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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; Cultura</title>
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		<title>“The International Poetry Festival”: poesia e ambiente a Durban (Sudafrica)</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 09:27:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Centro di Arti Creative dell’Università di KwaZulu-Natal presenta, dal 17 al 21 ottobre presso il Teatro Elizabeth Sneddon di Durban, il 15° Festival Internazionale di Poesia Africana. Saranno presenti all’evento un gruppo di 20 finalisti provenienti da 12 paesi diversi. Tra l’8 e il 15 ottobre inoltre, il Poerty Festival si terrà anche in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/10/IMAGE.jpg" rel="lightbox[4489]"><img class="alignleft size-full wp-image-4490" title="IMAGE" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/10/IMAGE.jpg" alt="" width="431" height="212" /></a>Il Centro di Arti Creative dell’Università di KwaZulu-Natal presenta, dal 17 al 21 ottobre presso il Teatro Elizabeth Sneddon di Durban, il 15° Festival Internazionale di Poesia Africana. Saranno presenti all’evento un gruppo di 20 finalisti provenienti da 12 paesi diversi. Tra l’8 e il 15 ottobre inoltre, il Poerty Festival si terrà anche in Malawi, Zimbabwe, Johannesburg e a Città del Capo.</p>
<p style="text-align: justify;">I temi affrontati dagli autori nelle loro poesie toccano una molteplicità di argomenti e di ambiti differenti, spaziando dalla più tagliente critica sociale e politica ad un approccio più introspettivo e personale, fino ad arrivare ai poeti che rientrano all’interno del contemporaneo panorama rap e hip hop.</p>
<p style="text-align: justify;">Da non dimenticare che il 28 novembre sempre a Durban si terrà la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COF 17), così che il 17 ottobre, nella notte di apertura del Festival, ci si concentrerà inizialmente sulle molteplici sfide ambientali e planetarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 22 ottobre ci sarà la festa di chiusura dell’evento presso il Centro BAT, sempre a Durban. Il programma ufficiale del Festival prevede l’esibizione di cinque poeti per giornata, ad eccezione della giornata finale, durante la quale sarà possibile partecipare a seminari, workshop, conferenze e tavole rotonde.</p>
<p style="text-align: justify;">Per visualizzare il programma dettagliato del Festival rimandiamo al link</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cca.ukzn.ac.za/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=360:monday-17-october&amp;catid=33&amp;Itemid=47" target="_blank">www.cca.ukzn.ac.za</a></p>
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		<title>Somaliland: scoprire il patrimonio culturale del passato per costruire un futuro. Le scoperte della giovane archeologa somala Mire Sada</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 13:12:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[UNESCO]]></category>

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		<description><![CDATA[Mire Sada è una giovane archeologa somala, fuggita dal caos della guerra civile all’età di 14 anni e costretta, da quel momento in poi, a vivere in Svezia come rifugiata. Attualmente è titolare di una borsa di studio presso il Dipartimento di Arte e Archeologia della School of Oriental and African Studies di Londra, oltre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img src="file:///Users/MiniMac1/Library/Caches/TemporaryItems/moz-screenshot.png" alt="" /><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/09/Mari.jpg" rel="lightbox[4392]"><img class="alignleft size-medium wp-image-4393" title="Mari" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/09/Mari-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Mire Sada è una giovane archeologa somala, <strong>fuggita dal caos della guerra civile all’età di 14 anni</strong> e costretta, da quel momento in poi, a vivere in Svezia come rifugiata. Attualmente è titolare di una borsa di studio presso il Dipartimento di Arte e Archeologia della <em>School of Oriental and African Studies</em> di Londra, oltre ad essere capo del Dipartimento di antichità nel territorio secessionista del Somaliland.</p>
