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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; Musei e patrimonio</title>
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		<title>Nell&#8217;Egitto post-regime si discute il futuro dei musei</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 13:29:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Musei e patrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio culturale]]></category>

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		<description><![CDATA[Riportiamo e traduciamo un&#8217;interessante articolo del quotidiano egiziano Ahram online, che aiuta a comprendere le dinamiche e i problemi che sta affrontando il nuovo Egitto. Quando ieri il governatorato del Cairo ha annunciato che era stata predisposta una commissione per studiare la possibilità di demolire l&#8217;edificio del Partito Nazionale Democratico (PND) per trasformarne il terreno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riportiamo e traduciamo un&#8217;interessante articolo del quotidiano egiziano Ahram online, che aiuta a comprendere le dinamiche e i problemi che sta affrontando il nuovo Egitto.</em></p>
<p>Quando ieri il governatorato del Cairo ha annunciato che era stata predisposta una commissione per studiare la <strong>possibilità di demolire</strong> l&#8217;edificio del Partito Nazionale Democratico (PND) per trasformarne il terreno in un parco, <strong>archeologi e museologi hanno reagito in modo furioso</strong>.</p>
<p>Sebbene il terreno fosse originariamente di proprietà del museo egizio, nessuno di loro è stato interpellato per la creazione di questa commissione.</p>
<p>“É ora che questo terreno, che prima apparteneva al museo egizio, <strong>sia restituito</strong>”, così dichiara Tarek El- Awadi, direttore del museo egiziano, ad Ahram Online.</p>
<p>Racconta che dopo la rivoluzione del 1952 quel terreno fu preso dall&#8217;Egyptian Antiquites Authority e da allora è stato sempre<strong> utilizzato dai vari partiti di governo stabiliti dal regime</strong>, l&#8217;ultimo dei quali è stato il PND, che aveva condiviso lo stabile sulle rive dei Nilo con il Consiglio Nazionale per le Donne, guidato dalla <strong>moglie del Preside</strong><strong>nte Suzanne Mubarak</strong>, e con la Arab Bank.<em><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/04/tutankhamun.jpg" rel="lightbox[3820]"><img class="size-medium wp-image-3830 alignright" title="T" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/04/tutankhamun-214x300.jpg" alt="" width="193" height="270" /></a></em></p>
<p>L&#8217;edificio è stato distrutto la sera del 28 gennaio, nel mezzo dei violenti attacchi da parte dei mercenari pro-regime e delle forze di sicurezza contro i dimostranti in piazza Tahrir.</p>
<p>El- Awadi ha affermato che gli archeologi e i curatori del museo sono stati profondamente infastiditi dal non essere stati invitati alla discussione sul futuro di quel pezzo di terra, e ha detto che si stanno appellando al Primo Ministro Ahmed Sharaf e al Consiglio dell&#8217;Armata Suprema per far sì che questa terra torni nelle mani dei <strong>suoi proprietari originari</strong>, il Ministero per i Beni Culturali.</p>
<p>Egli ha negato che la terra appartenga al governatorato del Cairo, ma essa, sin da quando il museo è stato costruito, nel 1901, era parte della zona edificabile e costituiva la zona portuale del museo del Nilo in cui le navi trasportavano i monumenti dalla loro collocazione originaria a Luxor ed Aswan lì nell&#8217;Alto Egitto per esporle nel museo. Le cerimonie ufficiali di inaugurazione dell&#8217;esposizione delle mummie reali egiziani furono anch&#8217;esse organizzate lì.</p>
<p>El- Awadi ha proposto che dopo la demolizione dell&#8217;edificio distrutto del PND il terreno venga trasformato in <strong>un museo a cielo aperto</strong>, dove esporre alcuni pezzi della collezione del museo, le cui vetrine sono al momento stracolme. Potrebbe addirittura diventare un edificio gemello al museo, collegato da un ponte, e potrebbe diventare, sempre secondo El- Awadi, la location ideale per esporre la collezione d&#8217;oro del diciannovesimo re della dinastia, Tutankhamun.</p>
<p>Fonte: <a href="http://english.ahram.org.eg/~/NewsContent/9/40/7632/Heritage/Ancient-Egypt/Egyptian-museum-wants-its-land-back-from-exruling-.aspx">Ahram online, 14 marzo 2011</a></p>
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		<title>Appropriazione e “appropriatezza” in architettura: “skin” come un “corpo per viverci”</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 07:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musei e patrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[N69-70]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Appropriazione e appropriatezza in architettura: skin come un corpo per viverci&#8221;, pubblicato sul numero 69-70 di Africa e Mediterraneo a firma di Suzette Grace, lectures presso l&#8217;Università di Johannesburg e laureata in cinque discipline tra cui Architettura, Filosofia e Belle arti. L’architettura sudafricana esplora le mode alla ricerca di un’identità stilistica che sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Appropriazione e appropriatezza in architettura: skin come un corpo per viverci&#8221;, pubblicato sul numero 69-70 di <a href="http://www.africaemediterraneo.it/">Africa e Mediterraneo</a> a firma di Suzette Grace, <em>lectures</em> presso l&#8217;Università di Johannesburg e laureata in cinque discipline tra cui Architettura, Filosofia e Belle arti.</strong></p>
