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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; Vito Fiorino</title>
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		<title>#iosonopescatore, a Lampedusa la legge dell&#8217;umanità</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Oct 2019 10:56:53 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Era la notte del 3 ottobre di sei anni fa, di giovedì, quando 368 persone per lo più eritree e somale morirono a mezzo miglio dalle coste di Lampedusa. Una tragedia divampata nel giro di pochi secondi che ha costretto il mondo a prendere coscienza della drammaticità di un fenomeno migratorio che le sponde dell’isola conoscevano già da anni. Il barcone ospitava oltre 500 persone: 155 di queste furono salvate, ma almeno 368 morirono tra le fiamme propagate da una coperta incendiata per segnalare la propria posizione o annegate in mezzo al Mediterraneo, di fronte al porto di Lampedusa.</p>
<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2019/10/IMG_9444.jpg" rel="lightbox[8685]"><img class="alignnone wp-image-8686" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2019/10/IMG_9444.jpg" alt="IMG_9444" width="600" height="400" /></a></p>
<p>I primi a intervenire sul posto furono degli isolani, tra cui Vito Fiorino, Domenico Colapinto e Costantino Baratta, allertati dal <em>vuciare</em> dei gabbiani. «Non c’era tempo da perdere, mentre i miei amici chiamavano la Guardia Costiera, io lanciavo salvagenti, un altro si è tuffato, le mani e le braccia intrise di nafta che cercavano di aggrapparsi alle nostre», racconta Vito. «Ragazzi che urlavano, braccia alzate, volti che supplicavano aiuto, chi si aggrappava a una bottiglia o a qualsiasi pezzo di legno galleggiante. Li ho presi dalla cintura come se fossero sacchi di patate. Erano sconvolti e alcuni si vergognavano perché erano nudi. Domenico Colapinto e i suoi fratelli continuavano senza sosta a tirar su i corpi», aggiunge Costantino che con Vito non si era mai incrociato prima di allora.</p>
<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2019/10/IMG_9440.jpg" rel="lightbox[8685]"><img class="alignnone wp-image-8693" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2019/10/IMG_9440.jpg" alt="IMG_9440" width="600" height="400" /></a></p>
<p>A distanza di sei anni, grazie alla perseveranza di Vito e alla collaborazione del Comune di Lampedusa e Linosa – capofila del progetto <a href="http://www.snapshotsfromtheborders.eu/"><strong>Snapshots from the Borders</strong></a> –, finalmente i nomi di quelle persone sono stati impressi su una scultura posta in una piazza di Lampedusa. Alle 3:30 del 3 ottobre di quest’anno, per restituire la dignità della memoria a chi non è sopravvissuto, è stato inaugurato il memoriale, assieme al murales dipinto da Neve con la riproduzione della corona lanciata in mare da papa Francesco nel 2013 a ricordo dei morti nelle traversate. Al suo fianco, commossi, alcuni dei sopravvissuti che ogni anno dopo quella terribile notte tornano a Lampedusa da Vito, Costantino e Domenico per riabbracciarsi e ricordare i loro <em>fratelli</em> morti in modo così tragico. Una cerimonia semplice, essenziale nel buio della notte: qualche minuto dopo l’inizio, il silenzio è stato interrotto dal frusciare dell’alta palma della piazza, scossa da un forte vento improvvisamente arrivato dal mare.</p>
<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2019/10/IMG_9130.jpg" rel="lightbox[8685]"><img class="alignnone wp-image-8687" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2019/10/IMG_9130.jpg" alt="IMG_9130" width="600" height="400" /></a></p>
<p>Alle otto del mattino si sono dati appuntamento sulla piazza di Lampedusa, che è la finestra d’Europa – come ha sostenuto il sindaco Martello –, centinaia di studenti di tutta Italia ed Europa coinvolti dal Comitato 3 ottobre e dal Comune di Lampedusa e Linosa in collaborazione con il MIUR in un percorso di sensibilizzazione sui temi dell’integrazione e dell’accoglienza. La marcia verso la Porta d’Europa, sotto lo slogan “Siamo sulla stessa barca”, ha visto protagonisti gli studenti, i sopravvissuti, i testimoni della strage, gli isolani e le associazioni coinvolte nei percorsi di accoglienza e integrazione.</p>
<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2019/10/IMG_9332.jpg" rel="lightbox[8685]"><img class="alignnone wp-image-8689" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2019/10/IMG_9332.jpg" alt="IMG_9332" width="600" height="400" /></a></p>
<p>Nello stesso giorno, nelle capitali dei 28 Paesi d’Europa i partner di Snapshots from the Borders realizzavano eventi dedicati alla migrazione, tra cui l’inaugurazione di una riproduzione della Porta d’Europa simbolo di Lampedusa sotto la porta di Brandeburgo a Berlino.</p>
<p>Africa e Mediterraneo, al fianco del Comune di Lampedusa e Linosa, ha sfilato con la maglia simbolo di questo 3 ottobre: #<strong>Iosonopescatore</strong>. Uno slogan lanciato dal sindaco Martello e diffuso dal progetto per rivendicare la legge del mare, che è poi la legge dell’umanità, contro qualsiasi forma di disumanità e contro chi vorrebbe impedire i soccorsi in mare. Perché la vita è una priorità e perché i pescatori salvano vite, la politica arriva dopo.</p>
<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2019/10/IMG_9286.jpg" rel="lightbox[8685]"><img class="alignnone wp-image-8690" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2019/10/IMG_9286.jpg" alt="IMG_9286" width="600" height="400" /></a></p>
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