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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; Egitto</title>
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		<title>Africa e Mediterraneo &#187; Egitto</title>
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		<title>Intervista all&#8217;autore di fumetti Magdy El-Shafee</title>
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		<pubDate>Fri, 20 May 2011 08:25:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[africaemediterraneo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di Sandra Federici]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[Fumetti]]></category>
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		<description><![CDATA[Ho conosciuto il fumettista egiziano Magdy El-Shafee, l’autore della prima graphic novel in arabo, dal titolo Metro, alle giornate “Un mondo fatto a strisce” organizzate dall’università L’Orientale di Napoli. Ero curiosa di conoscerlo perché nel 2005 Magdy aveva partecipato al nostro Premio Africa e Mediterraneo per il migliore fumetto inedito di autore africano. La busta [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ho conosciuto il fumettista egiziano Magdy El-Shafee, l’autore della prima graphic novel in arabo, dal titolo <em>Metro</em>, alle giornate “Un mondo fatto a strisce” organizzate dall’università L’Orientale di Napoli. Ero curiosa di conoscerlo perché nel 2005 Magdy aveva partecipato al nostro Premio Africa e Mediterraneo per il migliore fumetto inedito di autore africano. La busta con il suo fumetto era stata bloccata in dogana a lungo e nonostante il nostro interessamento alla fine era arrivata dopo che la riunione della giuria si era già svolta. Ma la sua storia, sui rifugiati provenienti da paesi africani in guerra, era piaciuta molto in redazione e così lo avevamocontattato chiedendogli se voleva essere pubblicato nel catalogo delle migliori storie o passare all’edizione successiva.</p>
<p>Lui aveva optato per la pubblicazione e così la sua storia è entrata nel catalogo 2005-2006 del Premio Africa e Mediterraneo.</p>
<p>Nei giorni della rivoluzione egiziana il quotidiano <em>La Repubblica</em> ha pubblicato alcuni suoi disegni. La sua graphic novel <em>Metro</em> è ambientata al Cairo e parla di Shihab e Mostafa, due giovani che, bloccati da corruzione e banche nella loro attività imprenditoriale nel settore dell’informatica, rapinano una banca.</p>
<p>Nel fumetto si parla qua e là di manifestazioni, mentre viene raccontata come episodio chiave nella vita del protagonista una manifestazione finita con l’uccisione di diversi manifestanti da parte di picchiatori professionisti pagati dal regime. Leggendo ora questa storia, si possono riconoscere quegli elementi di disagio sociale e di insofferenza giovanile che sono stati raccontati come motivazioni durante la rivoluzione di gennaio-febbraio 2011.</p>
<p>Ho fatto a Magdi qualche domanda.</p>
<p><strong>Che formazione hai avuto e come sei arrivato al fumetto?</strong></p>
<p>Ho studiato farmacia ma ho sempre letto fumetti. Da bambino amavo i fumetti come Superman e Tin Tin, e ho sempre disegnato. Poi da ragazzo ho scoperto Hugo Pratt tradotto in arabo e mi ha conquistato, perché i suoi erano eroi complicati che facevano anche cose sbagliate. Leggevo le riviste <em>Charlie mensuel</em> [ndr: <em>Charlie</em> è la rivista francese analoga al nostro <em>Linus</em>, ma nata dopo 4 anni] e <em>Hara Kiri</em>. Mi piaceva tanto l’autore Golo, in queste riviste francesi, e un giorno nel 2000 scoprii al Cairo una mostra proprio sua, e questo mi diede una spinta ulteriore a dedicarmi al fumetto.</p>
<div id="attachment_3946" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/05/FUMETTO1.jpg" rel="lightbox[3944]"><img class="size-medium wp-image-3946" title="FUMETTO1" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/05/FUMETTO1-300x165.jpg" alt="" width="300" height="165" /></a><p class="wp-caption-text">Il personaggio del lustrascarpe, amico del protagonista, una delle vittime dell’ingiustizia sociale.</p></div>
