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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; Apartheid</title>
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		<title>Africa e Mediterraneo &#187; Apartheid</title>
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		<title>Tramedafrica, scene contemporanee dall’africa sub sahariana Milano 17-25 settembre 2011</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 07:29:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[È iniziata sabato 17 settembre l’undicesima edizione del festival Tramedautore che da molti anni rappresenta oramai uno degli eventi più importanti del settembre milanese. Questa volta Tramedautore, ribattezzato per questa XI edizione Tramedafrica, si delinea attraverso due grandi momenti storici che hanno segnato l’intenso rapporto tra l’Europa e il Continente Africano: cinquant’anni dopo le indipendenze [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4329" style="width: 168px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/09/292842_246776025366467_246764728700930_782976_729687800_n-1.jpg" rel="lightbox[4325]"><img style="border: 0pt none;" title="292842_246776025366467_246764728700930_782976_729687800_n-1" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/09/292842_246776025366467_246764728700930_782976_729687800_n-1-225x300.jpg" alt="" width="158" height="210" /></a><p class="wp-caption-text">LES LARMES DU CIEL D’AOUT / LACRIME DEL CIELO D’AGOSTO  di Aristide Tarnagda regia Ados Ndombasi con Muguy Kalomba, Loic Bescond, Starlette Mathata, Marithe Mitongo musica Loic Bescond disegno luci Wedou Wetungani produzione WAATO -BALABALA.</p></div>
<p style="text-align: justify;">È iniziata sabato 17 settembre l’undicesima edizione del festival Tramedautore che da molti anni rappresenta oramai uno degli eventi più importanti del settembre milanese. Questa volta Tramedautore, ribattezzato per questa XI edizione Tramedafrica, si delinea attraverso due grandi momenti storici che hanno segnato l’intenso rapporto tra l’Europa e il Continente Africano: cinquant’anni dopo le indipendenze dei diversi stati e vent’anni dopo la fine dell’Apartheid in Sudafrica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il festival, organizzato da Outis, ha dal 2009 come protagonista l’Africa e la sua storia, raccontata attraverso il teatro dall’“Intelligenza africana che vive in Lombardia”, che coglie l’occasione per presentare e raccontare il proprio lavoro al pubblico attraverso la letteratura, la danza e la musica.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa nuova edizione del Festival è inoltre coronata da un’importante iniziativa che vede come protagonisti i migranti africani in Italia: <strong>Carovana4Africa</strong>, attraverso un progetto promosso dall’associazione socio-culturale Sunugal, presenta il concerto di Baba Sissoko, polistrumentista del Mali (domenica 18) accompagnato dagli African Griot; a questo si aggiunge uno spettacolo di danza di Mama Diop, ballerina e coreografa senegalese (sabato 17); incontri tematici; uno spettacolo sul turismo responsabile e altro ancora.</p>
<p style="text-align: justify;">Per maggiori informazioni: <a href="http://tramedafrica.outis.it/programma/letteratura-arte/" target="_blank">http://tramedafrica.outis.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Rundle e il ritorno. La tigre ibrida della moda sudafricana</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 07:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Apartheid]]></category>
		<category><![CDATA[N69-70]]></category>
		<category><![CDATA[Sudafrica]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Rundle e il ritorno. La tigre ibrida della moda sudafricana&#8221;, pubblicato sul numero 69-70 di Africa e Mediterraneo a firma di Erica de Greef, Head of Research presso il LISOF di Johannesburg. Nel processo di creazione dei “personaggi”, delle “identità”, raffigurate nelle passerelle sudafricane, si notano i segni di un lavoro complesso circa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Rundle e il ritorno. La tigre ibrida della moda sudafricana&#8221;, pubblicato sul numero 69-70 di <a href="http://www.africaemediterraneo.it/">Africa e Mediterraneo</a> a firma di Erica de Greef, Head of Research presso il LISOF di Johannesburg.</strong></p>
