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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; Senza categoria</title>
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		<title>iPhone di guerra</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 14:25:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;amministratore delegato della Apple può fare molto per la pace in Congo e noi sappiamo che dobbiamo fare attenzione alle conseguenze delle nostre scelte di consumo, chiedendoci cosa sta alla base della produzione degli oggetti che acquistiamo. Un caso particolare riguarda gli iPhone e la guerra che da più di quindici anni colpisce la regione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2012/01/tantale-coltan.jpg" rel="lightbox[4745]"><img class="alignleft size-medium wp-image-4748" title="tantale-coltan" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2012/01/tantale-coltan-300x200.jpg" alt="" width="231" height="154" /></a>L&#8217;amministratore delegato della Apple può fare molto per la pace in Congo e noi sappiamo che dobbiamo fare attenzione alle conseguenze delle nostre scelte di consumo, chiedendoci cosa sta alla base della produzione degli oggetti che acquistiamo. Un caso particolare riguarda gli iPhone e la guerra che da più di quindici anni colpisce la regione dei Grandi Laghi.</p>
<p style="text-align: justify;">La Repubblica Democratica del Congo è stato il Paese maggiormente colpito dalla crisi politica e militare che ha afflitto la regione dei Grandi Laghi, e ha subito una delle crisi umanitarie più drammatiche e complicate dei nostri tempi. Già devastata dal genocidio rwandese del 1994, la regione dei Grandi Laghi ha vissuto il suo periodo più drammatico durante le due guerre congolesi, tra le più intense della storia moderna africana, che hanno causato 5 milioni di vittime e altrettanti sfollati e rifugiati. Diversi analisti del conflitto concordano nel descrivere la guerra dei Grandi Laghi come parte di un nuovo tipo di conflitto in cui gli eserciti nazionali, i movimenti di liberazione e le ideologie politiche sono state sostituite dai moderni “signori della guerra”, ovvero dalle reti informali dell’economia e dagli interessi legati al commercio delle materie prime.</p>
<p style="text-align: justify;">Il conflitto congolese, infatti, si presenta come un complesso insieme di dinamiche politiche, etniche ed economiche, in cui la lotta per le risorse non fa altro che intensificare e rafforzare i conflitti esistenti. Non a caso l’ex colonia belga possiede l’80% delle riserve mondiali di <strong>coltan</strong>. Da questo minerale si estrae il prezioso “tantalio”, elemento fondamentale per la sua capacità conduttiva e necessario per la realizzazione di oggetti legati alle nuove tecnologie, tra le quali gli attualissimi iPhone. L’imposizione del coltan sul mercato internazionale è dovuta soprattutto all’introduzione della generazione dell’UMTS di telefonia mobile, che ha portato a una vera e propria caccia al coltan congolese. Ciò ha determinato un aumento dei prezzi incalzante, dando vita ad un nuovo sistema economico basato sul commercio legato all’ambiente militare. In un contesto sociale e politico particolarmente teso come quello congolese, la guerra tende a configurarsi in questo caso più che mai, come strumento effettivo di controllo delle risorse e come possibilità di ascesa sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per essere credibile nel suo impegno di portare la pace in Congo e nella regione dei Grandi Laghi, la comunità internazionale dovrebbe iniziare a incoraggiare il processo di democratizzazione tra i governi maggiormente coinvolti e soprattutto ridimensionare le politiche economiche occidentali che incentivano e alimentano il conflitto in atto, attraverso il supporto continuo ai gruppi che gestiscono le risorse. Indubbiamente colpevoli dell’aver sfruttato e di continuare instancabilmente a sfruttare la situazione di conflitto del Nord Kivu sono le grandi corporazioni occidentali, che entrano direttamente in contatto con i gruppi di guerriglia. Questi ultimi, a prezzi bassissimi, vendono alle multinazionali occidentali una delle risorse contemporanee più pregiate, saccheggiando in questo modo le casse dello stato e alimentando sempre di più il conflitto; infatti sembra che tale ricchezza di risorse non abbia portato alcun introito all’erario nazionale congolese. Alcuni analisti del conflitto evidenziano come il “consumismo tecnologico” occidentale sia direttamente proporzionale alle vittime mietute nella RDC, facendo notare che il picco massimo di vendite di telefonini coincide proprio con il periodo più drastico della guerra congolese.</p>
