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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; moussems</title>
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		<title>La valorizzazione dei villaggi forticati e delle feste popolari in Algeria</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 11:01:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione.]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Turismo]]></category>
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		<category><![CDATA[patrimonio culturale immateriale]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/07/Sfissifa-300x194.jpg" alt="Sfissifa" title="Sfissifa" width="300" height="194" class="alignright size-medium wp-image-474" /><strong>Presentazione dell’articolo “Costruire il patrimonio in Algeria: la valorizzazione degli ksour (qsûr) e dei wacdat (moussems) nel Sud Oranais” pubblicato sul numero <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&#038;c=5">65-66 di <em>Africa e Mediterraneo</em></a> a firma di Sandra Guinand &#8211; politologa e urbanista, Università di Losanna &#8211; e Yazid Ben Hounet dottore di antropologia sociale, EHESS/Paris.</strong></p>
<p>Da qualche anno l’Algeria è impegnata a perseguire una politica di valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale segnatamente a fini turistici. </p>
<p>Gli ksour, villaggi fortificati tradizionali del Sahara e della catena dell’Atlante Sahariano, situati lungo le antiche rotte commerciali transahariane, sono stati oggetto di un recente processo di restaurazione e riabilitazione su larga scala; i wacdat (sg. wacda), feste popolari che si tengono per celebrare i santi locali, si moltiplicano, attirando sempre più persone a testimoniare la loro rinascita. </p>
<p>Questo articolo, a partire dall’esempio degli ksour e degli wacdat del Sud Oranais, si propone di indagare le ragioni e le condizioni di una valorizzazione del patrimonio secondo i differenti attori, per capire in che modo si costruisca l’oggetto patrimoniale in Algeria. </p>
<p>In seguito all’indipendenza (1962), tramite un’ordinanza, il nuovo Stato algerino integra nel proprio patrimonio nazionale gli oggetti inventariati dalla Francia (siti e monumenti storici). La prima definizione ufficiale di “patrimonio culturale” del paese e delle misure assunte in sua difesa, verrà tuttavia formulata solo nel 1998 attraverso una legge che include il patrimonio culturale immateriale nell’insieme dei beni materiali da proteggere.</p>
<p>Al di là del suo riconoscimento politico, la questione patrimoniale partecipa di una dimensione simbolica che crea tensioni e conflitti. Infatti, il patrimonio, in quanto héritage, è necessariamente portatore di un’identità collettiva che tuttavia non si crea automaticamente. </p>
<p>Costruita, ricostruita o negoziata, essa è anche continuamente ridefinita. Le stesse modalità che definiscono e attribuiscono valore a ksour e wacdat sono sfruttate, tanto dagli attori locali che dalle autorità politiche, affinché veicolino alcuni aspetti della cultura e dell’identità locale e nazionale. Se il patrimonio ha un interesse turistico è perché al di là dei valori classici che lo caratterizzano, le società contemporanee gli hanno attribuito un valore economico senza precedenti. </p>
<p>Diversi Stati e autorità politiche hanno saputo trarne profitto. Basti pensare al caso della Tunisia che ha saputo valorizzare il proprio artigianato, l’architettura delle medine e il carattere dei propri souk per sviluppare un turismo che attualmente riveste un ruolo non trascurabile nell’economia nazionale del paese. </p>
<p>Tuttavia, nonostante il processo di patrimonializzazione dei siti sembri guidato prevalentemente da un interesse di sviluppo economico, vi intervengono diversi fattori, di ordine finanziario, politico e identitario.</p>
<p>[Foto: Sfissifa, di Sandra Guinand]</p>
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