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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; Ghana</title>
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		<title>Africa e Mediterraneo &#187; Ghana</title>
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		<title>Essere donna oggi in Ghana: il romanzo &#8220;L’unica moglie&#8221; di Peace Adzo Medie</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Sep 2023 09:29:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[africaemediterraneo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di Sandra Federici]]></category>
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		<description><![CDATA[La prima scena del romanzo d’esordio di Peace Adzo Medie, accademica nata in Liberia ma cresciuta in Ghana, studiosa delle politiche contro la violenza delle donne presso l’Università di Bristol, descrive la cerimonia di un matrimonio combinato vissuta dal punto di vista della giovane sposa. La prima cosa che la ragazza ci dice è che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">La prima scena del romanzo d’esordio di <a href="https://www.peacemedie.com/">Peace Adzo Medie</a>, accademica nata in Liberia ma cresciuta in Ghana, studiosa delle <strong>politiche contro la violenza delle donne</strong> presso l’Università di Bristol, descrive la cerimonia di un matrimonio combinato vissuta dal punto di vista della giovane sposa. La prima cosa che la ragazza ci dice è che il suo promesso sposo non c’è: il matrimonio avverrà “in absentia”, perché il futuro marito è in viaggio di lavoro e sarà rappresentato dal fratello. Dai pensieri di Afi Tekple capiamo che lei, convinta dalla madre, ha accettato di sposare il ricco, bello e brillante uomo d’affari Elikem Ganyo, figlio di una potente commerciante – Zietta – che ha beneficiato la madre di Afi dopo la morte del marito, e che spera così di allontanare il figlio da una misteriosa compagna liberiana, non gradita alla famiglia. Questa scelta consente alla giovane Afi di sperimentare il passaggio tra le due punte lontanissime della forbice che separa le famiglie povere dalla nuova rampante classe medio-alta di imprenditori e politici. Si trasferisce infatti dalla cittadina di Ho ad Accra per iniziare la sua nuova vita da moglie, in un quartiere per nuovi ricchi con servitù e appartamento equipaggiato di elettrodomestici che lei non sa usare.</span></p>
<p class="p1"><img class="alignleft wp-image-9461" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-13-alle-11.31.44.png" alt="Schermata 2023-09-13 alle 11.31.44" width="400" height="530" />La sua inquietudine per la strana assenza del marito è ignorata dalle due famiglie che la spingono ad accettare il ruolo di bella moglie silenziosa, spendacciona e ubbidiente di un uomo che in realtà non vuole lasciare un’altra donna. Ma Afi fa domande, chiede spiegazioni, pretende che il marito sia presente, inizia a formarsi come stilista… I parenti potrebbero pensare che la sua sia solo la <strong>lotta per essere l’unica moglie</strong>, e inizialmente anche lei lo pensa, mentre invece è un vero e proprio cammino verso l’emancipazione e l’indipendenza.</p>
<p class="p2"><span class="s1">Non stupisce il fatto che i diritti del libro siano stati presto acquisiti da produttori statunitensi di cinema e serie, perché la storia cattura chi legge quasi come un romanzo rosa, con “illusioni” romantiche alternate a momenti di frustrazione a cui la protagonista, consigliata e sostenuta da altre giovani donne, risponde con sempre maggiore coscienza femminista, sganciandosi con determinazione, seppur lentamente, dagli obblighi di obbedienza alla madre e ai parenti che fanno parte dell’ambiente culturale in cui è cresciuta. Figura simbolo di questo ambiente è lo zio Pious, parassita che vive alle spalle delle numerose mogli, trascurando i figli e pretendendo elemosine dai nuovi parenti in nome di una pretesa autorevolezza morale.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Dal punto di vista narrativo il romanzo ha un andamento un po’ disomogeneo, passando dalle minuziose descrizioni dei rapporti e dialoghi tra i personaggi della prima parte a passaggi un po’ frettolosi nella parte finale, verso lo scioglimento della vicenda. Lo stile di Peace Adzo Medie è neutro, con alcune parole in lingua originale soprattutto in riferimento al cibo e a modi di dire in gergo locale, elencate nel glossario finale.