22 giugno 2022

Acqua e Africa: aperta la call for papers del numero 98 del 2023 di Africa e Mediterraneo.

Il tema dell’acqua nelle storie e nelle culture africane attraversa numerose discipline ed è oggetto di studi vasti e articolati. Imperi e civiltà sono nati lungo le rive dei grandi fiumi africani e in prossimità delle coste e dei laghi. L’acqua, necessità imprescindibile per gli insediamenti e per la sopravvivenza, è sempre stata un fattore centrale della dialettica pastorizia nomade-sedentarietà nella regione sub-Sahariana, e nello stesso tempo fondamentale via per trasporti e commercio. La ricerca delle fonti dei grandi corsi d’acqua e le possibilità implicite della viabilità fluviale hanno accelerato e giustificato le missioni esplorative europee, ispirando una ricca e controversa letteratura occidentale da Erodoto a Conrad. Paradossalmente, la narrazione autoctona su questo tema potrebbe e dovrebbe essere molto ampliata. Eppure, l’acqua è simbolo di identità e identificazione, elemento ancestrale di spiritualità, di ispirazione artistica contemporanea e di antiche e nuove mitologie.

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L’acqua, proprio in quanto necessaria alla sopravvivenza e alla sicurezza di centinaia di milioni di persone, è uno dei maggiori problemi africani. Oggi l’insicurezza idrica causata dall’impoverimento di innumerevoli fonti d’acqua dolce naturali – tra tutte il Lago Ciad – è tra le principali cause di conflitto e migrazione (sia interna sia internazionale) dal continente – un fenomeno destinato ad aumentare con il peggiorare dei cambiamenti climatici. Numerosi programmi di salvaguardia delle risorse idriche sono emersi negli ultimi anni, tra i quali uno dei primi è stato il Lago Nasser. Tali programmi – nazionali e interstatali, oltre che di cooperazione internazionale – prevedono anche investimenti nel management delle risorse idriche e nella creazione di nuove infrastrutture, che, garantendo accesso diffuso e capillare all’acqua e usi sostenibili, hanno una ricaduta positiva sugli habitat sociali e naturali che da esse dipendono, creando le condizioni per un miglioramento diffuso della qualità della vita delle comunità. Ciononostante, non sono mancate e non mancano difficoltà e tensioni, come sta accadendo oggi per il progetto di costruzione di nuove dighe nella regione etiope dell’alto Nilo.

L’acqua si pone, dunque, al centro di questioni di governance e geopolitiche, come più volte evidenziato già molti anni or sono dallo storico burkinabè Joseph Ki-Zerbo – questioni che si intrecciano con il dibattito su sostenibilità, giustizia sociale, rapporti internazionali e, tuttora, decolonizzazione.

Questo numero di Africa e Mediterraneo intende raccogliere contributi sulle criticità associate alla tematica dell’acqua in Africa e per l’Africa.

Scadenza per l’invio
Le proposte dovranno pervenire entro il **31 gennaio 2023** all’indirizzo abstract@africaemediterraneo.it e saranno valutate dal/i curatore/i. In caso di esito positivo, il contributo – che può essere in italiano, inglese o francese – dovrà essere consegnato entro il **31 marzo 2023** insieme a cinque parole chiave in inglese, un abstract in inglese di non più di 100 parole e una nota biografica del/gli autore/i.

Africa e Mediterraneo si avvale di peer review anonima. Gli articoli e le proposte potranno essere inviati nelle seguenti lingue: italiano, inglese e francese.

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Water and Africa | Water in Africa
Africa e Mediterraneo n. 98/2023

The theme of water in African cultures and histories is the object of extended studies in multiple disciplinary areas. Empires and civilizations emerged along the rivers of the great African rivers and lakes and the continent’s coasts. Water, a primary necessity for settlement and existence, has always been at the heart of the pastoral-nomadic relationship in sub-Saharan Africa, and at the same time a fundamental pathway for transportation and trade. The explorations of the sources of rivers and the inherent possibilities of the waterways accelerated and justified the first exploratory missions by Europeans, inspiring a controversial literature ranging from Herodotus to Conrad. A self-controlled narrative on this issue could and should be greatly expanded. However, water is a symbol of identity and identification, an ancestral element of spirituality, of artistic inspiration of old and contemporary mythologies.

As the very source of survival and security for millions of people, water is one of Africa’s greatest concerns. Today, water insecurity triggered by the weathering of the sources of drinkable water – an example is Lake Chad – is among the main causes of conflict and (internal and international) displacement across the continent – a phenomenon that will grow as climate change worsens. Several water preservation projects have been implemented, including, several decades ago, Lake Nasser. These national and inter-state initiatives – along with the ones of international cooperation – foresee investments in water management and the creation of new infrastructures to guarantee widespread access to water, yielding a positive impact on the social and environmental communities that depend on them and setting the condition for a widespread improvement of the quality of life. However, the same projects are also cause of conflict, as in the case of the new dams to be built in the Ethiopian region of the Nile.

As often observed by the Burkinabé historian Joseph Ki-Zerbo, water is thus also at the forefront of geopolitics and governance as it informs contemporary debates on sustainability, social justice, international relations and, thus far, decolonization.