<p style="text-align: justify;">La giovane archeologa somala ha aggiunto una nota positiva all’attuale storia del Corno d’Africa, portando alla luce una dozzina di siti di pitture rupestri che potrebbero essere candidati per lo status di Patrimonio mondiale dell&#8217;Umanità. Portare alla luce la storia della sua patria è diventato il suo obiettivo principale, ha affermato Mire durante un’intervista rilasciata alla BBC.</p>
<p style="text-align: justify;">Avendo vissuto a Mogadisho parte della sua infanzia, Mire ricorda chiaramente ciò che si prova a vivere in un territorio di guerra, così come il suono della prima bomba ma, nonostante ciò, aspettava con ansia il momento del suo ritorno in patria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il patrimonio culturale e le meraviglie archeologiche</strong> che Mire Sada e i suoi collaboratori hanno rivelato in questi ultimi anni di grandi scoperte si colmano dunque di rilevanza fortemente simbolica, soprattutto se si pensa alla storia di questo territorio, da sempre saccheggiato delle proprie risorse.</p>
<p style="text-align: justify;">La più sorprendente delle scoperte della giovane archeologa è la vasta serie di pitture rupestri site nel piccolo centro di Dhambalin, con più di 1.000 siti che ancora devono essere inseriti sulla mappa archeologica del Somaliland.</p>
<p style="text-align: justify;">Le pitture rupestri hanno dei colori vivaci e ben conservati nonostante si pensa risalgano a quasi 5.000 anni fa. L’Unesco non ha potuto che rilevare l’importanza che le scoperte di Mire Sada rivestono a livello internazionale ma, nonostante ciò, i siti non diverranno così facilmente patrimonio dell’umanità, per lo meno non a breve. Il Somaliland infatti, è uno stato non ancora riconosciuto dalla comunità internazionale, per questo <strong>Mari parla di</strong> <strong>“patrimonio nomade”</strong>, non riconosciuto a causa della grave situazione che ancora imperversa nel paese.</p>
<p style="text-align: justify;">La giovane archeologa non manca di ricordare quanto sia difficile lavorare in un territorio ancora <strong>disseminato di bombe, di mine-antiuomo e di serpenti</strong> che si aggirano nei territori del sito. Ella però ribadisce con fermezza della necessità di tutelare i siti archeologici appena scoperti, fare in modo che la popolazione sia cosciente del loro valore e soprattutto, che si rimpossessi della propria storia e della propria cultura, che vive anche attraverso queste scoperte. I siti rappresentano un patrimonio di valore nazionale inestimabile, fondamentale anche durante un periodo di così grandi conflitti, soprattutto per il potenziale che da questo può provenire. Come afferma Mari, fare in modo che in questa situazione <strong>le persone sentano di possedere qualcosa e di poterla gestire</strong>, può rappresentare una grande risorsa anche per il futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ulteriori informazioni: <a href="http://Uncovering+Somalia+heritage/-/979156/1240268/-/11h55wr/-/index.html" target="_blank">http://www.africareview.com</a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Crossing viewpoints: nuova scadenza per l&#8217;Euromed Heritage photo competition</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 13:05:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso]]></category>
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		<description><![CDATA[Il progetto finanziato dall’Ue “Euromed Heritage IV”, ha posticipato la data di scadenza per la partecipazione al concorso “Crossing Viewpoints: Mediterranean cities as spaces of socialisation”; una competizione fotografica alla quale possono partecipare tutti i fotografi appartenenti a uno dei Paesi dell’area del Mediterraneo, nonché i cittadini dei paesi membri dell’Unione europea. La nuova data [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://www.enpi-info.eu/img/news/award_2011_en.jpg" alt="" width="168" height="168" /> Il progetto finanziato dall’Ue “<strong>Euromed Heritage IV”</strong>, ha posticipato la data di scadenza per la partecipazione al concorso <strong>“Crossing Viewpoints: Mediterranean cities as spaces of socialisation”</strong>; una competizione fotografica alla quale possono partecipare tutti i fotografi appartenenti a uno dei Paesi dell’area del Mediterraneo, nonché i cittadini dei paesi membri dell’Unione europea.</p>
<p style="text-align: justify;">La nuova data di scadenza per la presentazione dei lavori si protrae fino al 15 ottobre 2011. Il concorso ha come obiettivo principale quello di promuovere il patrimonio culturale dell’area Euro- Mediterranea, sensibilizzando l’opinione pubblica e favorendo una maggiore consapevolezza della propria eredità culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per maggiori informazioni: <a href="http://www.enpi-info.eu/medportal/news/project/26391/Crossing-viewpoints:-new-deadline-for-Euromed-Heritage-photo-competition" target="_blank">www.enpi-info.eu</a></p>