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Il libro offre un’interessante rappresentazione delle <strong>contraddizioni sociali di un paese in crescita come il Ghana</strong>: nell’esperienza di Afi si ritrovano infatti sia la vita povera di un villaggio rurale sia l’estremo lusso dei magnati della politica, del commercio e della finanza. Non mancano inoltre il settore della moda – con le nuove stiliste che si affermano producendo costosi abiti e accessori per le classi alte – lo sviluppo immobiliare, gli affari facili, il traffico incontrollabile della metropoli.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Afi trova la propria strada tra le <strong>donne</strong> costrette alla subordinazione dalla povertà e quelle che vivono la condizione di “oggetto” di uomini ricchi con consapevolezza e traendone il massimo vantaggio. </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">*<br />
</span>Peace Adzo Medie<br />
<i>L’unica moglie<br />
</i>Francesco Brioschi editore 2022<br />
Collana Gli Altri<br />
Traduzione di Gabriella Grasso</p>
<p class="p2">Il libro è acquistabile qui:<br />
<a href="https://www.brioschieditore.it/catalogo-libri/l_unica_moglie.aspx">https://www.brioschieditore.it/catalogo-libri/l_unica_moglie.aspx</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>La 58esima Biennale di Venezia 2019: May You Live in Interesting Times. Anche quest’anno l’Africa segna la sua presenza</title>
		<link>https://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/la-58esima-biennale-di-venezia-2019-may-you-live-in-interesting-times-anche-questanno-lafrica-segna-la-sua-presenza/</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Jun 2019 11:14:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[africaemediterraneo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Industrie culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Biennale Venezia 2019]]></category>
		<category><![CDATA[Ghana]]></category>
		<category><![CDATA[Madagascar]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Mary Angela Schroth È stata inaugurata l’11 maggio la più importante manifestazione d’arte contemporanea al mondo: la Biennale, con un’esposizione internazionale di oltre 70 artisti curata da Ralph Rugoff, e con 87 padiglioni nazionali che vedono per la prima volta la partecipazione di Paesi come la Repubblica Dominicana, il Ghana, il Madagascar e la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Di Mary Angela Schroth</span></p>
<p><span style="color: #000000;">È stata inaugurata l’11 maggio la più importante manifestazione d’arte contemporanea al mondo: la Biennale, con un’esposizione internazionale di oltre 70 artisti curata da <a href="https://www.labiennale.org/it/arte/2019/intervento-di-ralph-rugoff">Ralph Rugoff</a>, e con 87 padiglioni nazionali che vedono per la prima volta la partecipazione di Paesi come la <strong>Repubblica Dominicana</strong>, il <strong>Ghana</strong>, il <strong>Madagascar</strong> e la <strong>Malesia</strong>.</span></p>
<p><em><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2019/06/Screenshot_2019-05-11-Biennale-Arte-2019-Ghana.png" rel="lightbox[8620]"><img class="alignnone wp-image-8633" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2019/06/Screenshot_2019-05-11-Biennale-Arte-2019-Ghana.png" alt="Screenshot_2019-05-11 Biennale Arte 2019 Ghana" width="611" height="376" /><br />
</a>(Biennale Arte 2019 &#8211; Ghana)</em></p>
<p><span style="color: #000000;">Il nuovo direttore del LACMA (Los Angeles County Museum of Art) Hamza Walker è il presidente della giuria. Come negli anni precedenti, la <strong>diaspora africana</strong> (che include anche gli afroamericani) è presente in diversi progetti, ed è incoraggiante vedere il ritorno di padiglioni nazionali di Egitto, Zimbabwe, Sudafrica, Costa D’Avorio, Mozambico. <a href="https://www.labiennale.org/it/arte/2019/partecipanti/jimmie-durham" target="_blank">Jimmie Durham</a> ha vinto il Leone d’oro alla carriera, mentre <a href="https://www.labiennale.org/it/arte/2019/partecipanti/arthur-jafa" target="_blank">Arthur Jafa</a> ha