03 agosto 2017

Tutti sulla stessa barca

Imparare a scuola il tema delle migrazioni non significa sottrarre tempo al programma canonico, ma sviluppare percorsi didattici che ruotino intorno a temi/problemi collegabili all’esperienza. Un’esperienza che vede la società farsi sempre più multiculturale: per questo motivo, la scuola si trova di fronte al difficile compito di ripensare se stessa di fronte ai rapidi processi di trasformazione del mondo attuale. In particolare essa cerca, appunto, una sua “via interculturale” di risposta sia ai processi migratori che investono i vari Paesi, sia ai bisogni di rigenerazione sociale e culturale. Le classi del ginnasio del liceo classico Minghetti di Bologna, ad esempio, hanno avuto la possibilità di autogestire, in collaborazione con alcuni insegnanti, dalle venti alle trenta ore annue in cui trattare un tema a scelta nell’ambito del progetto Coloriture.

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Durante lo scorso anno scolastico 2016-17, la classe VG, con la guida della prof.essa Iacondini, ha deciso di approfondire l’argomento dei flussi migratori nel Mediterraneo, focalizzandosi anche sulle tematiche del razzismo e dello sport come strumento d’integrazione, pubblicando, a fine percorso, un giornalino su questi argomenti, dal titolo “Tutti sulla stessa barca”. Il tema dello sport è approfondito facendo riferimento al n. 84 della nostra rivista Africa e Mediterraneo dedicato al rapporto tra sport e immigrazione: l’attività sportiva offre, infatti, straordinarie possibilità di apertura, dialogo e accoglienza del diverso, e quindi garantisce opportunità di intercultura e la formazione di nuove identità molteplici e plurali che vanno a cambiare il volto della cittadinanza globale.

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20 giugno 2017

La Champions #WithRefugees

Molte sono state le iniziative che, sotto l’egida della campagna #WithRefugees promossa da UNHCR, hanno condotto alla Giornata Mondiale del Rifugiato il 20 giugno: un modo per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dei rifugiati e cercare di creare molteplici occasioni di incontro tra le comunità locali, i rifugiati e i richiedenti asilo. L’integrazione e la sensibilizzazione non possono che passare anche attraverso lo sport perché esso «consente di abbattere i muri e di costruire dei ponti, abbracciando la dimensione competitiva, ludica e socio-educativa», così scrive Raymond Siebetcheu in un articolo pubblicato sul n. 84 della rivista Africa e Mediterraneo, appunto, dedicato al rapporto tra sport e immigrazione.
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Il 18 giugno allo stadio Tre Fondane di Roma si è svolta la Champions #WithRefugees, una giornata di grande calcio, organizzata da UNHCR insieme a Liberi Nantes e all’Associazione Italiana Calciatori (A.I.C.): si è trattata di una partita amichevole tra i Liberi Nantes, la prima squadra di calcio dal 2007 destinata a rifugiati politici e richiedenti asilo, e una selezione di stelle del calcio capitanate da Sulley Muntari, calciatore ghanese del Pescara divenuto recentemente simbolo globale della lotta al razzismo e all’intolleranza, e volti noti dello spettacolo. La storia dell’associazione Liberi Nantes, raccontata in una riflessione sui Mondiali antirazzisti di Vittorio Martone nel medesimo numero della rivista, è rappresentativa del percorso di lavoro per l’inclusione attraverso lo sport. Lo sport, infatti, offre straordinarie possibilità di apertura, di dialogo, di partecipazione civile e di socializzazione positiva tra i migranti e i membri della società che li accolgono.

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Per maggiori informazioni sui Liberi Nantes: www.liberinantes.org

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21 ottobre 2016

Sport e immigrazione: tra razzismo e convivenza.

Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di ispirare.
Esso ha il potere di unire le persone in un modo
in cui poche altre cose lo fanno. Parla ai giovani in una lingua che comprendono.
Lo sport può portare speranza dove una volta c’era solo disperazione.

(Nelson Mandela, 1st President of democratic South Africa)

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Il 14 ottobre a Bologna si è tenuta la presentazione del nuovo dossier di Africa e Mediterraneo “Sport e immigrazione”, realizzato all’interno di Bologna cares!, la campagna di comunicazione del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR). L’evento, che si è svolto presso gli spazi di Dynamo – La velostazione di Bologna e in collaborazione con il Terra di Tutti Film Festival, è stato condotto da Vittorio Martone e, dopo un’introduzione di Luca Rizzo Nervo, assessore alle Politiche sociali del Comune di Bologna, si è articolato intorno al tema dello sport come strumento efficace d’integrazione ed inclusione sociale per gli immigrati. Durante la presentazione sono intervenuti sociologi, giornalisti e rappresentanti dell’associazionismo sportivo, e sono stati proiettati due video che hanno raccontato alcune esperienze di richiedenti asilo impegnati in attività sportive: il pugilato e la thai boxe praticati da Ahmed e Camara, e il calcio della squadra del Papa Giovanni Footbal Club di Crespellano. Riflettendo in modo specifico sul ruolo delle pratiche socio-culturali che caratterizzano il quotidiano dei migranti, la sfida del nuovo dossier è focalizzata su uno spazio sociale innovativo, come lo sport, che offre straordinarie possibilità di apertura, di dialogo, di partecipazione civile e di socializzazione positiva tra i migranti e i membri della società che li accolgono. I luoghi di pratica sportiva possono diventare anche ambiti di discriminazione, dove possono avvenire episodi di razzismo: lo sport è, infatti, un campo in cui agiscono persone che sono alla ricerca di una propria identità culturale in una data realtà sociale, e la difficoltà sta nel tentare di superare il confine delle differenze, cercando di trasformare la pratica sportiva in un «luogo generativo di intercultura».

Per maggiori informazioni:
www.bolognacares.it/2016-africa-e-mediterraneo-n-84-116-sport-e-immigrazione
www.facebook.com/Bolognacares/?fref=ts

Per la visione dei video proiettati durante l’evento:
www.youtube.com/watch?v=Npc0Qt0Ki1k
www.youtube.com/watch?v=-CbCdRy3TZc

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