25 marzo 2014

Richiedenti asilo, quale accoglienza in Europa? Un incontro a Bruxelles per parlarne

42.618 arrivi irregolari di migranti nel Mediterraneo centrale e 97.207 domande di protezione internazionale in Europa tra luglio e settembre 2013 (Frontex)

484.600 richieste di asilo in Europa nel 2013 (UNHCR)

4.000 persone salvate nel Mediterraneo nella scorsa settimana e 10.000 dall’inizio del 2014 (CIR)

Nel 2014 gli arrivi di migranti via mare e le richieste di asilo sono destinati ad aumentare rispetto all’anno passato. Una delle ragioni principali è il numero immenso di rifugiati siriani che si trovano in Nord Africa e nei campi realizzati lungo la frontiera turco-siriana.

L’accoglienza dei richiedenti asilo e la necessità di programmi strutturali per far fronte a questi arrivi costituiscono un tema chiave per tutta l’Europa: occorre rafforzare il dialogo, informarsi e confrontarsi non solo a livello istituzionale, ma anche tra cittadini.

Africa e Mediterraneo discuterà di tutto questo a Bruxelles il 28 marzo durante una tavola rotonda che vedrà la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni europee, di alcuni Stati membri e di operatori impegnati nell’accoglienza dei richiedenti asilo.

Scarica il programma dell’evento

Vai all’evento su Facebook

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20 febbraio 2014

I nuovi italiani sono già qui: diamo loro una voce

Lunedì 17 febbraio Africa e Mediterraneo ha firmato il protocollo per la comunicazione interculturale della regione Emilia Romagna. Iniziative di media education, ricerche specifiche e un coordinamento tra media ed enti pubblici e privati impegnati nella comunicazione relativa all’immigrazione saranno i principali risultati portati dal protocollo. L’imminente campagna elettorale per le europee probabilmente sarà condotta anche facendo leva sui peggiori sentimenti di paura del diverso, chiusura all’Europa delle culture, razzismo…

E’ meglio lavorare già fin d’ora in senso contrario, ed essere comunque legati da relazioni e conoscenza reciproca.

Ecco un articolo dell’assessora regionale Marzocchi sul protocollo regionale.

I NUOVI ITALIANI SONO GIÀ QUI: DIAMO LORO UNA VOCE

Ormai non possiamo più aspettare per fare rete. Sono quasi 550 mila i residenti di origine straniera nella nostra regione, il 12,3% della popolazione totale. Una media in linea con quella europea e superiore di 4 punti a quella nazionale. Arrivano da Romania, Marocco, Cina, Ucraina, Filippine, Nigeria, Albania, solo per citare alcuni Paesi. Ma tutti hanno scelto l’Emilia-Romagna per lavorare, vivere, studiare, mettere su famiglia. Molti sono nati qui. Li incontriamo tutti i giorni sull’autobus, per la strada, al bar o a fare la spesa, a scuola o al cinema.

Continuiamo a vederli poco, invece, sui mezzi di informazione locale. Quando si parla di immigrazione o di diritto d’asilo in tv, alla radio, sui giornali o in Rete, difficilmente capita di ascoltare i diretti interessati. Quando si parla di loro o di fatti che li riguardano, viene spesso usato un linguaggio che contribuisce a diffondere pregiudizi, stereotipi e false rappresentazioni.

Per questo non possiamo più aspettare a dar loro una voce. E fare rete, intrecciare storie e competenze, è la nostra unica e grande risorsa.

Usare parole come “clandestino” o “vu’ cumprà”, ricorrere a termini che richiamano catastrofi naturali come “tsunami umano” quando si parla di sbarchi sulle nostre coste, far riferimento alla provenienza degli autori di fatti di cronaca anche quando non è indispensabile ai fini della notizia sono tutte azioni che contribuiscono a far apparire queste persone come una minaccia.

Il linguaggio ha un significato, un peso. E la comunicazione ha un ruolo fondamentale nell’accompagnarci verso un modello culturale e sociale rinnovato, aperto e coeso in cui anche chi è arrivato da lontano possa sentirsi a casa.

