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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; Teresa Pomodoro</title>
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		<title>Africa e Mediterraneo &#187; Teresa Pomodoro</title>
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		<title>Teatro No’hma. XIV Edizione del Premio Internazionale “Il Teatro Nudo” di Teresa Pomodoro</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Dec 2023 10:22:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[africaemediterraneo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Intercultura]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
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		<description><![CDATA[di Francesco Romana Paci Giovedì 2 novembre 2023 ha avuto luogo a Milano al Teatro No’hma la serata conclusiva della XIV Edizione del Premio Internazionale “Il Teatro Nudo” di Teresa Pomodoro, del quale è Presidente Livia Pomodoro, sorella dell’attrice scomparsa e continuatrice della sua opera. Gli spettacoli in gara erano quattordici dei trentanove messi in [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><em><span class="s1">di Francesco Romana Paci</span></em></p>
<p class="p1"><span class="s1">Giovedì 2 novembre 2023 ha avuto luogo a Milano al <a href="https://www.nohma.org/"><span class="s2">Teatro No’hma</span></a> la serata conclusiva della XIV Edizione del Premio Internazionale “Il Teatro Nudo” di Teresa Pomodoro, del quale è Presidente <strong>Livia Pomodoro</strong>, sorella dell’attrice scomparsa e continuatrice della sua opera. Gli spettacoli in gara erano quattordici dei trentanove messi in scena dal Teatro No’hma durante la stagione 2022-2023. I premi sono assegnati separatamente dalla <strong>Giuria degli Spettatori</strong> e da una <strong>Giuria di Esperti</strong>. A ciascuno dei due principali premi si aggiungono poi di fatto quattro ulteriori premi, due Menzioni Speciali da parte degli Spettatori e due da parte degli Esperti.<br />
</span>Per il secondo anno, inoltre, è stato assegnato un settimo premio, il “<strong>Premio Speciale per la Conservazione del Patrimonio Culturale dell’Umanità</strong>”. Quest’anno il Premio Speciale è stato attribuito a <i>Birdy</i>, della Compagnia di Danza Contemporanea “Hung Dance” di Taipei, Taiwan.</p>
<p class="p1"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2023/12/Il_teatro_nudo.jpg" rel="lightbox[9497]"><img class="aligncenter wp-image-9499" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2023/12/Il_teatro_nudo.jpg" alt="Il_teatro_nudo" width="600" height="400" /></a></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il <strong>Premio della Giuria degli Spettatori</strong> è andato allo spettacolo <i>Dance Andalacia</i>, del Manolo Carrasco Ensemble, Spagna. Le due Menzioni Speciali degli Spettatori sono andate allo spettacolo di danza <i>Die Musen</i>, Germania; e a <i>From Malta with Love</i>, della Moveo Dance Company di Malta.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il <strong>Premio della Giuria di Esperti</strong> è stato assegnato al musical – canto, danza e recitazione – <i>Mahalia, the</i> <i>Queen of Gospel Music</i>, del Hattiloo Theatre di Memphis, Tennessee. Le due Menzioni Speciali </span><span class="s3">sono state assegnate a <i>Land of Poetry</i>, pièce multidisciplinare creata dall’attore e scrittore Martin Chishimba e prodotta dal </span><span class="s1">Twangale Cultural Centre della città di Ndola in Zambia – se ne è già scritto su questo blog il 3 luglio 2023;</span><span class="s3"> e a <i>Los Pàjaros Negros</i>, spettacolo di musica, canto, danza, arti visive e ricerca storica della compagnia multidisciplinare La Franja Teatral di Cuba. </span></p>
