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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; lussu</title>
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		<title>Africa e Mediterraneo &#187; lussu</title>
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		<title>La morte di Wangari Maathai: una donna e i semi dell’utopia</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 14:36:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[africaemediterraneo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di Sandra Federici]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/09/Wangari_Maathai_portrait_by_Martin_Rowe.jpg" rel="lightbox[4425]"><img class="alignleft size-full wp-image-4427" title="Wangari_Maathai_portrait_by_Martin_Rowe" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/09/Wangari_Maathai_portrait_by_Martin_Rowe.jpg" alt="" width="175" height="233" /></a>Qualcuno dice di aver messo fuori la bandiera della pace, qualcun altro che pianterà degli alberi in suo onore, una donna dice di essere diventata più forte grazie al suo esempio, e tanti, quasi tutti, la chiamano “mama”. Infiniti sono i messaggi di cordoglio sulla pagina facebook di Wangari Maathai, e tanti gli “emoticons” o “faccine gialle” con gli occhi tristi o le lacrime postati sui forum di discussione come il kenyano <a href="http://www.wazua.co.ke/forum.aspx?g=posts&amp;t=15172" target="_blank">wazua.co.ke</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Docente di veterinaria e ambientalista, Wangari Maathai, kenyana, è stata la prima donna africana ad avere ricevuto il Premio Nobel per la pace. Il 25 settembre, a 71 anni, è morta dopo una lunga battaglia contro il cancro</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2004 aveva ricevuto il riconoscimento del Nobel per il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace. Ma proprio questo impegno le è costato violenze, persecuzioni e persino il carcere.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-4425"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1977 aveva fondato il <a href="http://greenbeltmovement.org/index.php" target="_blank">Green Belt Movement</a>, con la missione di mobilitare la coscienza delle comunità, usando il rimboschimento come argomento base, per ottenere l’autodeterminazione, la giustizia, il miglioramento delle condizioni di vita e della sicurezza, e per il rispetto dell’ambiente. Con il suo movimento, la “signora degli alberi” aveva piantato più di 45 milioni di alberi in Kenya, per incrementare le aree forestali e restaurare l’ecosistema originario.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla propria home page il Green Belt Movement scrive: «La sua partenza prematura è una grandissima perdita per tutti noi che la conoscevano, come una madre, una parente, una compagna di lavoro, una collega, un modello e un&#8217;eroina per coloro che hanno ammirato la sua determinazione a rendere il mondo un ambiente più tranquillo, più sano e un posto migliore ».</p>
<p style="text-align: justify;">Maathai ha donato al mondo ottimismo, onestà, concretezza e intelligenza, lavorando a livello locale, nella sua terra, e nel panorama internazionale, senza paura che il suo messaggio fosse considerato utopistico.</p>
<p style="text-align: justify;">Anzi, adesso che ci penso, la citazione più giusta per ricordarla è proprio un brano di una poesia di un’altra grande attivista per la pace, l’ambiente, i diritti delle donne: Joyce Lussu. È “L’utopia”, un lungo testo in cui le speranze sono semi, alberi, foglie… che dobbiamo fare crescere in maniera quasi infestante. Penso proprio che questa poetica esortazione a una concretezza “vegetale” sarebbe piaciuta a WangariMaathai.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>L’utopia non è un’illusione</em></p>
<p><em>un sogno</em></p>
<p><em>una fantasia</em></p>
<p><em>lanciata nell’impossibile.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>L’utopia è un progetto</em></p>
<p><em>l’invenzione di un possibile</em></p>
<p><em>all’interno di una realtà</em></p>
<p><em>quotidiana</em></p>
<p><em>non ancora realizzato</em></p>
<p><em>ma che forse si realizzerà.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Il seme dell’utopia</em></p>
<p><em>non fa nascere un albero solo</em></p>
<p><em>altissimo e robusto</em></p>
<p><em>come la sequoia o l’ontano</em></p>
<p><em>che dominano il paesaggio</em></p>
<p><em>e si vedono da lontano</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Il seme dell’utopia</em></p>
<p><em>è tanti semi</em></p>
<p><em>sparsi qua e là</em></p>
<p><em>non si sa bene dove</em></p>
<p><em>qualcuno crescerà</em></p>
<p><em>qualche altro si seccherà</em></p>
<p><em>aggredito dalla bufera o dalla siccità.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Noi tutti così diversi,</em></p>
<p><em>noi tutti così uguali, possiamo forse aiutare a crescere</em></p>
<p><em>arbusti cespugli e boccioli</em></p>
<p><em>sparsi qua e là,</em></p>
<p><em>un giorno o l’altro ci daranno</em></p>
<p><em>fiori e frutti</em></p>
<p><em>per tutti</em></p>
<p><em>di mille forme e di mille colori.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Li raccoglieremo con grandi feste</em></p>
<p><em>in mazzi e ceste,</em></p>
<p><em>li appenderemo nei recinti</em></p>
<p><em>di etnie e di nazionalismi</em></p>
<p><em>artificiali</em></p>
<p><em>al posto delle armi micidiali</em></p>
<p><em>così care ai militari,</em></p>
<p><em>al posto di fasci di tratte e di cambiali,</em></p>
<p><em>così care agli usurai,</em></p>
<p><em>al posto di veleni globalizzati</em></p>
<p><em>che ci vendono ai supermercati</em></p>
<p><em>sostituendo alle chiusure</em></p>
<p><em>cancelli senza serrature.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>(…)</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Ho aperto la finestra</em></p>
<p><em>e ho visto seduto sul marciapiede</em></p>
<p><em>un bimbo marocchino</em></p>
<p><em>figlio di un mio vicino</em></p>
<p><em>che si esercitava in italiano</em></p>
<p><em>ripetendo ad alta voce</em></p>
<p><em>sul ritmo dei versetti del Corano</em></p>
<p><em>un vecchio adagio toscano</em></p>
<p><em>finale delle favole</em></p>
<p><em>stretta la foglia</em></p>
<p><em>larga la via</em></p>
<p><em>dite la vostra</em></p>
<p><em>che ho detto la mia.</em></p>
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