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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; Caterina Pecchioli</title>
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		<title>Africa e Mediterraneo &#187; Caterina Pecchioli</title>
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		<title>Ad Amsterdam il progetto artistico Decolonizing the Gaze di Caterina Pecchioli</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Sep 2025 08:41:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[africaemediterraneo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Colonialismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Decolonizing the Gaze]]></category>
		<category><![CDATA[dossier numero 100]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedì 18 settembre la piattaforma di arte contemporanea Framer Framed di Amsterdam ospiterà Decolonizing the Gaze: The Colonial Heritage of Italian and International Fashion Design and its Impact on the Collective Imagination, una tavola rotonda che prende le mosse dalla ricerca dell’artista visiva Caterina Pecchioli sull’immaginario della moda coloniale in Italia e Olanda. L’evento presenta lo studio degli oggetti di moda [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span lang="it-IT"><strong>Giovedì 18 settembre</strong> la piattaforma di arte contemporanea <a href="https://framerframed.nl/" target="_blank">Framer Framed</a> di Amsterdam ospiterà </span><em><span lang="en-US">Decolonizing the Gaze: The Colonial Heritage of Italian and International Fashion Design and its Impact on the Collective Imagination</span></em><span lang="en-US">, </span><span lang="it-IT">una tavola rotonda che prende le mosse dalla ricerca dell’artista visiva <a href="https://www.caterinapecchioli.com/" target="_blank">Caterina Pecchioli </a>sull’immaginario della moda coloniale in Italia e Olanda. L’evento presenta lo studio degli oggetti di moda che Pecchioli ha visionato nei depositi dell’Ex Museo Coloniale di Roma, oggi Museo delle Civiltà (MUCIV), e del Wereldmuseum di Amsterdam, riflettendo sulle continuità e le rotture che legano il passato al presente in due contesti post-coloniali molto diversi. Si tratta di uno studio partecipativo che ha coinvolto attivamente designer e artisti con background coloniale in una riflessione collettiva sulle eredità del colonialismo, sulla agency coloniale, la sostenibilità e il significato politico del design.</span></p>
<p><img class="alignleft wp-image-9863" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2025/09/539202590_1234129052092878_3960862148910433429_n-768x1024.jpg" alt="539202590_1234129052092878_3960862148910433429_n" width="400" height="533" /></p>
<p>Il prisma della moda, intesa sia come reparto produttivo che come campo semiotico che plasma la narrazione e la memoria, rivela una storia di diseguaglianze e interdipendenze tra Nord e Sud del mondo che attraversano lo spazio materiale dei corpi e quello immateriale del immaginario. La tavola rotonda conclude un biennio di scambi e incontri finalizzato a decentrare la prospettiva eurocentrica della moda contemporanea.</p>
<p align="justify">All’evento, moderato da Alessandra Saviotti, prenderanno parte, oltre all’artista, la stilista <span lang="en-US">Linnemore Nefdt, </span><span lang="it-IT">Enrica Picarelli, direttrice editoriale di </span><span lang="it-IT">Africa e Mediterraneo</span><span lang="it-IT">, </span><span lang="it-IT">studiosa</span><span lang="it-IT"> di moda africana, e Alessandra Vaccari, professoressa presso l’IUAV di Venezia e autrice di saggi sulla moda coloniale italiana.</span></p>
<p align="justify"><strong>Venerdì 19</strong> all’Open Studio allestito presso la <a href="https://www.thami-mnyele.nl/" target="_blank">Thami Mnyele Foundation</a> ad Amsterdam sarà possibile visionare l’output artistico del progetto che include le tavole pubblicate su Africa e Mediterraneo, alcune delle quali realizzate in collaborazione con il designer R.V. Abbey-Hart.</p>
<p><img class="alignleft wp-image-9871" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2025/09/05-Africa-Mediterraneo-100-Decolonizing-the-Gaze-publications-2-878x1024.jpg" alt="hdrpl" width="400" height="466" /></p>
