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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; Ciad</title>
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		<title>Africa e Mediterraneo &#187; Ciad</title>
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	<item>
		<title>Le madri di Goz Beida. Rappresentazioni culturali e ruoli sociali nella regione dell&#8217;Ouaddai (Ciad)</title>
		<link>https://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/le-madri-di-goz-beida-rappresentazioni-culturali-e-ruoli-sociali-nella-regione-dellouaddai-ciad/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 08:13:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione.]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Ciad]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[N67]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Le madri di Goz Beïda. Rappresentazioni culturali e ruoli sociali nella regione dell’Ouaddai (Ciad)&#8221; pubblicato sul numero 67 di Africa e Mediterraneo a firma di Giorgia Bricco, esperta di comunicazione, didattica e management culturale. Le fistole vescico-vaginali (che si formano di solito in seguito ad un parto prolungato o in assenza di taglio [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/08/donne-ciad-300x290.jpg" alt="donne-ciad" title="donne-ciad" width="300" height="290" class="alignright size-medium wp-image-685" /><br />
<strong>Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Le madri di Goz Beïda. Rappresentazioni culturali e ruoli sociali nella regione dell’Ouaddai (Ciad)&#8221; pubblicato sul numero 67 di Africa e Mediterraneo a firma di Giorgia Bricco, esperta di comunicazione, didattica e management culturale.</strong> </p>
<p>Le fistole vescico-vaginali (che si formano di solito in seguito ad un parto prolungato o in assenza di taglio cesareo) non curate da molte delle donne incontrate presso l’ospedale di Goz Beïda forniscono all’autrice l’occasione per riflettere sugli aspetti e le aspettative culturali, legati alla maternità, che determinano il trauma psicologico con cui queste donne subiscono le complicanze del parto o la sterilità.</p>
<p>La sterilità a cui vanno incontro le donne che non curano le fistole rappresenta, in paesi come il Ciad, il male per eccellenza, l’impossibilità di accedere allo stato di donna nella sua forma più completa.<br />
<span id="more-684"></span><br />
Essere fertili in società basate su un tipo di economia rurale risulta socialmente determinate: da un punto di vista economico, la ricchezza viene misurata sulla base della quantità di bambini che un individuo possiede; da un punto di vista sociale, l’uomo che non ha avuto bambini, dopo la sua morte non può accedere allo stato di antenato. Morire e non aver avuto figli significa non essere mai vissuti nel mondo dei vivi: i figli sono il rimedio contro la morte e consentono ai padri di “non morire definitivamente”.</p>
<p>La donna che non soddisfa queste aspettative economiche e sociali è considerata incompleta, incompiuta e non di rado la sua della sterilità viene associata al suo essere per “natura” strega.</p>
<p>Le donne di Goz Beïda che hanno avuto problemi di salute, complicanze da parto o sterilità sono considerate njé yo, streghe, in contrapposizione alle njé kuma, levatrici che, conoscendo le cure segrete materne, permettono e favoriscono la riproduzione biologica.</p>
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		<title>Il rapporto tra turismo e architettura nel Nord-Camerun e in Ciad</title>
		<link>https://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/il-rapporto-tra-turismo-e-architettura-nel-nord-camerun-e-in-ciad/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 09:52:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione.]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Camerun]]></category>
		<category><![CDATA[Ciad]]></category>
		<category><![CDATA[N65-66]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Turismo e architetture (Nord-Camerun e Ciad). Preservazione, ricostruzione, patrimonializzazione&#8221;, pubblicato sul numero 65-66 di Africa e Mediterraneo. Nel nord del Camerun e in Ciad, la ricchezza architettonica costituisce un elemento chiave dei paesaggi e della loro differenziazione. Dagli anni ’50, il turismo ha rivalutato un certo numero di luoghi architettonici tanto sui monti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/07/mofou-300x227.jpg" alt="mofou" title="mofou" width="300" height="227" class="alignright size-medium wp-image-478" /><br />
<strong>Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Turismo e architetture (Nord-Camerun e Ciad). Preservazione, ricostruzione, patrimonializzazione&#8221;, pubblicato sul <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&#038;c=5">numero 65-66 di<em> Africa e Mediterraneo</em></a>.</strong></p>
<p/>
Nel nord del Camerun e in Ciad, la ricchezza architettonica costituisce un elemento chiave dei paesaggi e della loro differenziazione. Dagli anni ’50, il turismo ha rivalutato un certo numero di luoghi architettonici tanto sui monti Mandara che lungo le sponde del Logore. In questi anni si avviano i primi circuiti turistici che combinano fauna, paesaggi e architetture. Le architetture vernacolari non scompaiono allo stesso modo, né alla stessa velocità.</p>
<p>La loro ritirata ha potuto accompagnarsi a ricostruzioni fedeli ai canoni dell’inizio del XX secolo, grazie al sostegno di interventi esterni poi, più recentemente, delle élite locali. La posta in gioco di tali ricostruzioni tuttavia resta sempre ambigua. Le aspirazioni di queste società non corrispondono a quelle delle fucine del turismo. La realtà del 2008 generalmente non interessa il turista mentre le comunità rurali oggi sono tutte segnate da un certo grado di urbanizzazione e considerano negativa fino a un certo punto la perdita di un tipo di architettura tradizionale. </p>
<p>Questa scomparsa riflette quella di uno stile di vita appartenente alle generazioni che vivevano coerentemente con tali abitazioni. Per la popolazione Mousgoum, divenuta musulmana, e per una minoranza protestante, questa epoca pagana, di genti nude, deve sparire per consentire una rimessa in conformità del passato con le aspirazioni del presente. </p>
<p><span id="more-479"></span></p>
<p>Le domande di ricostruzione di architetture scomparse o sul punto di scomparire, sono fatte con questo spirito. In tutto il nord del Camerun si avverte la necessità di riappropriarsi della propria cultura e metterla in mostra e il turismo, che deve in seguito portare un pubblico a visitarne il risultato, gioca un ruolo essenziale in tale convalida. </p>
<p>Negli ultimi due decenni, i festival culturali si sono moltiplicati. Ogni etnia comunica su se stessa e si impegna a presentare l’elemento più complesso della propria cultura materiale: un recinto familiare o l’unità architettonica più emblematica. </p>
<p>Le ONG e le associazioni che le sostengono vedono in questo ritorno di interesse per l’architettura del passato una volontà di riappropriarsene, reintegrando così i paesaggi. Le comunità rurali, in compenso, ne rivendicano essenzialmente l’aspetto etnico. I turisti, dal canto loro, si sono evoluti molto poco, e continuano a esprimere una ricerca dell’immutato, dei clichè dei primi del XX secolo, di quell’Africa che, con le sue architetture primordiali, ha il dovere di essere “segreta e misteriosa”.</p>
<p>[Illustrazione: Case Mofou, disegno di C. Seignobos]</p>
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