<p style="text-align: justify;">É possibile firmare la petizione che trovate al link qui di seguito, indirizzata dall&#8217;attivista e avvocato originario del nord Kivu Delly Mawazo Sesete<span style="color: #000000;"> </span>all’Amministratore Delegato della Apple, Tim Cook, sperando che si possa finalmente avere un iPhone con materie prime non derivanti dalla guerra nella Repubblica Democratica del Congo.</p>
<p style="text-align: left;">Per firmare la petizione: <a href="http://www.change.org/petitions/ceo-of-apple-inc-make-a-conflict-free-product-that-includes-minerals-from-eastern-congo#">http://www.change.org/petitions/</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;">Stefania Lorelli</p>
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		<title>ARTerial Network presenta il secondo ciclo di incontri sull&#8217;economia creativa africana</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 09:29:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 4 al 6 Dicembre a Nairobi si svolgerà il secondo appuntamento del ciclo di conferenze inaugurato da ARTerial Network &#8220;Conference on the african creative economy&#8221;. Gli obiettivi del congresso puntano allo studio del rapporto tra l&#8217;economia africana creativa e lo sviluppo economico del Paese al fine di attivare delle strategie di difesa a sostegno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.artlink.co.za/uploadimages/images_595/AN_Logo_Small.jpg" alt="" width="308" height="174" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Dal 4 al 6 Dicembre a Nairobi</strong> si svolgerà il secondo appuntamento del ciclo di conferenze inaugurato da ARTerial Network &#8220;<strong>Conference on the african creative economy&#8221;</strong>. Gli obiettivi del congresso puntano allo studio del rapporto tra l&#8217;economia africana creativa e lo sviluppo economico del Paese al fine di attivare delle strategie di difesa a sostegno del settore artistico ed economico africano.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ARTerial Network ha iniziato la sua attività come un processo dinamico composto da una rete di organizzazioni non governative a livello continentale, società di industria creativa, festival e singoli artisti impegnati nel settore artistico africano, riunitisi alla prima conferenza  &#8211; Rivitalizzare Africa Beni Culturali &#8211; tenutasi a Goree Island nel marzo 2007.<br />
Alla sua seconda riunione biennale di Johannesburg, nel settembre 2009, hanno partecipato 132 delegati provenienti da 28 paesi africani, si è deciso di costruire una rete più formale che ha portato all&#8217;adozione di un quadro costituzionale, l&#8217;elezione di dieci persone per il Comitato Direttivo (due per ogni regione africana), la nomina o l&#8217;elezione di 28 rappresentanti dei Paesi e l&#8217;adozione di priorità strategiche per i prossimi 3-5 anni.<br />
L&#8217;ARTerial Network è amministrato da un segretariato con sede a Città del Capo, con segretariati regionali (occidentale, centrale, sud e nord) presenti sul territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Per informazioni, <a href="http://www.oncrm.co.za/references/resource?onRN01=bAlu.U3lZCWDMixidXg3R4WEMFMsd9l5ZTpA.oxl&amp;fileName=/Conference_programme_with_Speakers.pdf" target="_blank">qui</a> il programma della conferenza.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Non so perché sono stata creata: la vita e l’arte di Dada, artista del deserto del Kalahari in Botswana</title>
		<link>http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/dada_botswana/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 10:40:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Ann Gollifer]]></category>
		<category><![CDATA[Botswana]]></category>
		<category><![CDATA[Coex ae Qgam]]></category>
		<category><![CDATA[Dada]]></category>
		<category><![CDATA[Deserto del Kalahari]]></category>
		<category><![CDATA[Eggsson Books]]></category>
		<category><![CDATA[Gaborone]]></category>
		<category><![CDATA[Jenny Egner]]></category>