vinto come miglior artista e <a href="https://www.labiennale.org/it/arte/2019/partecipanti/haris-epaminonda" target="_blank">Haris Epaminonda</a> come migliore giovane artista, invece la <a href="https://www.labiennale.org/it/arte/2019/partecipazioni-nazionali/lituania" target="_blank">Lituania</a> ha vinto come migliore padiglione nazionale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Alcuni miei preferiti:</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&gt; USA: <strong><em>Liberty / Libertà</em></strong> con lo scultore afroamericano <a href="https://www.labiennale.org/it/arte/2019/partecipazioni-nazionali/stati-uniti-d%E2%80%99america" target="_blank">Martin Puryear</a>, uno degli artisti più importanti degli Stati Uniti, estremamente significativo per un’interpretazione personale di oggetti monumentali che collegano la storia con la contemporaneità.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&gt; France: <strong><em>Deep See Blue Surrounding You</em></strong> di <a href="https://www.labiennale.org/it/arte/2019/partecipazioni-nazionali/francia" target="_blank">Laure Prouvost</a>, che ha realizzato un interessante progetto cinematografico e un’installazione, rappresentando un mondo sotterraneo fluido e globalizzato.</span></p>
<p><img class="alignnone wp-image-8636" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2019/06/Laure-Prouvost-Pavilion-of-France.jpg" alt="Laure Prouvost, Pavilion of France" width="611" height="407" /><br />
(Laure Prouvost<em>, Biennale Arte 2019 &#8211; France</em>)</p>
<p><span style="color: #000000;">&gt; Ghana: <strong><em>Ghana Freedom</em></strong> mostra alcune delle migliori opere d’arte attuali, in particolare il regista John Akomfrah, lo scultore El Anatsui, e la pittrica Lynette Yiadom-Boakye in uno splendido padiglione progettato da <a href="https://www.labiennale.org/it/arte/2019/partecipazioni-nazionali/ghana" target="_blank">Sir David Adjaye</a>. Questa opera non riguarda solo il Ghana come Paese, ma offre un messaggio artistico universale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&gt; Filippine: la scultura interattiva <strong><em>Island Weather</em></strong> di <a href="https://www.labiennale.org/it/arte/2019/partecipazioni-nazionali/filippine" target="_blank">Mark Justiniani</a>, che consente al pubblico di sperimentare il clima, la geografia (con le sue migliaia di isole!), la storia sociale e coloniale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&gt; Madagascar: l’artista <a href="https://www.labiennale.org/it/arte/2019/partecipazioni-nazionali/madagascar" target="_blank">Joël Andrianomearisoa</a> infonde la modernità del quadrato nero con una sconfinata nostalgia nell’opera <strong><em>I have forgotten the night</em></strong>.</span></p>
<p><img class="alignnone wp-image-8638" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2019/06/Martin-Puryear-Pavilion-USA.jpg" alt="Martin Puryear, Pavilion USA" width="611" height="407" /><br />
(Martin Puryear, <em>Biennale Arte 2019 &#8211; USA</em>)</p>
<p><span style="color: #000000;">L’esposizione internazionale <em>May You Live in Interesting Times</em>, curata da Rugoff, “include opere d&#8217;arte che riflettono sugli aspetti precari della nostra esistenza attuale, fra i quali le molte minacce alle tradizioni fondanti, alle istituzioni e alle relazioni dell&#8217;“ordine postbellico”. Riconosciamo però fin da subito che l&#8217;arte non esercita le sue forze nell’ambito della politica. Per esempio, l&#8217;arte non può fermare l&#8217;avanzata dei movimenti nazionalisti e dei governi autoritari, né può alleviare il tragico destino dei migranti forzati in tutto il pianeta (il cui numero ora corrisponde a quasi l&#8217;un percento dell&#8217;intera popolazione mondiale). In modo indiretto, tuttavia, forse <strong>l&#8217;arte può offrire una guida</strong> che ci aiuti a vivere e pensare in questi &#8216;tempi interessanti&#8217;.” (<a href="https://www.labiennale.org/it/arte/2019/intervento-di-ralph-rugoff" target="_blank">R. Rugoff, comunicato stampa</a>)</span></p>