<p>Nel 2003 ho seguito un workshop di fumetto alla American University del Cairo e cominciato a pubblicare la serie “Yasmin &amp; Amina” su <em>Alaa&#8217;Eddin</em>, supplemento settimanale dell’importante quotidiano <em>Al-Ahram</em>. Nel 2005 ho iniziato a collaborare con <em>el Dostour</em>, una testata liberale, fino alla sua chiusura da parte del governo.</p>
<p>Nel frattempo avevo cominciato a lavorare alla storia di <em>Metro</em>, ma non concludevo, andavo avanti lentamente. La partecipazione al vostro Premio Africa e Mediterraneo, con la selezione della mia storia per la pubblicazione, mi ha dato una grande spinta. Ho mostrato il catalogo al critico El-Labad, che mi seguiva, e che mi disse: adesso devi finire il tuo fumetto e pubblicarlo!</p>
<p><strong>Il tuo fumetto fa capire molto delle cause della rivoluzione egiziana.</strong></p>
<p>Avevo l’idea da tanto tempo di parlare del fatto che le persone si sentivano senza speranza, senza vie di uscita, perché non pensavano che si potesse cambiare la situazione.</p>
<div id="attachment_3947" style="width: 306px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/05/FUMETTO2.jpg" rel="lightbox[3944]"><img class="size-full wp-image-3947  " title="FUMETTO2" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/05/FUMETTO2.jpg" alt="" width="296" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Le immagini più “hot” del fumetto Metro, la scusa per censurarlo.</p></div>
<p>L’ingiustizia sociale in Egitto è tremenda. E così nel 2007 ho finito il fumetto e in gennaio 2008 è uscito con un piccolo editore, Dar El Malameh, non molto forte nella distribuzione. E’ stato stampato in un migliaio di copie. Poi ci fu uno sciopero lanciato dagli attivisti on line attraverso facebook, che ebbe un grande successo ed era la prima volta in cui i social network dimostravano di saper muovere le persone dal basso. Questo evento aumentò arresti e sospetti e anche casa mia fu perquisita. Fui minacciato e il libro fu sequestrato. Raccolsero tutte le copie che erano in giro. Ne avevamo vendute circa 700 copie su 1000. E fui denunciato per avere inserito scene “pornografiche” e personaggi somiglianti a uomini politici reali.</p>
<p>Dopo 2 anni di processo io e l’editore fummo condannati a pagare una multa.</p>
<p><strong>La censura è stato forse lo spunto di un grande successo, il fumetto è stato pubblicato in Italia e ora è in uscita negli USA. Disegnerai un’opera sulla rivoluzione egiziana?</strong></p>
<p>In Italia il libro è uscito con Il Sirente, mentre negli stati uniti stiamo pubblicando con Metropolitan Books. Durante le manifestazioni pensavo: devo scrivere una graphic novel sulla rivoluzione, ma ora invece sono completamente senza ispirazione, per ora mi sento di non fare niente, perché non si capisce ancora come finirà. Dobbiamo digerire tutto quello che è successo, e capire come si evolverà la situazione.</p>
<p><strong>Che ci dici della situazione dell’Egitto?</strong></p>
<p>Ciò che è stato fatto in Egitto è stato fatto da amici, da studenti, ed è stato frutto dell’esistenza di Internet, di una cultura sempre più aperta e partecipativa. Adesso dobbiamo andare verso una lotta finale, una corsa finale, per completare il processo. C’è stata la rivoluzione che è stata come una scintilla, ma le prossime elezioni saranno cruciali perché quello che abbiamo fatto non ci venga rubato. I partiti a sfondo religioso sono molto organizzati, e se durante la fase della rivoluzione non sono stati dominanti, perché la spinta era democratica, laica e plurale, ora si stanno muovendo e possono appropriarsi di quanto abbiamo realizzato noi.</p>
<p>Noi invece vogliamo un Egitto per tutti gli egiziani e non per una sola corrente politica o religiosa.</p>
<p>Sandra Federici</p>
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		<title>Nell&#8217;Egitto post-regime si discute il futuro dei musei</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 13:29:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[africaemediterraneo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Musei e patrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio culturale]]></category>