<p class="p3"><span class="s4">Vale la pena ricordare che la Giuria degli Esperti, presieduta da Livia Pomodoro, è internazionale. È formata da personalità del teatro e della cultura – un catalogo lungo, ma interessante da considerare dettagliatamente: Lev Abramovi</span><span class="s5">č Dodin (Direttore Artistico del Malyj Dramatičeskij Teatr di San Pietroburgo); Fadhel Ja</span><span class="s6">ïbi (Direttore del Thé</span><span class="s1">âtre National Tunisien); Oskaras Koršunovas (Fondatore e Direttore Artistico dell’Oskaro Koršunovo Teatras di Vilnius – OKT); Stathis Livathinos (Regista Teatrale e Cinematografico greco); Muriel Mayette-Holtz (Direttrice del </span><span class="s6">Thé</span><span class="s1">âtre National de Nice); Enzo Moscato (Fondatore e Direttore Artistico della Compagnia Teatrale Enzo Moscato); Lluis Pasqual (Regista teatrale spagnolo); Tadashi Suzuki (Fondatore e Direttore della Suzuki Company di Toga – SCOT); G</span><span class="s3">ábor Tompa (Direttore del Hungarian Theatre of Cluj in Romania); Lim Soon Heng (Regista Teatrale malese).</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La sala del Teatro No’hma traboccava di pubblico, in buona parte composto di gruppi esuberanti, che esprimevano con notevole sonorità le proprie preferenze e la propria attesa della proclamazione dei vincitori. La serata era organizzata come uno spettacolo in sé. In occasione della Premiazione Livia Pomodoro era sul palcoscenico, coadiuvata dall’attrice Simonetta Solder, per offrire elementi storici sulle compagnie e sul No’hma, e soprattutto per leggere le motivazioni delle Giurie. Alcune delle compagnie premiate erano presenti fisicamente e hanno potuto ringraziare personalmente e offrire dal vivo saggi della loro professionalità – tutte tre le compagnie premiate dalla Giuria degli Spettatori erano in teatro; particolarmente applauditi i danzatori di flamenco di Manolo Carrasco, che era di persona al pianoforte. Altre hanno partecipato attraverso registrazioni selezionate dai loro spettacoli e grazie alla rete hanno ringraziato comparendo e parlando da remoto – hanno partecipato da remoto la Hung Dance di Taiwan, lo Hattiloo Theatre di Memphis, </span><span class="s3">La Franja Teatral di Cuba.<br />
</span><span class="s4">Della Compagnia del Twangale Cultural Centre dello Zambia era presente in teatro Martin </span><span class="s7">Chishimba, che ha letto, in inglese, un lungo brano dalla sua copia personale dei poemetti del poeta e studioso ugandese Okot p’Bitek, <i>Song of Lawino</i> e <i>Song of Ocol</i>, dai quali lui stesso ha tratto lo spettacolo <i>Land of Poetry</i>. Chishimba, che, per inciso, parla sia uno Standard English sia un ottimo italiano, ha modulato attorialmente l’inglese del testo su apposite sonorità che per brevità possiamo chiamare africane.</span></p>
<p class="p1"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2023/12/Martin_Chishimba.jpg" rel="lightbox[9497]"><img class="aligncenter wp-image-9500" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2023/12/Martin_Chishimba.jpg" alt="Martin_Chishimba" width="600" height="400" /></a></p>
<p class="p1"><span class="s3">A margine, o in aggiunta, viene spontaneo notare che il Premio e le due Menzioni Speciali della Giuria degli Esperti internazionali sono tutti e tre spettacoli </span><span class="s1">collegati in gradi e modi diversi con le <strong>diaspore africane</strong> e la loro storia secolare. Inoltre provengono tutti da luoghi materialmente collegati fin dall’inizio del <strong>colonialismo</strong> con la diaspore – imposte, involontarie, semivolontarie: basti pensare al commercio degli schiavi.</span></p>
<p class="p4"><span class="s4"><i>Mahalia, the</i> <i>Queen of Gospel Music</i> del Hattiloo Theatre di Memphis contiene implicitamente il colossale elemento della <strong>tratta atlantica di schiavi africani</strong>; le vicende dello schiavismo in terra nordamericana; la tumultuosa liberazione degli schiavi; e da tutti quegli eventi il sorgere e l’affermarsi di una loro complessa cultura, che in relativamente pochi decenni diventa e agisce come cultura primaria, letteralmente ispirando e influenzando il mondo. Alla tratta atlantica si lega anche </span><span class="s7"><i>Los Pàjaros Negros</i>, della compagnia La Franja Teatral di Cuba. Lo spettacolo è particolarmente ardito nella trattazione del tempo e della <strong>storia dei Neri</strong> nei paesi dove la tratta forzosamente li innesta. Le sottili