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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; Ken Saro-Wiwa</title>
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		<title>Africa e Mediterraneo &#187; Ken Saro-Wiwa</title>
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		<title>10/11/2010- L&#8217;esecuzione di Ken Saro-Wiwa: la distruzione di una bellissima testa</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 12:45:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sandra Federici]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di Sandra Federici]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda cultura novembre 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Delta del Niger]]></category>
		<category><![CDATA[disastri ecologici]]></category>
		<category><![CDATA[Foresta di Fiori]]></category>
		<category><![CDATA[Ken Saro-Wiwa]]></category>
		<category><![CDATA[Nigeria]]></category>
		<category><![CDATA[Ogoni]]></category>
		<category><![CDATA[Sozaboy]]></category>

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		<description><![CDATA[Evento: Ti ricordi di Ken Saro-Wiwa? Dove: Brancaleone, via Levanna 11, Roma. Quando: Mercoledi 10 novembre 2010, ore 20. Informazioni: Il 10 novembre 1995 il regime militare nigeriano, nonostante le pressioni internazionali, impiccò lo scrittre Ken Saro-Wiwa. Era uno scrittore molto prolifico e popolare nel suo paese, e si era impegnato come ambientalista e attivista [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/11/email_view_related.jpg" rel="lightbox[3475]"><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/11/email_view_related-150x150.jpg" alt="email_view_related" title="email_view_related" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-3476" /></a><strong>Evento:</strong> Ti ricordi di Ken Saro-Wiwa?</p>
<p><strong>Dove: </strong> Brancaleone, via Levanna 11, Roma.</p>
<p><strong>Quando: </strong> Mercoledi 10 novembre 2010, ore 20.</p>
<p><strong>Informazioni:</strong> Il 10 novembre 1995 il regime militare nigeriano, nonostante le pressioni internazionali, impiccò lo scrittre Ken Saro-Wiwa. Era uno scrittore molto prolifico e popolare nel suo paese, e si era impegnato come ambientalista e attivista per la difesa dei diritti umani, diventando leader del MOSOP (Movimento per la Salvaguardia del Popolo Ogoni) movimento che si batteva per difendere gli Ogoni contro i disastri ecologici causati dalle compagnie petrolifere.</p>
<p>Con quell&#8217;impiccagione, il regime nigeriano non si rese responsabile solo di una ignobile violazione dei diritti umani e della libertà del popolo Ogoni di difendere la propria vita e la propria terra. Spegnendo quella vita, togliendo ossigeno a quello straordinario cervello, hanno distrutto un bene prezioso, fonte di orgoglio per la Nigeria. Hanno soppresso una delle più alte voci della letteratura africana, un grande che ha dato tanto al patrimonio letterario mondiale e che chissà cosa ancora avrebbe potuto dare.</p>
<p>Ho amato molto &#8220;Foresta di Fiori&#8221;, la raccolta di racconti pubblicata da Edizioni Socrates nel 2004, dove la società nigeriana sia rurale che urbana viene raccontata con ironia e amarezza, con una prosa diretta e incisiva che sembra non lasciare molte speranze a miglioramenti o rinnovamenti dall&#8217;interno. Anche le figure positive, che vedono e cercano di resistere o di cambiare le cose, escono sconfitte. Ricordo che leggendolo ho pensato: per forza la gente fa di tutto per emigrare. Hanno un bel da dire &#8220;sviluppatevi, prendete l&#8217;iniziativa, lavorate 12 ore al giorno come un piccolo imprenditore italiano, e vedrete&#8230;&#8221; Ma chi ci ci può riuscire in quelle condizioni di corruzione, povertà civile, strapotere delle autorità? Questo ci diceva Saro-Wiwa, senza perdere tempo in vittimismi o stereotipate accuse all&#8217;Occidente. Lui si rivolgeva agli africani: delle élite e non, cercando di spingerli a prendersi le loro responsabilità.</p>
<p>Copio qui un brano del racconto &#8220;E giù, le stelle&#8221;, che mi sembra emblematico di questa situazione di impotenza e solitudine di chi è consapevole della situazione e vuole lottare per migliorarla.</p>
<p><em><em>Quella mattina Ezi arrivò agli uffici del ministero degli Affari esteri con quarantacinque minuti di ritardo. Fu uno dei primi a entrare. L&#8217;ascensore non funzionava; ancora una di quelle interminabili interruzioni di corrente &#8211; una peculiarità della nazione. Dovette fare a piedi le scale buie e sporche fino all&#8217;ottavo piano, dove si trovava il suo ufficio. Salì lentamente, sforzandosi di ignorare la sporcizia delle scale, che non venivano pulite da mesi: i muri erano senza pittura e pieni di graffiti e ogni pianerottolo era cosparso di schizzi di cataro. Si sentì sollevato quando alla fine raggiunse l&#8217;ottavo piano. (&#8230;)<br />
Eliza, la dattilografa, stava mangiando rumorosamente su un piatto smaltato. La stanza era impregnata dell&#8217;odore di peperoncino, olio di palma rossa e cipolle. Ezi trattenne il respiro per un  secondo.<br />
&#8220;Eliza?&#8221;<br />