È partendo da questi presupposti che nasce il nuovo Protocollo di intesa regionale sulla comunicazione interculturale sottoscritto nei giorni scorsi in Regione da una trentina di firmatari tra istituzioni, agenzie di stampa, onlus, ong, centri interculturali e altri soggetti pubblici e privati.

L’abbiamo chiamato Ad altra voce perché gli obiettivi che ci siamo posti come Regione sono quelli di migliorare la qualità dell’informazione, stimolare la comprensione delle dinamiche interculturali nella società dell’informazione e promuovere il protagonismo dei nostri concittadini di origine straniera. Perché l’espressione “nuovi italiani” acquisti finalmente un significato reale.

Teresa Marzocchi – assessore politiche sociali – Regione Emilia-Romagna

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06 dicembre 2013

Per ricordare Nelson Mandela

Maseru (Lesotho) Summit della Southern African Development Community, 1996. Foto di Andrea Marchesini Reggiani.

Mandela is saying goodbye…

Per ricordare Nelson Mandela sono andata a ricuperare questo testo che avevo messo da parte tempo fa, nel 2011, quando Madiba era stato ricoverato di nuovo e i Sudafricani e il mondo intero avevano cominciato a prepararsi alla sua perdita. Si tratta del brano di una recensione, pubblicata su The Nation dallo scrittore cileno Ariel Dorfman, del libro di Mandela Conversations With Myself.

Perché si possono ricordare tante cose: la sua lotta, il fatto che abbia cambiato il mondo, la geniale scelta della riconciliazione, ma quello che abbiamo sentito tutti più forte in questo lungo addio – dall’ultima apparizione ufficiale durante i mondiali in Sudafrica nel 2010 – era l’importanza della sua figura morale, e il fatto che il mondo l’avrebbe persa, ed è proprio a questo che Dorfman si riferisce quando parla delle lettere scritte da Mandela dalla prigione di Robben Island.

“… Leggendole ci accorgiamo che Mandela tiene conto dei suoi censori. Lui sta anche scrivendo a loro, attraverso di loro, vuole entrargli dentro, si può percepire la loro presenza nella sua mente, la sua certezza che le sue parole sulla loro crudeltà e mancanza di decenza avrebbero fatto vergognare questi custodi. Si capisce come stia mettendo in scena una teoria della liberazione appositamente per questa audience di secondini; si coglie tra le righe come stia educando i suoi carcerieri malgrado i loro pregiudizi. E si vede, allo stesso modo, come sta educando se stesso, preparandosi al compito di ricomporre la divisione razziale e di classe che minacciava di distruggere il Sudafrica. Come stia diventando Nelson Mandela.

Forse per questo è così contrariato dalla sua trasformazione in un santo. Non è perché è stato lontano dagli altri, dal male, dalla debolezza di un’umanità fragile, che ha vinto. È stato perché è sprofondato dentro ciò che c’era di negativo in lui e nel doloroso mondo attorno a lui che è stato capace di sviluppare “tutto quanto ci fosse di buono”, come scrive nel suo libro. Come farlo? Una parola affiora continuamente: integrità. La sua integrità e la fiducia nel fatto che essa esiste in ogni persona del pianeta, non importa quanto duramente nascosta dalla paura e dall’intolleranza, e che se tu ti appelli a quanto di meglio c’è negli altri loro, alla fine, risponderanno. Ma lo faranno solo se sentiranno che tu sei fedele a te stesso e ai tuoi principi, al tuo desiderio di un mondo più giusto e umano, che tu sei pronto a tracciare una linea sulla polvere della storia.

È un messaggio che il suo paese deve ascoltare ancora una volta. Il suo meraviglioso Sudafrica, che è ancora in pericolo di smarrire la sua strada. La sua terra, che presto dovrà affrontare un lungo secolo di rinnovata lotta per la solidarietà e la verità e la pace senza la guida di Madiba. La necessità di affrontare questa imminente assenza ci fa arrivare al cuore non detto e nascosto di questo libro: Mandela sta dicendo addio.”

