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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; presenze straniere</title>
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		<title>Perché l&#8217;immigrazione ci fa bene?</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 18:05:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sandra Federici]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di Sandra Federici]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono finalmente riuscita ad andare a una presentazione del Dossier Caritas Migrantes 2010. (http://www.dossierimmigrazione.it/) Ieri mattina, sabato 22 gennaio 2011 a Castello d’Argile c’era un convegno sull’immigrazione i cui principali relatori erano Franco Pittau della Caritas, che presentava il Dossier 2010, e Andrea Stuppini della Regione Emilia-Romagna chiamato a parlare del bilancio costi-benefici dell’immigrazione (lo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono finalmente riuscita ad andare a una presentazione del <em><strong>Dossier Caritas Migrantes</strong> <strong>201</strong></em><strong>0</strong>. (http://www.dossierimmigrazione.it/)</p>
<p>Ieri mattina, sabato 22 gennaio 2011 a Castello d’Argile c’era un convegno sull’immigrazione i cui principali relatori erano <strong>Franco Pittau</strong> della Caritas, che presentava il <em>Dossier 2010</em>, e Andrea Stuppini della Regione Emilia-Romagna chiamato a parlare del bilancio costi-benefici dell’immigrazione (lo stesso tema da lui trattato all’interno del Dossier).</p>
<p>E’ il primo di 6 incontri sul rapporto tra immigrazione e territorio organizzati dall’Ufficio di Piano di Pianura Est della Provincia di Bologna e dalla Coop. Lai-momo, che si terranno in altrettanti paesi del Distretto, con il bel titolo “La comunità che cambia”.</p>
<p>Tra il <strong>pubblico</strong>, un gruppo di studenti della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna, diversi amministratori locali dei comuni vicini, alcuni partecipanti a un corso di formazione per mediatori interculturali organizzato dalla Provincia.</p>
<p>Pittau è stato coinvolgente come al solito. Ha detto che nonostante il numero di chi partecipa a questi convegni sia limitato, hanno una grande importanza perché chi è presente deve poi essere un <strong>moltiplicatore di informazioni</strong>. “Ognuno di voi, ha detto, deve convincere gli altri con grinta e determinazione che è necessario che il nostro Paese cambi atteggiamento verso l’immigrazione, perché la Storia ha messo sul nostro cammino l’immigrazione e se noi non &#8216;facciamo pace&#8217; con questo fenomeno seguiamo una strada sbagliata. Certo noi che siamo qui siamo tutti convinti, quello che dobbiamo fare è convincere gli altri, spiegare con calma servendoci dei dati. E fare rete, perché l’Italia è piena di organizzazioni e persone che lavorano con professionalità e creatività e stare in collegamento non può che aiutarci.”</p>
<p>Poi ha iniziato a parlare del <em>Dossier</em>, cominciando dalla sua storia. Ha subito tenuto a precisare che “I numeri del Dossier Caritas sono tutti presi da <strong>statistiche ufficiali</strong>, lo dico perché la Lega ogni tanto dice che noi ci inventiamo i numeri. Noi prendiamo i dati e li mettiamo insieme, e dal confronto dei numeri vengono fuori letture significative del fenomeno”.</p>
<p>Il <em>Dossier</em> è nato nel &#8217;91 poco dopo la Legge Martelli sull’immigrazione. Quell’anno gli immigrati erano 500.000. Adesso, dopo 20 anni, sono <strong>5.000.000</strong>.</p>
<p>Precisamente, i dati del 2009 riportano 4.235.000 regolari. A questi, la Caritas aggiunge una stima di 684.000 persone regolari ma non ancora registrate all&#8217;anagrafe, per un totale di 4.919.000 persone.</p>
<p>L’incidenza delle donne è del 51,3 %.</p>