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		<title>49° Journée Internationale de la Femme Africaine</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jul 2011 14:58:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria e letteratura]]></category>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione del 49° anniversario della &#8220;Journée Internationale de la Femme Africaine”, promossa dall’ONU e dall’OUA nel 1962, l’OFAD (Organisation des Femmes Africaines de la Diaspora) promuove una giornata interamente dedicata al ruolo della donna africana in ambito socio-economico, che si terrà venerdì 15 luglio 2011 (dalle ore 13.30 alle ore 17.45), presso l’Assemblea Nazionale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/07/manifesto_serge.jpg" rel="lightbox[4025]"><img class="alignleft size-medium wp-image-4026" title="manifesto_serge" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/07/manifesto_serge-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" /></a> In occasione del 49° anniversario della &#8220;Journée Internationale de la Femme Africaine”, promossa dall’ONU e dall’OUA nel 1962, l’OFAD (Organisation des Femmes Africaines de la Diaspora) promuove una giornata interamente dedicata al ruolo della donna africana in ambito socio-economico, che si terrà venerdì 15 luglio 2011 (dalle ore 13.30 alle ore 17.45), presso l’Assemblea Nazionale (Palais Bourbon), a Parigi.<br />
In qualità di madrina d’eccezione, parteciperà alla giornata Ellen Johnson Sirleaf, attuale Presidente della Liberia. Una presenza importante quella di Ellen Johnson Sirleaf, prima donna nera al mondo divenuta Presidente di stato e prima donna ad esser stata eletta come capo di stato in Africa; una partecipazione significativa, che sottolinea l’evoluzione e la crescita del movimento di emancipazione femminile portato avanti dalle donne africane nel corso di questi anni.<br />
L’autore del manifesto della giornata è il noto fumettista congolese Serge Diantantu, le cui opere hanno spesso grande rilevanza sociale, come “Bulambemba, mémoire de l’esclavage” e il suo ultimo libro <em><strong>Femme Noire, d’Afrique, d’Amérique et des Antilles</strong></em>, pubblicato da Caraïbéditions questo.<br />
La storia delle donne africane non manca di figure eroiche, sapientemente presentate da Diantantu, che raccoglie le biografie di una trentina di donne di origine africana che hanno assunto rilevanza storica a livello mondiale. L’autore dedica illustrazioni a ognuna di queste “donne d’eccezione”, in modo tale che il lettore possa conoscere e scoprire il loro percorso e la loro esperienza.</p>
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		<title>Gasy Bulles Festival: 6-25 giugno 2011</title>
		<link>http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/gasy-bulles-festival-6-25-giugno-2011/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 14:20:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Fumetto]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnaliamo la settima edizione del festival del fumetto Gasy Bulles, che si svolge dal 6 al 25 giugno ad Ananarivo, Madagascar. L&#8217;evento è organizzato dall&#8217;Istituto francese del Madagascar, Alleanza francese di Antananarivo, Cercle Germano-malgascia (CGM), Università francofona Agency (AUF), Galleria IS&#8217;ART e con l&#8217;assistenza del Dipartimento per la Cooperazione e azione culturale dell&#8217;Ambasciata di Francia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><img class="aligncenter" title="Gasy Bulles Festival" src="http://www.sudplanete.net/_uploads/images/evenements/25083.jpg" alt="" width="283" height="409" /></div>
<p></p>
<div>Segnaliamo la settima edizione del festival del fumetto <strong>Gasy Bulles, </strong>che si svolge dal 6 al 25 giugno ad Ananarivo, Madagascar.</div>
<div id="gt-res-content">
<div dir="ltr">L&#8217;evento è organizzato dall&#8217;Istituto francese del  Madagascar, Alleanza francese di Antananarivo, Cercle Germano-malgascia  (CGM), Università francofona Agency (AUF), Galleria IS&#8217;ART e con  l&#8217;assistenza del Dipartimento per la Cooperazione e azione culturale  dell&#8217;Ambasciata di Francia.</div>