Il brano si trova sul bellissimo blog dell’intellettuale sudafricano Sean Jacobs Africa is a Country. Sul blog hanno pubblicato una compilation di canzoni sudafricane dedicate a Mandela.

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26 novembre 2013

In Repubblica Centrafricana cresce la tensione: su Facebook la testimonianza del fumettista Didier Kassaï

Disegno di Didier Kassaï

Oggi Laurent Fabius, ministro degli esteri francesi, ha confermato che la Francia interverrà in Repubblica Centrafricana, dove dal marzo scorso il governo di Bozizé è stato rovesciato dalla Séléka, coalizione di forze ribelli di ispirazione musulmana, capeggiata da Michel Djotodia. Le forme dell’intervento non sono ancora chiare, la Francia ha comunque sollecitato l’ONU a muoversi, trasformando la MISCA, forza armata panafricana ora presente nel Paese, in forza dell’ONU di peace keeping, con l’invio di caschi blu che ristabiliscano le condizioni di sicurezza e proteggano i civili.

Human Rights Watch ha accusato i ribelli della Seleka di uccisioni di civili e gravi devastazioni e incendi. Anche se secondo gli osservatori internazionali questa guerra civile non è cominciata come un conflitto religioso, i recenti attacchi a moschee e chiese fanno temere scenari come quelli passati, in cui l’ONU non si è mosso in tempo per evitare il genocidio. Man mano che la guerra prosegue, sempre più i giovani centroafricani sono spinti a entrare nella guerra. L’UNICEF ha stimato che ci sono attualmente 6.000 bambini soldato che stanno combattendo nel paese.

Il fumettista Didier Kassaï (D’Dikass), vincitore della edizione 2005-2006 del Premio Africa e Mediterraneo per il migliore fumetto inedito di autore africano con la storia Azinda et l’horreur d’un mariage forcé, tiene sul suo profilo Facebook una cronaca della vita quotidiana a Bangui, capitale del Centrafrica. E’ interessante leggere commenti come questo “Da quando la Séléka è al potere ci vienne proibito tutti: viaggiare con sale e zucchero in grande quantité è proibito, la vendida di machette e girare in moto anche… presto ci proibiranno di andare a letto con le nostre mogli”, oppure “Presto il coprifuoco. Ci chiudiamo in casa e finiamo le ultime bottiglie di vino rosso (adulterato o no)”.

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11 marzo 2013

Giornata della donna: al Cairo è stata festeggiata così

Avere la carta d’identità è un fatto ovvio per noi, ma non lo è per tante donne del Sud del mondo, i cui diritti sono così fragili e disconosciuti da rendere la loro identità legale una conquista.
L’Unione europea e l’agenzia UN Women per la uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne hanno organizzato al Cairo la proiezione del documentario “Your ID, Your Rights” (la tua Carta d’Identità, i tuoi diritti).
Si tratta di un progetto di tre anni che punta ad attribuire 2 milioni di Carte di Identità a donne che vivono in aree rurali e marginalizzate, e assicurare in questo modo i loro diritti basilari come cittadine durante la trasformazione democratica in Egitto.
Il video “Your ID, Your Rights” sottolinea l’impatto dell’iniziativa, mostrando come le donne nei villaggi del governatorato di Qalyoubia comprendono i benefici che possono ottenere, e si mettono in fila per fare la foto.
Due settimane dopo, le donne tornano per ricevere la Carta d’Identità. Una donna afferma che senza questo documento, sente semplicemente di non esistere. La CI migliora la situazione delle donne socialmente, economicamente e politicamente.
Si sentono più sicure e protette, dicono nelle interviste. Inoltre, possono ottenere l’accesso ai servizi pubblici, ottenere prestiti nei programmi di microcredito e iniziare piccole attività economiche, possedere e vendere terra, reclamare la pensione del marito deceduto e la sua eredità. Infine, la CI permette loro di votare nelle elezioni.
L’iniziativa lavora in quattro governatorati: Qalyoubia, Giza, Sohag e Assuit, dove più di 150.000 donne hanno compilato i documenti di registrazione e 117.000.
Su Youtube potete vedere il documentario, di 8 minuti, e vedere tanti sorrisi di speranza delle donne che ricevono la carta di identità in un villaggio del governatorato di Qalyoubeya.

