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per una mappa europea delle buone pratiche interculturali

L'ULTIMO NUMERO:

L'Italia e il Sistema europeo comune di asilo / Rwanda: vent'anni dal genocidio

Nel 2014 i movimenti di migranti forzati sembrano aver assunto portata storica. Siria, Libia, Sahel, Iraq, Somalia ed Eritrea, Nigeria, Ucraina… il mondo è in subbuglio e, se i fattori destabilizzanti sono diversificati e affondano le radici in cause più o meno lontane, unica sembra essere la conseguenza sulle popolazioni colpite: cercare rifugio altrove, se possibile in Europa.

Al di là della consistenza dei numeri e delle percentuali dei richiedenti asilo e della reale pressione nei vari Paesi mediterranei ed europei, mediaticamente emerge il protagonismo dell’Italia che, trovandosi a dover gestire la frontiera con l’Africa, non sapendo prendere una posizione strategicamente coerente riguardo all’afflusso dei rifugiati in Europa, una cosa ha deciso di farla: salvare le persone dalla morte in mare.

E questo lo fa, caparbiamente, da diversi mesi, spingendosi anche in acque internazionali, nonostante i costi dell’operazione siano molto alti e non condivisi con altri Stati e nonostante non sia ancora riuscita ad elaborare indicazioni politiche su cosa fare dopo che queste persone vengono salvate.

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