04 maggio 2018

“Mai avremmo pensato che un pezzo di carta può essere tanto violento”: storie di richiedenti asilo al Festival della letteratura di Budrio

Noi visti da loro, in un racconto che mette in luce i tanti preconcetti e gli episodi di ordinario razzismo, spesso inconsapevole, a cui devono assistere, ma anche la gratitudine per chi li ha accolti e li aiuta a integrarsi e a rendersi autonomi. Di questo hanno scritto cinque richiedenti asilo, ospiti del Centro di accoglienza straordinaria della frazione di Mezzolara, gestito dalla cooperativa sociale Lai-momo. Il pensiero senza censure di chi ha scelto l’Italia “perché è un paese dove c’è la libertà di stampa e d’espressione”. I testi sono stati letti davanti al pubblico, in occasione dell’appuntamento dedicato alle “Storie d’Africa”, all’interno del Festival della Letteratura di Budrio.

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Le storie di questi ragazzi – partiti dal Senegal, dal Mali, dalla Costa d’Avorio, dalla Guinea, dal Togo, dal Niger, dal Camerun – hanno in comune “la ricerca di protezione, di una vita tranquilla e di migliori condizioni di salute”, dopo il viaggio che li ha visti attraverso prima il deserto, poi una Libia in guerra e infine la traversata in mare. Un percorso affrontato “con coraggio, pazienza, paura”, che altre persone possono fare in aereo in poche ore con un semplice visto. “Mai avremmo pensato che un pezzo di carta può essere tanto violento, decidere tra la vita e la morte delle persone”, si legge nei loro testi.

Adesso la loro ricerca di una nuova vita riparte da Mezzolara di Budrio, dalla grande casa rossa in cui abitano con la bandiera della pace sul cancello. Con uno sguardo privo di pregiudizi, giudicano più alto il rispetto che gli italiani hanno verso le persone perché “qui le macchine si fermano per lasciar passare le biciclette, mentre nei nostri Paesi raramente si dà la precedenza a un ciclista, che spesso rischia la vita”. E anche il rispetto della natura, “perché l’ambiente è pulito, non si possono buttare cose per terra, le case sono curate come anche i giardini e le strade”, e degli animali “che vengono a volte curati quasi come delle persone”.

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Il loro sguardo ci riporta anche che “qui le donne sono molto belle e curate, gli anziani attivi e sempre impegnati”. Molti degli ospiti lavorano in aziende agricole e conoscono tanti contadini di una certa età che ancora lavorano la terra con passione. La gente di Mezzolara – continuano a raccontare – è gentile e cordiale, “ci saluta quando ci incontra”. Il riconoscersi per strada li fa sentire sicuri reciprocamente.

Hanno conosciuto tante persone speciali dicono: “abbiamo lasciato le nostre mamme ma qui ne abbiamo trovata un’altra. Noi la chiamiamo Mamma Africa, anche se in realtà si chiama Mirella. […] Lei e gli altri operatori ci hanno insegnato tante cose, come fare la spesa e cercare le offerte più convenienti”. Ma hanno anche insegnato a tenere in mano una matita ai ragazzi che nel loro Paese non erano mai andati a scuola.

Un altro punto di riferimento nella comunità è il meccanico delle biciclette che, con pazienza, ha insegnato ai ragazzi a riparare il mezzo di locomozione che è stato loro regalato da qualche cittadino. Le competenze poi vengono messe in comune perché “quello che ci ha insegnato il meccanico Valerio lo utilizziamo anche per aiutare i ragazzi di un altro centro di accoglienza, a Miravalle”.

La dimensione del paese aiuta l’integrazione, mentre la città spersonalizza e rende diffidenti: “A Bologna spesso le persone ci guardano male e sul treno non vengono a sedersi nei posti liberi vicino a noi”. Gli anziani, dicono, sono più cordiali dei giovani, ma l’ignoranza porta a gesti sgarbati e offensivi: “Ci è capitato che, durante la Messa, quando è il momento di scambiarsi un segno di pace le persone siano imbarazzate a darci la mano e ci guardino con diffidenza”. Alcuni ospiti sono impegnati nel servizio civile in una casa di riposo ed è successo che alcuni degli anziani pazienti in carrozzina non volessero essere spinti da uno di loro perché nero. Questi episodi li mortificano ma sanno anche prenderli con ironia: uno di loro racconta di avere trovato un telefono a terra fatto squillare dalla persona che lo aveva perduto, di averlo riconsegnato alla legittima proprietaria e di essersi sentito dire: “Grazie, sei molto bravo anche se sei nero”.