This thematic issue of Africa e Mediterraneo aims to include contributions on the real and imaginary forms of water in Africa and for Africa.

Deadlines
The deadline to submit an abstract of no more than 400 word is **31 January 2023**. The abstract must be sent to abstract@africaemediterraneo.it. It will be reviewed by the editors of the issue. The deadline for submitting the finished article, along with a 100-word abstract and short profile of the author, is **31 March 2023**.

Africa e Mediterraneo is a blind peer-reviewed journal that publishes articles in Italian, English, and French.

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25 maggio 2022

Aperto il call for papers per un numero miscellaneo di Africa e Mediterraneo

È aperto il call for paper del numero 97 di Africa e Mediterraneo in uscita alla fine di quest’anno. Per la prima volta da diverso tempo, la rivista accoglierà contributi liberi in forma di saggi, articoli brevi, interviste e recensioni che saranno raccolti in un dossier miscellaneo a cura delle direttrici.

Progetto senza titolo

Gli abstract potranno provenire dalle aree umanistiche disciplinari a cui Africa e Mediterraneo dà generalmente spazio, come la letteratura, le scienze sociali, l’antropologia, la storia, le arti e la geografia, ma la rivista vaglierà attentamente anche proposte diverse, privilegiando quelle con prospettiva transdisciplinare e originale.

L’obiettivo di questo numero è offrire una mappatura in divenire di alcuni degli argomenti di maggior interesse per gli studiosi di Africa ed Europa, seguendo il percorso della ricerca accademica e indipendente in un momento di grande tensione e trasformazione internazionale. La scadenza per l’invio delle proposte è il 31 luglio 2022.

Chi voglia consultare i sommari degli ultimi dossier monografici può farlo a questo link: http://www.africaemediterraneo.it/it/numeri/ dove sono disponibili a partire dal numero 82. Tra gli argomenti trattati più di recente ci sono la moda e le arti visive, l’economia circolare e la sostenibilità, il corno d’Africa e l’editoria.

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14 gennaio 2022

A Parigi 30 anni della rivista Africa e Mediterraneo

Iniziamo il 2022 festeggiando ieri i 30 anni della nostra rivista Africa e Mediterraneo con un’esposizione delle nostre più significative riviste e pubblicazioni all’Istituto Culturale di Parigi all’interno del “The Recovery Plan. Devoir de mémoire à l’italienne”, un centro culturale itinerante dedicato alla produzione di artisti di origine africana nel contesto italiano. Le copertine dei nostri 94 numeri raccontano anni di studi, ricerca visiva, dialogo tra Europa e Africa, collaborazione con studiosi/e e creativi/e del continente e della Diasopra.

a6dbfccc-635c-45a0-a12e-9135d5e78347Il direttore dell’istituto Diego Marani ha voluto portare a Parigi uno spaccato della presenza afrodiscendente nella scena artistica e culturale italiane, ospitando The Recovery Plan, un “centro temporaneo itinerante” a cura di BHMF (Black History Month Florence), in collaborazione con BHMFBo (Black History Month Bologna) e la rivista “Africa e Mediterraneo”. L’inaugurazione è avvenuta ieri sera, 14 gennaio, in presenza dei curatori e del performer Dudu Kouaté e l’allestimento sarà aperto al al pubblico parigino dal 13 gennaio al 16 febbraio 2022. Tre sono le parti del progetto espositivo:

> “Gettare il Sasso e Nascondere la Mano” è il titolo di una mostra collettiva dedicata ai cinque artisti/e che hanno fatto parte della prima edizione della Residenza di Ricerca YGBI (Young Gifted and Black Italians): Binta Diaw, Victor Fotso Nyie, Francis Offman, Raziel Perin e Emmanuel Yoro. La mostra abbraccia una serie di narrazioni che collegano la spiritualità all’educazione, alla storia coloniale e alla sua materialità e all’attivismo storico.

> “Black Archive Alliance vol. III” nasce da una collaborazione tra un gruppo di cinque ricercatrici e ricercatori afrodiscendenti che hanno lavorato “in tandem” con gli artisti della prima edizione della YGBI Research Residency. Lavorando a coppie, attraverso un approccio sperimentale basato sul dialogo e lo scambio, hanno esplorato archivi tangibili e intangibili radicati in Italia.

> “Pulse: raccontando trent’anni di Africa e Mediterraneo” riconosce l’azione svolta dalla rivista nell’affrontare le produzioni creative, artistiche e letterarie, le problematiche sociali e culturali dei Paesi africani e le migrazioni internazionali, soprattutto tra Africa ed Europa, con uno sguardo complesso e critico.

7982fd4a-6a1e-4df1-8d2b-da720b6073baIn occasione dell’inaugurazione il pluristrumentalista Dudu Kouate ha tenuto un concerto inedito che si articola in racconti e musiche in cui si confrontano i vari linguaggi dell’artista e griot. Erano presenti l’artista Binta Diaw e gli artisti Victor Fotso Nyie, Francis Offman, Raziel Perin, assieme a Emmanuel Yoro e Justin Thompson di BHMF e Patrick Tatcheda di BHMBo.

