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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; Mozambico</title>
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		<title>Africa e Mediterraneo &#187; Mozambico</title>
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		<title>Il Mozambico patrimonio dell&#8217;umanità, i problemi della valorizzazione turistica</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 08:18:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione.]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Convenzione per la Protezione del Patrimonio culturale e naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Mozambico]]></category>
		<category><![CDATA[N65-66]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentazione dell’articolo “Patrimonializzazione e processo di valorizzazione turistica nell’Africa contemporanea” pubblicato sul numero 65-66 di Africa e Mediterraneo a firma di Maria Ângela Penicela Nhambiu Kane, di nazionalità mozambichiana, docente di Antropologia dello sviluppo e e della trasformazione sociale presso l&#8217;Università del Sussex. Il Mozambico, dopo pochi anni dalla sua costituzione, ha ratificato la Convenzione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_426" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/07/mozambico6-300x225.jpg" alt="Giardino della memoria a ricordo della schiavitù. Foto di Elisa Magnani" title="mozambico6" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-426" /><p class="wp-caption-text">Giardino della memoria a ricordo della schiavitù. Foto di Elisa Magnani</p></div><strong>Presentazione dell’articolo “Patrimonializzazione e processo di valorizzazione turistica nell’Africa contemporanea” pubblicato sul numero <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&#038;c=5">65-66 di <em>Africa e Mediterraneo</em></a> a firma di Maria Ângela Penicela Nhambiu Kane, di nazionalità mozambichiana, docente di Antropologia dello sviluppo e e della trasformazione sociale presso l&#8217;Università del Sussex.<br />
</strong><br />
Il Mozambico, dopo pochi anni dalla sua costituzione, ha ratificato la <a href="http://www.sitiunesco.it/index.phtml?id=39">Convenzione per la Protezione del Patrimonio culturale e naturale</a>, rendendosi eleggibile ad ospitare beni culturali e naturali classificati come patrimonio dell’umanità. </p>
<p>Nel 1991, l’Isola di Mozambico diventa quindi “Sito patrimonio dell’umanità”, portando così il governo mozambicano a impegnarsi, sia a livello centrale che locale, nell’elaborazione di strumenti legali e tecnici, frutto del lavoro multidisciplinare nazionale e internazionale, volti a creare le condizioni necessarie alla riabilitazione dell’Isola nel suo complesso.</p>
<p>L’inclusione dell’Isola di Mozambico nella lista del Patrimonio mondiale è dovuta al fatto di riconoscere l’Isola come patrimonio di tutti e non solo dei Mozambicani. Infatti, benché territorialmente mozambicana, essa costituisce un esempio chiaro e vivo dell’idea di patrimonio come costruzione permanente, in evoluzione e creata attraverso l’incontro tra culture diverse e concatenate, che le conferiscono una propria peculiare identità insita nella memoria e nel presente dei suoi abitanti.<br />
<span id="more-429"></span><br />
Diverse sono state le iniziative, nazionali e internazionali, ideate per garantire che l’Isola di Mozambico fosse realmente un patrimonio dell’Umanità in grado di competere con entità simili disseminate nel resto del mondo, e volte a rendere la sua condizione un fattore di attrazione turistica da cui possano emergere benefici sia per chi vi abita che per il resto del Paese. </p>
<p>Molte di queste iniziative sono rimaste per diverse ragioni sogni sulla carta e progetti più o meno realizzabili che spesso non si sono tradotti in azioni sostanziali dotate della forza sufficiente a combattere l’assoluta povertà del Paese. Il progetto di cooperazione tra l’Isola di Mozambico e la città di Bergen, avviato nel 1995, è una delle iniziative che ha condotto all’elaborazione di una strategia sostanziale di valorizzazione e salvaguardia dell’Isola: il Piano Strategico per la Gestione del Patrimonio edificato sull’isola di Mozambico (2005-2010). </p>
<p>L’articolo presenta il documento, inquadrandolo nella problematica più generale del processo di patrimonializzazione e valorizzazione turistica nell’Africa contemporanea. L’articolo documenta parte dell’esperienza accumulata dal Ministero della cultura della Repubblica Mozambicana che sin dall’indipendenza ha avuto coscienza dell’importanza storica di questo luogo e della necessità di preservarlo dal degrado e di valorizzarlo attraverso un Programma Integrale di Riabilitazione e Sviluppo umano sostenibile, composto da tre aspetti: sviluppo sociale, restauro materiale e progetto ambientale. </p>
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		<title>Cultura e sviluppo con i tessuti tinti a mano</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jun 2009 12:30:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sandra Federici]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Industrie culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Cartoline da Maputo]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[Mozambico]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è un interessante progetto che è esposto qui al campo, il “Centro de artes Paulo Mabuno”. Si tratta della realizzazione di tessuti (sciarpe, borse, tovagliette e capulane cioè parei), di carte fatte a mano e di ceramiche da parte di giovani orfani o socialmente deboli a causa dell’AIDS. I ragazzi, che vivono in zone rurali, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/06/esposizione.jpg" rel="lightbox[288]"><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/06/esposizione-300x224.jpg" alt="esposizione" title="esposizione" width="300" height="224" class="alignright size-medium wp-image-291" /></a>C’è un interessante progetto che è esposto qui al <a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/tag/cartoline-da-maputo/">campo</a>, il <strong>“Centro de artes Paulo Mabuno”</strong>. Si tratta della realizzazione di tessuti (sciarpe, borse, tovagliette e capulane cioè parei), di carte fatte a mano e di ceramiche da parte di giovani orfani o socialmente deboli a causa dell’AIDS. I ragazzi, che vivono in zone rurali, sono formati all’esercizio della professione in modo che abbiano un reddito, autonomia e un reinserimento sociale. I prodotti sono venduti in un negozio all’aeroporto e in alberghi di lusso. Una percentuale delle vendite è destinata a un fondo per la realizzazione di formazione e sensibilizzazione sul <strong>tema della salute</strong> nella comunità.</p>
<p>I <strong>tessuti</strong> e i disegni sono bellissimi, sono esposti qui al campus, ma non è facile comprarli. Non costano neanche pochissimo, ma sono fatti a mano, ed è questo il loro valore. Nello stand di fronte ci sono orribili magliette importate dalla Cina Popolare e stampate con scritte tipo Mozambique, e vestiti all’africana cuciti dalle donne ma con stoffe sintetiche sempre cinesi.</p>
<p>Dunque, ho dovuto faticare per convincere il responsabile della vendita a vendermi una capulana che mi piaceva, perché era della nuova collezione e non me la voleva vendere. Alla fine me l’ha venduta, e con prezzo abbastanza alto. Ci sono anche bellissime carte, quaderni e tovagliette tessute a mano.<br />
Il progetto è sostenuto dalla fondazione di <strong>Graça Machel</strong>, vedova del presidente Samora e attuale moglie di Nelson Mandela.</p>

<a href='https://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/cultura-e-sviluppo-con-i-tessuti-tinti-a-mano/esposizione/'><img width="150" height="150" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/wp-content/uploads/2009/06/esposizione-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="esposizione" /></a>
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