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	<title>Africa e Mediterraneo</title>
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		<title>8 settembre, giornata mondiale dell’alfabetizzazione, un premio UNESCO per le migliori pratiche</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 15:37:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrazione e servizi sociosanitari]]></category>
		<category><![CDATA[Alfabetizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Donne Migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Lingua 2]]></category>
		<category><![CDATA[UNESCO]]></category>

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		<description><![CDATA[L’8 settembre sarà la giornata mondiale dell’alfabetizzazione, istituita nel 1967 dall&#8217;UNESCO per ricordare a tutti quanti che l’educazione e l’istruzione sono fondamentali per lo sviluppo dei popoli.
Una delle cause che più incidono sul divario che esiste  tra il Nord ed il Sud del mondo, infatti, è proprio l’analfabetismo, un ostacolo per una crescita sociale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_3370" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/09/49D2k82oK8Tj9693rbUuZSbr3.jpg" rel="lightbox[3357]"><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/09/49D2k82oK8Tj9693rbUuZSbr3-300x196.jpg" alt="© UNESCO" title="Il Cairo" width="300" height="196" class="size-medium wp-image-3370" /></a><p class="wp-caption-text">© UNESCO</p></div><br />
L’8 settembre sarà la giornata mondiale dell’alfabetizzazione, istituita nel 1967 dall&#8217;<strong>UNESCO</strong> per ricordare a tutti quanti che l’educazione e l’istruzione sono fondamentali per lo sviluppo dei popoli.</p>
<p>Una delle cause che più incidono sul divario che esiste  tra il Nord ed il Sud del mondo, infatti, è proprio l’analfabetismo, un ostacolo per una crescita sociale e culturale.<br />
L’UNESCO ricorda che a oggi 72 milioni di bambini non sono scolarizzati e le cifre crescono se pensiamo al numero di ragazzi che abbandonano la scuola o la frequentano in maniera irregolare.</p>
<p>Durante questa giornata si terrà la cerimonia di premiazione del<strong> King Sejong Literacy Prize</strong>, un concorso che ogni anno identifica a livello mondiale i progetti di alfabetizzazione che si distinguono per il loro livello qualitativo e innovativo.<br />
Il tema dell’edizione del 2010 era “Alfabetizzazione ed empowerment delle donne”.</p>
<p>Quattro i progetti che si sono aggiudicati il premio quest’anno: l’Adult Education and Training Programme del General Directorate of Adult Training di <strong>Capo Verde</strong>, la National Literacy Campaign portata avanti dal Non-Formal Education Centre del <strong>Nepal</strong>, il Females for Families Programme realizzato dal Governatorato di Ismailia in <strong>Egitto</strong> e il Family Literacy Project condotto dallo State Institute for Teacher Training and School Development in <strong>Germania</strong>. Un programma in <strong>Colombia</strong> e un altro progetto in <strong>Malawi</strong> hanno ricevuto una menzione d’onore.<br />
Questi programmi, che riceveranno non solo un premio simbolico (una medaglia e un certificato) ma anche economico (20.000 $), hanno spiccato sugli altri per il fatto di essere stati pensati e realizzati per rispondere alle esigenze specifiche del target di riferimento.<br />
Per esempio ad Amburgo lo State Institute for Teacher Training and School Development realizza da due anni corsi di lingua tedesca per madri e bambini al di sotto dei sei anni. In questo modo riescono a coinvolgere contemporaneamente genitori e figli, strutturando lezioni che consentono un approccio alla lingua compartecipato, facendo sì che ci sia una forte collaborazione nell’apprendimento della lingua, che va a colmare alcuni gap frequenti nei corsi di L2.<br />
A Capo Verde invece le lezioni del Training Programme, rivolte a un pubblico femminile, sono diversificate a seconda delle comunità in cui si svolgono e ruotano attorno a temi legati alla vita pratica: prevenzione dell’HIV, economia domestica, salute, emancipazione della donna.</p>
<p>Per maggiori informazioni relative ai singoli progetti si può consultare la pagina web dell’UNESCO <a href="http://www.unesco.org/en/literacy/literacy-prizes/winners-2010/">http://www.unesco.org/en/literacy/literacy-prizes/winners-2010/</a>, mentre per conoscere più nel dettaglio il premio e la missione dell’UNESCO nell’ambito dell’alfabetizzazione si consiglia di visitare il sito ciccando sul seguente link: <a href="http://www.unesco.org/en/literacy/right-navigation/about-us/mission/">http://www.unesco.org/en/literacy/right-navigation/about-us/mission/</a>.</p>
<p>Elisabetta Degli Esposti Merli</p>
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		<title>Editoriale del N.71 di Africa e Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 13:36:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio in Africa]]></category>
		<category><![CDATA[N.71]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.africaemediterraneo.it/blog/?p=3288</guid>
		<description><![CDATA[

Pubblichiamo qui l&#8217;editoriale dell&#8217;ultimo numero di Africa e Mediterraneo a cura del direttore, Sandra Federici.