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		<description><![CDATA[Dada, pseudonimo di Coex ae Qgam, è stata una grande artista Naro, pittrice, narratrice e ballerina africana, prima donna del Botswana a rappresentare la sua gente e il suo paese nel mondo. La sua arte ha celebrato la tradizione e i valori culturali del Kalahari attraverso un linguaggio visivo potente ed espressivo, dando voce alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/09/dada.jpg" rel="lightbox[4257]"><img class="aligncenter size-full wp-image-4258" title="dada" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/09/dada.jpg" alt="" width="312" height="309" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dada, pseudonimo di Coex ae Qgam, è stata una grande artista Naro,  pittrice, narratrice e ballerina africana, prima donna del Botswana a  rappresentare la sua gente e il suo paese nel mondo. La sua arte ha  celebrato la tradizione e i valori culturali del Kalahari attraverso un  linguaggio visivo potente ed espressivo, dando voce alle comunità del  deserto e alle donne artiste marginalizzate.</p>
<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/09/dada21.jpg" rel="lightbox[4257]"><img class="alignleft size-full wp-image-4260" style="border: 0px solid black; margin: 4px;" title="dada2" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/09/dada21.jpg" alt="" width="189" height="251" /></a></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px;">Il volume “<strong>I don’t know why I was created</strong>”, edito da Eggsson Books, casa editrice botswaniana, racconta la vita di questa artista attraverso una serie di interviste che le autrici, Ann Gollifer e Jenny Egner, hanno posto a Dada dal 2002 fino al 2008, anno della sua scomparsa. Non si tratta però solamente di un’autobiografia o di un libro-tributo, dal momento che rappresenta anche il primo tentativo nella storia dell’arte di questo paese africano di produrre un catalogo completo delle opere di un artista. Nell’opera sono infatti catalogate tutte le stampe, le mostre e la maggior parte dei dipinti di Dada.</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;">La catalogazione rappresenta spesso per gli artisti contemporanei africani un punto debole, che porta inconvenienti dopo la loro scomparsa, con l&#8217;emergere di falsi e incerte attribuzioni. Il tutto alimentato da ambigui mercanti e sedicenti critici d&#8217;arte che approfittano della mancanza di un catalogo ufficiale e di galleristi professionali per mettere in circolo copie o falsi. Sono quindi quanto mai meritevoli per una corretta promozione degli artisti iniziative come questa di Gollifer e Egner.</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;">
<div id="attachment_4263" class="wp-caption aligncenter" style="width: 599px"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/09/dada5.jpg" rel="lightbox[4257]"><img class="size-full wp-image-4263 " style="border: 0pt none;" title="dada5" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/09/dada5.jpg" alt="" width="589" height="83" /></a><p class="wp-caption-text">Immagini tratte da &quot;I Don’t Know Why I Was Created. Dada - Coex Ae Qgam&quot; di Ann Gollifer e Jenny Egner, Eggsson Books, Gaborone, Botswana, 2011</p></div>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">Il libro sarà presentato il 24 settembre 2011 a Gaborone, Botswana</p>
<p style="text-align: justify;">Per maggiori informazioni <a href="http://www.anngollifer.com/">http://www.anngollifer.com/current_projects.html</a></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Un fan un albero, Unimondo lancia una nuova campagna sui social media</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 14:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;utilizzo dei social media per promuovere campagne è in costante crescita. Unimondo sta lavorando ad un progetto di &#8220;carbon compensation&#8221; in Kenya dal titolo &#8220;Un fan un albero&#8221;. Il progetto è stato lanciato sull&#8217;ormai onnipresente Facebook. Per capire meglio scopi, possibilità e risultati ne abbiamo parlato con Fabio Pipinato, direttore di Unimondo. - Da dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unimondo.org/Notizie/Strumenti/1-fan-1-albero"><img class="size-thumbnail wp-image-3807 alignright" title="1 fan 1 albero" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/03/1-fan-1-albero_medium-150x100.gif" alt="" width="227" height="99" /></a><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/03/1-fan-1-albero_medium.gif" rel="lightbox[3805]"></a>L&#8217;utilizzo dei social media per promuovere campagne è in costante crescita. <a href="http://www.unimondo.org">Unimondo</a> sta lavorando ad un progetto di &#8220;carbon compensation&#8221; in Kenya dal titolo &#8220;Un fan un albero&#8221;. Il progetto è stato lanciato sull&#8217;ormai onnipresente Facebook. Per capire meglio scopi, possibilità e risultati ne abbiamo parlato con Fabio Pipinato, direttore di Unimondo.</p>