e meno sottili contorsioni del razzismo che non vuole scomparire sono interpretate proprio collegando con il presente eventi e figure note e significative del passato – come, per esempio il tip-tap di Shirley Temple e Bill Robinson. <i>Land of Poetry</i> rappresenta una situazione successiva, quando nella seconda metà del secolo scorso le politiche coloniali europee includono accoglimento, studi universitari e possibili carriere per giovani e meno giovani intellettuali neri, sia africani sia diasporici – una situazione variabilissima in tempo e luogo e tuttora in notevole evoluzione. Come accennato, <i>Land of Poetry</i> deriva dai poemetti sopracitati di Okot p’Bitek, studente universitario in UK, poeta, accademico in Africa e in USA, studioso, e critico di alcuni atteggiamenti della ricerca antropologica europea nei confronti degli studi africani.<br />
</span>La nuova stagione e della XV Edizione del Premio Internazionale No’hma si è aperta il 23 novembre con la pièce <i>Ensayo sobre el miedo – Distopia grottesca sulla fine del mondo</i>, proveniente dall’Argentina, uno spettacolo che amplia la ricerca sulle linee del nuovo razzismo, della creazione del nemico, del premere ai confini da parte di una immigrazione vissuta come minacciosa, oscura e fatale.</p>
<p class="p6"><span class="s1">N.B.: Dopo le prime, gli spettacoli del Teatro No’hma sono caricati integralmente in rete, facilmente reperibili con il loro titolo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">LISTA DEI PREMI:</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>PREMIO SPECIALE PER LA CONSERVAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE DELL’UMANITÀ</b></span></p>
<ul>
<li class="li1"><span class="s1"><b>Birdy</b> di Hung Dance (Taiwan)</span></li>
</ul>
<p class="p1"><span class="s1"><b>PREMIO GIURIA DEGLI ESPERTI</b></span></p>
<ul>
<li class="li1"><span class="s1"><i>Mahalia – The Queen of Gospel Music</i> di Hattiloo Theatre (Tennessee)</span></li>
<li class="li1"><span class="s1"><i>Land of poetry </i>di Twangale Cultural Centre (Zambia)</span></li>
<li class="li1"><span class="s1"><i>Los Pajaros Negros </i>di La Franja Teatral (Cuba)</span></li>
</ul>
<p class="p1"><span class="s1"><b>PREMIO GIURIA DEGLI SPETTATORI</b></span></p>
<ul>
<li class="li1"><span class="s1">Dance Andalucia di Manolo Carrasco (Spagna)</span></li>
<li class="li1"><span class="s1">Die Musen di Lidia Buonfino (Germania)</span></li>
<li class="li1"><span class="s1">From Malta with love di Moveo Dance Company (Malta)</span></li>
</ul>
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		<title>Teatro No’hma. Premio Internazionale X edizione dedicato al “Teatro Nudo” di Teresa Pomodoro. Premiazione Stagione 2018-2019</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Dec 2019 09:13:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di Francesca Romana Paci Le marionette “Sogolon” di Yaya Coulibaly hanno vinto il premio del Progetto Africa dato dalla giuria del pubblico del Teatro Spazio No’hma – Teresa Pomodoro a Milano. Come ogni anno ormai da dieci anni, prima dell’inizio di ogni nuova stagione, il teatro diretto da Livia Pomodoro dedica spazio alla premiazione di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Di Francesca Romana Paci</p>
<p>Le marionette “Sogolon” di Yaya Coulibaly hanno vinto il premio del Progetto Africa dato dalla giuria del pubblico del <a href="http://www.nohma.org/">Teatro Spazio No’hma – Teresa Pomodoro</a> a Milano. Come ogni anno ormai da dieci anni, prima dell’inizio di ogni nuova stagione, il teatro diretto da Livia Pomodoro dedica spazio alla premiazione di spettacoli della stagione precedente. Per il conferimento dei premi, l’impostazione culturale del teatro prevede una Giuria Spettatori e una Giuria Internazionale. Entrambe le giurie, oltre ai premi, possono attribuire menzioni speciali.</p>