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		<description><![CDATA[Riportiamo e traduciamo un&#8217;interessante articolo del quotidiano egiziano Ahram online, che aiuta a comprendere le dinamiche e i problemi che sta affrontando il nuovo Egitto. Quando ieri il governatorato del Cairo ha annunciato che era stata predisposta una commissione per studiare la possibilità di demolire l&#8217;edificio del Partito Nazionale Democratico (PND) per trasformarne il terreno [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riportiamo e traduciamo un&#8217;interessante articolo del quotidiano egiziano Ahram online, che aiuta a comprendere le dinamiche e i problemi che sta affrontando il nuovo Egitto.</em></p>
<p>Quando ieri il governatorato del Cairo ha annunciato che era stata predisposta una commissione per studiare la <strong>possibilità di demolire</strong> l&#8217;edificio del Partito Nazionale Democratico (PND) per trasformarne il terreno in un parco, <strong>archeologi e museologi hanno reagito in modo furioso</strong>.</p>
<p>Sebbene il terreno fosse originariamente di proprietà del museo egizio, nessuno di loro è stato interpellato per la creazione di questa commissione.</p>
<p>“É ora che questo terreno, che prima apparteneva al museo egizio, <strong>sia restituito</strong>”, così dichiara Tarek El- Awadi, direttore del museo egiziano, ad Ahram Online.</p>
<p>Racconta che dopo la rivoluzione del 1952 quel terreno fu preso dall&#8217;Egyptian Antiquites Authority e da allora è stato sempre<strong> utilizzato dai vari partiti di governo stabiliti dal regime</strong>, l&#8217;ultimo dei quali è stato il PND, che aveva condiviso lo stabile sulle rive dei Nilo con il Consiglio Nazionale per le Donne, guidato dalla <strong>moglie del Preside</strong><strong>nte Suzanne Mubarak</strong>, e con la Arab Bank.<em><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/04/tutankhamun.jpg" rel="lightbox[3820]"><img class="size-medium wp-image-3830 alignright" title="T" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/04/tutankhamun-214x300.jpg" alt="" width="193" height="270" /></a></em></p>
<p>L&#8217;edificio è stato distrutto la sera del 28 gennaio, nel mezzo dei violenti attacchi da parte dei mercenari pro-regime e delle forze di sicurezza contro i dimostranti in piazza Tahrir.</p>
<p>El- Awadi ha affermato che gli archeologi e i curatori del museo sono stati profondamente infastiditi dal non essere stati invitati alla discussione sul futuro di quel pezzo di terra, e ha detto che si stanno appellando al Primo Ministro Ahmed Sharaf e al Consiglio dell&#8217;Armata Suprema per far sì che questa terra torni nelle mani dei <strong>suoi proprietari originari</strong>, il Ministero per i Beni Culturali.</p>
<p>Egli ha negato che la terra appartenga al governatorato del Cairo, ma essa, sin da quando il museo è stato costruito, nel 1901, era parte della zona edificabile e costituiva la zona portuale del museo del Nilo in cui le navi trasportavano i monumenti dalla loro collocazione originaria a Luxor ed Aswan lì nell&#8217;Alto Egitto per esporle nel museo. Le cerimonie ufficiali di inaugurazione dell&#8217;esposizione delle mummie reali egiziani furono anch&#8217;esse organizzate lì.</p>
<p>El- Awadi ha proposto che dopo la demolizione dell&#8217;edificio distrutto del PND il terreno venga trasformato in <strong>un museo a cielo aperto</strong>, dove esporre alcuni pezzi della collezione del museo, le cui vetrine sono al momento stracolme. Potrebbe addirittura diventare un edificio gemello al museo, collegato da un ponte, e potrebbe diventare, sempre secondo El- Awadi, la location ideale per esporre la collezione d&#8217;oro del diciannovesimo re della dinastia, Tutankhamun.</p>
<p>Fonte: <a href="http://english.ahram.org.eg/~/NewsContent/9/40/7632/Heritage/Ancient-Egypt/Egyptian-museum-wants-its-land-back-from-exruling-.aspx">Ahram online, 14 marzo 2011</a></p>
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		<title>Moataz Nasr e la frustrazione dei giovani egiziani</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Feb 2011 10:29:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Appunti di Sandra Federici]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda cultura febbraio 2011]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[frustrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Galleria Continua]]></category>