<p><strong>- Da dove nasce l’idea di questa campagna?</strong><br />
Da un bisogno. Dalla siccità. Il Kenya, e non solo, è stato attraversato da un’importante secca nel biennio 2009-2010. Il progetto di riforestazione “Tree is Life – Albero è vita” ha rischiato la chiusura in quanto non v’era acqua per innaffiare gli 80 vivai costruiti su base comunitaria.</p>
<p><strong>- Quale soluzione avete trovato?</strong></p>
<p>Abbiamo deciso di ridistribuire i 10.000 euro di budget annuali per la comunicazione del nostro sito internet: invece di spenderli in Italia acquistando pagine di giornale, allocando banner e così via abbiamo pensato di utilizzarli per sostenere il progetto, ed allora è stata inventata la campagna “1 fan 1 albero”. Per ogni nuovo fan che il portale avrà su Facebook verrà piantato un albero in Kenya. Così facendo da un lato ci si garantisce che i denari allocati per la comunicazione del sito raggiungano lo scopo di destinazione e dall’altro si aiuta il progetto di riforestazione “Tree si Life” a rialzare la testa dopo la batosta della siccità che ha visto molti vivai divenir aridi.<br />
<strong>- Attraverso quali canali viene promossa e si sviluppa la campagna?<br />
</strong><br />
I partner di Unimondo sono più di 400. Molti di loro, come Africa e Mediterraneo, hanno consentito di allocare on line un banner che faccia direttamente riferimento alla campagna. Poi il passaparola ha raggiunto quota 8.888 fan. Una cifra più che soddisfacente e non lontana da quanto ci si è preposto.</p>
<p><strong>- Di cosa si occupa l’associazione Tree is Life, partner locale nel vostro progetto?<br />
</strong><br />
Tree is Life, attraverso il sostegno di una forte expertise locale, sostiene le comunità ad avere cura e salvaguardare la natura. L’approccio è piuttosto interessante in quanto la sfida è “creare cultura” con molte iniziative in decine di scuole come la “festa dell’albero” e molti percorsi comunitari. �</p>
<p><strong>- Attualmente a che stadio è il progetto?<br />
</strong><br />
Sono attivi più di 80 vivai sia nelle comunità di villaggio che nelle scuole. Ogni vivaio viene curato da un “gruppo di mutuo aiuto” che ha un presidente ed un direttivo. Le piante da legno e da frutta prodotte in ogni vivaio vanno ad integrare il reddito di ognuno che ha lavorato alla cura dello stesso.  Il rimanente va venduto al mercato. Ogni anno Tree is Life contribuisce indirettamente all’impianto di 800.000 piante.</p>
<p><strong>- Come si può sostenere il progetto?<br />
</strong><br />
Diventando fan di Unimondo su Facebook ed invitando i propri amici a fare lo stesso.</p>
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		<title>22-27/03/2011: Africa Comics- South Africa al Festival del Cinema Africano, d&#8217;Asia e d&#8217;America Latina</title>
		<link>http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/22-27032011-africa-comics-south-africa-al-festival-del-cinema-africano-dasia-e-damerica-latina/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 14:08:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Fumetto africano]]></category>
		<category><![CDATA[Sudafrica]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 22 al 27 marzo 2011, saremo presenti con la mostra &#8220;Africa Comics- South Africa&#8221;, all&#8217;interno del Festival del Cinema Africano, d&#8217;Asia e d&#8217;America Latina di Milano. La mostra presenta le migliori storie di autori sudafricani arrivate nelle ultime 5 edizioni del “Premio Africa e Mediterraneo per il migliore fumetto inedito di autore africano”. Attraverso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dal <strong>22 </strong>al<strong> 27 marzo 2011</strong>, saremo presenti con la mostra &#8220;<strong>Africa Comics- South Africa&#8221;</strong>, all&#8217;interno del <strong>Festival del Cinema Africano, d&#8217;Asia e d&#8217;America Latina</strong> di Milano. La mostra presenta le migliori storie di autori sudafricani arrivate nelle ultime 5 edizioni del <em>“Premio Africa e Mediterraneo per il migliore fumetto inedito di autore africano”</em>.<br />
