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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; architettura</title>
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		<title>Africa e Mediterraneo &#187; architettura</title>
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		<title>Appropriazione e “appropriatezza” in architettura: “skin” come un “corpo per viverci”</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 07:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Musei e patrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[N69-70]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Appropriazione e appropriatezza in architettura: skin come un corpo per viverci&#8221;, pubblicato sul numero 69-70 di Africa e Mediterraneo a firma di Suzette Grace, lectures presso l&#8217;Università di Johannesburg e laureata in cinque discipline tra cui Architettura, Filosofia e Belle arti. L’architettura sudafricana esplora le mode alla ricerca di un’identità stilistica che sia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Appropriazione e appropriatezza in architettura: skin come un corpo per viverci&#8221;, pubblicato sul numero 69-70 di <a href="http://www.africaemediterraneo.it/">Africa e Mediterraneo</a> a firma di Suzette Grace, <em>lectures</em> presso l&#8217;Università di Johannesburg e laureata in cinque discipline tra cui Architettura, Filosofia e Belle arti.</strong></p>
<p>L’architettura sudafricana esplora le mode alla ricerca di un’identità stilistica che sia adatta al tempo e ai luoghi che gli sono propri. Allo stesso tempo, s’appropria del substrato storico rielaborandolo in modo eclettico. L’oggetto di queste sperimentazioni è la skin (lett. “pelle”, ma qui anche “involucro”, “abito”) che viene “abbigliata (a festa)”, truccata, secondo la tendenza internazionale di rinnovare fortemente la superficie degli edifici. Fuor di metafora, architettura e moda hanno diversi punti in comune in quanto condividono le caratteristiche vitruviane di funzione, struttura ed estetica e all’equilibrio di questi elementi sono legati i dilemmi dell’estetica architettonica.<br />
<img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/05/Grace_1.jpg" alt="" title="" width="424" height="332" class="alignright size-full wp-image-2926" />L’architettura non è una forma d’arte autonoma e la sperimentazione creativa dello skin building necessita di patrocinio. Le risorse economiche, così come la legislazione (si pensi ad esempio le misure relative alla sostenibilità degli edifici) hanno costituito in passato una limitazione alla creatività e alla libertà d’espressione. Oggi, però, una nuova risposta estetica comincia a emergere.<br />
Tre casi di studio illustreranno la questione. Il primo esempio è il Maropeng Visitor Centre, collocato nel sito detto “la Culla dell’Umanità”, presso Johannesburg. La forma dell’edificio rappresenterebbe un’antica collinetta per la sepoltura, ma è stata interpretata anche in altri modi, ad es. come la maschera dei due volti di Giove. L’edificio sembra un’estensione del paesaggio circostante, e trasmette un senso di varietà rappresentativo della complessità culturale del paese.<br />
Il secondo esempio è l’Hector Pieterson Museum, che commemora la rivolta degli studenti di Soweto nel 1976. Il sito è diventato un simbolo nazionale d’importanza socio-politica. L’ideazione del museo, la cui forma ricorda una fortezza, si è dovuta confrontare con l’area periferica circostante caratterizzata dalla presenza di abitazioni low-cost: il risultato è stato l’inserimento “neutro” del museo nel paesaggio.<br />
L’ultimo esempio è quello del Mapungubwe Interpretation Centre, museo del vicino sito archeologico. È collocato in un’area rocciosa e prende diretta ispirazione dal paesaggio circostante in termini di materiale, forme e tecnologia: la sua struttura richiama, infatti, le forme del paesaggio circostante.<br />
Questi edifici s’appropriano, anche se in modi differenti, del contesto naturale e delle origini storico-architettoniche allo scopo d’esser rilevanti nel lungo periodo. D’altra parte, giocando con le tendenze attuali, cercano d’esser appropriati al particolare momento della loro ideazione. </p>