		<category><![CDATA[Moataz Nasr]]></category>
		<category><![CDATA[Mubarak]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri il presidente egiziano Mubarak si è dimesso, e continua questa bellissima cosa del successo delle proteste dei cittadini nel mondo arabo. Un po’ come l’elezione di Obama, una impresa impensabile, uno di quei sogni a cui opporre un “ma va, non ce la faranno mai”, che invece abbiamo avuto la fortuna di vedere. Con [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/02/images1.jpeg" rel="lightbox[3680]"><img class="alignleft size-full wp-image-3684" title="una famosa opera di Moataz Nasr" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/02/images1.jpeg" alt="" width="251" height="163" /></a>Ieri il presidente egiziano Mubarak si è dimesso, e continua questa bellissima cosa del successo delle proteste dei cittadini nel mondo arabo.</p>
<p>Un po’ come l’elezione di Obama, una impresa impensabile, uno di quei sogni a cui opporre un “ma va, non ce la faranno mai”, che invece abbiamo avuto la fortuna di vedere.</p>
<p>Con un grande ruolo dei social network di cui si diceva: sì, permettono di comunicare, di essere informati in tempo reale, ma contro polizia, esercito, lobby economiche cosa possono fare? E invece…</p>
<p>Complimenti per l’aderenza all’attualità della Galleria Continua di San Gimignano (http://www.galleriacontinua.com/), che inaugura proprio oggi 12 febbraio una mostra dell&#8217;artista egiziano Moataz Nars, classe &#8217;61, già presente alla Biennale di Dakar nel 2002 (dove ha vinto il Premio del Ministro della Cultura con il video The Water), alla Biennale di Venezia nel 2003 e nella mostra Africa Remix.</p>
<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/02/moataznasr-water-press-2.jpg" rel="lightbox[3680]"><img class="alignright size-full wp-image-3681" title="Moataz Nasr, Still da Water, il video premiato a Dakar nel 2002" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/02/moataznasr-water-press-2.jpg" alt="" width="1044" height="284" /></a></p>
<p>La mostra si intitola &#8220;<strong>The other side of the mirror&#8221; </strong>e sarà aperta dal<strong> </strong>12/02/2011 al 01/05/2011.</p>
<p>“Considerato tra i maggiori esponenti dell’arte pan-araba contemporanea, Moataz Nasr concepisce questa mostra come un vero e proprio viaggio filosofico e spirituale, invitandoci a meditare sul senso delle cose e del vivere insieme. Il pensiero del mistico filosofo e poeta sufi Ibn Arabi (1165-1240), punto d’incontro fra la cultura araba e cattolica, il <em>Doctor Maximus </em>per gli europei, <em>Il sommo Maestro </em>per gli islamici, ispira molte opere in mostra.” (dal comunicato stampa)</p>
<p>La Galleria continua ha fatto un’altra mostra di Nasr nel 2008, dal titolo “A memory fills with holes”.</p>
<p>In quelle opere Nasr mostrava le varie aree di conflitto che ci sono nel mondo e la fragilità di questo equilibrio. Fragilità e potere, povertà e bellezza, armonia e conflitto, oppressione e liberazione erano i temi del percorso. Consiglio di vedere su Exibart il servizio sulla mostra <a href="http://tv.exibart.com/news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6291">http://tv.exibart.com/news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6291</a>. C’è un punto (al minuto 3,12) in cui si scorge un video di Nasr “Two faces of a coin”, del 2008. Si vedono diversi giovani, che assomigliano ai <strong>ragazzi egiziani </strong>che abbiamo visto manifestare in questi giorni, nell’atto di infilarsi delle magliette occidentali che hanno però il <strong>buco per la testa cucito</strong>. Solo le braccia escono, e loro continuano un po’ confusi a cercare di infilare la testa ma restano più intrappolati di prima.</p>
<p>Esprime benissimo secondo me la <strong>frustrazione di questi giovani</strong> che abbiamo visto in piazza al Cairo, giovani consapevoli, diplomati e laureati, stanchi delle mancate promesse di modernità, di non potere vivere una vita dignitosa come tanti altri giovani in altre parti del mondo.</p>
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		<title>Cairoscope a Bologna</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 13:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sandra Federici]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di Sandra Federici]]></category>
