20 giugno 2012

Giornata mondiale del Rifugiato: un pensiero per le donne e i bambini

Magdy El-Shafee, particolare dalla storia That's mine, in Africa Comics 2005-2006, Lai-momo 2006

Oggi, 20 giugno 2012, si celebra la Giornata mondiale del Rifugiato, promossa dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, con l’obiettivo di fare conoscere la situazione in cui si trovano a vivere milioni di persone. “Una sola famiglia distrutta dalla guerra è già troppo” è lo slogan della Giornata, che viene celebrata quest’anno in Italia da decine di enti locali, organizzazioni non governative e associazioni.

Nel 201 il numero di persone diventate rifugiate è stato il più alto dal 2000. È quanto emerge dal rapporto annuale appena pubblicato dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Nella pubblicazione “2011 Global Trends” l’UNHCR presenta informazioni e dati dettagliati sulla portata delle migrazioni forzate provocate da una serie di gravi crisi umanitarie, cominciate alla fine del 2010 in Costa d’Avorio e seguite da altre in Libia, Somalia, Sudan e altri paesi. Complessivamente 4,3 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie aree d’origine, 800.000 delle quali attraversando il confine dei propri stati e diventando rifugiati.

“Il 2011 ha visto sofferenze di dimensioni memorabili. Il fatto che così tante vite siano state sconvolte in un periodo di tempo così breve implica enormi costi personali per tutti coloro che ne sono stati colpiti” ha dichiarato António Guterres, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati a capo dell’UNHCR.

In Italia, secondo la Commissione Nazionale per il Diritto di Asilo, nel 2011 ci sono state 37350 domande d’asilo, di cui più di 28500 di persone provenienti dall’Africa.

Riguardo a tutto questo, un pensiero particolare va ai bambini, coinvolti in sofferenze, fatiche, disagi di cui spesso non capiscono bene la causa. Bisogna fare il possibile per l’accoglienza e l’integrazione di questi bimbi a cui è toccata una cattiva sorte, affinché ci sia per loro un po’ di giustizia e riescano ad avere quella parte di felicità a cui ogni bimbo ha diritto.

Un altro pensiero va alle donne, per loro pubblichiamo questa poesia di Lewis Nkosi, scrittore sudafricano legato alla rivista Drum e costretto a fuggire dal proprio Paese allora dominato dal regime dell’Apartheid, nella traduzione di Antonio Dalla Libera

Donna rifugiata

Donna rifugiata
Donna rifugiata!
Donna senza nome, terra, amici,
donna il cui nome è Miseria,
fiore certamente perituro!
Uomini ti hanno vista in Giudea
raggomitolata in un letto di paglia
nell’attesa di dar vita a un bimbo in una greppia,
o pronta nel fuggire ai tremendi soldati di Re Erode;
una volta ti videro scappare alle bombe in
Corea, a Hiroshima e Dresda;
una volta metterti al riparo di pianta in pianta in Vietnam ma –
sempre con un bimbo in braccio!
sempre, quel grido smorzato in gola,
affamata, assetata, consunta come una scorza secca,
accampata, bivaccata, al freddo e sola, stuprata o abbandonata,
gli occhi negati alla luce di ogni cielo.
Una volta ti vidi a Soweto,
arrabbiata come una chioccia arrabbiata,
mettere al riparo i bambini minacciati da pallottole vaganti;
poi, non ti vidi più rifugiata, ma rifugio
di tutta l’infanzia miserabile del mondo.
Oh, Donna Rifugiata!
Madre, zia, sorella,
antenata – donna Rifugiata!
accogli quest’altro bambino nelle tue forti e salde braccia!

Questa poesia è pubblicata nel numero 75 di Africa e Mediterraneo dedicato a Lewis Nkosi

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