<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/05/IMG_9799.gif" rel="lightbox[2804]"><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/05/IMG_9799.gif" alt="" title="" width="248" height="374" class="alignright size-full wp-image-2865" /></a>Nel processo di creazione dei “personaggi”, delle “identità”, raffigurate nelle passerelle sudafricane, si notano i segni di un lavoro complesso circa la ricostruzione della memoria e delle  identità. Nella società del post-Apartheid, che ha sperimentato radicali trasformazioni e profonde esplorazioni del passato, come quella della Commissione per la verità e la conciliazione, la moda<br />
porta con sé tratti del passato che il presente sta rinegoziando. Attraverso l’esplorazione del lavoro degli stilisti sudafricani, si possono analizzare i vari livelli di questa trasformazione.<br />
Walter Benjamin ha ideato il concetto di “tigersprung”, il balzo di tigre, che si riferisce alle tracce del passato e alla loro relazione col presente.<br />
In particolare, Benjamin definisce “tigersprung”, quegli strumenti (tracce) atti a produrre cambiamenti nella struttura delle esperienze della vita moderna, caratterizzata da balzi violenti, alienazione, dislocazione.<br />
Nel caso del Sudafrica, il concetto di “tigersprung” è utilizzato per cercare nella moda quelle tracce storiche che rimandano al trauma della recente storia del Paese.<br />
Clive Rundle, stilista sudafricano, usa la moda come “palinsesto”, inteso, in senso filologico, come una pagina scritta, cancellata e riscritta nuovamente. La sua collezione Estate 2009, presentata durante la Settimana della moda sudafricana a Johannesburg, confonde il passato col presente attraverso l’uso del bianco e nero e d’indumenti e oggetti che rimandano indietro nel tempo: calze (in bianco o nero), reggicalze (in nudo) e slip che si rifanno ai modelli del secolo scorso. La modernità prende così i toni seppia del ricordo.<br />
Clive Rundle, tra gli stilisti sudafricani è forse quello il cui approccio evidenzia meglio la nozione di moda come strumento per la narrazione sociale e luogo della negoziazione del ricordo. Ma non è il solo. Molti artisti sudafricani si son dovuti confrontare col passato e rinegoziarlo, esplorando la storia materiale del Sudafrica come un archivio di memorie e ripresentando periodi noti in nuove forme.<br />
A chi, come Pierre Nora, sostiene che quest’esplorazione del passato non sia ascrivibile al rango di “storia”, che per definizione è impersonale, ma a quella del ricordo, bisogna fare presente che gli stilisti sudafricani inseriscono queste tracce della memoria nel contesto storico più che nel ricordo personale dello shock.<br />
È in questo senso la moda può farsi metafora della “Storia” della trasformazione del Sudafrica, proprio per la sua abilità nel rappresentarne la precarietà e l’instabilità.</p>
<p><strong> Per aquistare on line il N. 69-70 di Africa e Mediterraneo</a></strong>, conoscere o acquistare i numeri precedenti, sottoscrivere un abbonamento <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&#038;c=5">vai al sito di Lai-momo, l&#8217;editore</a>.</p>
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		<title>I graffianti disegni di Anton Kannemeyer</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 16:02:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sandra Federici]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Fumetto]]></category>
		<category><![CDATA[Anton Kannemeyer]]></category>
		<category><![CDATA[Apartheid]]></category>
		<category><![CDATA[Conrad Botes]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Dog]]></category>
		<category><![CDATA[Sudafrica]]></category>

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		<description><![CDATA[Anton Kannemeyer, uno dei miei artisti preferiti nel panorama africano, ha appena concluso una mostra personale alla prestigiosa galleria Brodie/Stevenson di Johannesburg. Kannemeyer ha presentato una selezione di disegni e tavole originali, inclusi alcuni schizzi dagli album a fumetti. Perché Anton è anche, anzi soprattutto, fumettista, con il nome d’arte Joe Dog. Assieme a Conrad [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/12/b-for-black.gif" rel="lightbox[1229]"><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/12/b-for-black-228x300.gif" alt="b-for-black" title="b-for-black" width="228" height="300" class="alignright size-medium wp-image-1230" /></a>Anton Kannemeyer, uno dei miei artisti preferiti nel panorama africano, ha appena concluso una <a href="http://www.brodiestevenson.com./exhibitions/kannemeyer/index.htm">mostra personale</a> alla prestigiosa galleria <a href="http://www.brodiestevenson.com">Brodie/Stevenson di Johannesburg</a>. Kannemeyer ha presentato una selezione di disegni e tavole originali, inclusi alcuni schizzi dagli album a fumetti. </p>