		<category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Basim Magdy]]></category>
		<category><![CDATA[Cairo]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[Hala Elkoussy]]></category>
		<category><![CDATA[Iman Issa]]></category>
		<category><![CDATA[Khaled Hafez]]></category>
		<category><![CDATA[Townhouse Gallery]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnalo questa iniziativa (Bologna, Museo della Musica, 8 e 9 luglio), che presenta per la prima volta in Italia opere di Hala Elkoussy, Christoph Oertli, Iman Issa, Shady El Noshokaty, Hermann Huber, Doa Aly, Khaled Hafez e Ahmed Khaled. Immagini di alcuni di questi artisti sono stati pubblicate da Africa e Mediterraneo: Hala Elkoussy sul [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/07/cairo.jpeg" rel="lightbox[350]"><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/07/cairo-300x218.jpg" alt="cairo" title="cairo" width="300" height="218" class="alignright size-medium wp-image-360" /></a>Segnalo questa iniziativa (Bologna, Museo della Musica, 8 e 9 luglio), che presenta per la prima volta in Italia opere di <strong>Hala Elkoussy</strong>, <strong>Christoph Oertli</strong>, <strong>Iman Issa</strong>, <strong>Shady El Noshokaty</strong>, <strong>Hermann Huber</strong>, <strong>Doa Aly</strong>, <strong>Khaled Hafez</strong> e <strong>Ahmed Khaled</strong>.</p>
<p>Immagini di alcuni di questi artisti sono stati pubblicate da Africa e Mediterraneo:	</p>
<li>Hala Elkoussy sul <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&#038;pg=2&#038;c=5">49/2005</a>, a commento di un articolo di Vittorio Ricci su Jacques Derrida; <em>Peripheral</em>, Videoinstallation 2005, 28 min., college of FineArts Nueremberg, Iwalewa Haus Bayreyth; Einstein Forum Postdam, June 2005; e la bella immagine di copertina del numero <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&#038;pg=2&#038;c=5">47-48/2004</a> <em>(Re)constructione #2</em>, 2003.<br />
<div id="attachment_364" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/07/ZUCCHERO-BUONA.jpg" rel="lightbox[350]"><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/07/ZUCCHERO-BUONA-300x200.jpg" alt="Hala El Koussi, (Re)constructione #2" title="ZUCCHERO-BUONA" width="290" height="190" class="size-medium wp-image-364" /></a><p class="wp-caption-text">Hala El Koussi, (Re)constructione #2</p></div></li>
<p/>
<li>Iman Issa sul <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&#038;pg=2&#038;c=5">50/2004</a>, il progetto <em>Going Places</em>; questo è il <a href="http://www.glocalyouth.net/ita/visualizza.php?pagina=default&#038;id_studio=75">link</a> alla scheda su Going Places fatta da Iolanda Pensa nell&#8217;ambito del nostro progetto &#8220;Glocal Youth. Testi e contesti mediatici per giovani nel Nord e nel Sud del mondo&#8221;.</li>
<p/>
<li>
Khaled Hafez, <em>Anubis-Batman and other gods on downward motion</em>, 2002 sul <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&#038;pg=2&#038;c=5">47-48/2004</a>.</li>
<p/>
<li>
Abbiamo pubblicato anche un articolo di William Wells sulla Townhouse Gallery del Cairo, che realizza progetti di arte urbana ambientati nel quartiere, sul numero <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&#038;pg=2&#038;c=5">50/2004</a>.</li>
<p/>
<li>
Sul <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&#038;pg=2&#038;c=5">47-48/2004</a> compare l&#8217;articolo di Basim Magdy <em>Walk like an Egyptian. The issue of diversity concerning representation of contemporary Egyptian art</em>, dove l&#8217;autore, artista trentenne che vive e lavora al Cairo, lamenta il fatto che gli artisti del &#8220;terzo mondo&#8221; che vogliono esprimersi in modo personale mescolando influssi ed interessi diversi si ritrovano ingabbiati da chi li vuole concentrati su argomenti socio-politici e chi li accusa di essere troppo occidentali e di ignorare la loro identità locale.  Lo ripubblico <a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/07/magdy.pdf">qui (Pdf)</a>. </li>