Sempre sul blog sono disponibili anche la presentazione e il Sommario del N.71.
 
Per aquistare on line il N. 71 di Africa e Mediterraneo, per conoscere i numeri precedenti, sottoscrivere un abbonamento o acquistare un numero precedente, vai al sito dell&#8217;editore.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/08/AeM71_COVER.jpg" rel="lightbox[3288]"><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/08/AeM71_COVER-719x1024.jpg" alt="" title="" width="90" height="130" class="alignright size-large wp-image-3289" /></a><br />
<strong><br />
Pubblichiamo qui l&#8217;editoriale dell&#8217;ultimo numero di <em>Africa e Mediterraneo</em> a cura del direttore, Sandra Federici.<br />
Sempre sul blog sono disponibili anche <a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/in-evidenza/">la presentazione e il Sommario del N.71</a>.</strong><br />
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<p><strong>Per aquistare on line </a>il N. 71 di Africa e Mediterraneo</a></strong>, per conoscere i numeri precedenti, sottoscrivere un abbonamento o acquistare un numero precedente, vai al <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?lingua=it&#038;page=main">sito dell&#8217;editore</a>.</p>
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		<title>In evidenza</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 15:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione.</dc:creator>
				<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio in Africa]]></category>
		<category><![CDATA[N.71]]></category>

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		<description><![CDATA[
Rivista
E&#8217; uscito il nuovo numero di Africa e Mediterraneo sul football in Africa. 

Leggi gli argomenti di questo numero:


Per un mese i media sono stati monopolizzati dal primo Campionato mondiale di Calcio mai organizzato in Africa, ma cosa ci hanno fatto realmente conoscere di questo “magico” sport nel continente africano?
Africa e Mediterraneo ha voluto cogliere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style = "background-color: #F0BC43">
<a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/05/AeM71_COVER_BASSA_DEF.jpg" rel="lightbox[1294]"><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/05/AeM71_COVER_BASSA_DEF-210x300.jpg" alt="" title="" width="70" height="92" class="alignright size-medium wp-image-3278" /></a><strong>Rivista</strong></p>
<p style = "background-color: #F0BC43">E&#8217; uscito il nuovo numero di <strong>Africa e Mediterraneo</strong> sul <em>football</em> in Africa. </p>
<p style = "background-color: #F0BC43">
<p style = "background-color: #F0BC43">Leggi gli argomenti di questo numero:</p>
<p style = "background-color: #F0BC43"><span id="more-1294"></span>
</p>
<p>Per un mese i media sono stati monopolizzati dal primo Campionato mondiale di Calcio mai organizzato in Africa, ma cosa ci hanno fatto realmente conoscere di questo “magico” sport nel continente africano?<br />
Africa e Mediterraneo ha voluto cogliere l’occasione di questo evento per esplorare, nel Dossier del numero 71, la storia del <em>football </em>in Africa, e le sue attuali implicazioni politiche e sociali.<br />
La seconda parte del Dossier, inoltre, è stata dedicata ai progetti di sostegno e cooperazione allo sviluppo realizzati in Africa in occasione del Mondiale da grandi organizzazioni sportive e non, dalle tante piccole ONG operanti in Africa, e non solo: tutte impegnate a far in modo che, spenti i riflettori su South Africa 2010, i benefici di quest’evento ricadano sull’intera popolazione sudafricana.</p>
<p><strong>Il sommario di questo numero: </strong></p>
<p><strong>Dossier </strong>STORIA E PRATICHE DEL<em> FOOTBALL</em> IN AFRICA </p>
<p>Editoriale<br />
<em>di Sandra Federici</em><br /></a></p>
<p>Calcio globale: dai grandi eventi alla quotidianit&agrave;<br />
<em>di Fabio Dei </em></p>
<p>Calcio d’Africa. 1920-2010: da comparse a Oscar<br />
<em>di Giovanni Armillotta</em></p>
<p>L’Africa calcistica: dati e tabelle<br />
<em>a cura di Giovanni Armillotta </em></p>
<p>The Revolutionary Path: Ghanaian Soccer and the “African Personality”<br />
<em>by Gary Armstrong, James Rosbrook-Thompson </em></p>
<p>Conflicting Interests, Conflicting Motivations: The Politics of Football<br />
in a Cameroonian Village<br />
<em>by Bea Vidacs </em></p>
<p>Darius Dhlomo: A Footballer in the Era of Apartheid<br />
<em>by Peter Alegi</em></p>
<p>Il calcio come rivelatore del mondo contemporaneo. Abdourahman A. Waberi e gli “Enfants de la balle”<br />
<em>di Valentina Valle Baroz</em></p>
<p>Il calcio come linguaggio per l’educazione<br />
<em>di Pietro Del Solda</em></p>