Alcune informazioni sugli enti coinvolti:

Black History Month Florence e Black History Month Bologna
Black History Month Florence è stata fondata nel 2016 come rete interistituzionale per promuovere la produzione culturale Black che celebra le culture afro- discendenti nel contesto italiano. L’iniziativa programma, coordina e co-promuove annualmente più di cinquanta eventi nel mese di febbraio attraverso una rete formata e sostenuta da Comune, fondazioni, istituzioni, associazioni culturali, scuole e luoghi dedicati alle arti ealla musica.
Black History Month Bologna, ideato e promosso da Justin Randolph Thompson, Patrick Joël Tatcheda Yonkeu e Jean Blaise Nguimfack, nasce come rete interistituzionale per promuovere la produzione culturale Black celebrando la diversità delle culture afro-discendenti nel contesto bolognese. L’iniziativa pianifica, coordina e co-promuove annualmente nel mese di febbraio diversi eventi attraverso una rete formata e sostenuta dal Comune di Bologna e dal Comune di San Lazzaro di Savena e da fondazioni, istituzioni e associazioni culturali, scuole e luoghi dedicati all’arte e alla musica.

d42d2f12-c643-4a11-a63b-8dbaa19fba34BHMF – Collettivo Curatoriale
BHMF (Black History Monday-Friday) è un duo curatoriale nato nel 2016 per volontà di Justin Randolph Thompson e Janine Gaëlle Dieudji a Firenze. Nei cinque anni di attività, il collettivo ha ideato mostre in collaborazione con istituzioni come le Gallerie degli Uffizi, le Murate Art District, il Museo MA*GA, Villa Romana e Fondazione Biagiotti, promuovendo il lavoro di decine di artisti ; tra gli altri, Barthélémy Toguo, Lyle Ashton Harris, Sanford Biggers, Karyn Olivier, M’barack Bouchichi, Nari Ward, Senam Okudzeto, Kevin Jerome Everson e Lerato Shadi. Iniziato nel 2016 come parte all’acronimo di Black History Month Florence, negli ultimi anni il progetto è stato ribattezzato Black History Monday- Friday, a voler sottolineare un impegno e una mediazione quotidiani verso l’arte e l’attivismo. Il lavoro del collettivo prevede la rinegoziazione del valore, delle nozioni di recupero e dell’impiego della comunità come forma di monumento fugace e necessariamente temporaneo.

BHMBo – Collettivo Curatoriale
BHMBo come collettivo curatoriale è diretto da Patrick Joel Tatcheda Yonkeu, in arte Omraam Tacheda, nato nel 1985 a Douala, Camerun. Dal 2020 Patrick è il direttore del primo capitolo esterno di Black History Month Florence, Black History Month Bologna. Ha curato una serie di mostre e progetti lavorando con artisti tra cui Hyacinthe Ouattara e Beya Gille Gacha.

271263627_5042022705837347_8056860193666459094_nAfrica e Mediterraneo
Dal 1992, Africa e Mediterraneo pubblica dossier su temi legati alla cultura e società dei paesi africani e alle migrazioni internazionali, soprattutto tra Africa ed Europa. Dal 1995 è pubblicata dalla cooperativa Lai-momo di Bologna. La rivista vuole analizzare e approfondire la produzione creativa, artistica e letteraria dell’Africa, le problematiche sociali e culturali delle diverse aree del continente e i cambiamenti sociali e culturali portati dai flussi migratori e dall’interdipendenza globale. Applicando un approccio transdisciplinare e plurilinguistico, la rivista affronta i temi di volta in volta prescelti attraverso il contributo di varie aree della ricerca umanistica.

 

 

Per maggiori informazioni:
https://iicparigi.esteri.it/iic_parigi/it/

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20 dicembre 2021

Il grado zero del razzismo: aspetti epistemologici della prospettiva genetica. È aperta la nuova call for papers di Africa e Mediterraneo

Dossier di Africa e Mediterraneo n. 96/2022 a cura di Vincenzo Fano.
Call for papers

Ci sono varie forme di razzismo, che sono alla base delle espressioni di disprezzo ed emarginazione nei confronti di individui o gruppi appartenenti a comunità etniche e culturali ritenute diverse, spesso inferiori. Esse hanno giocato un ruolo significativo nelle fratture sociali e nei conflitti avvenuti nel continente africano e in generale nelle società mescolate dalle migrazioni transnazionali, forzate e non.
In questo dossier vorremmo discutere il razzismo genetico. Ci stiamo riferendo alla tesi secondo cui ci sarebbe sufficiente differenza genetica fra diversi gruppi di persone, tanto che alcuni avrebbero caratteristiche eticamente rilevanti diverse da altri. Non confessato, il razzismo genetico è spesso accettato come senso comune in ampi strati della popolazione, anche perché tra abitanti di diverse zone del nostro pianeta si riscontrano evidenti differenze antropofisiche, come il colore della pelle, i lineamenti del viso, la forma e le dimensioni dello scheletro.

imagesIn un articolo fondamentale del 1972, il grande biologo Lewontin ha messo a punto serie procedure per stabilire se esistano o meno le razze in senso genetico, proponendo che la variazione genetica che si ritrova in “razze” diverse è molto piccola, analoga a quella fra un nonno e suo nipote! Questi metodi hanno suscitato un ampio dibattito.
Si è tentato di stabilire l’esistenza di diverse “razze” anche sulla base dell’analisi dei comportamenti, ma in questo caso si rischia sempre di scambiare qualcosa di acquisito dall’interazione con l’ambiente con qualcosa di genetico.
Africa e Mediterraneo è interessata a contributi su questo tema, sia di carattere biologico che psicologico, sia di storia delle teorie razziste biologiche, che di epistemologia delle teorie razziste. Sono benvenuti anche studi sull’immaginario sociale del razzismo genetico e sugli aspetti epigenetici.

