22 luglio 2009

La questione dei musei etnografici, problemi e proposte

Presentazione dell’articolo “Il malessere dei musei etnografici” pubblicato sul numero 62 di Africa e Mediterraneo a firma di
Yaya Savané, storica e museologa, professoressa associata alla Scuola di Belle Arti di Bordeaux e alla Scuola di Studi Superiori di Scienze sociali a Parigi.

Esiste un malessere all’interno dei musei etnografici. Un malessere che coinvolge l’etimologia stessa del termine, il suo legame con l’arte, con la cultura, con il paese d’origine degli oggetti, con la globalizzazione e il mondo moderno. Il museo etnografico oggi comunica troppo spesso un’idea riduttiva e banalizzata della cultura. Si presenta a noi come una sorta di “casa dei feticci”, piena di maschere e statue, senza però essere in grado di trasmettere nulla ai suoi spettatori se non la propria immobilità.

Mentre alle sue origini ha svolto la funzione di centro di ricerca etnografico per culture minacciate, in via d’estinzione o “primitive”, oggi il museo etnografico attraversa una fase dove gli oggetti esposti in alcuni musei etnografici vengono spogliati del loro significato e della loro cultura e rappresentano soltanto pure opere d’arte, passando da una prospettiva etnografica a una prospettiva puramente estetica. Entrambi i punti di vista non fanno che imprigionare e rendere riduttiva la cultura africana.

Sono invece necessari un approccio e un rigore scientifico che portino il museo etnografico a realizzare la sua missione culturale, nel rispetto delle tradizioni e dei valori dei popoli che rappresenta. È necessario mostrare al pubblico africano ed europeo l’importanza del patrimonio culturale e artistico evidenziando i legami di interdipendenza e di interpenetrazione delle civiltà africane.

L’Africa non può e non deve essere banalizzata come terra di coccodrilli, maschere e tamburi. L’Africa e la sua cultura non possono essere e non sono né immobili né banali: sono in movimento e sono estremamente complesse. Come il mondo moderno. E questo movimento e questa complessità devono essere assolutamente evidenti nei musei etnografici, perché abbiano ancora la loro ragion d’essere. I musei devono rispondere oggi ai bisogni della società che si è evoluta.

Devono adeguarsi ai tempi e alle dinamiche moderne. Secondo le parole di Théodore Delachaux: «Il museo deve essere per il pubblico uno strumento di educazione che gli insegnerà la molteplicità, l’ingegnosità, la tenacia degli esseri umani, delle società umane in tutte le sue forme, per resistere, durare, perfezionarsi e svilupparsi attraverso le generazioni: in una parola il divenire dell’Uomo».

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