<p>Interessante il confronto con il <strong>quadro europeo</strong>. Nei 27 stati UE ci sono 29.690.000 stranieri. Dunque, in Italia vive poco meno di 1/6 degli immigrati in Europa. Al primo posto c’è la Germania con 7.000.000 di stranieri. Lì i flussi sono molto stretti e impostati sul lavoro stagionale e qualificato. E poi, molti possono facilmente diventare cittadini tedeschi. Comunque, 1/6 di quelli che abitano in Germania ha “un passato migratorio”.</p>
<p>Si prevede che l’Italia diventi il primo paese se continua con questi ritmi.</p>
<p>La maggioranza delle <strong>presenze</strong> è al Nord Ovest (31,6) e al Nord Est (26,6).</p>
<p>Le provenienze si sono scombussolate negli ultimi anni: la maggioranza ora viene dall’Europa. Romania (887.000), Albania (466.000), Marocco (431.000), Cina (188.000), Ucraina (194.000), Filippine (123.000), India (105.000), Polonia (105.000), Moldova (105.000), Tunisia (103.000).</p>
<p>Le nuove <strong>nascite</strong> sono state nel 2009 77.000, e si arriverà presto a 100.000, quindi, anche se si chiudessero tutte le frontiere come vuole qualcuno, ci sarebbe comunque un aumento considerevole ogni anno.</p>
<p>Pittau è poi passato a descrivere l’importanza della presenza straniera per il nostro Paese, attraverso una breve analisi demografica. Dal 2000 al 2009, l’età media in Italia è passata da 31,5 a 43,3 anni. Gli ultra 65enni in Italia hanno un&#8217;incidenza del 20% sugli italiani, del 2,2% sulla popolazione straniera.</p>
<p>40% degli immigrati sono addetti a lavori disagiati (di sera, di notte, di domenica).</p>
<p>Comunque, se il trend si mantiene, nel 2050 saranno più di 12 milioni, 1/6 del totale.</p>
<p>“E a questa gente è giusto dare <strong>pari opportunità </strong>- ha concluso &#8211; una giusta accoglienza, altrimenti il nostro Paese, che già va male, andrà sempre peggio, perché chiusura e diffidenza non portano da nessuna parte. Comunque siamo pieni di coppie miste, associazioni miste, programmi culturali misti: l’Italia migliore sta facendo questo, ed è quella che deve vincere.”</p>
<p>Della ricca relazione di <strong>Andrea Stuppini</strong> della Regione Emilia Romagna, sul bilancio contributi/costi degli immigrati, riportiamo l’interessante affermazione che gli immigrati negli ultimi 10 anni hanno dato un contributo fondamentale al risanamento del bilancio nell’INPS. Gli stranieri pagano ogni anno <strong>7,5 miliardi di contributi previdenziali</strong> e, essendo la maggioranza non anziani, non costano quasi nulla, perché già nel 2002 la legge Bossi Fini aveva portato a 65 anni l’età di pensionamento per gli stranieri, uomini e donne. E anche sulle spese sociali incidono pochissimo, proprio per il fatto che sono giovani, perché la maggior parte delle spese di <em>welfare</em> in Italia vanno per pensioni e sanità, quindi per gli anziani.</p>
<p>E’ ora di sfatare anche il mito delle <em>case popolari</em>. Ha chiesto al sindaco di Castello D&#8217;Argile Michele Giovannini: quanti immigrati ci sono qui? L’8%. E quanti stranieri nelle case popolari? 14%. “Ecco, ha ragione la Lega, pensate solo a loro!” Ha scherzato. “In realtà, quando l’80% delle famiglie italiane è proprietaria della casa in cui vive, non è possibile fare un confronto di questo tipo: bisogna tenere conto dei cittadini che sono in affitto, che sono quelli che hanno davvero bisogno della casa popolare. E tutto si ridimensiona.”</p>
<p>“Certo che quanto a miti ce ne sono tanti &#8211; ha confermato il Sindaco. &#8211; Pensi che vengo spesso fermato dai cittadini che mi chiedono: ma è vero che ai servizi sociali vengono tanti stranieri perché ogni volta che si presentano gli date 30 euro?”</p>
<p>Leggende metropolitane nella pianura bolognese…</p>
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