<p class="rtejustify" style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le sue scelte che riguardano <strong>l’Africa e la sua diaspora</strong>, e che comprendono alcuni degli artisti più importanti sulla scena mondiale, che espongono per la prima volta alla Biennale: Michael Armitrage (Kenya), Frida Arupabo (Norvegia), Njideka Akunyili Crosby (Nigeria), Julie Mehretu (Etiopia), Zanele Muholi (Sudafrica), Nkanga Otobong (Nigeria), Henry Taylor (Los Angeles), Stan Douglas (Vancouver), Kemang Wa Lehulere (Sudafrica), Arthur Jafa (Los Angeles), Anthea Hamilton (UK).</span></p>
<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2019/06/Screenshot_2019-05-11-Biennale-Arte-2019-Egypt.png" rel="lightbox[8620]"><img class="alignnone wp-image-8640" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2019/06/Screenshot_2019-05-11-Biennale-Arte-2019-Egypt.png" alt="Screenshot_2019-05-11 Biennale Arte 2019 Egypt" width="611" height="376" /><br />
</a><em>(Biennale Arte 2019 &#8211; Egitto)</em></p>
<p><span style="color: #000000;">Sono 20 anni di presidenza per <a href="https://www.labiennale.org/it/trasparenza/organi-di-indirizzo-politico-amministrativo/consiglio-di-amministrazione-paolo-baratta" target="_blank">Paolo Baratta</a>, che ha saputo trasformare la Biennale di Venezia in un’organizzazione internazionale autonoma (rara in Italia), che include non solamente l’<strong>arte visiva</strong>, ma anche le biennali dedicate all’<strong>architettura</strong>, alla <strong>danza</strong>, al <strong>cinema</strong>, al <strong>teatro</strong>, alla <strong>musica</strong>. E’ stata visitata da oltre 600.000 visitatori e 6.000 giornalisti. È difficile integrare le scelte internazionali dei diversi curatori del progetto centrale (quest’anno è Ralph Rugoff, americano che dirige la Hayward Gallery di Londra) con i diversi contenuti dei vari padiglioni nazionali e le innumerevoli mostre parallele. Ma Baratta ha portato progressi significativi nel corso degli anni (è stato nominato direttore nel 1998 da Walter Veltroni), dall’iniziale mostra “Aperto” fuori dai Giardini allo sviluppo dell’”Arsenale”, che accoglie anche la Biennale di Architettura, offrendo spazi a quei Paesi che hanno portato alle 90 partecipazioni. Una sorta di “Olimpiadi d’arte, Venezia è diventata il fulcro universale della cultura, e questo è dovuto soprattutto a Paolo Baratta.<br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Biennale Arte 2019</strong></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em><strong>May You Live In Interesting Times</strong></em></span><br />
<span style="color: #000000;"> Dal 11 maggio &gt; 24 novembre 2019</span><br />
<span style="color: #000000;"> Chiuso di lunedì (eccetto 13 maggio, 2 settembre, 18 novembre)</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Giardini: aperto dalle 10 alle 18</span><br />
<span style="color: #000000;"> Arsenale: aperto dalle 10 alle 18</span><br />
<span style="color: #000000;"> Arsenale: giovedì e domenica fino al 5 ottobre, aperto dalle 10 alle 20</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per maggiori informazioni: <a href="www.labiennale.org" target="_blank">www.labiennale.org</a></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Network Festival Africani</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 10:53:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[africaemediterraneo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Accra]]></category>
		<category><![CDATA[Arterial Network]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Ghana]]></category>
		<category><![CDATA[Network Festival Africani]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 19 e 20 aprile ad Accra, in Ghana, verrà formalmente lanciata una rete di festival africani, comprendente eventi di teatro, musica, danza, cinema, letteratura, arti visive, patrimonio culturale e diversi altri eventi di natura multidisciplinare. L’iniziativa, proposta dall’Arterial Network, in associazione con il British Council, a seguito del seminario tenutosi all’International Film Festival (ZIFF) [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2012/03/ARTERIAL_orange_red.jpeg" rel="lightbox[4855]"><img class="alignleft size-medium wp-image-4866" title="ARTERIAL_orange_red" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2012/03/ARTERIAL_orange_red-300x172.jpg" alt="" width="300" height="172" /></a>Il 19 e 20 aprile ad Accra, in Ghana, verrà formalmente lanciata una rete di festival africani, comprendente eventi di teatro, musica, danza, cinema, letteratura, arti visive, patrimonio culturale e diversi altri eventi di natura multidisciplinare.</p>