<p><strong> Per aquistare on line il N. 69-70 di Africa e Mediterraneo</a></strong>, conoscere o acquistare i numeri precedenti, sottoscrivere un abbonamento <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&#038;c=5">vai al sito di Lai-momo, l&#8217;editore</a>.</p>
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		<title>Il rapporto tra turismo e architettura nel Nord-Camerun e in Ciad</title>
		<link>https://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/il-rapporto-tra-turismo-e-architettura-nel-nord-camerun-e-in-ciad/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 09:52:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione.]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Camerun]]></category>
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		<category><![CDATA[N65-66]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Turismo e architetture (Nord-Camerun e Ciad). Preservazione, ricostruzione, patrimonializzazione&#8221;, pubblicato sul numero 65-66 di Africa e Mediterraneo. Nel nord del Camerun e in Ciad, la ricchezza architettonica costituisce un elemento chiave dei paesaggi e della loro differenziazione. Dagli anni ’50, il turismo ha rivalutato un certo numero di luoghi architettonici tanto sui monti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/07/mofou-300x227.jpg" alt="mofou" title="mofou" width="300" height="227" class="alignright size-medium wp-image-478" /><br />
<strong>Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Turismo e architetture (Nord-Camerun e Ciad). Preservazione, ricostruzione, patrimonializzazione&#8221;, pubblicato sul <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&#038;c=5">numero 65-66 di<em> Africa e Mediterraneo</em></a>.</strong></p>
<p/>
Nel nord del Camerun e in Ciad, la ricchezza architettonica costituisce un elemento chiave dei paesaggi e della loro differenziazione. Dagli anni ’50, il turismo ha rivalutato un certo numero di luoghi architettonici tanto sui monti Mandara che lungo le sponde del Logore. In questi anni si avviano i primi circuiti turistici che combinano fauna, paesaggi e architetture. Le architetture vernacolari non scompaiono allo stesso modo, né alla stessa velocità.</p>
<p>La loro ritirata ha potuto accompagnarsi a ricostruzioni fedeli ai canoni dell’inizio del XX secolo, grazie al sostegno di interventi esterni poi, più recentemente, delle élite locali. La posta in gioco di tali ricostruzioni tuttavia resta sempre ambigua. Le aspirazioni di queste società non corrispondono a quelle delle fucine del turismo. La realtà del 2008 generalmente non interessa il turista mentre le comunità rurali oggi sono tutte segnate da un certo grado di urbanizzazione e considerano negativa fino a un certo punto la perdita di un tipo di architettura tradizionale. </p>
<p>Questa scomparsa riflette quella di uno stile di vita appartenente alle generazioni che vivevano coerentemente con tali abitazioni. Per la popolazione Mousgoum, divenuta musulmana, e per una minoranza protestante, questa epoca pagana, di genti nude, deve sparire per consentire una rimessa in conformità del passato con le aspirazioni del presente. </p>
<p><span id="more-479"></span></p>
<p>Le domande di ricostruzione di architetture scomparse o sul punto di scomparire, sono fatte con questo spirito. In tutto il nord del Camerun si avverte la necessità di riappropriarsi della propria cultura e metterla in mostra e il turismo, che deve in seguito portare un pubblico a visitarne il risultato, gioca un ruolo essenziale in tale convalida. </p>
<p>Negli ultimi due decenni, i festival culturali si sono moltiplicati. Ogni etnia comunica su se stessa e si impegna a presentare l’elemento più complesso della propria cultura materiale: un recinto familiare o l’unità architettonica più emblematica. </p>
<p>Le ONG e le associazioni che le sostengono vedono in questo ritorno di interesse per l’architettura del passato una volontà di riappropriarsene, reintegrando così i paesaggi. Le comunità rurali, in compenso, ne rivendicano essenzialmente l’aspetto etnico. I turisti, dal canto loro, si sono evoluti molto poco, e continuano a esprimere una ricerca dell’immutato, dei clichè dei primi del XX secolo, di quell’Africa che, con le sue architetture primordiali, ha il dovere di essere “segreta e misteriosa”.</p>
<p>[Illustrazione: Case Mofou, disegno di C. Seignobos]</p>
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