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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; scrittura</title>
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		<title>Africa e Mediterraneo &#187; scrittura</title>
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		<title>Sorella d’inchiostro. 23 racconti per Kaha Mohaned Aden</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 10:38:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[africaemediterraneo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
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		<description><![CDATA[Recensione al libro Sorella d’inchiostro. 23 racconti per Kaha Mohaned Aden a cura di Gabriella Ghermandi, Kossi Komla-Ebri, Itala Vivan (Aiep Editore, 2025) di Francesca Romana Paci Era piena di vita, di desideri e di slanci Kaha, nonostante il peso della sua malattia. Aveva anche progetti di scrittura per il futuro, sia creativa sia di indagine [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Recensione al libro <em><a href="https://www.aiepeditore.com/prodotto/sorella-dinchiostro-23-racconti-per-kaha-mohamed-aden/" target="_blank">Sorella d’inchiostro. 23 racconti per Kaha Mohaned Aden</a><br />
</em>a cura di Gabriella Ghermandi, Kossi Komla-Ebri, Itala Vivan (Aiep Editore, 2025)<br />
di <strong>Francesca Romana Paci</strong></p>
<p>Era piena di vita, di desideri e di slanci Kaha, nonostante il peso della sua malattia. Aveva anche progetti di scrittura per il futuro, sia creativa sia di indagine letteraria e critica. Ma il destino, caso o ananke, ha deciso per lei.<br />
L’<em>Introduzione</em> è di Itala Vivan, che la intitola <em>Una ghirlanda di racconti</em>. Così scrive: «Questo libro si compone di ventitré racconti che altrettanti <strong>scrittori afroitaliani</strong> hanno dedicato all’amica scrittrice Kaha Mohamed Aden, loro sorella d’inchiostro, scomparsa nel 2023. Non è quindi un’antologia, né il frutto di una scelta critica, ma un corpus naturale offerto come fosse un mazzo di fiori» (9).</p>
<p>Nella prima parte dell’<em>Introduzione</em>, dopo un breve cenno globale ai racconti, Vivan fornisce una succinta traccia dei recenti <strong>fenomeni di emigrazione/immigrazioni</strong> – recenti ma comunque ancora frutto del colonialismo. L’immigrazione in Italia, fa notare Vivan, arriva dopo gli anni Ottanta, considerevolmente tarda rispetto all’immigrazione in Francia e nel Regno Unito. L’Italia non è preparata, e non sono preparati gli immigrati, che per la maggior parte arrivano senza sapere la lingua italiana. Ma la imparano, la fanno propria, la manipolano e scrivono. Più difficile per loro che per gli africani francofoni e anglofoni, che hanno imparato francese e inglese nella vita quotidiana e a scuola. La varietà delle produzioni degli immigrati che si sono fermati in Italia è notevole. Inoltre, aggiungerei, il fenomeno della scrittura italofona di emigranti, non solo dall’Africa, ma da tutto il mondo, è tuttora in fieri e aumenta di anno in anno – i primi immigrati storici, inoltre, sono tuttora attivi e sulla breccia.</p>
<p>Vivan conclude l’<em>Introduzione</em> con una essenziale biografia di Kaha, dove racconta del suo arrivo in Italia, di suo padre, Mohamed Aden Sheikh, uomo politico e medico chirurgo, incarcerato da Siad Barre, accolto in Italia, dove poi lavorò come medico fino alla morte e dove scrisse un’autobiografia, pubblicata in varie successive edizioni.<br />
Vivan racconta degli studi universitari di Kaha, del suo sposarsi e stabilirsi a Pavia, del suo lavoro interculturale, delle sue prime esperienze teatrali e letterarie, e dei suoi libri, <em>Fra-intendimenti</em>, una raccolta di racconti pubblicata nel 2010, e il romanzo <em>Dalmar – La disfavola degli elefanti</em>, pubblicato nel 2019. Tutto il resto avrebbe potuto essere nel futuro.</p>
<p><img class="aligncenter wp-image-9903" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2025/12/cover-sorella.png" alt="cover sorella" width="600" height="402" /></p>