<p>L’architettura sudafricana esplora le mode alla ricerca di un’identità stilistica che sia adatta al tempo e ai luoghi che gli sono propri. Allo stesso tempo, s’appropria del substrato storico rielaborandolo in modo eclettico. L’oggetto di queste sperimentazioni è la skin (lett. “pelle”, ma qui anche “involucro”, “abito”) che viene “abbigliata (a festa)”, truccata, secondo la tendenza internazionale di rinnovare fortemente la superficie degli edifici. Fuor di metafora, architettura e moda hanno diversi punti in comune in quanto condividono le caratteristiche vitruviane di funzione, struttura ed estetica e all’equilibrio di questi elementi sono legati i dilemmi dell’estetica architettonica.<br />
<img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/05/Grace_1.jpg" alt="" title="" width="424" height="332" class="alignright size-full wp-image-2926" />L’architettura non è una forma d’arte autonoma e la sperimentazione creativa dello skin building necessita di patrocinio. Le risorse economiche, così come la legislazione (si pensi ad esempio le misure relative alla sostenibilità degli edifici) hanno costituito in passato una limitazione alla creatività e alla libertà d’espressione. Oggi, però, una nuova risposta estetica comincia a emergere.<br />
Tre casi di studio illustreranno la questione. Il primo esempio è il Maropeng Visitor Centre, collocato nel sito detto “la Culla dell’Umanità”, presso Johannesburg. La forma dell’edificio rappresenterebbe un’antica collinetta per la sepoltura, ma è stata interpretata anche in altri modi, ad es. come la maschera dei due volti di Giove. L’edificio sembra un’estensione del paesaggio circostante, e trasmette un senso di varietà rappresentativo della complessità culturale del paese.<br />
Il secondo esempio è l’Hector Pieterson Museum, che commemora la rivolta degli studenti di Soweto nel 1976. Il sito è diventato un simbolo nazionale d’importanza socio-politica. L’ideazione del museo, la cui forma ricorda una fortezza, si è dovuta confrontare con l’area periferica circostante caratterizzata dalla presenza di abitazioni low-cost: il risultato è stato l’inserimento “neutro” del museo nel paesaggio.<br />
L’ultimo esempio è quello del Mapungubwe Interpretation Centre, museo del vicino sito archeologico. È collocato in un’area rocciosa e prende diretta ispirazione dal paesaggio circostante in termini di materiale, forme e tecnologia: la sua struttura richiama, infatti, le forme del paesaggio circostante.<br />
Questi edifici s’appropriano, anche se in modi differenti, del contesto naturale e delle origini storico-architettoniche allo scopo d’esser rilevanti nel lungo periodo. D’altra parte, giocando con le tendenze attuali, cercano d’esser appropriati al particolare momento della loro ideazione. </p>
<p><strong> Per aquistare on line il N. 69-70 di Africa e Mediterraneo</a></strong>, conoscere o acquistare i numeri precedenti, sottoscrivere un abbonamento <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&#038;c=5">vai al sito di Lai-momo, l&#8217;editore</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Africa in Israele, quando la cooperazione culturale funziona (quella francese)</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 10:31:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musei e patrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[cooperazione culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Culturefrance]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Herzliya Museum of Contemporary Art]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>

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		<description><![CDATA[Nonostante i tagli di Sarkozy la diplomazia culturale francese continua ad essere molto forte e visibile. Il museo Herzliya Museum of Contemporary Art (città che fa parte del distretto di Tel Aviv) sta ospitando in questi giorni una mostra che si fa notare: Herzliya Museum of Contemporary Art is please to announce the opening of [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/01/MoshekwaLanga.jpg" rel="lightbox[1337]"><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/01/MoshekwaLanga-213x300.jpg" alt="MoshekwaLanga" title="MoshekwaLanga" width="213" height="300" class="alignright size-medium wp-image-1336" /></a>Nonostante i tagli di Sarkozy la diplomazia culturale francese continua ad essere molto forte e visibile. Il museo <strong>Herzliya Museum of Contemporary Art</strong> (città che fa parte del distretto di Tel Aviv) sta ospitando in questi giorni una mostra che si fa notare:</p>
<blockquote><p>Herzliya Museum of Contemporary Art is please to announce the opening of the exhibition A Collective Diary, a Contemporary African Journey. The exhibition, which opens on 9 January 2010, will encompass the entire museum, featuring photographs, video works, sculptures, collages, installations and paintings by twelve contemporary African artists, from the region stretching south of the Sahara.  </p>
<p>In A Collective Diary, a Contemporary African Journey the curators present the results of a thoughtful exploration into contemporary African art, an almost completely obscured art in our area. This is a golden opportunity for the Israeli audience to be acquainted with art works that draw on different cultural experiences, while they address the human condition shared by all of us.</p>
<p>A Collective Diary, a Contemporary African Journey is a journey to the depths of the African &#8220;self&#8221; within the contemporary globalism. Each and every artist in the exhibition deals in his or hers own way with questions of identity and belonging, and in particular with national, familial, personal and individual identity, within the world of contemporary art and media.