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Ciò che li preoccupa di più è la mancanza di certezze sui propri documenti, sulla possibilità di rimanere in Italia: “Da un lato ci stiamo sempre più integrando e dall’altro non sappiamo se potremo restare. Per questo cerchiamo di tenerci impegnati, di pregare, di essere positivi”. Ma la paura è tanta.

Nel quotidiano, vorrebbero che i trasporti da Bologna per Budrio e viceversa non terminassero troppo presto la sera e nei giorni festivi. L’aspirazione di tutti è quella di trovare una collocazione nel mondo del lavoro per condurre una vita propria in una dimensione autonoma, una volta usciti dal progetto di accoglienza.

La narrazione degli ospiti di Mezzolara si chiude con un appello: “Vogliamo dire che siamo venuti in pace, non vogliamo fare male a nessuno; vogliamo solo lavorare, vogliamo stare bene, in una parola vivere”. Il pubblico di Budrio li saluta con un applauso e con la richiesta di una stretta di mano. Forse non sarà alta letteratura la loro, ma certamente con le loro parole hanno aiutato i cittadini a conoscerli meglio e superato alcune barriere.

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24 febbraio 2018

A sostegno dello storico Isidore Ndaywel e del Comitato di coordinamento dei laici (CLC) della Repubblica Democratica del Congo

La Repubblica Democratica del Congo vive in questi mesi momenti molto bui, in cui a pagare il prezzo più alto è la popolazione, vittima dei conflitti civili per il controllo dei territori e delle risorse. A questo si aggiunge la cruenta repressione politica messa in atto dal presidente Joseph Kabila, che oltre un anno fa si era detto disponibile a indire, finalmente, nuove elezioni presidenziali entro la fine del 2017. Così non è stato e il Comitato di coordinamento dei laici (CLC) ha indetto per domani, 25 febbraio, una manifestazione per chiedere, una volta ancora, le dimissioni di Kabila.

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Le ultime contestazioni del 21 gennaio scorso hanno avuto un esito tragico con almeno 6 morti e numerose decine di arresti. Per questo oggi Henri Lopes e altri scrittori e intellettuali dell’Africa  hanno voluto lanciare un appello affinché la marcia che si terrà tra pochi giorni non venga respinta nel sangue. Temono che la repressione possa colpire gli intellettuali che hanno deciso di unirsi alle richieste del popolo. In particolare fanno riferimento allo storico Isidore Ndaywel, ex-funzionario dell’Organizzazione Internazionale della Francofonia, molto attivo nella promozione interculturale.

“Noi intellettuali, creativi, artisti, dell’Africa e del mondo francofono intero, democratici e attivisti per i diritti umani lanciamo questo appello per sollecitare le autorità della RDC alla moderazione, a preferire il dialogo alla repressione. Prendendo consapevolezza, mettendo gli interessi della nazione al di sopra di ogni altra cosa, accogliendo positivamente le legittime richieste del popolo, le autorità saranno all’altezza del destino di un paese al centro della storia e della geografia del grande continente che è l’Africa”.

Di seguito condividiamo l’appello intero, e in lingua originale, che sottoscriviamo e rilanciamo.

 