<p>I ventitré racconti, in ordine di comparsa nel libro, sono opera di Emmanuel Edson Moukoko, nato in Camerun, si occupa anche di teatro; Hamid Barole Abdu, nato in Eritrea, narratore e saggista; Jorge Canifa Alves, originario di Capo Verde, si dedica anche al teatro; Amor Dekhis, nato in Ageria, scrive ed è specializzato in <em>Industrial Design</em>; Erminia Dell’Oro, nata ad Asmara, da genitori italiani; Soumaila Diawara, nata nel Mali, a Bamako, è un personaggio politico di notevole rilievo, le è assegnata protezione internazionale; Abdou M. Diouf, originario del Senegal, biologo, scrive ed è un appassionato di musica italiana; Shirin Ramzanali Fazel, nata a Mogadiscio, da madre somala e padre pakistano, studiosa e plurilinguista; Gabriella Ghermandi, nata ad Addis Abeba, di madre etiope e padre italiano; Pap (Abdoulaye) Khouma, senegalese, scrittore e giornalista; Kossi Komla-Ebri, proveniente dal Togo, scrittore e medico chirurgo; Tahar Lamri, nato ad Algeri, scrittore, traduttore e artista poliedrico; Karim Metref, algerino, insegnante di Educazione Artistica in Italia; Sonia Lima Morais, proveniente da Capo Verde, mediatrice familiare e <em>griotte</em>; Ingy Mubiayi, nata al Cairo, insegnante, studiosa e libraia; Paul Bakolo Ngoi, nato nella Repubblica Democratica del Congo, giornalista e studioso; Rahma Nur, nata in Somalia, insegnante, narratrice e poeta; Judicael Ouango, originario del Burkina Faso, narratore, poeta e campione di basket; Paola Pastacaldi, scrittrice, giornalista, nipote di due nonni vissuti in Africa; Angelica Pesarini, professore universitario a Toronto, Canada; Igiaba Scego, nata a Roma da padre e madre somali, scrittrice e studiosa; Abdelmalek Smari, algerino, narratore e psicologo di formazione; Maria Abbebu Viarengo, nata in Etiopia, educatrice interculturale e scrittrice.</p>
<p>Dei ventitré racconti tre hanno Kaha protagonista o comunque agonista, <em>Il nostro incontro</em> di Emmanuel Edson Moukoko; <em>La disfavola dell’elefante nella stanza</em> di Abdou M. Diouf; e <em>Ti rubarono a noi come una spiga</em> di Tahar Lamri, da dove proviene il titolo del libro, <em>Sorella d’inchiostro</em>. Ma Kaha è implicitamente nell’humus e nel sostrato generativo di tutti. Non si può riassumere un libro come questo: l’unico modo di capirlo è leggerlo.</p>
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		<title>La Somalia negli scritti di Kaha Mohamed Aden</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Dec 2023 10:39:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[africaemediterraneo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Dalmar. La disfavola degli elefanti]]></category>
		<category><![CDATA[Fra-intendimenti]]></category>
		<category><![CDATA[guerra civile]]></category>
		<category><![CDATA[Kaha Mohamed Aden]]></category>
		<category><![CDATA[Postcolonial Studies]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Siad Barre]]></category>
		<category><![CDATA[Somalia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Roberta Sireno «Vorrei tanto consegnare a qualcuno questo sogno. Qualcuno degno di aprire questo sogno. Aprire il sogno, si dice letteralmente così in somalo. […] Il sogno non è aperto se non ne discutono due soggetti: il sognatore e una persona X scelta da lui. La persona scelta dovrebbe trovare e dare un senso [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Roberta Sireno</strong></p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">«<em>Vorrei tanto consegnare a qualcuno questo sogno. Qualcuno degno di aprire questo sogno. Aprire il sogno, si dice letteralmente così in somalo. […] Il sogno non è aperto se non ne discutono due soggetti: il sognatore e una persona X scelta da lui. La persona scelta dovrebbe trovare e dare un senso al sogno. […] Io ho scelto di consegnare a voi l&#8217;incubo. Non è possibile discuterne con voi, né voi potete discuterne con me.</em>»<br />
<span style="font-size: small;">(Kaha Mohamed Aden, da </span><span style="font-size: small;"><i>Fra-intendimenti</i></span><span style="font-size: small;">, </span>Ed. nottetempo, Roma, 2010)<br />
</span></p>
<p align="JUSTIFY">Condividiamo il dolore e ricordiamo con affetto <a href="https://www.words4link.it/w4l-autore/kaha-mohamed-aden/?fbclid=IwAR2_gMvnxvEqaH6BtGOBAOwhFVxdEAvMvVZ1Py2-ALsnZc7CsBHqJd3adqI">Kaha Mohamed Aden</a>, che da alcuni giorni è venuta a mancare. La rivista Africa e Mediterraneo aveva avuto la sua preziosa e qualificata collaborazione con diversi articoli e racconti, ma anche in incontri pubblici sui temi dell’intercultura e del dialogo. Kaha è una voce ineguagliabile nel panorama letterario attuale; aveva raccontato attraverso i suoi ironici e pungenti racconti e le sue intelligenti narrazioni la storia coloniale italiana e la sua personale esperienza di <b>migrazione dalla Somalia all&#8217;Italia</b>, la sua fuga dalla <b>guerra civile</b> con il padre, noto esponente politico imprigionato dalla dittatura di Siad Barre. Negli anni Novanta si era stabilita a Pavia, laureandosi in Economia e conseguendo un Master in Cooperazione allo Sviluppo nella Scuola Universitaria Superiore di Pavia (IUSS). Da allora aveva svolto varie attività nel settore della mediazione culturale occupandosi di temi quali l’immigrazione e l’intercultura.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2023/12/30806182_10216412474250281_7127602144557847707_o.jpg" rel="lightbox[9529]"><img class="aligncenter wp-image-9537" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2023/12/30806182_10216412474250281_7127602144557847707_o.jpg" alt="30806182_10216412474250281_7127602144557847707_o" width="600" height="400" /></a></p>