</p></blockquote>
<p>Questi gli artisti coinvolti: <strong>El Anatsui, William Adjété Wilson, Samuel Fosso, Myriam Mihindou, Moshekwa Langa, Michèle Magema, Bili Bidjocka, Zwelethu Mthethwa, Aimé Ntakiyica, Dilomprizulike, IngridMwangiRobertHutter, Joël Andrianomearisoa</strong>. </p>
<p>La mostra è curata dal franco-camerunese <strong>Simon Njami </strong>e dalla curatrice franco-israeliana <strong>Mikaela Zyss</strong>, <a href="http://www.herzliyamuseum.co.il/english/current-exhibition/link-current-exhibition">qui</a> trovate le schede di tutti gli artisti presenti alla mostra e una descrizione delle opere presentate. </p>
<p>L’iniziativa è promossa da diversi sponsor, tra i quali <a href="http://www.culturesfrance.com/">Culturefrance</a>, il settore culturale del <strong>Ministero degli Esteri francese</strong>. Questo dipartimento ha a disposizione finanziamenti che non sono eccessivi se paragonati ad altri settori della cooperazione ma sono abbondanti per il settore culturale, che <strong>non ha bisogno di grandi cifre</strong> per fare eventi di grande immagine e concreto aiuto agli operatori culturali. Questo contribuisce a mantenere alta l&#8217;immagine del settore culturale francese e a fornire aiuto concreto agli artisti africani. Il <strong>Ministero degli Esteri italiano </strong>non è mai stato così lungimirante&#8230;</p>
<p>immagine | opera di <a href="http://www.herzliyamuseum.co.il/english/january-2010/jan-10/moshekwa-langa#">Moshekwa Langa</a></p>
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		<title>Immaginando l’inimmaginabile: arte visuale e memoria a Ouidah</title>
		<link>http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/ouidah/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 16:50:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musei e patrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[Bénin]]></category>
		<category><![CDATA[N67]]></category>
		<category><![CDATA[Porta del Non Ritorno]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Immaginando l&#8217;inimmaginabile: arte visuale e memoria a Ouidah&#8221;, pubblicato sul numero 67 di Africa e Mediterraneo a firma di Toni Pressley-Sanon, dottorando presso il dipartimento di Lingue e Letteratura africane dell&#8217;Università del Wisconsin-Madison. La Porta del Non Ritorno, disegnata e decorata da Fortuna Bandiera, può essere considerata il simbolo dell’iniziativa Slave route project [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Immaginando l&#8217;inimmaginabile: arte visuale e memoria a Ouidah&#8221;, pubblicato sul numero 67 di <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?lingua=en&#038;page=main">Africa e Mediterraneo</a> a firma di Toni Pressley-Sanon, dottorando presso il dipartimento di Lingue e Letteratura africane dell&#8217;Università del Wisconsin-Madison.<br />
</strong><br />
<img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/10/fig.-1-Door-of-No-Return-300x225.jpg" alt="fig. 1 Door of No Return" title="fig. 1 Door of No Return" width="300" height="225" class="alignright size-medium wp-image-1018" />La Porta del Non Ritorno, disegnata e decorata da Fortuna Bandiera, può essere considerata il simbolo dell’iniziativa <em>Slave route project</em> che l’UNESCO ha promosso in Bénin. In tale progetto la spiaggia è emblema del luogo da cui migliaia di persone furono imbarcate, durante il periodo della schiavitù, verso il nuovo mondo. </p>
<p>Tra le raffigurazioni presenti sulla Porta del Non Ritorno, collocata su una larga piattaforma circolare, ci sono quattro bassorilievi che riproducono un litigio tra alcuni schiavi incatenati che aspettano la nave che li porterà dall’altra parte dell’Atlantico. Figure maschili e femminili inginocchiate sono ripetute fino alla cima di entrambe le colonne della Porta. Nel lato in cui la piattaforma affaccia sull’oceano sono collocate due statue di Kulito (parola fon che indica o gli antenati o “coloro che stanno per intraprendere il cammino della morte”) le quali simboleggiano gli spiriti di coloro che torneranno attraverso la Porta. Anche gli spiriti dei soggetti della diaspora, facendo parte del pantheon vodun, ritorneranno nella terra dei loro antenati.</p>
<p>Gli artisti incaricati dall’UNESCO di disegnare la Porta dovevano creare una struttura, mai realmente esistita, che fosse capace di evocare e rappresentare la continuità storica tra l’oggi e il passato – sia a livello nazionale che internazionale – senza, tuttavia, occultare l’assenza di materiale documentario per la storia della schiavitù beninese. L’intero complesso creato da Bandeira non solo rende tangibile la continuità col passato, ma evoca l’intensificarsi dell’alienazione e della dislocazione degli schiavi dalla loro terra materna. </p>