Vincenzo Fano è Professore ordinario di Logica e Filosofia della scienza presso il dipartimento di Scienze pure e applicate dell’Università di Urbino. È Fellow del Pittsburgh Center for Philosophy of Science e membro dell’Académie de Philosophie des Sciences. Dal 2020 è presidente della Società Italiana di Logica e Filosofia della scienza.

Scadenza per l’invio:
Le proposte (400 parole al massimo) dovranno pervenire entro il **15 febbraio 2022** agli indirizzi s.federici@africaemediterraneo.it e s.saleri@laimomo.it. Le proposte saranno esaminate dal curatore. In caso di accettazione la consegna del contributo, completo di abstract (100 parole, in inglese) e bionota, dovrà avvenire entro il **15 giugno 2022**.
Africa e Mediterraneo si avvale di peer review anonima. Gli articoli e le proposte potranno essere nelle seguenti lingue: italiano, inglese e francese.

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Racism Degree Zero: Epistemological Aspects of the Genetics Perspective

Issue of Africa e Mediterraneo n. 96/2022 edited by Vincenzo Fano.
Call for papers

There are multiple forms of racism, which are at the root of expressions of contempt and exclusion towards individuals or groups who belong to ethnic and cultural communities that are deemed different and often inferior. These expressions are pivotal to the social fractures and conflicts that have taken place in Africa and, more generally, in the societies mixed by – forced and otherwise – transnational migrations.
This issue explores the topic of genetic racism; the belief that genetic difference between groups of people is such that some manifest relevant ethical characteristics which are different from others. Genetic racism is often silently accepted as common sense by large segments of the population. This is also due to the clear anthropo-physical differences between people from different parts of the planet, such as skin color, facial features and body shape. In a founding article published in 1972, the renowned biologist Lewontin outlined rigorous procedures to establish whether races exist in a genetic sense, contending that the genetic variation exhibited by different “races” is minimal, analogous to that between a nephew and grandfather! This method has been the object of a long-standing debate. The existence of “races” has also been explained through behavioural analysis, but in this case there is a risk of mistaking something that is acquired via interaction with one’s context for a genetic trait.
Africa e Mediterraneo aims to publish articles that explore this topic through a biological and psychological lens, as well as that of the history of biological racist theories and the epistemology of racist theories. It is also interested in contributions analysing the social imagination of genetic racism and epigenetic aspects.

Vincenzo Fano is Full Professor of Logic and Philosophy of Science at the Department of Pure and Applied Sciences of Urbino University. He is a Visiting Fellow at Pittsburgh Center for Philosophy of Science and a member of the Académie de Philosophie des Sciences. In 2020 he became Chairman of the Italian Society of Logic and Philosophy of Science.

Deadline for submission:
The deadline to submit an abstract of no more than 400 word is **15 February 2022**. The abstract must be sent to s.federici@africaemediterraneo.it and s.saleri@laimomo.it. It will be reviewed by the editor of the issue. The deadline for submitting the finished article, along with a 100-word abstract and short profile of the author, is **15 June 2022**.
Africa e Mediterraneo is a peer-reviewed journal that publishes articles in Italian, English, and French.

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19 ottobre 2021

Ambiente ed economia circolare: un focus sull’Africa nel nuovo dossier di Africa e Mediterraneo

Esce in questi giorni il numero 94 della rivista semestrale Africa e Mediterraneo, dedicato al tema “Tutela ambientale, rifiuti ed economia circolare in Africa”. La pressione e l’allarme per la scarsità delle risorse a fronte della crescita della popolazione e per l’emergenza climatica sono più che mai forti, a pochi giorni dal G20 di fine ottobre e dall’attesissima conferenza sul clima COP26 di Glasgow, e l’opinione pubblica globale sente il problema in maniera sempre più urgente, prendendo come punto di riferimento comune i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile adottati dalle NU nel 2015 all’interno dell’Agenda 2030 e diventando sempre più consapevole dell’interdipendenza globale.

Cover_AeM_94:2021La via alla crescita sostenibile, tra opportunità e contraddizioni, deve essere percorsa dall’intera comunità internazionale, e in questo processo l’Africa può giocare un ruolo da protagonista. Con l’Agenda 2063, the Africa we want, l’Unione africana ha proposto un piano strategico comune per la trasformazione socioeconomica del continente lanciato nel 2013, così come le imprese africane del Global Compact delle NU richiamano il ruolo del settore privato per «creare mercati più integrati, società più resilienti e raggiungere uno sviluppo duraturo e sostenibile».