<p>Nella serata di giovedì 7 novembre 2019, il teatro ha comunicato i risultati del lavoro delle giurie per la stagione 2018-2019, costruendo la serata in modo da farla essere a sua volta uno spettacolo, durante il quale sono stati richiamati momenti particolari delle rappresentazioni premiate. Un’operazione piuttosto impegnativa, considerando l’effettiva presenza sul palcoscenico di alcuni degli attori che avevano recitato negli spettacoli premiati, la ricostruzione, sia pure succinta, di elementi della scenografia, e/o la proiezioni di filmati. La serata, in realtà, pur mantenendo il focus sulle opere premiate, ha implicitamente riproposto l’attività di una intera stagione, e, ovviamente, rinnovato anche la varietà di risposte del pubblico del teatro No’hma, pubblico che si dimostra costantemente attentissimo e tutt’altro che passivo.</p>
<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2019/06/DSC3204-20.jpg" rel="lightbox[8725]"><img class="alignnone wp-image-8658" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2019/06/DSC3204-20.jpg" alt="_DSC3204-20" width="611" height="408" /></a></p>
<p>Dei sei spettacoli che nel 2018-2019 hanno formato la serie “Progetto Africa”, intitolato <strong>Le mille sfumature del continente dalla terra rossa</strong>, il quinto spettacolo, <strong>Le bapt</strong><strong>ême du lionceau</strong>, ha vinto il Premio Giuria Spettatori, e il terzo, <strong>The New Africa</strong>, ha ricevuto la Menzione Speciale della Giuria Internazionale. Gli altri premi e menzioni sono stati assegnati a spettacoli non compresi nella serie africana.</p>
<p><strong>Le </strong><strong>bapt</strong><strong>ême du lionceau</strong>, una favola carica di significati storici, politici e tradizionali, appartiene al repertorio della compagnia di  Marionette “Sogolon”, creata nel 1980 a Bamako, in Mali, da Yaya Coulibaly, che da allora la dirige, coadiuvato da suo figlio e da altri marionettisti che lui stesso prepara professionalmente. <em>Maître Coulibaly, come comunemente lo chiamano,</em> tiene particolarmente a ricordare che i Coulibaly sono marionettisti da secoli, e che inventano, costruiscono e operano le loro marionette direttamente e personalmente. Una caratteristica importante della compagnia è la scelta di manovrare le marionette non dietro uno schermo, ma apertamente in palcoscenico, in modo che marionettisti e marionette agiscono visivamente insieme sulla scena, così come anche le marionette temporaneamente non in uso sono accumulate ai lati del palco in piena vista del pubblico. <em>Maître Coulibaly</em> e suo figlio sono venuti personalmente a ricevere il premio No’hma.</p>
<p><strong>The New Africa</strong> è una produzione parte della omonima giovane e prorompente compagnia dello Zimbabwe, attiva di base a Harare, parte del gruppo Kumran Arts and Media. Nello spettacolo, alle parti recitate – in prosa e poesia – si uniscono musica di percussioni e corde, canto, coreografie di danza, e una  impetuosa e colorata ricchezza di costumi. Testi, in inglese, e regia sono di Billy Kabasa. I costumi sono stati appositamente creati da Jasper Mandizera, produttore cinematografico e scrittore, che afferma di considerare il suo design non una professione, ma un hobby culturale; per <strong>New Africa</strong>, come ha avuto occasione di affermare, si è ispirato liberamente alla tradizione africana in toto, non solo a quella dello Zimbabwe, ma anche a quella di altri paesi africani. La Menzione Speciale è stata ritirata dal Console dello Zimbabwe a Milano.</p>
<p>I sei spettacoli africani della stagione No’hma 2018-2019 sono stati più ampiamente commentati in questo blog prima dell’intervallo estivo: <a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/il-multiforme-teatro-dei-paesi-africani-al-teatro-nohma-di-milano/">http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/il-multiforme-teatro-dei-paesi-africani-al-teatro-nohma-di-milano/</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il multiforme teatro dei paesi africani al Teatro No’hma di Milano</title>
		<link>https://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/il-multiforme-teatro-dei-paesi-africani-al-teatro-nohma-di-milano/</link>