<p>I monumenti e i musei di Ouidah sono veri e propri siti della memoria. Essi, tracciando un resoconto della diaspora africana iniziata con la tratta transatlantica degli schiavi, non solo rafforzano la coscienza e la continuità storica nel presente dei beninesi ma, soprattutto, personificando la memoria come qualcosa “che si radica nel concreto, negli spazi, nei gesti, nelle immagini e negli oggetti”, strutturano il presente e modellano il futuro. In altri termini, questi siti “concretizzano” e rendono tangibile la storia della tratta degli schiavi che, prima di tale progetto, rischiava di cadere nell’oblio. Tali luoghi della memoria possono essere considerati, inoltre, siti di contestazione perché, rendendo pubblicamente accessibile il passato, ne fanno, al contempo, l’elemento a partire da cui strutturare “criticamente” presente e futuro. </p>
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		<title>Il tempo ritrovato, la Collezione Corsi a Verona</title>
		<link>http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/il-tempo-ritrovato-la-collezione-corsi-a-verona/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 09:50:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandra Federici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musei e patrimonio]]></category>

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		<description><![CDATA[Si inaugura oggi 13 novembre “Il tempo ritrovato. Forme e storia dell&#8217;arte africana nella Collezione Corsi”. Sentire parlare Fabrizio Corsi della bellezza delle sue opere d’arte africane è un momento prezioso. E’ un’esperienza che non si dimentica vederlo mentre le maneggia e le rigira, con le mani forti che non hanno paura di rovinare i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.here.it/museoafricano2//elabora/materiale/il-tempo-ritrovato.gif" alt="" /><br />
Si inaugura oggi 13 novembre “Il tempo ritrovato. Forme e storia dell&#8217;arte africana nella Collezione Corsi”. </p>
<p>Sentire parlare <strong>Fabrizio Corsi</strong> della bellezza delle sue opere d’arte africane è un momento prezioso. E’ un’esperienza che non si dimentica vederlo mentre le maneggia e le rigira, con le mani forti che non hanno paura di rovinare i colori e le patine, che sanno se i cauri e le perline sono ben fissati o si possono staccare, che accarezzano il legno impastato dal tempo quasi per aggiungere usura (nel senso di <em>uso</em>) e quindi valore all’oggetto.</p>
<p>Oggi il <strong>Museo Africano di Verona</strong>, uno dei più antichi, qualificati e visitati musei “etnografici” presenti in Italia, inaugura una mostra sulla nuova collezione raccolta da Fabrizio Corsi dopo la donazione della sua prima collezione al Museo Civico “E. Caffi” di Bergamo. </p>
<p>Il Museo di Verona sta caratterizzando la propria azione culturale con un grande impegno nella <strong>didattica interculturale</strong> e nella divulgazione presso i giovani della conoscenza delle culture africane. Questo nuovo incontro con Fabrizio Corsi (dopo la prima mostra Il Cantico delle Creature sugli animali nell’arte africana), anche lui molto attento alla trasmissione alle giovani generazioni della conoscenza e della capacità di comprensione di questo grande patrimonio culturale, non può che essere feconda.</p>
<p>E poi, Fabrizio Corsi è  uno degli storici collaboratori di Africa e Mediterraneo, quindi oggi è una festa anche per noi.</p>
<p>Fino al 20 giugno 2010. Info: <a href="http://www.museoafricano.org/ ">Museoafricano </a>.</p>
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		<title>Sviluppo, turismo e protezione del patrimonio culturale del Bénin</title>
		<link>http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/sviluppo-turismo-e-protezione-del-patrimonio-culturale-del-benin/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 08:36:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musei e patrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Bénin]]></category>
		<category><![CDATA[N67]]></category>
		<category><![CDATA[preservazione patrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Sviluppo, turismo e protezione del patrimonio culturale del Bénin&#8221;, pubblicato su Africa e Mediterraneo n.67, a firma di Caroline Gaultier-Kurhan- fondatrice del dipartimento di gestione del patrimonio culturale dell&#8217;Università di Senghor e Sandrine Léontina Dossou, curatrice presso l&#8217;università di Senghor di un progetto di valorizzazione del patrimonio bati di Ouudah. Lo sviluppo, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/10/Dossou_1-224x300.jpg" alt="Dossou_1" title="Dossou_1" width="224" height="300" class="alignright size-medium wp-image-1031" /><strong>Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Sviluppo, turismo e protezione del patrimonio culturale del Bénin&#8221;, pubblicato su <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?lingua=en&#038;page=main">Africa e Mediterraneo</a> n.67, a firma di Caroline Gaultier-Kurhan- fondatrice del dipartimento di gestione del patrimonio culturale dell&#8217;Università di Senghor e Sandrine Léontina Dossou, curatrice presso l&#8217;università di Senghor di un progetto di valorizzazione del patrimonio bati di Ouudah.</strong></p>
