dia Mwembu, curatori del dossier numero 100 di <i>Africa e Mediterraneo</i> dedicato alla questione restituzioni. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Impugnato dai paesi africani fin dalle lotte di indipendenza degli anni 50 e 60, poi oggetto di convenzioni UNESCO e UNIDROIT <i>ad hoc</i> (rispettivamente del 1970 e 1995), questo tema è diventato di grande attualità perché le istituzioni occidentali, <b>in possesso di oggetti che non hanno provenienza chiara</b> e che testimoniano una storia oggi difficile da salvaguardare, hanno mostrato un disagio e un bisogno di <b>liberarsi della pesante eredità coloniale</b> e affrancarsi dalla definizione di “ultimi baluardi del colonialismo”.</span></p>
<p class="p1"><img class="alignleft wp-image-9792" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2024/11/cover_AeM_100.jpg" alt="cover_AeM_100" width="400" height="533" /></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il dibattito sulla restituzione, sulle ricostituzioni, sul riparare, attraverso la riappropriazione dei valori culturali, permette di <b>ricollegare il passato precoloniale, consapevolmente sepolto e dimenticato, a un presente postcoloniale amputato</b>. Cosa viene restituito? Qual è il valore degli oggetti culturali restituiti alle comunità di origine? Queste domande sono l’humus di un dibattito che dovrebbe essere speculare a quello delle società occidentali e interno al continente africano cosiddetto moderno, tra i membri delle comunità di origine, per creare uno spazio di dialogo e di sensibilizzazione sull’importanza dei valori culturali africani in generale e sul loro mantenimento e conservazione. Ripristinare tutti i valori tradizionali distrutti sembra essere la risposta alle domande: “Qual è il futuro delle nostre lingue madri, soprattutto all’interno delle famiglie intellettuali? Come manteniamo i nostri cimiteri? Come conserviamo i nostri documenti d’archivio?”</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il dossier raccoglie contributi in italiano, inglese e francese di studiosi, esperti e attivisti che trattano casi puntuali, come quelli dell’Etiopia, del Kenya e della Nigeria, e questioni più ampie. La sezione sull’Italia, che include due articoli sull’ex Museo Coloniale, oggi Museo delle Civiltà di Roma, evidenzia i limiti del dibattito e delle iniziative sulla restituzione nel nostro paese. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Al dossier è allegata come inserto la fanzine del progetto “Decolonizing the Gaze” di Caterina Pecchioli, realizzato grazie al sostegno dell’Italian Council (2022). Una riflessione aperta sul legame tra identità, moda e colonialismo a partire dall’osservazione di oggetti di abbigliamento, tessuti e accessori del periodo coloniale custoditi presso archivi e istituzioni museali italiani e olandesi. </span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Tutte le info sul numero e per l’acquisto qui: <a href="https://www.africaemediterraneo.it/it/la-rivista/">https://www.africaemediterraneo.it/it/la-rivista/</a></span></p>
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		<title>Call for papers di AeM n. 101. Oggetti e memorie femminili della migrazione</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jun 2024 11:20:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Africa e Mediterraneo lancia il nuovo invito per la presentazione di articoli scientifici e divulgativi per il numero 101. Il dossier sarà dedicato al tema delle memorie femminili migranti con focus specifico sul ruolo degli oggetti materiali nel custodire e creare la narrazione dello spaesamento e della mobilità. È questo già caro ad artiste e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1"><i>Africa e Mediterraneo</i> lancia il nuovo invito per la presentazione di articoli scientifici e divulgativi per il numero 101. Il dossier sarà dedicato al tema delle <strong>memorie femminili migranti</strong> con focus specifico sul ruolo degli <strong>oggetti</strong> materiali nel custodire e creare la narrazione dello spaesamento e della mobilità.</span></p>
<p class="p1"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/call-for-papers-di-aem-n-101-oggetti-e-memorie-femminili-della-migrazione/7c58c091-68d3-423a-ae67-863594604c13/" rel="attachment wp-att-9591"><img class="aligncenter wp-image-9591" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2024/06/7c58c091-68d3-423a-ae67-863594604c13.jpg" alt="7c58c091-68d3-423a-ae67-863594604c13" width="600" height="400" /></a></p>
<p class="p1"><span class="s1">È questo già caro ad artiste e autrici letterarie e oggetto di numerosi studi scientifici; la rivista intende dare spazio soprattutto alle storie africane e della diaspora che ancora non hanno trovato eco e che tuttavia esistono e resistono ai margini e nelle pieghe delle storie ufficiali di nazioni, paesi e comunità nazionali e transnazionali. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L’obiettivo è raccogliere <strong>testimonianze</strong> che invitino a pensare gli oggetti (beni personali, souvenir, cimeli di famiglia, ma anche vestiti e oggetti funzionali più comuni) come vettori – spesso unici – di esperienze inespresse e archivi imperfetti di narrazioni polisemiche, ma anche come catalizzatori di nuove forme narrative che ragionano creativamente sull’intersezione tra mobilità, razzializzazione e identità di genere. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È per questo che <i>Africa e Mediterraneo</i> invita caldamente anche artiste e artisti a sottoporre il proprio punto di vista sui temi della memoria materiale e delle biografie migranti. La scadenza per l’invio delle proposte è il 15 settembre 2024.</span></p>