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08 marzo 2013

Cittadinanza ai senegalesi di Firenze: vittoria!

In questa Italia in cui la politica è paralizzata, in cui i disoccupati sono aumentati di 110.000 unità nel mese di gennaio (ISTAT), in cui bruciano i musei della scienza, arrivano ogni tanto notizie positive che consolano… è notizia degli ultimi giorni, infatti, che il Consiglio dei Ministri ha conferito la cittadinanza italiana ai senegalesi sopravvissuti al raid del fanatico razzista Gianluca Casseri.

Era il 13 dicembre 2011 quando a Firenze Modou Samb e Mor Diop vennero assassinati e Sougou Mor, Mbengue Cheike e Moustapha Dieng furono gravemente feriti durante l’attacco armato di Casseri.

“La concessione della cittadinanza – spiega il Consiglio dei Ministri – rappresenta un gesto di doveroso riconoscimento e di concreta solidarietà“.

Obiettivo che è stato possibile anche grazie alla grande mobilitazione sociale e alla petizione di Change.org!

(Foto di Aurelio Merenda)

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01 marzo 2013

Primo Marzo 2013 – 24h senza di noi. La giornata senza immigrati.

Quella di oggi è la quarta edizione della giornata del “Primo Marzo – 24h senza di noi. La giornata senza immigrati”, sicuramente un importante momento di impegno e di lotta contro sfruttamento e razzismo in Italia.
In tutta la Penisola si terranno incontri, dibattiti, convegni e presentazioni per ricordare a tutti la fondamentale importanza degli stranieri e del loro lavoro per il nostro Paese: autoctoni e immigrati uniti per affermare la dignità di tutti gli esseri umani, il diritto alla libera circolazione e il valore di una società sempre più meticcia.

Il primo sciopero degli stranieri, avvenuto nel 2010, ha segnato un passo importante nella lotta per i diritti dei migranti e per il riconoscimento del carattere multiculturale della nostra società. Da allora, sono nati in tutta Italia tanti comitati Primo Marzo che in questi quattro anni sono riusciti a coinvolgere associazionismo, politica ed istituzioni.

La Rete Primo Marzo chiede in particolare:

- Il diritto alla libera circolazione di tutti e di tutte e il riconoscimento del diritto a poter scegliere il luogo in cui vivere;
- Una legge organica sull’asilo politico e la proroga dell’emergenza Nord Africa fino a che tutti i profughi abbiano concluso l’iter per la richiesta d’asilo e monitorando l’attivazione di un serio percorso per l’inserimento sociale;
- Una nuova legislazione in materia di immigrazione che abroghi la Bossi-Fini e i decreti sicurezza, cancellando il contratto di soggiorno e riconoscendo diritti effettivi e dignità piena ai migranti;
- La chiusura di tutti i CIE e la cancellazione definitiva del reato di clandestinità;
- La cittadinanza per tutti i figli di migranti nati o cresciuti in Italia. Il diritto di voto amministrativo per gli stranieri residenti.

Sul sito di Corriere Immigrazione tutti gli eventi organizzati in tutta Italia per celebrare questa importante giornata.
Dallo stesso sito è possibile scaricare il programma completo della Giornata Nazionale del Migrante.

Sull’argomento segnaliamo anche l’ultimo numero della rivista Africa e Mediterraneo (77) “Rifugiati: l’Emergenza Nord Africa in Italia”, che si è occupata proprio di tali tematiche.

