31 luglio 2009

Recensione – “La Madonna di Excelsior”, di Zakes Mda

zakes mda la madonna di excelsiorRiporto qui un brano del romanzo La Madonna di Excelsior, di Zakes Mda (2002, ed. it Edizioni e/o 2006, traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini), uno dei migliori scrittori sudafricani. Il romanzo racconta la storia di una donna, Niki, abitante nella township Mahlatswetsa, accanto alla città di Excelsior, e del caso che nel 1971 coinvolse 19 cittadini accusati di avere avuto rapporti sessuali tra bianchi e neri e di avere quindi violato l’Immorality Act. Niki partorisce una bimba meticcia, Popi, bellissima ma sempre discriminata dai neri per il suo aspetto “misto”. Popi è in realtà il frutto di una vendetta nei confronti di una donna che aveva impietosamente umiliato Niki: è per questo che Popi accetta la relazione con il marito.

La descrizione di questi rapporti extraconiugali tra nere e bianchi, in cui le nere sono oggetto di inconfessabile desiderio – perché proibite dalle leggi dello Stato e della religione – ma anche di sopraffazione, è inserita con efficace contrasto nei quadretti dell’ambiente ipocrita, moralista e basato sulla violenza in cui erano barricati i bianchi nell’epoca dell’Apartheid.

Ma il romanzo, seguendo le vicende della protagonista, racconta anche la crisi e il crollo di questa società “ideale”, e la salita al potere della maggioranza africana nella Nazione Arcobaleno di Mandela. Questo cambio epocale viene raccontato attraverso il caso del consiglio comunale della cittadina di Excelsior, dove i vecchi consiglieri afrikaner si trovano seduti accanto a nuovi politici neri, abitanti della township, e con un sindaco nero, Viliki, il fratello maggiore di Popi in precedenza impegnato nel movimento anti-Apartheid.

E c’è chi si adatta in maniera costruttiva e intelligente e chi invece non riesce a farsi una ragione di dover subire questo stravolgimento delle leggi universali dopo aver rischiato la vita come militare contro i rivoltosi delle township (Tjaart Cronje, il fratellastro di Popi, nato dal regolare matrimonio). Questa è la parte più interessante del romanzo, perché racconta la quotidianità della politica a livello locale in un’epoca di enorme cambiamento: la scelta di passare dall’Afrikaans all’Inglese, il tema delle case popolari da sostituire alle baracche, il problema della moralità, con i politici neri che di approfittano della propria posizione per avere vantaggi economici.

La parte che non mi sembra particolarmente riuscita nel romanzo, che invece per l’autore appare piuttosto importante, è quella sul sacerdote pittore, per il quale Niki e Popi posano come modelle per guadagnare qualche soldo. Ogni capitolo è introdotto da una descrizione più o meno lunga di un quadro, con le sue figure e i colori. Dal quadro si passa poco a poco all’ambientazione o a personaggi reali. Questi inizi li ho trovati un po’ ricercati e spesso noiosi.

Ma il libro è da leggere se si vogliono capire le speranze e le difficoltà della fine dell’Apartheid e dell’inizio dell’era Mandela. Un periodo che ora, dopo Mbeki e con l’elezione di Zuma, e con quello che è successo in Zimbabwe, sembra davvero lontanissimo… e sono passati poco più di 10 anni.

Ho scelto questo brano perché parla dei canti chimurenga, la parola posta a titolo di una giovane rivista sudafricana molto interessante di cui parlerò in un prossimo articolo.

… Viliki insegnava a Popi le nuove canzoni che imparava nella sua misteriosa clandestinità. Molti di questi canti , le spiegava, venivano dallo Zimbabwe. Erano canti chimurenga. Canti di liberazione. I guerriglieri dello Zimbabwe li intonavano quando combattevano per la loro liberazione. Avevano vinto, adesso. Erano governati da un grande leader che avrebbe portato il paese molto in alto. Robert Mugabe. Avrebbe fatto decollare l’Africa. Anche se il Movimento aveva scelto un altro leader, Joshua Nkomo, che gli era più vicino. Era stato Robert Mugabe a uscire vincitore dalle elezioni. Anche Robert Mugabe andava benissimo. Anche lui era un grande africano.
Poi le parlò di altre lotte in Africa. Lotte che ispiravano la gioventù. Il Frelimo in Mozambico. Lo Swapo in Namibia. Il Fronte Polisario nel Sahara occidentale. Nell’immaginario di Popi queste storie acquistavano la statura di leggende popolari. (…)
Storie come leggende popolari. Anche se le leggende erano meglio. Avevano sempre un lieto fine. Le storie di Viliki non avevano fine. Solo gente che combatteva nel sottosuolo. Combatteva, combatteva, combatteva. E cantava canzoni.
Questa parte le piaceva moltissimo. Imparò tutti i canti che intonava con la sua voce di miele. Viliki l’aveva avvertita di non cantarli mai in presenza di altre persone. Ma che sarebbe successo se Popi si fosse dimenticata e avesse cominciato a cantare in pubblico un inno chimurenga? Viliki non se ne preoccupava troppo. I canti erano in lingua shona. Una delle lingue dello Zimbabwe. Nessuno avrebbe capito di che cosa parlavano.

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