<p>Il calcio e la tratta<br />
<em>di Raffaella Chiodo Karpinsky</em></p>
<p>The Power of the Game<br />
<em>by David Mbaziira</em></p>
<p>Calcio e cooperazione a cura<br />
<em>di Maria Luisa Caputo e Catherine Haenlein</em></p>
<p><strong>Situazioni</strong></p>
<p>Africa, 53 countries, one continent. La road map di Romano Prodi per l’Africa<br />
<em>di Andrea Marchesini Reggiani</em></p>
<p><strong>Immigrazione</strong> </p>
<p>Immigrazione nel Distretto Pianura Est della Provincia di Bologna<br />
<em>di Silvia Festi </em></p>
<p><strong>Arte</strong></p>
<p>Dak’Art 2010<br />
<em>di Sandra Federici</em></p>
<p><strong>Teatro </strong></p>
<p>Adaptation in Contemporary Nigerian Drama: The Example of Ahmed Yerima<br />
<em>by Gbemisola Adeoti</em></p>
<p><strong>Cinema </strong></p>
<p>Staff Benda Bilili: des rues de Kinshasa au Festival de Cannes<br />
<em>par Carla Di Martino</em></p>
<p><strong>Eventi</strong></p>
<p>“Two-minute clips on humanitarian aid”, Geo-graphics, La carità che uccide: Dambisa Moyo a Bologna, TRAMEDAUTORE, Regard Bénin </p>
<p><strong>Libri</strong></p>
<p>Nigel Worden, Marco Revelli, Laura Boldrini, Emiliano Bos </p>
<p><strong><a href="http://www.laimomo.it/front-end/detail.php?p=130&#038;c=5&#038;a=0&#038;pd=N">Per aquistare on line il N. 71 di Africa e Mediterraneo</a>.</strong><br />
Per conoscere i numeri precedenti, sottoscrivere un abbonamento o acquistare un numero precedente, <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&#038;c=5">vai al sito dell&#8217;editore</a>.</p>
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		<title>18/9/2010- The Drum cafe 2010 Peace Arts a Nairobi</title>
		<link>http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/1892010-the-drum-cafe-2010-peace-arts-a-nairobi/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 12:08:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Africa orientale]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda cultura settembre 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Kenya]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Evento:  The Drum cafe 2010 Peace Arts.
Dove:  Nairobi, Kenya. 
Quando:  Dal 18 al 26 settembre 2010.
Informazioni:  The Drum Cafe and Talking drums of Africa, network di artisti professionisti che unisce la creatività e le performance artistiche agli scambi sociali, organizza il prossimo settembre una manifestazione in diverse località del Kenya dedicata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/07/foto-drum-cafe.jpg" rel="lightbox[3262]"><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/07/foto-drum-cafe-150x150.jpg" alt="foto drum cafe" title="foto drum cafe" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-3264" /></a><strong>Evento: </strong> The Drum cafe 2010 Peace Arts.</p>
<p><strong>Dove: </strong> Nairobi, Kenya. </p>
<p><strong>Quando: </strong> Dal 18 al 26 settembre 2010.</p>
<p><strong>Informazioni: </strong> The Drum Cafe and Talking drums of Africa, network di artisti professionisti che unisce la creatività e le performance artistiche agli scambi sociali, organizza il prossimo settembre una manifestazione in diverse località del Kenya dedicata al mondo dell&#8217;arte e della cultura. Per sette giorni è possibile partecipare a festival, workshop, conferenze e presentazioni di spettacoli musicali, di cinema, di danza e di teatro e non solo. La manifestazione ha lo scopo di promuovere l&#8217;arte e la storia del Kenya e dell&#8217;Africa orientale e di creare uno scambio culturale a livello internazionale. <a href="http://thedrumcafe.viviti.com/">Info.</a> </p>
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		</item>
		<item>
		<title>Il primo week end senza mondiale e senza Sudafrica</title>
		<link>http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/il-primo-week-end-senza-mondiale-e-senza-sudafrica/</link>
		<comments>http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/il-primo-week-end-senza-mondiale-e-senza-sudafrica/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 08:19:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di Sandra Federici]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Coppa del Mondo 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Sud Africa]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ finito da alcuni giorni il mondiale e la magica euforia che lo ha accompagnato, approfittiamone per fare un po’ di valutazioni. Cominciamo dalle critiche, che vengono soprattutto dalla società civile sudafricana e dai suoi intellettuali e sono rivolte alle classi dirigenti politiche e sportive che hanno partecipato e soprattutto beneficiato dell’organizzazione.