Attraverso il fumetto, gli artisti sudafricani raccontano la storia del loro paese, dall&#8217;esperienza coloniale, il rapporto tra classe dominante bianca e manodopera nera, alle dure condizioni dei lavoratori nelle miniere, o rappresentano, anche in modo ironico, la disparità di classe in Sudafrica e la condizione della donna, o storie surreali e di fiction.<br />
Il fumetto e la creatività sono due strumenti importanti per comprendere l&#8217;Africa di oggi, ed in questo gli artisti sudafricani si sono sempre distinti per qualità, innovazione e ironia delle storie, ricevendo alcuni anche riconoscimenti internazionali per l&#8217;editoria a fumetti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_3776" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/03/Immagine_1_grande.jpg" rel="lightbox[3783]"><img class="size-thumbnail wp-image-3776" title="Immagine 1: Ame (Shani Nel), In the Heart of Darkness, Africa Comics 2003 © Africa e Mediterraneo" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/03/Immagine_1_grande-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine 1: Ame (Shani Nel), In the Heart of Darkness, Africa Comics 2003 © Africa e Mediterraneo</p></div>
<div id="attachment_3778" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/03/Immagine_2.jpg" rel="lightbox[3783]"><img class="size-thumbnail wp-image-3778" title="Immagine 2: Daniël du Plessis, Make tracks, Africa Comics 2009-2010 © Africa e Mediterraneo" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/03/Immagine_2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine 2: Daniël du Plessis, Make tracks, Africa Comics 2009-2010 © Africa e Mediterraneo</p></div>
<div id="attachment_3777" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/03/Immagine_1_particolare.jpg" rel="lightbox[3783]"><img class="size-thumbnail wp-image-3777" title="Particolare " src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/03/Immagine_1_particolare-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Particolare</p></div>
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		<title>Breve ricordo dell&#8217;artista Goddy Leye</title>
		<link>http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/breve-ricordo-dellartista-goddy-leye/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Feb 2011 09:43:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di Sandra Federici]]></category>
		<category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Art Bakery]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea africana]]></category>
		<category><![CDATA[Douala]]></category>
		<category><![CDATA[Goddy Leye]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 19 febbraio 2011 l’artista camerunese Goddy Leye è morto dopo una breve malattia all’ospedale di Bonassama a Douala. Era uno dei più conosciuti artisti africani, presente in numerose mostre e progetti sull’arte contemporanea africana e internazionale, e promotore lui stesso di iniziative artistiche importanti, punto di riferimento per tanti artisti, non solo in Camerun. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 19 febbraio 2011 l’artista camerunese Goddy Leye è morto dopo una breve malattia all’ospedale di Bonassama a Douala.<br />
<a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/02/CracoviaBasLouter.jpg" rel="lightbox[3705]"><img title="Goddy Leye a Cracovia, foto di BasLouter" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/02/CracoviaBasLouter.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Era uno dei più conosciuti artisti africani, presente in numerose mostre e progetti sull’arte contemporanea africana e internazionale, e promotore lui stesso di iniziative artistiche importanti, punto di riferimento per tanti artisti, non solo in Camerun. Nel 2003 aveva iniziato il progetto Art Bakery, un programma di residenze artistiche ospitato nel suo studio di Bonendale, vicino a Douala.</p>
<p>Goddy Leye realizzava soprattutto video e video installazioni.</p>
<p>Il suo lavoro si concentra sui temi della memoria, della costruzione della storia, dell’identità, del postcolonialismo, sulle trasformazioni urbane.</p>