Soutien à l’historien Isidore Ndaywel et à ses amis du Comité Laïc de Coordination (CLC) en République Démocratique du Congo
Depuis quelques mois, la République Démocratique du Congo traverse des heures tragiques dont le plus lourd tribut est payé par des populations civiles innocentes.
Tout récemment, un groupe d’intellectuels de ce pays a entrepris la courageuse démarche de s’associer à leur peuple dans leur volonté de faire assurer les conditions démocratiques les plus élémentaires pour l’organisation d’élections réellement crédibles dans leur pays.
Il n’est question ici que du respect des libertés publiques, revendiqué au nom d’une communauté nationale qui n’a que trop souffert et ne cesse de souffrir des effets de conflits successifs dont sont victimes les couches les plus vulnérables de la population. Il s’agit d’un mouvement pacifique qui monte des profondeurs du pays auquel s’associent les autorités religieuses dont on ne peut suspecter le désir de paix et qui sont par nature opposées à toute forme de violence. Or, la réponse qui leur est opposée est précisément la violence armée. Par deux fois, au cours des manifestations du 31 décembre 2017 et du 21 janvier 2018 des pertes de vies humaines ont été déplorées, et la liberté d’universitaires qui ont pris fait et cause pour leur peuple est menacée.
Nous craignons que le 25 février, date programmée pour la prochaine marche des chrétiens, soit l’occasion d’une nouvelle répression disproportionnée dont seront victimes des participants aux mains nues.
Des universitaires ont pris l’initiative de se joindre à la clameur populaire et de s’en faire l’écho. Ce ne sont pas des professionnels de la politique, ce sont de simples citoyens conscients de leurs responsabilités devant l’histoire. Les nouvelles qui nous parviennent nous amènent à nous inquiéter sur leur sort.
Parmi eux, Isidore Ndaywel dont les travaux sur l’histoire de son pays font autorité et constituent des ouvrages de référence. Cet éminent homme de culture, ancien fonctionnaire de l’Organisation Internationale de la Francophonie, qui a participé au combat pour la promotion de la diversité culturelle, a été l’un des artisans les plus efficaces de la création du prestigieux /Prix des Cinq/ /Continents/ qui a honoré et révélé tant d’écrivains francophones. Isidore Ndaywel enfin a été le commissaire de la RDC chargé de l’organisation du XIVe Sommet de la Francophonie à Kinshasa, en 2012. Il s’est acquitté avec succès de cette tâche dont les résultats ont été au bénéfice du gouvernement de son pays. Parce que ses amis et lui sont d’authentiques intellectuels,  parce qu’il s’agit du plus grand pays francophone du monde, il est de notre devoir de veiller à ce que la liste des martyrs déjà longue ne s’allonge pas.
Nous lançons cet appel en tant qu’intellectuels, créateurs, artistes, d’Afrique et de la Francophonie tout entière, démocrates et militants pour le respect des droits humains, et demandons aux autorités de la RDC de faire preuve de retenue, de privilégier le dialogue à la répression. En prenant de la hauteur, en mettant les intérêts de la Nation au-dessus de toute autre considération, en faisant preuve de maturité, en répondant de manière positive aux exigences légitimes de leur peuple, elles se hisseront à la hauteur du destin d’un pays situé au centre géographique et historique du grand continent qu’est l’Afrique.

Henri Lopes (Écrivain), Adama Ba-Konaré (Historienne), Kidi Bebey (Ecrivaine), Catherine Coquery-Vitrovitch (Historienne, Professeur Emérite, Paris Diderot), Bob Kabamba (Directeur Cellule d’Appui politologique Afrique-Caraïbes, CAPAC-ULiège, Faculté de Droit, de Science politique et de Criminologie), Henri Lopes (Ecrivain), Boniface Mongo-Mboussa (Critique littéraire), Roland Pourtier (Professeur Emérite, Université Paris I, Panthéon Sorbonne).

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09 ottobre 2017

L’Africa si racconta: la nuova call di Africa e Mediterraneo!

È uscita la nuova call for papers della rivista Africa e Mediterraneo. Tema del dossier sarà il racconto che l’Africa fa a se stessa, in particolare tramite le forme espressive dei nuovi media.

Profili Facebook e Instagram, canali YouTube, blog, veicolano oggi un flusso costante di informazioni, condividendo video, immagini, contenuti, creando reti e incentivando altre condivisioni, in un codice linguistico in continua evoluzione. Influencer, blogger e figure social, originari del continente, hanno pagine seguite e commentate da numerosi utenti, con l’immediatezza e la velocità proprie della comunicazione 2.0.
Resta grande il seguito del mezzo televisivo: programmi come reality show e soap opera hanno un vasto riscontro di pubblico e propri codici linguistici e comunicativi.
Inoltre, da non trascurare, è l’impatto del racconto dei media africani sulla comunità della diaspora, in un linguaggio transnazionale che passa anche per la musica e la danza, nella condivisione di un’identità e di un’appartenenza comune.

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I mass media contemporanei fanno sì, quindi, che oggi più che mai le popolazioni dei Paesi africani siano al tempo stesso produttrici e fruitrici autonome di un discorso – tramite canali in parte tradizionali in parte innovativi – sulla vita in Africa e sull’identità delle comunità africane, con una narrazione che travalica i confini dei singoli Paesi e del continente stesso.

A partire da queste premesse il numero 87 di Africa e Mediterraneo intende riflettere su forme e contenuti del racconto che l’Africa fa a se stessa, in particolare, ma non esclusivamente, nelle nuove dinamiche interattive del web 2.0.