<div dir="ltr">Sono in programma diversi eventi tra cui mostre,  laboratori per bambini, pubblicazioni, giochi e concorsi, dibattiti e  cineforum.</div>
</div>
<p></p>
<div dir="ltr">Riportiamo <a href="http://www.ccac.mg/IMG/pdf/programme-gasybulles2011.pdf" target="_blank">qui</a> il programma del festival.</div>
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		<title>Jadaliyya, e-zine sul mondo arabo</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 12:45:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[medio oriente]]></category>

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		<description><![CDATA[Per leggere interessanti analisi sulle attuali evoluzioni sociali e politiche del mondo arabo, consigliamo di visitare Jadaliyya, Jadaliyya, una e-zine indipendente di recente nascita, prodotta dall&#8217;ASI (Arab Studies Institute), una rete di scrittori legati all&#8217; Arab Studies Journal. Si tratta di una rivista di taglio semi accademico, che cerca di far luce, in modo critico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per leggere interessanti analisi sulle attuali evoluzioni sociali e politiche del mondo arabo, consigliamo di visitare Jadaliyya, <a href="http://www.jadaliyya.com/"><strong><em>Jadaliyya</em></strong></a><strong><em>, </em></strong>una e-zine indipendente di recente nascita, prodotta dall&#8217;ASI (Arab Studies Institute), una rete di scrittori legati all&#8217; <a href="http://www.arabstudiesjournal.org/">Arab Studies Journal</a>.</p>
<p>Si tratta di una rivista di taglio semi accademico, che cerca di far luce, in modo critico, sugli avvenimenti che riguardano il mondo arabo, cercando di combinare le conoscenze accademiche con uno sguardo interno e partecipativo. I post vengono pubblicati in due lingue: arabo e inglese, per raggiungere un pubblico anche al di là del mondo arabo, e il valore aggiunto sta proprio nel punto di vista &#8220;interno&#8221; dato che la maggioranza degli autori sono di origine araba.</p>
<p>Jadaliyya vuole rispondere all&#8217;esigenza di rimettere in discussione il “mondo arabo” o il “Medio Oriente”, interpretandoli come luoghi e spazi costituiti e abitati da comunità, e non solo come oggetti della politica estera o di ricerca sociologica.</p>
<p>Il sito, sviluppato per sezioni (<em>reports, reviews, photo essays, interviews, culture</em>), dispone anche di un&#8217;utile e stimolante mappa interattiva attraverso la quale, con un clic sul paese prescelto, è possibile accedere a tutti gli articoli relativi.</p>
<p>In questi giorni sono avvenute sul sito importanti discussioni sulle recenti rivolte arabe, e sui <a href="http://www.jadaliyya.com/pages/index/1252/on-the-re-mythification-of-the-arab">tentativi di “mitologizzazione” </a>che si suppone possano arrivare da un occidente che ancora una volta cerca di imporre la sua visione degli eventi. Si parlava infatti del termine “risveglio arabo” usato nell&#8217;ultimo periodo più come richiamo fascinatore che come analisi storica concreta ed efficace, e si faceva notare come i racconti della rivoluzione fossero caratterizzati da una <a href="http://www.jadaliyya.com/pages/index/1214/orientalising-the-egyptian-uprising">“romanticizzazione” orientalistica dei rivoltosi egiziani</a>, descritti attraverso canoni più o meno tradizionalmente legati alla società occidentale: internet, l&#8217;istruzione, il pacifismo&#8230;</p>
<p>Certo il discorso è ben complesso, ma dalla vivacità delle discussioni e dei commenti che ne sono scaturiti sul sito, si comprende quanto la necessità individuata dagli autori di Jadaliyya sia tutt&#8217;altro che astratta.</p>
<p>Questa settimana Jadaliyya ha lanciato anche una <a href="http://www.jadaliyya.com/pages/index/Culture">sezione riguardante la cultura</a>. Jadaliyya cerca di supportare le differenti espressioni culturali in una vasta varietà di luoghi e contesti, media e generi. A questo scopo ha lanciato una richiesta aperta a tutti per poter contribuire sui temi della letteratura, del teatro, musica, cinema, arti visuali e design, fotografia, TV, radio, videoarte, social media ed Internet.</p>
<p>Olga Solombrino</p>
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		<title>Nell&#8217;Egitto post-regime si discute il futuro dei musei</title>
		<link>http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/nellegitto-post-regime-si-discute-il-futuro-dei-musei/</link>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 13:29:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Musei e patrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio culturale]]></category>