<p>Oltre che per la sua importanza nell&#8217;arte contemporanea, lo ricordiamo come un intellettuale colto, intelligente e gentile.</p>
<p>Alcune frasi dal suo sito (http://goddyleye.lecktronix.net/):</p>
<p><em>My work is about MEMORY. I am interested in stories and histories, myths and mysteries lying underneath the surface of things, events , places, people.</em></p>
<p><em>Having been born and bred in an environment where the past was either forbidden or intentionally distorted in order to create a schizophrenic mind in the post-colony, I guess there has always been/there is still, the need to rewrite HISTORY.</em></p>
<p><em>For a decade now, I have been busy exploring my memory</em></p>
<p><em><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/02/ArtBakeryPhoto-012.jpg" rel="lightbox[3705]"><img class="alignright size-full wp-image-3711" title="La sede della residenza Art Bakery" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/02/ArtBakeryPhoto-012.jpg" alt="" width="1200" height="900" /></a></em></p>
<p><em> </em></p>
<div><span style="color: #0000ee; -webkit-text-decorations-in-effect: underline;"><br />
</span></div>
]]></content:encoded>
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		<title>Sud Sudan: un referendum e la fiducia negli uomini</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 07:56:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Cesare Mazzolari]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Cesar]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[Rumbek]]></category>
		<category><![CDATA[secessione]]></category>
		<category><![CDATA[Sud SUdan]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri 30 gennaio 2010 a Juba sono stati annunciati i risultati ufficiali del referendum iniziato il 9 gennaio. La commissione speciale del Sud Sudan, ha spiegato che negli stati del Sud oltre il 99% degli elettori ha votato per la secessione, mentre nei seggi del Nord il 58% si è espresso a favore della secessione. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri 30 gennaio 2010 a Juba sono stati annunciati i risultati ufficiali del referendum iniziato il 9 gennaio. La commissione speciale del Sud Sudan, ha spiegato che negli stati del Sud oltre il 99% degli elettori ha votato per la secessione, mentre nei seggi del Nord il 58% si è espresso a favore della secessione. L&#8217;Onu ha registrato diversi attacchi che hanno provocato morti a persone che tornavano a casa dopo aver votato.<br />
Pubblichiamo un testo di Valentina Valle Baroz, collaboratrice di Africa e Mediterraneo ora impegnata nell&#8217;ufficio stampa della Fondazione Cesar (http://www.cesarsudan.org/), che ha organizzato la visita in Italia di Mons. Cesare Mazzolari, vescovo della diocesi di Rumbek in Sud Sudan.</p>
<p><em>Non avevo mai incontrato un missionario, uno vero, di quelli che da decenni predicano il Vangelo nel “continente nero” e che nell’immaginario collettivo sono figure d’altri tempi, ormai quasi mitiche. Mons. Cesare Mazzolari, da vent’anni vescovo di Rumbek in Sud Sudan, mi si avvicina vestito di nero, mi saluta come il più normale degli uomini e poi, invece di prediche e sermoni, mi riversa addosso uno spaccato di storia, non dell’Africa ma dell’umanità.<br />
È in Italia da meno di ventiquattro ore e dopo anni di guerra e tragedie non porta negli occhi la sofferenza del passato ma la gioia del futuro di migliaia di sud sudanesi che in fila hanno votato per la loro indipendenza.<br />
La sua diocesi, vasta quanto Lombardia e Triveneto insieme, è ormai la sua casa, la sua patria e sentire come parla del referendum, della lunga strada che il “suo popolo” ha percorso per arrivarvi è coinvolgente ed emozionante. Ma Mons. Mazzolari è tutt’altro che un ingenuo, anzi, è un uomo di cultura ed esperienza, che non dimentica le atrocità e i torti commessi negli anni di guerra e che guarda al futuro con entusiasmo ma anche con realismo e concretezza.<br />
Il problema più immediato sono le decine di migliaia di sfollati che si sono riversati al Sud. Emigrati nella regione di Khartoum anni fa in cerca di condizioni di vita migliori ora, per paura di rappresaglie, hanno lasciato tutto e si ritrovano profughi nel loro stesso paese, a cercare una famiglia che spesso scoprono distrutta dalla guerra. Il vescovo elenca in un italiano misto a inglese le agenzie internazionali che se ne stanno occupando, UNHCR e CICR in testa, oltre alla “sua” Chiesa che ha messo a disposizione strutture e equipaggiamenti per la creazione dei primi “campi di transito”. Ancora una volta gli Internal Displaced People sono gli ultimi degli ultimi e in tutte le interviste che gli sento fare è innanzi tutto per loro che ha parole, pensieri e speranze.<br />