Sono disponibili sulla rete [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ finito da alcuni giorni il mondiale e la magica euforia che lo ha accompagnato, approfittiamone per fare un po’ di valutazioni. Cominciamo dalle critiche, che vengono soprattutto dalla società civile sudafricana e dai suoi intellettuali e sono rivolte alle classi dirigenti politiche e sportive che hanno partecipato e soprattutto beneficiato dell’organizzazione.</p>
<p>Sono disponibili sulla rete delle slide redatte da Patrick Bond del <a href="http://www.ukzn.ac.za/ccs/">Centre for Civil Society dell’Universtiy of Kwazulu Natal</a> (cliccare il post “World Cup Watch. A political economy of the 2010 World Cup”) che sintetizzano le proteste di questi ultimi anni in 6 “cartellini rossi” per la FIFA, quindi contro le élite della Coppa del mondo:</p>
<p>1.	Priorità dubbie, con spese eccessive (e ci si riferisce agli elefanti bianchi sudafricani: nuovi stadi a Durban, Città del Capo, Port Elizabeth, Nelspruit, Polokwane, Soccer city a Johannesburg, nessuno dei quali sarà più riempito dopo la fine del mondiale, al costo totale di 3 miliardi di dollari USA) e un’impronta ecologica devastante della fase preparatoria e dell’intera manifestazione.</p>
<p>2.	Profitti per la FIFA, con corruzione politica (si citano inchieste di vari giornali e il libro Fourl: the secret world of FIFA di Andrei Jennings) e persino misteriosi omicidi e sparizioni di politici e imprenditori coinvolte negli affari legati alla costruzione degli stadi.</p>
<p>3.	Debito e importazioni, crisi economica (le spese per la preparazione del mondiale e per la costruzione degli stadi, che ammontano in totale a 4,1 miliardi di dollari USA, hanno causato una enorme spesa per importazione e un aumento nel debito estero dell’85 %; un investimento di cui non è garantito il ritorno; in più, la FIFA non paga tasse quindi non c’è ricaduta sulle finanze sudafricane dai suoi profitti), aumento dei prezzi degli immobili in un meccanismo di bolla immobiliare.</p>
<p>4.	Errori, e promesse tradite: Un parlamentare dell’ANC, Shiaan-Bin Huang ha importato (da un’impresa cinese che tra l’altro paga lavoratori adolescenti 3 dollari al giorno) 2,3 milioni di leopardi “Zakumi”, il gadget ufficiale della manifestazione. Ai venditori informali è stato proibito di vendere gadget. Le prenotazioni di camere d’albergo sono state di molto inferiori alle previsioni della FIFA. Alcuni ospedali selezionati sono stati svuotati a metà per l’occasione, spostando in lungo degenti e sospendendo alcune attività di cura ordinarie. Le associazioni calcistiche hanno deplorato l’approccio top-down che non ha portato benefici al calcio “di base”.</p>
<p>5.	Sospensione delle libertà democratiche: Si cita l’operazione della polizia di Durban che ha letteralmente “rimosso” i bambini di strada, trasportandoli in periferia, affinché non fossero visibili ai turisti. Tutte le forme di protesta e le manifestazioni sono state dichiarate illegali fino al 15 luglio 2010. Agli ambulanti è stato proibito di vendere nelle zone vicine agli stadi, nelle strade e nei parchi se non con un permesso speciale rilasciato dalla FIFA. La SA Broadcasting corporation ha rifiutato di mandare in onda un documentario critico sulla FIFA: Fahrenheit 2010: Warming up for the world cup in South Africa. Il Comitato organizzativo locale della 2010 FIFA World cup non ha reso noti i documenti sulle gare d’appalto (richiesti ripetutamente dal giornale Mail &#038; Guardian), dichiarando di essere un ente privato e di non dovere sottostare ai principi di trasparenza. Alla fine ha ottenuto la copia delle 17 garanzie che il Governo ha dovuto dare alla FIFA per ottenere di ospitare il Mondiale: condizioni abbastanza vessatorie per i cittadini e i giornalisti sudafricani in termini di libertà costituzionali, nell’accettazione di quella che è stata definita una vergognosa e umiliante colonizzazione.</p>
<p>6.	Proteste affrontate con la repressione: Le slide si concludono con i link a diversi rap di denuncia e con le immagini delle diverse manifestazioni di protesta organizzate negli anni precedenti al Mondiale.<br />