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		<description><![CDATA[Riportiamo e traduciamo un&#8217;interessante articolo del quotidiano egiziano Ahram online, che aiuta a comprendere le dinamiche e i problemi che sta affrontando il nuovo Egitto. Quando ieri il governatorato del Cairo ha annunciato che era stata predisposta una commissione per studiare la possibilità di demolire l&#8217;edificio del Partito Nazionale Democratico (PND) per trasformarne il terreno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riportiamo e traduciamo un&#8217;interessante articolo del quotidiano egiziano Ahram online, che aiuta a comprendere le dinamiche e i problemi che sta affrontando il nuovo Egitto.</em></p>
<p>Quando ieri il governatorato del Cairo ha annunciato che era stata predisposta una commissione per studiare la <strong>possibilità di demolire</strong> l&#8217;edificio del Partito Nazionale Democratico (PND) per trasformarne il terreno in un parco, <strong>archeologi e museologi hanno reagito in modo furioso</strong>.</p>
<p>Sebbene il terreno fosse originariamente di proprietà del museo egizio, nessuno di loro è stato interpellato per la creazione di questa commissione.</p>
<p>“É ora che questo terreno, che prima apparteneva al museo egizio, <strong>sia restituito</strong>”, così dichiara Tarek El- Awadi, direttore del museo egiziano, ad Ahram Online.</p>
<p>Racconta che dopo la rivoluzione del 1952 quel terreno fu preso dall&#8217;Egyptian Antiquites Authority e da allora è stato sempre<strong> utilizzato dai vari partiti di governo stabiliti dal regime</strong>, l&#8217;ultimo dei quali è stato il PND, che aveva condiviso lo stabile sulle rive dei Nilo con il Consiglio Nazionale per le Donne, guidato dalla <strong>moglie del Preside</strong><strong>nte Suzanne Mubarak</strong>, e con la Arab Bank.<em><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/04/tutankhamun.jpg" rel="lightbox[3820]"><img class="size-medium wp-image-3830 alignright" title="T" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2011/04/tutankhamun-214x300.jpg" alt="" width="193" height="270" /></a></em></p>
<p>L&#8217;edificio è stato distrutto la sera del 28 gennaio, nel mezzo dei violenti attacchi da parte dei mercenari pro-regime e delle forze di sicurezza contro i dimostranti in piazza Tahrir.</p>
<p>El- Awadi ha affermato che gli archeologi e i curatori del museo sono stati profondamente infastiditi dal non essere stati invitati alla discussione sul futuro di quel pezzo di terra, e ha detto che si stanno appellando al Primo Ministro Ahmed Sharaf e al Consiglio dell&#8217;Armata Suprema per far sì che questa terra torni nelle mani dei <strong>suoi proprietari originari</strong>, il Ministero per i Beni Culturali.</p>
<p>Egli ha negato che la terra appartenga al governatorato del Cairo, ma essa, sin da quando il museo è stato costruito, nel 1901, era parte della zona edificabile e costituiva la zona portuale del museo del Nilo in cui le navi trasportavano i monumenti dalla loro collocazione originaria a Luxor ed Aswan lì nell&#8217;Alto Egitto per esporle nel museo. Le cerimonie ufficiali di inaugurazione dell&#8217;esposizione delle mummie reali egiziani furono anch&#8217;esse organizzate lì.</p>
<p>El- Awadi ha proposto che dopo la demolizione dell&#8217;edificio distrutto del PND il terreno venga trasformato in <strong>un museo a cielo aperto</strong>, dove esporre alcuni pezzi della collezione del museo, le cui vetrine sono al momento stracolme. Potrebbe addirittura diventare un edificio gemello al museo, collegato da un ponte, e potrebbe diventare, sempre secondo El- Awadi, la location ideale per esporre la collezione d&#8217;oro del diciannovesimo re della dinastia, Tutankhamun.</p>
<p>Fonte: <a href="http://english.ahram.org.eg/~/NewsContent/9/40/7632/Heritage/Ancient-Egypt/Egyptian-museum-wants-its-land-back-from-exruling-.aspx">Ahram online, 14 marzo 2011</a></p>
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		<title>21- 27/ 03/2011: Festival del Cinema Africano d&#8217;Asia e America Latina, Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 09:53:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