Nonostante il tenace ottimismo, la sua visione del futuro del Sud Sudan è molto realistica: il rapporto col Nord – che ha vissuto il distacco del Sud, a suo avviso, non solo come perdita di risorse naturali e materie prime ma anche, e soprattutto, come sconfitta politica &#8211; continuerà a costituire un problema, come lo saranno le relazioni internazionali che il governo di Juba dovrà intrattenere con potenze come Stati Uniti e Cina che non mancheranno di far pesare la loro influenza sullo scacchiere della regione. La crescita del Sud Sudan e la sua possibilità di sopravvivere alle sfide internazionali è legata, per Mons. Mazzolari, a tre fattori: la capacità di formare quanto prima una classe dirigente autoctona, la volontà di sanare almeno alcune delle piaghe che affliggono il paese e la disponibilità a concedere il perdono, inteso non tanto come precetto meramente evangelico quanto piuttosto come valore umano, unica speranza per ricucire e consolidare le relazioni tribali essenziali per la pace.<br />
Parlare con lui della situazione del Sud Sudan è come leggere un libro scritto da autori diversi che concordano solo su un unico punto: la fiducia nell’uomo che, nel caso di Monsignore, sarebbe forse meglio definire fede. E forse non basterà al Sud Sudan per rimanere il 55° stato africano ma sicuramente ha giocato un gran ruolo nel diventarlo.<br />
</em>Valentina Valle Baroz</p>
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		<title>La Fondazione Anna Lindh annuncia i vincitori del Premio di letteratura araba per bambini</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 15:04:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria e letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[18-01-2011 La Fondazione Euro-mediterranea Anna Lindh ha annunciato i vincitori del Premio regionale di letteratura per bambini dal titolo “Leggere qui, lì e ovunque”. Il premio annuale mira a incoraggiare e promuovere la pubblicazione di libri per bambini, scritti in lingua araba e non tradotti, nonché a supportare il processo di produzione letteraria sia a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/01/Reading-here-there_0.jpg" rel="lightbox[3615]"><img class="alignnone size-full wp-image-3618" title="Reading here there_0" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/01/Reading-here-there_0.jpg" alt="" width="200" height="101" /></a></p>
<p><strong>18-01-2011</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La Fondazione Euro-mediterranea Anna Lindh ha annunciato i vincitori del Premio regionale di letteratura per bambini dal titolo “Leggere qui, lì e ovunque”. Il premio annuale mira a incoraggiare e promuovere la pubblicazione di libri per bambini, scritti in lingua araba e non tradotti, nonché a supportare il processo di produzione letteraria sia a livello nazionale che regionale.</p>
<p>I vincitori dell’ultima edizione del Premio sono i seguenti:</p>
<p>- Ahlam Al Hayawanat, scritto e illustrato da Walid Taher, pubblicato da Dar El Shorouk, Egitto.</p>
<p>- Al Ta’a Al Marbouta Tateer, scritto da Ibtissam Barakat e illustrato da Housni Radwan, pubblicato da Tamer Institute for Community Education, Palestina.</p>
<p>- Al Aayn, scritto da Dr. Afaf Tuballah e illustrato da Dr. Hanadi Sliet, pubblicato da Nahdet Mist Publishing Group, Egitto.</p>
<p>- Temsaheyya, scritto da Dr. Najla Nasseir Bashour e illustrato da Yasmine Nashabah Te’an,  pubblicato da Tala Establishment, Libano.</p>
<p>- Kitab Al Duhk wa Al Buka’a, scritto da Fatima Sharrafeldine e illustrato da Sinan Hallak, pubblicato da Asala for Publishing and Distribution, Libano.</p>
<p>Gli editori di ciascun titolo vincitore riceveranno un premio pari a 2000 euro, mentre ogni autore e illustratore rispettivamente 1000 euro. La giuria, inoltre, ha deciso di conferire anche la menzione d’onore ad alcuni autori del Libano e dell’Egitto.</p>