(L’immagine è stata scattata da Gigi C. il 1 marzo 2010 durante la manifestazione di Torino)

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21 febbraio 2013

Elezioni Regionali 2013: Intervista esclusiva al candidato lombardo Otto Bitjoka

Il diritto di voto resta un nodo cruciale dell’integrazione degli immigrati. Nelle elezioni amministrative del prossimo fine settimana sono diversi i candidati di origine straniera: persone che hanno acquisito la cittadinanza italiana e sono punti di riferimento nell’associazionismo legato all’immigrazione e nella tutela dei diritti dei migranti. A ormai pochi giorni dal voto abbiamo intervistato in esclusiva per il nostro blog Otto Bitjoka, che per le prossime Elezioni Regionali 2013 ha deciso di scendere in campo con la lista “Patto Civico” di Umberto Ambrosoli in Lombardia, facendosi conoscere con slogan ironici come quello che pubblichiamo qui.

Bitjoka, nato in Camerun, vive in Italia da quasi 40 anni.  Arrivato a Milano nel 1976 per motivi di studio, dopo la laurea in Scienze economiche e bancarie all’Università Cattolica di Milano ed una formazione post-laurea in amministrazione aziendale alla Bocconi, lavora come consulente per importanti aziende italiane e per i governi africani. Nell’ultimo decennio si è battuto per i diritti civili e umani, per la difesa e la promozione dell’integrazione degli immigrati, per lo sviluppo del micro-credito e della new economy. Candidato alle prossime elezioni per il Consiglio Regionale lombardo con “Patto Civico” di Ambrosoli.
Sempre candidato alle Elezioni Regionali c’è anche un altro italiano di origine africana, il giornalista e scrittore Pap Khouma, con Sinistra Ecologia e Libertà di Vendola.
Di seguito pubblichiamo la breve intervista della nostra redazione a Otto Bitjoka.

Perché hai deciso di scendere in campo e candidarti per il Consiglio Regionale della Lombardia?
Il motivo della mia discesa in campo è banale: vorrei mettermi al servizio della mia regione. Ritengo che la Lombardia sia sempre più una società plurale, variegata, quindi anche all’interno della Regione abbiamo necessità di declinare pluralità. La pluralità può essere solamente un valore aggiunto, il fatto che ci sia gente proveniente da luoghi diversi non può che essere un arricchimento per la nostra Regione. Anche perché nel resto d’Europa sono molto più avanti rispetto a noi, questo già succede ed è considerato normale. Anche qui dev’essere normale, dev’essere normale guardare fuori, avere un punto di vista più plurale.

Cosa c’è che non va secondo te in Lombardia? Che cambiamenti proponi per la tua regione?
In Lombardia c’è la necessità di una rottura, di una discontinuità, visto che chi ha governato negli ultimi dieci anni ha mostrato molti limiti. Proprio per questo abbiamo necessità di figure nuove nella politica, figure che siano nuove in tutti i sensi, io sto entrando adesso per la prima volta in politica, io stesso per esempio sono nuovo dal punto di vista somatico.. c’è insomma bisogno di una ventata di freschezza nel mondo della politica, c’è bisogno di persone nuove che prima di tutto diano fiducia al sistema lombardo. Quello che conta è restituire dignità al lombardo e metterlo al centro del dibattito e delle decisioni, soprattutto per quanto riguarda la famiglia, il diritto al lavoro, i giovani, le donne, il sistema produttivo, il welfare, lo stato sociale.
Una delle questioni più grandi per la Lombardia e per l’Italia è l’assenza di meritocrazia. Il vero problema è che senza meritocrazia c’è mediocrità, quindi dobbiamo assolutamente creare rottura e discontinuità, riportare al centro l’uomo. Io dico sì all’etica e no alle etichette! Se si farà questo, se l’uomo verrà messo al centro, allora la nuova Lombardia potrà guardare con maggiore serenità al futuro e sarà una Lombardia della quale andare orgogliosi.

