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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; Francesco Maria Feltri</title>
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		<title>Rapporti tra culture. Una storia di malintesi e… fake news</title>
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		<pubDate>Tue, 23 May 2017 11:56:56 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Appunti di Sandra Federici]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Bufale e <em>hate speech</em>, affermazioni inverosimili e polemiche: come sappiamo, il panorama mediatico è invaso da un’aggressività inquietante che disorienta e, anche, spaventa un po’. Tra le forme di resistenza alla superficialità <em>on-line</em> che si vedono emergere sempre più, abbiamo conosciuto l’associazione “<strong>Gli incontri di Sant’Antonino</strong>”. Attiva da circa due anni nella divulgazione culturale, affronta temi attuali secondo approcci diversi: storici, filosofici, antropologici, teologici. I partecipanti agli incontri – rigorosamente <em>off-line</em> e cioè reali – approfondiscono le ragioni dei problemi attuali, cercando di delineare scenari futuri. Il gruppo si riunisce presso l’antica dimora Sgaravatti di Sant’Antonino (Casalgrande, RE). Non c’è appartenenza politica o religiosa, solo l’interesse ad approfondire e a dialogare. Mettendoci tempo, pensiero, curiosità. Il tema di <strong>domenica 7 maggio</strong>, ad esempio, è stato: <strong>“Rapporti interculturali. Una storia di malintesi”</strong>.</p>
<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2017/05/2.jpg" rel="lightbox[7861]"><img class="alignnone  wp-image-7913" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2017/05/2.jpg" alt="2" width="614" height="301" /></a></p>
<p><strong>Francesco Maria Feltri</strong>, storico e docente di liceo (fortunati gli studenti a cui tocca come professore di storia e filosofia…) ha spiegato come l’ideologia razzista nei confronti di ebrei, moriscos e marrani, diffusa nella Spagna del 500, è stato il bagaglio di mentalità intollerante con il quale l’Europa è arrivata nelle Americhe e, in seguito, ha sviluppato le sue imprese coloniali. Un <strong>“razzismo teologico”</strong> nei confronti degli ebrei, etichettati come la razza perversa degli assassini di Cristo, portatori nel sangue di una macchia che nemmeno il battesimo poteva lavare. E’ stato questo l’inizio di una dissertazione storica che, di documento in documento, ha ripercorso le tappe dell’atteggiamento violento dell’Occidente nei confronti degli Altri, un atteggiamento di cui torna ancora qualche eco negli striscioni razzisti con slogan irripetibili che vediamo negli stadi. Di seguito <strong>Guido Armellini</strong>, autore del manuale di letteratura italiana Armellini-Colombo e componente della chiesa valdese di Bologna, ha raccontato cosa vuol dire “Essere protestante nell’era di Francesco”. Mostrando un curioso Playmobil raffigurante <strong>Martin Lutero</strong>, prodotto e diffuso in Germania dall’azienda di giochi in occasione dei 500 anni dall’affissione delle 95 tesi sulla porta della chiesa di Wittenberg, ha spiegato cosa un protestante <em>non</em> celebra 500 anni dopo la riforma. Non celebra la posizione di Lutero verso i contadini, quella verso gli ebrei, l’appoggio che i governi hanno avuto dalle autorità per imporre la loro idea ai sudditi con la forza (il famoso <em>cuius regio eius religio</em>). Ha però anche spiegato i punti di differenza tra cattolicesimo e riforma, sottolineando ad esempio la responsabilità nei confronti delle scelte morali a cui sono chiamati i credenti protestanti, che non hanno un clero che faccia da intermediario con Dio.</p>
<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2017/05/1.jpg" rel="lightbox[7861]"><img class="alignnone  wp-image-7915" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2017/05/1.jpg" alt="1" width="637" height="312" /></a></p>
<p>Il dialogo è proseguito con domande dei presenti e interventi dei due esperti, fino a concludere che la storia continua a dimostrare che <strong>l’intolleranza “non conviene”</strong>, che i popoli che si sono chiusi agli altri hanno anche rinunciato all’apporto economico e all’innovazione portata dalle altre culture. La decadenza della Spagna che cacciò moriscos ed ebrei fece la ricchezza degli olandesi che invece dissero: venite, c’è posto per tutti. E molti governanti lo capirono, tornando sui loro passi nel corso del 600. “Lo spirito dei nostri incontri”, ha affermato il presidente <strong>Vanni Sgaravatti</strong>, “è aiutare a capire il presente, guardando con più attenzione il passato e immaginando il futuro attraverso una migliore capacità di dialogo con l’altro. Le persone partecipano per il bisogno di trovare il punto di incontro tra necessità di riflessione, impegno, conoscenza, ma anche di relazione in un luogo piacevole, famigliare, umano, dove pensare non è disgiunto da gustare, ascoltare, sorridere”.</p>
<p>Per info: https://www.facebook.com/anticadimorasgaravatti</p>
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