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		<description><![CDATA[Al via oggi l&#8217;undicesima edizione del Festival del cinema africano d&#8217;Asia e America Latina.  Il festival, che si svolgerà a Milano dal 21 al 27 Marzo, sarà presentato questa sera e inaugurato dalla proiezione in prima nazionale del film “A Woman, a Gun and Noodle Shop” (Cina, 95’) di Zhang Yimou (il regista cinese di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Al via oggi l&#8217;undicesima edizione del Festival del cinema africano d&#8217;Asia e America Latina.  Il festival, che si svolgerà a Milano dal 21 al 27 Marzo, sarà presentato questa sera e inaugurato dalla proiezione in prima nazionale del film “A Woman, a Gun and Noodle Shop” (Cina, 95’) di Zhang Yimou (il regista cinese di Lanterne Rosse).</p>
<p>Di seguito il programma completo del festival.</p>
<p><iframe class="scribd_iframe_embed" src="http://www.scribd.com/embeds/51383460/content?start_page=1&#038;view_mode=list&#038;access_key=key-13de14n0knilathqocgm" data-auto-height="true" data-aspect-ratio="1.00163666121113" scrolling="no" id="doc_73021" width="100%" height="600" frameborder="0"></iframe><script type="text/javascript">(function() { var scribd = document.createElement("script"); scribd.type = "text/javascript"; scribd.async = true; scribd.src = "/javascripts/embed_code/inject.js?1300826227"; var s = document.getElementsByTagName("script")[0]; s.parentNode.insertBefore(scribd, s); })();</script></p>
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		<title>L’oratore tra tradizione e innovazione – L’esempio delle praterie del Camerun  occidentale</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 07:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Camerun]]></category>
		<category><![CDATA[N69-70]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizione orale]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;L’oratore tra tradizione e innovazione – L’esempio delle praterie del Camerun occidentale&#8221;, pubblicato sul numero 69-70 di Africa e Mediterraneo a firma di Divine Che Neba, senior lecturer in Orature and Comparative Literature presso l&#8217;Università del Burundi. Come ci suggerisce il titolo, soggetto di questo articolo è la tradizione orale delle Grass Landers [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;L’oratore tra tradizione e innovazione – L’esempio delle praterie del Camerun  occidentale&#8221;, pubblicato sul numero 69-70 di <a href="http://www.africaemediterraneo.it/">Africa e Mediterraneo</a> a firma di Divine Che Neba, <em>senior lecturer</em> in Orature and Comparative Literature presso l&#8217;Università del Burundi.</strong></p>
<p>Come ci suggerisce il titolo, soggetto di questo articolo è la tradizione orale delle Grass Landers (praterie) della regione nord-est del Camerun.<br />
Il termine Grass Landers ha anche un vero e proprio significato culturale e antropologico. Esso indica infatti  anche i valori condivisi tra le diverse popolazioni che vi abitano, con canti e performance in cui storie e parole cambiano ma i temi trattati sono fondamentalmente gli stessi. Centrale è la figura dell’oratore, che ha il compito di conservare la cultura e l’identità del proprio popolo.<br />
Recitando la propria arte, l’oratore rispetta e ribadisce la tradizione della sua gente. Perciò tale figura risulta essere molto importante perché lega in sé simboli sociali, valori, storia, credenze religiose e relazioni morali e sociali. Egli è quindi un vero e proprio punto di riferimento per la società tutta, una sorta di archivio vivente. Agisce come custode della pura e originale tradizione ancestrale, ma non è solo così: nel momento in cui narra, canta e recita il passato, l’oratore inevitabilmente lo fa suo, lo reinterpreta; egli è anche “creatore”.<br />
Come un vero professionista l’oratore deve conoscere precisamente i vari canti e saperli mescolare tra loro, sapere come iniziare e come finire le sue performance, essere in grado di scomporre e ricomporre le parole della tradizione per riuscire a trasmettere ai fruitori il suo messaggio, deve riuscire a catturare l’attenzione della gente attraverso un linguaggio fresco e variegato, una voce forte, la mimica facciale, l’uso di metafore e figure retoriche.<br />
In breve, ciò che permette alla tradizione orale di sopravvivere è quindi proprio l’oratore, attraverso il suo talento, la sua creatività e fantasia. Questi sono i fattori più significativi di un’orazione per coinvolgere l’uditorio e per questo la figura dell’oratore è insostituibile, nemmeno paragonabile alla staticità e ripetitività di una registrazione, di un filmato o di una fotografia. Ogni differente contesto necessita di un differente stile di orazione, nessuno può essere uguale a un altro.<br />
