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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; solidar</title>
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		<title>I Migrant Domestic Workers in Europa e i meccanismi di riconoscimento e protezione</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 15:35:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[africaemediterraneo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Abbiamo partecipato due settimane fa ad una tavola rotonda a Bruxelles organizzata dalla rete di ONG “SOLIDAR”, dal titolo: “Migrant domestic workers: from modern-day slavery to equal pay”. L&#8217;intento dell&#8217;incontro era quello di riunire insieme personalità politico istituzionali, e membri della società civile che si occupano di queste tematiche, per collaborare insieme allo scopo di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Abbiamo partecipato due settimane fa ad una tavola rotonda a Bruxelles organizzata dalla rete di ONG “<a href="http://www.solidar.org/">SOLIDAR</a>”, dal titolo: “<a href="http://cms.horus.be/files/99931/MediaArchive/SOLIDAR%20Round%20Table%20MDW%20Program%204%20May%202011%20v1804.pdf"><em>Migrant domestic workers: from modern-day slavery to equal pay</em></a>”. L&#8217;intento dell&#8217;incontro era quello di riunire insieme personalità politico istituzionali, e membri della società civile che si occupano di queste tematiche, per collaborare insieme allo scopo di creare un contesto di maggiore consapevolezza sulla situazione dei lavoratori domestici migranti in Europa e sulle connessioni con il mercato del lavoro, le politiche migratorie e le questioni di genere, e per dare maggiore diffusione all&#8217;iniziativa dell<a href="http://www.ilo.org/global/about-the-ilo/decent-work-agenda/lang--en/index.htm">&#8216;Organizzazione Internazionale del Lavoro per la promozione e la ratifica di una Convenzione</a> (ILO Convention on Decent Work for Domestic Workers).</p>
<p style="text-align: justify;">Al giorno d&#8217;oggi il lavoro domestico rappresenta nella globalità del mercato del lavoro una fetta abbastanza importante, essendo la fonte di reddito di milioni di persone, in maggioranza donne e migranti. Nei paesi industrializzati, infatti, il lavoro domestico rappresenta il 5-9% di tutti i lavori.</p>
<p style="text-align: justify;">In Europa negli ultimi decenni si è assistito ad una crescente espansione del settore, espansione che non va analizzata come fenomeno a sé stante ma piuttosto come riflesso e conseguenza dei cambiamenti socio-economici globali.<br />
Va considerata innanzitutto la<strong> relazione tra lavoro domestico, lavoro in nero e immigrazione irregolare</strong>, che è abbastanza complessa. In generale, mentre la migrazione viene comunemente intesa come causa di crescita del lavoro informale, sta diventando invece chiaro che l&#8217;esistenza di un mercato del lavoro informale sia al contrario una spinta verso la migrazione, questo ancor di più nell&#8217;area del lavoro domestico. Questo infatti è un lavoro molto flessibile, che si basa su un rapporto di fiducia reciproca tra il lavoratore e il suo assistito, e in cui sono spesso gli stessi datori di lavoro ad alimentare l&#8217;informalità di questo mercato, cercando di sfuggire alla sua burocrazia, sebbene talvolta vengano arginati dalle leggi sull&#8217;immigrazione.<br />
Per molti migranti che sono a vari livelli irregolari (dalla documentazione, alla condizione abitativa), il lavoro domestico più che una scelta reale è una necessità, dal momento che per loro è troppo difficile entrare nel classico mercato del lavoro, e addirittura una lunga permanenza nel mercato informale può diventare poi via di accesso per la regolarizzazione amministrativa.<br />
Nell&#8217;Europa del Nord, dove lo stato riesce ad agire in modo incisivo in materia di protezione e assistenza nei confronti dei cittadini, la presenza dei migrant domestic workers ha dati praticamente insignificanti se comparati a quelli degli stati dell&#8217;Europa del Sud. In alcuni stati infatti la richiesta di lavoro domestico migrante è messa in relazione a recenti tagli alle spese in materia di welfare e servizio pubblico (e alla privatizzazione e liberalizzazione del settore assistenziale). Gli altri fattori che concorrono alla sua crescita sono poi la progressiva e sempre più massiccia inclusione delle donne nel mondo del lavoro e l&#8217;invecchiamento della popolazione.<br />
Così<strong> il lavoro domestico migrante cresce sempre di più</strong> allargando anche il raggio delle sue competenze, dalla cura di bambini e anziani, alla manutenzione di case e giardini.<br />