<p style="text-align: center;" align="JUSTIFY">ph. 2017, Mariarosa Delleani</p>
<p align="JUSTIFY">Il padre e la figlia sono stati accomunati da un&#8217;attiva partecipazione sia alla vita politica transnazionale che a quella letteraria di scrittori: Aden Sheikh è stato ministro del primo governo Barre e poi consigliere municipale della giunta comunale di Torino, e nel suo libro uscito nel 2010 <a href="https://issuu.com/diabasisedizioni/docs/la_somalia_non___un_isola_dei_caraibi_-_anteprima">La Somalia non è un’isola dei Caraibi. Memorie di un pastore somalo in Italia</a><span lang="it-IT"> scrive:</span></p>
<p align="JUSTIFY"><a name="bodyftn29"></a><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">«<em>I miei figli hanno affrontato il loro trasferimento in Italia armati della capacità di pensare con la propria testa e della libertà di esprimere il proprio pensiero.</em>» (cit., p. 225)</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Inseguendo la scia del padre, Kaha Mohamed Aden nel 2010 aveva pubblicato il romanzo <a href="https://www.edizioninottetempo.it/it/fra-intendimenti"><i>Fra-intendimenti</i></a>, nel quale descriveva l’inizio del conflitto somalo, ma anche le difficoltà nell’adattarsi alla nuova vita in Italia. Nel 2019 era uscita <a href="https://www.hoepli.it/libro/dalmar-la-disfavola-degli-elefanti/9788840021034.html">Dalmar. La disfavola degli elefanti</a>, una favola distopica che diventa lo sfondo per una narrazione a più livelli che cerca di affrontare il trauma della guerra (recensita su <a href="https://www.africaemediterraneo.it/it/numeri-rivista/emergenza-comunita-resilienza/">AeM n. 91/2019</a> da Francesca Romana Paci). La sua scrittura e il suo attivismo l&#8217;aveva portata a scrivere anche riflessioni critiche e articoli per diverse riviste come “Nuovi Argomenti” n° 27 (2004), “Geografie della psicoanalisi”, Psiche, 1, 2008, “Incontri – Rivista Europea di Studi Italiani”, Volume 32 (2) 2017, e per la nostra <b>rivista “Africa e Mediterraneo”</b> aveva pubblicato <a href="https://www.laimomo.it/prodotto/cibo-intercultura-africa/">Nabad iyo Caano. Pace e Latte, n. 2/14</a>, <a href="https://www.laimomo.it/prodotto/ritornare/">Cambio d’abito – n. 1/17</a>, <a href="https://www.laimomo.it/prodotto/corno-africa-prospettive-relazioni/">Un felice goffo volo dallo Yaya Centre – n. 1-2/20</a>. Africa e Mediterraneo aveva inoltre promosso la sua presenza all’<strong>incontro per la Pace delle scuole di Lampedusa</strong> in aprile 2022. Anche se la sua partecipazione si è potuta realizzare solo solo online, Kaha è riuscita a incantare insegnanti, studenti e studentesse con intelligenti parole di dialogo e pace.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2023/12/409673980_10228313650739322_7332660312448049608_n.jpg" rel="lightbox[9529]"><img class="aligncenter wp-image-9539" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2023/12/409673980_10228313650739322_7332660312448049608_n.jpg" alt="409673980_10228313650739322_7332660312448049608_n" width="600" height="450" /></a></p>
<p>La ricostruzione storica delle vicende familiari e la <b>prospettiva postcoloniale</b> sono sempre stati elementi fondanti nelle riflessioni e nelle opere della scrittrice italo-somala, che, appunto, ci ha consegnato «l&#8217;incubo» della migrazione personale e collettiva, il <strong>racconto di un esilio</strong>. Tuttavia, non manca mai nelle sue scritture la manifestazione, spesso umoristica e ironica, di un <strong>desiderio incoraggiante</strong>, in cui il presente della società di arrivo e il passato vissuto nella società di origine si incrociano e si mescolano, in direzione del dialogo, dell&#8217;integrazione e dell&#8217;arricchimento interculturale.</p>
<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2023/12/408195143_679329767684906_7905205471664299194_n.jpg" rel="lightbox[9529]"><img class="aligncenter wp-image-9542" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2023/12/408195143_679329767684906_7905205471664299194_n.jpg" alt="408195143_679329767684906_7905205471664299194_n" width="600" height="450" /></a></p>
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