<p align="justify">Il progetto ha beneficiato del sostegno dell’Italian Council con la collaborazione di Thami Mnyele Foundation, CBK Zuidoost, Framer Framed e di numerosi partner culturali tra cui Africa e Mediterraneo. Quest’ultima ha pubblicato una restituzione visiva approfondita del lavoro di Pecchioli nel <a href="https://www.laimomo.it/prodotto/restitutions-ethics-methodologies-for-contested-heritage/" target="_blank">numero 100 – <span lang="en-US">Restitutions: Ethics and Methodologies for a Contested Heritage</span></a>, curato da Lucrezia Cippitelli e Donatien Dibwe dia Mwembu – dedicato al tema della restituzione e della decolonizzazione dei musei che presenta una ricca sezione sul caso italiano e in particolare sulla controversa storia dell’Ex Museo Coloniale. Gli abiti, i tessuti e gli accessori raccolti nel collage di immagini realizzato da Pecchioli e dai designer che hanno partecipato a Decolonizing the Gaze non rivelano solo la vastità del saccheggio coloniale, ma anche e soprattutto le modalità non lineari attraverso cui le narrazioni e le identità culturali sono sopravvissute e si sono trasformate nel tempo.</p>
<p class="western" align="justify">Sarà possibile visionare l’output artistico del progetto che include le tavole pubblicate su Africa e Mediterraneo e quelle realizzate dal designer R.V. Abbey-Hart, venerdì 19 all’Open Studio allestito presso la Thami Mnyele Foundation.<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><br />
</span></p>
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		<title>Il numero 100 di Africa e Mediterraneo: Metodologie ed etica della restituzione</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Nov 2024 12:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[africaemediterraneo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Colonialismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Caterina Pecchioli]]></category>
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		<category><![CDATA[restituzione]]></category>
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		<description><![CDATA[Se le relazioni culturali asimmetriche proprie del colonialismo hanno portato al saccheggio di oggetti culturali, come abbiamo costruito i dispositivi coloniali? In che modo essi agiscono ancora oggi? In che modo dobbiamo decostruire il nostro sguardo per denaturalizzarli e denaturalizzarne l’impatto sulle nostre società contemporanee? In che modo è possibile riparare? Queste sono alcune delle [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1"><i>Se le relazioni culturali asimmetriche proprie del colonialismo hanno portato al saccheggio di oggetti culturali, come abbiamo costruito i dispositivi coloniali? In che modo essi agiscono ancora oggi? In che modo dobbiamo decostruire il nostro sguardo per denaturalizzarli e denaturalizzarne l’impatto sulle nostre società contemporanee? In che modo è possibile riparare?</i> Queste sono alcune delle domande che pongono Lucrezia Cippitelli e Donatien Dibwe dia Mwembu, curatori del dossier numero 100 di <i>Africa e Mediterraneo</i> dedicato alla questione restituzioni. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Impugnato dai paesi africani fin dalle lotte di indipendenza degli anni 50 e 60, poi oggetto di convenzioni UNESCO e UNIDROIT <i>ad hoc</i> (rispettivamente del 1970 e 1995), questo tema è diventato di grande attualità perché le istituzioni occidentali, <b>in possesso di oggetti che non hanno provenienza chiara</b> e che testimoniano una storia oggi difficile da salvaguardare, hanno mostrato un disagio e un bisogno di <b>liberarsi della pesante eredità coloniale</b> e affrancarsi dalla definizione di “ultimi baluardi del colonialismo”.</span></p>