In questo dossier vari aspetti sono presi in considerazione: i rifiuti smaltiti in Africa, in particolare quelli connessi all’industria della moda con il fenomeno ambientalmente devastante del fast fashion, che è responsabile dell’8-10% delle emissioni globali di CO2 e scarica tonnellate di rimanenze abiti invenduti in Africa orientale (Ghana e Kenya); i progetti che offrono soluzioni per una produzione di moda a impatto ambientale zero (Kenya e Sudafrica); la necessità di un’efficace comunicazione dell’economia circolare da parte dei media del continente, affinché il cambiamento sia compreso e adottato da tutti; la gestione dei rifiuti, in particolare della plastica e degli imballaggi, da parte degli Stati (qui è trattato il caso del Mozambico) per la non facile transizione verso la circolarità; l’attivismo della società civile, come la creazione nel 2016 dell’African Circular Economy Network (ACEN), al quale aderiscono enti pubblici, privati e non-profit di oltre trenta paesi africani; le nuove soluzioni adottate dai settori agricolo (con l’agroecologia che può rimediare al problema della bassa produttività della terra e del lavoro) e forestale (con soluzioni tecniche a vantaggio dell’efficienza energetica).

Anche in Africa, come nel resto del mondo, la sfida dell’attuazione di una transizione ecologica che sia anche equa è cruciale: questo dossier offre un contributo alla riflessione su questo tema estremamente complesso, con alcune analisi di pratiche e situazioni attuali, esempi positivi da promuovere e criticità da affrontare, senza dimenticare che la circolarità è stata praticata in tutta l’Africa per generazioni, in larga misura per necessità, e che questo atteggiamento rigenerativo e rispettoso dell’ambiente può contribuire al pensiero circolare, in uno scambio globale che sia arricchente per tutti.

Le rivista è acquistabile online in formato cartaceo e digitale.
Info: www.laimomo.it/editoria/

© Photo Credits. Detail of garment label by the upcycling Ghanaian brand Slum Studio, based in Accra. http://www.theslumstudio.com/ Photo by Tora San Traoré

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01 febbraio 2021

L’edizione Black History Month 2021 viaggia in direzione ostinata e contraria

“Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità, di verità”

Smisurata Preghiera, di Fabrizio De André

Era il 1996 quando, durante un concerto, Fabrizio De André spiegò con queste parole il senso di Smisurata preghiera, un brano che rendeva omaggio alle minoranze: «è una preghiera, una sorta di invocazione…un’invocazione ad un’entità parentale, come se fosse una mamma, un papà molto più grandi, molto più potenti. Noi di solito identifichiamo queste entità parentali, immaginate così potentissime come una divinità; le chiamiamo Dio, le chiamiamo Signore, la Madonna. In questo caso l’invocazione è perché si accorgano di tutti i torti che hanno subito le minoranze da parte delle maggioranze. Le maggioranze hanno la cattiva abitudine di guardarsi alle spalle e di contarsi… dire «Siamo 600 milioni, un miliardo e 200 milioni… e, approfittando del fatto di essere così numerose, pensano di poter essere in grado, di avere il diritto, soprattutto, di vessare, di umiliare le minoranze. La preghiera, l’invocazione, si chiama “smisurata” proprio perché fuori misura e quindi probabilmente non sarà ascoltata da nessuno, ma noi ci proviamo lo stesso.»

Le parole del poeta e cantante De André a distanza di più di 25 anni sono ancora drammaticamente attuali: così attuali che Black History Month Florence e Black History Month Bologna hanno scelto “OSTINATO” come tema dell’edizione del 2021.

manifestoAll’inizio del XX secolo lo storico statunitense Carter G. Woodson, che non accettava l’indifferenza di una società razzista che rappresentava le persone di colore in modo distorto e fuorviante e ne ignorava i contributi, lavorò con determinazione e ostinazione per raccontare al mondo la ricchezza della loro storia. Così iniziò a organizzare una serie di eventi dedicati alla storia dei neri, ogni anno, a febbraio, in occasione dei compleanni dell’abolizionista Frederick Douglass e di Abram Lincoln. In questa settimana, gli insegnanti ed educatori proponevano rievocazioni storiche di alcuni dei momenti cruciali della storia dei neri, venivano pubblicati articoli storici e si celebravano anche le abilità artistiche dei neri nella musica, nella letteratura e nell’arte.

Dal 1976 il Black History Month è diventata poi una celebrazione a cadenza annuale, di cui Black History Month Florence e Black History Month Bologna sono le declinazioni italiane.

L’edizione del 2021 è organizzata nel quadro tematico di OSTINATO, che intende essere allo stesso tempo un invito e una critica. L’invito è quello a un atteggiamento ostinato nell’impegno e nel lavoro socio-culturale di cui la nostra società ha sempre più bisogno. Mentre la critica è rivolta all’ostinazione con cui le istituzioni e la società oppongono resistenza al riconoscimento della lotta degli afro-discendenti rispetto all’accesso alla cittadinanza, al diritto al lavoro, alla casa e a una reale inclusione sociale nel contesto italiano.
Così come nel linguaggio musicale “ostinato” è una frase o un motivo che si ripete, sopra il quale avviene l’improvvisazione, Black History Month Florence e Black History Month Bologna intendono creare ritmi ripetitivi che sostengono le culture afrodiscendenti, fornendo quella coerenza e vivacità necessarie per dare spazio ad ogni cultura per esprimersi in libertà.

