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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; patrimonializzazione</title>
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		<title>Africa e Mediterraneo &#187; patrimonializzazione</title>
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		<title>Il vudù al cuore del processo di creazione e patrimonializzazione in Bénin</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 09:37:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Musei e patrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[N67]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonializzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Vudu]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/10/Immagine-2-300x213.jpg" alt="Pappagalli" title="Pappagalli" width="300" height="213" class="alignright size-medium wp-image-928" /><strong>Presentazione dell’articolo “Il vudù al cuore del processo di creazione e patrimonializzazione in Bénin” pubblicato sul numero 67 di <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?lingua=en&#038;page=main">Africa e Mediterraneo</a> a firma di  Dominique Juhé Beaulaton, storico che da molti anni lavora sulla storia delle relazioni socio-ambientali in Africa dell’ovest (Togo- Bénin).</strong></p>
<p>Nel sud del Bénin, la produzione artistica contemporanea investe i luoghi di culto vudù e i palazzi dei capi, essendo ereditaria dell’arte di corte dei regni tradizionali del Dahomey, Porto Novo, Ouidah, Allada, conosciuti dagli europei giunti sulla costa del golfo di Guinea. </p>
<p>Ogni corte reale aveva i suoi artisti-artigiani e il potere politico era legato ai poteri religiosi che si manifestavano negli antenati e nelle divinità.<br />
Questi artigiani specializzati costruivano i palazzi e li decoravano ispirandosi ai simboli propri di ciascun re e alle gesta compiute dai guerrieri che si sono succeduti nel corso di questi regni. Allo stesso modo, ogni divinità poteva essere rappresentata attraverso una produzione simbolica iconografica, musicale o materiale concorrente alla sua identificazione e alla sua influenza.<br />
<span id="more-922"></span><br />
Oggi, artigiani locali e artisti di fama mondiale contribuiscono alla rivalutazione culturale di questi luoghi sempre più frequentati dai turisti e al riconoscimento del loro valore patrimoniale da parte dello Stato, quindi dell’UNESCO. </p>
<p>In Bénin si sta verificando uno spostamento nella rappresentazione delle divinità vudù dagli elementi naturali (essenzialmente alberi e formazioni vegetali) al patrimonio edificato e decorato, sempre più monumentale. </p>
<p>Questo trasferimento si inscrive in un contesto caratterizzato da una forte pressione demografica sull’ambiente, che comporta l’abbattimento degli alberi e il dissodamento di oasi forestali, generalmente sacre, per soddisfare il crescente bisogno di legna da ardere e terre coltivabili.</p>
<p>Dopo la trasformazione democratica degli anni ’90, la rivalorizzazione delle religioni tradizionali e del vudù in particolare, ha reso possibile la rivalutazione di numerosi luoghi di culto la cui riattivazione ha favorito lo sviluppo architetturale e artistico, fenomeno particolarmente visibile nella foresta sacra di Ouidah. </p>
<p>Questo processo di costruzione patrimoniale, che integra produzioni artistiche contemporanee, risponde meglio ai criteri di patrimonio culturale occidentale, e le creazioni che ne derivano sono sempre più valorizzate a fini di sviluppo economico, in particolare attraverso il turismo. </p>
<p>Tutte queste trasformazioni sociali si verificano tanto negli ambienti urbani che in quelli rurali, in un contesto politico che vede i poteri tradizionali nuovamente riconosciuti dallo Stato come intermediari con la popolazione. </p>
<p>La “museificazione” dei luoghi di culto, secondo gradi diversi, accompagna questo processo di patrimonializzazione favorendo la ricostruzione di palazzi e santuari, il riconoscimento dei capi “tradizionali” politici e religiosi e, appunto, l’emergere di un patrimonio nazionale, all’interno del quale i siti sacri del vudù occupano un posto di fondamentale valore identitario.</p>
<p>[Foto | Porto-Novo, pittura murale nel tempio di Kissi Holou. Di Juhé Beaulaton]</p>
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