<p class="p1"><img class="alignleft wp-image-9792" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2024/11/cover_AeM_100.jpg" alt="cover_AeM_100" width="400" height="533" /></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il dibattito sulla restituzione, sulle ricostituzioni, sul riparare, attraverso la riappropriazione dei valori culturali, permette di <b>ricollegare il passato precoloniale, consapevolmente sepolto e dimenticato, a un presente postcoloniale amputato</b>. Cosa viene restituito? Qual è il valore degli oggetti culturali restituiti alle comunità di origine? Queste domande sono l’humus di un dibattito che dovrebbe essere speculare a quello delle società occidentali e interno al continente africano cosiddetto moderno, tra i membri delle comunità di origine, per creare uno spazio di dialogo e di sensibilizzazione sull’importanza dei valori culturali africani in generale e sul loro mantenimento e conservazione. Ripristinare tutti i valori tradizionali distrutti sembra essere la risposta alle domande: “Qual è il futuro delle nostre lingue madri, soprattutto all’interno delle famiglie intellettuali? Come manteniamo i nostri cimiteri? Come conserviamo i nostri documenti d’archivio?”</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il dossier raccoglie contributi in italiano, inglese e francese di studiosi, esperti e attivisti che trattano casi puntuali, come quelli dell’Etiopia, del Kenya e della Nigeria, e questioni più ampie. La sezione sull’Italia, che include due articoli sull’ex Museo Coloniale, oggi Museo delle Civiltà di Roma, evidenzia i limiti del dibattito e delle iniziative sulla restituzione nel nostro paese. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Al dossier è allegata come inserto la fanzine del progetto “Decolonizing the Gaze” di Caterina Pecchioli, realizzato grazie al sostegno dell’Italian Council (2022). Una riflessione aperta sul legame tra identità, moda e colonialismo a partire dall’osservazione di oggetti di abbigliamento, tessuti e accessori del periodo coloniale custoditi presso archivi e istituzioni museali italiani e olandesi. </span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Tutte le info sul numero e per l’acquisto qui: <a href="https://www.africaemediterraneo.it/it/la-rivista/">https://www.africaemediterraneo.it/it/la-rivista/</a></span></p>
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		<title>Decolonizing the Gaze: Textile Cultural Heritage vs Colonialism &#8211; Cultural Appropriations?</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jul 2023 11:14:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[africaemediterraneo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
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		<category><![CDATA[Colonialismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Il dibattito su ciò che i diversi tessuti e la loro storia raccontano degli scambi tra culture diverse, del colonialismo e delle appropriazioni culturali continua a produrre riflessioni e interrogativi. L&#8217;11 luglio (h 18:00–20:30) ad Amsterdam la piattaforma per l’arte contemporanea e la cultura visuale Framer Framed ospita la tavola rotonda “Decolonizing the Gaze – [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Il dibattito su ciò che i diversi tessuti e la loro storia raccontano degli scambi tra culture diverse, del colonialismo e delle appropriazioni culturali continua a produrre riflessioni e interrogativi. L&#8217;<strong>11 luglio</strong> (h 18:00–20:30) ad Amsterdam la piattaforma per l’arte contemporanea e la cultura visuale <a href="https://framerframed.nl/en/">Framer Framed</a> ospita la tavola rotonda “<a href="https://framerframed.nl/en/projecten/roundtable-decolonizing-the-gaze-textile-cultural-heritage-vs-colonialism-cultural-appropriations/">Decolonizing the Gaze – Textile Cultural Heritage vs Colonialism – Cultural Appropriatons?</a>”.</span></p>
<p class="p1"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2023/07/Bubu-Ogisis-label-IAMISIGO-AW2020.jpeg" rel="lightbox[9428]"><img class="aligncenter wp-image-9430" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2023/07/Bubu-Ogisis-label-IAMISIGO-AW2020.jpeg" alt="Bubu Ogisi's label IAMISIGO AW2020" width="600" height="338" /></a></p>
<p class="p1"><span class="s1">La discussione, che coinvolge stilisti, artisti e fashion designer afro-discendenti originari di paesi con una storia di colonizzazione da parte dell’Olanda, intende identificare nuovi significati sulle diffuse pratiche di abbigliamento coloniale e sulle politiche del corpo, nonché sugli effetti del colonialismo sull&#8217;individuo e sull’immaginario collettivo.<br />