<p>L’iniziativa, proposta dall’Arterial Network, in associazione con il British Council, a seguito del seminario tenutosi all’International Film Festival (ZIFF) di Zanzibar nel luglio 2010, muove da un’analisi del contesto africano che riconosce il networking e la cooperazione come strumenti necessari per tutelare gli interessi degli operatori culturali e per rafforzare e professionalizzare le imprese creative a livello locale e internazionale.</p>
<p>Uno dei principali obiettivi proposti per il Network Festival Africani è quello di avviare un’advocacy per conto di festival ed eventi artistici, al fine di produrre una pubblicazione contenente gli studi più recenti e i documenti riguardanti l’impatto sociale, economico, culturale o di altro genere di ogni festival presente sul continente africano.</p>
<p>L’evento comprenderà un seminario sui contributi economici, sociali e di altri festival ed eventi artistici in Africa, una riunione formale per avviare la rete con l’adozione di un quadro costituzionale, un programma d’azione e l’elezione di un Comitato Direttivo.</p>
<p>Sono invitati a partecipare all’evento tutti i rappresentanti delle associazioni partner del Network Festival Africani e tutti i festival emergenti e già esistenti sul territorio africano.</p>
<p>Le organizzazioni culturali africane continuano nel loro processo di rafforzamento e messa in rete, in linea con l&#8217;idea che la cultura è fonte di sviluppo, non solo sociale ma anche economico.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le parole di Obama in Ghana, c’è chi le aveva già dette</title>
		<link>https://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/le-parole-di-obama-in-ghana-chi-le-aveva-gia-dette/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 11:16:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sandra Federici]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di Sandra Federici]]></category>
		<category><![CDATA[Ahmadou Kourouma]]></category>
		<category><![CDATA[Ghana]]></category>
		<category><![CDATA[Ken Saro-Wiwa]]></category>
		<category><![CDATA[Nuruddin Farah]]></category>
		<category><![CDATA[Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Soni Labou Tansi]]></category>
		<category><![CDATA[Wole Soyinka]]></category>

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		<description><![CDATA[Tanto per cominciare, ha detto che nelle sue vene scorre sangue africano, e che in lui si uniscono la tragedia e la vittoria dell’Africa. La tragedia appartiene soprattutto al nonno, un keniano che lavorava come “boy” per i colonialisti britannici, e che fu imprigionato perché lottava contro il colonialismo. Ha precisato che non era un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Tanto per cominciare, ha detto che nelle sue vene scorre sangue africano, e che in lui si uniscono la <strong>tragedia e la vittoria dell’Africa</strong>. La tragedia appartiene soprattutto al nonno, un keniano che lavorava come “boy” per i colonialisti britannici, e che fu imprigionato perché lottava contro il colonialismo. Ha precisato che non era un grande eroe (“era nella periferia della lotta di liberazione del Kenya”), per dire che era un uomo comune che faceva la sua parte. Un primo messaggio.</p>
<p>Nella vita di suo nonno, ha continuato, “il colonialismo non è stato solo la creazione di un confine innaturale o condizioni ingiuste per il commercio, è stato qualcosa di sperimentato personalmente, giorno dopo giorno, anno dopo anno.” Il che equivale a dire: so di cosa parlo.<br />
E anche la storia di suo padre, da pastore in un villaggio a studente in una università americana, è emblematica di un momento di grandi speranze per l’Africa.</p>
<p>Insomma, a Barack appartiene la vittoria, ma anche la tragedia, perché ha vinto risalendo da una situazione personale e famigliare estremamente sfavorevole, in una epopea entusiasmante che tutti conosciamo.</p>
<p>Dopo questo inizio, azzeccatissimo per tagliare le gambe a ogni contestazione, ha pronunciato una serie di <strong>constatazioni chiare e coraggiose</strong>, che il discorso terzomondista non si azzarda mai a fare emergere.</p>