Proponi qualcosa di particolare per gli immigrati? Nello specifico, come intendi comportarti sul tema dell’immigrazione?
Riguardo a questa domanda non ho niente di specifico da dire, perché a mio parere il tema dell’immigrazione non è qualcosa di delicato, è qualcosa di normale e positivo. L’Immigrazione non è una questione problematica, è più un’opportunità che un problema. Dobbiamo tutti cercare di andare oltre alla dicotomia noi/altri, dobbiamo pensare ad un “noi” e basta, dove tutti possiamo andare insieme e condividere i successi futuri che ci meritiamo.
In mente ho una chiara visione della Lombardia che verrà, che tutti vogliamo, ma non sono qui a fare un “elenco della spesa”, sono capaci tutti di fare un elenco dei problemi e delle cose che non vanno, io non intendo fare questo, io mi batterò soprattutto per una prospettiva che metta realmente al centro l’uomo, il cittadino.

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20 settembre 2012

I musei africani protagonisti nella 3a conferenza su Musei e diritti umani

Il prossimo 9 e 10 ottobre l’International Slavery Museum, inaugurato cinque anni fa a Liverpool, in Gran Bretagna, ospiterà la terza conferenza organizzata dalla Federazione internazionale Diritti umani e musei.

Questa conferenza vuole discutere i progressi fatti dalle diverse istituzioni museali nell’ambito della difesa e promozione dei diritti umani. È sempre più diffusa, infatti, l’idea che i musei possano ricoprire un ruolo attivo nel sostegno dei diritti fondamentali.

Con il patrocinio dell’UNESCO, questo convegno vuole quindi affrontare argomenti quali: la schiavitù, la lotta contro le discriminazioni e le disegualianze di genere ed etniche, tradizione, religione e memoria.

Come parte della conferenza vi sarà anche la possibilità di partecipare al workshop Anniversary — an act of memory sulla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Diretto da Monica Ross, questa serie di performances in 60 atti, vedrà svolgersi il suo 46esimo atto proprio alla fine delle due giornate di discussione quando una recitazione collettiva porrà l’accento sulla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. L’adesione a questo laboratorio è gratuita e aperta a tutti i partecipanti alla conferenza.

Per maggiori informazioni vai al sito ufficiale della Conferenza sui diritti umani organizzata dalla Federation of International Human Rights

Segnaliamo infine due numeri della rivista Africa e Mediterraneo dedicati interamente a musei africani, 4/07 L’Africa nei musei e nelle collezioni occidentali e 2-3/07 “Oggetti d’arte” nei musei e nelle collezioni nell’Africa contemporanea: le poste in gioco.

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11 luglio 2011

49° Journée Internationale de la Femme Africaine

In occasione del 49° anniversario della “Journée Internationale de la Femme Africaine”, promossa dall’ONU e dall’OUA nel 1962, l’OFAD (Organisation des Femmes Africaines de la Diaspora) promuove una giornata interamente dedicata al ruolo della donna africana in ambito socio-economico, che si terrà venerdì 15 luglio 2011 (dalle ore 13.30 alle ore 17.45), presso l’Assemblea Nazionale (Palais Bourbon), a Parigi.
In qualità di madrina d’eccezione, parteciperà alla giornata Ellen Johnson Sirleaf, attuale Presidente della Liberia. Una presenza importante quella di Ellen Johnson Sirleaf, prima donna nera al mondo divenuta Presidente di stato e prima donna ad esser stata eletta come capo di stato in Africa; una partecipazione significativa, che sottolinea l’evoluzione e la crescita del movimento di emancipazione femminile portato avanti dalle donne africane nel corso di questi anni.
L’autore del manifesto della giornata è il noto fumettista congolese Serge Diantantu, le cui opere hanno spesso grande rilevanza sociale, come “Bulambemba, mémoire de l’esclavage” e il suo ultimo libro Femme Noire, d’Afrique, d’Amérique et des Antilles, pubblicato da Caraïbéditions questo.
La storia delle donne africane non manca di figure eroiche, sapientemente presentate da Diantantu, che raccoglie le biografie di una trentina di donne di origine africana che hanno assunto rilevanza storica a livello mondiale. L’autore dedica illustrazioni a ognuna di queste “donne d’eccezione”, in modo tale che il lettore possa conoscere e scoprire il loro percorso e la loro esperienza.

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