</span>Insieme allo stilista e direttore creativo <a href="https://framerframed.nl/en/mensen/zinzi-de-brouwer/">Zinzi de Brouwer</a> e all&#8217;editore e designer <a href="https://framerframed.nl/en/mensen/willem-van-zoetendaal/">Willem van Zoetendaal</a>, la tavola rotonda offrirà uno sguardo sui tessuti Dutch Wax, prodotti in Olanda e venduti in Africa, sulle implicazioni dei loro disegni e messaggi, e sulla loro complessa e controversa identità. Le immagini e i messaggi di questi famosi tessuti possono essere considerati archivi di significati che raccontano un rapporto ambiguo legato al periodo coloniale europeo.<br />
Gli stilisti e direttori creativi <a href="https://framerframed.nl/en/mensen/semhal-tsegaye-abebe/">Semhal Tsegaye Abebe</a>,<a href="https://framerframed.nl/en/mensen/bubu-ogisi/"> Bubu Ogisi</a> e <a href="https://framerframed.nl/en/mensen/zinzi-de-brouwer/">Zinzi de Brouwer</a> metteranno in luce anche iniziative e progetti di design che rivelano la ricchezza del patrimonio tessile africano, oggi ancora poco conosciuto in Europa, e il suo legame con la sostenibilità.<br />
Alcuni dei temi portati alla discussione emergeranno da un workshop partecipativo che <a href="https://framerframed.nl/en/mensen/caterina-pecchioli/">Caterina Pecchioli</a> conduce presso <a href="https://www.cbkzuidoost.nl/?gclid=EAIaIQobChMIuqGyuIn1_wIVt5eDBx385gWLEAAYAiAAEgL8BfD_BwE">CBK Zuidoost</a> Broedplaats Heesterveld e dalle interviste raccolte su questi temi da lei stessa e da <a href="https://framerframed.nl/en/mensen/roxana-mbanga/">Roxane Mbanga</a> tra Amsterdam e Parigi.<br />
La tavola rotonda è organizzata nell&#8217;ambito di “Decolonizing the Gaze: The Colonial Heritage of Italian and International Fashion Design and Its Impact on the Collective Imagination”, un progetto di Caterina Pecchioli che propone un&#8217;analisi visiva e storica di capi di abbigliamento, tessuti e accessori del periodo coloniale italiano e olandese che sono conservati nelle collezioni dell&#8217;Ex Museo Coloniale di Roma e del Tropenmuseum di Amsterdam.<br />
Esso consiste in uno studio partecipativo che mira a portare la prospettiva decoloniale italiana all&#8217;interno del vivace dibattito europeo sulla decolonizzazione della moda e della cultura e sugli usi politici della moda e dell&#8217;abbigliamento.<br />
Il complesso rapporto tra decolonialismo, patrimonio, globalizzazione culturale e “Made in Italy” viene affrontato attraverso un programma di workshop e seminari con la collaborazione di istituzioni impegnate sul tema in Italia, Olanda, Etiopia, Sudafrica e USA.<br />
In Olanda, Caterina Pecchioli è artista residente presso la <a href="https://thami-mnyele.nl/">Fondazione Thami Mnyele </a>per i mesi di giugno e luglio 2023 per sviluppare la fase olandese del progetto.</p>
<p class="p1"><span class="s1">*<br />
Questo progetto è sostenuto dall’Italian Council (11</span><span class="s2"><sup>a</sup></span><span class="s1"> edizione, 2022), Direzione Generale per la Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura italiano. </span>I programmi sono in collaborazione con Framer Framed (NL), Thami Mnyele Foundation (NL), CBK Zuidoost NL (NL), Africa e Mediterraneo, Afrosartorialism, Nation25. Partner culturali: Africa e Mediterraneo &#8211; Afrosartorialism – B&amp;W-Black&amp;White, The Migrant Trend APS &#8211; Istituto Italiano di Cultura di Addis Abeba (Etiopia) &#8211; Museo delle Civiltà &#8211; Thami Mnyele Foundation (Amsterdam, Olanda) &#8211; Georgetown University (Washington DC) &#8211; Moleskine Fondazione – Nation25 &#8211; Orientale di Napoli &#8211; Università IUAV di Venezia &#8211; Politecnico di Milano.</p>
<p class="p3"><span class="s1"><i>Info: <a href="https://framerframed.nl/en/projecten/roundtable-decolonizing-the-gaze-textile-cultural-heritage-vs-colonialism-cultural-appropriations/">https://framerframed.nl/en/projecten/roundtable-decolonizing-the-gaze-textile-cultural-heritage-vs-colonialism-cultural-appropriations/</a></i></span></p>
<p class="p4"><span class="s1">IAMISIGO’s AW20 collection, Creative Direction: Babu Ogisi, Photography: Maganga Mwagogo</span></p>
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