Progetto senza titoloE come Africa e Mediterraneo siamo lieti di poter essere partner di questo progetto, portando il nostro contributo al dibattito, organizzando un incontro dal titolo “To Blanch an Aethiop”, discutendo il topos biblico-letterario, presente già nelle favole di Esopo, che racchiude il portato tematico-semantico della bellezza femminile legata alla pelle bianca in epoca contemporanea e che rivela le origini antiche della pratica dello sbiancamento chimico della pelle nelle popolazioni africane o di origine africana. Il tema, contenuto nell’ultimo numero della rivista “Corno d’Africa: prospettive e relazioni”, dedicato all’approfondimento di aspetti storici, politici e culturali del Corno d’Africa, sarà al centro di un dibattito che intende porre l’attenzione su quanto sia fondamentale guardare al passato, antico e recente per decostruire la memoria semantica della colonizzazione, quel sentimento di superiorità degli uni che ha come controparte il sentimento di vergogna degli altri, il razzismo che procede fianco a fianco con la fissazione dello sguardo, a volte affascinato ma quasi sempre distorto, dell’Occidente.

L’evento si terrà online il 24 febbraio dalle 16.00 alle 18.00.

Il resto del ricchissimo programma prevede workshop, laboratori teatrali gratuiti a cura di Cantieri Meticci sul tema “Corpi Che Cambiano – Corpi di versi po’ etici – Per un na(rra)zione antirazzista”, dibattiti e conversazioni sulla geopolitica dei corpi in collaborazione con Decolonising Accademy
e Black Lives Matter Bologna e tanto altro.

Per maggiori informazioni:

https://bhmbo.it/copia-di-eventi-2020
https://www.facebook.com/BHM.BO

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19 marzo 2020

Emergenza, comunità, resilienza: l’ultimo numero della rivista Africa e Mediterraneo

Ibrahim Mahama, Maria Alasan Soh, 2019. foto: Giorgio Benni

Ibrahim Mahama,
Maria Alasan Soh, 2019.
foto: Giorgio Benni

Nel progettare l’ultimo dossier di Africa e Mediterraneo (n. 91), dedicato a “Emergenza, comunità, resilienza”, partivamo dall’esperienza concreta di gestione dell’emergenza in contesti interculturali maturata da Lai-momo nel corso del sisma in Emilia-Romagna del 2012, arricchita poi con competenze internazionali, grazie al progetto AMARE-EU, di cui Lai-momo è partner, che mira a rendere le città più resilienti e inclusive secondo un approccio multiculturale.

Partivamo, insomma, da una situazione che chi lavora nell’emergenza definisce “tempo di pace”, un momento in cui lavorare soprattutto sulla prevenzione e sulla preparazione per riconoscere i rischi e affrontare le emergenze.

Non immaginavamo certo che, nell’arco di pochi mesi, l’attualità di una nuova emergenza sarebbe intervenuta a far risuonare le nostre riflessioni nell’urgenza del presente. Ci riferiamo naturalmente all’epidemia causata dal nuovo coronavirus COVID-19: i contagi si sommano di giorno in giorno, mentre vari Paesi (tra cui l’Italia, fortemente colpita) prendono misure sempre più drastiche per isolare il virus.

Mai come in questa occasione, ci stiamo rendendo conto di quanto sia importante mobilitare l’intera comunità per affrontare la crisi e l’emergenza, in modo da superarla attraverso un impegno condiviso. Pensiamo ad esempio al richiamo di Aldo Bonomi, che ricorda quanto sia importante che i tempi dell’oggi siano “tempi in cui riconoscere e riconoscersi nella comunità di cura” (Il Sole 24 ore, 10 marzo 2020), nel senso più allargato possibile: una comunità che sappia prendersi cura di sé, pur nella distanza, pur rinunciando alla prossimità. Una comunità, aggiungiamo noi, che sappia prendere in carico anche le persone più vulnerabili, che rischiano di essere escluse, ad esempio le persone di origine straniera.

Proprio questo è il punto di vista che ci ha guidato nella costruzione del dossier n. 91 di Africa e Mediterraneo, che ha voluto ragionare sulla resilienza come competenza della comunità, per costruire le condizioni per affrontare l’emergenza senza escludere nessuno.
In questo ambito la resilienza è da considerare anche come competenza dell’individuo, approccio fondamentale per favorire processi di empowerment, in cui i singoli possano sviluppare una propria linea di azione e reazione rispetto alla catastrofe. Proprio su questo aspetto si concentra l’articolo di Graziella Favaro, che, ripercorrendo le esperienze di migranti minori non accompagnati, si sofferma sul ruolo fondamentale di persone della società di accoglienza che li sappiano guidare (“persone/stella”). Anche il contributo dello psicoterapeuta Paolo Ballarin porta l’attenzione al singolo, in particolare alle persone richiedenti asilo e rifugiate in situazione di fragilità psicologica, per le quali la spiritualità può essere una risorsa per la resilienza.
Due articoli ci riportano invece alla memoria due recenti emergenze. Jean Godefroy Bidima analizza l’impatto dell’uragano Katrina (2005) sulla popolazione di New Orleans, indagando la maniera in cui i cittadini colpiti dalla devastazione hanno saputo ricostruire la propria vita, ma anche indicando con esempi concreti le lacune dell’intervento governativo, che ha ostacolato un’azione pienamente resiliente da parte della popolazione. In una chiave più locale, invece, l’articolo di Silvia Festi e Sara Saleri ripercorre l’esperienza del terremoto che ha colpito l’Emilia nel 2012, attraverso il prisma di una serie di parole chiave – emergenza, comunità, solidarietà – e ne esplora il portato, per proporre un approccio all’emergenza che tenga conto delle relazioni interculturali.
Anche il contributo di Francesca Borga, Cristina Demartis e Giordano Munaretto pone al centro dell’attenzione la necessità di preparare una reazione positiva delle comunità multiculturali all’emergenza, descrivendo l’azione messa in campo dalle organizzazioni che hanno preso parte al progetto AMARE-EU.
Infine, l’articolo di Anna Louise Kristensen porta al dossier l’esperienza concreta di Vejle, in Danimarca, città sottoposta a un alto rischio di inondazioni, che nel 2015 è entrata a far parte di 100 Resilient Cities, un network internazionale creato per aiutare le città a governare in maniera più inclusiva, consapevole dei rischi e lungimirante.