		<comments>https://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/il-multiforme-teatro-dei-paesi-africani-al-teatro-nohma-di-milano/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2019 11:03:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[africaemediterraneo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Le mille sfumature del continente dalla terra rossa]]></category>
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		<description><![CDATA[Di Francesca Romana Paci Da marzo a giugno 2019 il Teatro Spazio No’hma, fondato nel 1994 dall’attrice e scrittrice Teresa Pomodoro e ora diretto dalla giurista e studiosa Livia Pomodoro, ha offerto un suo “Progetto Africa”, strutturato in sei incontri con la produzione teatrale africana contemporanea. Il titolo della serie, Le mille sfumature del continente dalla [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Di Francesca Romana Paci</p>
<p>Da marzo a giugno 2019 il <a href="http://www.nohma.org/" target="_blank">Teatro Spazio No’hma</a>, fondato nel 1994 dall’attrice e scrittrice <strong>Teresa Pomodoro</strong> e ora diretto dalla giurista e studiosa Livia Pomodoro, ha offerto un suo “<strong>Progetto Africa</strong>”, strutturato in sei incontri con la produzione teatrale africana contemporanea. Il titolo della serie, <strong><em>Le mille sfumature del continente dalla terra rossa</em></strong>, mostra ancora una volta (non è il primo anno che No’hma allestisce una serie, studiata, di spettacoli africani) la coscienza della vastità dell’Africa. L’Africa è, appunto, un continente, del quale si deve riconoscere tanto la pluralità geografica e storica quanto una unità culturale immanente, quella che Cheikh Anta Diop invoca, nella ormai storica introduzione al suo libro, <a href="http://www.presenceafricaine.com/livres-histoire-politique-afrique-caraibes/819-l-unite-culturelle-de-l-afrique-noire-9782708704060.html"><em>L’unité culturelle de l’Afrique Noire</em></a> (Présence Africaine, 1959; 1982), come “notre unitè culturelle organique”. L’importanza del tema della <strong>storia</strong> dovrebbe essere scontata, ma in realtà deve tuttora essere rivendicata come centrale, perché per troppo tempo il mondo non africano, soprattutto europeo, ha fatto iniziare la storia africana con l’inizio della colonizzazione. Una fallacia dovuta al <strong>punto di osservazione</strong>, certamente, e ora in parte superata, ma solo in parte e tuttora spesso furtivamente operante su molti piani: nella molteplicità dei fatti della politica odierna e nei commenti che ne sono fatti, ovviamente, ma anche in alcuni studi di antropologia, letteratura, poesia e teatro inclusi, e non raramente nell’incontro con tutte le arti africane, scultura, pittura, musica, danza e loro incroci e filiazioni. Uno dei meriti (ma ce ne sono altri) della serie dei sei spettacoli che il Teatro Spazio No’hma ha messo in scena è proprio quello di ricordarci che la <strong>storia africana</strong> è ben più ampia di quella determinata dai colonialismi e dai post-colonialismi. Un auspicio veramente sentito è che anche per la prossima stagione 2020 il Teatro No’hma possa e voglia proseguire il “Progetto Africa”.</p>
<p><em><img class="alignnone wp-image-8657" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2019/06/DSC3250-43.jpg" alt="_DSC3250-43" width="440" height="659" /></em><br />
<em>Le Baptême du Lionceau (Mali)<a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2019/06/DSC3250-43.jpg" rel="lightbox[8655]"><br />
</a></em></p>
<p>Il primo spettacolo, “<strong>Broods of Any – Figli di nessuno</strong>” (13 e 14 marzo 2019), viene dalla Repubblica dello Zambia. Autore e regista della pièce è lo zambiano Martin Llunga Chishimba, poco più che trentenne, primo africano diplomato alla Scuola del Piccolo Teatro. Chishimba lavora tra lo Zambia e l’Italia, e dedica la sua competenza di attore e regista alle realtà contemporanee difficilissime del suo paese – realtà, che sono in parte esiti di un passato storico molto complesso, legato tanto a spostamenti migratori endoafricani quanto a una movimentata colonizzazione inglese. “Broods of Any ”, scritto e recitato in inglese con inserti di espressioni francesi (No’hma provvede traduzioni su apposito schermo),  narra, su un palcoscenico