<p>Le parole di Obama sono state accolte come incredibilmente nuove, ma io le avevo già sentite tante volte. Le hanno dette Soni Labou Tansi, Ahmadou Kourouma, Nuruddin Farah, Ken Saro-Wiwa, Wole Soyinka nei loro romanzi e racconti pubblicate soprattutto negli anni 80. Le hanno scritte chiaramente, senza nessun distinguo o premessa o captatio benevolentiae. Africani che parlavano agli Africani e denunciavano che la responsabilità dei mali presenti dei loro paesi era degli Africani che avevano potere (un qualsiasi straccio di potere: politico, poliziesco, economico…) e lo usavano per il loro vantaggio invece che per quello del popolo.</p>
<p>Ma incredibilmente questo punto di vista non è mai passato nel discorso corrente sulla situazione del continente africano. E questo ha avuto conseguenze gravissime nella presa di <strong>responsabilità</strong> concreta da parte delle <em>élite</em> africana.<br />
Adesso che è uscito dalla bocca di Obama, forse le cose cambieranno… Intanto, appaiono improvvisamente decrepite le star degli aiuti Bob Geldof e Bono Vox.</p>
<p>Faccio qui solo un elenco dei concetti espressi da Obama, come promemoria.<br />
<span id="more-433"></span><br />
Ma prima devo dire che queste cose, oltre ai grandi scrittori, le hanno espresse, con ironia o amarezza, anche tanti <strong>fumettisti</strong> che hanno mandato le loro storie al Premio Africa e Mediterraneo per il migliore fumetto inedito di autore africano. Penso a Al’ Mata del Congo R.D., Faustin Titi e Amanvi della Costa d’Avorio, Kola Fayemi della Nigeria, KanAd del Togo, Chrisany del Camerun…</p>
<p><strong>I concetti chiave del discorso di Obama ad Accra:</strong></p>
<li>Basta dare la colpa al colonialismo, diciamo chiaro quando la colpa è dei politici africani corrotti.<br />
(It is easy to point fingers, and to pin the blame for these problems on others. Yes, a colonial map that made little sense bred conflict, and the West has often approached Africa as a patron, rather than a partner. But the West is not responsible for the destruction of the Zimbabwean economy over the last decade, or wars in which children are enlisted as combatants. In my father’s life, it was partly tribalism and patronage in an independent Kenya that for a long stretch derailed his career, and we know that this kind of corruption is a daily fact of life for far too many.)</li>
<li>
No al vittimismo fatalista, le buone pratiche ci dicono che “è possibile”.<br />
(Here in Ghana, you show us a face of Africa that is too often overlooked by a world that sees only tragedy or the need for charity.)</li>
<li>
Il Ghana è un modello,  ci dimostra che la democrazia “conviene”.<br />
(The people of Ghana have worked hard to put democracy on a firmer footing, with peaceful transfers of power even in the wake of closely contested elections. And with improved governance and an emerging civil society, Ghana’s economy has shown impressive rates of growth.)</li>
<li>
Dopo le illusioni delle Indipendenze, concentrate in eroi-simbolo, sono arrivate le delusioni. Adesso è il momento della concretezza responsabile di ogni singolo cittadino africano.<br />
(…we have learned that it will not be giants like Nkrumah and Kenyatta who will determine Africa’s future. Instead, it will be you – the men and women in Ghana’s Parliament, and the people you represent. Above all, it will be the young people – brimming with talent and energy and hope – who can claim the future that so many in my father’s generation never found.)</li>
<li>
Lo sviluppo dipende dal buon governo, e solo Africani ne hanno la responsabilità.<br />
(Development depends upon good governance. … That is the change that can unlock Africa’s potential. And that is a responsibility that can only be met by Africans.)</li>
<li>
La povertà non è solo mancanza di cibo, la povertà è impossibilità di esprimere le proprie capacità, di realizzarsi nella libertà, di aprire un business senza corruzione, di non essere in balia del potere. Sono i concetti di Amartya Sen.<br />
