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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; Premio Lux</title>
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		<title>Africa e Mediterraneo &#187; Premio Lux</title>
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		<title>&#8220;Welcome&#8221;, quando una parola resta solo sullo zerbino. Un film di Philippe Lioret</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 13:27:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Elisabetta Degli Esposti Merli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/01/affiche-cine-du-film-welcome-225x300.jpg" alt="affiche-film-welcome" title="affiche-film-welcome" width="225" height="300" class="alignright size-medium wp-image-1249" /><strong>“Welcome”</strong>, <strong>“Benvenuto” </strong>è ciò che troviamo scritto a caratteri cubitali all’ingresso delle nostre città oppure è ciò che leggiamo sugli zerbini davanti alle porte di numerosi appartamenti.</p>
<p>Ed è anche quello che l’Unione Europea dovrebbe dire a quelle persone che si mettono in viaggio, che migrano per dirla con termini più attuali, per sfuggire a situazioni di vita difficilmente sostenibili, come conflitti armati, persecuzioni, carestie o cataclismi naturali (e di cui spesso i paesi industrializzati sono i principali responsabili).<br />
Ma come ci fa intendere il regista francese <strong>Philippe Lioret</strong> questa parola, che è anche il titolo del suo film, non viene né pronunciata così facilemente come si può credere, né diventa una pratica adottata dalle autorità politico-governative, soprattutto alle frontiere nei confronti dei cosiddetti immigrati clandestini.<br />
<strong>“Direttiva del ritorno”</strong> (che promuove il ritorno volontario degli immigrati illegali), <strong>“delitto di solidarietà” </strong>(che punisce chi offre il proprio aiuto a immigrati clandestini) sono alcune delle direttive adottate in Francia (e da numerosi altri <a href="http://www.migreurop.org/article1498.html">paesi Europei</a>) che hanno rinforzato le barriere della <strong>fortezza europea</strong>, ma che causano ogni giorno il maltrattamento, la violazione dei diritti fondamentali e a volte la morte di numerosi stranieri immigrati.</p>
<p>Lioret ci racconta la storia di un giovane rifugiato Curdo in fuga dall’Iraq e diretto in Gran Bretagna. Una storia come ne esistono a centinaia, ma delle quali i media non sono soliti parlare. <strong>Bilal</strong>, questo il nome del ragazzo, dopo aver percorso migliaia di chilometri resta bloccato a <strong>Calais</strong> (Francia): l’unica speranza di raggiungere l’altra sponda della Manica (dove lo attende Mina, la sua fidanzata) è attraversare quel braccio di mare a nuoto.<br />
In questa impresa colossale e disperata lo affianca Simon, istruttore di nuoto in una piscina comunale di Calais. Questo aiuto inizialmente non è disinteressato: Simon, infatti, spera attraverso questo slancio di solidarietà di riconquistare punti agli occhi della ex moglie, impegnata come volontaria nell’assistenza agli immigrati bloccati nella Jungle di Calais e che lo ha spesso accusato di immobilismo e di indifferenza davanti ai drammi della vita.<br />
La vita di Simon, disperato e in crisi, scorre in parallelo a quella di Bilal: la sola differenza è che mentre il ragazzo è disposto ad attraversare chilometri di acque fredde e agitate da forti correnti, l’uomo non è riuscito nemmeno ad attraversare la strada per fermare la donna amata mentre si allontanava da lui.<br />
Ed è cosi che Simon nell’aiutare Bilal aiuta se stesso ad uscire da un buco nero di inerzia. E l’aiuto “interessato” diventa giorno dopo giorno disinteressato, evolve in affetto, compassione e <strong>comprensione</strong> delle necessità dell’altro. E Simon si fa paladino della causa dei <em>sans papiers</em>.</p>
<p>Vincitore del Premio Lux (premio che il Parlamento Europeo assegna a opere cinematografiche che illustrano o si interrogano sui valori costitutivi dell’identità europea, sulla diversità delle culture o sul dibattito sull’integrazione dell’Unione Europea) ha riscosso un enorme successo nelle sale francesi. E speriamo pure in Italia.</p>
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