Le proposte potranno trattare i seguenti temi, secondo vari approcci disciplinari:
– chi sono i maggiori influencer africani
– forme, diffusione e fruizione dei media tradizionali in Africa
– forme, diffusione e fruizione dei nuovi media in Africa
– tipologia dei contenuti e delle immagini veicolate
– impatto che hanno sulle comunità della diaspora
– modalità di ingresso di comunicatori africani nel campo mediatico europeo
– impatto sulla percezione dell’Africa e dei Paesi africani su altre culture

Scadenze per l’invio:
Invio delle proposte (400 parole al massimo): 25 ottobre 2017
Invio del contributo (in caso di accettazione): 30 novembre 2017
Le proposte dovranno pervenire agli indirizzi:
s.federici@africaemediterraneo.it e m.scrivo@africaemediterraneo.it.
Gli articoli e le proposte potranno essere inviate in italiano, inglese e francese.

Qui di seguito è possibile leggere e scaricare la call for papers.

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04 maggio 2017

Summer School on Forced Migration and Asylum: a Multidisciplinary Approach. 3-8 July 2017 – BOLOGNA (IT)

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Dal 3 al 8 luglio si svolgerà a Bologna presso la sede di coop. Lai-momo in Via Boldrini la seconda edizione della Summer School on Forced Migration and Asylum. Il progetto è realizzato da Lai-momo in collaborazione con l’associazione Africa e Mediterraneo e con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna. Durante le giornate di formazione si affronteranno cinque temi che sono considerati cruciali per comprendere e affrontare l’attualità della migrazione forzata e dell’asilo in Europa:

  • Paesi di origine
  • Integrazione lavorativa dei rifugiati
  • Migrazione circolare e rimpatri volontari
  • Salute mentale e assistenza terapeutica
  • Comunicazione sulla migrazione e hate speech

Le lezioni e i seminari con esperti del settore e docenti provenienti da diversi stati europei vogliono offrire, attraverso un metodo multidisciplinare e trasversale, nuove prospettive sui temi della migrazione e migliorare l’efficacia di chi lavora, o che è disposto a lavorare, nell’ambito professionale dell’integrazione sociale dei migranti, così come nella comunicazione e nella ricerca accademica relative a questo argomento. Le sessioni teoriche della Summer School saranno accompagnate da visite di studio presso i centri di accoglienza per fornire anche una formazione pratica e concreta su come l’accoglienza e l’integrazione operano nel campo. I candidati ideali per partecipare a queste sessioni di studio sono i ricercatori, i giornalisti, gli esperti, gli studenti e gli operatori sociali che lavorano nel settore. La Summer School è un’importante occasione di approfondimento e aggiornamento, che si pone l’obiettivo di creare un networking proficuo e condiviso, gestendo in modo arricchente le diverse relazioni di scambio ed interazione a livello locale e internazionale.

Per maggiori informazioni e iscriversi: www.migrationschool.eu

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23 dicembre 2016

Borse in esposizione e scambio di auguri al Polo Formativo di Lama di Reno

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Giovedì 22 dicembre 2016, il Polo Formativo e di Accoglienza Lama di Reno ha aperto le sue porte al pubblico, per mostrare alcune delle borse realizzate in questi primi mesi di formazione dai 18 richiedenti asilo ospitati nel centro. Un’occasione importante per condividere con la comunità locale l’esperienza di accoglienza e per scambiarsi gli auguri di Natale.

Grazie alla collaborazione tra Lai-momo e ITC Ethical Fashion Initiative, il Centro offre percorsi di qualificazione e autonomia ai richiedenti asilo, affinché sia favorito un loro successivo inserimento lavorativo, in Italia o nei Paesi di origine.

Dalla sua apertura nel luglio 2016, infatti, il Polo formativo fornisce ai suoi ospiti, accanto al tradizionale percorso di accoglienza, una formazione professionale nel settore della sartoria e della lavorazione della pelle. Le persone coinvolte provengono da Pakistan, Senegal, Bangladesh, Guinea, Burkina Faso, hanno un’età compresa tra i 19 e i 30 anni e sono state selezionate in base alla motivazione e alle loro esperienze pregresse nel settore.

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Nel laboratorio di cucito sono state esposte le borse finora realizzate – dai primi semplici modelli agli ultimi più elaborati – esaminate con curiosità e apprezzate dai presenti, che hanno anche potuto interrogare gli artefici sulla loro realizzazione.