<p class="p1">Scopri la call for papers:</p>
<p class="p1"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2024/06/AeM_101_CallforPapers_ITA.pdf">AeM_101_CallforPapers_ITA</a></p>
<p class="p1"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/call-for-papers-di-aem-n-101-oggetti-e-memorie-femminili-della-migrazione/aem_101_callforpapers_en/" rel="attachment wp-att-9590">AeM_101_CallforPapers_EN</a></p>
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		<title>Sostieni la rivista Africa e Mediterraneo con il tuo 5&#215;1000!</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2024 09:10:55 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Cooperativa Lai-momo]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal 1992, con Africa e Mediterraneo diamo spazio alla conoscenza della cultura dei paesi africani, alla creatività del continente in ambito artistico, letterario, teatrale, della moda, e non solo… In questo periodo di crisi globale e transizione, teniamo aperto questo canale di dialogo con ricercatori e ricercatrici internazionali per approfondire temi fondamentali come lo sviluppo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Dal 1992, con <i>Africa e Mediterraneo</i> diamo spazio alla conoscenza della cultura dei paesi africani, alla creatività del continente in ambito artistico, letterario, teatrale, della moda, e non solo…<br />
</span>In questo periodo di <b>crisi globale e transizione</b>, teniamo aperto questo canale di dialogo con ricercatori e ricercatrici internazionali per approfondire temi fondamentali come lo <b>sviluppo sostenibile, l’incontro tra culture, l’esclusione sociale, il razzismo</b>.<br />
Le opere di artisti e artiste del continente o afrodiscendenti, che la rivista studia e valorizza da 30 anni, sono per noi uno strumento fondamentale per capire la complessità di un presente che ha radici nel colonialismo. Per sostenere la libertà e la democrazia oggi tanto in crisi, è fondamentale diffondere ricerche serie e controllate da revisione anonima su temi a cui purtroppo si dà pochissimo spazio.</p>
<p class="p1"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2024/05/AeM-blog_002.png" rel="lightbox[9585]"><img class="aligncenter wp-image-9586" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2024/05/AeM-blog_002.png" alt="AeM-blog_002" width="600" height="400" /></a></p>
<p class="p1"><span class="s1">È per questo che la cooperativa Lai-momo nel 1995 ha scelto coraggiosamente di portare avanti la rivista <i>Africa e Mediterraneo</i> e quest’anno arriva al grande traguardo del numero 100. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Chiediamo a tutti e tutte di dare un sostegno a questo impegno di approfondimento e resistenza culturale donando il 5&#215;1000 alla <b>cooperativa sociale Lai-momo</b>.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Come destinare il tuo 5&#215;1000 a Coop. Lai-momo:<br />
</b></span>Nel tuo modello per la dichiarazione dei redditi (CU, 730 o UNICO) scrivi il codice fiscale 04253920377</p>
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		<title>La svolta digitale in Africa</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Feb 2024 10:52:22 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Appunti di Sandra Federici]]></category>
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		<description><![CDATA[L’Africa digitale è il tema del nuovo numero di Africa e Mediterraneo curato dal Prof. Piergiorgio degli Esposti e dalla direttrice editoriale Enrica Picarelli. Gli ultimi studi mostrano che la digitalizzazione avanza ovunque in Africa con percentuali diverse a seconda delle aree geografiche e coesistendo con un uso ancora diffuso di strumenti e tecnologie analogici. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">L’Africa digitale è il tema del <strong>nuovo numero di <i>Africa e Mediterraneo</i></strong> curato dal Prof. Piergiorgio degli Esposti e dalla direttrice editoriale Enrica Picarelli. Gli ultimi studi mostrano che la digitalizzazione avanza ovunque in Africa con percentuali diverse a seconda delle aree geografiche e coesistendo con un uso ancora diffuso di strumenti e tecnologie analogici. È uno scenario caratterizzato da grandi disomogeneità nel grado di penetrazione delle infrastrutture e dell’alfabetizzazione digitale che riflettono un gap sia tra macroaree sia tra centri urbani, periferie e campagne, ma anche una certa reticenza dei governi e di alcune istituzioni a guidare la transizione. Questo contribuisce a configurare una situazione più volatile rispetto a quella del nord globale, lungo la quale si muovono soprattutto attori privati.</span></p>
<p class="p1"><img class="wp-image-9548 alignleft" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2024/02/AeM_99_Cover-2.jpeg" alt="AeM_99_Cover 2" width="400" height="533" />Che siano imprenditori, utenti individuali o piccole e medie istituzioni, come <i>start-up</i>, organizzazioni, e comunità, i <strong>protagonisti della rivoluzione digitale africana</strong> sono soprattutto i singoli. Questo cambiamento dal basso è portatore sia di sviluppi positivi che di sfide. La prima riguarda il divario città-campagne. I grandi centri urbani rappresentano il principale luogo di innovazione e imprenditoria, con una forte concentrazione di <i>start-up</i>, piccole e medie imprese e progetti innovativi soprattutto a Città del Capo, Lagos, Nairobi e Accra.</p>