<p>Lo sviluppo, il turismo e la preservazione del patrimonio culturale sono da sempre al centro degli interessi del <em>Departement patrimoine culturel </em>dell’Université Senghor d’Alexandrie. In questo spirito, dal 2006 sono stati realizzati due tipi di attività.<br />
La prima, in collaborazione con il Ministero della Cultura e il Ministero del Turismo concerne la formazione di professionisti locali per lo sviluppo del turismo, guide e operatori turistici in Bénin. </p>
<p>La seconda riguarda la realizzazione di una ricerca, sponsorizzata dal AIMF (Association Internazionale des Maires Francophones &#8211; l’associazione internazionale dei sindaci francofoni) sul patrimonio architettonico e sulle possibilità di sviluppo turistico in Ouidah (città emblematica della ricchezza di patrimonio materiale ed immateriale).</p>
<p>Il Bénin è spesso solo un paese di transito per i turisti; tuttavia ha grande fama intellettuale di “quartiere latino dell’Africa”, ed è conosciuto per lo spirito di accoglienza che offre ai visitatori. La ricerca condotta dall’Università Senghor d’Alexandrie ha identificato i tre maggiori punti di attrazione della città di Ouidah: la storia secolare legata alla tratta degli schiavi, il patrimonio immateriale che influenza altri continenti, e l’ambiente naturale ricco e variegato.</p>
<p>Le autrici osservano che, benché i dati dell’OMT (Organizzazione mondiale del turismo) dimostrino un incremento del turismo, di quest’ultimo non necessariamente beneficiano le popolazioni locali. Notano, inoltre, che il patrimonio architettonico del Bénin è in pericolo a causa della mancanza di fondi per la sua preservazione e ristrutturazione e di interesse, e aggiungono la necessità di salvaguardare queste testimonianze al know-how antico e alla storia. </p>
<p>La ricerca propone di convertire gli elementi del patrimonio architettonico &#8211; ad esempio case storiche &#8211; in alloggi turistici e pensioni. Il progetto mira a fare di Ouidah una destinazione turistica durevole, di cui conservare e restaurare il patrimonio architettonico, conformemente ai dettami del turismo sostenibile, e quindi coinvolgendo e sostenendo le popolazioni locali dal punto di vista economico, sociale, culturale e politico. Tale tipo di turismo è inoltre rispettoso della cultura, della società e dell’ambiente e permette uno scambio culturale autentico e una comprensione reciproca tra persone e culture. </p>
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		<title>L&#8217;architettura cattolica in Bénin: tra patrimonio storico e affermazione dell&#8217;identità</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 14:17:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[architettura cattolica]]></category>
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		<description><![CDATA[Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;L’architettura cattolica in Bénin: tra patrimonio storico e affermazione dell’identità&#8220;, pubblicato sul numero 67 di Africa e Mediterraneo a firma di Laurick Zerbini, docente di Storia dell&#8217;Arte africana presso l&#8217;Università di Lione 2. Il suo lavoro è incentrato prevalentemente sui musei missionari e sull&#8217;architettura cristiana dell&#8217;Africa dell&#8217;Ovest. Sin dall’Ottocento l’azione delle missioni cattoliche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;L’architettura cattolica in Bénin: tra patrimonio storico e affermazione dell’identità&#8220;, pubblicato sul numero 67 di <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?lingua=en&#038;page=main">Africa e Mediterraneo</a> a firma di Laurick Zerbini, docente di Storia dell&#8217;Arte africana presso l&#8217;Università di Lione 2. Il suo lavoro è incentrato prevalentemente sui musei missionari e sull&#8217;architettura cristiana dell&#8217;Africa dell&#8217;Ovest.</strong></p>
<p><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/10/foto8-230x300.jpg" alt="foto8" title="foto8" width="230" height="300" class="alignright size-medium wp-image-1025" />Sin dall’Ottocento l’azione delle missioni cattoliche in Africa dell’ovest ha trasformato il paesaggio urbano e cultuale attraverso l’edificazione di chiese sempre più imponenti, in cui lo stile europeo e quello locale si sono mescolati. Si distinguono due insiemi architettonici, uno nel sud del paese, nelle città di Porto-Novo e Ouidah (primo quarto del novecento) caratterizzati da uno stile neo-gotico e neo-romano, e l’altro nella zona nord-ovest, dove l’evangelizzazione è stata più tardiva, (verso il 1940) e che presenta impronte stilistiche regionali.</p>