Eppure, pur avendo un forte impatto sulla ricchezza e sul benessere europeo, <strong>questi lavoratori continuano a rimanere avvolti nell&#8217;invisibilità</strong>, e non solo perché il loro luogo di lavoro è una casa, ma anche perché spesso non vengono inclusi nell&#8217;immaginario dei lavoratori, quindi non vengono riconosciuti e sono spesso privati di qualsiasi forma di diritti e protezione sociale.<br />
Per il lavoro domestico infatti non esiste alcun grande sindacato, né alcuna convenzione di riconoscimento e regolamentazione. Oltre all&#8217;informalità e alla sommersione, la grande problematica legata al lavoro domestico rimane quella della violazione diffusa dei diritti umani e del lavoro, problematica comune a numerosi  lavoratori che accettano una relazione lavorativa precaria e irregolare e una vita vissuta ai margini della povertà.</p>
<p style="text-align: justify;">La maggior parte dei domestic workers sono migranti, e la maggior parte di questi sono donne. Questo finisce spesso per esporle a doppie o multiple forme di discriminazione: di genere e razziale. La mancanza di consapevolezza e di riconoscimento dei diritti dei lavoratori domestici da parte dei governi, datori di lavoro e lavoratori stessi contribuiscono ulteriormente al loro sfruttamento, e il  fatto che molto spesso si possano instaurare rapporti di familiarità, non deve allontanare dall&#8217;idea che essi siano comunque sottoposti a privazioni dei diritti come lavoratori e persone.<br />
Molte delle lavoratrici domestiche arrivano in Europa col desiderio di fuggire da situazioni di difficoltà economiche in patria, ma diventano vittime di un paradosso: se  con il loro lavoro rendono altre donne libere di poter andare al lavoro lasciando i propri figli a casa, loro non sono altrettanto libere. E il numero eccessivo di ore di lavoro, la sensazione che esso spesso sia dequalificante rispetto alla formazione acquisita in patria, o anche la pesantezza dello stesso lavoro, spesso conduce le lavoratrici in<strong> stati di isolamento, solitudine e depressione. </strong><br />
Nonostante questo, e specialmente nei casi in cui non abbiano una valida residenza o permesso di lavoro o quando non parlano la lingua del paese, un numero significativo di migranti si prepara ugualmente ad accettare condizioni di lavoro senza alcuna protezione solo perché sembra essere l&#8217;unica soluzione ai loro bisogni.</p>
<p style="text-align: justify;">A livello europeo c&#8217;è un grande gap tra quelli che dovrebbero essere i diritti riconosciuti e quella che è poi la pratica. Questa è una conseguenza di politiche incoerenti che hanno utilizzato due pesi e due misure, e che hanno fatto in modo che le leggi migratorie influissero sulle politiche occupazionali<strong> impedendo di fatto il trattamento eguale e la non discriminazione dei lavoratori migranti</strong>. Sin dagli anni ottanta i lavoratori domestici hanno cercato di organizzarsi per rivendicare i propri diritti,e l&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro adesso sta facendo pressioni sul mondo istituzionale europeo ed internazionale affinché venga ratificata una dichiarazione che provveda al riconoscimento del lavoro domestico come lavoro, e che ponga le basi per la costituzione di un quadro legale per tutti i lavoratori domestici, nei parametri di ciò che viene definito decent work.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli stati devono assumersi le loro responsabilità in tema di welfare e protezione sociale, perchè solo se si migliorano le condizioni di lavoro, si stimolano le capacità e si giunge a un completo riconoscimento dei domestic workers ci potrà essere un grosso beneficio non solo per i lavoratori ma anche per i datori di lavoro. È necessario quindi che vengano messe in atto pratiche non solo giuridiche, ma soprattutto concrete, che partano un <em>right-based</em> e <em>gender-sensitive approach</em>,  oltre ad azioni economiche come incentivi ai datori di lavoro nel rilascio di voucher e assicurazioni, per assicurare la coesione sociale e il benessere della nostra società.</p>
<p style="text-align: justify;">La nostra cooperativa editrice Lai-momo realizza progetti per le lavoratrici domestiche straniere nella Provincia di Bologna.</p>
<p style="text-align: justify;">Per info vedi:</p>
<p style="text-align: justify;">http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/2662010-il-pullman-delle-donne-native-e-migranti-parte-verso-mantova/</p>
<p style="text-align: justify;">http://www.laimomo.it/a/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=16&amp;Itemid=20&amp;lang=it</p>
<p style="text-align: justify;">http://www.laimomo.it/a/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=66&amp;catid=2&amp;Itemid=21&amp;lang=it</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Olga Solombrino</p>
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