&#8220;Signore&#8221; rispose.<br />
&#8220;Sarebbe meglio che spruzzassi un po&#8217; di deodorante appena finisci di fare colazione. Sarei più contento se consumassi i tuoi pasti a casa tua o nella mensa del personale&#8221;.<br />
&#8220;Sì, signore&#8221; rispose e mise via la colazione senza averla terminata. Ezi andò a grandi passi nella stanza adiacente, che era il suo ufficio.<br />
Non appena si mise seduto, sentì Eliza mormorare sottovoce parole che non riusciva a capire. E la risata sommessa di Ade. Aggrottò le sopracciglia. Loro pensavano che fosse pedante, fosse scemo. Lo sapeva benissimo. (&#8230;)<br />
Mise la ventiquattrore sul tavolo e si guardò intorno. L&#8217;ufficio era pulito e ben tenuto. A veva sempre insistito che fosse pulito in modo impeccabile. Aveva perfino mostrato come spolverare la stanza ad Abel, il quale non sembrava aver gradito molto: troppo lavoro. Oltretutto, nessun altro in tutto il palazzo si interessava minimamente alla pulizia del proprio ufficio. Ezi voleva dare a vedere di essere diverso: questo pensava Abel e lo aveva detto ai suoi colleghi. Più di uno aveva detto a Ezi che la sua mania per l&#8217;ordine era considerata una malattia. Ma a lui non importava. La sua stanza era un rifugio, un rifugio dalla sporcizia delle scale, dalla puzza dell&#8217;ascensore, dal degrado dell&#8217;edificio.</em></em></p>
<p>Mercoledi 10 novembre a Roma un evento celebrativo ricorderà l&#8217;anniversario dell&#8217;impiccagione dello scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa, autore di Sozaboy, avvenuta nel 1995 ad opera del regime militare di allora. L&#8217;iniziativa vuole riportare alla memoria il coraggio civile e la generosità di uno straordinario artista e intellettuale che denunciò lo scempio dell&#8217;ecosistema del Delta del Niger  a causa dello sfruttamento petrolifero selvaggio. </p>
<p>Sandra Federici</p>
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		<title>Le parole di Obama in Ghana, c’è chi le aveva già dette</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 11:16:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sandra Federici]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di Sandra Federici]]></category>
		<category><![CDATA[Ahmadou Kourouma]]></category>
		<category><![CDATA[Ghana]]></category>
		<category><![CDATA[Ken Saro-Wiwa]]></category>
		<category><![CDATA[Nuruddin Farah]]></category>
		<category><![CDATA[Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Soni Labou Tansi]]></category>
		<category><![CDATA[Wole Soyinka]]></category>

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		<description><![CDATA[Tanto per cominciare, ha detto che nelle sue vene scorre sangue africano, e che in lui si uniscono la tragedia e la vittoria dell’Africa. La tragedia appartiene soprattutto al nonno, un keniano che lavorava come “boy” per i colonialisti britannici, e che fu imprigionato perché lottava contro il colonialismo. Ha precisato che non era un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Tanto per cominciare, ha detto che nelle sue vene scorre sangue africano, e che in lui si uniscono la <strong>tragedia e la vittoria dell’Africa</strong>. La tragedia appartiene soprattutto al nonno, un keniano che lavorava come “boy” per i colonialisti britannici, e che fu imprigionato perché lottava contro il colonialismo. Ha precisato che non era un grande eroe (“era nella periferia della lotta di liberazione del Kenya”), per dire che era un uomo comune che faceva la sua parte. Un primo messaggio.</p>
<p>Nella vita di suo nonno, ha continuato, “il colonialismo non è stato solo la creazione di un confine innaturale o condizioni ingiuste per il commercio, è stato qualcosa di sperimentato personalmente, giorno dopo giorno, anno dopo anno.” Il che equivale a dire: so di cosa parlo.<br />
E anche la storia di suo padre, da pastore in un villaggio a studente in una università americana, è emblematica di un momento di grandi speranze per l’Africa.</p>
<p>Insomma, a Barack appartiene la vittoria, ma anche la tragedia, perché ha vinto risalendo da una situazione personale e famigliare estremamente sfavorevole, in una epopea entusiasmante che tutti conosciamo.</p>
<p>Dopo questo inizio, azzeccatissimo per tagliare le gambe a ogni contestazione, ha pronunciato una serie di <strong>constatazioni chiare e coraggiose</strong>, che il discorso terzomondista non si azzarda mai a fare emergere.</p>
<p>Le parole di Obama sono state accolte come incredibilmente nuove, ma io le avevo già sentite tante volte. Le hanno dette Soni Labou Tansi, Ahmadou Kourouma, Nuruddin Farah, Ken Saro-Wiwa, Wole Soyinka nei loro romanzi e racconti pubblicate soprattutto negli anni 80. Le hanno scritte chiaramente, senza nessun distinguo o premessa o captatio benevolentiae. Africani che parlavano agli Africani e denunciavano che la responsabilità dei mali presenti dei loro paesi era degli Africani che avevano potere (un qualsiasi straccio di potere: politico, poliziesco, economico…) e lo usavano per il loro vantaggio invece che per quello del popolo.</p>