<p>Perché Anton è anche, anzi soprattutto, <strong>fumettista</strong>, con il nome d’arte<strong> Joe Dog</strong>. Assieme a <strong>Conrad Botes</strong>, studente con lui alla Stellenbosch University (Western Cape), fondò nel 1992 la rivista <em>Bitterkomix</em>, appartenente al genere underground, famosa per i suoi attacchi alla cultura e alla lingua afrikaner, e per la feroce<strong> critica alla società sudafricana</strong>, all’ipocrisia delle convenzioni morali, alla violenza nascosta sotto l’ordine delle strutture familiari.</p>
<p>Nei loro fumetti Botes e Kannemeyer fanno numerosi riferimenti alla situazione politica del loro paese, divertendosi a collocare il punto di vista nel recente passato dell’<strong>Apartheid</strong> o nella storia della dominazione coloniale bianca.</p>
<p>Con le sue satire velenose, Kannemeyer, figlio di un prestigioso accademico e critico della letteratura afrikaans, ha rappresentato suo padre &#8211; e l’establishment bianco da lui rappresentato &#8211; implicato in <strong>crimini impensabili</strong> per la bigotta società sudafricana dell’Apartheid.</p>
<p>Kannemeyer ha una capacità camaleontica di adottare gli stili di altri autori e generi, come si vede nei lavori presentati in questa esposizione personale, incluse due nuove versioni in grande formato della sua famosa reinterpretazione di Tintin, una parodia critica del personaggio di Hergé legato alla colonizzazione belga in Congo. Inoltre, all’interno della serie <em>Alphabet of Democracy</em> sono esposte alcune stampe rare e in particolare <em>Z is for Zuma</em>.</p>
<p>In <em>Africa e Mediterraneo </em>n. 38 (4/01), il cui dossier era dedicato al Sudafrica, abbiamo pubblicato un articolo del critico e sceneggiatore Andy Mason dal titolo &#8220;Black and White in Ink: Discourses of Resistance in South African Cartooning&#8221;, dove viene tracciata una storia del fumetto sudafricano con un capitolo dedicato a Bitterkomix. </p>
<p>Di Botes e Kannemeyer Mason dice: “Lavorando in un modo davvero personale e confessionale con questi temi, questi artisti hanno prodotto una serie di documenti che scavano nella psiche dell’Apartherid più in profondità di quanto ogni altra vignetta satirica o fumetto abbiamo mai fatto, e probabilmente tagliano più profondamente di ogni altro lavoro prodotto in altre discipline”.</p>
<p>Pubblichiamo qui alcune immagini che Anton ci ha inviato. Abbiamo invece messo sulla cover del numero di AeM che sta uscendo un suo splendido e inquietante disegno, che non anticipiamo qui, dove l’autore ha davvero dispiegato tutta la sua abilità tecnica… </p>
<p>[nggallery id=9]</p>
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		<title>Recensione &#8211; &#8220;La Madonna di Excelsior&#8221;, di Zakes Mda</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 10:15:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sandra Federici]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di Sandra Federici]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria e letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Apartheid]]></category>
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		<category><![CDATA[Immorality act]]></category>
		<category><![CDATA[Nelson Mandela]]></category>
		<category><![CDATA[Sudafrica]]></category>
		<category><![CDATA[Zakes Mda]]></category>

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		<description><![CDATA[Riporto qui un brano del romanzo La Madonna di Excelsior, di Zakes Mda (2002, ed. it Edizioni e/o 2006, traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini), uno dei migliori scrittori sudafricani. Il romanzo racconta la storia di una donna, Niki, abitante nella township Mahlatswetsa, accanto alla città di Excelsior, e del caso che nel 1971 [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/07/copertina_417.jpg" alt="zakes mda la madonna di excelsior" title="zakes mda la madonna di excelsior" width="145" height="230" class="alignright size-full wp-image-553" />Riporto qui un brano del romanzo <strong><em>La Madonna di Excelsior</em>, di Zakes Mda </strong>(2002, ed. it Edizioni e/o 2006, traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini), uno dei migliori scrittori sudafricani. Il romanzo racconta la storia di una donna, Niki, abitante nella township Mahlatswetsa, accanto alla città di Excelsior, e del caso che nel 1971 coinvolse 19 cittadini accusati di avere avuto rapporti sessuali tra bianchi e neri e di avere quindi violato l’<strong>Immorality Act</strong>. Niki partorisce una bimba meticcia, Popi, bellissima ma sempre discriminata dai neri per il suo aspetto “misto”. Popi è in realtà il frutto di una vendetta nei confronti di una donna che aveva impietosamente umiliato Niki: è per questo che Popi accetta la relazione con il marito.</p>