<p><object codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=9,0,0,0" id="doc_719914765512373" name="doc_719914765512373" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" align="middle"	height="500" width="100%" ><param name="movie"	value="http://d.scribd.com/ScribdViewer.swf?document_id=17256716&#038;access_key=key-ofr09ya0jmcgvc0fnl2&#038;page=1&#038;version=1&#038;viewMode="><param name="quality" value="high"><param name="play" value="true"><param name="loop" value="true"><param name="scale" value="showall"><param name="wmode" value="opaque"><param name="devicefont" value="false"><param name="bgcolor" value="#ffffff"><param name="menu" value="true"><param name="allowFullScreen" value="true"><param name="allowScriptAccess" value="always"><param name="salign" value=""><embed src="http://d.scribd.com/ScribdViewer.swf?document_id=17256716&#038;access_key=key-ofr09ya0jmcgvc0fnl2&#038;page=1&#038;version=1&#038;viewMode=" quality="high" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" play="true" loop="true" scale="showall" wmode="opaque" devicefont="false" bgcolor="#ffffff" name="doc_719914765512373_object" menu="true" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" salign="" type="application/x-shockwave-flash" align="middle"  height="500" width="100%"></embed></object></p>
<p>Finalmente a Bologna qualcosa di interessante.</p>
<p>Segue il comunicato stampa dell&#8217;iniziativa:</p>
<p><span id="more-350"></span></p>
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COMUNICATO STAMPA</p>
<p>Mercoledì 8 e giovedì 9 luglio, dalle ore 21.00 alle ore 23.00 presso la sala eventi del Museo della Musica di Bologna, Nosadella.due presenta Cairoscape Screening Programme, a cura di Marina Sorbello e Antje Weitzel.</p>
<p>Inserita nell’ambito di bè bolognaestate09, la rassegna propone per la prima volta in Italia le opere video di Hala Elkoussy, Christoph Oertli, Iman Issa, Shady El Noshokaty, Hermann Huber, Doa Aly, Khaled Hafez e Ahmed Khaled sei artisti contemporanei provenienti dal Cairo e due provenienti dalla Svizzera e dall’Austria che hanno trascorso un periodo di studio nella capitale egiziana.</p>
<p>Cairoscape Screening Programme è tratto dal progetto “Cairoscape. Images, Imagination and Imaginary of Contemporary Mega City”, progetto dedicato alla ricerca artistica e culturale contemporanea del Cairo, presentato in versione integrale a Berlino nell’autunno 2008, curato da Marina Sorbello (I) e Antje Weitzel(D), fondatrici di Uqbar Projectspace di Berlino (D).</p>
<p>Nosadella.due ha scelto di portare a Bologna una sezione del progetto Cairoscape, quella dedicata alle opere video, che ha privilegiato per la caratteristica itinerante dei supporti e per la possibilità di creare, attraverso il linguaggio del video, una relazione diretta e più immediata tra il pubblico e la ricerca artistica degli autori, tra le nostre dinamiche quotidiane e il complesso contesto socio-culturale del Cairo.</p>
<p>Fino alla fine degli anni Ottanta il Cairo è stata la città di una delle più grandi industrie cinematografiche del mondo, comparabile solo a quella degli Stati Uniti e dell’India. Con le sue contraddizioni e la sua varietà di umanità e storie è stato ed è tuttora il soggetto di numerosi film, corti, produzioni indipendenti e opere video che registi e artisti, egiziani e internazionali, realizzano e producono affrontando tematiche che vanno dalla fiction al documentario di critica sociale, dai film d’autore a video più sperimentali che escludono la narrazione.</p>
<p>Le opere presentate ci mostrano una realtà lontana dalle immagini stereotipate a cui tuttora associamo il Cairo, che al contrario può essere considerato un punto di osservazione privilegiato per indagare anche il nostro presente.</p>
<p>Cairoscape Screening Programme è inserito all’interno di PASS &#8211; Produce Art (as) Social Strategy, programma di residenza e di presentazione di progetti artistici internazionali, ideato da Giusy Checola in collaborazione con Elisa Del Prete, curatrici e coordinatrici di Nosadella.due.</p>