Le slide sono dedicate alla memoria di Dennis Brutus (1924-2009), importante poeta, attivista ed economista politico dello sport, compagno di prigionia di Mandela a Robben Island; critico delle corporazioni sportive, organizzatore del boicottaggio del Sudafrica bianco alle olimpiadi degli anni 60 e fortemente critico nei confronti delle modalità di organizzazione del Mondiale sudafricano.</p>
<p>Anche la rivista Social Text ha pubblicato un <a href="http://www.socialtextjournal.org/periscope/world-cup-2010/">insieme di post</a> di analisi critica della manifestazione.</p>
<p>Insomma, il bilancio sembra negativo, soprattutto per i Sudafricani che non si accontentano dell’inebriante vertigine della febbre del calcio e dell’orgoglio patriottico di avere ospitato per prima tra le nazioni africane un mondiale.<br />
Però, bisogna rilevare che per il pubblico e i media globali la Coppa del Mondo dal punto di vista organizzativo è stato un successo. L’immagine del Sudafrica che circolava era caratterizzata da grande criminalità, conflittualità etnica, problemi di xenofobia, e disorganizzazione, ci si aspettavano solo omicidi e stadi non finiti, in base alla “soft bigotry of low expectations”, una definizione coniata da un collaboratore di George Bush e ripresa dall’economista Dambisa Moyo per descrivere la sfiducia nei confronti dell’Africa. Invece…</p>
<p>Invece per un mese il mondo ha sentito parlare di Città del Capo, Pretoria, Johannesburg, Nelspruit, il tutto costantemente collegato a quel sogno universale che è il calcio. Collegato al divertimento, allo sport, allo spettacolo. Ha seguito i servizi di approfondimento sulla realtà sudafricana realizzati dalle troupe televisive di tutto il mondo che si sono date appuntamento lì. Certo, i formati del servizio giornalistico televisivo e dell’articolo di quotidiano costringono a sintesi, retorica e anche superficialità, e le Vuvuzelas sono state l’argomento principale&#8230; Ma sono convinta che i giornalisti non abbiano applicato parametri diversi quando hanno trattato il “colore locale” in margine ai mondiali ospitati dalla Germania o dall’Italia.</p>
<p>Insomma, forse qualcosa di buono da questo South Africa 2010 possiamo prenderlo ed è la straordinaria potenza simbolica di questo successo organizzativo nel controbilanciare la sfiducia e il razzismo nei confronti dell’Africa. E’ un meccanismo semplice, anzi semplicistico, come semplicistico è il pensiero razzista. Chi sa approfondire sa che dietro questo emozionante spettacolo ci sono difficoltà che persistono, ingiustizie e corruzione. Chi spera in un’Africa diversa avrebbe preferito che fosse colta l’occasione di sperimentare percorsi e modalità alternativi (ma già candidarsi per una gara come l’organizzazione del Mondiale vuol dire accettare le condizioni di un meccanismo globalizzato che difficilmente si lascia cambiare). </p>
<p>Ma contro il pensiero razzista, e contro il razzismo inconscio, il pensiero razionale basato sui fatti non funziona. Funzionano le emozioni, gli eventi simbolici, come l’elezione di Obama. Quindi, consapevoli del lato B, prendiamoci il lato A, e godiamocelo come momento storico da poter mettere sul piatto della bilancia come contrappeso al pregiudizio, al pessimismo, all’ignoranza.</p>
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		<title>Il lupo perde il pelo&#8230; Waka Waka copiata da una canzone africana</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 13:10:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandra Federici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di Sandra Federici]]></category>
		<category><![CDATA[Industrie culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Coppa del Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Golden Sounds]]></category>
		<category><![CDATA[Waka Waka]]></category>
		<category><![CDATA[Zangaléwa]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho letto un articolo interessante, sul blog Scribbles from the den del giornalista camerunese Dibussi Tande,  che racconta le varie ruberie perpetrate da cantanti occidentali nei confronti di autori africani. 