(Repression takes many forms, and too many nations are plagued by problems that condemn their people to poverty. No country is going to create wealth if its leaders exploit the economy to enrich themselves, or police can be bought off by drug traffickers. No business wants to invest in a place where the government skims 20 percent off the top, or the head of the Port Authority is corrupt. No person wants to live in a society where the rule of law gives way to the rule of brutality and bribery.)</li>
<li>
I dinosauri al potere in tanti stati da decenni saranno sconfitti dalla storia.<br />
(… history is on the side of these brave Africans, and not with those who use coups or change Constitutions to stay in power. Africa doesn’t need strongmen, it needs strong institutions.)</li>
<li>
La corruzione, che colpisce la vita quotidiana dei cittadini, è un punto chiave.<br />
(As we provide this support, I have directed my Administration to give greater attention to corruption in our Human Rights report. People everywhere should have the right to start a business or get an education without paying a bribe.)</li>
<li>
Trade, not aid, ma che ci guadagnino tutti, anche le imprese medio-piccole. Così gli africani potranno realizzare i loro sogni in Africa, senza andarsene.<br />
(… history shows that countries thrive when they invest in their people and infrastructure; when they promote multiple export industries, develop a skilled workforce, and create space for small and medium-sized businesses that create jobs.  …<br />
With strong institutions and a strong will, I know that Africans can live their dreams in Nairobi and Lagos; in Kigali and Kinshasa; in Harare and right here in Accra. ) </li>
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		<title>Obama va in Africa</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 16:43:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sandra Federici]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di Sandra Federici]]></category>
		<category><![CDATA[G8]]></category>
		<category><![CDATA[Ghana]]></category>
		<category><![CDATA[Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi Obama va in Africa. Io sono nel gruppo di quelli che ancora si entusiamano per lui, insomma non mi ha ancora deluso. Se devo dire la verità, in questi giorni ha fatto un po&#8217; troppi sorrisi al padrone di casa del G8. Ma bisogna sempre pensare a chi c&#8217;era prima, e a cosa ha [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi Obama va in Africa. Io sono nel gruppo di quelli che ancora si entusiamano per lui, insomma non mi ha ancora deluso. Se devo dire la verità, in questi giorni ha fatto un po&#8217; troppi sorrisi al padrone di casa del G8. Ma bisogna sempre pensare a chi c&#8217;era prima, e a cosa ha combinato.</p>
<p>Quindi, mi sembra bello godermi la prima visita in Africa di un Presidente di origine africana (Obama è un americano di origine immigrata di seconda generazione! Se Maroni ci pensa un attimo su, lo espelle).</p>
<p>Segnalo due articoli interessanti. <a href="http://www.afronline.org/?p=950">Uno di Giovanni Carbone</a> sul nuovo ottimo sito di informazioni sull&#8217;Africa, <em>Afronline</em>. Carbone si chiede perché Obama abbia scelto il Ghana, che non ha petrolio e demograficamente non è molto importante. Si risponde che praticamente, dovendo avere un partner simbolico dal punto di vista della rispettabilità democratica e del rilancio economico, non c&#8217;era molta scelta. Le elezioni presidenziali di dicembre 2008 si sono svolte democraticamente: dopo due mandati, John Kufuor ha deciso di rispettare la Costituzione e di ritirarsi. Il candidato dell&#8217;opposizione, John Atta Mills, ha vinto per pochi voti, e il partito al governo ha riconosciuto questa vittoria. Una situazione che in Africa è rara, basti pensare a quanto successo alle ultime elezioni in Zimbabwe e in Kenya.</p>
<p>Un altro articolo che fa il punto sulla visita lo si trova su <a href="http://www.nigrizia.com/sito/notizie_pagina.aspx?Id=8110&#038;IdModule=1">Nigrizia</a>. Loro mettono in evidenza un altro motivo secondo me importante nel determinare la scelta del Ghana. E&#8217; un paese simbolo della tratta degli schiavi e la diaspora africana residente negli Stati Uniti lo ha recentemente scoperto come luogo per il cosiddetto &#8220;turismo delle origini&#8221;. </p>