<p>Il progetto, partito a gennaio 2009 con la collaborazione tra Italia, Turchia e Bulgaria, si propone di indagare attraverso periodi di studio, conferenze, proiezioni, progetti artistici e workshop, l’attuale processo di trasformazione dei Paesi del Mediterraneo e dei Balcani in rapporto all’Italia, in alcuni casi &#8220;terra di passaggio&#8221; per l’Europa e in altri “terra promessa” d’approdo. Le trasformazioni della geografia europea seguite alla crisi dell’eurocentrismo hanno portato trasformazioni territoriali, urbane, sociali, economiche, giuridiche, che stanno modificando la nostra dimensione quotidiana, introducendo nuovi modelli di condivisione e scambio con popolazioni vicine geograficamente ma non culturalmente. Cosa significa oggi per l&#8217;Italia essere un paese del Mediterraneo e cosa rappresenta per i Paesi vicini, alcuni dei quali al centro di accesi dibattiti internazionali per il loro ingresso nell&#8217;Unione Europea? E’ un modello da seguire o al contrario rappresenta un occidente materialista che ha perso i suoi valori culturali, sociali, religiosi e politici? Con quali reazioni, progressive o regressive, l’Italia risponde all’innovazione economica di questi paesi, allo sviluppo dei territori, all’evoluzione delle ideologie politiche e religiose, e soprattutto alla loro identità culturale?</p>
<p>Il progetto “Cairoscape – Images, Imagination and Imaginary of a contemporary mega city” si è realizzato in due parti: una mostra di arte contemporanea ospitata dal kunstraum Kreuzberg / Bethanien nell’autunno 2008 e un programma di eventi, discussioni, performance, concerti e rassegne cinematografiche, realizzati in collaborazione con diverse istituzioni berlinesi tra cui il Zentrum Moderner Orient, Literaturwerkstatt Berlin, Kino Eiszeit, Uqbar Projectspace e il Kunstlerhaus Bethanien.</p>
<p>Cairoscape si confronta con il Cairo come luogo di produzione artistica oggi e presenta il lavoro di artisti attivi in Egitto, sia emergenti che già affermati, provenienti in gran parte dalla giovane scena indipendente.</p>
<p>Il progetto ha presentato anche la ricerca di alcuni artisti internazionali che recentemente hanno trascorso alcuni periodi nella capitale egiziana. Allo stesso tempo inverte questa dinamica pressoché univoca (artisti occidentali partecipano a programmi di residenza in Egitto e curatori occidentali alla ricerca di nuovi artisti egiziani) e invita in Europa artisti e intellettuali egiziani affinché possano presentare personalmente il proprio lavoro.</p>
<p>http://cairoscape.org</p>
<p>Marina Sorbello (nata a Catania) e Antje Weitzel (nata a Marburg), curatrici e cultural producers con residenza a Berlino, collaborano dal 2005. Fra i progetti curati insieme Transient Spaces: The Tourist Syndrome, progetto interdisciplinare in varie sedi, Berlino, Bucarest, Kaunas, Napoli, 2009-2010; Cairoscape – Images, Imagination and Imaginary of a Contemporary Mega City, mostra e programma di eventi, Kunstraum Kreuzberg Bethanien, Berlin, e APhF, Atene, 2008 (www.cairoscape.org); Readysteadygo!, mostra, 2007, Kunsthochschule Berlin Weissensee, Umspannwerk Humboldt Prenzlauer Berg, Berlin; This Land is My Land, mostra, Kunsthalle Nürnberg, Neue Gesellschaft fuer Bildende Kunst, Berlino, 2006 (www.ngbk.de); KLARTEXT! The Status of the Political in Contemporary Art and Culture, conferenza internazionale, Künstlerhaus Bethanien e Volksbühne am Rosa Luxemburg Platz, Berlino, 2005 (http://klartext.uqbar-ev.de).</p>
<p>Fanno parte dell’organizzazione no profit uqbar &#8211; Gesellschaft für Repräsentationsforschung e.V., e si occupano dal 2007 dell’omonimo spazio espositivo, che ospita mostre ed eventi a Berlin-Wedding, (www.projectspace.uqbar-ev.de).</p>
<p>Nosadella.due è un’associazione culturale che sviluppa un programma di residenza per artisti e critici internazionali con l’intento di dare spazio alle espressioni più attuali della ricerca artistica contemporanea per favorirne la crescita e l’arricchimento. Tra gli intenti primari di Nosadella.due, patrocinata dalla Regione Emilia-Romagna, dalla Provincia e dal Comune di Bologna, quello di creare un circuito di relazioni con la realtà artistica internazionale e con istituzioni straniere pubbliche e private di simile natura. </p>
<p>Nosadella.due – Residency for Artists and Critics<br />
Via Nosadella 2 – Bologna<br />
Tel. + 39 392 3457410<br />
www.nosadelladue.com</ul>
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