<p>La presenza della missione a Ouidah risale alla metà del Seicento. Nel 1870 si espande verso Porto-Novo, dove Padre F.Terrien costruì, con il sostegno del nuovo re “Toffa” una chiesa dedicata all’ Immacolata concezione, il cui stile neo-gotico riflette le ambizioni dei missionari.<br />
Fino al 1890 le missioni si concentrano soprattutto lungo le coste, ma a partire dal 1895 i missionari iniziano a muoversi verso l’interno del paese, con l’intenzione di convertire le masse e non più solo i singoli individui. Nel 1940 Joseph Huchet fonda la prima missione d’Atacora e costruisce la prima chiesa a Natitingou con uno stile che richiama le abitazioni tradizionali somba.</p>
<p>Le chiese di Ouidah e di Porto-Novo si richiamano alla cristianità medievale, simbolo di una società unita nella fede. Questo riferimento stilistico traduce la volontà di mostrare la nascita (Ouidah) e la consolidazione di questa nuova forma di cristianità (Porto-Novo).<br />
Il tentativo di sombaizzazione dell’architettura del nord-ovest del paese riflette lo spirito della prima evangelizzazione, nel rispetto delle caratteristiche socio-culturali della popolazione, ma rinforza anche l’identità culturale e religiosa della regione dell’Atacora.<br />
L’inizio del XXI secolo vede affermarsi uno stile tipicamente regionale nella costruzione delle chiese, uno stile che corrisponde alla volontà di conservazione del patrimonio storico e architettonico.</p>
<p>Il patrimonio riflette le scelte della società: esso è portavoce dei significati, della memoria e della continuità che la società vuole mettere in evidenza e trasmettere alle generazioni future. L’architettura cattolica dalla fine del XIX al XXI secolo propone una rilettura di questo concetto, non solo in termini occidentali, ma anche in termini di metissage culturale. Esso offre la possibilità di porsi delle domande sulle costruzioni assimilate al patrimonio occidentale e di proporre una lettura in termini di acculturazione e di riappropriazione di modelli architettonici nati dal movimento moderno.  </p>
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		<title>Il vudù al cuore del processo di creazione e patrimonializzazione in Bénin</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 09:37:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musei e patrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[N67]]></category>
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		<description><![CDATA[Presentazione dell’articolo “Il vudù al cuore del processo di creazione e patrimonializzazione in Bénin” pubblicato sul numero 67 di Africa e Mediterraneo a firma di Dominique Juhé Beaulaton, storico che da molti anni lavora sulla storia delle relazioni socio-ambientali in Africa dell’ovest (Togo- Bénin). Nel sud del Bénin, la produzione artistica contemporanea investe i luoghi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/10/Immagine-2-300x213.jpg" alt="Pappagalli" title="Pappagalli" width="300" height="213" class="alignright size-medium wp-image-928" /><strong>Presentazione dell’articolo “Il vudù al cuore del processo di creazione e patrimonializzazione in Bénin” pubblicato sul numero 67 di <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?lingua=en&#038;page=main">Africa e Mediterraneo</a> a firma di  Dominique Juhé Beaulaton, storico che da molti anni lavora sulla storia delle relazioni socio-ambientali in Africa dell’ovest (Togo- Bénin).</strong></p>
<p>Nel sud del Bénin, la produzione artistica contemporanea investe i luoghi di culto vudù e i palazzi dei capi, essendo ereditaria dell’arte di corte dei regni tradizionali del Dahomey, Porto Novo, Ouidah, Allada, conosciuti dagli europei giunti sulla costa del golfo di Guinea. </p>
<p>Ogni corte reale aveva i suoi artisti-artigiani e il potere politico era legato ai poteri religiosi che si manifestavano negli antenati e nelle divinità.<br />
Questi artigiani specializzati costruivano i palazzi e li decoravano ispirandosi ai simboli propri di ciascun re e alle gesta compiute dai guerrieri che si sono succeduti nel corso di questi regni. Allo stesso modo, ogni divinità poteva essere rappresentata attraverso una produzione simbolica iconografica, musicale o materiale concorrente alla sua identificazione e alla sua influenza.<br />
<span id="more-922"></span><br />
Oggi, artigiani locali e artisti di fama mondiale contribuiscono alla rivalutazione culturale di questi luoghi sempre più frequentati dai turisti e al riconoscimento del loro valore patrimoniale da parte dello Stato, quindi dell’UNESCO. </p>