<p>Tanto che nel 2006 hanno rinominato il ministero del turismo &#8220;Ministry of Tourism and Diaspora Relations&#8221; e nei depliant turistici, oltre alle bellezze naturali e alla &#8220;cultura tradizionale&#8221;, si nomina sempre la &#8220;tratta negriera&#8221;. Obama visiterà Cape Coast, antica capitale e scalo delle navi schiaviste, da dove migliaia di africani sono stati portati nelle Americhe.</p>
<p>Nel nostro ultimo numero 65-66 su Africa: turismo e patrimonio c&#8217;è un interessante articolo di Gaia Delpino dal titolo <a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/2009/06/il-turismo-delle-origini-in-ghana/">&#8220;Il turismo delle origini. Esperienze di incontro con la diaspora nera in Ghana&#8221;</a>.</p>
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		<title>Il turismo delle origini in Ghana</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 15:46:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione.]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Ghana]]></category>
		<category><![CDATA[Gross Friedrichsburg]]></category>
		<category><![CDATA[N65-66]]></category>
		<category><![CDATA[Prince's Town]]></category>
		<category><![CDATA[rielaborazione della memoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Il turismo delle origini, esperienze di incontro con la diaspora nera in Ghana&#8221; pubblicato sul numero 65-66 di Africa e Mediterraneo a firma di Gaia Delpino. Il turismo svolge un ruolo di grande importanza per l&#8217;economia del Ghana. L&#8217;anno scorso ha contribuito per quasi il 10% allo sviluppo economico del paese e per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Il turismo delle origini, esperienze di incontro con la diaspora nera in Ghana&#8221; pubblicato sul <a href="http://www.africaemediterraneo.it/">numero 65-66 di <em>Africa e Mediterraneo</em></a> a firma di Gaia Delpino.</strong>  </p>
<p><div id="attachment_170" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/06/fri.jpg" rel="lightbox[162]"><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/06/fri.jpg" alt="Il forte Gross Friedrichsburg in un'illustrazione" title="Il forte Gross Friedrichsburg in un'illustrazione" width="300" height="177" class="size-full wp-image-170" /></a><p class="wp-caption-text">Forte Gross Friedrichsburg</p></div>Il turismo svolge un ruolo di grande importanza per l&#8217;economia del Ghana. L&#8217;anno scorso ha contribuito per quasi il 10% allo sviluppo economico del paese e per il prossimo decennio si prevede una crescita del 5% annuo. Se in passato il centro dell&#8217;economia turistica ruotava intorno alle attrazioni naturali e culturali, a partire dagli anni &#8217;90 il governo ha cominciato ad interessarsi anche al &#8220;turismo di ritorno&#8221; o &#8220;delle origini&#8221;. Questa nuova prospettiva è stata favorita dall&#8217;emergere negli Stati Uniti, alla fine degli anni &#8217;80, di una classe media afroamericana desiderosa di conoscere le terre da cui potevano essere giunti i propri avi. </p>
<p>L&#8217;articolo si concentra sul caso di Prince&#8217;s Town, un centro dell&#8217;Ahanta West Distric della Western Region del Ghana dove l&#8217;autrice dell&#8217;articolo ha condotto diverse ricerche etnografiche. Il luogo è noto per via del forte Gross Friedrichsburg costruito dai brandeburghesi nel 1683 e, oggi, tradizionale meta turistica per i tedeschi in vacanza in Ghana. Nel 2007, però, un primo gruppo di afroamericani si presenta a Prince Town spiegando alla comunità locale di aver ragione di credere che quello era il luogo da cui i propri antenati erano stati deportati. La sovrapposizione del turismo culturale dei tedeschi, con quello delle origini degli afroamericani ha creato effetti sulla rielaborazione della memoria da parte della popolazione locale. </p>
<p>Dalle ricerche condotte nel 2008 emerge come il forte Gross Friedrichsburg abbia smesso di essere soltanto e principalmente testimonianza del rapporto fra ghanesi e brandeburghesi, ma anche e soprattutto sia diventato il monumento che ricorda la tratta atlantica e la partenza degli schiavi per le Americhe. L&#8217;articolo approfondisce questo mutamento rapportandolo anche con i fattori economici da cui è, inevitabilmente, interessato.   </p>
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