Parte fondamentale dell&#8217;articolo, il racconto della “presa in prestito” fatta proprio in relazione all’inno dei mondiali Waka Waka, diffuso e universalmente conosciuto come opera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto un articolo interessante, sul blog <a href="http://www.dibussi.com/2010/05/undermining-african-intellectual-and-artistic-rights-.html">Scribbles from the den</a> del giornalista camerunese Dibussi Tande,  che racconta le varie ruberie perpetrate da cantanti occidentali nei confronti di autori africani.<br />
<div id="attachment_3242" class="wp-caption alignright" style="width: 190px"><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/07/6a00d83451ce8669e20134817e3e3b970c-800wi1.jpg" alt="La copertina del disco tratta dal blog di Dibussi Tamba" title="6a00d83451ce8669e20134817e3e3b970c-800wi" width="180" height="184" class="size-full wp-image-3242" /><p class="wp-caption-text">La copertina del disco tratta dal blog di Dibussi Tamba</p></div></p>
<p>Parte fondamentale dell&#8217;articolo, il racconto della “presa in prestito” fatta proprio in relazione all’inno dei mondiali Waka Waka, diffuso e universalmente conosciuto come opera di Shakira.</p>
<p>Invece il ritornello è stato completamente copiato dall&#8217;interpretazione della canzone militare camerunese &#8220;Zangaléwa&#8221; (&#8221;Zamina mina&#8221;) fatta dal gruppo &#8220;Golden Sounds&#8221;, che dopo il successo della canzone cambiò il proprio nome in &#8220;Zangaléwa&#8221;. Un brano conosciuto da generazioni di camerunensi e tranquillamente copiato dalla cantante e dalla sua casa di produzione senza nessuna citazione, credendo chissà come che nessuno se ne accorgesse. Subito la rete si è ribellata, in particolare i camerunesi che conoscevano benissimo il pezzo, inondando i blog di proteste e di riferimenti al brano disponibile su internet.</p>
<p>La Sony ha poi accettato, si dice anche su pressione della FIFA che voleva evitare ogni pubblicità negativa al Mondiale, di riconoscere che “The song was written by Shakira, the world-famous singer from Latin America&#8230;The chorus is similar to that of a popular Cameroon song made famous by Golden Voices in particular” ma soprattutto di negoziare un riconoscimento economico ai membri del gruppo ormai sciolto.</p>
<p>Guardate il video  qui sotto e arrivate al minuto 7,30. Lì comincia il ritornello ed è uguale all&#8217;inno dei mondiali. Anzi, è più bello. </p>
<p><object width="640" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/LHV7gmT5m8I&amp;hl=en_GB&amp;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/LHV7gmT5m8I&amp;hl=en_GB&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="640" height="385"></embed></object></p>
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		<title>6/7/2010- Utopia 2010. Arte contemporanea a Capo Verde</title>
		<link>http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/672010-utopia-2010-arte-contemporanea-a-capo-verde/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 15:27:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda cultura luglio 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Capo Verde]]></category>
		<category><![CDATA[Cesar Schofield Cardoso]]></category>
		<category><![CDATA[Praha]]></category>

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		<description><![CDATA[Evento:  Utopia 2010. Arte contemporanea a Capo Verde. 
Dove: Palazzo della Cultura di Praha, Capo Verde.
Quando:   Dal 6 al 11 luglio 2010. 