<p>In Bénin si sta verificando uno spostamento nella rappresentazione delle divinità vudù dagli elementi naturali (essenzialmente alberi e formazioni vegetali) al patrimonio edificato e decorato, sempre più monumentale. </p>
<p>Questo trasferimento si inscrive in un contesto caratterizzato da una forte pressione demografica sull’ambiente, che comporta l’abbattimento degli alberi e il dissodamento di oasi forestali, generalmente sacre, per soddisfare il crescente bisogno di legna da ardere e terre coltivabili.</p>
<p>Dopo la trasformazione democratica degli anni ’90, la rivalorizzazione delle religioni tradizionali e del vudù in particolare, ha reso possibile la rivalutazione di numerosi luoghi di culto la cui riattivazione ha favorito lo sviluppo architetturale e artistico, fenomeno particolarmente visibile nella foresta sacra di Ouidah. </p>
<p>Questo processo di costruzione patrimoniale, che integra produzioni artistiche contemporanee, risponde meglio ai criteri di patrimonio culturale occidentale, e le creazioni che ne derivano sono sempre più valorizzate a fini di sviluppo economico, in particolare attraverso il turismo. </p>
<p>Tutte queste trasformazioni sociali si verificano tanto negli ambienti urbani che in quelli rurali, in un contesto politico che vede i poteri tradizionali nuovamente riconosciuti dallo Stato come intermediari con la popolazione. </p>
<p>La “museificazione” dei luoghi di culto, secondo gradi diversi, accompagna questo processo di patrimonializzazione favorendo la ricostruzione di palazzi e santuari, il riconoscimento dei capi “tradizionali” politici e religiosi e, appunto, l’emergere di un patrimonio nazionale, all’interno del quale i siti sacri del vudù occupano un posto di fondamentale valore identitario.</p>
<p>[Foto | Porto-Novo, pittura murale nel tempio di Kissi Holou. Di Juhé Beaulaton]</p>
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		<title>Ricordare e ricostruire il passato di schiavitù in Bénin</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 13:26:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Musei e patrimonio]]></category>
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		<description><![CDATA[Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Remembering and reconstructing Brazilian slave past in Bénin&#8221; pubblicato sul numero 67 di Africa e Mediterraneo a firma di Ana Lucia Arujia, assistant professor al dipartimento di Storia all&#8217;Howard University (Washington DC). L’articolo esamina il ruolo rivestito dalla cultura visuale per la ricostruzione della storia della schiavitù prendendo in esame le immagini presenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/09/montone-sasso-marconi-300x228.jpg" alt="montone_sasso_marconi" title="" width="300" height="228" class="alignright size-medium wp-image-803" /><strong>Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Remembering and reconstructing Brazilian slave past in Bénin&#8221; pubblicato sul <a href="http://www.laimomo.it/front-end/detail.php?p=127&#038;c=5&#038;a=0&#038;pd=N">numero 67 di Africa e Mediterraneo</a> a firma di Ana Lucia Arujia, assistant professor al dipartimento di Storia all&#8217;Howard University (Washington DC). </strong></p>
<p>
L’articolo esamina il ruolo rivestito dalla cultura visuale per la ricostruzione della storia della schiavitù prendendo in esame le immagini presenti in un museo fondato da un discendente degli ex schiavi, che deportati dall&#8217;Africa in Brasile, fecero successivamente ritorno sulla costa beninese.</p>
<p>&nbsp;<br />
Dopo la ribellione <i>malês</i> (1835) di Bahia (Brasile), molti degli schiavi africani, prevalentemente di estrazione yoruba, diedero vita ad un movimento di ritorno verso la costa occidentale dell’Africa. Nel golfo del Bénin, questi schiavi tornati in Africa si stanziarono nelle città di Agoué, Ouidah, Porto Novo e Lagos e qui, unendosi ai mercanti di schiavi portoghesi e brasiliani, formarono una comunità afro-luso-brasiliana, nota come Aguda.</p>
<p>Mentre la storia dei discendenti dei commercianti degli schiavi è supportata da una documentazione scritta, quella dei discendenti degli schiavi, essendo legata soprattutto all’oralità, è segnata da lacune documentarie. A partire dagli anni &#8217;90 progetti dell&#8217;UNESCO come <i>La via degli schiavi</i> hanno cercato di porre lo studio della storia della schiavitù e il problema dell’identità della comunità afro-luso-brasiliana al centro del dibattito pubblico. Accanto ad un interesse genuino per la storia della schiavitù maturò la tendenza a fare della discendenza dagli schiavi un modo per guadagnare potere politico.<br />
<span id="more-797"></span><br />