di nudità brechtiana, la vita, o dovremmo dire la sopravvivenza, di bambini di strada, dalla lotta per il cibo, all’agguato dello sfruttamento sessuale, al loro sniffare colla, fino a un’ansia lacerante di speranza. Gli attori di Chishimba – ragazzi tuttora giovanissimi – erano bambini di strada. La recitazione verbale e corporea è diretta, essenziale, pugnace anche per la scelta di coordinata semplicità del linguaggio e del gesto. Il fenomeno dei bambini di strada, come è noto, è esteso a molte parti del mondo, dall’India al Sudafrica, al Brasile, al Messico, e a molti altri paesi dell’Africa, dell’Asia, dell’America del Sud, e anche ad alcuni paesi occidentali. Fondatore nel 2016 dell’associazione <em>Twangale </em>(nella lingua dei Bemba, una delle lingue dello Zambia, “giochiamo”), Chishimba si assume la sua parte, tanto quanto può, entro un impegno mondiale enorme.</p>
<p>Il secondo spettacolo, “<strong>Eli Ohna – Land of the People</strong>” (3 e 4 aprile 2019) è nigeriano. La compagnia Emage Dot Com Global Theatre, che fa riferimento all’etnia Ikverre, parte della più ampia etnia Igbo, mette in scena quasi una silloge della lunga storia, prima e dopo l’Indipendenza, delle contraddizioni e dei divari economici e sociali di un paese geograficamente molto esteso e differenziato, per natura potenzialmente ricco, come quello che ora è la Repubblica Federale della Nigeria. Il Colonialismo, formalmente concluso nel 1960, ancora incombe, metamorfizzato in un Neocolonialismo di sfruttamento, trascinato dal petrolio, e in buona parte responsabile di gravissimi guasti umani contemporanei. La regia è di Ovunda Chikwe Ihunwo; i movimenti coreografici di Sampson Kelvin Melvin; gli arrangiamenti della versione italiana sono di Elisabetta Jankovic – gli attori recitano in inglese; dei testi non si specifica l’origine autoriale. Vale la pena notare che all’interno della struttura storico-narrativa di “Land of the People” entrano i nomi di importanti scrittori nigeriani, diversamente grandi e dai destini molto dissimili, come Chinua Achebe e Ken Saro Wiwa; quasi d’obbligo, a un certo punto nel testo suona la menzione di Nelson Mandela. Lo spettacolo è misto di recitazione danza e canto; l’insieme vivace e trascinante, sostenuto anche dai costumi colorati e dalla proiezione di immagini sullo sfondo del palcoscenico.</p>
<p><img class="alignnone wp-image-8658" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2019/06/DSC3204-20.jpg" alt="_DSC3204-20" width="611" height="408" /><br />
<em>Le Baptême du Lionceau (Mali)</em></p>
<p>Il terzo appuntamento, “<strong>The New Africa</strong>” (8 e 9 maggio 2019), è una produzione della compagnia Kumran Media&amp;Arts, tutta composta di giovani, nata e operante in Zimbabwe. Il soggetto, i testi e la regia sono di Billy Kabasa; le coreografie e i costumi sono di Jasper Mandizera; le musiche sono di Billy Kabasa, Kasmiro Chadenga, e Aaron Chikalipo. È un lavoro teatrale che si avvicina al genere “musical”, misto di prosa, musica, danza e  canto, colorato, veloce e molto accattivante. La linea narrativa, usando strumenti metateatrali e di ironia autoreferenziale, racconta della tentazione del <em>leader</em> di una compagnia dello Zimbabwe di usufruire da solo dell’invito di un teatro italiano (individuabile come il No’hma) a partecipare a un festival internazionale, escludendo gli altri componenti del gruppo; durante la rappresentazione gli è dimostrato per gradi, attraverso rivisitazioni moderne della tradizione africana e della storia, che l’unione è più forte dell’individualismo – sia nel campo dell’arte sia in quello della politica. Sottesa alla spettacolarità travolgente di ritmi, canti, colori e scontri verbali scorrono allusioni alla storia dello Zimbabwe, dal passato Precoloniale, al Colonialismo, a Cecil Rhodes, all’Indipendenza, riconosciuta internazionalmente solo nel 1980, alle susseguenti lotte interne, alle varie fasi del potere di Mugabe, fino agli ultimi, noti, avvenimenti del 2017.</p>