<p>Nel mese di marzo la Fondazione organizzerà una cerimonia pubblica, in occasione della quale presenterà il premio ai rappresentanti delle case editrici, agli autori e agli illustratori dei libri vincitori, nonché a coloro che hanno ricevuto la menzione d’onore.</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>17-21/02/2010- Fiera dell&#8217;arte internazionale contemporanea a Madrid</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 09:47:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda Cultura febbraio]]></category>

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		<description><![CDATA[Evento: Arco. Dove: Madrid. Quando: Dal 17 al 21 febbraio 2010. Informazioni: La Galleria d&#8217;arte moderna e contemporanea &#8220;Afronova&#8221; con sede in Sudafrica, presenta per l&#8217;edizione del 2010 a Madrid, l&#8217;esposizione delle opere di Billie Zangewa e Godfried Donkor. Info.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Evento: </strong> Arco. <img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/02/images2.jpg" alt="images2" title="images2" width="124" height="41" class="alignright size-full wp-image-1487" /><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/02/images.jpg" alt="images" title="images" width="135" height="90" class="alignright size-full wp-image-1498" /></p>
<p><strong>Dove: </strong> Madrid. </p>
<p><strong>Quando: </strong> Dal 17 al 21 febbraio 2010.</p>
<p><strong>Informazioni: </strong> La Galleria d&#8217;arte moderna e contemporanea &#8220;Afronova&#8221; con sede in Sudafrica, presenta per l&#8217;edizione del 2010 a Madrid, l&#8217;esposizione delle opere di Billie Zangewa e Godfried Donkor. <a href="http://http://www.afronova.com/ARCO-Madrid-2010.html">Info. </a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Territorialità attiva. Il contributo dei centri interculturali per una città educativa</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 08:23:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Centri interculturali]]></category>
		<category><![CDATA[N63]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentazione dell’articolo “Territorialità attiva. Il contributo dei centri interculturali per una città educativa” pubblicato sul numero 63 di Africa e Mediterraneo, a firma di Lorenzo Luatti, ricercatore dei processi migratori e delle relazioni interculturali. L’articolo riflette su quali devono essere i “modelli di integrazione” alla base dei centri interculturali affinché questi ultimi possano essere una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/09/centri-interculturali-300x221.jpg" alt="centri-interculturali" title="centri-interculturali" width="300" height="221" class="alignright size-medium wp-image-844" /><br />
<strong>Presentazione dell’articolo “Territorialità attiva. Il contributo dei centri interculturali per una città educativa” pubblicato sul numero <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&#038;c=5">63 di Africa e Mediterraneo</a>, a firma di Lorenzo Luatti, ricercatore dei processi migratori e delle relazioni interculturali.</strong></p>
<p>L’articolo riflette su quali devono essere i “modelli di integrazione” alla base dei centri interculturali affinché questi ultimi possano essere una risposta possibile alle sfide di una società plurale.</p>
<p>Luatti sostiene che i centri interculturali potranno essere promotori della pluralità e di azioni qualificate  di rinnovamento dei servizi di un territorio se sapranno integrare il modello <em>aggregativo</em>, che mira a stabilire una relazione tra nativi e migranti, con quello <em>funzionale</em>, che si occupa di fornire servizi e competenze per l’integrazione sociale degli immigrati.<br />
Per questo motivo, dovranno essere create delle reti tra coloro che, nello stesso territorio, si occupano di politiche di integrazione tra popolazione autoctona e straniera. </p>
<p>L’autore specifica, inoltre, che i centri interculturali saranno promotori di una territorialità attiva e di percorsi di progettazione partecipata dell’integrazione solo se collocheranno la loro azione entro la specifica realtà migratoria di un territorio. </p>
<p>Per quanto riguarda le realtà italiane, Luatti registra la mancanza di un piano di raccordo tra politiche e servizi che favorirebbe la realizzazione di un modello territoriale integrato/integrativo.<br />
Prevale, invece, una visione settorializzata, frammentata e discontinua che non promuove la convivenza multiculturale.</p>
<p>[Foto | <em>Lo sguardo sull'altro</em>, Isabella Balena] </p>
]]></content:encoded>
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