Informazioni:  Il Palazzo della Cultura di Praha, capitale della Repubblica di Capo Verde, ospita dal 6 all&#8217;11 di luglio un programma di esposizione, dibattiti e videoproiezioni organizzati dal giovane [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/07/utopia-2010.jpg" rel="lightbox[3218]"><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/07/utopia-2010-150x150.jpg" alt="utopia-2010" title="utopia-2010" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-3219" /></a><strong>Evento: </strong> Utopia 2010. Arte contemporanea a Capo Verde. </p>
<p><strong>Dove:</strong> Palazzo della Cultura di Praha, Capo Verde.</p>
<p><strong>Quando:  </strong> Dal 6 al 11 luglio 2010. </p>
<p><strong>Informazioni: </strong> Il Palazzo della Cultura di Praha, capitale della Repubblica di Capo Verde, ospita dal 6 all&#8217;11 di luglio un programma di esposizione, dibattiti e videoproiezioni organizzati dal giovane artista Cesar Schofield Cardoso, una promessa dell&#8217;arte dell&#8217;arcipelago capoverdiano.</p>
<p>Punto focale della rassegna la videoinstallazione Utopia 2010, creata da Cardoso con il sostegno della Fundaçao Amilcar Cabral, diretta da Samira Pereira e dedicata alla conservazione e promozione dell&#8217;eroe dell&#8217;indipendenza capoverdiana. Già nel 2009 la fondazione Cabral aveva ospitato una prima edizione di Utopia.</p>
<p>Cardoso lavora sul tema dell&#8217;identità capoverdiana, e in questa occasione, organizzata anche per commemorare il 35° anniversario dell&#8217;Indipendenza nazionale, ha voluto confrontare il passato (clandestinità e lotta, indipendenza, democrazia), con il presente e il futuro.<a href=" http://utopia-the-movie.blogspot.com/"> Info</a>. </p>
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		<title>&#8220;La carità che uccide&#8221; l&#8217;economista Dambisa Moyo a Bologna</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 12:43:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandra Federici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di Sandra Federici]]></category>
		<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni economiche]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[Zambia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono stata mercoledì 7 luglio alla Libreria Coop Ambasciatori di Bologna alla presentazione del libro La carità che uccide, dell’economista zambiana Dambisa Moyo, nell’ambito della rassegna Molteplicittà. 
La Moyo è un&#8217;ottima oratrice, molto &#8220;americana&#8221; nello stile e nel modo di pensare, nel senso che ha una grande capacità di semplificare la realtà, a volte tralasciandone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/07/Nouvelle-image21.GIF" rel="lightbox[3187]"><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/07/Nouvelle-image21-200x300.GIF" alt="Nouvelle image2" title="Nouvelle image2" width="200" height="300" class="alignright size-medium wp-image-3199" /></a>Sono stata mercoledì 7 luglio alla Libreria Coop Ambasciatori di Bologna alla presentazione del libro La carità che uccide, dell’economista zambiana Dambisa Moyo, nell’ambito della rassegna <a href="http://www.molteplicitta.org/">Molteplicittà</a>. </p>
<p>La Moyo è un&#8217;ottima oratrice, molto &#8220;americana&#8221; nello stile e nel modo di pensare, nel senso che ha una grande capacità di semplificare la realtà, a volte tralasciandone un po&#8217; troppo la complessità. Minuta ed elegante, ha affascinato la platea presentando brillantemente il suo pensiero, indubbiamente molto azzeccato e difficile da confutare: siccome in Africa negli ultimi 60 anni sono stati inviati 1 trilione di dollari di aiuti e il risultato è che lo sviluppo economico è stato negativo e la povertà è aumentata, se ne deve dedurre che l&#8217;aiuto è nocivo per l&#8217;Africa.</p>
<p>Ha precisato che quando parla di aiuto si riferisce alla cooperazione governativa, escludendo l&#8217;aiuto umanitario e l&#8217;aiuto delle charity e delle ONG. Forse costretta dai tempi limitati di una presentazione, ha liquidato la complessa attività della cooperazione non governativa (anche nei campi della democratizzazione, dell’advocacy, dei diritti umani) nella definizione “l’aiuto che ognuno di voi può fare mandando 20 euro a una associazione o a un missionario in un Paese africano”.</p>
<p>Tra le cause di questo fallimento, definite da studi e statistiche, enumera la corruzione di tanti governi, il fatto che l&#8217;aiuto uccide l&#8217;imprenditoria, l’irresponsabilità dei governi africani  che non devono rendere conto alle loro popolazioni del loro operato perché possono contare sull&#8217;aiuto economico e politico degli ex colonizzatori.</p>
<p>Insomma il mercato, il commercio, l&#8217;impresa possono essere stimolati in Africa solo se cessano gli aiuti, se si punta sul commercio, sul microcredito, sulle rimesse degli immigrati, e solo se gli Africani, governi e popolazioni, si rimboccano le maniche e imparano a fare da soli. Ha sintetizzato la filosofia dell’aiuto attraverso una definizione di George Bush, “the soft bigotry of low expectations” che indica la sfiducia nei confronti delle capacità degli Africani e dei neri, per cui se un nero è capace di avere successo e svolgere bene un lavoro ci si meraviglia.</p>