Per acquistare la rivista: www.africaemediterraneo.it/it/numeri-rivista/emergenza-comunita-resilienza/

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02 aprile 2019

17 obiettivi per un futuro sostenibile

Dal 1 al 4 aprile torna a Bologna la Children’s Book Fair (BCBF), il più importante appuntamento dedicato all’editoria per bambini e ragazzi. La 56esima edizione vede nei padiglioni di BolognaFiere 1400 espositori da oltre 80 paesi con la Svizzera come Paese Ospite d’Onore. Da sempre impegnata nella promozione della lettura e della conoscenza, la fiera bolognese aderisce quest’anno al Sustainable Development Goals Book Club: si tratta di un progetto multilingue che, partendo dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile, ogni mese per 17 mesi pubblica una lista di titoli per bambini e ragazzi con lo scopo di approfondire uno dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile.

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Lo scopo del progetto è, quindi, di sensibilizzare i giovani sulle questioni attuali per mobilitarli a essere responsabili di un futuro migliore, e per prepararli ad affrontare sfide globali quali la povertà, la disuguaglianza, il cambiamento climatico, il degrado ambientale, la pace, la giustizia. I 17 obiettivi di sviluppo sostenibile da realizzare entro il 2030 sono i seguenti:

  • Nessuna povertà
  • Zero fame
  • Buona salute e benessere
  • Educazione di qualità
  • Parità dei sessi
  • Acqua pulita e sanificazione
  • Energia accessibile e pulita
  • Lavoro dignitoso e crescita economica
  • Innovazione e infrastrutture del settore
  • Disuguaglianze ridotte
  • Città e comunità sostenibili
  • Consumo responsabile e produzione
  • Azione per il clima
  • La vita sott’acqua
  • La vita sulla terra
  • Pace, giustizia e istituzioni forti
  • Partnership per gli obiettivi

Al progetto partecipano editori internazionali, librerie e biblioteche, autori di libri per ragazzi, ma anche enti come l’International Federation of Librarian Associations (IFLA), l’European & International Booksellers Federation (EIBF), l’International Board on Books for Young People (IBBY), e l’International Publishers Association (IPA), la cui vicepresidente Bodour Al Qasimi ha partecipato con un articolo al numero 89 della nostra rivista Africa e Mediterraneo.
Durante le giornate della fiera, martedì 2 aprile, a Bologna nella sede di Lai-momo in Via Boldrini 14/G, sarà presentato, infatti, il numero 89 di Africa e Mediterraneo, il primo dossier di una rivista italiana dedicato al mercato del libro in Africa, con la partecipazioni del co-curatore Raphael Thierry e di due editori di libri per ragazzi, che da diversi anni partecipano alla Children’s Book Fair: Paulin Assem (éd. Ago Media, Lomè/Togo) e Agnes Gyr-Ukunda (éd. Bakame, Kigali/Rwanda).

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11 ottobre 2018

Libri d’Africa, libri in Africa. È aperta la nuova call for papers della rivista Africa e Mediterraneo

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Il ricco programma di Lettres d’Afrique: changing the narrative, padiglione interamente dedicato all’editoria e ai mercati librari africani presso la Fiera del libro di Francoforte, ispirerà il prossimo numero della rivista Africa e Mediterraneo. Infatti, tema del dossier n. 89 sarà editoria e mercato del libro in Africa.

Un tema che merita uno spazio di riflessione approfondita, se consideriamo che l’immagine di un continente che produce pochi o nessun libro si è gradualmente sviluppata negli ultimi anni, in confronto a un’editoria del Nord più competitiva e innovativa, che domina il mercato mondiale.