Per l’occasione sono intervenuti il sindaco di Marzabotto, Romano Franchi, e la sua vice, Valentina Cuppi, che insieme al presidente di Lai-momo Andrea Marchesini Reggiani hanno tracciato un breve bilancio di questi primi cinque mesi di formazione e lavoro, congratulandosi con gli ospiti del Centro, con il formatore artigiano e con gli operatori che li assistono per quanto fatto finora. È stata evidenziata l’importanza di questa sperimentazione nell’ambito dell’accoglienza e rilevato come in poco tempo si sia arrivati alla realizzazione di prodotti di qualità, che non sfigurerebbero nel mercato attuale.

Presenti anche due rappresentanti dell’associazione Gli Amici di Aurora per AGEOP (Associazione Genitori Ematologia Oncologia Pediatrica), che hanno ricevuto in dono alcune borse realizzate nel centro.

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In chiusura, tradizionale brindisi natalizio e scambio di auguri, con l’auspicio che il 2017 possa vedere il progredire del progetto, sul quale è appena stato pubblicato online un video. https://www.youtube.com/watch?v=bVOHDsD93sI

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27 settembre 2016

Africalia. Cultura e sviluppo sostenibile.

Il 15 e il 16 Giugno al Tour&Taxis nella capitale belga l’associazione Africalia è stata tra i protagonisti delle Giornate europee dello sviluppo (European Development Days), il più importante forum europeo sulla cooperazione internazionale e allo sviluppo. Il video Africalia at the European Development Days (EDD16), pubblicato in data 20 Settembre 2016 dalla stessa associazione, inizia con una frase significativa: «Culture, where art thou?». In questo appuntamento internazionale che si tiene ormai dal 2006, infatti, la cultura ha svolto un ruolo importante offrendo un programma di ampio respiro: da mostre, spettacoli, installazioni alla presenza di attività culturali e di industrie creative in un’ottica di responsabilizzazione e di partecipazione degli individui e gruppi alla vita artistica e culturale africana. Si è creato uno spazio piuttosto ricco e fertile con l’obiettivo di risaltare le diversità culturali, mettendo in evidenza la rilevanza strategica della cultura come motore della crescita e di un progresso non soltanto economico e tecnologico, ma anche sociale e umano. Si è posta l’attenzione sull’urgenza di una cultura dell’innovazione, e quindi, di un’etica della condivisione e dell’inclusione che costruiscano un nuovo tessuto sociale internazionale.

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22 settembre 2016

The National Museum of African American History and Culture. Un nuovo museo sulla storia afroamericana a Washington.

Change will not come if we wait for some other
person or some other  time.
We are the ones we’ve been waiting for.
We are the change that we seek.

(Barak Obama, 44th President of the United States)

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Sabato 24 settembre a Washington ci sarà la cerimonia di apertura del National Museum of African American History and Culture e sarà presente il presidente Barak Obama. Costruito lungo il National Mall, il viale monumentale dove in un giorno del 1963 si affollarono duecentomila persone per ascoltare Martin Luther King nel celebre discorso “I have a dream”, il museo è un’imponente struttura che si erge su cinque piani, di cui tre interrati. La storia e la cultura afroamericane sono raccontate cronologicamente tramite l’esposizione di oggetti storici: alcuni sono emotivamente forti, ad esempio nei piani sotterranei si trova un collare da schiavo di dimensioni talmente piccole da essere utilizzato da un bambino. Il racconto parte, dunque, dalla lunga e dolorosa epoca della schiavitù dall’Africa alle piantagioni di cotone e di tabacco nel “nuovo mondo”; si prosegue con la stagione delle lotte contro la segregazione razziale considerando il 1968 come anno di svolta. Ai piani superiori sono esposti oggetti di culto di alcuni personaggi pubblici che sono diventati simboli di riscatto, ad esempio il cappello di Michael Jackson o la Cadillac rosso ciliegia di Chuck Berry. L’esposizione prosegue il suo racconto fino alla rivoluzionaria presidenza di Barack Obama e ai recenti movimenti di protesta contro la violenza sui neri.