<p>Ma incredibilmente questo punto di vista non è mai passato nel discorso corrente sulla situazione del continente africano. E questo ha avuto conseguenze gravissime nella presa di <strong>responsabilità</strong> concreta da parte delle <em>élite</em> africana.<br />
Adesso che è uscito dalla bocca di Obama, forse le cose cambieranno… Intanto, appaiono improvvisamente decrepite le star degli aiuti Bob Geldof e Bono Vox.</p>
<p>Faccio qui solo un elenco dei concetti espressi da Obama, come promemoria.<br />
<span id="more-433"></span><br />
Ma prima devo dire che queste cose, oltre ai grandi scrittori, le hanno espresse, con ironia o amarezza, anche tanti <strong>fumettisti</strong> che hanno mandato le loro storie al Premio Africa e Mediterraneo per il migliore fumetto inedito di autore africano. Penso a Al’ Mata del Congo R.D., Faustin Titi e Amanvi della Costa d’Avorio, Kola Fayemi della Nigeria, KanAd del Togo, Chrisany del Camerun…</p>
<p><strong>I concetti chiave del discorso di Obama ad Accra:</strong></p>
<li>Basta dare la colpa al colonialismo, diciamo chiaro quando la colpa è dei politici africani corrotti.<br />
(It is easy to point fingers, and to pin the blame for these problems on others. Yes, a colonial map that made little sense bred conflict, and the West has often approached Africa as a patron, rather than a partner. But the West is not responsible for the destruction of the Zimbabwean economy over the last decade, or wars in which children are enlisted as combatants. In my father’s life, it was partly tribalism and patronage in an independent Kenya that for a long stretch derailed his career, and we know that this kind of corruption is a daily fact of life for far too many.)</li>
<li>
No al vittimismo fatalista, le buone pratiche ci dicono che “è possibile”.<br />
(Here in Ghana, you show us a face of Africa that is too often overlooked by a world that sees only tragedy or the need for charity.)</li>
<li>
Il Ghana è un modello,  ci dimostra che la democrazia “conviene”.<br />
(The people of Ghana have worked hard to put democracy on a firmer footing, with peaceful transfers of power even in the wake of closely contested elections. And with improved governance and an emerging civil society, Ghana’s economy has shown impressive rates of growth.)</li>
<li>
Dopo le illusioni delle Indipendenze, concentrate in eroi-simbolo, sono arrivate le delusioni. Adesso è il momento della concretezza responsabile di ogni singolo cittadino africano.<br />
(…we have learned that it will not be giants like Nkrumah and Kenyatta who will determine Africa’s future. Instead, it will be you – the men and women in Ghana’s Parliament, and the people you represent. Above all, it will be the young people – brimming with talent and energy and hope – who can claim the future that so many in my father’s generation never found.)</li>
<li>
Lo sviluppo dipende dal buon governo, e solo Africani ne hanno la responsabilità.<br />
(Development depends upon good governance. … That is the change that can unlock Africa’s potential. And that is a responsibility that can only be met by Africans.)</li>
<li>
La povertà non è solo mancanza di cibo, la povertà è impossibilità di esprimere le proprie capacità, di realizzarsi nella libertà, di aprire un business senza corruzione, di non essere in balia del potere. Sono i concetti di Amartya Sen.<br />
(Repression takes many forms, and too many nations are plagued by problems that condemn their people to poverty. No country is going to create wealth if its leaders exploit the economy to enrich themselves, or police can be bought off by drug traffickers. No business wants to invest in a place where the government skims 20 percent off the top, or the head of the Port Authority is corrupt. No person wants to live in a society where the rule of law gives way to the rule of brutality and bribery.)</li>
<li>
I dinosauri al potere in tanti stati da decenni saranno sconfitti dalla storia.<br />
(… history is on the side of these brave Africans, and not with those who use coups or change Constitutions to stay in power. Africa doesn’t need strongmen, it needs strong institutions.)</li>
<li>
La corruzione, che colpisce la vita quotidiana dei cittadini, è un punto chiave.<br />
(As we provide this support, I have directed my Administration to give greater attention to corruption in our Human Rights report. People everywhere should have the right to start a business or get an education without paying a bribe.)</li>
<li>
Trade, not aid, ma che ci guadagnino tutti, anche le imprese medio-piccole. Così gli africani potranno realizzare i loro sogni in Africa, senza andarsene.<br />
(… history shows that countries thrive when they invest in their people and infrastructure; when they promote multiple export industries, develop a skilled workforce, and create space for small and medium-sized businesses that create jobs.  …<br />
With strong institutions and a strong will, I know that Africans can live their dreams in Nairobi and Lagos; in Kigali and Kinshasa; in Harare and right here in Accra. ) </li>
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