Eppure, dagli anni ’60, l’Africa ha sviluppato un mercato del libro eterogeneo e multilingue, la cui diversità è basata su spazi nazionali, regionali e persino continentali, e che rende inadeguata qualsiasi visione semplificatrice. Infatti, mentre la realtà del dominio economico continua ad essere spesso indiscutibile, quella della diversità editoriale è, invece, soggetta a diverse interpretazioni, data l’incompletezza delle informazioni a disposizione sulle diverse regioni e aree linguistiche africane.
Se le realtà del libro in Africa sono ancora poco conosciute e rari sono i contributi, specializzati e non, che ne trattano, negli anni ’90 sono aumentati gli studi a esse dedicati, sia nel mondo accademico sia nei media mainstream e negli specifici ambiti professionali.
Partendo da questo contesto di riferimento, quindi, il dossier del numero 89 di Africa e Mediterraneo si propone di esaminare la reale situazione dell’editoria africana nel contesto della globalizzazione e il suo impatto sulla diversità dell’offerta editoriale locale e internazionale.

Il dossier sarà arricchito da contributi provenienti da diversi ambiti di studio: storia dell’editoria, antropologia, linguistica, economia, scienze della comunicazione, sociologia della cultura, ecc.
I contributi potranno affrontare (tra gli altri) i seguenti argomenti:

• la visibilità internazionale del libro africano;
• l’editoria africana nel mercato globale;
• l’editoria africana nei percorsi degli scrittori;
• le donazioni dei libri nella catena del libro africano;
• i media digitali nella diffusione editoriale;
• casi studio su un contesto nazionale o regionale di produzione di libri;
• l’editoria e il mercato del libro nelle lingue africane

Il dossier sarà coordinato da Raphaël Thierry, esperto del mercato del libro in Africa, e Sandra Federici, direttrice della rivista.

Scadenze per l’invio

Invio delle proposte (400 parole al massimo): 31 ottobre 2018.
Invio del contributo (in caso di accettazione): 3 dicembre 2018.

Le proposte – composte da titolo, abstract, nome e bionota dell’autore – dovranno pervenire agli indirizzi: s.federici@africaemediterraneo.it; m.scrivo@africaemediterraneo.it.

Africa e Mediterraneo è una rivista che si avvale di peer reviewers.

Di seguito è possibile leggere e scaricare la call for papers (in italiano, inglese e francese):

 

English version

 

Version française

 

 

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22 marzo 2018

L’integrazione lavorativa di migranti e richiedenti asilo: la nuova call della rivista Africa e Mediterraneo

La rivista Africa e Mediterraneo dedicherà il dossier del prossimo numero al tema dell’Integrazione lavorativa di migranti e richiedenti asilo.

L’aspetto economico e lavorativo ha un ruolo rilevante nel dibattito odierno sulla migrazione: in Italia, i cittadini stranieri, che costituiscono l’8,3% dei residenti, rappresentano il 10% degli occupati e producono l’8,8% del Pil. Inoltre, un terzo dei nuovi assunti è di origine straniera (fonte: Dossier Statistico Immigrazione 2017).

Negli ultimi anni le priorità dei Paesi UE sono state focalizzate sul tema degli sbarchi e sulla gestione dell’accoglienza: oggi si stanno spostando dalla prima accoglienza ad azioni a più lungo termine, finalizzate all’integrazione sociale ed economica dei migranti nel tessuto sociale e produttivo europeo.

Vi è un consenso ampiamente condiviso tra gli esperti sul fatto che la partecipazione al mercato del lavoro è il passo più importante per un’integrazione riuscita nelle società ospitanti e per un impatto economico positivo, poiché presumibilmente un numero elevato di richiedenti asilo e rifugiati rimarrà nell’UE per diversi anni.

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© Lai-momo / V. V. Ventura

Nel 2016 la Commissione europea ha istituito un piano d’azione sull’integrazione dei cittadini di Paesi terzi, che ha stabilito i principi di base per rispondere alle sfide dell’integrazione dei migranti nel mercato del lavoro, e da allora la questione è al centro del dibattito europeo. L’istruzione e la formazione sono tra gli strumenti più potenti per favorire l’occupazione: l’accesso ad essi dovrebbe essere garantito e promosso prima possibile.

Se si analizza tuttavia la situazione attuale emergono numerose differenze nelle condizioni lavorative dei cittadini di Paesi terzi rispetto agli autoctoni nella maggior parte degli Stati membri, pur presentando condizioni, linee politiche ed esperienze molto diverse tra di loro.
Infine, un altro tema fondamentale da affrontare per favorire l’accesso al mercato del lavoro è quello della certificazione delle competenze, dibattito aperto e di non facile risoluzione.

Le proposte per contribuire al dossier potranno trattare, secondo vari approcci disciplinari, differenti temi, tra cui: le politiche rispetto all’inserimento lavorativo dei migranti in Europa; possibilità e opportunità offerte nell’ambito dell’autoimprenditoria dei migranti e il loro apporto al tessuto economico europeo; discriminazioni nel mondo del lavoro e criticità del percorso di inserimento; certificazioni e riconoscimenti dei titoli di studio e delle competenze; migrazione circolare e sviluppo dei Paesi di origine.

Scadenze per l’invio
Invio delle proposte (400 parole al massimo): 30 aprile 2018 
Invio del contributo (in caso di accettazione): 20 giugno 2018.
Le proposte dovranno pervenire agli indirizzi:
s.federici@africaemediterraneo.it e m.scrivo@africaemediterraneo.it.
Gli articoli e le proposte potranno essere inviate nelle seguenti lingue: italiano, inglese e francese.

Di seguito è possibile scaricare la call for papers completa in italiano e in inglese.

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