<p>“<strong>Lune Kune Nga Ca – Everyone Has Something Inside</strong>” (15 e 16 maggio 2019), quarta puntata della serie, viene dal Senegal. Il testo della <em>pièce</em> non è attribuito a un autore singolo, quanto piuttosto a una cooperazione di tutti partecipanti della compagnia, che è parte del Collettivo Kàddu Yaraax Théâtre-Forum (fondato a Dakar nel 1994 e attivo internazionalmente), coordinato dal regista Mouhamadou Diol. Diol è uno studioso e un artista evidentemente molto colto e molto raffinato, capace di armonizzare nella contemporaneità scelte teatrali ispirate tanto dalla tradizione autoctona quanto da interpretazioni di esperienze di maestri europei del Novecento. I temi portanti di “Lune Kune Nga Ca” sono politici: società, equità, economia, tassazione, diritti sociali, doveri sociali, moralità pubblica e individuale, e soprattutto conoscenza e diritto alla conoscenza. Gli attori, che nella finzione scenica sono gli abitanti di un villaggio decentrato, vivono e discutono problemi come l’acqua, la sanità, l’istruzione, gli stipendi statali, i privilegi, e persino aspetti della religione. Il testo e la recitazione sono divisi in scene, ritmate dalle uscite e dal rientro degli attori; il palcoscenico è quasi nudo; gli attori portano con sé contenitori metallici cilindrici che, se alludono alle tradizionali <em>calabasse</em> (gusci svuotati di zucche) e alle loro sostituzioni di plastica o metallo, cambiano di volta in volta funzione proprio come oggetti scenici; i costumi sono moderati, ma culturalmente espliciti – il “potere” entro la gerarchia governativa è segnalato da abiti occidentali; gli attori recitano in wolof (a fondo palco No’hma proietta traduzioni in italiano), con inclusioni di brevi passi in francese. Nonostante l’essenzialità e la povertà di arredi e i frequenti cambi di scena, non ci sono confusioni e difficoltà per il pubblico, ma, anzi, l’impressione è di fondamentale realismo. È interessante notare nel testo la menzione, sommariamente spiegata, dell’espressione “citoyens lambda” – impossibile a questo punto non pensare al filosofo francese Marc Foglia, e anche, dopo decenni, alla paradigmatica poesia di W. H. Auden, “The Unknown Citizen” (1939), con la quale “Lune Kune Nga Ca” può rivaleggiare nell’uso di ironia e commedia per indagare le strutture sociali e i sistemi di governo, ma anche le risposte dei cittadini.</p>
<p><img class="alignnone wp-image-8659" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2019/06/DSC9569-52.jpg" alt="_DSC9569-52" width="611" height="408" /><br />
<em>The New Africa (Zimbabwe)</em></p>
<p>“<strong>Le bapt</strong><strong>ê</strong><strong>me de lionceau</strong>” (29 e 30 maggio 2019), il quinto spettacolo, viene dal Mali. È un lavoro teatrale della Troupe Sogolon, specializzata nell’animazione di marionette, fondata nel 1980 da Youssouf (Yaya) Coulibaly, che da allora la dirige. L’uso delle marionette di questa compagnia si differenzia da quello di altri teatri di marionette nel mondo, perché le loro marionette lignee non sono manovrate da operatori nascosti, ma gestite sul palcoscenico da attori, che a tutti gli effetti formano con le marionette un’unità recitante, accompagnata dai suoni opportunamente differenziati di tamburi diversi tra loro e quindi di sonorità diverse. Coulibaly, “<em>Maître</em> Marionnetiste”, proviene da una lunga linea familiare di marionettisti professionali: lui stesso progetta, disegna, realizza le sue marionette, che aggiunge a quelle ereditate dai predecessori; nello stesso tempo costruisce le storie che mette in scena, ispirandosi sia alla tradizione narrativa del Sahel (non solo del Mali), sia alla storia africana, sia a momenti contemporanei. Coulibaly mostra in ogni aspetto del suo lavoro un occhio attento a possibili nessi e somiglianze, così che le marionette comunicano verità ben oltre il divertimento. La scelta di dare alla compagnia il nome di Sogolon indica immediatamente il rapporto con la tradizione: Sogolon, infatti, è il nome della madre di Sundjata, eroe dell’epopea mandinga omonima, “fils du Lion, fils du Buffle”, figlio del saggio e amato Re Maghan il Bello, il cui totem è il leone, e della sua seconda moglie, Sogolon, brutta ma ardita, sapiente e saggia, il cui totem è il bufalo. In “Le baptême de lionceau”, versione di un racconto di origine bambara, la leonessa, moglie del leone re, invita tutti gli animali alla festa per la nascita del leoncino, mettendo in palio oro per il miglior danzatore; non tutto va nel modo più semplice, e deve quindi intervenire la saggezza del re e padre. Il giorno precedente la prima milanese, <em>Maître Coulibaly e il Teatro No’hma hanno concesso un assaggio dello spettacolo e un contatto diretto con la troupe.