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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; N58</title>
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		<title>Africa e Mediterraneo &#187; N58</title>
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		<title>Il pazzo nell&#8217;immaginario teatrale congolese post-coloniale</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 10:20:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione.]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arti della scena]]></category>
		<category><![CDATA[Congo]]></category>
		<category><![CDATA[N58]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Il pazzo nell’immaginario teatrale congolese post-coloniale&#8221; pubblicato sul numero 58 di Africa e Mediterraneo a firma Gaia Puliero. Negli anni Settanta, in pieno periodo post-coloniale, il teatro africano, e specificamente quello congolese, porta in scena un personaggio che l’Europa aveva accolto nel suo immaginario sin dal Medioevo: il pazzo (fou). Il fou diventa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/09/fue-300x220.jpg" alt="fue" title="fue" width="300" height="220" class="alignright size-medium wp-image-716" /><strong>Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Il pazzo nell’immaginario teatrale congolese post-coloniale&#8221; pubblicato sul numero <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&#038;c=5">58 di <em>Africa e Mediterraneo</em></a> a firma Gaia Puliero.</strong></p>
<p>
Negli anni Settanta, in pieno periodo post-coloniale, il teatro africano, e specificamente quello congolese, porta in scena un personaggio che l’Europa aveva accolto nel suo immaginario sin dal Medioevo: il pazzo (<em>fou</em>). Il <em>fou</em> diventa il tema ricorrente e strutturante della letteratura africana degli anni 1930-50.</p>
<p>Dall&#8217;analisi di alcune opere teatrali della tradizione post-coloniale africana, tra cui&nbsp; <i>Tarentelle noire et&nbsp; diable blanc </i>di Sylvain Bemba e <i>Le diable àla longue queue</i> di Maxime N&#8217;debeka, emergono alcuni tratti che, secondo l&#8217;autrice, rendono la figura del pazzo del teatro africano peculiare rispetto a quella europea.</p>
<p>Lo scarto fondamentale tra il pazzo rappresentato dalla tradizione teatrale occidentale e quello africano risiede soprattutto nel diverso ruolo riconosciuto alla follia. Nel teatro post-coloniale africano la follia non è una tappa del percorso formativo dell’eroe, come in Occidente, né uno stato passeggero e funzionale alla sua realizzazione personale; non interviene come fenomeno esteriore ma si incarna nel personaggio come condizione permanente e tipizzante.<br />
<span id="more-715"></span></p>
<p>La letteratura africana fa inoltre del <em>fou</em> il portavoce della critica alla colonizzazione. La parola del pazzo è il risultato della violenza coloniale, l’espressione di un’emarginazione sociale, il grido del disadattato: come se attraverso questo linguaggio essa traducesse la voce dei demoni interiori di tutti i personaggi; la follia si incarica di rendere visibili dei propositi che sono e restano inascoltati. </p>
<p>Non solo. Il <em>fou</em> è portavoce di un’altra follia, quella provocata dall’Europa. Sulla scia de <i>L&#8217;aventure ambigue </i>di C.H Kane- romanzo guida uscito nel 1961- questo filone del tea racconta l’irriducibile contrasto tra Europa e Africa, e il malessere incurabile che colpisce chi, dopo anni di esilio occidentale, rientra nella sua terra. L’africano che si confronta con quel viaggio impazzisce e perde ogni riferimento.</p>
<p>L’articolo sostiene che, forse, il <em>fou</em> è l’unico ponte fra Africa ed Europa in seguito all’esperienza coloniale. Egli, espressione suprema della differenza, assume in sé i simboli e i tabù delle due società, traducendo un <em>malaise</em> che le avvicina. Sola espressione libera in un contesto sordo alla differenza, spazio onirico e maschera bifronte di reale e assurdo, la parola del pazzo appare l’unico modo di dire l’indicibile e di esprimere l’inesprimibile, linguaggio universale in un mondo che insegue l’ordine ma scivola inconsciamente nella follia.</p>
<p>[foto: Bukkie Opebiyi, Lunch break, Another World Bamako]</p>
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		<title>Drop out scolastico, il progetto &#8220;Provaci ancora Sam!&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 14:13:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione.]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Educazione interculturale]]></category>
		<category><![CDATA[abbandono scolastico]]></category>
		<category><![CDATA[drop out]]></category>
		<category><![CDATA[N58]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Provaci ancora Sam! Un progetto di contrasto al drop out scolastico&#8221; pubblicato sul numero 58 di Africa e Mediterraneo. Il drop out scolastico è un fenomeno pluridimensionale che va oltre il contesto scolastico stesso. La dimensione culturale e relazionale occupano un ruolo importante, le cause del abbandono riguardano sia la scuola, ma anche [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Provaci ancora Sam! Un progetto di contrasto al drop out scolastico&#8221; pubblicato sul <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&#038;c=5">numero 58 di <em>Africa e Mediterraneo</em></a>.</strong></p>
<p>Il drop out scolastico è un fenomeno pluridimensionale che va oltre il contesto scolastico stesso. La dimensione culturale e relazionale occupano un ruolo importante, le cause del abbandono riguardano sia la scuola, ma anche i &#8220;luoghi di vita&#8221; e la socialità dell&#8217;adolescente. Prevenzione e recupero sono azioni possibili solo quando questi i due mondi si avvicinano. </p>
<p>L&#8217;articolo esamina la storia e il caso del progetto &#8220;Provaci ancora Sam!&#8221;, laboratorio extrascolastico nato nel 1989 a Torino, rivolto ai pluribocciati che devono affrontare l&#8217;esame di terza media. Se in principio ad usufruire del progetto erano quasi esclusivamente ragazzi italiani, nel corso degli anni la percentuale si è invertita a favore degli stranieri, generando una prospettiva interculturale. </p>
<p>Il fattore che determina il successo del laboratorio è soprattutto la capacità di garantire &#8220;continuità&#8221; su tre livelli: continuità scuola-extrascuola, continuità formativa, continuità relazionale.<br />
Oltre ad esaminare gli elementi teorici della sperimentazione, l&#8217;articolo offre la testimonianza di un rapporto educatore/studenti.<br />
Obiettivo del progetto, oggi riconosciuto dal ministero dell&#8217;Istruzione, è quello di diventare un&#8217;organizzazione complementare alla scuola, istituzionalmente riconosciuta. </p>
<p>Link: <a href="http://www.comune.torino.it/provacisam/">Provaci ancora Sam!</a>, il sito del progetto. </p>
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