<p>Il suo punto di vista è strettamente economico, e tiene pochissimo in conto la cooperazione della Unione europea con i Paesi di Africa Caraibi Pacifico e altri paesi in via di sviluppo.</p>
<p>Ad esempio io ho fatto una domanda sui discussi Economic Partnership Agreement, che dovrebbero togliere i trattamenti preferenziali per l’esportazione in Europa dai Paesi ACP, e costringere i produttori di quest’area a combattere contro le multinazionali in un mercato totalmente libero, ma lei non ha praticamente risposto. Si è riferita all’accordo Everything but Arms dicendo che è fallito perché i Paesi occidentali si sono concentrati in base ai loro interessi su pochi Paesi e su pochi prodotti. Ma ho avuto la sensazione che non fosse molto informata sul dibattito EPA.</p>
<p>Comunque il suo libro ha venduto moltissimo, perché evidentemente risponde al forte bisogno di criticare l’inefficienza degli aiuti e la corruzione dei governi africani e, come mi ha detto dopo la fine dell’incontro l’attivista colombiano Manuel Rozental presente tra il pubblico, il fatto che lei, economista, di un paese come lo Zambia, poco più che trentenne e così minuta, dica queste cose chiaramente in faccia ai potenti del mondo, è semplicemente perfetto.</p>
<p>[Dambisa Moyo alla Libreria Coop. Ambasciatori di Bologna, foto di Michele Floresta]</p>
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		<title>Teatrino dei media</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 16:32:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandra Federici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di Sandra Federici]]></category>
		<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Fumetti]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri cercando notizie su un festival in Benin ho trovato questa immagine, realizzata dall’Associazione dei fumettisti beninesi Bénin-Dessin, in occasione della Giornata internazionale della libertà di stampa.
E’ una rappresentazione del panorama mediatico beninese, un paese dell’Africa occidentale abbastanza stabile e democratico.
La metto qui sul blog, senza tanti commenti, perché mi ha ricordato immediatamente qualcos’altro, soprattutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/07/Nouvelle-image.JPG" rel="lightbox[3167]"><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/07/Nouvelle-image-150x150.jpg" alt="Nouvelle image" title="Nouvelle image" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-3168" /></a>Ieri cercando notizie su un festival in Benin ho trovato questa immagine, realizzata dall’Associazione dei fumettisti beninesi Bénin-Dessin, in occasione della Giornata internazionale della libertà di stampa.</p>
<p>E’ una rappresentazione del panorama mediatico beninese, un paese dell’Africa occidentale abbastanza stabile e democratico.</p>
<p>La metto qui sul blog, senza tanti commenti, perché mi ha ricordato immediatamente qualcos’altro, soprattutto per l’allegria e l’impegno delle tre marionette nel suonare qualcosa di allegro, celebrativo e rassicurante…</p>
]]></content:encoded>
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		<title>African Stories: video-biografie di giovani africani</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 16:10:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Seconde generazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Videocommunity e Officina Parini hanno presentato lo scorso maggio, attraverso la manifestazione Off- Circoscrizione 8, il film African Times Stories, diretto da Corrado Iannelli e scritto con Michela Borio.
African Time Stories è un film di 40 minuti che racconta le storie di tre giovani ragazzi africani immigrati in Italia. L&#8217;obiettivo è quindi quello di dare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/07/email.view.related.php.jpeg" rel="lightbox[3153]"><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/07/email.view.related.php-300x98.jpg" alt="email.view.related.php" title="email.view.related.php" width="300" height="98" class="alignright size-medium wp-image-3154" /></a>Videocommunity e Officina Parini hanno presentato lo scorso maggio, attraverso la manifestazione Off- Circoscrizione 8, il film <a href="http://www.videocommunity.net/?p=576">African Times Stories</a>, diretto da Corrado Iannelli e scritto con Michela Borio.</p>
<p><a href="http://www.videocommunity.net/?p=576">African Time Stories</a> è un film di 40 minuti che racconta le storie di tre giovani ragazzi africani immigrati in Italia. L&#8217;obiettivo è quindi quello di dare voce ad alcuni personaggi che hanno partecipato nel 2009 al documentario <a href="http://www.videocommunity.net/?p=39">&#8220;African Time, voci africane a Torino&#8221;</a>. </p>
<p><a href="http://www.videocommunity.net/?p=39">&#8220;African Time&#8221;</a> ci ha raccontato i cambiamenti avvenuti a partire dagli anni ottanta in Italia con l&#8217;arrivo dei primi immigrati sino ad arrivare ad affrontare le tematiche relative alle seconde generazioni. </p>
<p><a href="http://www.videocommunity.net/?p=576">African Time Stories</a> dà voce quindi a queste nuove generazioni di giovani. </p>
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