<p>La descrizione di questi <strong>rapporti extraconiugali</strong> tra nere e bianchi, in cui le nere sono oggetto di inconfessabile desiderio &#8211; perché proibite dalle leggi dello Stato e della religione – ma anche di sopraffazione, è inserita con efficace contrasto nei quadretti dell’ambiente ipocrita, moralista e basato sulla violenza in cui erano barricati i bianchi nell’epoca dell’Apartheid. </p>
<p>Ma il romanzo, seguendo le vicende della protagonista, racconta anche la crisi e il crollo di questa <strong>società “ideale”</strong>, e la salita al potere della maggioranza africana nella Nazione Arcobaleno di Mandela. Questo cambio epocale viene raccontato attraverso il caso del consiglio comunale della cittadina di Excelsior, dove i vecchi consiglieri afrikaner si trovano seduti accanto a nuovi politici neri, abitanti della township, e con un sindaco nero, Viliki, il fratello maggiore di Popi in precedenza impegnato nel movimento anti-Apartheid.<br />
<span id="more-552"></span><br />
E c’è chi si adatta in maniera costruttiva e intelligente e chi invece non riesce a farsi una ragione di dover subire questo stravolgimento delle leggi universali dopo aver rischiato la vita come militare contro i rivoltosi delle township (Tjaart Cronje, il fratellastro di Popi, nato dal regolare matrimonio). Questa è la parte più interessante del romanzo, perché racconta la quotidianità della politica a livello locale in un’epoca di enorme cambiamento: la scelta di passare <strong>dall’Afrikaans all’Inglese</strong>, il tema delle case popolari da sostituire alle baracche, il problema della moralità, con i politici neri che di approfittano della propria posizione per avere vantaggi economici.</p>
<p>La parte che non mi sembra particolarmente riuscita nel romanzo, che invece per l’autore appare piuttosto importante, è quella sul sacerdote pittore, per il quale Niki e Popi posano come modelle per guadagnare qualche soldo. Ogni capitolo è introdotto da una descrizione più o meno lunga di un quadro, con le sue figure e i colori. Dal quadro si passa poco a poco all’ambientazione o a personaggi reali. Questi inizi li ho trovati un po’ ricercati e spesso noiosi.</p>
<p>Ma il libro è da leggere se si vogliono capire le speranze e le difficoltà della fine dell’Apartheid e dell’<strong>inizio dell’era Mandela</strong>. Un periodo che ora, dopo Mbeki e con l’elezione di Zuma, e con quello che è successo in Zimbabwe, sembra davvero lontanissimo… e sono passati poco più di 10 anni.</p>
<p>Ho scelto questo brano perché parla dei <strong>canti chimurenga</strong>, la parola posta a titolo di una giovane rivista sudafricana molto interessante di cui parlerò in un prossimo articolo.</p>
<blockquote><p>… Viliki insegnava a Popi le nuove canzoni che imparava nella sua misteriosa clandestinità. Molti di questi canti , le spiegava, venivano dallo Zimbabwe. Erano canti chimurenga. Canti di liberazione. I guerriglieri dello Zimbabwe li intonavano quando combattevano per la loro liberazione. Avevano vinto, adesso. Erano governati da un grande leader che avrebbe portato il paese molto in alto. Robert Mugabe. Avrebbe fatto decollare l’Africa. Anche se il Movimento aveva scelto un altro leader, Joshua Nkomo, che gli era più vicino. Era stato Robert Mugabe a uscire vincitore dalle elezioni. Anche Robert Mugabe andava benissimo. Anche lui era un grande africano.<br />
Poi le parlò di altre lotte in Africa. Lotte che ispiravano la gioventù. Il Frelimo in Mozambico. Lo Swapo in Namibia. Il Fronte Polisario nel Sahara occidentale. Nell’immaginario di Popi queste storie acquistavano la statura di leggende popolari. (…)<br />
Storie come leggende popolari. Anche se le leggende erano meglio. Avevano sempre un lieto fine. Le storie di Viliki non avevano fine. Solo gente che combatteva nel sottosuolo. Combatteva, combatteva, combatteva. E cantava canzoni.<br />
Questa parte le piaceva moltissimo. Imparò tutti i canti che intonava con la sua voce di miele. Viliki l’aveva avvertita di non cantarli mai in presenza di altre persone. Ma che sarebbe successo se Popi si fosse dimenticata e avesse cominciato a cantare in pubblico un inno chimurenga? Viliki non se ne preoccupava troppo. I canti erano in lingua shona. Una delle lingue dello Zimbabwe. Nessuno avrebbe capito di che cosa parlavano.</p></blockquote>
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