La presenza stessa dell’oratore è dunque la prova vivente della sopravvivenza della tradizione di un popolo. Di conseguenza non è esagerato dire che la morte di un oratore equivale alla morte del suo messaggio e che è solamente attraverso la figura di questo medium che può essere studiata e compresa la tradizione. </p>
<p><strong> Per aquistare on line il N. 69-70 di Africa e Mediterraneo</a></strong>, conoscere o acquistare i numeri precedenti, sottoscrivere un abbonamento <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&#038;c=5">vai al sito di Lai-momo, l&#8217;editore</a>.</p>
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		<title>Razzismo e pregiudizio, il limite fra conscio e incoscio</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 12:59:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria e letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Blink]]></category>
		<category><![CDATA[comunità ebraica]]></category>
		<category><![CDATA[Gladwell]]></category>
		<category><![CDATA[Implicit association test]]></category>
		<category><![CDATA[New York]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Biancoenero Ho recentemente trascorso una settimana a New York. Camminando per strada sono stato fermato da due giovani eleganti, che mi hanno chiesto se fossi ebreo. Ho risposto che, benché non di religione ebraica, ho alcuni parenti ebrei. Allora mi hanno domandato se mia madre fosse ebrea. Alla mia risposta negativa, mi hanno gentilmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di <a href="http://viverestphilosophari.wordpress.com/">Biancoenero</a></em></p>
<p>Ho recentemente trascorso una settimana a New York.  Camminando per strada sono stato fermato da due giovani eleganti, che <strong>mi hanno chiesto se fossi ebreo</strong>. Ho risposto che, benché non di religione ebraica, ho alcuni parenti ebrei. Allora mi hanno domandato se mia madre fosse ebrea. Alla mia risposta negativa, mi hanno gentilmente salutato. Anche nel diritto romano “mater certa est”. Così in quello ebraico: per essere ebrei occorre la madre ebrea. </p>
<p>E’ chiaro che quei ragazzi, in una città come New York, nella quale la comunità ebraica è molto forte, cercavano nuove persone da affiliare. Queste dovevano però essere “ebrei”. Per loro e per chi organizza questo proselitismo “essere ebrei” è innanzitutto un <strong>fatto genetico</strong>. Di fronte a un atteggiamento così selettivo viene spontaneamente alle labbra la parola “razzismo”. No, non si tratta di razzismo. Il razzismo è proporre e approvare <strong>leggi</strong> che discriminano su base biologica gli esseri umani. Questa comunità, pur praticando una chiusura nei confronti degli altri antipatica e poco produttiva, <strong>non è razzista</strong>.</p>
<p>Proprio in questi giorni a New York va molto un bel libro di <strong>Gladwell</strong>, che si intitola <strong>“Blink”</strong>, sulle nostre procedure intellettuali inconsce e istantanee. In particolare si menziona <a href="https://implicit.harvard.edu/implicit/">un test, che è possibile anche fare on-line</a>. </p>
<p><strong>L’Implicit Association Test</strong> funziona così: prima si chiede alla cavia di attribuire delle parole a uno dei due insiemi denominati “bene” e “male”. Parole tipo “bellezza”, “gioia” e “luce” andranno nella prima categoria, mentre parole tipo “diavolo”, “violenza” e “dolore” nella seconda. Dopo di che si chiede alla cavia di attribuire parole a una delle due categorie composte “bene o di cultura afro-americana” e “male o di cultura anglosassone”. </p>
<p>Il risultato è che in generale gli americani bianchi, <strong>pur dichiaratamente anti-razzisti</strong>, diminuiscono la rapidità delle loro prestazioni ad associare parole evidentemente positive in una categoria dove ci può stare anche qualcosa di afro-americano. Questo significa che il loro inconscio possiede associazioni negative implicite per ciò che è afro-americano. Ognuno di noi presumo abbia <strong>associazioni negative implicite</strong> per ciò che è diverso e positive per ciò che è simile a lui. Questo non è razzismo, chiaramente. E’ un fenomeno, però, che <strong>va seriamente preso in considerazione</strong> e discusso. Certo quegli ebrei danno un po’ troppa importanza alle loro IAT anti-gentili.</p>
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