</em> <em>Griot </em>oltre che marionettista, Coulibaly è anche commentatore di se stesso e delle funzioni culturali della sua impresa teatrale. Racconta della tradizione familiare di marionettisti; ricorda di quando, non essendo <em>b</em><em>û</em><em>cheron</em> (artigiani del legno), non potevano costruirsi da soli le marionette (l’allusione alla struttura in “caste” è palese); insiste nel far notare che le marionette quando rappresentano animali hanno solo la testa di animali, mentre il corpo è antropomorfo (e, aggiungiamo, indossano abiti umani); alcune, non poche, delle marionette, inoltre, rappresentano direttamente esseri umani, sia africani sia europei (ci sono anche alcuni personaggi coloniali bianchi, matrone bianche, preti e soldati). In questo modo, dice Coulibaly, le marionette si caricano di significati metaforici, e, aggiungiamo, si collegano e collegano gli spettatori con la storia. Ne deriva in questo caso, prosegue Coulibaly, una lettura metaforica del leoncino, che rappresenta la continuità attraverso la nuova nascita; anche uno stato appena nato è un “bebé” (la parola usata è proprio questa) come il leoncino, e il papà, il leone re – il governo – deve assumersi la responsabilità del “bebé”, e farlo unendo la forza alla giustizia e alla saggezza. L’elemento didascalico è evidentemente forte, tradotto e temperato dal contenitore narrativo della favola e della festa.</p>
<p>L’ultimo spettacolo della serie è “<strong>Mashujaa wa Africa – Eroi d’Africa</strong>” (5 e 6 giugno 2019), un lavoro recitato dalla compagnia Italo-Keniana Kambilolo Ndogo &amp; Friends, e dedicato in particolare ai Giriama, vasto gruppo etnico della costa del Kenia. I testi e la regia sono di Mela Tomaselli, studiosa italiana, che dal 1997 collabora con il Kenia e ne testimonia la cultura, mostrandosi attenta a includere elementi del passato nella contemporaneità. Gli attori, tre dei quali sono pre-adolescenti, con racconti, suoni, danze e canti, evocano, cronologicamente personaggi che occupano posti importanti nella storia e nell’immaginario del Kenia: Mepoho, profetessa vissuta prima dell’arrivo di stranieri invasori, che avrebbero provocato danni alla natura e al paese; Mekatilij, figura storica di combattente, che, nel secondo decennio del ’900, resiste e si oppone all’occupazione territoriale e culturale dei colonizzatori; Lwanda Magere, leggendario guerriero, che sarà ucciso da un nemico quando una delle sue mogli rivela che la sua vulnerabilità segreta è nella sua ombra – un colpo inferto alla sua ombra lo uccide; e, infine, Caleb Onka, l’adolescente e per quasi un decennio bambino di strada, che un giorno da una stazione radiofonica di Nairobi propone di eleggere un “Presidente Bambino”; la sua proposta è raccolta e fatta conoscere al pubblico in versione rap da un artista famoso; la storia, piuttosto complessa, approda anche in Italia e ritorna poi in Kenia dove rappresenta il World Children’s Parliament al World Social Forum di Nairobi del 2007. A Caleb Onka la regista Mela Tomaselli ha dedicato, nello stesso anno 2007, un documentario, producendolo lei stessa e affidandone la regia a Elena Bedei. “Mashujaa wa Africa” è una pièce trascinante e ricca di energia; tutti gli attori recitano in ottimo italiano (e cantano in swahili); la prima attrice e danzatrice, Madeleine Mbita Nna, che è evidentemente anche <em>leader</em> e maestra dei tre attori quasi bambini, è una grande artista, creativa e capace di suscitare fiducia e passione; i tre giovanissimi sono molto bravi e lo saranno presto ancora di più.</p>
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