Ad esempio, Urbani- Karim Esilio da Silva- candidato presidente del Bénin nel 1968, membro illustre della comunità afro-luso-brasiliana in Bénin, nonché console onorario del Brasile in Bénin- ha affermato e consolidato il proprio prestigio politico ed economico enfatizzando la sua discendenza, da parte di madre, da uno degli schiavi leader della rivolta malês, nonostante esistano dati storici che contrastano con la veridicità di tale informazione.</p>
<p>Analizzando le immagini espose nel Musée da Silva des arts et de la culture,&nbsp; inaugurato da Silva nel 1998, l’autrice mostra che certamente lo spazio, attraverso l’arte visuale, vuole ricostruire e preservare la storia della schiavitù, ma al contempo esso autocelebra il suo fondatore proponendone un’immagine di discendente di quegli schiavi, non vittime, ma eroi della storia beninese.</p>
<p>Trasmettere una memoria autentica della schiavitù è compito arduo: da un lato, alcuni hanno rivendicato una parentela con gli schiavi deportati per acquisire prestigio e dall’altro, soprattutto i discendenti degli schiavi non occupati in ruoli politici, hanno nei confronti della schiavitù la tendenza a dimenticare e occultare quella parte della loro storia.</p>
<p></body></p>
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		<title>Vudù, turismo e patrimonio in Bénin, è uscito il nuovo numero di Africa e Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 14:55:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musei e patrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Bénin]]></category>
		<category><![CDATA[N67]]></category>
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		<category><![CDATA[Vudu]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; uscito il nuovo numero di Africa e Mediterraneo con un dossier interamente dedicato al Bénin. Ilvudù e l&#8217;eredità dello schiavismo sono due elementi storico-culturali di grande impatto per l&#8217;immaginario occidentale e per la diaspora africana che il Bénin, da qualche tempo, sta valorizzando e salvaguardando per un rilancio turistico del paese. Il legame tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/08/AeM67.jpg" alt="coverAeM65-66" title="coverAeM65-66" width="210" height="300" class="alignright size-medium wp-image-444" /><br />
E&#8217; uscito il nuovo numero di Africa e Mediterraneo con un dossier interamente dedicato al Bénin.  Il<strong>vudù</strong> e l&#8217;<strong>eredità dello schiavismo</strong> sono due elementi storico-culturali di grande impatto per l&#8217;immaginario occidentale e per la diaspora africana che il <strong>Bénin</strong>, da qualche tempo, sta valorizzando e salvaguardando per un rilancio turistico del paese. </p>
<p>Il legame tra <strong>turismo</strong> e <strong>patrimonio</strong> era già stato affrontato nel numero precedente, partendo dalla considerazione che la costruzione del &#8220;patrimonio&#8221; (artistico, paesaggistico, umano) è centrale all&#8217;interno del pensiero critico contemporaneo degli studi culturali.</p>
<p>Questo secondo dossier analizza il caso specifico del Bénin, un paese che si autodefinisce &#8220;<strong>culla del vudù</strong>&#8221; e il cui Ministero del Turismo scrive in epigrafe al proprio sito &#8220;Bénin, terre de mystere&#8221;, mostrando in questo modo di voler concentrare i propri interventi soprattutto a vantaggio delle risorse culturali. </p>
<p>Pubblichiamo di seguito il Pdf dell&#8217;introduzione, che potete leggere o scaricare. </p>
<p><object codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=9,0,0,0" id="doc_6848175151218" name="doc_6848175151218" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" align="middle"	height="500" width="100%" ><param name="movie"	value="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=19427453&#038;access_key=key-2jl6re98i9h89ekrttzm&#038;page=1&#038;version=1&#038;viewMode="><param name="quality" value="high"><param name="play" value="true"><param name="loop" value="true"><param name="scale" value="showall"><param name="wmode" value="opaque"><param name="devicefont" value="false"><param name="bgcolor" value="#ffffff"><param name="menu" value="true"><param name="allowFullScreen" value="true"><param name="allowScriptAccess" value="always"><param name="salign" value=""><embed src="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=19427453&#038;access_key=key-2jl6re98i9h89ekrttzm&#038;page=1&#038;version=1&#038;viewMode=" quality="high" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" play="true" loop="true" scale="showall" wmode="opaque" devicefont="false" bgcolor="#ffffff" name="doc_6848175151218_object" menu="true" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" salign="" type="application/x-shockwave-flash" align="middle"  height="500" width="100%"></embed></object></p>
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