<p class="p1"><span class="s1">Al contrario le comunità rurali sono toccate ancora marginalmente dalla transizione digitale con conseguenti forti limitazioni dell’accesso all’informazione, alle opportunità economiche e a molti servizi. Tuttavia, quando presenti e utilizzati, i media digitali offrono anche opportunità senza precedenti per migliorare l’efficienza e la qualità della vita, con la diffusione degli smartphone e l’accesso a Internet come strumenti che guidano processi di democratizzazione dell’informazione e un diffuso miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro. Di contro, la digitalizzazione è fonte di preoccupazioni legate alla diffusione di <i>fake news </i>e <i>hate speech</i>, alla sicurezza dei dati e alla <strong>cybercriminalità</strong>, con possibili impatti sui processi politici e democratici. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il dossier presenta alcuni casi studio in cui questa doppia natura emerge nel suo potenziale dirompente e dunque rivoluzionario. I temi trattati includono la digitalizzazione dell’agricoltura, la moda, la telemedicina e la comunicazione sui social. </span></p>
<p class="p1">Il volume può essere acquistato qui https://www.laimomo.it/prodotto/africa-digitale/</p>
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		<title>Restituzione: etica e metodologie per lo studio di un patrimonio contestato</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Oct 2023 13:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[africaemediterraneo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Colonialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Industrie culturali]]></category>
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		<category><![CDATA[dossier numero 100]]></category>
		<category><![CDATA[museo]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Il tema della restituzione di oggetti culturali e resti umani presenti nei musei etnografici ai musei e alle comunità africane, già presente nel pensiero post-coloniale e fortemente sentito dalle comunità di attivisti/e, è al centro del dibattito contemporaneo. Africa e Mediterraneo lo ha scelto per il proprio dossier numero 100, che sarà curato da Lucrezia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Il tema della restituzione di <b>oggetti culturali e resti umani</b> presenti nei musei etnografici ai musei e alle comunità africane, già presente nel pensiero post-coloniale e fortemente sentito dalle comunità di attivisti/e, è al centro del dibattito contemporaneo. <i>Africa e Mediterraneo</i> lo ha scelto per il proprio dossier numero 100, che sarà curato da <b>Lucrezia Cippitelli</b> e <b>Donatien Dibwe dia Mwembu</b>.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La restituzione rientra nel più ampio movimento per la <b>decolonizzazione di rapporti tra Nord e Sud globali</b>. Le narrazioni spesso parziali e selettive della storia e della memoria proposte dai musei hanno un importante ruolo nel dare forma discorsiva e materiale al nostro posizionamento. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ri-significare e re-immaginare queste istituzioni è indispensabile per riconoscere la violenza della storia coloniale e opporsi alle politiche razziste e discriminatorie che persistono nel mondo dell’arte e della cultura. </span></p>
<p class="p1"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2023/10/Schermata-2023-10-13-alle-11.02.37.png" rel="lightbox[9482]"><img class="aligncenter wp-image-9484" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2023/10/Schermata-2023-10-13-alle-11.02.37.png" alt="Schermata 2023-10-13 alle 11.02.37" width="600" height="440" /></a></p>
<p class="p1"><span class="s1">La pressione del movimento internazionale per la restituzione impone oggi ai <b>musei occidentali</b> di lavorare sui propri archivi con la consapevolezza che il lascito di appropriazione culturale e materiale che essi portano in sé ha un impatto diretto e immediato sulla loro stessa esistenza. Bisogna anche aggiungere che le condizioni di acquisizione dei manufatti sono state molteplici e che, oltre al saccheggio e alla sottrazione coercitiva, molti altri oggetti sono giunti in Occidente tramite donazioni diplomatiche, collezioni missionarie ed etnografiche e il mercato dell’arte. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Tutto questo dovrebbe spingere i musei a intraprendere approfondite analisi giuridiche e storiche delle <b>collezioni esistenti</b>. Iniziative politiche e culturali efficaci mettono in discussione il sapere occidentale, in particolare le classificazioni ancora in essere presso le nostre istituzioni. Allo stesso tempo, la restituzione condiziona le iniziative politiche internazionali, i programmi di insegnamento a tutti i livelli, e le pratiche culturali.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il dossier numero 100/2024 di <i>Africa e Mediterraneo</i> si focalizzerà su casi studio nazionali per proporre uno studio comparato della situazione nei diversi paesi europei. Il dossier includerà una sezione speciale sul caso italiano.</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Ecco la nuova call for papers.</span></p>
<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2023/10/AeM_100_CallforPapers_EN.pdf" target="_blank">AeM_100_CallforPapers_ENG</a></p>
<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2023/10/AeM_100_CallforPapers_IT.pdf" target="_blank">AeM_100_CallforPapers_ITA</a></p>
<p class="p3"><span class="s1"><i>Didascalia: Humboldt Forum, giugno 2022, allestimento sul tema dell’ingiustizia coloniale e restituzione. Foto di Sandra Federici</i></span></p>
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