La creazione di un museo, che scava nelle fondamenta della storia americana, è stata una scelta di grande importanza, che vuole mostrare le verità sulle discriminazioni pratiche e culturali degli afroamericani nel passato e nel presente. Si è cercato, infatti, un difficile equilibrio tra un pezzo di storia degli Stati Uniti che è stata persecutoria e l’incompleta storia dell’integrazione. È un museo, dunque, come dichiara lo stesso Barack Obama, diverso dagli altri perché mette a nudo le sofferenze di una singola comunità, quella afroamericana, in un lungo percorso verso l’uguaglianza razziale, il cambiamento sociale e l’affermazione dei diritti civili.

 

Per maggiori informazioni sul museo e sugli eventi:
https://nmaahc.si.edu/

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23 giugno 2016

Accoglienza, una scelta positiva

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Lunedì 20 giugno, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, è stato lanciato il video di animazione realizzato da Bologna cares!, la campagna di comunicazione del Sistema di Protezione dei Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) del Comune di Bologna.

L’accoglienza dei richiedenti asilo come attività necessaria e ordinaria dello scenario sociale di oggi e del futuro: questo il tema della campagna Bologna cares! 2016.

Ѐ su quest’idea che si fonda il video di animazione della campagna, realizzato dallo studio Bloomik: un sistema di accoglienza strutturato ha ricadute positive e costruttive su tutto il tessuto sociale, mentre, al contrario, la “mancanza di accoglienza” produce povertà ed esclusione. Scegliere l’accoglienza quindi significa favorire la costruzione di un sistema che produce relazioni, integrazione e crescita. Il video è stato proiettato il 20 giugno in Piazza Maggiore nell’ambito della rassegna “Sotto le Stelle del Cinema” diretta dalla Cineteca di Bologna, ed è stato molto apprezzato dal pubblico.

 

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09 settembre 2015

L’Africa delle città | Urban Africa

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Ottobre in Italia sarà il mese dell’Africa! Oltre alle iniziative riunite dal festival Ottobre Africano in varie città italiane, i 16 e 17 ottobre il Centro Piemontese di Studi Africani (CSA) e l’Associazione per gli Studi Africani in Italia (ASAI) propongono due giornate di convegno sul tema dell’Africa delle città, nei pressi del rettorato di Torino.

Grazie a un’organizzazione in sessioni parallele, il convegno affronta la problematica in maniera trasversale, riflettendo sulle città africane attraverso quattro angoli di attacco: governance e informalità urbana, città e sicurezza alimentare, governare la città fra formale e informale, arte e cinema nei contesti urbani. Relatori internazionali approfondiranno le tematiche con interventi in inglese o in italiano. E’ prevista inoltre una visita del museo Egizio il venerdì sera.

Il programma provvisorio dell’evento è disponibile qui con i dettagli degli interventi.

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29 giugno 2015

Devil comes to Koko

È partita la campagna di crowdfunding per sostenere il film Devil comes to Koko di Alfie Nze, un regista teatrale nigeriano da anni residente in Italia. Devil comes to Koko evoca, attraverso lo sguardo di Alfie Nze, due brutali episodi: la sanguinosa invasione inglese di Benin City del 1897 e lo scandalo dei rifiuti tossici scaricati nel 1987 a Koko, un villaggio nel delta del Niger, da un affarista italiano. Apparentemente scollegate fra loro le due invasioni si fondono in un’unica inquietante storia.

Nel 1987, Alfie era solo un ragazzo e la storia dei rifiuti di Koko lo aveva colpito molto. Arrivato in Italia ha deciso di mettere in scena uno spettacolo teatrale ispirato alla vicenda. Per questo è partito per la Nigeria per incontrare gli abitanti del villaggio e, tornato in Italia, ha iniziato le prove di uno nuovo spettacolo. Il documentario lo segue in questo progetto.

Opera prima del regista, Devil comes to Koko è stato prodotto indipendentemente da Koko Krew, un gruppo di persone che hanno creduto nel progetto e stanno lavorando con Alfie perché il film possa essere concluso e diffuso in tutto il mondo. Le riprese sono state effettuate a Benin City, nel villaggio di Koko in Nigeria e nello spazio occupato di Macao, a Milano. Il film ha ricevuto il premio Mutti 2013 ma è una produzione indipendente e per questo è stata lanciata una campagna di crowdfunding su Indiegogo.

La campagna di crowdfunding ha l’obiettivo di raccogliere 10.000€, cifra minima necessaria a terminare il film. La campagna del film è gemellata con il progetto Adotta un albero promosso dall’associazione Sunugal: parte dei fondi raccolti contribuiranno a piantare alberi da frutta in Senegal.

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